02 agosto 2020

Spinosaurus vs Tyrannosaurus - The Ultimate Truth

Finalmente, ora che disponiamo di un esemplare decentemente completo di Spinosaurus per tentare una stima plausibile delle sue dimensioni, possiamo mettere la parola FINE alla più lunga, accesa, dibattuta, ma, sopratutto, importante * discussione nella storia della paleontologia dei dinosauri.
Chi è più grande tra "Sue" il T.rex e l'esemplare milanese di spinosauride dal Kem Kem?



In lunghezza, con 14 metri e mezzo, vince lo spinosauro. In massa, con nove tonnellate, vince il tirannosauride.
In realtà, questo esito si sapeva già da oltre trenta anni (vedere Paul, 1988), ma questa è un'altra storia...

Bibliografia;
Paul, G.S. (1988) Predatory Dinosaurs of the World. Simon & Schuster, New York. 464 pp.

*sarcasmo

01 agosto 2020

Disparità dimensionale





Uno dei motivi del grande successo di Dromaeosauridae è sicuramente la disparità dimensionale esistente tra le specie di questo gruppo, che permetteva loro di sfruttare una ampia gamma di ambienti e nicchie ecologiche. L'immagine sopra rende bene l'idea più di qualsiasi discorso.

Come riconoscere una pagina web scientifica attendibile?


La rete è una enorme fonte di informazione scientifica. Tuttavia, l'informazione online non è tutta uguale. Il proliferare delle informazioni contraffatte (fake news) e della pseudo-scienza (che si atteggia, nella forma, ad informazione scientifica, ma che nella sostanza non lo è) rende difficile per il lettore poter discriminare le differenti fonti, per separare una conoscenza fondata sul metodo scientifico da quella che è, nella migliore dei casi, propaganda e mistificazione o, nel peggiore dei casi, una truffa.
Come navigare nel mare della pseudoscienza senza restare ammaliato dalle sirene o inabissarsi tra i tentacoli del kraken? La pseudoscienza è un virus che infetta la mente, e come tutti i virus si sconfigge fornendo al lettore gli anticorpi per riconoscere e contrastare i siti di finta scienza. In questo modo, il lettore stesso diventa veicolo per la lotta alla mistificazione, e non solamente un passivo esecutore di una direttiva "dall'alto". Sebbene sia doveroso segnalare ai lettori i siti pseudo-scientifici, affinché li evitino, spiegando loro perché tali pagine siano non solo infondate ma spesso anche dannose, ritengo che sia molto più utile alla causa della scienza formare il lettore affinché sia in grado, in autonomia, di riconoscere la pseudo-scienza quando la incontra.

Ecco quindi una serie di regole, molto semplici, per immunizzarsi dalla pseudo-scienza. Apprenderle ed applicarle non richiedono né una laurea né un dottorato scientifico, poiché si basano su una consapevole combinazione di buon senso e spirito critico, tutti valori che, si spera, ogni cittadino adulto dovrebbe disporre anche con un bagaglio minimo di competenze tecniche.

Come comportarsi quando si naviga online e ci si imbatte in una pagina che fornisce informazioni (anche solo apparentemente) scientifiche? Come riconoscere le fonti affidabili dai ciarlatani?

Regola 1: l'identità degli autori.
Può sembrare banale, ma se gli autori di un sito sono anonimi o celati da pseudonimi, è improbabile che siano fornitori di informazioni scientificamente attendibili. Il motivo è che nessuno scienziato serio si nasconde dietro uno pseudonimo, ma anzi è più che felice di poter associare il suo nome ad un concetto scientifico: sia perché, umanamente, anche lo scienziato ha una sacrosanta vanità e ci tiene ad essere riconosciuto per le proprie opere, ma anche e sopratutto perché buona parte dei modi con cui uno scienziato può ricevere finanziamenti e supporto sia dal pubblico che dal privato è definita della propria produzione scientifica riconosciuta e certificata.
Pertanto, se capitate su una pagina della quale non sia chiaro né identificabile il nome degli autori, è bene dubitare della validità e accuratezza di tale fonte.

Regola 2: il curriculum degli autori.
Il fatto che il sito sia passato indenne alla Regola 1 non lo rende automaticamente attendibile. Avere il nome e cognome degli autori del sito non è immediatamente una prova che la pagina sia una fonte di informazione scientifica valida. Anche in questo caso, è bene fare una piccola ricerca online sulle generalità degli autori, per determinare se essi abbiano una competenza ed esperienza consolidate nel tema di cui parlano online. Ad esempio, se il sito è di astronomia ma nessuno degli autori è un astronomo, non ha mai svolto alcuna ricerca astronomica, non ha alcuna pubblicazione in ambito astronomico, non ha mai collaborato né lavorato con qualche istituto di astronomia, o con qualche centro di divulgazione scientifica associato ad enti di ricerca astronomica, è legittimo dubitare che questi autori abbiano la sufficiente competenza per creare e gestire un sito di astronomia che sia da considerare attendibile.
Chiariamo subito un concetto per evitare fraintendimenti: ovvio che il curriculum da solo non rende qualcuno automaticamente una fonte attendibile di informazione, ma, a maggior ragione, il non fornire alcuna prova della propria esperienza e competenza in quell'ambito ci legittima ad essere scettici verso una pagina gestita da qualcuno che, a parte tale pagina, non pare aver mai lavorato in quel campo. Difatti, per quanto possa sembrare banale, è difficile credere che qualcuno sia un esperto in qualcosa solamente per il fatto che gestisca una pagina online su quel tema. Si presume, piuttosto, che prima di aprire una pagina tematica qualcuno abbia prima acquisito esperienza e conoscenza di quel tema "nel mondo reale". Se non esiste alcuna prova di tale esperienza e competenza "nel concreto", è legittimo mettere in dubbio l'attendibilità di tale pagina.

Corollario delle Regole 1 e 2: un sito attendibile include al suo interno una pagina (o un link che manda a tale pagina) relativa al curriculum dell'autore. Se tale pagina manca, abbiamo motivo per dubitare della qualità dell'autore del sito.

Regola 3: diffidate dei "lupi solitari".
La Scienza è un tessuto vivente, interconnesso ed intricato. Ogni ricercatore è una cellula di tale tessuto, e come ogni cellula vive grazie alle connessioni con le altre cellule e collabora con quelle per mantenere il tessuto vivo ed in crescita. L'idea che possa esistere uno scienziato "autonomo", separato dalla comunità vivente che forma la Scienza, e che per giunta egli sia l'unico gestore di un sapere inaccessibile agli altri, solitario difensore di una "verità" di cui solo egli è il depositario, è del tutto insostenibile. Chi si propone come "lupo solitario" nella Scienza è quindi palesemente un falso scienziato. Diffidate quindi dai siti che si auto-descrivono come "alternativa", "soli contro tutti", perché è molto probabile che siano siti di pseudo-scienza. La Scienza è collettiva, mai isolazionista. Se un sapere è veramente innovativo, si diffonde rapidamente nella comunità scientifica, poiché tutti ne riconoscono i meriti e i benefici. Se una posizione rimane invece isolata, e tanto più si proclama "verità" tanto meno si diffonde, allora è probabile che non sia attendibile sul piano scientifico. La Scienza si basa su un metodo condiviso e ripetibile: è proprio la ripetibilità delle osservazioni e la condivisione dei risultati che produce la comunità scientifica. Chi si tira fuori da tale metodo si tira fuori dalla Scienza, perché nega la validità delle basi stesse dell'universalismo scientifico. 
Pertanto, se un sito descrive sé stesso come una "alternativa" alla scienza "ufficiale", state già navigando nella pseudo-scienza e nella mistificazione. Le parole sono indicative. Per quanto accattivante e avvincente, un sito che usi tale retorica per attirare a sé le simpatie del lettore, sta invece tentando di compensare la propria debolezza sul piano scientifico con argomenti non-scientifici. Non è un caso che, spesso, questi siti "alternativi" siano più interessati ad attaccare sistematicamente il resto della comunità scientifica piuttosto che dedicarsi a portare prove oggettive e verificabili delle proprie argomentazioni. Sovente, questi siti degenerano nel complottismo: per continuare a giustificare il proprio isolamento, difatti, essi devono imbastire una qualche teoria del complotto, per cui la "scienza mainstream" è dipinta come una contorta macchinazione finalizzata a nascondere "la verità" (di cui quel sito è invece promotore), per non ben specificati motivi o interessi di potere. La degenerazione dei siti pseudo-scientifici in siti complottisti è una inevitabile conseguenza della loro incapacità di spiegare il mondo reale con la stessa efficacia e robustezza della "scienza mainstream" da loro osteggiata: più la pseudo-scienza fallisce nello spiegare come funziona il mondo, tanto più deve ricorrere a fantomatici complotti a lei ostili che giustificare il proprio fallimento.
Pertanto, diffidate da un sito che si auto-proclami "verità" in contrapposizione al resto della comunità scientifica, e che imbastisca una serie di teorie di complotto per giustificare la propria incapacità di sostituirsi in modo efficace alla scienza "mainstream": se esso fosse veramente portatore di innovazione scientifica oggettiva, testabile e riproducibile, la scienza stessa sarebbe la prima a promuoverlo e seguirlo.

Concludendo, queste tre regole non sono certamente esaustive e definitive nel riconoscere la pseudo-scienza online, ma forniscono un bagaglio base con il quale applicare quel minimo di spirito critico con cui anche il lettore generico può da solo scremare una grossa percentuale delle informazioni non attendibili. In generale, è bene ricordare che la Scienza è un sistema di connessioni che si alimentano a vicenda, e che è molto improbabile che un singolo sito, in autonomia e isolamento, sia da considerare una fonte attendibile se intorno a sé mantiene (e spesso, alimenta) una netta separazione col resto della comunità scientifica. Risalire alle fonti e alle esperienze degli autori del sito, così come alle loro connessioni col resto del mondo scientifico, è difatti il modo più rapido per capire se e quanto solida sia la credibilità di ciò che viene proposto in quelle pagine.

28 luglio 2020

Twitter e l'Effetto Dunning-Kruger

Non proprio il mio aviale estinto preferito...
Non proprio il mio aviale estinto preferito...


"Ignorance more frequently begets confidence than does knowledge" 
(C. Darwin)

Recentemente, ho rimosso il mio account Twitter.
Era una decisione che stavo maturando da tempo, e che ha trovato nell'ennesimo episodio spiacevolmente inutile la proverbiale goccia che fa traboccare il vaso.

Quel social network ha dei limiti intrinseci dovuti al fatto di essere stato pensato inizialmente come sistema per inviare messaggi molto brevi e concisi, ma che col tempo è diventato il ricettacolo di qualsiasi forma di arrabbiatura sociale e frustrazione polemica. E purtroppo, come altri hanno notato, pare che il social stesso incentivi con la sua logica interna la proliferazione della rabbia e della irrazionalità.

Dato che quel social non mi dava alcunché di positivo rispetto ad altri media, ed anzi era divenuto solamente una fastidiosa perdita di tempo con interlocutori poco o per niente interessanti, ho chiuso il mio account.

Ritengo fondamentale l'argomentazione come base per qualsiasi ragionamento complesso: come ho avuto modo di constatare direttamente, Twitter è il luogo peggiore per sviluppare discorsi argomentati.
Conseguenza inevitabile di come Twitter è strutturato è che qualsivoglia messaggio si voglia riportare là, e che sia appena al di sopra del livello minimo di banalità, esso sarà inevitabilmente frainteso, distorto e strumentalizzato. 
Esiste una vasta popolazione di utenti di Twitter che è a mio avviso eccessivamente emotiva ed irrazionale, capace di trarre motivo di polemica e lamentela da qualsiasi cosa tu possa scrivere. 
Twitter, privilegiando i messaggi brevi e spezzettati, incentiva l'emotività e impedisce l'argomentazione razionale. Non appena tu proverai a esprimere la tua opinione (peggio ancora se argomentata), sarai oggetto di una serie crescente di attacchi e lamentele da parte di qualcuno "sensibile" a qualche elemento da te sottinteso (o presunto tale). E qualsiasi tentativo di argomentare una replica a simili polemiche, spesso del tutto futili ed emotive, risulta frenato e sabotato dalla struttura stessa di Twitter, che ti impone di spezzettare il tuo argomento in frammenti seriali.

Non importa cosa scriverai o come proverai a replicare: ci sarà sempre qualcuno che dalle tue parole troverà motivo per lamentarsi, spesso persino per motivi non pertinenti il tema delle tue parole. E questo attirerà a sua volta nugoli di commenti emotivi e fuori luogo, sempre meno gestibili. 

Se ciò vale in generale, nel caso in cui tu sia portatore di una posizione argomentata e razionalmente strutturata, il risultato è devastante.

Se alla sostanziale emotività del lettore medio unite l'epidemica diffusione dell'Effetto Dunning-Kruger tra i commentatori, il risultato è una bomba deflagrante che non avete alcun modo di arginare. Ogni tentativo di replicare in modo argomentato genera uno stuolo di nuovi commenti emotivi, aggressivo-passivi (il vittimismo come giustificazione è dilagante) e, sopratutto, infondati alla pari dei precedenti.
Il paradosso è che tanto più l'esperto prova a portare argomenti validi a difesa di una posizione, tanto più ottusa e dilagante sarà la reazione dell'opinione più ignorante, la quale si auto-legittima nel nome della "libertà di opinione". 
La marea vi sommerge. Nulla del vostro discorso originale rimane, annacquato da uno tsunami di piagnistei, lamentele, autodifese risentite e frasi fatte.

Per più di un decennio in questo blog ho avuto a che fare con commenti a diversi livelli di professionalità ed emotività, ed ho imparato a gestirli. Nei casi estremi, ho bannato direttamente il commentatore che andava oltre qualsiasi livello di maturità o decenza. Twitter non permette un medesimo arginamento dell'onda emotiva e della marea polemica. In certi casi, la risposta migliore sarebbe l'ironia che raffredda dei toni inutilmente accesi. Purtroppo, pare che su Twitter tutto sia sempre e comunque "serio": il sarcasmo e l'ironia, usate per disinnescare l'eccesso di polemica, sono viste come insulto e mancanza di rispetto (tutto deve essere sempre e comunque pesantemente serioso). Inoltre, purtroppo, l'argomentazione è vista come "elitismo" (quasi che l'ignoranza in ciò di cui si parla sia un valore di cui vantarsi), e questo scatena una seconda ondata di commenti polemici da parte di autoproclamati "guerrieri sociali", una curiosa ibridazione tra il moralismo bigotto e l'estremismo egualitario.

Tutti abbiamo diritto di esprimere la nostra opinione. Ma un'opinione infondata, solo perché viene espressa, non risulta uguale ad una fondata .
Tutti abbiamo diritto a replicare in difesa della propria opinione. Come mai questo diritto viene negato (o accusato di elitismo e arroganza) quando ad esercitarlo è la persona esperta che dimostra con fatti documentati l'infondatezza della posizione altrui? 
Pare che su Twitter si confonda il diritto di replica con il valore della replica: e nel nome del "diritto" si faccia a pezzi qualsivoglia valore e merito, fondamento e argomento.

Alla fine, la sola soluzione sensata e produttiva è stato l'abbandono di quel social network: qualsiasi tentativo di sviluppare una argomentazione in quel luogo è risultato essere solo un circolo vizioso nella polemica inutile e nella pioggia di emotività, ed una perdita di tempo.
Il gioco non vale la candela.