03 maggio 2015

Piumare l'Incredulità, senza sospenderla



Post più ultrazionale che theropodico...
Per mia natura, sono scettico. E lo sono soprattutto verso ciò che conosco meglio. E siccome ciò che conosco meglio nell'intero universo è me stesso, voglio essere – per l'ennesima volta – scettico verso me stesso e domandarmi se parte (quanta?) della bile dinomaniacale che trasuda da certi commenti sia dovuta al fatto che non ho spiegato bene le mie intenzioni ai miei lettori, specialmente a quelli più fanatici e zeloti verso Billy l'Altissimo ed il suo Giardino Giurassico.
Il dubbio nasce dal fatto che troppo spesso i miei post su Billy il Creatore dell'Eden Giurassico generino commenti idio... ehm, bizzarri come “Ma Billy è solo un film! Non si può criticare scientificamente un film di fantasia!”.

Caro il mio dinomaniaco che commenti con l'ovvia constatazione che Billy ed il Clonesauro sia un film, anche io so che Billy ed il Clonesauro è solo un film. Infatti, proprio perché è solo un film penso sia perfetto per fare disquisizioni di qualsiasi tipo, dalla paleontologia, alla paleoarte, alla cultura pop, alla divulgazione scientifica, alla epistemologia. Qui chi non si rende conto che è “solo” un film sembri essere solo tu che commenti con la più ovvia delle constatazioni. Dove sarebbe il problema del “essere solo un film”? Proprio perché è solamente un film si può sviscerare nei modi più vari, ed usarlo come pretesto per discorsi che vanno ben aldilà del mero film.
Siccome è solo un film, ovvero una narrazione fittizia che frulla nei nostri cervelli, possiamo usarla per far frullare ben altri tipi di concetti, a mio avviso ben più interessanti del mero parlare della storia del film in quanto tale.
Caro dinomaniaco, perché non capisci? Perché ti senti il dovere di “difendere” un film ricordandomi che esso è solo un film? Perché pensi che quel film sia da “difendere” dai miei post, ergendo un bastione protettivo con commenti ovvi e banali? Forse temi che i miei post faranno calare gli incassi del film? Probabilmente, no. Non sei così fanatico... Forse temi che disvelando la natura fittizia di un film quel film perda il suo fascino? Spero di no. Non sei così ingenuo. Forse hai paura di diventare adulto e scoprire che non esiste realmente un'isola al largo del Costa Rica presa in concessione dal governo e nel quale hanno passato gli ultimi cinque anni a mettere su una specie di “riserva biologica” (una cosa spettacolare, non hanno badato a spese), e che tale progetto non potrà mai esistere? Spero di no. Non sei così immaturo.

Mi chiedo allora se il bisogno di “difendere” Billy – palese nei commenti di vari lettori – non celi in realtà un voler difendere sé stessi. Difendersi da cosa? Forse, imponendo una riflessione (ult)razionale all'interno di un contesto di finzione, molti si sentono minacciati? Minacciati da cosa e perché?

Provo a riflettere, partendo da come io vedo i miei post su Billy.
Nella mia mente esistono vari “livelli di realtà”.
Esiste una realtà fisica, che è quella che conosciamo tramite i sensi grazie alla mediazione del metodo scientifico. I dinosauri, nella loro accezione più pura, sono parte di quel mondo fisico.
Esiste una realtà simbolica, che è quella elaborata dal nostro cervello per comprendere ed agire nel mondo fisico, ma che è andata anche oltre la mera corrispondenza con la realtà fisica, producendo l'intricata nebulosa dei nostri ideali, passioni, sogni, idoli e mitologie. Un film come Billy ed il Clonesauro esiste in questo secondo mondo, non nel primo. Sì, nel mondo fisico esiste la bobina di celluloide, la videocassetta o il DVD di Billy ed il Clonesauro, ma ciò che suscita la passione e che spinge le persone al cinema sta dentro le loro teste, non nel supporto fisico del film.

Pertanto, convenuto che Billy esiste esclusivamente nel mondo simbolico che frulla dentro le nostre teste, esso è, al pari di qualsiasi altro oggetto della mente, uno strumento per costruire a sua volta nuovi simboli, nuovi concetti, nuovi pensieri. Vediamo cosa genera, a seconda delle diverse teste in cui il film viene “visionato”.
Dentro la mia mente esiste una complessa sovrapposizione di livelli simbolici.
Esiste l'elegante sistema del pensiero scientifico, dentro cui i fossili sono analizzati ed interpretati, ed il concetto di dinosauro è vincolato al paradigma scientifico con cui interpreto i fossili.
Esiste poi il “dinosauro” nella sia accezione popolare, inclusa quella che vediamo in Billy.
Il dinosauro “pop” ed il dinosauro puro (scientifico) sono legati da varie relazioni. Non sempre il flusso delle relazioni parte dal dinosauro scientifico per approdare in quello pop. A volte, avviene il contrario. Ciò non deve scandalizzare, a patto che tale “inversione” delle relazioni sia consapevole e guidata. Io posso prendermi la libertà di coniare Sauroniops perché so perfettamente che quel frontale cenomaniano è un oggetto scientificamente valido, indipendentemente dall'appeal pop del nome del taxon che conio. Ma non tutti, probabilmente, hanno lo stesso grado di consapevolezza quando frullano il concetto di “dinosauro” nelle loro menti.

Nella mia mente esiste anche il concetto di “film”, inteso come “arbitraria sequenza di scene che io interpreto come una storia che simula eventi reali”. Un film è sempre, anche quando proposto come “documentario”, una pura finzione. Finzione è la sequenza, il montaggio, il plot degli eventi. Per “finzione” intendo che quello che vedo scorrere nella storia è stato deciso e assemblato da altre persone, non avviene nel mondo “oggettivo” in modo autonomo. Billy, come ogni altro film, è quindi una pura invenzione, ma che si propone – in modo accattivante – come realistica, generando in noi l'illusione del reale, e, di conseguenza, inducendo in noi emozioni analoghe a quelle che si provano nella vita reale. Il successo dei film sta proprio nel loro stimolarci emotivamente. Da qui, penso, nasce l'attaccamento emotivo di chi non vuole che la sua “storia preferita” sia palesemente sviscerata razionalmente e mostrata per quello che è: ovvero, una sequenza arbitraria di scene filmate piena di contraddizioni scientifiche, contraddizioni che impediscono a questa storia di poter essere reale.

Trovo riduttivo l'approccio di chi non riesce a sviscerare un film nella sua natura paradossale. E trovo ulteriormente limitante l'incapacità di molti di comprendere la differenza tra film-in-quanto-finzione-reale da film-in-quanto-finzione-simbolica. Comprendere tale differenza significa essere capaci di amare un film emotivamente, grazie alla sospensione dell'incredulità, ed al tempo stesso apprezzare l'analisi razionale del perché e del come un film non sia reale.

Cosa mi spinge a “sviscerare” un film, per mostrare la sua impossibilità sia logica che scientifica, la sua non-realtà? Perché trovo interessante mostrare che un Tyrannosaurus adulto nel 1993 deve essere stato clonato nel 1968, contraddicendo quindi il film stesso che dichiara tale animale creato non prima di cinque anni prima? Perché è un modo simpatico ed originale per indurre riflessioni a vari livelli: riflessioni sullo sviluppo ontogenetico dei dinosauri, riflessioni sulla plausibilità scientifica di un allevamento di dinosauri, riflessioni sulla sospensione dell'incredulità che assumiamo quando guardiamo un film di fantascienza, riflessioni sulla potenza mitizzante del cinema, riflessioni sulla natura pseudo-religiosa di molte passioni post-moderne. Tutto questo può essere generato da un post che usi come pretesto l'ontogenesi di un Tyrannosaurus vissuto nel 1993. Peccato che larga parte di queste discussioni sia del tutto aldilà della capacità riflessiva del commentatore medio, il quale si limita solo a lamentarsi dell'ovvia natura fittizia di un film.

E quindi torno al dinomaniaco che deve commentare in quel modo.
Perché non comprende che un film può trascendere la sua natura di finzione narrativa, ed essere un pretesto simpatico ed intelligente per aprire una discussione su temi più complessi ed elevati del mero film sui dinosauri? Perché non si sforza di separare la narrazione fittizia e la storia arbitraria che gli viene confezionata e proposta nel film, da tutto ciò che egli può generare partendo dal film? Perché non riesce a saltare dal piano della mera narrazione fantastica, che riconosce quando afferma che “è solo un film”, per approdare a quella del paradosso, per poi usare quel paradosso come un elegante trampolino per affrontare tematiche più ampie ed interessanti?

Se il dinomaniaco non fosse tale, comprenderebbe i differenti livelli presenti nei post, non si scandalizzarebbe della mia analisi razionale, ma anzi la apprezzerebbe per la sua evidente connotazione paradossale, e stimolato dal paradosse dialogherebbe con me su ciò che mi interessa parlare qui. Che non è il fatto che “ Billy è solo un film”.

Forse, pretendo troppo dalla maggioranza dei dinomaniaci...

02 maggio 2015

Billy World - T.rex Geriatrics

Post con differenti livelli di lettura, non tutti immediati.

Come sicuramente ricorderete, specialmente quelli che allora nemmeno erano nati, nell'estate del 1993 un esemplare adulto di Tyrannosaurus rex salvò la vita a quattro persone. Dato che si trattava di un esemplare adulto di Tyrannosaurus rex, quell'animale doveva avere come minimo 20 anni, ma più plausibilmente 25 anni, dato che quello è l'intervallo di tempo minimo per ottenere un Tyrannosaurus di 6 tonnellate sano e vigoroso partendo da un uovo (clonato). Non si può sgarrare questo fatto, a meno di non dovere ammettere un collasso generale del sistema logico che fonda l'Universo di Billy, nel quale – lo ricordo per chi fingesse di ignorarlo – è ammesso solamente un insieme limitato di modifiche delle Leggi Naturali, quelle leggi che impedirebbero l'esistenza di un'isola con dinosauri mesozoici clonati da sangue di dinosauro mesozoico succhiato da zanzare mesozoiche conservate in ambra fossile mesozoica. Pertanto, favole da dinomaniaco ortodosso che credano di avere un Tyrannosaurus adulto in solo 5-10 anni accelerando artificialmente il naturale tasso di crescita di questi animali (già per loro natura dotati di tassi molto elevati per gli standard animali) implicano una sospensione dell'incredulità tanto grande da uscire totalmente dal sistema logico dell'Universo di Billy, per entrare a testa bassa nel Regno della Magia. Ed a quel punto, potremmo anche avere un Tyrannosaurus che vola, emette fiamme dagli orifizi, parla con accento scozzese e si accoppia con muli parlanti. Perché? Perché nel momento in cui si ammette ed accetta che ogni singolo dettaglio scientifico sui dinosauri può essere piegato alle logiche della “storia”, la “storia” diventa pura favola, che implica a sua volta che possiamo includere qualsiasi cosa, dai folletti, ai puffi, alle famiglie edulcorate del Mulino Bianco, senza più alcun vincolo. Anche se il dinomaniaco medio è incapace di elaborare questa semplice conclusione, nel momento in cui si può ammettere qualsiasi libera violazione delle leggi della Natura al fine di “salvare la storia di Billy”, è ammissibile anche ogni alternativa distorsione della realtà che possa a sua volta “distruggere la storia di Billy”. Se io vi concedessi i tassi di crescita accelerati, voi dovreste concedermi un tasso accelerato di degenerazione cellulare indotto dalla crescita accelerata, che ucciderebbe i vostri animali prima che possano diventare adulti. Perché dovete concedermelo? Perché senza alcun vincolo logico la mia versione è valida come la vostra. Nessuno potrebbe “rivendicare” una maggiore coerenza rispetto alle alternative. Ma se volete che ci sia un qualche “criterio” per discriminare versioni “valide” da “versioni non valide” occorre che tale criterio sia svincolato dalla soggettività di chi propone lo scenario. Ovvero, occorre un vincolo oggettivo. Tale vincolo oggettivo è dato dalla coerenza con la storia originale che funge da “fondamento” del sistema dell'Universo di Billy. Tanto più ci allontaniamo da tale criterio “assiomatico” tanto più soggettiva e anarchica diventa la vostra versione della storia. Ovvero, se vogliamo restare seriamente dentro Billy Universe (e la sua base minima di assiomi) e non in Fantasilandia (isola dove potreste incontrare i dinosauri [n.d.a.]), quell'esemplare deve essere nato nel 1968. Non c'è altro modo per avere un Tyrannosaurus adulto nel 1993 nell'Universo di Billy.
Quindi, nell'Universo di Billy attualmente esistente, anno 2015, detto anche “Billy World”, quanti anni avrebbe oggi un Tyrannosaurus nato nel 1968? Semplice: 47. Un'età del genere pone problemi di qualche tipo, rispetto alla serie ristretta di concessioni alle Leggi Naturali che fonda l'Universo di Billy? Sì, enormemente.

Come ricorderete, gli esemplari fossili più anziani di Tyrannosaurus noti erano morti tutti ad un'età inferiore a 30 anni. Il famoso esemplare “Sue” era morto a 28 anni e mostrava un grado massimo di ossificazione delle suture tra le ossa, numerosi segni di patologie dovute alla tarda età e una morfologia molto massiccia. In breve, “Sue” era un esemplare anziano. Sebbene non sia possibile stimare la longevità massima di questa specie, possiamo comunque fare delle analogie con un altro animale che popola l'isola di Billy, e del quale è molto ben conosciuto il ciclo vitale: Homo sapiens. Siccome si considera “anziano” un essere umano sopra i 65 anni, ipotizzare un Tyrannosaurus di 47 anni è simile all'ipotizzare un essere umano di più di 109 anni. Un'età del genere non è impossibile da raggiungere per gli Homo sapiens attuali, ma è estremamente molto rara e, sopratutto, caratterizzata da una quasi totale mancanza di “prestazioni funzionali”. Seguendo la medesima logica, un Tyrannosaurus di 47 anni sarebbe molto probabilmente un individuo talmente vecchio e malridotto, debole e acciaccato, da essere del tutto incapace di muoversi e nutrirsi autonomamente. Anche se si dimentica che anche i dinosauri erano animali e non super-eroi mitologici, anche i dinosauri, come ogni animale in natura, invecchiavano. E la vecchiaia porta indebolimento, perdita di “prestazioni” e una generale decadenza delle capacità. Un Tyrannosaurus ad uno stadio super-geriatrico, tenuto in piedi più per l'Operazione Nostalgia che per una reale esigenza logica, sarebbe un pessimo soggetto per qualsiasi scena finale.
Ciò che fu possibile nel 1993 in modo epico potrebbe quindi avvenire nel 2015 in modo patetico.

Nota per il dinomaniaco zelota: se il tuo Tyrannosaurus ha un tasso di crescita accelerata per poter essere adulto in soli 5 anni, proprio per effetto del tasso di accelerazione della sua crescita (4 volte quello naturale) invece di diventare anziano a 28 anni lo diventerebbe a 28/4=7 anni. Quindi, un Tyrannosaurus con tasso di crescita accelerata 4x ed adulto nel 1993, se fosse ancora vivo nel 2015 avrebbe le prestazioni comparabili a quelle di un essere umano di 188 anni (o, semplicemente, sarebbe morto di vecchiaia – accelerata – nel 1995).
Dalla padella alla brace.

30 aprile 2015

Coming Soon: Billy World - T. rex Geriatrics

Jurassic Park (1993)
Quanto è credibile che un Tyrannosaurus rex, pienamente adulto nei primi anni novanta, sia ancora vivo (e vegeto) nel 2015?
Prossimamente, su Theropoda...

Yi qi, ovvero: quanto mi secca avere sempre ragione!



Nell'ottobre del 2008, ovvero 6 anni e mezzo fa, scrissi un post su questo blog nel quale proponevo un'ipotesi bizzarra, eterodossa ed idiosincratica per interpretare la curiosa combinazione di caratteristiche presente negli scansoriopterygidi. In breve, proponevo che questi piccoli theropodi fossero forme planatrici munite di un patagio di pelle esteso ai lati del corpo e sotteso dal lunghissimo terzo dito della mano. Tale ipotesi fu corredata, il giorno dopo, da questa ricostruzione che realizzai, un po' frettolosamente, per mostrare un ipotetico scansoriopterygide con patagio.
La prima ricostruzione di uno scansoriopterygide con patagio, realizzata da me nel 2008

Nel 2012, io e Lukas Panzarin tornammo a discutere questa ipotesi in dettaglio, e Lukas realizzò questa ricostruzione:
L'idea che il lungo dito laterale degli scansoriopterygidi fungesse da inserzione per un patagio è sicuramente curiosa, ma non estrema. L'evoluzione del patagio con funzione aerodinamica, infatti, è un fenomeno ricorrente nei tetrapodi. La scienza è sia inferenza di ciò che non è osservabile in base ai dati disponibili, ma anche ricerca di una interpretazione che minimizzi il numero di ipotesi e massimizzi il numero delle spiegazioni. La mia ipotesi sul patagio era un tentativo di "spiegare" in modo esaustivo il mix bizzarro di caratteri in questi animali, minimizzando il numero di affermazioni "ad hoc" (ad esempio, che il lungo dito della mano fosse un organo per la cattura di larve di insetto in cavità).

Tutto questa lunga introduzione (c)autoreferente per dire che quell'ipotesi è risultata valida. Confermata nel modo più diretto e spettacolare che un paleontologo possa desiderare.

Ieri sera, mentre attendevo che fosse pubblicato sul sito di PLoS One il mio nuovo articolo su Tataouinea, la mia casella di posta fu invasa da una valanga di messaggi, il primo dei quali, da parte di Lukas Panzarin:


Avevamo ragione!!!!!

AH AH AH AH AH AH AHA AH AHA
E quando ho visto a cosa si stava riferendo, ho avuto un collasso di adrenalina. Non riuscivo a crederlo...

Olotipo di Yi qi (Xu et al. 2015)
 
Xu et al. (2015) descrivono un nuovo scansoriopterygidae dal Giurassico Medio della Cina, ed istituiscono Yi qi.
L'olotipo di Yi include parte dello scheletro (cranio, arti anteriori e parte della colonna vertebrale) di un esemplare relativamente maturo, associato a tracce del tegumento. Questo tegumento include piume filamentose non-pinnate e tracce di patagio. A livello della zona carpale del polso si prolunga una struttura ossea a forma di bacchetta rastremante, più lunga dell'avambraccio, che gli autori interpretano come un osso stiliforme analogo alle neoformazioni che in molti animali attuali con patagio sostiene internamente la membrana alara. Se, come appare plausibile, questo processo stiliforme è parte di un patagio, Yi conferma definitivamente la mia ipotesi del 2008. 

Due possibili versioni del patagio di Yi, sotteso dal processo stiloideo del carpo (da Xu et al. 2015).
 
Non potete immaginare la soddisfazione personale nel vedere un fossile eccezionale confermare una mia ipotesi teorica.

Bibliografia:
Xing Xu,  Xiaoting Zheng, Corwin Sullivan, Xiaoli Wang, Lida Xing, Yan Wang, Xiaomei Zhang, Jingmai K. O’Connor,  Fucheng Zhang & Yanhong Pan (2015) A bizarre Jurassic maniraptoran theropod with preserved evidence of membranous wings. Nature (advance online publication). doi:10.1038/nature14423

29 aprile 2015

Tataouinea Awakens (Fanti, Cau, Cantelli, Hassine & Auditore 2015)



Ricostruzione aggiornata di Tataouinea hannibalis (Fanti et al. 2015)

[edit: parlerò domani dell'incredibile Yi qui, e del fatto che io lo avessi perfettamente previsto 7 anni fa e ricostruito assieme a Lukas Panzarin]

Oggi, dopo una gestazione di molti mesi, tra preparazione, sottomissione, revisione, contro-revisione, formattazione (e lungaggini burocratiche), è finalmente pubblicata la monografia sul mio sauropode preferito (se non altro perché l'ho battezzato), che - per quei due lettori che non sanno a cosa mi riferisca - è Tataouinea hannibalis
Nello studio, avente come autori Federico Fanti, il vostro qui presente paleo-blogger Andrea Cau, Luigi “Jerri” Cantelli, Mohsen Hassine e Marco Auditore, descriviamo nel dettaglio la località-tipo di T. hannibalis, e l'osteologia completa dell'olotipo, incluso nuovo materiale del medesimo esemplare scoperto nel sito originario dopo il nostro primo studio di due anni fa (Fanti et al. 2013). Il materiale è riccamente illustrato fotograficamente, e molte delle ossa sono anche digitalizzate in formato .pdf 3D navigabile. La digitalizzazione dell'esemplare permette quindi a tutti di “esplorare” lo scheletro di Tataouinea nella sua tridimensionalità: vi basta scaricare i file ed aprirli con un lettore di .pdf! Inoltre, in questo studio, utilizziamo nuovi metodi di indagine filogenetica basati sull'inferenza Bayesiana, derivati da recenti studi sull'evoluzione degli uccelli nel Mesozoico di cui sono co-autore (Lee et al. 2014a, b), per ricostruire il tempo ed il modo dell'evoluzione dei rebbachisauridi, in particolare per ricostruire l'areale di origine di questi sauropodi e le loro possibili fasi di dispersione nei continenti.
Dato che questo studio è pubblicato su PloS One, è scaricabile gratuitamente: quindi, se siete lettori abituali del blog avete l'obbligo morale di scaricarlo e leggerlo!

L'idea di una monografia su Tataouinea partì poco dopo la pubblicazione dell'articolo che istituì T. hannibalis: una nuova spedizione a Tataouine (sud della Tunisia) nella primavera del 2013, guidata da Federico, era tornata nel sito originario di El Mra per riaprire lo scavo. Questo nuovo scavo ha portato alla luce altre ossa del medesimo esemplare: la serie perfettamente conservata ed articolata delle vertebre caudali dalla sesta fino alla diciassettesima vertebra. Ora, disponiamo dell'intera parte iniziale della coda di questo animale. L'eccellente stato di preservazione della nuova porzione della coda, unita alla volontà di ri-descrivere nel dettaglio l'anatomia della parti già note, ci spinse a progettare un lavoro più ampio e dettagliato rispetto al primo articolo, che comprendesse anche l'utilizzo di nuovi metodi di indagine. In particolare, abbiamo integrato l'articolo con una serie di fotogrammetrie laser ad alta risoluzione, realizzate da Jerri Cantelli, sia sul sito di scavo che sulle singole ossa. Marco Auditore è stato determinante per ricostruire graficamente lo scheletro ed in particolare la regione ileo-sacrale, la più danneggiata e frammentaria: egli è autore delle due ricostruzioni scheletriche (dell'intero animale e della zona pelvica) presenti nello studio e che vedete in alto nel post.

Le nuove ossa di Tataouinea ci danno un'immagine accurata della morfologia della parte prossimale della coda di questo dinosauro, e si integrano con quello che avevamo già descritto in precedenza. Un aspetto interessante dello scheletro di Tataouinea è l'asimmetria della pneumatizzazione: il lato destro del corpo tende ad avere una pneumatizzazione più marcata del lato sinistro. Questo tipo di asimmetria è documentato in altri saurischi e non richiede quindi spiegazioni particolari: i sacchi aerei – la fonte della pneumatizzazione scheletrica – difatti sono diverticoli che si insinuano in modo opportunistico nello scheletro, e può quindi capitare che un lato del corpo sia pneumatizzato più estesamente dell'altro per ragioni contingenti alla vita particolare di quell'individuo.

Le analisi filogenetiche utilizzando algoritmi di massima parsimonia collocano Tataouinea in un clade comprendente gli altri due rebbachisauridi africani (Rebbachisaurus e Nigersaurus), oltre al taxon spagnolo Demandasaurus e al taxon sudamericano Katepensaurus (incluso per la prima volta in un'analisi filogenetica), questo ultimo come forma più basale. Due generi sudamericani, Limaysaurus e Comahuesaurus, formano a loro volta il sister taxon di quel clade, e sono inclusi nel clade Limaysaurinae. A seguire meccanicamente la nomenclatura filogenetica, il clade comprendente Tataouinea dovrebbe quindi chiamarsi “Nigersaurinae”, ma per ragioni formali di nomenclatura proponiamo di ribattezzare questo clade – che include anche l'eponimo dell'intero gruppo, ovvero Rebbachisaurus – con il termine “Rebbachisaurinae”. Rebbachisaurinae e Limaysaurinae formano la parte più derivata di Rebbachisauridae, ed a quel nodo attribuiamo il nuovo nome “Khebbashia” (dal nome della tribù abitante la regione africana in cui furono scoperti i primi resti di rebbachisauride). Pertanto, Tataouinea è un rebbachisauride khebbashiano rebbachisaurino.
L'analisi filogenetica utilizzando l'inferenza Bayesiana integrante dato morfologico e stratigrafico produce un risultato in larga parte simile a quello dell'analisi di parsimonia. Rebbachisaurinae risulta meglio risolto al suo interno: Tataouinea è collocato come sister taxon di Rebbachisaurus, e Demandasaurus è sister taxon del nodo “Rebbachisaurus + Tataouinea”.
Inoltre, l'analisi bayesiana permette di stimare il possibile momento di separazione delle varie linee evolutive. L'analisi colloca la separazione dei rebbachisauridi dagli altri diplodocoidi a circa 163 milioni di anni fa. Rebbachisaurinae e Limaysaurinae divergono circa 134 milioni di anni fa.
Infine, abbiamo utilizzato il framework filogenetico prodotto dall'analisi bayesiana per analizzare la distribuzione geografica dei rebbachisauridi con vari modelli di dispersione, e per testare in modo più rigoroso le ipotesi paleo-geografiche che avevamo proposto nel 2013. Le analisi indicano che il più recente antenato comune dei rebbachisauridi noti era probabilmente sudamericano, così come è sudamericana l'origine di Khebbashia e di Rebbachisaurinae. Interessante constatare che, apparentemente, il Sudamerica abbia rappresentato un  “rifugio” per i diplodocoidi al passaggio Giurassico-Cretacico: nel medesimo momento in cui le nostre analisi collocano la comparsa dei khebbashiani in Sud America, tutti i flagellicaudati scompaiono dall'emisfero settentrionale, mentre in Sudamerica questi sopravvivono con “l'ultimo” dicraeosauride (Amargasaurus) e l'ultimo diplodocide (Leinkupal). Solo intorno a 130 milioni di anni fa un ceppo di Rebbachisaurinae migra dal Sudamerica in Africa, e solo in seguito un ceppo di questo clade, attorno a 127 milioni di anni fa, migra in Europa generando Demandasaurus. L'altro rebbachisauridae europeo, Histriasaurus, è invece considerato una forma basale (un rebbachisauride non-khebbashiano) discendente da un altro evento di migrazione avvenuto indipendentemente dai rebbachisaurini, pressapoco nel medesimo intervallo temporale.

Analisi dell'evoluzione paleogeografica di Rebbachisauridae risultata nel nostro studio. Lettere e colori corrispondono alle seguenti aree: A, Asia; B, Europa; C, Nord America; D, Africa; E, Sud America. Ricostruzioni di sauropodi di Davide Bonadonna.

Questo risultato è ovviamente suscettibile di revisione e modifica qualora nuovi dati permettano di collocare con maggiore robustezza alcuni rebbachisauridi frammentari (come Histriasaurus). Nondimeno, si tratta di un'ipotesi testabile dato che colloca l'origine spazio-temporale di ogni linea filetica in precisi intervalli geografici e stratigrafici.

Si tratta di uno dei più ampi lavori che abbia realizzato. Sono molto soddisfatto di questo studio, e ringrazio i miei co-autori per la collaborazione, in particolare Federico. Aver pubblicato questa ricerca su PLoS One permette inoltre a tutti di leggerla gratuitamente: vi incoraggio quindi a scaricare il nostro articolo, anche solo per sfogliarlo, ed a visionare i vari .pdf navigabili delle ossa!
  
Bibliografia:
Fanti F., Cau A., Hassine M., and Contessi M. 2013 - A New Sauropod Dinosaur from the Lower Cretaceous of Tunisia with Extreme Avian-Like Pneumatisation. Nature Communications 4, 208.
Fanti F., Cau A., Cantelli L., Hassine M., Auditore M. 2015 - New Information on Tataouinea hannibalis from the Early Cretaceous of Tunisia and Implications for the Tempo and Mode of Rebbachisaurid Sauropod Evolution. PLoS One 10(4): e0123475.
Lee M.S.Y., Cau A., Dyke G.J., Naish D. 2014a - Morphological clocks in palaeontology, and a mid-Cretaceous origin of crown Aves. Systematic Biology 63(3): 442-449.
Lee M.S.Y., Cau A., Naish, D., Dyke G.J. 2014b - Sustained miniaturization and anatomical innovation in the dinosaurian ancestors of birds. Science 345: 562-566.

28 aprile 2015

L'aberrante, omoplastico, endemico Chilesaurus

Novas et al. (2015) descrivono un esemplare articolato di theropode di dimensioni medio-piccole (lunghezza totale attorno al metro e mezzo) dal Giurassico terminale del Cile. L'esemplare, insieme ad altri meno conservati dalla stessa località, è riferito al nuovo taxon Chilesaurus diegosuarezi.



La morfologia di Chilesaurus è molto aberrante ed inattesa, che se non fosse basata su un esemplare articolato farebbe sospettare di avere una chimera assemblata da un livello includente specie distinte mescolate.
Il cranio è - in base alle ossa note - relativamente corto. I denti sono procombenti (come in Masiakasaurus e vari coelurosauri). Le vertebre cervicali hanno due coppie di pleurocoeli (condizione primitiva in Neotheropoda) di cui l'anteriore è diviso internamente da un setto (come in alcuni tetanuri non-coelurosauri). La pneumatizzazione delle vertebre non si estende alla parte posteriore della colonna dorsale. La scapola è relativamente allungata. Il coracoide è privo sia di processo prossimoventrale (presente in molti tetanuri) sia di tubercolo coracoideo. Nelle proporzioni, ricorda i coelophysoidi. L'omero è robusto con diafisi stretta, condizione primitiva nei saurischi. La mano ha un ampio carpale che si sovrappone ai due metacarpali mediali, come in molti tetanuri. Il quarto metacarpale è assente, come negli allosauroidi derivati, i tyrannosauroidi derivati ed i maniraptoriformi. Il terzo dito è ridotto ad una piccola falange. Le falangi del primo e del secondo dito sono relativamente corte, e ricordano i ceratosauri. Il pube è proiettato posteriormente, come in varie linee di maniraptori. Il piede pubico è assente, come negli spinosauridi e alcune linee di maniraptori. L'ischio è privo di processo otturatore, come in alcune linee di maniraptori, ha un ampio piede distale, tipico di molti saurischi non-maniraptori, ed una lunga sinfisi tra le due metà, come nei megalosauroidi. Il femore è relativamente robusto, e distalmente è privo di fossa adduttoria e mensola mediodistale, a differenza della maggioranza dei theropodi. La tibia ha una ridotta cresta cnemiale ed è priva di una cresta fibulare (condizione primitiva nei dinosauriformi). Il piede presenta un primo metatarsale allungato ed un primo dito non ridotto, condizione differente dalla maggioranza dei neotheropodi, simile ai therizinosauroidi e gli aviali.

L'analisi filogenetica di Novas et al. (2015) colloca Chilesaurus nella parte basale di Tetanurae, esterno ad Orionides. Megamatrice conferma questo risultato. Inoltre, l'analisi in Megamatrice ricostruisce che la linea evolutiva di Chilesaurus abbia almeno 46 autapomorfie (che conferma il complesso mix di caratteri condivisi con numerosi cladi di Theropoda), il che implica una lunga storia evolutiva ancora da scoprire, ed, eventualmente, un clade di tetanuri basali del tutto nuovo, forse endemico della regione sud-occidentale del Gondwana giurassico.

Bibliografia:
Fernando E. Novas, Leonardo Salgado, Manuel Suárez, Federico L. Agnolín, Martín D. Ezcurra, Nicolás R. Chimento, Rita de la Cruz, Marcelo P. Isasi, Alexander O. Vargas & David Rubilar-Rogers (2015) An enigmatic plant-eating theropod from the Late Jurassic period of Chile. Nature (advance online publication) doi:10.1038/nature14307