19 maggio 2013

IT is the magic word



Non tutti sono in grado di capire perché la ricostruzione del cranio di Spinosaurus sia differente da quella di Tyrannosaurus. E tale incomprensione non deriva da deficit cognitivi o tare genetiche, ma, semplicemente, da una sommatoria di simboli, una grande sommatoria di molti simboli: molti più di quelli necessari a capire il funzionamento di un programma di fotoritocco per giocare con qualche silhouette di ricostruzione scheletrica.
Non ho dubbi che esista una gamma continua di esemplari della specie Homo sapiens che colma, quasi permea, il divario cognitivo tra la totale assenza di concetti paleontologici e le più elavate vette della mia amata disciplina. Ma, immaginiamo di essere degli ottusi pensatori vincolati a ferree categorie dicotomiche, e di voler separare con uno spartiacque questa gamma di individui in due gruppi, da un lato, quelli che non sanno cosa sia la paleontologia e sono incapaci di formulare asserzioni paleontologicamente valide, e dall'altro lato quelli in grado di formulare tali asserzioni. Quale criterio potrebbe stabilire per tale spartiacque?
Ho riflettuto a lungo, e basandomi sull'esperienza maturata in questi anni di conversazioni con le persone più disparate, dai ragazzini fissati con la tassonomia fino a personaggi come Jack Horner, o dai sensibili artisti professionisti dalla profonda percezione della filosofia naturale fino agli iper-cafoni più tamarri, ed ho concluso che tale spartiacque è il seguente:

15 maggio 2013

Miti e Leggende Post-Moderne sui Dinosauri Mesozoici: Niente Festa della Mamma, siamo Psittacosauri!

L'associazione di un esemplare adulto di Psittacosaurus e 34 giovanili rappresenta un caso di cure parentali complesse in questo dinosauro?
Niente è più subdolo ed accattivante, per un paleontologo, di ciò che solletica il nostro cuore, o perlomeno, che innesca in noi sentimenti di immedesimazione e antropomorfica empatia.
Il comportamento raramente fossilizza, e quando avviene, quasi sempre fossilizza momenti di morte, non momenti di vita (le impronte, a questo proposito, sono le eccezioni migliori). Pertanto, occorre sempre la massima cautela nel dedurre l'etologia dalla tafonomia. Ciò non significa essere ottusi di fronte a scoperte inattese, ma nondimeno saper valutare con attenzione fossili eccezionali.
Uno dei fossili più spettacolari di questi ultimi anni, in ambito paleo-comportamentale, è sicuramente quello mostrato nella foto qui sopra: 34 esemplari molto immaturi di Psittacosaurus strettamente associati tra loro ed assieme ad un singolo esemplare molto più grande (e quindi più maturo). Tutti ci siamo "innamorati" di questo fossile, anche perché è quasi impossibile non vedere in questa associazione una testimonianza drammatica di qualcosa a noi molto congeniale e familiare (in tutti i sensi): l'affetto di un genitore verso i suoi piccoli. Eppure, pare che l'apparenza ci abbia ingannato. O meglio, che qualcuno ci abbia ingannato.

13 maggio 2013

Romeosaurus, un nuovo mosasauride italiano

Esemplare riferito di Romeosaurus custodito al Museo di Paleontologia e Preistoria di Sant'Anna d'Alfaedo
Continua la serie di nuovi studi e rivalutazioni dei rettili mesozoici italiani!
I mosasauri sono grandi squamati marini comparsi all'inizio del Cretacico Superiore (circa 95 milioni di anni fa) ed estinti alla fine del periodo, che presentano arti modificati in pinne non più atte alla locomozione fuori dall'acqua. Sebbene ci sia consenso sulla monofilia dei mosasauroidi, è controverso se l'evoluzione delle pinne e delle corrispondenti modifiche nei cinti siano comparse una sola volta nei mosasauroidi oppure due volte (e, pertanto, se la condizione 'mosasauriana' sia polifiletica in Mosasauroidea).
In Italia, resti di mosasauroidi sono noti dalla metà dell'XIX secolo. Recentemente, sono stato a Padova per questioni legate ad un fossile che sto ristudiando, e ne ho approfittato anche per osservare alcuni di questi primissimi fossili mosasauriani scoperti nel nostro paese, descritti più di un secolo fa da DeZigno (una serie di denti). Un cranio, scoperto in Appennino Emiliano alla fine del XIX secolo e interpretato come un Metriorhynchidae (e battezzato "Capelliniosuchus"), è stato riconosciuto come cranio di Mosasauridae solamente nel 1989. Recentemente, ho potuto osservare questo esemplare, che, a quanto mi risulta, è in fase di ristudio, quindi mi astengo dal parlarne, per non scavalcare il lavoro dei colleghi che se ne stanno occupando.
I resti meglio conservati di mosasauri italiani provengono, comunque, dal Veneto: si tratta di scheletri parzialmente articolati che attendevano da circa mezzo secolo una dettagliata descrizione, avvenuta di recente. Palci et al. (2013) descrivono questi resti di mosasauroidi dalla metà del Cretacico Superiore dei Monti Lessini ed istituiscono un nuovo genere (e due specie): Romeosaurus (con le specie R. fumanensis e R. sorbinii). Le due specie di Romeosaurus si differenziano per la forma del frontale, il numero dei denti e l'ornamentazione delle corone dei denti.
Come ho scritto prima, l'origine degli adattamenti strettamente marini nei mosasauri è incerto: se si assume che l'origine delle pinne sia avvenuta due volte indipendentemente (un'ipotesi che, a mio avviso, richiederebbe un test filogenetico molto più dettagliato di quelli proposti finora), essa caratterizzarebbe due linee: quella Russellosaurina e quella Mosasaurina. L'analisi di Palci et al. (2013) colloca Romeosaurus alla base della radiazione russellosaurina.

Bibliografia:
Palci, A.; Caldwell, M. W.; Papazzoni, C. A. (2013). A new genus and subfamily of mosasaurs from the Upper Cretaceous of northern Italy. Journal of Vertebrate Paleontology 33(3): 599-612.

12 maggio 2013

Tyrannosaurus aveva un cuore?

Questo post nasce da alcune riflessioni indotte da una conversazione con Mark Wildman sul suo blog.
No, non sto per parlare di buoni sentimenti: il "cuore" del titolo non è una metafora della compassione, ma si riferisce letteralmente al muscolo cardiaco. E se pensate che la domanda sia "stupida", vi suggerisco di riflettere su altre domande ugualmente "stupide" che nondimeno pare pervadano le discussioni sui dinosauri. Oppure, di proseguire con la lettura del post.

09 maggio 2013

Wulatelong

Continua la carrellata di nuovi oviraptorosauri! 
Xu et al. (2013) descrivono un oviraptoride dal Cretacico Superiore della Mongolia Interna (Cina) ed istituiscono Wulatelong gobiensis. L'olotipo consiste in uno scheletro parziale e semiarticolato, che comprende il cranio, la colonna dorsale, parte dei cinti e degli arti, tra cui una gamba quasi completa.
Il cranio di Wulatelong presenta numerose sinapomorfie di Oviraptoridae, e, nel grado di allungamento del rostro, e nella posizione della finestra mandibolare esterna, pare una forma relativamente basale.
La mano non presenta le specializzazioni tipiche degli 'ingeniini', il bacino ricorda gli oviraptorosauri non oviraptoridi nello sviluppo dei peduncoli iliaci, il femore presenta un trocantere posteriore come Avimimus, ed il piede è subarctometatarsale. Il secondo dito del piede è preservato in iper-estensione: siccome il piede non mostra segni di disarticolazione, ritengo che questa condizione non sia un artefatto tafonomico ma rispecchi una effettiva postura in vita. Anche se l'iper-estensione è spesso considerata esclusiva dei deinonychosauri, Senter (2009) ha mostrato che anche in altri theropodi è possibile un grado di estensione del secondo dito comparabile a quella osservata nell'olotipo di Wulatelong, nonostante che tutti questi taxa non presentino le specializzazioni ossee dei deinonychosauri: ciò può indicare che l'iper-estensione dei paraviani sia una modifica - a livello osseo - di una condizione pre-esistente in molti theropodi ma basata solo su legamenti e muscoli.
Gli autori notano che Wulatelong presenta una morfologia relativamente plesiomorfica per un Oviraptoridae, ma non includono questo taxon in un'analisi filogenetica. 
Immeso in Megamatrice, Wulatelong ha rivoluzionato le relazioni tra gli oviraptoridi: esso risulta un Oviraptorinae basale, più derivato di Oviraptor ma esterno al sottoclade comprendente gli altri oviraptorini. Oviraptorinae risulta ora un clade specioso, con una serie di forme basali (tra cui Wulatelong) e due linee derivate, una che include Rinchenia e Nemegtomaia, l'altra Citipati e l'eterno senza nome IGN 100/42. Risultato molto curioso, un oviraptorosauro nordamericano, che per ora non menziono, risulta un Oviraptorinae molto derivato...
Se questa topologia sarà confermata da studi futuri, il marcato accorciamento del rostro che caratterizza gli 'ingeniini' e gli oviraptorini derivati (ed assente in Oviraptor e Wulatelong) risulterebbe frutto di  convergenza.

Bibliografia:
Senter, P. 2009. Pedal function in deinonychosaurs (Dinosauria: Theropoda): A comparative study. Bulletin of the Gunma Museum of Natural History 13:1-14.
Xu Xing, Tan Qing-Wei, Wang Shuo, Corwin Sullivan, David W. E. Hone, Han Feng-Lu, Ma Qing-Yu, Tan Lin and Xiao Dong (2013). A new oviraptorid from the Upper Cretaceous of Nei Mongol, China, and its stratigraphic implications. Vertebrata PalAsiatica 51 (2): 85–101.