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06 dicembre 2021

Borogovia Reloaded

Un Borogovia dà ad un giovane Tarbosaurus una lezione che non dimenticherà facilmente. Opera di Edyta Felcyn-Kowalska, basata su ardite speculazioni del vostro blogger* (credit: E. Felcyn-Kowalska, D. Madzia).

Più di 12 anni fa, scrissi un post su un theropode che mi ha sempre intrigato molto, Borogovia gracilicrus, dalla Formazione Nemegt del sud della Mongolia. Intrigato perché Borogovia è bizzarro e frammentario, quindi enigmatico. Intrigato perché è uno dei piccoli grandi tesori delle mitiche spedizioni polacco-mongole di mezzo secolo fa.

Dato che l'olotipo di Borogovia è conservato a Varsavia, nella medesima collezione che comprende Hulsanpes, taxon che ridescrissi alcuni anni fa assieme a Daniel Madzia, era inevitabile che parlassi con Daniel anche della possibilità di visionare e rivalutare Borogovia. Dopo la descrizione originaria del 1987 da parte della Osmólska, nessuno aveva rimesso mano sul materiale, e non esisteva finora una analisi quantitativa rivolta esplicitamente a testare le affinità di questo enigmatico theropode. Alla luce della enorme quantità di nuovi maniraptori scoperti negli ultimi 30 anni, ho pensato fosse il caso di scrivere uno studio sul fossile, che integrasse la descrizione originaria del 1987, in particolare analizzandolo filogeneticamente per cercare di dare una interpretazione delle sue bizzarre caratteristiche. Inoltre, era ancora irrisolta la questione se Borogovia fosse o no un taxon distinto da un altro troodontide del Nemegt, Zanabazar

[Notare che in caso di sinonimia tra B. gracilicrus e Z. junior, il genere Borogovia - del 1987 - vince sul genere Zanabazar - del 2009 -, mentre la specie junior - del 1974 - vince sulla specie gracilicrus - del 1987 -: c'è quindi un potenziale groviglio tassonomico che merita di essere risolto: se i due fossero sinonimi, dovremmo usare la combinazione "Borogovia junior"]

Esce oggi un articolo** che ho scritto con Daniel Madzia (Cau e Madzia, 2021) dove analizziamo Borogovia, soffermandoci sugli elementi filogeneticamente significativi, illustriamo per la prima volta a colori e nel dettaglio gli elementi più importanti del fossile, e ne testiamo le affinità evolutive. In pratica, questo articolo si propone di risolvere i punti che avevo sollevato nel mio post del 2009.

Innanzitutto, il nostro studio conferma che Borogovia è distinto da Tochisaurus (altro troodontide del Nemegt), come già notato da precedenti autori, ma soprattutto, dimostra che esso è distinguibile anche da Zanabazar. Tre elementi della morfologia dell'astragalo lo differenziano da Zanabazar, e due elementi della morfologia del metatarso lo differenziano da Tochisaurus. Inoltre, l'analisi filogenetica che abbiamo sviluppato mostra che i tre taxa non risultano sister-taxa. Borogovia risulta in tutte le differenti analisi (svolte tarando il peso implicito dei caratteri in modo differente in funzione della omoplasia) un membro di Troodontidae, in particolare interno alla linea che conduce a Troodontinae, di cui potrebbe essere il sister taxon. A questo proposito, abbiamo testato, per la prima volta, lo status dell'olotipo di Troodon formosus (un dente) per stabilire in modo non-ambiguo se il gruppo dei "troodonti" meriti di avere il nome ancorato a quel dente (ovvero, Troodontidae): l'analisi ha dato esito positivo. Ciò significa che indipendentemente dal destino del nome Troodon rispetto ad altri taxa nordamericani, quel clade merita quel nome.

Le nostre analisi confermano pienamente l'interpretazione generale della Osmólska su questo troodontide, come forma "aberrante" all'interno del clade. Dato che nello studio del 1987 si analizza anche la questione della omologia o meno del secondo dito falciforme di troodontidi e dromaeosauridi, abbiamo testato l'evoluzione di questo adattamento nei paraviani e lungo la linea che conduce a Borogovia.

In particolare, abbiamo analizzato la peculiare morfologia del secondo dito del piede di Borogovia, che si differenza da quella degli altri troodontidi nel non presentare l'ungueale "falciforme" tipico di dromaeosauridi e troodontidi. Abbiamo inoltre introdotto il termine "condizione falciforana" per indicare il secondo dito del piede modificato per portare l'artiglio falciforme. 

Notare che "falciforan condition" non è un sinonimo di "sickle-clawed", termine usato per riferirsi a quei taxa dotati della condizione falciforana, né a "sickle-claw", che si riferisce alla peculiare forma dell'unguale in questi taxa. La condizione falciforana è una morfologia più complessa della semplice presenza di un ungueale falciforme nel secondo dito del piede, e coinvolge una decina di elementi anatomici a livello del secondo metatarsale e di tutte e tre le falangi del secondo dito. 

Piede di Deinonychus in vista mediale (da Ostrom, 1969), con indicati gli elementi che formano la condizione falciforana "completa".

La nostra analisi dimostra che Borogovia non è del tutto privo della condizione falciforana (nonostante sia privo dell'ungueale falciforme: notate quindi come i due termini non siano sinonimi), ma che piuttosto deve essere interpretato come portatore di una modificazione della condizione falciforana "classica" presente negli altri troodontidi. La condizione "post-falciforana" di Borogovia potrebbe essere legata a specializzazioni locomotorie ed alimentari, ma ciò richiederà la scoperta di nuovi resti di questo dinosauro, in particolare resti del cranio.

Ringrazio Daniel per l'ennesima collaborazione, ed Edyta Felcyn-Kowalska per aver così egregiamente illustrato la mia speculazione di dare a Borogovia una parvenza "da casuario arrabbiato".

Note

* Una nota sull'immagine che apre il post: si tratta di una speculazione puramente ipotetica su un comportamento difensivo di Borogovia, capace di scalciare contro eventuali aggressori. L'ipotesi è puramente speculativa, non basandosi su alcuna evidenza diretta né su analisi biomeccaniche. 

** Questo è il Contributo Numero 3 (dopo Halszkaraptor e Hulsanpes) della mia "serie osmolskiana", con la quale rendo omaggio postumo alla grande paleontologa polacca scomparsa nel 2008.

Chiosa personale

Il 6 Dicembre è davvero la "mia" giornata paleontologica. Il 6 dicembre 2014 ero nel sud tunisino e partecipai alla scoperta di Machimosaurus rex. Il 6 dicembre 2017 pubblicai Halszkaraptor. Ed oggi aggiungo un altro episodio paleontologico alla lista dei miei "sei di dicembre".


Bibiliografia:

Cau A., Madzia D. 2021 - The phylogenetic affinities and morphological peculiarities of the bird-like dinosaur Borogovia gracilicrus from the Upper Cretaceous of Mongolia. PeerJ  9-e12640: 1-25. http://doi.org/10.7717/peerj.12640.  

Osmólska H. 1987 - Borogovia gracilicrus gen. et sp. n. a new troodontid dinosaur from the Late Cretaceous of Mongolia. Acta Palaeont. Polonica 32:133-150.

Ostrom J.H. 1969 - Osteology of Deinonychus antirrhopus, an unusual theropod dinosaur from the Lower Cretaceous of Montana. Peabody Museum of Natural History Bulletin 30:1-165. 

29 novembre 2021

Riflessioni per una Avanguardia Paleoartistica

 L'idea dominante sulla Paleoarte è che essa debba essere una rappresentazione iper-realistica e didascalica della vita del passato.

Tralasciando il fatto che la Paleoarte non rappresenta la "vita del passato" bensì ipotesi paleontologiche storicamente determinate, mi domando se non sia arrivato il tempo di portare la Paleoarte fuori dal ridotto recinto dell'iper-realismo e della didascalica.

Ad esempio, includere nella Paleoarte anche le suggestioni, le emozioni e le istanze private del paleontologo, le sue riflessioni filosofiche, l'intera paleontologia e non solo la parte ricostruttiva.

Può esistere una Paleoarte astratta?

Andrea Cau, 2021 - Tafonomia dell'olotipo di Halszkaraptor escuilliei


07 novembre 2021

Indiana Jones ed il commercio dei fossili

 


Su Internet tutto è estremizzato. "Bianco vs Nero", senza sfumature di grigio, perché "Grigio" significa automaticamente il colore nemico al tuo. Oppure "Buoni vs Cattivi", che generalmente è una forma ipocrita per dire "Noi vs Loro". 

Io sono abbastanza anarchico e senza-dio per poter esprimere le mie opinioni con distacco e leggerezza, dato che non ho una squadra da difendere né un partito da supportare. Sì, sono un paleontologo, termine che per certa gente online significa "uno di quelli che sta nella Torre d'Avorio e tratta i comuni mortali con disprezzo", mentre a casa mia la parola significa "uno che passa un sacco di tempo ad aggiustare un manoscritto su materiale fossile dopo che Reviewer #2, ovviamente anonimo, mi ha chiesto di includere inutili citazioni di un autore che sospetto essere proprio Reviewer #2". Ma non ho la tessera del "Partito dei Paleontologi", qualunque cosa esso possa essere.

Tra le innumerevoli guerre più o meno futili che si combattono online nel nome della "giustizia sociale" (e che nel 90% dei casi non hanno alcuna attinenza con i problemi del mondo fuori da internet), c'è la Guerra Santa dei Paleontologi Duri e Puri contro i Miscredenti Venditori di Fossili. Una guerra talmente ridicola che merita di essere oggetto di un post in questo blog.

Come ho accennato sopra, io sono un paleontologo. Quindi, per quel meccanismo perverso che ci porta a ridurre gli individui alla categoria a cui appartengono, io dovrei essere dalla parte dei Duri e Puri e combattere i Miscredenti. Ma, grazie al Mesozoico, io non ho alcun interesse a partecipare alla "Guerra Santa", per la semplice ragione che non esiste alcuna Guerra Santa tra le forze del Bene e quelle del Male. In realtà, c'è solo una polemica marginale e un pochino pretestuosa tra un certo numero di paleontologi ed un certo numero di commercianti di fossili. Ma siccome su Internet tutto è estremizzato, ecco che il battibecco personale tra una manciata di soggetti viene trasfigurato come se fosse Ragnarok.

Prima che qualcuno legga questo post come "Grigio", ovvero "il colore del mio Nemico", e mi accusi di tradimento, eresia e qualche altra scemenza, chiariamo alcuni punti.

1. I fossili sono solo pezzi di roccia. Se nessuno raccoglie un fossile, esso è destinato ad essere distrutto dall'erosione o dal metamorfismo. Onestamente, se devo scegliere tra un fossile che diventa polvere a causa dell'erosione oppure lo stesso fossile che può dare da lavorare ad un onesto commerciante, preferisco la seconda opzione. So benissimo che c'è invece chi pensa l'esatto opposto, e preferisce un fossile polverizzato dal vento piuttosto che dare da lavorare a qualcuno... ma io continuo a pensare che una persona sia più importante di un pezzo di roccia. 

2. I fossili non hanno diritti naturali inalienabili, non sono persone, ma sono oggetti il cui destino è regolato dalla legislazione pertinente la località di raccolta del fossile. In certi stati, la gestione dei fossili è regolata da certe leggi, in altri stati da leggi differenti, ed in altri stati ancora da nessuna legge. Non esiste una "legge mondiale" sui fossili, quindi se qualcuno pensa di avere la risposta assoluta e definitiva alla faccenda, si sbaglia: sta solamente amplificando il valore della propria opinione personale. Ogni caso, difatti, è diverso, perché diversa è la legge del luogo, il contesto culturale e politico, così come la situazione particolare. Ovvero, se qualcuno ha dei problemi sul destino dei fossili in un determinato stato o nazione, deve risolverla sul piano locale, perché il problema è politico, non etico. Se davvero si ha a cuore il destino di certi fossili, allora si agisca nel modo in cui quello stato legifera per cambiare la legislazione sul materiale fossile. Fare crociate online senza poi approdare al legislatore locale, è stupido.

3. Io sono pragmatico, non moralista. Penso che trovare soluzioni pratiche e tradurle in leggi (sia nazionali che internazionali) sia molto più utile che fare delle crociate moraleggianti sui fossili. Anche perché, onestamente, nessuno può rivendicare una qualche superiorità etica o morale stando seduto davanti ad un computer o smanettando dal proprio smartphone. L'etica è sempre pratica.

4. Non esistono "Buoni vs Cattivi", ma solo situazioni contingenti e particolari. Dipingere la faccenda come una battaglia di tipo manicheistico, con i Paleontologi "tutti Buoni" e i Commercianti di fossili "tutti Cattivi", è una favola che può funzionare per far addormentare i bambini, ma che descrive la realtà con la stessa accuratezza di un cladogramma di Dave Peters. Io conosco numerosi ottimi paleontologi, ma anche paleontologi bastardi a cui non affiderei nemmeno il mio bidone della indifferenziata, e conosco commercianti di fossili che sono persone veramente professionali e generose, così come ci sono i trafugatori di siti paleontologici che piazzano la dinamite dopo che hanno scavato in un sito. Prima la facciamo finita con la divisione del mondo in "Buoni [noi]" e "Cattivi [loro]" e prima aiuteremo le persone di buona volontà in ambo i fronti a far piazza pulita delle rispettive mele marce.

5. Regolare il commercio dei fossili è una fonte di opportunità anche per i paleontologi. In primo luogo, è tempo che si dicano le cose come stanno: non è possibile dare da lavorare nell'Accademia a tutti quelli che si laureano in paleontologia. I posti di ricercatore, docente, curatore sono sempre meno, e la competizione per trovare uno straccio di posizione nel mondo accademico è talmente feroce da essere analoga a quella che esiste nel resto del mondo lavorativo. E allora, invece di creare nuovi dottori disoccupati e cui si fa credere che il paleontologo serio può solo stare dentro l'Università, perché non incentivare la collaborazione tra mondo scientifico e "mondo commerciale", così da dare nuove opportunità di lavoro a tutti quelli che in ogni caso non potranno mai fare il "paleontologo accademico"? 

6. Non tutti i fossili meritano di essere studiati. Ovviamente, il primo esemplare di una specie fossile deve essere protetto e curato in un museo. E lo stesso vale per qualsivoglia esemplare che onestamente arricchisce la conoscenza scientifica. Ma questo argomento è valido con qualsiasi fossile? Che dire di quelle tonnellate e tonnellate di materiale fossile che non apporta alcun reale contributo al progresso scientifico? Esistono fossili molto abbondanti e che nessuno si sogna di studiare scientificamente, proprio perché nessuno di noi li ritiene meritevoli del lavoro che dedichiamo per analizzare i fossili "fighi". Non facciamo gli ipocriti: se non li studiamo è perché sappiamo che non valgono nemmeno la fatica di metterli sotto un microscopio! Ha senso tenere quel materiale nei musei? Ha senso impedire un uso commerciale di quel materiale? Qualcuno potrebbe dirmi che forse in futuro quel materiale, oggi privo di utilità, potrà diventare utile se analizzato con nuovi metodi che non abbiamo ancora inventato. Forse è così, ma mi pare piuttosto una arrampicata sugli specchi per non ammettere che, oggi, quel materiale è del tutto privo di valore scientifico mentre già ora esso ha un buon potenziale economico. 

Concludendo, la "guerra" tra paleontologi e commercianti di fossili sarebbe conclusa da tempo se si mettesse da parte il moralismo astratto e si usasse un sano pragmatismo. Regolare il commercio dei fossili in modo esplicito, sia a livello locale che internazionale, può dare opportunità di lavoro a tanti paleontologi che non trovano occupazione accademica (o che, onestamente, preferiscono andare a scavare - anche a pagamento - piuttosto che passare il tempo a scrivere post e articoli tecnici), può creare una rete di relazioni tra diverse professionalità, può incentivare una più razionale gestione dei siti fossiliferi, può arginare e combattere in modo virtuoso la depredazione da parte dei tombaroli. 

Io non vedo dove sia il problema che, almeno online, certi miei colleghi sembrano dipingere con i toni della tragedia.

05 novembre 2021

Lettera Aperta ai Puffi

source: https://smurfs.fandom.com/


Tra articoli, libri e conferenze da preparare, ho poco tempo per il blog. Quindi, faccio quello che fa la RAI in estate, ovvero, vado di grandi classici del blog, o del suo precursore ultrazionale, e ri-posto quelli più simpatici (almeno per me, che mica conosco i vostri gusti e comunque difficilmente potrei soddisfarli tutti). Ho ritrovato un vecchio post del 2010, scritto nell'altro blog che ormai non uso più, e noto che in 11 anni certe cose non sono cambiate per niente. Anzi, sono pure peggiorate...

23 ottobre 2021

Homo sapiens (ricetta originale)

 Riposto un mio vecchio scritto di 13 anni fa (di epoca ultrazionale).

Homo sapiens (ricetta originale)

Ecco una ricetta facile e sfiziosa con la quale stupire le vostre divinità ospiti da altri universi.
Ingredienti:

Una stella di tipo G, ancora nella sequenza principale. Un pianeta con asse di rotazione inclinato di una ventina di gradi sull’eclittica, geodinamicamente attivo e con una crosta solida. Acqua in abbondanza. Una manciata scarsa di asteroidi di media grandezza (evitate le comete, tendono a lasciare il piatto troppo umido). Un pesce polmonato con attitudine alle acque basse e limacciose (non usate Eusthenopteron o Acanthostega, troppo derivati).

Tempo di cottura:
350 milioni di anni.

Ricetta:
Togliete il pesce dall’acqua. Ripulitelo bene, sollevatelo in modo che sia tetrapode quanto basta, tirategli il collo (che avete precedentemente formato), togliete lepidotrichi e linea laterale, farcitelo con una fecondazione interna ed annessi embrionali. Tenetelo in umido una settantina di milioni di anni (possibilmente in un forno alimentato a carbonifero).
Allontanate il pesce dalle fascia equatoriale e portatelo in glaciazione per una trentina di milioni di anni. Aprite una finestra sul cranio e stendete la muscolatura del dorso, in modo che smetta di muoversi come un pesce fuor d’acqua. Eliminate le ossa della mandibola in eccesso, riducete la taglia e insaporitelo con un ricoprimento pilifero.
Prendete il pesce e mettetelo a riposare in ombra per circa duecento milioni di anni. Nel frattempo, godetevi il paesaggio.
Quando vedrete che il pesce ha smesso di fare uova, prendete un asteroide e scagliatelo sulla teglia. Attendete che l’asteroide abbia rosolato bene il resto della teglia, ripulitela da penne e scaglie in eccesso e ripassate il pesce nel microonde con una buona dose di radiazioni adattative.
Prendete il pesce e guarnitelo con qualche ramo. Appena il pesce avrà fatto una presa opponibile con i rami, farcitelo con frutta e foglie. Lasciate il tutto rampicare per una cinquantina di milioni di anni. Dopodiché, togliete rami e foglie, stendete il pesce al suolo, sollevatelo in verticale e fatelo seccare all’aperto. Nel frattempo, ripulitelo dal pelo in eccesso e farcite il cranio con cervella e frattaglie mentali assortite.
Prendete il pesce e istruitelo a sufficienza. Non è necessario farlo con spezie pregiate (arte, miti e filosofia), anche una buona dose di calcio e politica andranno bene ai nostri scopi. Battezzatelo e dategli un obiettivo. Non appena l’obiettivo avrà fatto la crosta, sopprimete il pesce con la sua stessa tecnologia e seppellitelo con un rito funebre, senza fossilizzarlo.

Il piatto va servito caldo, appena soppresso, così che il ricordo della sua evoluzione dia un pizzico di gusto in più ad un’esistenza troppo spesso sottovalutata.

Buon appetito!