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05 maggio 2022

Sul ruolo sociale del paleontologo nell'ambito delle dinamiche demografico-culturali nei primi decenni del XXI Secolo

Andrew H. Amyx nei panni di Bozo. A parte il nome, non abbiamo nulla in comune.

 

Non è mia abitudine usare questo blog per raccontare episodi della mia vita privata, se non nei casi in cui siano episodi paleontologicamente rilevanti per il lettore, come una nuova ricerca appena pubblicata o un qualche evento pubblico di natura paleontologica come mostre o meeting. Oggi faccio un'eccezione per raccontare un episodio a mio avviso paradigmatico per comprendere il ruolo sociale del paleontologo nella nostra epoca.

Ero a cena in un ristorante con due amiche. Dopo una mezz'oretta, notiamo che nella stessa sala entra una coppia di amici comuni, assieme ad un'altra coppia che non conosciamo, ognuna con il rispettivo figlio di circa 4-6 anni. Ci alziamo per andare a salutare la prima coppia, la quale subito dopo i soliti baci-e-abbracci (covid-permettendo) ci presenta l'altra coppia. 

Mi presento a mia volta, e come sempre accade, nel momento in cui mi dicono il loro nome io lo dimentico istantaneamente (giuro, non lo faccio apposta! Presumo succeda anche a loro, e che abbiano immediatamente dimenticato il mio nome). Faccio per retrocedere un attimo, per lasciare che le amiche si presentino, quando l'amica accanto a me sottolinea alla coppia che non ci conosce che io "sono un paleontologo, un esperto di dinosauri". Ed è a quel punto che l'espressione fino a quel momento blandamente educata ma sostanzialmente formale della nuova coppia cambia di botto, diventa improvvisamente vivace, quasi preda di un'isteria. I due genitori cercano rapidamente con lo sguardo il loro figlio: "Luigino, luigino! Vieni! Il signore qui è un esperto di dinosauri!".

Dentro la mia testa parte una serie infinita di imprecazioni.

E così, ci troviamo io e Luigino, uno di fronte all'altro, entrambi visibilmente a disagio, nessuno dei due realmente interessato a conoscere l'altro, Luigino più innocentemente palese di ciò rispetto a me.

Ed è a quel punto che la mia amica (forse subconsciamente sadica) sfodera l'asso nella manica:

"Non solo è un paleontologo, ma è anche bravissssimo [con tre esse] a disegnare dinosauri!"

Cerco di staccare un braccio alla mia amica, anche per raffreddare l'entusiasmo dei due genitori, ma è troppo tardi... devo disegnare un dinosauro al bambino. Perché, forse non lo sapete, ma nei ristoranti, come per magia, saltano fuori matite, pennarelli e fogli di carta. Anzi, devo disegnare due dinosauri, perché c'è anche l'altro bimbo, il figlio della coppia di amici.

Ormai in trappola, con lo stesso tono di voce di John Wayne Gacy nei panni di Pogo il Clown un attimo prima di tornare a casa a seppellire il cadavere della sua vittima, chiedo al primo bambino quale sia il suo dinosauro preferito.

Nella mia testa spero che non dica "Il T-rex!"

"Il Tyrrex!" dice il bambino.

Disegno i due Tyrannosaurus. Li faccio fumettosi, ma comunque anatomicamente corretti: coda sollevata, polsi non pronati, insomma, tutto quello che un paleontologo deve sapere sul Tyrrex. Il resto degli adulti continua a fare conversazioni da adulti, più o meno banali, più o meno a proposito del covid-19, mentre io disegno i due dinosauri ai bambini.

Alla fine, si rompe il ghiaccio tra me ed i due pargoli, e spiego ai bambini come meglio disegnare un T-rex. Loro sono felici come una Pasqua, io ho fatto la mia buona azione, e la mia amica la pagherà cara.

Fine

Ora, la questione non è perché i bambini vadano tanto matti per i dinosauri, quello io lo capisco benissimo dato che ho quella stessa malattia da ormai 40 anni; quello che non mi spiego è perché alla parola "paleontologo" una coppia di adulti, che nemmeno mi conosce e che fino a mezzo secondo prima mi trattavano con la cordiale freddezza che si riserva alle persone adulte che hai appena conosciuto, di colpo mi vedano come un Baby Sitter gratis o come il Clown che si ingaggia per il compleanno di Luigino. Io non ho nulla di particolare contro questi episodi, anche perché superato il primo minuto di disagio a parlare con due marmocchi, a me estranei dentro un ristorante dove stavo cenando, poi eravamo già diventati amici (coi bambini è tutto più facile), ma resto basito dalla dinamica interna al cervello di due genitori quarantenni dell'inizio del XXI Secolo con un figlio di quattro anni. 

Piccoli problemi da paleontologo.




03 maggio 2022

Cos'è un dinosauro accurato?

Il concetto di "accuratezza" e l'aggettivo "accurato" (sovente associati agli aggettivi "scientifica" e all'avverbio "scientificamente") sono spesso tirati in ballo nelle discussioni sulla paleoarte o nei commenti alle produzioni video con ricostruzioni di animali estinti (film o documentari). Stabilire se, come e quanto una rappresentazione iconografica di dinosauro sia "accurata" è un processo a più stadi.

Prima di parlare della accuratezza nella paleoarte, è bene (sebbene mi paia ovvio) rimarcare che la paleoarte non si può valutare unicamente sul piano della "accuratezza", poiché resta sempre, pur nella sua tensione "scientifica", una opera artistica, e quindi valutabile anche sulla base di criteri estetici, stilistici e contenutistici. (Opinione personale: una paleoarte altamente accurata ma mediocre sul piano estetico non è una gran paleoarte).

Partiamo da un caso più semplice rispetto a quello legato ai dinosauri, e concentriamoci sulla rappresentazione di un animale vivente, ad esempio, una tigre.

Opera di Zdenek Burian.

Ho scelto questa opera non a caso, poiché l'autore è il celebre artista Zdenek Burian (1905-1981), notissimo agli appassionati di paleoarte per la sua ricca produzione di ricostruzioni paleontologiche. Non sono un esperto di tigri per poter stabilire se e quanto i dettagli dell'opera di Burian siano accurati, ma avrei comunque modo di stabilire il livello di accuratezza dell'immagine confrontandola con fotografie e filmati di tigri reali, leggendo descrizioni della biologia di Panthera tigris ed, eventualmente, recandomi in Asia per osservare delle tigri in natura. Ovvero, l'accuratezza di una rappresentazione di animale vivente è un giudizio che può essere verificato direttamente sul campo, dato che il soggetto rappresentato esiste a prescindere dalla realizzazione dell'artista.

Con un dinosauro (o, in generale, con le specie estinte) questo non è possibile. Non esiste un Triceratops prorsus vivente al mondo d'oggi, e quindi non esiste un oggetto che funga da metro di verifica sulla accuratezza dell'opera. Ogni rappresentazione di Triceratops esistente, sia tecnica che artistica, sia descrittiva che iconografica è sempre ed unicamente una ipotesi più o meno argomentata.

Opera di Zdenek Burian.

Prendiamo questo dipinto di Burian, che rappresenta due Triceratops intenti a brucare. Quanto è accurata questa rappresentazione? La domanda, posta in questo modo, non sarebbe onesta nei confronti di Burian, dato che l'opera risale al 1956, e le conoscenza attuali su Triceratops sono cresciute e si sono raffinate da allora. Ecco che per la paleoarte entra in gioco un elemento nuovo, il contesto storico della realizzazione dell'opera: la paleoarte è sempre rappresentazione di ipotesi paleontologiche, e come tale è sempre vincolata al contesto culturale in cui tali ipotesi sono state elaborate. 

Una volta compreso che il giudizio sull'accuratezza di un'opera di paleoarte deve sempre essere relazionato al suo contesto storico, e quindi deve essere ponderato sulla base di cosa e come l'artista conoscesse sulla paleontologia del soggetto, una parte delle controversie sul valore delle opere paleoartistiche si risolve. Difatti, non esisterà mai una opera di paleoarte "accurata in modo assoluto" ma sempre e solo in modo relativo. Confrontare un quadro di Burian del 1956 con un'opera di paleoarte del 2022 e concludere, sbrigativamente, che la prima sia inferiore alla seconda poiché meno accurata rispetto alle conoscenze del 2022 sarebbe un errore che non riconosce il contesto di realizzazione dell'opera come tessuto imprescindibile per qualsivoglia valutazione.

In quali elementi dell'opera si determina l'accuratezza? Tutti quelli che possono essere testati sulla conoscenza paleontologica del momento di realizzazione dell'opera.

Ad esempio, le piante di cui si nutrono i due Triceratops sono accurate in base alla paleobotanica del 1956? Triceratops viveva in contesti ambientali come quelli dell'immagine, deducibili dalla stratigrafia e sedimentologia nota nel 1956? Nel 1956 era possibile discriminare tra un comportamento solitario ed uno gregario in Triceratops? L'arto anteriore di Triceratops era noto nel 1956? Postura, formula falangeale e proporzioni sono tratte da ricostruzioni pubblicate al 1956? 

Notate che le domande che ho posto possono essere verificate in letteratura, cercando le fonti che hanno ispirato (più o meno direttamente) l'opera di Burian. 

Da queste riflessioni deriva quindi un criterio generale sulla accuratezza di un'opera di paleoarte: è il maggior numero di dettagli dell'opera che si può dimostrare essere ricavati da conoscenze scientifiche e paleontologiche disponibili al momento della realizzazione dell'opera.

Questo criterio ha, a mio avviso, due pregi:

- rende la accuratezza nella paleoarte valutabile anche molti anni dopo la realizzazione dell'opera, ovvero, anche quando, a seguito di nuove scoperte, essa sia risultata "obsoleta".

- libera il giudizio sulla paleoarte dagli eccessi di "soggettivismo" spesso presenti nei commenti online, per cui l'accuratezza di una qualche rappresentazione paleoartistica si riduce ad un piatto "è canonico oppure no" rispetto ad una personale idea di "come" un animale estinto debba essere rappresentato (si pensi alle recenti diatribe online - spesso degenerate in tifoserie da stadio - su guance, labbra e piumaggio nei dinosauri). 

02 maggio 2022

L'anima pluralista di Billy

Due diversi modi di concepire la tyrannosaurità digitale (source: know your meme)


Questo blog esiste dal 2008, e da allora ha parlato principalmente di dinosauri theropodi mesozoici. Da almeno 12 anni, questo blog parla anche di dinosauri "pop", ovvero, ispirati dalla scienza ma che sono approdati in ambiti extra-scientifici. I più famosi dinosauri pop sono i dinosauri di Jurassic Park.

Ogni volta che scrivo un qualche post sui dinosauri del franchise di Jurassic Park/World, ricevo commenti da parte di soggetti che, normalmente, non lascerebbero alcuna traccia della loro esistenza in questo blog (o nella sua pagina di riferimento su Facebook), ma che in quel caso sentono il bisogno di esprimere la loro opinione. Evidentemente, sono attirati nel blog dal discorso su Jurassic Park/World. Questi soggetti, nella maggioranza dei casi, commentano per lamentarsi del post. In alcuni casi, la loro lamentela si esprime nella forma di una sottintesa richiesta di censura verso le mie parole. Divertente, non è vero? Essi si sentono liberi di esprimere la loro opinione che consiste nel dirmi che non dovrei esprimere la mia opinione. 

In particolare, questi soggetti, sovente, ci tengono a farmi sapere che 

"Jurassic Park/World non è un documentario", 

e da ciò implicitamente intendono affermare che io, in quanto paleontologo, non avrei alcun diritto di esprimere valutazioni o commenti in merito alle creature di quel film. 

Ringrazio gli autori di quei commenti per la premura con cui commentano, ma forse essi non sono al corrente che io sono perfettamente consapevole che Jurassic Park/World non sia un documentario. Lo so bene fin dall'anno 1993. Il punto è che l'essere o meno un documentario non intacca in alcun modo il senso delle mie parole. Mi spiego. Forse che l'accuratezza nei dettagli, la precisione nella ricostruzione, sono appannaggio esclusivo dei documentari? Forse che un film, anche quando opera di fantasia, non è al tempo stesso anche un'opera d'arte la cui espressione si serve anche della accuratezza per raggiungere il suo intento? 

Ovvero, l'accuratezza abbassa o alza la qualità di un film? Io (e non solo io) penso che la alzi, specialmente nel caso di film con una esplicita ispirazione scientifica.

Specialmente per un Franchise che è nato 30 anni fa esplicitamente con la scommessa (vincente) di conquistare il mondo mostrando (o tentando di mostrare) dinosauri il più possibile realistici, accurati e quindi scientificamente validi! Ovvero, l'accuratezza non è un optional in Jurassic Park, è parte della sua anima fondatrice!

[Ovvio che un dinosauro da film non sarà mai accurato al 100%, e che le licenze artistiche, se ben calibrate, sono fondamentali per il successo della finzione cinematografica, ma negare che Jurassic Park abbia nel suo DNA l'idea di dinosauri realistici ed accurati significa non aver capito nulla del successo del film del 1993]

Il punto, quindi, non è se io dica o meno che un dinosauro da film sia accurato o meno, quanto piuttosto se tutti gli spettatori del film (e lettori del blog) hanno il medesimo rispetto per il valore che l'accuratezza porta al film. 

Ovvero, un film con dinosauri perde di valore se i dinosauri nel film sono scientificamente sbagliati? La risposta è ovviamente "sì". A parità di tutti gli altri fattori, il film coi dinosauri accurati è molto migliore del film con dinosauri non-accurati. Perché, a differenza di quanto sostengono i critici dei miei post, un film con dinosauri non è un film con mostri. Un dinosauro è un animale reale, seppur estinto, definito scientificamente. Se il tuo protagonista è un Triceratops e tu lo rappresenti con cinque corna sul naso e una coda a mazza, quello non è un Triceratops, non è nemmeno un dinosauro, è un mostro. E se la creatura non è stata esplicitamente dichiarata "mostro" ma è dichiarata "dinosauro", allora il film fallisce nel suo intento di essere un film con dinosauri. Punto. E se la produzione del film trasforma l'opera in un film di mostri, pur dichiarandoli "dinosauri", essa ha abbandonato (tradito?) l'anima originaria del Franchise. Sia chiaro, è un loro diritto, così come è un mio diritto rimarcare che i "dinosauri" non sono accurati né accattivanti, né tanto meno belli da vedere.

A questo punto, il critico potrà sostenere che, alla fine, l'accuratezza del dinosauro non intacca la sostanza del film. Che Triceratops abbia 3 corna oppure 15 non incide sulla trama, sui dialoghi, sulla sceneggiatura, sulla fotografia. Non incide sul film, ma incide sulla percezione del film per lo spettatore informato su cosa sia Triceratops. Nel momento in cui il film fallisce nel proporre l'animale che ha dichiarato di mostrare, lo spettatore è legittimato a esprimere un giudizio negativo.

In conclusione, la percezione della accuratezza è legata alla grana paleontologica dello spettatore. Allo spettatore a grana grossa, a cui non interessano i dettagli paleontologici, basta che l'animale sia grande e feroce per renderlo un dinosauro: si tratta di uno spettatore ovviamente diverso da quello a grana fine che invece conosce la formula falangeale di Triceratops e sarebbe felice di vedere la zampa dell'animale ricostruita nel modo corretto. 

Spettatori diversi, percezioni diverse. Aspettative diverse, giudizi diversi.

Semplice, non è vero? 

Pertanto, chi viene qui a lamentarsi per il contenuto dei post, sta implicitamente dichiarando di essere poco interessato ai dettagli della paleontologia che invece sono l'anima del blog, e di non sopportare che altri siano invece interessati ai dettagli fini dell'anatomia dei dinosauri. 

Il mondo è bello perché è vario. Questo blog parla di paleontologia in modo accurato, di paleoarte in modo accurato, e di dinosauri cinematografici in modo accurato. Se questi non sono i vostri interessi, amen, va benissimo, ma allora non venite qui a dirmi cosa posso o non posso scrivere, perché state invadendo un circolo di persone con gusti diversi dai vostri.

Io non vado nelle pagine degli appassionati di dinomostri per dire loro cosa devono o non devono dire, o per ricordare loro che Triceratops ha 3 corna invece che 5, per l'ovvia ragione che io rispetto il loro punto di vista ed il loro diritto di dire a casa loro quello che a loro piace o non piace. Perché allora essi non fanno altrettanto, e lasciano in pace questo blog? 

Non penso sia un concetto tanto difficile da comprendere.


Pyroraptor for dummies

 

Questo è Pyroraptor (Allain and Taquet 2000)

Siccome tra un mese esce il film "Billy Mundo Trino", e dato che circolano rumor e varie operazioni virali legate a Billy Mundo in cui si menziona Pyroraptor, forse voi siete tra quei quattro lettori che non hanno mai sentito nominare questo dinosauro e vorreste sapere cosa sia. Questo post è per voi.

Pyroraptor olympus è basato su un singolo esemplare dal Cretacico Superiore della Francia, descritto da Allain e Taquet nel 2000. Il nome "Pyroraptor" ("raptor del fuoco") deriva dal fatto che il fossile fu scoperto dopo un incendio nella zona di ritrovamento. Il nome della specie, olympus, fa riferimento alla località di ritrovamento.

L'esemplare è piuttosto frammentario: alcuni denti, parte dell'avambraccio, alcune vertebre, alcune ossa del piede tra cui un grande ungueale falciforme. La dentatura seghettata e l'ungueale falciforme suggeriscono una attribuzione ai Dromaeosauridae più prossimi agli eudromaeosauri che agli unenlagiini, ma non è possibile andare più nel dettaglio sulle sue affinità dato il numero limitato di ossa. Dalle dimensioni delle ossa, l'animale è stimabile intorno a 1.5-2 metri di lunghezza, era quindi un dromaeosauride di dimensioni medie.

Non si può dire molto altro su questo animale. Senza una collocazione accurata in Dromaeosauridae, è del tutto arbitrario ricostruirlo con fattezze da velociraptorino oppure da dromaeosaurino, oppure da microraptorino oppure da saurornitholestino.  

Quello che vedrete al cinema è "Pyroraptor" solo di nome (PINO: Pyroraptor In Name Only* POIN: Pyroraptor Only In Name). Sono sicuro che se Allain e Taquet avessero battezzato l'animale con un nome meno tamarro di questo, nessuno a Hollywood avrebbe degnato il taxon di alcuna attenzione.


*Ringrazio Pietro Benvegnù per il suggerimento su PINO invece di POIN.

Bibliografia:

Allain, R., and Taquet, P. (2000). A new genus of Dromaeosauridae (Dinosauria, Theropoda) from the Upper Cretaceous of France. Journal of Vertebrate Paleontology 20: 404-407. 

28 aprile 2022

Billy for Brontosaur

 


Laura Dern playing Ellie Sattler (2022) who cosplays Ellie Sattler (1993) is the definitive proof of how low the Hollywood fanservice lobotomy has pushed any attempt to create something new and original in these movies.


I've lost any hope for something original, innovative, astonishing or even simply unexpected in this franchise warped into a mere self-referential easter egg machine.