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25 dicembre 2021

Lo Speciale di Natale di Theropoda Blog: Hail to Dino-Riders, ovvero, perché eravate così preoccupati di poterne fare un film che non avete pensato che dovevate farlo

"Lord Kau e T.rex", fotomontaggio realizzato da Simone Maganuco (2003). Special guest star, Luca Burgazzi nel ruolo di Bitor.

Oggi è Natale. E a Natale siamo tutti più buoni. 

E quando dico "tutti", intendo anche il sottoscritto, il malvagio e sadico paleontologo senza cuore che senza motivo trolla gli appassionati di produzioni pop ispirate dalla paleontologia e demolisce tutto ciò che di bello e buono c'è nella loro sincera ed ingenua passione. E siccome oggi sono buono pure io, vi racconterò una storia dedicata proprio agli albori della Grande Dinomania di 30 anni fa. Una storia quindi ambientata tanto tanto tempo fa, in un tempo lontano lontano, chiamato Gli Anni Ottanta, quando tutto era incredibilmente pacchiano, sudato, metallizzato, glam e imbottito. Un tempo di innocenza ormai perduta, che oggi rivediamo come pericolosamente ingenuo, un tempo in cui tutti avevano le spalline, anche i bambini, e le auto erano progettate con l'accetta, il mondo era diviso in due blocchi pronti all'olocausto nucleare, un mondo nel quale d'inverno nevicava, il telefono era attaccato al muro e non faceva le foto. Un tempo senza Internet ma tantissima televisione spazzatura. 

Sì, perché tutte le emanazioni pop della paleontologia dei dinosauri che ci hanno saturato i neuroni negli ultimi 30 anni non sono niente altro che variazioni e figlie di un concetto nato alla fine degli anni '80. Un concetto geniale, ma che purtroppo ci è sfuggito di mano. 

Io me lo ricordo quel mondo. Perché allora ero un bambino delle scuole elementari, e come tutti quelli della mia generazione sono stato testimone, complice e vittima di un fenomeno unico nella storia del marketing, una genialata assoluta figlia del modo con cui si vendevano i giocattoli in quel tempo, genialata assoluta che ancora oggi non mi spiego come non sia stata sfruttata a dovere fino al midollo, finendo per essere soppiantata dalla sua versione snob e cervellotica, ovvero, Billy e il Clonesauro. Sì, perché se abbiamo Billy Park, Billy World, il Sacro Franchise e tutti i suoi più o meno discutibili emuli, lo dobbiamo anche all'impatto mediatico di una serie di giocattoli, con annessa serie di cartoni animati, prodotta nel 1988 e che per due anni ha dominato i desideri di tutti i bambini prima dell'arrivo delle isole costaricane con dinosauri clonati. Sto parlando dei

Dino-Riders

Il mitico logo della cosa più figherrima che potevi vedere in tv nel 1988 se avevi 10 anni


Per capire il fenomeno Dino-Riders occorre resettare la mente a come eravamo negli anni ottanta, 40 anni fa. Se non vi ricordate quel periodo, o non eravate ancora nati, ecco come dovete fare. Dovete rimuovere temporaneamente dal cervello tutte le applicazioni etiche create negli anni '90 e poi rese patologiche 20 anni dopo, quali il politicamente corretto, l'educativo, l'inclusivo ed il sostenibile, con cui oggi cerchiamo di contenere - invano - l'economia capitalistica dai propri eccessi, e impostare l'azione su un solo criterio: fare soldi, tanti soldi, un sacco di soldi, sfruttando le più basilari pulsioni umane... in modo divertente.

Eccoti resettato al 1987

Ora che siete resettati, siete pronti per amare, prima ancora che capire, la genialata alla base dei Dino-Riders. La genialata consiste nel prendere due temi apparentemente slegati e inconciliabili, e mescolarli nell'unico luogo in cui possono accoppiarsi e fruttare. I due temi devono essere spettacolari, esagerati e con poca attinenza con la vita di tutti i giorni. I due temi sono i dinosauri e le guerre stellari (molto di moda negli anni '80, sia al cinema che nelle simulazioni belliche tra Primo e Secondo Mondo, simulazioni a base di testate multiple termonucleari portate su missili balistici intercontinentali, tutta roba che in quel decennio era, assieme all'HIV, tema dei telegiornali come oggi lo sono covid e riscaldamento globale). 

Il luogo dove mescolare questi temi è - ovviamente - la testa dei bambini.

Immaginate di avere il cervello di un bambino di 10 anni e di ripetete 10 volte:

Dinosauri e Raggi Laser

Dinosauri e Raggi Laser

Dinosauri e Raggi Laser

Dinosauri e Raggi Laser

Dinosauri e Raggi Laser

Dinosauri e Raggi Laser

Dinosauri e Raggi Laser

Dinosauri e Raggi Laser

DINOSAURI E RAGGI LASER

Tutto il resto viene di conseguenza.

Dino-Riders è una serie di giocattoli della Tyco (oggi parte di Mattel) che ha come protagonisti una serie di dinosauri armati con corazze di metallo [ma che figata!] e cannoni laser [ma che figata!], usati in una guerra tra due fazioni aliene [ma che figata!]: i buoni (buonisti, diremmo oggi) Valoriani [Boooo!!!!] ed i malvagi (ma più inclusivi etnicamente, dato che consistono di almeno 3 specie) Rulons [Rulons Rulez!]. Come altri casi analoghi, oggi abbastanza ovvi ma piuttosto innovativi a quel tempo, la serie di giocattoli era associata ad una serie di cartoni animati creata apposta per supportare i giocattoli (a differenza dei giocattoli dei robot anni '70, in cui era la serie di cartoni animati ad avere la precedenza e priorità logica rispetto al giocattolo).

Che figata!

Per motivi che non mi spiego, negli anni '90 la serie a cartoni animati di Dino-Riders fu ri-doppiata nuovamente in italiano, sostituendo il doppiaggio italiano originale con dialoghi leggermente alterati e nuove voci di minore qualità. Si tratta questa di una pessima abitudine della televisione italiana degli anni '90, che aveva già fatto vittime illustri tra cartoni animati iconici degli anni '80, come Ken il Guerriero e la prima (ed unica decente) stagione di Dragon Ball. Di conseguenza, negli anni '90 si è formata una seconda generazione di "dino-ridersers" che, totalmente ignari del doppiaggio originale, ha scoperto questa breve serie di cartoni secondo un atroce e in certi casi fuorviante doppiaggio. Ripeto, non so il motivo di questo ri-doppiaggio, visto che la versione originale era ottima e il cartone non richiedeva qualche forma di censura rispetto alla versione per noi bambini degli anni ottanta. So solo che ha rovinato la visione a quelli che non conoscevano la primissima versione originale del doppiaggio italiano.

Detto questo, e volendo ignorare per altri cinque minuti la mia natura di paleontologo malvagio nemico dei dinomaniaci, penso che Dino-Riders potrebbe avere tutte le potenzialità per una trasposizione cinematografica, anche se, forse, i tempi non sono più quelli di una volta. Mi spiego: esattamente come Billy World è la versione bimbominkia e senza anima di Billy Park, così temo che qualsiasi riproposizione di Dino-Riders negli anni venti del XXI Secolo sarebbe un fallimento sul piano sia estetico che contenutistico. Ma proviamo per un attimo ad illuderci che sia possibile ricreare lo spirito dino-ridersiano delle origini, quello degli anni '80, e illudiamoci che un film del genere sia dato in mano al regista giusto, ovvero qualcuno che sia all'opposto di chi oggi gestisce il Sacro Franchise di Billy Park, qualcuno che abbia ben chiaro cosa siano i Dino-Riders, che li gestisca con intelligenza ma senza prendersi troppo sul serio (perché non puoi essere troppo serio con dinosauri corazzati con cannoni laser) e che non commetta l'errore madornale commesso dalla serie di film su Transformers (altra serie iconica di giocattoli-cartoni anni '80), ovvero di voler stravolgere l'estetica dei protagonisti secondo assurde istanze di realismo e ancor più assurde logiche da videoclip musicale. 

In quel caso, ma solo in quel caso, Dino-Riders potrebbe diventare la più grande genialata della storia del cinema, esattamente come lo fu, a livello di giocattoli, 33 anni fa.

Ovviamente, non succederà nulla di tutto ciò.

E con questo post senza alcun senso, vi (C)auguro Buon Natale 2021.

PS: io posso vantarmi di aver ricevuto in regalo per il mio undicesimo compleanno, dai miei amici, il set del T-Rex dei Dino-Riders. Quelli sono veri amici.



La Rivoluzione Piumata - Volume Quarto


In questi giorni, esce il Quarto Volume della serie "La Rivoluzione Piumata", dedicata ai dinosauri, alla loro evoluzione, ed al significato di questi fossili nel grande quadro della Storia della Vita sulla Terra.

Il Quarto Volume è dedicato ai dinosauri ornitischi, il gruppo che include fossili famosi e ormai divenuti icone preistoriche, come Iguanodon, Stegosaurus e Triceratops. Il Volume completa la serie sui grandi gruppi principali di Dinosauria, dopo Theropoda (Volumi Primo e Secondo) e Sauropodomorpha (Volume Terzo).

La filosofia che ha guidato la scrittura di questo Quarto Volume è la medesima dei precedenti: parlare di dinosauri ad un pubblico generale senza cadere nella banalizzazione del contenuto, senza piegarsi alla infantilizzazione del tema, e senza ammiccare ai soliti stereotipi cinematografici sui paleontologi. Io continuo a pensare che si possa parlare di paleontologia e, in particolare, di vertebrati fossili, con rigore scientifico anche senza abusare di tecnicismi, si possa spiegare i fossili e la paleontologia con la dignità e serietà che questi temi meritano, e che si possa accompagnare il lettore lungo una riflessione scientifica matura senza trattarlo come se fosse un bambino.

La Scienza è meravigliosa e non ha bisogno di effetti speciali o favolette.

Questa è anche una sfida personale, che si fonda unicamente sulla fiducia dei lettori. Se avete apprezzato i primi tre volumi, se ne condividete la filosofia, le intenzioni e gli obiettivi, apprezzerete anche questo quarto volume. 

Il riscontro positivo ed i commenti incoraggianti ricevuti in questi anni da tanti lettori mi hanno accompagnato durante la realizzazione dei precedenti volumi: a loro va quindi il mio ringraziamento, ed un arrivederci al Quinto Volume della serie.

Buona Lettura!

06 dicembre 2021

Borogovia Reloaded

Un Borogovia dà ad un giovane Tarbosaurus una lezione che non dimenticherà facilmente. Opera di Edyta Felcyn-Kowalska, basata su ardite speculazioni del vostro blogger* (credit: E. Felcyn-Kowalska, D. Madzia).

Più di 12 anni fa, scrissi un post su un theropode che mi ha sempre intrigato molto, Borogovia gracilicrus, dalla Formazione Nemegt del sud della Mongolia. Intrigato perché Borogovia è bizzarro e frammentario, quindi enigmatico. Intrigato perché è uno dei piccoli grandi tesori delle mitiche spedizioni polacco-mongole di mezzo secolo fa.

Dato che l'olotipo di Borogovia è conservato a Varsavia, nella medesima collezione che comprende Hulsanpes, taxon che ridescrissi alcuni anni fa assieme a Daniel Madzia, era inevitabile che parlassi con Daniel anche della possibilità di visionare e rivalutare Borogovia. Dopo la descrizione originaria del 1987 da parte della Osmólska, nessuno aveva rimesso mano sul materiale, e non esisteva finora una analisi quantitativa rivolta esplicitamente a testare le affinità di questo enigmatico theropode. Alla luce della enorme quantità di nuovi maniraptori scoperti negli ultimi 30 anni, ho pensato fosse il caso di scrivere uno studio sul fossile, che integrasse la descrizione originaria del 1987, in particolare analizzandolo filogeneticamente per cercare di dare una interpretazione delle sue bizzarre caratteristiche. Inoltre, era ancora irrisolta la questione se Borogovia fosse o no un taxon distinto da un altro troodontide del Nemegt, Zanabazar

[Notare che in caso di sinonimia tra B. gracilicrus e Z. junior, il genere Borogovia - del 1987 - vince sul genere Zanabazar - del 2009 -, mentre la specie junior - del 1974 - vince sulla specie gracilicrus - del 1987 -: c'è quindi un potenziale groviglio tassonomico che merita di essere risolto: se i due fossero sinonimi, dovremmo usare la combinazione "Borogovia junior"]

Esce oggi un articolo** che ho scritto con Daniel Madzia (Cau e Madzia, 2021) dove analizziamo Borogovia, soffermandoci sugli elementi filogeneticamente significativi, illustriamo per la prima volta a colori e nel dettaglio gli elementi più importanti del fossile, e ne testiamo le affinità evolutive. In pratica, questo articolo si propone di risolvere i punti che avevo sollevato nel mio post del 2009.

Innanzitutto, il nostro studio conferma che Borogovia è distinto da Tochisaurus (altro troodontide del Nemegt), come già notato da precedenti autori, ma soprattutto, dimostra che esso è distinguibile anche da Zanabazar. Tre elementi della morfologia dell'astragalo lo differenziano da Zanabazar, e due elementi della morfologia del metatarso lo differenziano da Tochisaurus. Inoltre, l'analisi filogenetica che abbiamo sviluppato mostra che i tre taxa non risultano sister-taxa. Borogovia risulta in tutte le differenti analisi (svolte tarando il peso implicito dei caratteri in modo differente in funzione della omoplasia) un membro di Troodontidae, in particolare interno alla linea che conduce a Troodontinae, di cui potrebbe essere il sister taxon. A questo proposito, abbiamo testato, per la prima volta, lo status dell'olotipo di Troodon formosus (un dente) per stabilire in modo non-ambiguo se il gruppo dei "troodonti" meriti di avere il nome ancorato a quel dente (ovvero, Troodontidae): l'analisi ha dato esito positivo. Ciò significa che indipendentemente dal destino del nome Troodon rispetto ad altri taxa nordamericani, quel clade merita quel nome.

Le nostre analisi confermano pienamente l'interpretazione generale della Osmólska su questo troodontide, come forma "aberrante" all'interno del clade. Dato che nello studio del 1987 si analizza anche la questione della omologia o meno del secondo dito falciforme di troodontidi e dromaeosauridi, abbiamo testato l'evoluzione di questo adattamento nei paraviani e lungo la linea che conduce a Borogovia.

In particolare, abbiamo analizzato la peculiare morfologia del secondo dito del piede di Borogovia, che si differenza da quella degli altri troodontidi nel non presentare l'ungueale "falciforme" tipico di dromaeosauridi e troodontidi. Abbiamo inoltre introdotto il termine "condizione falciforana" per indicare il secondo dito del piede modificato per portare l'artiglio falciforme. 

Notare che "falciforan condition" non è un sinonimo di "sickle-clawed", termine usato per riferirsi a quei taxa dotati della condizione falciforana, né a "sickle-claw", che si riferisce alla peculiare forma dell'unguale in questi taxa. La condizione falciforana è una morfologia più complessa della semplice presenza di un ungueale falciforme nel secondo dito del piede, e coinvolge una decina di elementi anatomici a livello del secondo metatarsale e di tutte e tre le falangi del secondo dito. 

Piede di Deinonychus in vista mediale (da Ostrom, 1969), con indicati gli elementi che formano la condizione falciforana "completa".

La nostra analisi dimostra che Borogovia non è del tutto privo della condizione falciforana (nonostante sia privo dell'ungueale falciforme: notate quindi come i due termini non siano sinonimi), ma che piuttosto deve essere interpretato come portatore di una modificazione della condizione falciforana "classica" presente negli altri troodontidi. La condizione "post-falciforana" di Borogovia potrebbe essere legata a specializzazioni locomotorie ed alimentari, ma ciò richiederà la scoperta di nuovi resti di questo dinosauro, in particolare resti del cranio.

Ringrazio Daniel per l'ennesima collaborazione, ed Edyta Felcyn-Kowalska per aver così egregiamente illustrato la mia speculazione di dare a Borogovia una parvenza "da casuario arrabbiato".

Note

* Una nota sull'immagine che apre il post: si tratta di una speculazione puramente ipotetica su un comportamento difensivo di Borogovia, capace di scalciare contro eventuali aggressori. L'ipotesi è puramente speculativa, non basandosi su alcuna evidenza diretta né su analisi biomeccaniche. 

** Questo è il Contributo Numero 3 (dopo Halszkaraptor e Hulsanpes) della mia "serie osmolskiana", con la quale rendo omaggio postumo alla grande paleontologa polacca scomparsa nel 2008.

Chiosa personale

Il 6 Dicembre è davvero la "mia" giornata paleontologica. Il 6 dicembre 2014 ero nel sud tunisino e partecipai alla scoperta di Machimosaurus rex. Il 6 dicembre 2017 pubblicai Halszkaraptor. Ed oggi aggiungo un altro episodio paleontologico alla lista dei miei "sei di dicembre".


Bibiliografia:

Cau A., Madzia D. 2021 - The phylogenetic affinities and morphological peculiarities of the bird-like dinosaur Borogovia gracilicrus from the Upper Cretaceous of Mongolia. PeerJ  9-e12640: 1-25. http://doi.org/10.7717/peerj.12640.  

Osmólska H. 1987 - Borogovia gracilicrus gen. et sp. n. a new troodontid dinosaur from the Late Cretaceous of Mongolia. Acta Palaeont. Polonica 32:133-150.

Ostrom J.H. 1969 - Osteology of Deinonychus antirrhopus, an unusual theropod dinosaur from the Lower Cretaceous of Montana. Peabody Museum of Natural History Bulletin 30:1-165. 

29 novembre 2021

Riflessioni per una Avanguardia Paleoartistica

 L'idea dominante sulla Paleoarte è che essa debba essere una rappresentazione iper-realistica e didascalica della vita del passato.

Tralasciando il fatto che la Paleoarte non rappresenta la "vita del passato" bensì ipotesi paleontologiche storicamente determinate, mi domando se non sia arrivato il tempo di portare la Paleoarte fuori dal ridotto recinto dell'iper-realismo e della didascalica.

Ad esempio, includere nella Paleoarte anche le suggestioni, le emozioni e le istanze private del paleontologo, le sue riflessioni filosofiche, l'intera paleontologia e non solo la parte ricostruttiva.

Può esistere una Paleoarte astratta?

Andrea Cau, 2021 - Tafonomia dell'olotipo di Halszkaraptor escuilliei


07 novembre 2021

Indiana Jones ed il commercio dei fossili

 


Su Internet tutto è estremizzato. "Bianco vs Nero", senza sfumature di grigio, perché "Grigio" significa automaticamente il colore nemico al tuo. Oppure "Buoni vs Cattivi", che generalmente è una forma ipocrita per dire "Noi vs Loro". 

Io sono abbastanza anarchico e senza-dio per poter esprimere le mie opinioni con distacco e leggerezza, dato che non ho una squadra da difendere né un partito da supportare. Sì, sono un paleontologo, termine che per certa gente online significa "uno di quelli che sta nella Torre d'Avorio e tratta i comuni mortali con disprezzo", mentre a casa mia la parola significa "uno che passa un sacco di tempo ad aggiustare un manoscritto su materiale fossile dopo che Reviewer #2, ovviamente anonimo, mi ha chiesto di includere inutili citazioni di un autore che sospetto essere proprio Reviewer #2". Ma non ho la tessera del "Partito dei Paleontologi", qualunque cosa esso possa essere.

Tra le innumerevoli guerre più o meno futili che si combattono online nel nome della "giustizia sociale" (e che nel 90% dei casi non hanno alcuna attinenza con i problemi del mondo fuori da internet), c'è la Guerra Santa dei Paleontologi Duri e Puri contro i Miscredenti Venditori di Fossili. Una guerra talmente ridicola che merita di essere oggetto di un post in questo blog.

Come ho accennato sopra, io sono un paleontologo. Quindi, per quel meccanismo perverso che ci porta a ridurre gli individui alla categoria a cui appartengono, io dovrei essere dalla parte dei Duri e Puri e combattere i Miscredenti. Ma, grazie al Mesozoico, io non ho alcun interesse a partecipare alla "Guerra Santa", per la semplice ragione che non esiste alcuna Guerra Santa tra le forze del Bene e quelle del Male. In realtà, c'è solo una polemica marginale e un pochino pretestuosa tra un certo numero di paleontologi ed un certo numero di commercianti di fossili. Ma siccome su Internet tutto è estremizzato, ecco che il battibecco personale tra una manciata di soggetti viene trasfigurato come se fosse Ragnarok.

Prima che qualcuno legga questo post come "Grigio", ovvero "il colore del mio Nemico", e mi accusi di tradimento, eresia e qualche altra scemenza, chiariamo alcuni punti.

1. I fossili sono solo pezzi di roccia. Se nessuno raccoglie un fossile, esso è destinato ad essere distrutto dall'erosione o dal metamorfismo. Onestamente, se devo scegliere tra un fossile che diventa polvere a causa dell'erosione oppure lo stesso fossile che può dare da lavorare ad un onesto commerciante, preferisco la seconda opzione. So benissimo che c'è invece chi pensa l'esatto opposto, e preferisce un fossile polverizzato dal vento piuttosto che dare da lavorare a qualcuno... ma io continuo a pensare che una persona sia più importante di un pezzo di roccia. 

2. I fossili non hanno diritti naturali inalienabili, non sono persone, ma sono oggetti il cui destino è regolato dalla legislazione pertinente la località di raccolta del fossile. In certi stati, la gestione dei fossili è regolata da certe leggi, in altri stati da leggi differenti, ed in altri stati ancora da nessuna legge. Non esiste una "legge mondiale" sui fossili, quindi se qualcuno pensa di avere la risposta assoluta e definitiva alla faccenda, si sbaglia: sta solamente amplificando il valore della propria opinione personale. Ogni caso, difatti, è diverso, perché diversa è la legge del luogo, il contesto culturale e politico, così come la situazione particolare. Ovvero, se qualcuno ha dei problemi sul destino dei fossili in un determinato stato o nazione, deve risolverla sul piano locale, perché il problema è politico, non etico. Se davvero si ha a cuore il destino di certi fossili, allora si agisca nel modo in cui quello stato legifera per cambiare la legislazione sul materiale fossile. Fare crociate online senza poi approdare al legislatore locale, è stupido.

3. Io sono pragmatico, non moralista. Penso che trovare soluzioni pratiche e tradurle in leggi (sia nazionali che internazionali) sia molto più utile che fare delle crociate moraleggianti sui fossili. Anche perché, onestamente, nessuno può rivendicare una qualche superiorità etica o morale stando seduto davanti ad un computer o smanettando dal proprio smartphone. L'etica è sempre pratica.

4. Non esistono "Buoni vs Cattivi", ma solo situazioni contingenti e particolari. Dipingere la faccenda come una battaglia di tipo manicheistico, con i Paleontologi "tutti Buoni" e i Commercianti di fossili "tutti Cattivi", è una favola che può funzionare per far addormentare i bambini, ma che descrive la realtà con la stessa accuratezza di un cladogramma di Dave Peters. Io conosco numerosi ottimi paleontologi, ma anche paleontologi bastardi a cui non affiderei nemmeno il mio bidone della indifferenziata, e conosco commercianti di fossili che sono persone veramente professionali e generose, così come ci sono i trafugatori di siti paleontologici che piazzano la dinamite dopo che hanno scavato in un sito. Prima la facciamo finita con la divisione del mondo in "Buoni [noi]" e "Cattivi [loro]" e prima aiuteremo le persone di buona volontà in ambo i fronti a far piazza pulita delle rispettive mele marce.

5. Regolare il commercio dei fossili è una fonte di opportunità anche per i paleontologi. In primo luogo, è tempo che si dicano le cose come stanno: non è possibile dare da lavorare nell'Accademia a tutti quelli che si laureano in paleontologia. I posti di ricercatore, docente, curatore sono sempre meno, e la competizione per trovare uno straccio di posizione nel mondo accademico è talmente feroce da essere analoga a quella che esiste nel resto del mondo lavorativo. E allora, invece di creare nuovi dottori disoccupati e cui si fa credere che il paleontologo serio può solo stare dentro l'Università, perché non incentivare la collaborazione tra mondo scientifico e "mondo commerciale", così da dare nuove opportunità di lavoro a tutti quelli che in ogni caso non potranno mai fare il "paleontologo accademico"? 

6. Non tutti i fossili meritano di essere studiati. Ovviamente, il primo esemplare di una specie fossile deve essere protetto e curato in un museo. E lo stesso vale per qualsivoglia esemplare che onestamente arricchisce la conoscenza scientifica. Ma questo argomento è valido con qualsiasi fossile? Che dire di quelle tonnellate e tonnellate di materiale fossile che non apporta alcun reale contributo al progresso scientifico? Esistono fossili molto abbondanti e che nessuno si sogna di studiare scientificamente, proprio perché nessuno di noi li ritiene meritevoli del lavoro che dedichiamo per analizzare i fossili "fighi". Non facciamo gli ipocriti: se non li studiamo è perché sappiamo che non valgono nemmeno la fatica di metterli sotto un microscopio! Ha senso tenere quel materiale nei musei? Ha senso impedire un uso commerciale di quel materiale? Qualcuno potrebbe dirmi che forse in futuro quel materiale, oggi privo di utilità, potrà diventare utile se analizzato con nuovi metodi che non abbiamo ancora inventato. Forse è così, ma mi pare piuttosto una arrampicata sugli specchi per non ammettere che, oggi, quel materiale è del tutto privo di valore scientifico mentre già ora esso ha un buon potenziale economico. 

Concludendo, la "guerra" tra paleontologi e commercianti di fossili sarebbe conclusa da tempo se si mettesse da parte il moralismo astratto e si usasse un sano pragmatismo. Regolare il commercio dei fossili in modo esplicito, sia a livello locale che internazionale, può dare opportunità di lavoro a tanti paleontologi che non trovano occupazione accademica (o che, onestamente, preferiscono andare a scavare - anche a pagamento - piuttosto che passare il tempo a scrivere post e articoli tecnici), può creare una rete di relazioni tra diverse professionalità, può incentivare una più razionale gestione dei siti fossiliferi, può arginare e combattere in modo virtuoso la depredazione da parte dei tombaroli. 

Io non vedo dove sia il problema che, almeno online, certi miei colleghi sembrano dipingere con i toni della tragedia.