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14 luglio 2025

Move Over, Velociraptor: it's Shri rapax time!

La superba preservazione dell'olotipo di Shri rapax (ricostruzione basata sulla fotogrammetria 3D dello scheletro postcraniale ed il calco del cranio)

Nel 2016, ricevetti un'email da Pascal Godefroit, col quale stavo lavorando all'articolo su Halszkaraptor, nella quale mi informava che era giunto nel suo studio un nuovo esemplare con una storia simile a quella della "Piccola Halszka". Anche in questo caso, si trattava di un maniraptoro proveniente dal sud della Mongolia, esportato illegalmente fuori dal paese, e che era stato recuperato dal mercato internazionale dei fossili. L'esemplare era in ottimo stato di preservazione, e meritava uno studio analogo a quello svolto per Halszkaraptor, studio da includere alla documentazione del rimpatrio in Mongolia. A differenza di Halszkaraptor, l'attribuzione del nuovo fossile era abbastanza semplice, dato che esso mostrava chiaramente numerosi caratteri distintivi degli Eudromaeosauria, il gruppo di paraviani che comprende i celebri Deinonychus e Velociraptor. Nel frattempo, l'esemplare sarebbe stato preparato a Bruxelles, rimuovendo la matrice che ancora ricopriva parte delle ossa, e soggetto ad alcune scansioni e radiografie.

Dal 2016 ad oggi, l'esemplare ha avuto una vicenda un po' travagliata. Il cranio è andato perduto dopo il 2016, ed attualmente le uniche documentazioni della sua esistenza sono le foto precedenti il 2016 ed il calco realizzato a partire dalle scansioni preliminari realizzate sull'esemplare intero. Io ebbi modo di vedere il resto del fossile in varie occasioni, l'ultima delle quali nel Gennaio 2020, un mese prima della pandemia di covid-19. Come tutti ricordiamo, gli anni 2020-2021 sono stati abbastanza problematici per i viaggi e gli spostamenti, di conseguenza il progetto di descrizione e studio del fossile ha subito dei ritardi e rinvii. Nel frattempo, io avevo comunque inserito una codifica preliminare dell'esemplare nella mia matrice, in attesa di avere una descrizine completa basata su tutto il materiale preparato. La descrizione del materiale preparato è stata affidata a Léa Moutrille, laureanda dell'Università di Poitiers, con l'obiettivo di fare della sua tesi di laurea il nucleo per l'articolo vero e proprio sul nuovo dromaeosauride.

La preparazione finale del fossile al RBINS. Il riquadro in alto indica il braccio destro, emerso durante la preparazione nel lato opposto del blocco (solo la mano è esposta sul lato "principale" del reperto). Il riquadro nero mostra la foto del cranio, ora perduto, del quale rimane un calco realizzato a partire dalle scansioni preliminari realizzate prima del 2016.

La preparazione dell'esemplare al RBINS di Bruxelles ha rivelato numerosi dettagli dello scheletro, tra cui il braccio destro quasi completo, posizionato sotto il torace. Di quell'arto, prima del 2020, emergeva solo la mano, perfettamente articolata (ad eccezione del secondo ungueale, probabilmente andato perduto al momento dello scavo). Fin dalla mia prima osservazione dell'esemplare, quella mano mi parve subito molto inusuale per un Dromaeosauridae: difatti, essa porta un primo dito (pollice) veramente robusto rispetto al resto della mano, almeno per gli standard di un paraviano (animali dotati generalmente di dita relativamente affusolate), e dotato di un enorme ungueale falciforme. Mani con pollici così robusti di solito si trovano negli alvarezsauroidi e nei megaraptori, ma non in un paraviano (compresi gli eudromaeosauri), nei quali di solito il pollice non è eccessivamente robusto rispetto al secondo dito. In questo caso, invece, il pollice è almeno una volta e mezzo più robusto rispetto alle dimensioni tipiche per un dromaeosauride delle sue dimensioni.

Il fossile è molto ben articolato, ma incompleto. Prima della scomparsa della testa e delle prime quattro vertebre del collo, solo il braccio sinisto, e gran parte delle gambe erano mancanti. La colonna vertebrale è perfettamente conservata e articolata. La coda in particolare è superbamente preservata e ci mostra l'elegante geometria della guaina di tendini ossificati che formano la caudoteca tipica dei dromaeosauridi serraraptori. La gabbia toracica ed il bacino sono perfettamente preservati tridimensionalmente, al punto che è possibile stimare il volume della cavità toracica e pelvica. La regione pettorale e gastrale è dislocata me in ottimo stato di preservazione.

Confronto tra Shri e Velociraptor. Ricostruzione delle parti mancanti della gamba di Shri rapax basate su Shri devi.

Completo, l'animale è nel range dimensionale di Velociraptor (circa 2 metri di lunghezza), ed a prima vista una attribuzione superficiale potrebbe riferirlo a quel genere. Tuttavia, esso mostra numerose differenze nel cranio e nelle vertebre, che supportano l'attribuzione ad un altro genere, sempre dal Cretacico Superiore della Mongolia, Shri, istituito nel 2021. Al tempo stesso, il nuovo esemplare mostra numerose caratteristiche nelle vertebre e nel bacino che lo distinguono dalla specie-tipo di Shri, S. devi, e che supportano l'istituzione di una nuova specie, che abbiamo chiamato Shri rapax in riferimento alle dimensioni inusuali dell'artiglio del pollice.

La mano di Shri emerge dietro le spine neurali. Notare l'enorme ungueale del pollice.

Le due specie di Shri mostrano una combinazione di caratteristiche che suggerisce una differenziazione ecologica rispetto a Velociraptor. Il muso degli Shri è più corto e robusto, i denti si estendono posteriormente alla sutura jugale-mascellare, la quale è rinforzata da una giunzione a forma di "Z". Tutti questi elementi suggeriscono che Shri fosse in grado di sopportare la sollecitazione meccanica generata da un morso più forte di quello al quale è adatto Velociraptor. Il collo di Shri rapax ha una vertebra in più rispetto a quello di altri velociraptorini. Inoltre, le vertebre della regione dorsale sono molto più pneumatizzate. La coda di Shri rapax è in proporzione meno allungata di quelle di Deinonychus e Velociraptor. La mano di Shri rapax è molto più robusta di quella di Velociraptor. Infine, gli ungueali della mano (gli unici noti finora in Shri rapax) e quelli del piede (gli unici noti finora in Shri devi) sono in proporzione più grandi rispetto a quelli di Deinonychus Velociraptor

Confronto tra la mano di Shri e quella di altri eudromaeosauri. La freccia indica l'ungueale del primo dito (pollice). Figure scalate alla medesima lunghezza del secondo dito. Notare la maggiore robustezza della mano di S. rapax.

La combinazione di morso più robusto e artigli più grandi implica che Shri fosse un taxon adatto a cacciare prede più grandi e tenaci di quelle tipiche di Velociraptor, e che quindi i due velociraptorini non fossero direttamente in competizione per le risorse alimentari. Ritengo plausibile che ceratopsi come Protoceratops e giovani ankylosauridi del genere Pinacosaurus, molto frequenti nella formazione Djadokhta a cui riferiamo Shri rapax, fossero prede abituali di questo dromaeosauride.

La descrizione completa e l'interpretazione dell'anatomia di Shri rapax sono da oggi disponibili nel nuovo articolo che abbiamo pubblicato su Historical Biology (Moutrille et al. 2025).


Bibliografia:

Moutrille L., Cau A., Chinzorig T., Escuillié F., Tsogtbaatar K., Ganzorig B., Mallet C., Godefroit P. 2025 - A new bird-like dinosaur from the Upper Cretaceous of Mongolia with extremely robust hands supports niche partitioning among velociraptorines. Historical Biology https://doi.org/10.1080/08912963.2025.2530148.


24 settembre 2023

Le "vere" dimensioni di "Dakotaraptor"

 

Mappa del sito di scavo di "Dakotaraptor". Notare la completa disarticolazione delle ossa, e l'orientazione preferenziale delle ossa lunghe segno di un trasporto di natura fluviale all'origine dell'associazione. In rosso, la vertebra caudale di dromaeosauride oggetto del post. (Immagine da DaPalma et al. 2015).

Nel precedente post, ho mostrato come il materiale olotipico di "Dakotaraptor" sia un assemblaggio multispecifico, e che il taxon sia chiaramente una chimera comprendente ossa principalmente di Tyrannosauridae, Ornithomimidae e Caenagnathidae. 

Prima di procedere con il post, è bene chiarire un concetto che alcuni non hanno colto: la natura multispecifica del sito di Bone Butte da cui proviene "Dakotaraptor" non è una "mia ipotesi" che cerco in qualche modo di dimostrare, essa è un fatto derivante dall'osservazione e dichiarato esplicitamente dai paleontologi che hanno scavato nel sito (DePalma et al., 2015):

Che Dakotaraptor provenga da un bonebed multispecifico non è una mia fantasia...

Proprio perché multispecifico, il sito in questione comprende anche resti di dromaeosauridi. In particolare, nel campione è presente anche una caudale intermedia che viene descritta come "quasi completa". Questa vertebra mostra le zigapofisi allungate tipiche di Dromaeosauridae, e quindi è riferibile ad un eudromaeosauro.

Questo osso dimostra la validità di un genere chiamato "Dakotaraptor"?

No. Come ho appena sottolineato, il sito di "Bone Butte", da cui proviene il fossile di "Dakotaraptor", è un bonebed multispecifico dal quale è documentata la presenza di denti di Acheroraptor e Dromaeosaurus, quindi è già ampiamente noto che questo sito contenga ossa di Dromaeosauridae. Ma ciò non implica che quelle ossa siano di "Dakotaraptor". Quindi, quella caudale può benissimo appartenere ad Acheroraptor o a Dromaeosaurus.

Quali sono le dimensioni dell'animale a cui appartiene questa vertebra?



Gli autori scrivono che la vertebra abbia un centro lungo 70 mm, ma basandomi sulla scala metrica inclusa nella figura, la vertebra è lunga 65 mm. Se confrontiamo quella vertebra con la più lunga caudale intermedia di uno degli esemplari più completi di Deinonychus (AMNH 3015, il cui femore è lungo 284 mm), risulta che la vertebra dal Dakota è lunga 1.28 volte quella di AMNH 3015, stima che, assumendo isometria col femore, produce un femore della specie dal Dakota lunga 365 mm. Questo valore è nel range dimensionale atteso per Deinonychus e Unenlagia, e non per gli adulti di Achillobator o Utahraptor. Difatti, il femore attribuito a "Dakotaraptor" è lungo 558 mm, quindi molto più grande delle dimensioni attribuite alla vertebra caudale. Ciò conferma ulteriormente la natura chimerica e multi-specifica dell'insieme di ossa con cui è stato eretto "Dakotaraptor".

Concludendo, la vertebra caudale dal sito di Dakotaraptor non appartiene ad un "raptor gigante" bensì ad un dromaeosauride di dimensioni "classiche", nel range di Deinonychus.


PS: nella pagina Facebook del blog, Tristan Stock mi informa che anche David Evans è giunto indipendentemente da me alla medesima conclusione su questo materiale. 

23 settembre 2023

Dakotaraptor non esiste [AGGIORNAMENTO]

 

Esiste un dromaeosauride gigante nella Formazione Hell Creek? (Artwork by E. Willoughby)

Dakotaraptor è un taxon di theropode istituito su materiale dalla Formazione Hell Creek (fine Cretacico del Nord America). Inizialmente definito come un nuovo dromaeosauride gigante, questo genere è oggetto di controversie, specialmente online, dopo che è stato dimostrato che il materiale olotipico (che definisce la specie) contiene ossa di più animali diversi, in particolare, oltre a ossa sicuramente di dinosauro, anche ossa di tartaruga che furono erroneamente considerate furcule di theropode.

La presenza di ossa non-theropodi nell'assemblaggio olotipo non sarebbe in teoria un problema insormontabile per la validità di Dakotaraptor, fintanto che si dimostri che il rimanente materiale sia di Theropoda e sia diagnosticabile. Ho discusso in passato questa opzione. Online, molti continuano a considerare Dakotaraptor legittimo perché, comunque, questo materiale - per quanto chimerico - conterrebbe al suo interno ossa genuine chiaramente attribuibili ad un grande dromaeosauride, che quindi deve appartenere ad una specie valida (anche se non necessariamente un nuovo genere).

Tuttavia, riguardando tutto il materiale pubblicato di Dakotaraptor, penso che questa certezza sullo status dromaeosauride di queste ossa sia da rivedere.

In particolare, e questo è molto importante al fine di definire Dakotaraptor come un genere di dromaeosauride valido, le ossa più spesso citate come "sicuramente di dromaeosauride" potrebbero non essere tali.

Due elementi dell'assemblaggio olotipico sono stati invocati per "salvare" Dakotaraptor: le vertebre caudali ed il grande ungueale falciforme.

Partiamo dalle caudali. Esse sono incomplete e ampiamente ricostruite. Per giunta, le uniche immagini disponibili sono a bassa risoluzione ed in sola norma laterale. Anche se a prima vista queste vertebre possono ricordare i dromaeosauridi, esse possono ugualmente essere attribuite ad un ornithomimide. Difatti, non essendo complete, non siamo sicuri che in origine avessero le zigapofisi ipertrofiche diagnostiche di Eudromaeosauria. Anche se non voglio cavillare sui dettagli delle scarse foto disponibili, è interessante constatare che una delle vertebre caudali illustrate abbia la base preservata delle prezigapofisi che ricorda più un Ornithomimidae che un Dromaeosauridae (asterisco rosso nella immagine qui sotto) sia come estensione prossimale che come inclinazione. Se ciò fosse confermato, dimostrerebbe che la coda di Dakotaraptor appartiene ad un ornithomimide.



Passiamo agli ungueali attribuiti a Dakotaraptor

Gli autori di Dakotaraptor attribuiscono un grande ungueale incluso nel materiale al secondo dito del piede. I motivi di tale attribuzione a Dromaeosauridae sono la forma falciforme ed affilata, e l'asimmetria nella posizione del solco collaterale destro rispetto al sinistro.

Tuttavia, la sola forma "falciforme" non è sufficiente per riferire un ungueale di theropode non-aviano a Dromaeosauridae. Ad esempio, la forma degli ungueali della mano di molti therizinosauridi è molto simile a quella del secondo dito del piede, diagnostico di Dromaeosauridae. Nell'immagine sotto, ho confrontato il secondo ungueale del piede di Utahraptor con un ungueale della mano del therizinosauride Nothronychus: entrambi sono falciformi, affilati e con un solco collaterale che raggiunge il margine dorsale (linea rossa). Pertanto, questi elementi, da soli, non sono condizione sufficiente per riferire un ungueale a Dromaeosauridae.

Inoltre, nonostante gli autori sostengano che i tracciati dei solchi collaterali dell'unguale di Dakotaraptor siano asimmetrici (carattere tipico degli eudromaeosauri), in realtà quando si sovrappone il lato destro al sinistro i due solchi sono simmetrici (linea gialla e bianca nella fila centrale dell'immagine sotto). Ovvero, dobbiamo concludere che l'ungueale di Dakotaraptor non ha alcun carattere che sancisca in modo inequivocabile che esso sia effettivamente dal piede di un dromaeosauride. Difatti, esso potrebbe anche appartenere alla mano di un Therizinosauridae.

Prima di arrivare alle conclusioni, è significativo anche notare che l'altro ungueale, attribuito al terzo dito del piede, sia molto bizzarro per un Dromaeosauridae. Gli stessi autori di Dakotaraptor lo notano, e lo includono nei caratteri diagnostici della specie. Tuttavia, questo ungueale è bizzarro solo se lo si considera di Dromaeosauridae. Ma se lo si riferisce ad Ornithomimidae, esso è un classico ungueale del piede con molte similitudini con questo clade, e nessuna con l'omologo ungueale in Dromaeosauridae (frecce rosse nella terza fila in basso nella figura sotto). Quindi, ho il sospetto che anche il terzo ungueale del piede del materiale di Dakotaraptor appartenga ad un Ornithomimidae (ed è intrigante che, come con le caudali appena citate, esso possa appartenere ad un ornithomimide).


Concludendo, i due elementi considerati più solidi a sostegno di uno status dromaeosauride per Dakotaraptor non sono così solidi come sembra. Le caudali potrebbero anche essere di Ornithomimidae, e l'unguale potrebbe anche essere della mano di un therizinosauro. Dato che l'altro ungueale è chiaramente quello del piede di un Ornithomimidae, tutto concorda a considerare il materiale di Dakotaraptor una complicata chimera formata dalle ossa di più animali (almeno 2-3 theropodi distinti + una tartaruga).

Pertanto, mancando la certezza che questi elementi appartengano ad un dromaeosauride, non disponendo di elementi a cui definire lo status di olotipo, e mancando caratteri diagnostici validi, si deve concludere che Dakotaraptor non esiste.


AGGIORNAMENTO:

Ho identificato un ulteriore elemento a sostegno della tesi che "Dakotaraptor" sia una chimera. L'unico elemento potenzialmente diagnostico di questo dinosauro (indipendentemente dalla sua collocazione in Dromaeosauridae) è la presenza di un margine prossimale della cresta fibulare della tibia che assume una forma "uncinata". Questo uncino deriva dalla ossificazione del legamento che univa tibia e fibula. Lo stesso "uncino" si osserva anche in alcuni oviraptorosauri caenagnathidi. Pertanto, è plausible che la tibia di Dakotaraptor appartenga ad un grosso caenagnathide (ad esempio, Anzu, sempre dalla Formazione Hell Creek). 

Penso non ci siano più dubbi che questo dinosauro "non esista" realmente ma sia solo una chimera ricavata da un bonebed multispecifico.

La tibia di "Dakotaraptor" è riferibile ad un Caenagnathidae: la cresta fibulare uncinata (asterisco) è assente nei dromaeosauridi ma è presente in questi oviraptorosauri.


19 settembre 2023

Il nuovo dromaeosauride gigante asiatico è un dromaeosauride gigante?

 

Il materiale descritto da Yang et al. (2023), a sinistra, confrontato con il piede di Erlikosaurus (a destra, da Barsbold e Perle, 1980).

Yang et al. (2023) descrivono due falangi di theropode dal Cretacico Superiore della Cina. Gli autori interpretano il materiale come una falange del secondo dito del piede ed un ungueale della mano, entrambi riferibili ad un eudromaeosauro gigante.

Sono molto scettico verso questa ipotesi.

Il materiale descritto dagli autori non mi ricorda i dromaeosauridi. L'unguale è troppo affilato e stretto in vista dorsale, troppo ampio alla base e poco incurvato ventralmente, ha un tubercolo flessorio basso e una marcata espansione trasversale della faccetta articolare. Inoltre, presenza un solco collaterale che si biforca prossimalmente. Tutte queste caratteristiche richiamano i therizinosauridi, non i dromaeosauridi. 

La falange non-ungueale è indistinguibile dalle falangi distali del piede dei therizinosauridi.

Pertanto, la interpretazione più parsimoniosa è che queste due falangi appartengano al piede di un therizinosauride. 



25 agosto 2023

DISNEY'S HALSZKARAPTOR!

 

Schermata dell'episodio di Disney Junior con Hal l'Halszkaraptor

Che Halszkaraptor sia il dinosauro più mitico di sempre, ovvio che non posso dirlo io che a questo dinosauro ho dato il nome e ne ho studiato anatomia e paleo-ecologia. Dopo tutto, come si dice a Napoli, "ogni scarrafonyx è bello a paleontologo sojo".

Il successo mediatico di questo piccolo paraviano è sancito dalle innumerevoli comparsate in fumetti, vignette e meme, nonostante che questa specie sia stata istituita nemmeno 6 anni fa.

Io stesso uso come icona del profilo social una immagine della ricostruzione di Halszkaraptor realizzata da Lukas Panzarin, modificata con indosso un cappello da marinaio come quello di Paperino (Donald Duck).



Il legame tra Halszkaraptor e Paperino non si limita alla mia personalissima predilezione per questo "mio" dinosauro.

Matt Martyniuk mi segnala che in un episodio della serie "Disney Junior", Paperino e company incontrano un suo "antenato" preistorico, di nome "Hal". Hal ha le fattezze di un papero preistorico con lunga coda e braccia simili a pinne, ed è chiaramente una caricatura di Halszkaraptor, come confermato anche da questo sito dedicato alla Disney.

Ora sì che il mio dinosauro è QUALCUNO che conta!

13 agosto 2023

Billy e il Clonesaurus - Summer Time: che specie è il Raptor di Jurassic Park?

Il modello del "raptor" di Jurassic Park, con indicate le caratteristiche diagnostiche della specie. Immagine modificata da stanwinstonschool.com

Trenta anni fa, i dromaeosauridi diventarono icone pop. Fino a quel momento, il clade Dromaeosauridae era un'oscura chicca per soli addetti ai lavori e per quella manciata di appassionati di dinosauri che avevano accesso alla letteratura paleontologica. Con Jurassic Park, questo clade diventa un'icona popolare, immediatamente trasfigurata nella versione horror che svolge il ruolo di antagonista principale nel romanzo di Crichton e nel film di Spielberg.

I raptor di Jurassic Park sono chiamati "Velociraptor". Tuttavia, qualunque dinomaniaco vi dirà che quelli del film non sono affatto dei Velociraptor, perché questo ultimo era più piccolo rispetto alla bestia che vediamo al cinema. Se poi il vostro dinomaniaco è particolarmente erudito, vi farà notare che il muso di Velociraptor è più basso ed affusolato rispetto a quello del suo alter ego cinematografico. Ma allora, che specie è quella del film?

Qui i dinomaniaci e i commentatori del film si dividono in due scuole: la scuola ortodossa deinonichiana e la scuola eterodossa mormone degli Utah(raptor). I primi, prendendo come fonte di riferimento il romanzo di Crichton, vi faranno notare che la specie del film sia chiamata "Velociraptor antirrhopus", ovvero sia niente altro che Deinonychus secondo una tassonomia idiosincratica proposta in quegli anni da Gregory Paul. I secondi, invece, meno fedeli al testo sacro dinomaniacale e rifacendosi a leggende non-canoniche che negli anni sono divenute dati di fatto, sosterranno che l'animale del film sia Utahraptor (taxon che, curiosamente, fu pubblicato una settimana dopo l'uscita del film negli USA, quindi difficilmente avrebbe potuto ispirare i realizzatori del film).

Io, che sono uno scienziato e non un credente della religione dinomaniacale, preferisco risolvere la questione in modo scientifico. Ovvero, ignorando i testi sacri e le varie scuole religiose, e andando ad analizzare l'animale in questione per determinare quale sia la sua attribuzione più corretta.

Basandomi sulle immagini del film e sui modelli realizzati per le scene con i raptor, ho potuto ricavare una dozzina di elementi anatomici che, ragionevolmente, siano presenti nello scheletro di questo dinosauro. Ciò è possibile perché il raptor di Jurassic Park è talmente anoressico che possiamo quasi intravedere la forma dello scheletro del muso e degli arti.

I caratteri in questione sono i seguenti (la numerazione si riferisce all'immagine che apre il post):

1- Margine rostrale del premascellare perpendicolare al margine orale.

2- Ramo subnariale del premascellare molto alto ma corto.

3- Fossa antorbitale estesa rostralmente (ovvero, ramo preantorbitale del mascellare molto corto).

4- Nasali che divergono posteriormente e bordano l'antorbita con delle mensole.

5- Margine rostrale del dentale che forma un angolo acuto con il margine orale.

6- Processo coronoide prominente.

7- Dentatura mascellare estesa fino alla barra lacrimale.

8- Punto di transizione posto a metà della coda.

9- Avambraccio lungo almeno quanto l'omero.

10- Terzo metacarpale robusto e non adiacente al secondo.

11- Primo metacarpale lungo metà del secondo.

12- Primo dito con 3 falangi.

13- Secondo dito del piede più corto del quarto e con ungueale falciforme.

Altri caratteri osteologici sono deducibili dalle immagini, ma non sono pertinenti per la questione tassonomica interna a Dromaeosauridae (ad esempio, l'assenza del quarto e quinto dito sono rilevanti per la collocazione in Theropoda, ma non incidono sullo status della specie). L'assenza del piumaggio è una caratteristica che non includo nella discussione, dato che l'animale è stato "ideato" prima della scoperta dei dinosauri piumati (avvenuta a metà anni '90).

Ho codificato un'unità tassonomica operativa dotata di queste caratteristiche e l'ho inclusa nella mia matrice filogenetica di Theropoda. In tutti gli alberi ottenuti, il raptor di Jurassic Park risulta sister taxon di Atrociraptor, col quale condivide la proporzione della regione preantorbitale. Quindi, né la versione canonica né l'eresia mormona hanno ragione: l'animale non è un Deinonychus né un Utahraptor. Questo risultato spiega anche come mai nel sesto episodio del Franchise ci siano degli "Atrociraptor" che sono di fatto identici al raptor dei film precedenti...


Pertanto, mi sento investito dalla missione di battezzare "formalmente" il raptor di Jurassic Park istituendo per lui il taxon Nublaraptor dinomaniacorum.



 

25 dicembre 2022

Dromaeosauro Natale



Babbo Basale non vi ha portato il Lagerstatte mesozoico che avete chiesto? Forse siete stati così cattivi da ricevere solo tronchi carbonificati di Sigillaria?

Theropoda rimedia per voi: L'ultimo mese è stato particolarmente ricco di pubblicazioni relative ai dromaeosauridi. Ne ho parlato in quattro episodi del Podcast di Theropoda.

Una possibile nuova specie gigante.

Mammiferi nella dieta dei dromaeosauridi.

Nuove scoperte sulle parti molli.

Daurlong e tracce dell'intestino.

02 dicembre 2022

AQUATIC DINOSAURS VS SEMI-AQUATIC DINOSAURS (aka A tale about Spinosaurs and Goose-raptors)

 

Un modo molto elegante di essere un dinosauro semi-acquatico  (fonte)

Che tempi avvincenti per chi studi i dinosauri carnivori! Nel giro di 24 ore abbiamo avuto la pubblicazione di un nuovo studio relativo alla controversa paleo-ecologia di Spinosaurus (Sereno et al. 2022) e la pubblicazione del nuovo halszkaraptorino Natovenator (Lee et al. 2022). Come spesso accade in questi casi, la rete si è scatenata, a volte in modo critico, a volte in modo divertente, in reazione a questi studi.

Penso sia doveroso fare chiarezza, perché leggo online alcuni fraintendimenti anche da parte di paleontologi, sulla questione di cosa, come e quanto fosse acquatico questo o quel dinosauro.

Sereno et al. (2022) hanno portato un contributo molto importante alla discussione perché esplicitamente distinguono il significato della parola "acquatico" da quella di "semi-acquatico". I termini sono spesso usati come sinonimi, o comunque intercambiabilmente, generando confusione.

Seguendo la definizione in Sereno et al. (2022):

ACQUATICO:

Un animale ha uno stile di vita acquatico quando è adatto a rimanere permanentemente, o comunque per la grande maggioranza del tempo, immerso in acqua. Un animale acquatico è quindi poco (o per niente) adatto a vivere fuori dall'acqua. Seguendo questa definizione, sono acquatici i cetacei e le tartatughe marine, ed ovviamente tutti i pesci.

SEMI-ACQUATICO:

Un animale ha uno stile di vita semi-acquatico se è adatto a rimanere temporaneamente in acqua ma conserva comunque la capacità di uscire attivamente dall'acqua e di svolgere parte della propria vita sulla terraferma. Un animale semi-acquatico quindi non è vincolato all'ambiente acquatico ma è anche adatto a sfruttare l'ambiente terrestre. Seguendo questa definizione, sono animali semi-acquatici gli ippopotami, i coccodrilli, le tartarughe palustri, molti anatidi e la maggioranza degli uccelli detti "acquatici". 

I pinguini sono un caso particolare, a metà strada tra una condizione "veramente" acquatica ed una semi-acquatica. (Non dobbiamo stupirci, perché le nostre categorie sono sempre una semplificazione del mondo reale).

Seguendo questi criteri, Sereno et al. (2022) mostrano che Spinosaurus non sia un animale (pienamente) acquatico bensì semi-acquatico, una conclusione in linea con la maggioranza degli studi precedenti, ma che "ridimensiona" alcune ipotesi proposte negli ultimi anni dagli studiosi del celebre esemplare marocchino.

Personalmente, non vedo una grande rivoluzione: condivido la distinzione terminologica proposta da Sereno et al. (2022) e non avevo mai pensato che Spinosaurus fosse "pienamente/totalmente" acquatico, né penso che lo pensassero gli autori degli studi sul neotipo di S. aegyptiacus (in ogni caso, io non devo fare l'avvocato difensore di nessuno).

Seguendo le categorie di Sereno et al. (2022), anche gli halszkaraptorini sono semi-acquatici. Questo è perfettamente coerente con quanto abbiamo sempre sostenuto fin dal primo studio del 2017 su Halszkaraptor, dato che l'animale era stato interpretato come "anfibio" (termine che significa "che ha due vite", una acquatica ed una terrestre, quindi sinonimo del termine "semi-acquatico" usato da Sereno et al. 2022).

Approfitto del post per rimarcare alcuni concetti sugli halszkaraptorini che continuano ad essere fraintesi da alcuni online:

1- L'ambiente deposizionale degli Halszkaraptorinae (formazioni Djadokhta e Baruungoyt) comprende sia facies formate in ambiente arido che facies formate in ambiente umido. Quindi, non è vero - come continuano a ripetere certi commentatori online - che questi ambienti fossero unicamente aridi e desertici. La presenza di depositi umidi implica una variabilità degli ambienti e la presenza di acqua. Ad esempio, a Uhkaa Tolgod (la località tipo di Halszkaraptor), abbiamo facies composte da argille e siltiti che sono esplicitamente interpretati come depositi formati in bacini d'acqua dolce all'interno del sistema di dune sabbiose (Dingus et al. 2008), un tipo di ambiente che oggi troviamo, ad esempio, in alcuni deserti della Namibia. La presenza di varie specie di ostracodi (invertebrati d'acqua dolce) in questi depositi suggerisce la presenza di piccoli laghi e stagni, perfettamente adatti per le esigenze di piccoli animali simil ad anatidi come Halszkaraptor.

2- Studi della sedimentologia e stratigrafia del Bacino del Nemegt indicano che le tre unità della Djadokhta, Baruungoyot e Nemegt non fossero tre momenti distinti del passato cretacico della Mongolia separati nel tempo, bensì tre differenti contesti ambientali e deposizionali esistiti contemporaneamente durante la lunga storia tardo-cretacico della regione del Gobi (Jerzykiewicz et al. 2021). Ovvero, le tre unità rappresentano tre diversi ambienti, collegati tra loro ed in continuità geografica, tre parti del medesimo sistema di oasi umide e sistemi di dune sabbiose. Lo studio in questione propone una interessante soluzione al "paradosso ecologico degli halszkaraptorini" dato che mostra come la presenza e abbondanza delle diverse specie di dinosauro nelle tre unità menzionate sopra non sia una prova di "adattamento locale" alle sole condizioni di una singola unità, ma sia un artefatto tafonomico. Ovvero, dobbiamo concludere che gli Halszkaraptorinae in vita fossero presenti in tutte le zone rappresentate da queste tre unità, sia nei contesti umidi (=Nemegt) che in quelli intermedi (=Baruungoyot), sia in quelli più asciutti (=Djadokhta), ma che a livello fossile solamente gli animali che si avventuravano nelle dune sabbiose djadokhtiane avessero qualche possibilità di preservarsi fino a noi, a causa del regime tafonomico sfavorevole per gli scheletri di piccole dimensioni che caratterizza i depositi nemegtiani rispetto a quelli baruungoytiani e diadokhtiani. Riassumendo, Halszkaraptor non era un abitante esclusivo delle dune sabbiose, ma piuttosto un opportunista esploratore dei contesti sia umidi che aridi, ma che solo in questi ultimi (in particolare, nelle dune sabbiose che collassavano) poteva eventualmente fossilizzare nelle condizioni idonee alla preservazione del suo piccolo e delicato scheletro. 

3- Nonostante ci siano rappresentazioni paleo-artistiche di Halszkaraptor (e ora, anche di Natovenator) che lo rappresentano intento ad inseguire il pesce nuotando in immersione, nel nostro studio del 2017 (Cau et al. 2017) non abbiamo mai proposto uno stile di nuoto così estremo. Nello studio del 2017, diciamo esplicitamente che Halszkaraptor probabilmente usava gli arti anteriori per manovrare in acqua, ma non sosteniamo che fosse un nuotatore efficiente come un pinguino o un cormorano, né che usasse le pinne come organo propulsivo. Per sostenere ciò occorrerebbe un'analisi biomeccanica rigorosa ed una completa conoscenza della regione pettorale, ovvero ci servirebbe uno scheletro meglio preservato di quello a disposizione. In ogni caso, non occorre un tale modello locomotorio per spiegare l'ecologia semi-acquatica di Halszkaraptor. La mia ipotesi preferita è che Halszkataptor fosse un nuotatore relativamente lento, e di superficie, che usava il lungo collo affusolato e molto mobile per foraggiare in acque basse, rovistando sul basso fondale alla ricerca di molluschi ed invertebrati d'acqua dolce. Un'animale che ricorda nello stile di vita un cigno come quello che apre il post, e non un pinguino. 

4- La compattezza delle ossa in Spinosaurus e Halszkaraptor. Le ossa lunghe di Spinosaurus sono molto più compatte di quelle degli altri theropodi, e ciò è stato considerato una prova di uno stile di vita più spiccatamente acquatico (Fabbri et al. 2022). Sereno et al. (2022) propongono una interpretazione alternativa di questo elemento, sostenendo che fosse legato alla peculiare dimensione ridotta degli arti, per conservare robustezza nel sostenere il peso corporeo, dato che le vertebre di Spinosaurus non mostrano una simile anatomia interna e sono cave internamente. Indipendentemente da come interpretare questo fenomeno, le ossa di Halszkaraptor sono cave internamente come nella maggioranza dei theropodi. Questo significa che quindi non fosse in qualche modo acquatico? Ovviamente, no: una simile cavitazione nelle ossa si osserva anche in molti uccelli acquatici, come anatidi e altre forme piscivore, i quali sono comunque perfettamente adatti a vivere in acqua e a nutrirsi immergendosi per brevi momenti. Dato che io sostengo che Halszkaraptor fosse un nuotatore di superficie, che galleggiava a pelo d'acqua e che immergesse soprattutto il collo e non avesse uno stile di nuoto da pinguino, non vedo problemi nel suo scheletro leggero e pneumatizzato. Anzi, lo scheletro cavo aiutava il galleggiamento e quindi era consono al suo stile di foraggiamento. La questione della cavitazione delle ossa è un problema per chi sostiene uno stile di vita (pienamente) acquatico in grado di immergersi a lungo, ma, ripeto, noi non abbiamo mai sostenuto ciò per Halszkaraptor: esso era semi-acquatico (non era "totalmente acquatico") e mostra uno scheletro da animale semi-acquatico, con ossa cave e non compatte.

Spero che questo post chiarisca i punti controversi e fraintesi su questi studi, e sugli halszkaraptorini in particolare.

Purtroppo, vedo ancora persone che attaccano le nostre analisi come se noi avessimo dichiarato che Halszkaraptor fosse un pinguino che viveva nel deserto sabbioso del Sahara... idea che è anni luce di distanza da quello che invece ritengo sia la corretta interpretazione di tutte le evidenze su Halszkaraptor, Natovenator e sugli ambienti deposizionali del Bacino del Nemegt.




01 dicembre 2022

Natovenator, un nuovo halszkaraptorino idrodinamico! [edit]



Cranio di Natovenator (da Lee et al. 2022)

Tra cinque giorni, sarà il quinto compleanno di Halszkaraptor.

Fin dalla sua pubblicazione, la "piccola Halszka" ha generato molta attenzione, curiosità, ma anche controversie. Le modalità della sua scoperta (essa non è il risultato di uno scavo scientifico ma il recupero dell'esemplare dal mercato internazionale dei fossili) e la bizzarra anatomia di questo fossile hanno, legittimamente, spinto alcuni ad essere cauti e critici verso la nostra interpretazione ecologico-funzionale. Sebbene avessimo dettagliatamente dimostrato tramite scansioni tomografiche che il fossile non era una chimera artificiale, l'idea che questo dinosauro fosse una specie semi-acquatica, forse persino adattata al nuoto, ha sollevato alcuni dibattiti, compreso un articolo nel 2019 di confutazione della nostra ipotesi, articolo nei confronti del quale io pubblicai nel 2020 un articolo di risposta.

Tuttavia, la scienza non è una semplice competizione retorica, una gara a chi sa convincere il maggior numero di ascoltatori grazie alla propria arte oratoria. La scienza è discussione di evidenze scientifiche. Se Halszkaraptor è un dinosauro genuino, devono esistere anche altri esemplari. Se Halszkaraptor è acquatico, devono esistere ulteriori prove a sostegno di tale scenario oltre a quelle visibili nel primo fossile. La loro scoperta, più di qualunque argomentazione (per quanto logicamente valida) è ciò che consolida e sancisce la robustezza delle nostre ipotesi, la loro validità scientifica. 

Questa scoperta, tanto necessaria e utile al fine di risolvere il dibattito, è arrivata. Io ne ero a conoscenza da alcuni anni, dato che essa fu annunciata in forma preliminare ad un congresso internazionale alcuni anni fa, sotto forma di poster, poster che mi fu poi inviato dal primo autore di tale studio, il paleontologo sud-coreano Sungjin Lee. Ovviamente, non potevo parlarne prima della conclusione dello studio e della sua pubblicazione ufficiale. 

Oggi, lo studio completo di questo nuovo fossile è pubblicato ufficialmente (Lee et al. 2022). Gli autori descrivono un esemplare semi-articolato e parzialmente conservato di un nuovo halszkaraptorino scoperto nel 2008 durante una spedizione paleontologica nella Formazione Baruungoyot di Hermiin Tsav, nel sud della Mongolia, ed istituiscono Natovenator polydontus.

L'esemplare comprende il cranio quasi completo, buona parte del collo e del torace, parte degli arti anteriori, porzioni di bacino, gamba e coda. Molti elementi del fossile sono comparabili con Halszkaraptor, e confermano definitivamente che "la piccola Halszka" non è una chimera artificiale: le peculiari caratteristiche del cranio, del muso, della dentatura, del collo, dell'arto anteriore, della coda e del piede di Halszkaraptor sono presenti anche in Natovenator. Inoltre, la scoperta del fossile da parte di un team di paleontologi durante una spedizione in Mongolia conferma l'ipotesi che anche Halszkaraptor provenga dalla regione del Gobi. La differente preservazione di Natovenator (parzialmente articolato) rispetto ad Halszkaraptor (completo ed articolato) è in linea con le tipiche differenze di tafonomia dei theropodi di piccola dimensione rinvenuti nella formazione Baruungoyot rispetto a quelli dalla Djadochta, confermando l'ipotesi che Halszkaraptor provenga dalla seconda delle due unità geologiche.

Come in Halszkaraptor, anche Natovenator ha una peculiare conformazione del muso, platirostrale, dalla forma "a missile" in vista dorsale, con i premascellari appiattiti e fusi, un numero esageratamente alto di denti rostrali (persino più numerosi che nei già numerosi denti di Halszkaraptor: 13 per ciascun premascellare, più del triplo della norma theropodiana!), vertebre del collo allungate (ma in questo caso, il collo risulta un po' più corto di quello di Halszkaraptor), ed una riduzione dei forami pneumatici nelle vertebre (persino più ridotta che in Halszkaraptor). Natovenator condivide la particolare forma delle zigapofisi del collo tipica di Halszkaraptor, e mostra le medesime specializzazioni nella mano e nell'avambraccio viste nella "piccola Halszka". La coda presenta le medesime modifiche nelle vertebre anteriori viste in Halszkaraptor e Mahakala. Inoltre, Natovenator conferma la nostra ricostruzione della narice in Halszkaraptor come relativamente allungata posteriormente (un elemento che ci fu contestato nello studio del 2019 a cui ho accennato prima). La parte posteriore del cranio, nella zona occipitale, è simile a Mahakala (di questo ultimo non abbiamo il muso), mentre il piede è distinguibile sia da Halszkaraptor che da Hulsanpes.

Natovenator e comparazione tra la sua gabbia toracica e quella di altri theropodi (da Lee et al. 2022)

L'elemento più importante di Natovenator è la preservazione della gabbia toracica (che invece è quasi completamente mancante nello scheletro di Halszkaraptor), la quale mostra una bizzarra conformazione delle coste dorsali. Esse descrivono una curva larga e bassa quando sono viste di fronte, una conformazione che è tipica di animali semi-acquatici e che è stata individuata anche in alcuni spinosauridi. Inoltre, l'articolazione delle coste dorsali con le vertebre non è ventro-laterale, come normalmente si osserva nei theropodi, ma inclinata posteriormente: il risultato è una gabbia toracica bassa fusiforme, diversa da quella tipica degli animali di terraferma, ma caratteristica di specie semi-acquatiche nuotatrici, come molti uccelli piscivori e mammiferi come l'ornitorinco. Ovvero, la gabbia toracica di Natovenator è chiaramente un adattamento prodotto dalla selezione naturale per migliorare il suo assetto idrodinamico, è un adattamento per migliorare il movimento in acqua! 

Nel caso non sia chiara la portata evoluzionistica di questa scoperta: per avere una gabbia toracica con una tale modifica strutturale (ben più radicale di qualche modifica nei denti o nelle falangi, qui stiamo parlando della intera gabbia toracica che contiene gli organi vitali e che partecipa alla ventilazione polmonare), è necessario che questi animali siano stati selezionati attivamente dalla costante frequentazione dell'ambiente acquatico, e per lunghi tempi evoluzionistici. Ovvero, l'habitat acquatico deve essere stato abitato a lungo dalla linea halszkaraptorina, ben prima della comparsa delle quattro specie note finora dalla Mongolia. E non solo "abitato" in modo passivo, ma anche frequentato attivamente, al punto da plasmare il loro sistema scheletrico e locomotorio. 

In una frase:

Questi dinosauri nuotavano attivamente!

Confronto tra l'inclinazione delle coste toraciche in un uccello terricolo (Casuarius, A) ed uno nuotatore (Alca, B). Nel terricolo, le coste sono perpendicolari all'asse del torace; nel nuotatore, le coste sono inclinate posteriormente rispetto all'asse del torace (frecce rosse). In basso, due dromaeosauridi, Shri Tyrannosaurus (C) e Natovenator (D), entrambi in vista ventrale. Notare che Natovenator ha l'assetto costale da nuotatore. Immagini in A e B da Tickle et al. (2007).


Questo ultimo dettaglio morfofunzionale non era menzionato nel poster preliminare di Lee et al. del 2019, ed è stato per me una bellissima sorpresa, dato che va ben oltre le mie più ottimistiche speranze di avere ulteriori sostegni all'ipotesi che avevamo proposto cinque anni fa per spiegare l'anatomia in Halszkaraptor. Questa nuova scoperta di un così radicale adattamento scheletrico alla locomozione acquatica, scoperta inattesa, ma perfettamente coerente con l'interpretazione funzionale che avevamo dato nel 2017, sancisce in maniera definitiva l'ipotesi che Halszkaraptorinae è un clade di dromaeosauridi adattati ad uno stile di vita semi-acquatico, capaci sia di muoversi sulla terraferma che di nuotare in acqua per foraggiare sia al suolo che in contesti acquatici.

Natale è arrivato in anticipo di 3 settimane!

E non dimenticate di visitare il podcast per ascoltare l'episodio dedicato a Natovenator.

PS: riflettendo su questo nuovo studio, mi è tornata alla mente un'idea, molto speculativa quando la elaborai, ispirata dalla bizzarra morfologia della furcula di Halszkaraptor. In breve, l'articolazione tra furcula e sterno in Halszkaraptor mi ricordarono vagamente l'impianto pettorale di certi rettili acquatici, e questo mi fece immaginare, in forma del tutto ipotetica, se la gabbia toracica mancante di Halszkaraptor non fosse stata, chissà, forse in qualche modo appiattita come quella di una tartaruga marina. Siccome non avevo solidi argomenti per elaborare quell'idea, non la sviluppai né la menzionai nell'articolo del 2021, ma alla luce delle informazioni ricavate da Natovenator, forse c'era qualcosa di sensato in quella speculazione...


Bibliografia:

Lee S. et al. 2022. A non-avian dinosaur with a streamlined body exhibits potential adaptations for swimming. Communications Biology https://doi.org/10.1038/s42003-022-04119-9.


20 novembre 2022

Daurlong Strangecrest or: How I Learned to Stop Overreading and Love Taphonomy

 

In alto, cranio dell'olotipo di Daurlong. In basso, foto (A) e disegno schematico (B) del cranio di Zhenyuanlong. In B, in rosso è indicato il nasale e parte di un lacrimale, le cui dislocazioni rispecchiano la "cresta" di Daurlong.

L'eccezionale preservazione dell'olotipo di Daurlong lascia tutti, giustamente, estasiati. Ma questo non deve farci dimenticare che un fossile è pur sempre un prodotto di processi geologici combinati a elementi biologici, e non è mai una "radiografia" genuina di un animale fresco. Ciò vale anche nei casi, come Daurlong, in cui l'animale sembra veramente "fresco di funerale" (perdonate il cinismo).

Un elemento del fossile che sicuramente ha attirato l'attenzione e suscitato legittima curiosità online fin dalla immediata pubblicazione è la "cresta" che appare sul muso dell'animale. Ad una visione immediata, "letterale", Daurlong sembra possedere una cresta nasale triangolare che corre lungo la superficie dorsale del muso.

Tuttavia, l'analisi dettagliata del fossile e la comparazione con altri esemplari, smentiscono questa interpretazione. Tutto ci porta a considerare la "cresta" come un artefatto della fossilizzazione, a negarle una origine biologica.

Durante lo studio del fossile, anche noi autori abbiamo attentamente valutato l'ipotesi che l'animale avesse una cresta nasale, ma alla luce di vari elementi, sia geologici che biologici, abbiamo scartato tale interpretazione.

1. La parte dorsale del cranio di Daurlong ha subìto una erosione della superficie esterna: questo è evidente dall'analisi coi raggi UV, che mostra una bassa fluorescenza della parte dorsale del cranio rispetto a quella ventrale. Il grado di fluorescenza delle ossa è legato alla preservazione della superficie esterna originaria (più fluorescenza = migliore preservazione). La cresta è priva di fluorescenza, e risulta quindi osso deteriorato ed eroso in superficie. Ciò è confermato anche dai campionamenti di materiale osseo e dall'analisi al microscropio elettronico.

2. La parte anteriore della regione nasale, a livello dell'articolazione con il premascellare, è danneggiata e mancante. Dalle foto non si deduce, ma c'è uno "scalino" osseo tra la "cresta" e la punta del muso, ovvero, manca un pezzo della parte laterale del premascellare, quella che articola col nasale. Ciò indica che non è presente l'originaria articolazione tra le due ossa.

3. Un altro dromaeosauride dal Biota Jehol, Zhenyuanlong, mostra una marcata dislocazione dei nasali e dei lacrimali rispetto al resto del cranio: tale dislocazione, evidente per il modo con cui l'esemplare è fossilizzato, produce una versione "estrema" della cresta di Daurlong. Ovvero, il nasale dell'esemplare di Daurlong è chiaramente ad uno stadio iniziale nel processo di dislocazione che è invece più avanzato nell'esemplare di Zhenyuanlong.

La spiegazione più parsimoniosa che ricaviamo da questi elementi è che la "cresta" di Daurlong sia solamente il tetto del nasale (e parte del lacrimale destro) che si sono in parte dislocati dorsalmente durante la decomposizione della carcassa. In origine, il tetto del nasale era piatto, senza creste.

NOTA DEL 28 NOVEMBRE 2022:

Se pensate che Daurlong abbia delle creste lacrimali o nasali, siete liberi di crederlo, ma in tal caso siete invitati a pubblicare le vostre ipotesi su articoli scientifici su riviste paleontologiche internazionali soggette a peer-review. A giocare con Photoshop siamo bravi tutti, ma pubblicare uno studio scientifico è una cosa ben più seria.

19 novembre 2022

Daurlong wangi, un dromaeosauride con la traccia dell'intestino!


L'eccezionale preservazione di Daurlong e, a sinistra, la regione intestinale.


Da più di 25 anni, l'Eldorado mondiale dei dinosauri ha un nome: Biota Jehol. Questo termine indica una serie di località fossilifere, risalenti al Cretacico Inferiore (in particolare, l'intervallo Barremiano-Aptiano, ovvero circa 125-115 milioni di anni fa), localizzate nel nord-est della Cina, in particolare nella provincia del Liaoning. Il Biota Jehol è l'insieme delle specie fossili, sia animali che vegetali, rinvenute in queste località. Grazie a speciali condizioni ambientali e geologiche, molto rare, le specie dal Biota Jehol sono preservate con un dettaglio eccezionale: scheletri completi, articolati, e in molti casi associati a tracce delle parti molli, in particolare la pelle (compreso il piumaggio). Dinosauri ormai divenuti iconici, come Caudipteryx, Microraptor, Sinosauropteryx e Yutyrannus, provengono da questo biota. Sebbene i dinosauri siano senza dubbio i più famosi rappresentanti del Biota Jehol, la ricchezza delle faune rinvenute in queste località va ben oltre Dinosauria: insetti, pesci, mammiferi, pterosauri, anfibi, tutti in eccellente stato di conservazione, in grado di darci un quadro molto dettagliato della biodiversità dell'Asia orientale intorno a 120 milioni di anni fa.

Una località del Biota Jehol, scoperta alcuni anni fa, è particolare: il suo nome, traducibile dal cinese all'inglese come “Pigeon Hill” (la “collina del piccione”), non si trova nel Liaoning, ma più a nord, nella provincia cinese della Mongolia Interna. Oltre ad essere attualmente il sito più a nord del Biota Jehol, Pigeon Hill è anche particolare per l'eccezionale abbondanza di fossili di anfibi: si stima che dal sito siano stati estratti almeno 10 mila esemplari di rane, tritoni e salamandre fossili, di varie specie, spesso completi e perfettamente articolati.

Il primo dinosauro battezzato a Pigeon Hill è un uccello, un ornithuromorfo, alla cui descrizione e studio ho partecipato anche io: Khinganornis, pubblicato nel 2020. Lo studio su Khinganornis è uno di una serie di ricerche che da alcuni anni sto svolgendo in collaborazione con Wang Xuri, paleontologo di Pechino specializzato principalmente in uccelli mesozoici. Un nuovo studio frutto della mia collaborazione con Wang, esce oggi su Scientific Reports (Wang et al. 2022), e questa volta non descrive un uccello, bensì il primo dinosauro non-aviano da Pigeon Hill. Il post di oggi è dedicato alla storia di questo esemplare eccezionale.

Nel settembre del 2020, Wang mi inviò una serie di fotografie di un dinosauro rinvenuto a Pigeon Hill e che era in fase di preparazione (ovvero, di “liberazione” dalla matrice rocciosa che lo conserva). L'esemplare risultò essere un dromaeosauride completo, in ottimo stato di conservazione, articolato e con tracce evidenti di parti molli, in particolare, il piumaggio visibile lungo la parte dorsale del cranio e della intera colonna vertebrale.

Inoltre, erano visibili delle zone di colore bluastro-rugginoso, a livello del cranio, della zona addominale e delle estremità di pube e ischio. Abbiamo analizzato l'esemplare con i raggi UV, che hanno mostrato che le differenti colorazioni nel cranio e sugli arti sono legate al grado di preservazione della superficie ossa originaria (le parti color bruno sono quelle più erose), mentre restavano più misteriose le macchie nella zona addominale e pelvica. Abbiamo quindi prelevato dei campioni di queste incrostazioni addominali e le abbiamo analizzate al microscopio elettronico, dove sono risultate essere formate da una matrice di microcristalli dal diametro di 1-3 micron. Nonostante non siano risultate tracce di melanosomi, la texture dei microcristalli mi ha immediatamente ricordato quella dei campioni di tessuto prelevati da Scipionyx. Inoltre, l'estensione della macchia bluastra addominale ricalca fedelmente l'estensione dell'intestino fossilizzato in Scipionyx: essa parte a livello della nona dorsale, si estende ventralmente raggiungendo i gastrali tra la decima e la dodicesima dorsale, e resta separata dal pube da una zona “sgombra” di residui bluastri. La corrispondenza sia a livello microscopico che macroscopico tra la ragione bluastra nel dromaeosauride di Pigeon Hill e l'intestino in Scipionyx supporta l'interpretazione della incrostazione addominale nel nuovo fossile come la traccia del suo intestino. Si tratta di uno dei pochissimi casi di preservazione intestinale in un dinosauro, ed il primo caso in un theropode molto prossimo agli uccelli.

Corrispondenza topografica tra la regione intestinale di Scipionyx (in alto) e la zona bluastra in Daurlong (in basso). L'asterisco indica la "zona vuota" tra intestino e pube. Immagine di Scipionyx per gentile concessione di Simone Maganuco, tratta dalla Monografia del 2011 (Dal Sasso e Maganuco, figura 145, ribaltata per confronto).


A questo nuovo dromaeosauride abbiamo dato il nome di Daurlong wangi (il Drago di Daur di Wang: il genere fa riferimento alla popolazione della regione da cui proviene il fossile, la specie è un omaggio al direttore del museo in cui è conservato il fossile).

Le nostre analisi filogenetiche collocano Daurlong come strettamente imparentato con Tianyuraptor e Zhenyuanlong in un clade più affine ad Eudromaeosauria che a Microraptoria, sebbene la robustezza di tale collocazione sia relativamente bassa, dato che questi tre dromaeosauridi mostrano un curioso mix di caratteri presenti anche in altri paraviani.

Ricostruzione in vivo di Daurlong (c) Ivan Iofrida (2022)


Ringrazio Wang per avermi coinvolto nello studio, Marco Auditore per la ricostruzione scheletrica, e Valentina Rossi per alcuni suggerimenti per le analisi. Ivan Iofrida e Francesco Delrio hanno realizzato le illustrazioni ufficiali di Daurlong.

Un Daurlong banchetta con una rana di Pigeon Hill. (c) Francesco Delrio (2022)


Qui il podcast dedicato a questo nuovo dromaeosauride.

Bibliografia:

Wang, X., Cau, A., Guo, B. et al. Intestinal preservation in a birdlike dinosaur supports conservatism in digestive canal evolution among theropods. Sci Rep 12, 19965 (2022). https://doi.org/10.1038/s41598-022-24602-x

04 ottobre 2022

I dinosauri acquatici

 




Nuovo episodio del podcast ispirato da questa illustrazione di Francesco Delrio e dedicato ai dinosauri acquatici (mesozoici).

01 agosto 2022

Billy ed il Podcast


Un episodio del podcast sulla scia dei post di "Billy e il Clonesauro"? La madre di tutti i combattimenti alla "Jurassic Fight Club"? Il principio fondatore di qualunque Carnivoraforum?

Eccovi serviti!

27 giugno 2022

The Good, the Claw and the Eagle

 

Didascalia del post: "Although it might help in understanding dromaeosaurid falciphoran condition, modern raptor talons are quite different from "Mesozoic" raptor sickle-claws. In the former, the flexor tubercle in huge and anteriorly directed, in the dromaeosaurid is way smaller and posteriorly directed (red arrows). This, combined with the mechanical differences (in ungual tip curvature and force directions), makes me suspect that dromaeosaurids were less "raptor-like" in claw function than we usually assume".


Nella pagina Facebook del blog, ieri ho avviato una discussione sulla morfologia del secondo ungueale del piede in Deinonychus ed il suo confronto con gli ungueali del piede nei rapaci.

Ciò ha generato una ampia discussione tra appassionati ed esperti, con decine di commenti tutti interessanti, educati e costruttivi. Cose che fanno bene al cuore, in questi tempi di social media ridotti a scontri emotivi tra soliloqui arrabbiati.

19 giugno 2022

Atrociraptor marshalli for dummies

 

Fonte: Currie e Varricchio (2004)

Quando ero bambino, i dinosauri erano ingaggiati per partecipare a film o fumetti in base al loro CV. Dovevi essere un dinosauro che meritava di diventare famoso: dovevi avere una robusta esperienza come protagonista di paleoarte e una solida consistenza morfologica, altrimenti nessuno ti includeva nelle sue storie. E mi pare giusto, che mica possiamo prendere un dinosauro noto solo da due ossa di cui non si può dire praticamente nulla di sensato.

Poi è arrivato il XXI Secolo, e l'unica cosa oggi che conta è avere un nome più o meno vagamente tamarro (o che pare tale all'orecchio del profano), perché così il merchandising e i fanboy possono collezionare le figurine. Ed ecco quindi l'invasione dei vari Pyroraptor (6 ossa), Moros intrepidus (3 ossa, ma siccome la specie suona come una figata, la citiamo al pari di T. rex), e Atrociraptor. Se siete tra quei 3 milioni che nel 2022 hanno sbroccato nel sentire per la prima volta il nome "Atrociraptor" pensando che fosse un pessimo nome di fantasia sulla scia di "Indoraptor", questo post è per voi.

Atrociraptor è basato su i resti associati parziali di un muso di dromaeosauride dalla Formazione Horseshoe Canyon (limite Campaniano-Maastrichtiano del Canada sud-occidentale) scoperti nel 1995 e descritti da Currie e Varricchio nel 2004. Il nome, letteralmente, significa "raptor selvaggio di Marshall", dedicato allo scopritore del fossile.

L'esemplare, pur nella limitatezza dei resti, è ben conservato, con le ossa non significativamente deformate. Le dimensioni del dentale indicano un animale di dimensioni medie per un Dromaeosauridae, non oltre il paio di metri di lunghezza totali (stime più accurate sono ovviamente impossibili con il materiale a disposizione, anche a causa delle sue peculiari proporzioni, come spiego sotto).

L'elemento anatomico più particolare di Atrociraptor è la proporzione del mascellare, che è relativamente corto e alto per un dromaeosauride (basta confrontarlo con Velociraptor per notare immediatamente le differenze nell'allungamento del mascellare), in particolare la parte pre-antorbitale e la regione subcutanea. I denti sono marcatamente incurvati posteriormente, elemento che alcuni hanno considerato una deformazione tafonomica e non un genuino carattere anatomico, sebbene sia presente anche in altri dromaeosauridi.

Le proporzioni del mascellare sono molto variabili in Eudromaeosauria, e sono sovente considerate legate ad adattamenti ecologici. Anche il tipo e la disposizione delle fosse pneumatiche nella fossa antorbitale hanno una rilevanza almeno tassonomica, in questo caso distinguendo un modello di pneumatizzazione velociraptorino da uno saurornitholestino (presente in Atrociraptor). Nei velociraptorini, il mascellare è molto più allungato ed affusolato, mentre in Atrociraptor e altri taxa nordamericani (come Bambiraptor e Saurornitholestes) l'osso è accorciato e proporzionalmente più robusto. Queste differenze potrebbero indicare una differente funzione del morso e/o una differente specializzazione predatoria (con le forme dotate di musi corti potenzialmente in grado di sostenere una maggiore sollecitazione meccanica durante il morso). Curiosamente, se confrontiamo i pochi arti completi di questi due sottogruppi di dromaeosauridi, i velociraptorini sembrano avere arti anteriori relativamente più corti e gambe meno allungate rispetto al gruppo "dal muso corto". Purtroppo, il campione è troppo piccolo per poter sostenere un legame tra grado di allungamento degli arti e grado di accorciamento del muso.

PS: A me non interessa come un dinosauro viene battezzato dai suoi scopritori, mi interessa il fossile. Ancora meno mi interessa sapere se a voi quel nome piaccia o no, quindi, per favore, evitare di commentare solo per imbastire una polemica nominalistica su quanto detestiate la parola "Atrociraptor" o su quanto siano criticabili i paleontologi che creano nomi che non si conformano al vostro gusto.

Bibliografia:

Currie, P.J. and Varricchio D.J. (2004). A new dromaeosaurid from the Horseshoe Canyon Formation (Upper Cretaceous) of Alberta, Canada. Pp. 112–132 in P. J. Currie, E. B. Koppelhus, M. A. Shugar and J. L. Wright. (eds.), Feathered Dragons. Indianapolis: Indiana University Press.

11 giugno 2022

Un ottimo analogo attuale per il comportamento nel Deinonychus Quarry 1 di Ostrom


 

"Voi lo fissate, e lui vi fissa a sua volta. Allora scatta all'attacco. Ma non frontalmente. Dai due fianchi. Da parte di altri due Velociraptor, di cui non sospettavate l'esistenza. Perché il Velociraptor caccia in branco e si serve di tattiche di assalto ben coordinate. E vi sta sciabolando con questo, un artiglio retrattile di 15 cm molto affilato che si trova sul dito centrale. Non si disturba a mordervi la giugulare come farebbe un leone. No. Lui vi sciabola qui. O qui, in fondo alla pancia, facendo fuoriuscire le budella. Il guaio è che siete ancora vivi, quando cominciano a mangiarvi".

Beh, adesso che lo sai, cerca di dimenticare tutta questa favoletta.

02 maggio 2022

Pyroraptor for dummies

 

Questo è Pyroraptor (Allain and Taquet 2000)

Siccome tra un mese esce il film "Billy Mundo Trino", e dato che circolano rumor e varie operazioni virali legate a Billy Mundo in cui si menziona Pyroraptor, forse voi siete tra quei quattro lettori che non hanno mai sentito nominare questo dinosauro e vorreste sapere cosa sia. Questo post è per voi.

Pyroraptor olympus è basato su un singolo esemplare dal Cretacico Superiore della Francia, descritto da Allain e Taquet nel 2000. Il nome "Pyroraptor" ("raptor del fuoco") deriva dal fatto che il fossile fu scoperto dopo un incendio nella zona di ritrovamento. Il nome della specie, olympus, fa riferimento alla località di ritrovamento.

L'esemplare è piuttosto frammentario: alcuni denti, parte dell'avambraccio, alcune vertebre, alcune ossa del piede tra cui un grande ungueale falciforme. La dentatura seghettata e l'ungueale falciforme suggeriscono una attribuzione ai Dromaeosauridae più prossimi agli eudromaeosauri che agli unenlagiini, ma non è possibile andare più nel dettaglio sulle sue affinità dato il numero limitato di ossa. Dalle dimensioni delle ossa, l'animale è stimabile intorno a 1.5-2 metri di lunghezza, era quindi un dromaeosauride di dimensioni medie.

Non si può dire molto altro su questo animale. Senza una collocazione accurata in Dromaeosauridae, è del tutto arbitrario ricostruirlo con fattezze da velociraptorino oppure da dromaeosaurino, oppure da microraptorino oppure da saurornitholestino.  

Quello che vedrete al cinema è "Pyroraptor" solo di nome (PINO: Pyroraptor In Name Only* POIN: Pyroraptor Only In Name). Sono sicuro che se Allain e Taquet avessero battezzato l'animale con un nome meno tamarro di questo, nessuno a Hollywood avrebbe degnato il taxon di alcuna attenzione.


*Ringrazio Pietro Benvegnù per il suggerimento su PINO invece di POIN.

Bibliografia:

Allain, R., and Taquet, P. (2000). A new genus of Dromaeosauridae (Dinosauria, Theropoda) from the Upper Cretaceous of France. Journal of Vertebrate Paleontology 20: 404-407.