22 maggio 2019

Nuovi Megaraptori dalla Thailandia - Prima Parte

Scenari filogenetici per i due nuovi theropodi thailandesi (da Samathi et al. 2019)

La Formazione Sao Khua, del Cretacico Inferiore della Thailandia, è una delle più interessanti associazioni a theropodi dell'Asia meridionale. In particolare, essa mostra una intrigante combinazione di forme, dal probabile sinraptoride Siamotyrannus, all'ornithomimosauro basale Kinnareemimus e l'enigmatico possibile spinosaurino Siamosaurus.
Samathi et al. (2019) descrivono due nuovi theropodi da questa formazione, rinvenuti in due località distanti circa 40 km una dall'altra. Il primo esemplare consiste di resti della colonna vertebrale, della mano e della gamba di dimensioni paragonabili ad Australovenator. Tutti gli elementi mostrano caratteri diagnostici dei megaraptori e sono riferiti alla nuova specie Phuwiangvenator yaemniyomi. Il secondo esemplare è meno completo, comprende principalmente elementi della gamba, e si distingue dal primo per caratteri della tibia e dell'astragalo. Esso è riferito alla nuova specie Vayuraptor nongbualamphuensis
Phuwiangvenator è chiaramente un megaraptoriano, probabilmente esterno a Megaraptoridae, ipotesi che è anche confermata dall'analisi di Samathi et al. (2019). L'olotipo di Vayuraptor è più piccolo di Phuwiangvenator, ed apparentemente riferibile anche esso a Megaraptora, sebbene l'analisi di Samathi et al. (2019) non permetta di collorarlo più precisamente di Coelurosauria.
Non ho ancora avuto modo di codificare questi due taxa nella mia matrice, quindi per ora non approfondisco la discussione sulle loro possibili affinità.

- to be continued -


Bibliografia:
Samathi, A., Chanthasit, P., and Sander, P.M. 2019. Two new basal coelurosaurian theropod dinosaurs from the Lower Cretaceous Sao Khua Formation of Thailand. Acta Palaeontologica Polonica 64 (in press).

20 maggio 2019

Quando sei un paleontologo, realmente?



Circa 10 anni fa, fui invitato a partecipare come ospite alla inaugurazione della prima edizione della mostra “Dinosauri in Carne e Ossa”. Gli organizzatori, Simone Maganuco e Stefania Nosotti, mi contattarono alcune settimane prima dell'evento per definire alcuni dettagli della mia partecipazione all'evento. In particolare, siccome la mostra era prettamente paleontologica, mi chiesero se per me non ci fossero problemi ad essere definito “paleontologo” nelle eventuali relazioni e interazioni con il pubblico. A quel tempo, avevo svolto le mie prime ricerche paleontologiche, e pubblicato i miei primi articoli tecnici su materiale fossile. Sebbene mi facesse piacere essere invitato come “esperto”, non mi sentivo ancora “maturo” per tale riconoscimento. A mio avviso, il mio livello di “professionalità” NON era ancora sufficiente per definirmi a tutti gli effetti “un paleontologo”. Ho sempre avuto un enorme rispetto della parola “paleontologia”, e non volevo abusare di una qualifica che stavo ancora maturando. Quindi, risposi loro che, siccome il mio titolo di studio era Dottore in Scienze Naturali, avrei gradito essere definito per quello che effettivamente ero ufficialmente, un naturalista (titolo di studio che ho sempre amato e che sono fiero di portare, anche ora che ho anche acquisito il Dottorato in Scienze della Vita, della Terra e dell'Ambiente). Gli amici di “Dinosauri in Carne e Ossa” compresero la mia titubanza, ma mi risposero che non avrei dovuto nascondere la mia competenza paleontologica, specialmente in quella occasione. Alla fine, trovammo un compromesso, e fui introdotto come “naturalista paleontologo”.

Un ricordo di quella esperienza di un decennio fa.


Perché racconto questo episodio personale avvenuto un decennio fa?

Viviamo in un'epoca in cui è relativamente facile millantare titoli, crediti e competenze che non si possiedono. Basta creare una pagina su internet piena di attribuzioni più o meno tecniche, basta gonfiare il Curriculum Vitae con le più svariate definizioni, basta dichiarare senza averne diritto, di possedere una qualche certificazione, ed ecco che Mister Tizio diventa come per magia “Dottor Tizio”.
Io odio questa pessima tendenza dei nostri tempi, e disprezzo tutti quelli che mentono sulle proprie effettive competenze o qualifiche.
La odio per due motivi.

Il primo, più ovvio, è che spesso queste “attribuzioni” sono false. Capita spesso di leggere notizie di politici che millantano titoli di studio che non possiedono, o di “medici” e guaritori che in realtà risultano essere solo dei ciarlatani e truffatori senza alcuna esperienza in ciò che pretendono di fare. Purtroppo, vedo che Internet ha solo accentuato questa tendenza.
Il secondo motivo, più sottile ma molto più importante, è che questa pessima abitudine va esattamente in direzione opposta a come io ritengo che debbano essere definite e stabilite le competenze e qualifiche.

Non siamo noi che ci “auto-proclamiamo” un titolo o una competenza. Noi riceviamo tale titolo e competenza DAGLI ALTRI.

Nessuno si auto-proclama Dottore in Scienze Naturali. Tu diventi tale perché una commissione di esperti ti ha esaminato, giudicato e proclamato. Tu diventi tale perché hai passato decine di esami di valutazione da parte di altrettanti gruppi di valutazione, ognuno formato da esperti in quel particolare ambito.
Tu acquisisci quel titolo, quello status, perché sei stato giudicato meritevole DAGLI ALTRI.

E questo discorso deve valere sempre e comunque in ogni ambito.

Non si diventa “paleontologo” solo perché si è appassionati di fossili.
Non si diventa “paleontologo” solo perché si va a scavare in zone fossilifere.
Non si diventa “paleontologo” solo perché si prende in mano dei fossili e si sa il nome di quel pezzo.
Non si diventa “paleontologo” solo perché si scrive un blog sui dinosauri.
Non si diventa “paleontologo” solo perché si partecipa a qualche congresso paleontologico.
Non si diventa “paleontologo” solo perché si ha una laurea che comprende qualche esame sui fossili.
Non si diventa “paleontologo” solo perché si pubblica qualche articolo scientifico.

Si diventa paleontologo perché GLI ALTRI ti hanno riconosciuto tale e continuano a riconoscerti tale.
Si diventa paleontologo perché GLI ALTRI ti hanno riconosciuto e ti identificano come esperto in paleontologia, perché GLI ALTRI hanno maturato la fiducia nella tua competenza in materia.
Si diventa paleontologo perché GLI ALTRI ti chiamano a partecipare ad una spedizione paleontologica.
Si diventa paleontologo perché GLI ALTRI ti chiedono di collaborare allo studio di un fossile.
Si diventa paleontologo perché GLI ALTRI ti chiedono di revisionare un articolo scientifico per una rivista scientifica.
Si diventa paleontologo perché GLI ALTRI ti contattano per avere un commento tecnico su una nuova scoperta paleontologica da pubblicare in un report giornalistico.
Si diventa paleontologo perché GLI ALTRI ti invitano a partecipare ad un evento pubblico in cui la tua competenza ed esperienza è utile alla buona riuscita dell'evento.
Si diventa paleontologo perché GLI ALTRI sono il vero giudice per essere tale. E tanto più quei giudici sono competenti, tanto più il tuo status sarà fondato.

Non sei tu che decidi se sei un paleontologo.
La tua volontà, la tua passione, la tua determinazione e desiderio NON sono ciò che ti rende tale. Sono fondamentali, ma non sufficienti. Tu sei un paleontologo in misura della quantità e qualità di persone che ti hanno riconosciuto tale, ed in proporzione con il numero di eventi, episodi ed occasioni in cui tu sei stato riconosciuto tale DAGLI ALTRI.

Per questo motivo, oggi posso sentirmi sinceramente onorato di essere considerato dagli altri un paleontologo, mentre dieci anni fa, quando ero ancora all'inizio della mia esperienza paleontologica, ero giustamente titubante nel sentirmi chiamare tale, e non avrei osato attribuirmi tale status.

E questo discorso vale per qualsiasi altro titolo, attribuzione, status e carica uno voglia attribuire a sé stesso. E non è importante per il titolo in sé (spesso, purtroppo, il solo feticcio che spinge le persone ad "auto-attribuirsi" titoli), ma perché noi riconosciamo il ruolo e l'importanza dell'esperienza e della competenza nella società, e quindi sentiamo che sia la società stessa la sola a poter riconoscere il nostro valore.
Le auto-proclamazioni lasciamole ai pazzi e ai dittatori.

19 maggio 2019

Billy & il Clonesauro: Per quanto tempo devo tenere nell'incubatrice le uova del mio T. rex?

Jurassic Park (1993) 


Alla fine, ci siete riusciti.
Avete preso l'isola in concessione, costruito i laboratori, installato miglia di inutili e dispendiosi recinti elettrificati, speso metà del budget per pagare un grafico che ha realizzato un banale logo nero e rosso, e, sopratutto, avete un enorme bonus per la sospensione dell'incredulità, che vi permette di realizzare l'enorme salto di improbabilità che vi aiuta per estrarre DNA dall'ambra piena di zanzare (e qualche ammonite) e per clonare dozzine di specie di dinosauro.
Avete queste provette con grumi di cellule, e avete inventato un modo per impiantarle in uova di struzzo non fertilizzate.
Ci siamo, le uova stanno maturando. A breve, schiuderanno ed avremo i nostri dinosauri!

A breve, ma esattamente, quanto a breve? Quanto tempo passava dal momento della deposizione alla schiusa del pulcino di dinosauro?
Lee (2019) si è posto questa domanda (non in questi termini, ovviamente), ed ha utilizzato un modello biologico basato su principi generali della fisiologia e del metabolismo animale per calcolare  - per varie specie di dinosauro - quanto tempo fosse necessario per completare lo sviluppo embrionale (che, di fatto, è il tempo che va dalla deposizione alla schiusa).
Il modello parte dai tassi di crescita di vari vertebrati viventi, in particolare, mammiferi, coccodrilli, uccelli con prole precoce e uccelli con prole inetta. Il modello ha anche preso in considerazione misurazioni prese sui denti di alcuni embrioni fossili di dinosauro, misurazioni basate sul tasso di deposizione dello smalto sui denti in crescita, e curve di crescita per coccodrilli adulti ed embrioni.
Il risultato di questi calcoli indica che in generale i dinosauri non-aviani hanno la fase embrionale che dura approssimativamente come quella di mammiferi e coccodrilli di massa simile. Gli uccelli attuali hanno invece un processo di sviluppo embrionale relativamente più rapido rispetto agli altri dinosauri.
Il modello, come tutti i modelli teorici, è un insieme di formule matematiche ognuna delle quali spesso è una stima approssimata di misure, combinate assumendo una serie di condizioni. Pertanto, come sempre, il risultato di tali modelli va sempre preso con cautela e cognizione di causa, dato che solamente osservazioni dirette sui fossili possono eventualmente fornire le basi per determinare la durate di processi come la schiusa delle uova.

Ovviamente, a quelli del Reparto Commerciale di Billy World queste cautele interessano poco, perché a loro interessa solamente stabilire quale giorno sia da dedicare alla inaugurazione del parco con visita guidata alla nursery. Vogliono dei numeri netti, per fissare una data, senza troppi discorsi teorici, stime di incertezza e altre menate da biostatistico.
Voi portare i numeri a quelli del Reparto Commerciale, e questi si scandalizzano quando fate notare che, ovviamente, ogni specie di dinosauro ha il suo periodo di incubazione, e che quindi, se quelli del Reparto Commerciale vogliono fare una mega-inaugurazione con una serie di schiuse ad effetto nella nursery, occorre fertilizzare le diverse uova in periodi diversi dell'anno, per avere le schiuse sincronizzate.
Quelli del Reparto Commerciale, presi dal panico, concludono che allora basterà mostrare una sola specie, e fissare la inaugurazione per il giorno in cui schiuderanno le uova dei raptor. Si chiama raptor, giusto?
Deinonychus dite voi.
“Sì, è la stessa cosa”, replicano quelli del Commerciale: “Quando schiudono i raptor?”.
“Due mesi e due settimane”.
“Cavoli... troppo presto. Non abbiamo ancora fatto partire l'asta per i diritti TV. Avete qualcosa che impiega più tempo?”
“I sauropodi: 4 mesi e mezzo”.
“Hmm... no, sarebbe bassa stagione. Ma quanto avete detto che ci mette il T. rex?”.
“Quattro mesi”.
“Sarebbe persino peggio dei sauropodi. No, ascolta, a noi serve qualcosa che schiuda tra tre mesi esatti. Ce l'avete?”.
“Tre mesi? Sì, abbiamo la specie apposta per voi. Tre mesi ed escono dalle uova precisi che spaccano il minuto!”
“Sarebbero?”
Massospondylus carinatus”.
“Masso... spo... cosa sarebbero? Avete una foto?”
“Ecco, questo è l'adulto. Ma alla nascita è fatto così”.
“Ma... è bruttissimo”.
“...?”
“No, sentite, facciamo così. Lasciamo perdere i dinosauri veri. Chiamiamo qualcuno di Hollywood e facciamo degli animatronic che escono da uova finte. Per l'inaugurazione andrà benissimo. Li facciamo ferocissimi, che saltano fuori dalle uova e cercano di azzannare gli ospiti. Sarà una figata assoluta! Qui non si bada a spese!”.

Bibliografia:
Lee S.A. 2019. Trends in embryonic and ontogenetic growth metabolisms in nonavian dinosaurs and extant birds, mammals, and crocodylians with implications for dinosaur egg incubation. Physical Review E 99:052405.





17 maggio 2019

Non tutti gli impatti vengono per nuocere: l'eccezionale caso del Biota Winneshiek

Eccezionale preservazione nei fossili dal Biota Winneshiek (da Briggs et al. 2018)

In un momento imprecisato del remoto passato, un corpo celeste orbitante intorno al Sole fu ridotto in frammenti, probabilmente come conseguenza dell'impatto con un altro corpo vagante nello spazio.
Milioni di anni dopo, intorno a 470 milioni di anni fa, alcuni dei frammenti di quella deflagrazione entrarono in più occasioni in rotta di collisione con la Terra, generando una serie di crateri da impatto. Uno di questi crateri, chiamato Decorah, del diametro di circa 5 km, è localizzato nello stato dell'Iowa. Questo cratere testimonia un raro caso in cui astronomia, biologia e paleontologia convergono in un fenomeno tanto inatteso quanto affascinante.
L'impatto che provocò il cratere Decorah avvenne su un fondale marino relativamente basso, non lontano dalla costa. Alcuni milioni di anni dopo l'impatto, circa 465 milioni di anni fa, questo cratere era stato popolato da una ricca comunità di organismi acquatici. Le peculiari condizioni sul fondo di questo cratere sommerso si riveleranno ottimali per la fossilizzazione e preservazione di questi fossili, che oggi sono noti come il Biota Winneshiek, uno dei Lagerstatte Ordoviciani meglio conservati al mondo. 
Le condizioni inusuali prodotte dall'impatto sul fondale marino hanno probabilmente favorito, alcuni milioni di anni dopo l'impatto, quei processi di deposizione di materiali molti fini, in acque molto calme e poco ossigenate, che costituiscono il mix perfetto per permettere la conservazione delle parti molli anche in delicati organismi marini.
Condizioni analoghe a quelle del cratere Decorah sono presenti anche in un altro cratere ordoviciano, presumibilmente il prodotto di un altro impatto generato dalla medesima famiglia di frammenti cosmici, e condizioni di fossilizzazione analoghe sono documentate anche in altri bacini formatisi sopra crateri da impatto di età più recente. Sembra quindi che, paradossalmente, gli impatti con corpi celesti, spesso citati in merito alle estinzioni di massa in paleontologia, possano anche essere la causa di condizioni ottimali per la preservazione di quelle faune che, milioni di anni dopo l'impatto, hanno ripopolato le zone devastate da questi eventi catastrofici.

Bibliografia:
Briggs DEG, et al. 2018. The Winneshiek biota: exceptionally well-preserved fossils in a Middle Ordovician impact crater. Journal of the Geological Society 175(6):jgs2018-101 DOI: 10.1144/jgs2018-101.

14 maggio 2019

Alcmonavis, un nuovo uccello da Solnhofen

Olotipo di Alcmonavis poeschli (da Rauhut et al. 2019)

Prima della scoperta delle ricche faune a theropodi piumati di età giurassica rinvenute negli ultimi 15 anni in Cina, l'unica regione ad aver fornito dei theropodi piumati giurassici era la Baviera, per la precisione una serie di cave a calcari litografici di età Kimmeridgiana-Titoniana, la più nota delle quali è nei pressi di Solnhofen. Tutti gli esemplari di Archaeopteryx provengono da quelle cave. Anche a causa del grande significato storico di Archaeopteryx, o perché si assumeva che nel Giurassico esistessero solo proto-uccelli "come Archaeopteryx", raramente i paleontologi si sono domandati se assieme all'iconico "Urvogel" fossero esistiti altri possibili uccelli di tipo differente rispetto ad Archaeopteryx. Non mi riferisco a possibili specie distinte rispetto ad Archaeopteryx lithographica, né a eventuali separazioni di questo ultimo genere in più generi distinti di archaeopterygidi, ma a veri e propri uccelli più derivati, presenti nelle cave litografiche bavaresi, ed eventualmente prossimi alle forme poi scoperte nel Cretacico Inferiore cinese.
La recente identificazione di almeno una seconda specie di Archaeopteryx, a la separazione di un esemplare prima riferito a questo genere, ed ora considerato un taxon distinto, Ostromia, hanno dimostrato che nei calcari litografici bavaresi esiste una insospettata diversità di paraviani. 
Un nuovo esemplare, pubblicato oggi, parrebbe persino andare oltre il grado "archeopterygide-anchiornithino" di tutte le forme precedenti, e potrebbe rappresentare il theropode giurassico più vicino agli uccelli moderni.
Rauhut et al. (2019) descrivono un arto anteriore semi-articolato da livelli litografici bavaresi di età tardo-giurassica. Sebbene a prima vista l'esemplare sia abbastanza simile ad Archaeopteryx, si distingue per essere del 10% più grande rispetto all'arto anteriore del più grande esemplare di quel genere, e per avere alcuni caratteri assenti nel classico "Urvogel" ma condivisi con gli aviali cretacici: la cicatrice per il muscolo pettorale sull'omero è più ampia e marcata, il tubercolo sul radio per il bicipite è ben sviluppato, ed il secondo dito della mano è molto più robusto degli altri due. Tutti questi caratteri indicano una maggiore capacità muscolare nel battito dell'ala ed una mano più adatta a portare ampie penne remiganti rispetto ad Archaeopteryx. Sulla base di queste caratteristiche, gli autiri istituiscono un nuovo taxon, Alcmonavis poeschli.
L'analisi filogenetica di Rauhut et al. (2019), basata su una versione modificata della matrice del Theropod Working Group, colloca Alcmonavis coma membro di Avialae più derivato rispetto ad Archaeopteryx ma esterno al gruppo comprendente gli jeholornithidi ed i pigostiliani.
Immesso in una analisi preliminare di Megamatrice, Alcmonavis risulta in due posizioni alternative: 1) come un aviale più derivato di Archaeopteryx lithographica, imparentato con Rahonavis e Imperobator (!) [un risultato che implicherebbe una lunghissima linea di aviali ancestrali che dal Giurassico europeo si estende fino alla fine del Cretacico del Gondwana meridionale], oppure come 2) un troodontide basale. A rendere tutto "imbarazzante" è che in Megamatrice le due specie di Archaeopteryx incluse nell'analisi non sono collocate nella medesima linea terminale, ma formano un grado parafiletico che "abbraccia" i "rahonavidi". Insomma, tutto lascia pensare che c'è ancora molto da fare per chiarire le relazioni tra i vari aviali di grado "archaeopterygide". L'instabilità di Alcmonavis non sorprende, dato che l'esemplare è noto solamente dal braccio. Per ora, assumo l'ipotesi aviale la più plausibile.
Sebbene le caratteristiche elencate dagli autori siano chiaramente distintive rispetto ad Archaeopteryx, non è chiaro se gli esemplari finora noti di questo ultimo siano adulti maturi. Ovvero, potrebbe Alcmonavis essere solamente l'adulto di Archaeopteryx? Purtroppo, come gli stessi autori notano, Archaeopteryx non è diagnosticabile da caratteri dell'ala, e quindi non è automaticamente distinguibile in modo non-ambiguo da Alcmonavis. Tuttavia, la diagnosi di questo ultimo è da considerare legittima qualora si dimostri che Archaeopteryx non acquisiva questi caratteri con la maturità. Dato che il più grande esemplare di Archaeopteryx è circa il 10% più piccolo di Alcmonavis, e non mostra questi attributi, mi pare improbabile che una differenza di dimensioni così piccola possa innescare delle modifiche nelle inserzioni muscolari e nelle proporzioni della mano come quelle che caratterizzano Alcmonavis
Quindi, fino a prova contraria, i due taxa sono da considerare distinti.


Bibliografia:
Rauhut, O.W.M., Tischlinger, H., & Foth C. 2019. A non-archaeopterygid avialan theropod from the Late Jurassic of southern Germany. eLife 2019;8:e43789 DOI: 10.7554/eLife.43789

Un'ammonite in ambra!

Il nodulo di ambra con all'interno vari organismi marini e terrestri, tra cui un guscio di ammonite (da Yu et al. 2019).
Da alcuni anni, gli eccezionali inclusi presenti in alcuni noduli provenienti da livelli della base del Cretacico Superiore della Birmania stanno elettrizzando la comunità paleontologica. Oltre a esemplari sicuramente stupefacenti, come resti di piccoli dinosauri theropodi, abbondano i resti di lucertole e altri squamati (ho potuto vederne alcuni dal vivo, e sono veramente sbalorditivi per la preservazione), ma anche insetti, ragni e innumerevoli altri invertebrati, tutti animali che vivevano sopra gli alberi o alla base dei tronchi da chi trasudava la resina che avrebbe poi costituito la loro tomba in ambra. 
Occasionalmente, tuttavia, anche organismi acquatici e marini possono essere rinvenuti in questi noduli. Ad esempio, sono documentati vari crostacei e bivalvi marini, che probabilmente furono inglobati dalla resina ancora fresca colata da un albero che cresceva sulla riva di uno specchio d'acqua, oppure trasportata in acqua assieme ad un tronco caduto. Eventi come questi sono relativamente più rari rispetto alle inclusioni di animali terrestri e arboricoli, e difatti sono più improbabili da rinvenire nei fossili. Improbabili ma non impossibili.
Yu et al. (2019) descrivono un caso ancora più eccezionale e suggestivo: una conchiglia di ammonite conservata in un nodulo di ambra birmana. L'idea di poter "vedere" un'ammonite conservata in ambra è sicuramente elettrizzante. Specialmente nel caso delle ammoniti più curiose e bizzarre, di cui si discute molto su come vivessero e nuotassero. Purtroppo, l'entusiasmo per la presenza di un'ammonite in ambra è subito smorzato dal constatare che il fossile è solamente quello della conchiglia vuota, e che non sono presenti tracce dei tessuti molli. Siccome nella medesima ambra sono presenti anche gusci vuoti di alcuni bivalvi e frammenti sparsi di conchiglie, la spiegazione più probabile per l'associazione di questi resti è che si tratti di gusci vuoti inglobati dalla resina colata sulla spiaggia, piuttosto che animali vivi inglobati in acqua. Nondimeno, la presenza nella stessa ambra di alcuni isopodi marini (crostacei simili ai porcellini di terra) fa sperare che, forse, in futuro troveremo anche qualche ammonite "in vivo" e con anche parti del corpo del mollusco, e non solo come conchiglia: qualora ciò accada, si tratterebbe di una scoperta storica per la paleontologia, dato che finora non si conosce alcuna traccia fossile delle parti molli delle ammoniti, nonostante che siano così ben rappresentate a livello di conchiglie.

Bibliografia:
Yu T. et al. 2019. An ammonite trapped in Burmese amber. PNAS: https://doi.org/10.1073/pnas.1821292116