14 novembre 2018

(Bio) Law & (Stratigraphic) Order

E l'inconfondibile effetto sonoro.

Io non sono mai stato un patito di serie televisive, e da oltre un decennio ho saturato il mio interesse per qualunque serialità. Non entro quindi nel merito delle nuove generazioni di produzioni seriali più o meno originali: per darvi una idea della mia condizione paleontologica, io mi fermo alle prime due stagioni di Doctor House, poi ho avuto la nausea per quasi ogni cosa sfornata dalla televisione, così come dell'idea stessa di serie televisiva o in streaming o tramite qualunque altro medium.
Un commento a parte va per una serie molto longeva a tema investigativo-legale, Law & Order, che per una qualche ragione estetica e formale, mi ha sempre intrigato. La serie è molto interessante dal punto di vista "strutturale" perché è incentrata su 6 "ruoli" fissi, intorno a cui ruotano le vicende di ogni episodio: abbiamo 3 rappresentanti dell'ordine (da cui il termine "Order"), generalmente un ufficiale di polizia (comandante o tenente) e una coppia di investigatori suoi sottoposti, e 3 rappresentanti della legge (da cui il termine "Law"), generalmente un procuratore, un viceprocuratore ed il suo assistente. Questi sei ruoli fissi sono interpretati da un numero variabile di personaggi (e relativi attori) nell'arco dei 20 anni di vita della serie. In genere, la combinazione di 6 personaggi (e attori) che rivestono questi ruoli non persiste più di una stagione: tuttavia, il turn-over dei personaggi non avviene mai "in blocco", per cui al cambio di stagione generalmente abbiamo almeno un personaggio dei "6 chiave" della stagione precedente che persiste nella nuova stagione. Di conseguenza, ogni stagione è identificabile dalla combinazione unica dei sei personaggi che rivestono i 6 ruoli chiave. Non ho dubbi che un fan sfegatato della serie sia in grado di riconoscere l'anno (e la stagione corrispondente) di ogni episodio solamente vedendo i sei personaggi chiave dell'episodio.
Badate bene, che in molti casi è impossibile identificare la stagione avendo a disposizione un solo personaggio chiave (sebbene ci siano alcuni personaggi che sono stati sufficientemente effimeri per essere considerati "chiave" per identificare l'unica stagione in cui sono stati presenti), specialmente se il personaggio in questione è stato molto longevo nella serie: l'accuratezza nella identificazione della stagione aumenta col numero dei personaggi chiave considerati.
Per un paleontologo, la longeva serie di Law & Order, con la sua peculiare struttura dei personaggi che variano in modo abbastanza casuale producendo combinazioni uniche a stagione, suscita della interessanti analogie con la biostratigrafia.
La biostratigrafia è un ramo della stratigrafia che usa i fossili per dare una datazione alle rocce sedimentarie (qualora contengano fossili, ovviamente). Il criterio della datazione biostratigrafica è analogo al criterio usato dal fan di Law & Order per stabilire l'anno (e la stagione corrispondente) della puntata che sta guardando: la peculiare combinazione di fossili che sono all'interno dello strato identifica una ed una sola posizione dello strato lungo la serie biostratigrafica. Esattamente come possiamo affermare che l'episodio in questione è quinta sesta stagione perché include ancora il procuratore Tizio (apparso nella quarta stagione e uscito di scena nella settima) ma non include ancora il detective Caio (comparso nella sesta stagione), così possiamo determinare che lo strato in questione è della metà del Triassico Superiore perché include il conodonte Tizio ma non ancora l'ammonoide Caio.

08 novembre 2018

'Oumuamua, gli alieni e Darwin

Rappresentazione artistica di 'Oumuamua (Credit: ESO/M. Kornmesser). Vedo che le rappresentazioni pericolosamente fuorvianti non sono solo in paleontologia...

La personificazione è la tendenza ad attribuire intenzionalità a fenomeni non-intenzionali. Se non si conosce la natura fisica dei fulmini e dell'atmosfera, come è avvenuto per millenni, si può interpretare un fulmine che colpisce il suolo come la conseguenza di una azione intenzionale da parte di quale superiore intelligenza celeste. Oggi, chi dispone di una conoscenza scientifica in merito alla natura dei fulmini non vede questi ultimi come oggetti scagliati dagli dei, perché ha acquisito quel bagaglio di concetti matematici e di esperienza sperimentale che gli permette di spiegare il fulmine senza ricorre ad un fantomatico agente intelligente.
I creazionisti moderni vedono il mondo in modo fortemente personificato. Essi non dispongono del sufficiente bagaglio di concetti biologici e di esperienza sia sul campo che sperimentale, e cadono vittime della propria ignoranza, concludendo che, in assenza (per loro) di altre possibili spiegazioni, la diversità biologica sia spiegabile unicamente ricorrendo ad un agente intelligente “celeste” (non a caso, non molto diverso dallo Zeus generatore di fulmini).
La rivoluzione darwiniana è stata una rivoluzione in senso letterale, non solo figurato: essa ha rovesciato la catena delle cause e degli effetti in biologia, dimostrando che la diversità degli individui nelle popolazioni è il motore dell'evoluzione, e non una emanazione accidentale di pre-esistenti “archetipi” intellettivi esterni al mondo. Nel darwinismo, quindi, non occorre ricorrere ad una causa generatrice intelligente per spiegare la sofisticata complessità dei viventi: essa è una mera conseguenza delle dinamiche biologiche che osserviamo in Natura, raffinata gradualmente in milioni di anni. La legge dei grandi numeri, sia per gli individui che per i tempi coinvolti, è la grande alleata del darwinismo per spiegare il mondo senza ricorrere a indimostrabili cause soprannaturali.

Evidentemente, la rivoluzione darwiniana, così potente in biologia e paleontologia, pare non aver attecchito (ancora) in altri rami delle scienze in cui i grandi numeri (sia per gli individui che per i tempi coinvolti) sono un fattore strutturale e fondamentale. Ad esempio, l'astronomia.
Nella grande maggioranza dei casi, i fenomeni astronomici sono spiegabili in modo esauriente combinando le leggi della fisica e della chimica, senza ricorrere ad un qualche meccanismo darwiniano. Tuttavia, esistono peculiari fenomeni astronomici che sono probabilmente spiegabili (anche) ricorrendo alla logica darwiniana. Ed è interessante constatare che, purtroppo, in questi casi, la personificazione sia considerata una opzione più plausibile della dinamica darwiniana.
La moderna versione astronomica dello Zeus generatore di fulmini è la civiltà aliena: un ente celeste intelligente capace di generare intenzionalmente oggetti altrimenti non spiegabili secondo le normali leggi fisiche e chimiche usate dagli astronomi. Ogni volta che un qualche fenomeno più o meno legato all'astronomia non pare essere spiegabile solamente secondo le leggi della fisica e della chimica, ecco che arrivano gli alieni ex machina a risolvere l'enigma. Ad essere onesti, tale spiegazione non spiega alcunché, ma si limita a portare la soluzione fuori dall'astronomia. Considero questo modo di pensare un retaggio obsoleto dei vecchi tempi pre-galileiani, oltre che una forma di inerzia intellettiva.
Un esempio di questa inerzia sta rimbalzando online in questi giorni, trascinato da un oggetto affascinante e misterioso che sta attraversando il Sistema Solare, scoperto lo scorso anno e battezzato 'Oumuamua.
In breve, 'Oumuamua è un corpo celeste le cui caratteristiche orbitali inusuali implicano che non sia parte “fissa” del Sistema Solare, e che quindi sia un oggetto proveniente dallo spazio interstellare. Si tratta della prima osservazione di un corpo simile all'interno del nostro sistema planetario, e questo ha generato, ovviamente, molto interesse e dibattito. Ad aumentare l'interesse e la curiosità, rapidamente sfociate nella mistificazione fantascientifica, è la discussione sulla forma e proporzioni di questo oggetto, parametri che, sulla base delle osservazioni sulla sua luminosità, devono essere alquanto peculiari, molto eccentriche, perlomeno rispetto alle comete ed agli asteroidi di cui condivide le dimensioni. Purtroppo, le sue ridotte dimensioni, la distanza e la sua velocità impediscono ai nostri telescopi di focalizzarlo ed alle nostre sonde di raggiungerlo, e di conseguenza non è possibile osservarlo direttamente e nel dettaglio. Ciò ha, inevitabilmente, lasciato ampio spazio alle speculazioni ed alle suggestioni.
A caricare 'Oumuamua di ulteriore mistero è uno studio, ancora in fase di revisione, ma già disponibile online, che calcola alcune caratteristiche geometriche di questo oggetto in funzione di alcune sue caratteristiche orbitali. Fin qui, sarebbe tutto abbastanza normale, almeno per l'astronomia accademica, se non fosse che gli autori, nella discussione dei loro risultati, aprono la porta ad un paio di speculazioni radicali sull'oggetto.
In breve, questo articolo (che, ripeto, è ancora in revisione e non è definitivo nella sua stesura) sostiene che le inusuali caratteristiche dell'orbita di 'Oumuamua possano essere spiegate ammettendo una “spinta” indotta dal vento solare (il flusso di particelle cariche emesse dal Sole) e che tale spinta sarebbe efficace ammettendo una forma molto aberrante per il corpo, tale da rendere il rapporto massa-superficie di 'Oumuamua favorevole a ricevere tale spinta. Gli autori quindi concludono che l'oggetto sia analogo ad una “vela” e potrebbe eventualmente essere artificiale, ovvero, che potrebbe essere una “vela solare aliena”. La natura artificiale implica quindi che l'oggetto sia un residuo di qualche tecnologia aliena (ipotesi moderata) o una sonda inviata intenzionalmente nel nostro Sistema Solare (ipotesi estrema).
Ed ecco tornati gli alieni ex-machina!
Pur ammettendo che gli autori si limitino a proporre tutte le opzioni in modo puramente intellettivo e senza voler forzare la mano, è evidente che l'ipotesi artificiale-aliena sia una facile scorciatoia per evitare di analizzare la natura fisico-chimica di questo bizzarro oggetto restando dentro l'alveo dell'astronomia.

Io non sono un astronomo, e non dispongo del bagaglio concettuale per discutere del modello matematico usato per giustificare lo scenario “vela solare” per 'Oumuamua. Ma sono un evoluzionista, abituato a interpretare oggetti complessi ed inusuali (gli organismi) e a cercare la causa naturale della loro origine. Ritengo che, indipendentemente dalla forma effettiva di 'Oumuamua, esso sia perfettamente spiegabile secondo un approccio darwiniano, il quale spiega in modo non-intenzionale come mai un oggetto di forma e traiettoria molto inusuale possa attraversare il Sistema Solare.

Immaginiamo che 'Oumuamua provenga da una regione esterna dello spazio interstellare, ad esempio la regione periferica di un altro sistema planetario simile al nostro. Queste regioni sono le più ampie e caotiche di un sistema planetario, e contengono un numero di oggetti molto maggiore delle regioni interne del medesimo sistema. Il nostro sistema solare è formato allo stesso modo: abbiamo un numero ridotto di oggetti regolari con orbite regolari nella parte centrale e un numero molto maggiore di corpi irregolari con orbite irregolari alla periferia. Immaginiamo quindi che sia del tutto normale che i corpi più esterni abbiano una gamma di forme eterogenee e bizzarre che non si osservano all'interno del sistema, e che abbiano anche orbite con proprietà bizzarre ed eterogenee. Ad esempio, moltissimi corpi avranno orbite talmente eccentriche da essere regolarmente espulsi dal loro sistema originario, finendo proiettati verso lo spazio interstellare. La maggioranza di questi oggetti si disperderà nel vuoto cosmico, venendo lentamente consumato dalla interazione con la radiazione ed il pulviscolo interstellare. Per quanto raro, qualcuno degli oggetti avrà la forma “giusta” per resistere maggiormente alla “erosione interstellare” e la traiettoria idonea per persistere a sufficienza per milioni di anni fino ad intersecare un altro sistema planetario. Uno di questi è proprio 'Oumuamua. Per un meccanismo analogo alla selezione naturale, solo quei rarissimi oggetti con traiettoria giusta e forma giusta hanno la probabilità di entrare in altri sistemi planetari. I corpi “classici”, molto semplicemente, non riescono a fuoriuscire dal proprio sistema né a persistere alla traversata interstellare.

Pertanto, se questo scenario “darwiniano” è valido, non dovremmo sorprenderci della bizzarra combinazione di caratteristiche di 'Oumuamua esattemente come non dovremmo stupirci della forma idrodinamica di un pesce nuotatore o dell'allungamento delle falangi distali in un animale arboricolo: se non avesse quelle caratteristiche l'organismo non potrebbe persistere a sufficienza nel sistema in cui è inserito, e noi non potremmo quindi osservarlo.
Come non occorre un “Disegno Intelligente” per spiegare i corpi idrodinamici e gli arti degli animali, così non serve invocare gli alieni per spiegare l'esistenza nel nostro sistema solare di un corpo come 'Oumuamua. Esso è la conseguenza di un processo di selezione naturale a scala interstellare in una popolazione enormemente eterogenea di corpi orbitanti iterato per milioni di anni.
Questo scenario potrà essere validato dalla futura osservazione di altri corpi della classe di 'Oumuamua.

22 ottobre 2018

Maraapunisaurus fragillimus, ovvero, quanto mi secca avere sempre ragione... [Edit]



Sei anni fa, pubblicai su Theropoda un post in cui discutevo questa ipotesi: se "Amphicoelias fragillimus", l'enigmatico super-diplodoco gigante dalla Formazione Morrison, non fosse un diplodocide, bensì un rebbachisauride? Ciò spiegherebbe alcune sue bizzarre caratteristiche, e ridimensionerebbe (realisticamente) la stima delle dimensioni dell'animale.

Sei anni dopo, è probabile che io abbia avuto ragione: Carpenter (2018) giunge esattamente a quelle conclusioni che esposi su questo blog.

Aggiornamento:
Carpenter (2018) menziona questo post del 2014 che discute la possibilità che Amphicoelias (e anche A. fragillimus) sia un rebbachisauridae, ma non menziona il post di Theropoda di due anni prima, che evidentemente non conosceva. 

19 ottobre 2018

Parigi 1920 Parigi 2015

Gli scorsi anni, ri-accendevo i riscaldamenti di casa intorno al 10-12 ottobre.
Quest'anno, 18 ottobre, non ho ancora acceso nulla. La causa la conosciamo. Sono decenni che i climatologi lo dicono. Lo ricordo persino nei libri di scienza che leggevo da ragazzino: tempo 30 anni ed il clima cambierà, e a ritmi sempre più rapidi.
Che fare, ora che non è più una previsione futura ma il fatto presente?
Sono molto pessimista, ed ho molti motivi per esserlo.
Alle porte di Parigi, nel 1920, alla firma del trattato di pace con la Germania che chiudeva la Prima Guerra Mondiale, il generale francese Foch commentò, amareggiato, che "Questa non è una pace, è un armistizio per vent'anni". Nel 1939 si vide quanto avesse ragione.
Novantacinque anni dopo, altre firme ed altri accordi, ma sempre a Parigi.
Ecco, credo che i climatologi oggi siano come il qui sopra generale: ci dicono già cosa succederà tra 20 anni, ma non si farà nulla comunque per impedire la catastrofe che abbiamo innescato. Abbiamo imposto al pianeta una pace disonorevole, e a breve si scatenerà una guerra mondiale climatica.

08 ottobre 2018

Burian in fondo alla grotta

Zdenek Burian

Immaginate dei prigionieri che siano incatenati, fin dalla nascita, all'interno di una caverna. I prigionieri sono immobilizzati e possono vedere solamente la parete in fondo alla grotta. Alle loro spalle, ma essi non possono vederlo, sta un muro, oltre il quale corre una strada rialzata, e dietro questa strada, in direzione dell'ingresso della grotta, arde un grande braciere. Appena fuori dalla grotta, un gruppo di uomini sta scavando in un campo, disotterrando delle ossa. Lungo la strada rialzata, all'interno della grotta, ci sono alcuni scultori, intenti a scolpire delle statue: essi odono le voci che provengono fuori dalla grotta, ed ispirati da quei discorsi, scolpiscono delle forme che, essi dichiarano, rappresentano ciò che sta accadendo all'esterno. I prigionieri incatenati nel fondo della grotta non colgono bene i discorsi degli scultori, e non hanno alcuna percezione di quello che accade fuori dalla grotta. Essi vedono le ombre delle sculture, illuminate dal braciere all'ingresso della grotta e proiettate sul fondo della grotta, verso cui il loro sguardo è vincolato.
Immaginate che gli uomini fuori dalla grotta rinvengano lo scheletro di un dinosauro. Essi sono impegnati a rimuovere le ossa dal terreno, e discutono su come assemblarle. All'interno, gli scultori odono i discorsi provenienti dal fuori, e abbozzano una scultura ispirata da quei discorsi. Da fuori, qualcuno esclama la parola “dinosauro”, ed ecco che gli scultori ripetono quel nome e lo attribuiscono alla loro scultura. I prigionieri, incatenati sul fondo della grotta, vedono l'ombra della scultura, sentono la parola “dinosauro” pronunciata dall'eco degli scultori sul fondo della grotta, e, ignari del mondo alle loro spalle, si illudono che “dinosauro” sia il nome dell'ombra della scultura.

Mi auguro che abbiate riconosciuto la parodia del mito della caverna, di Platone.
Questo mito, che è uno dei più importanti nella storia del pensiero occidentale, è anche un ottimo modo per capire cosa sia la paleoarte, e perché molti fraintendano la paleoarte con l'illustrazione naturalistica. Ogni opera di paleoarte è come l'ombra sul fondo della grotta del mito: la proiezione di qualcosa che non esiste fuori dalla grotta. La paleoarte non rappresenta gli animali estinti (che sono, ovviamente, estinti da ben prima dell'avvento di un qualunque artista): essa è sempre la rappresentazione di qualcosa costruito dall'uomo, costruito traendo ispirazione da qualcosa che sarà sempre aldilà della visione diretta, dell'esperienza immediata.
Pertanto, ogni prodotto di paleoarte è intrinsecamente differente da un analogo prodotto di illustrazione naturalistica. La grotta del Tempo è profonda, ed i sensi di ognuno di noi sono incatenati al suo fondo presente, senza possibilità do girarsi per guardare direttamente il passato. Possiamo sperare di cogliere qualche parola dal passato, e possiamo trarre ispirazione da quei frammenti di parole per scolpire una qualche particolare concezione della paleontologia, ma in ogni caso, qualsiasi rappresentazione iconografica è e sarà sempre come le ombre sfuocate sulla parete della grotta: l'ombra di qualcosa costruito in modo imperfetto sulla base di una elaborazione soggettiva e parziale.

Trovo che sia ingenuo e vano accanirsi troppo verso determinate rappresentazioni paleoartistiche, nel senso che – alla fine – tutte le forme di paleoarte sono tutte delle mere ombre. Puoi raffinare la definizione dell'ombra, puoi aumentare il dettaglio delle statue, puoi mettere più legna nel braciere, ma restano sempre e comunque azioni indirette che non possono sostituirsi alla visione diretta dell'oggetto reale che sta fuori la grotta.
Questo significa anche che – paradossalmente – ogni forma di paleoarte è legittima, nella misura in cui essa rappresenta – in forma sbiadita – una particolare concezione scientifica e storica, sia attuale che passata. La paleoarte di Burian è quindi una eccellente rappresentazione della paleontologia del mondo di Burian, così come la paleoarte di Paul è una eccellente rappresentazione della paleontologia del suo mondo. Sia Burian che Paul sono due differenti scultori, che sono passati provvisoriamente davanti il braciere, e che hanno proiettato le loro ombre sulla parete della visione presente.

Concludendo, cosa è rappresentato dalla paleoarte? La vita del passato? No, in alcun modo. Tutta la paleoarte è una carrellata di rappresentazioni di concezioni naturalistiche del mondo contemporaneo.

07 ottobre 2018

Brontosauri, seismosauri e dissimulatori sismici

Sì, Tim, lo sentiamo anche noi...


Una delle iconografie (o meglio, fonografie) classiche associate ai dinosauri è l'effetto acustico del loro passo. Nomi come Brontosaurus (rettile [dal passo] tuonante) e Seismosaurus (rettile [dal passo di] terremoto) sono figli della suggestione che i grandi dinosauri, letteralmente, avessero un passo così potente e pesante da produrre un suono o delle vibrazioni del terreno. In Jurassic Park (il film), il passo del Tyrannosaurus è in grado di far increspare l'acqua in un bicchiere, mentre nel suo seguito, l'arrivo della coppia di Tyrannosaurus è annunciato dalle (esagerate) onde che il loro passo genera sulla superficie di una pozza d'acqua.
Ho sempre pensato, senza troppo soffermarmi sulla questione, che queste iconografie fossero iperboliche ed esagerate. Ed in effetti, è molto improbabile che un dinosauro al passo generi gli effetti acustici e meccanici che vediamo nei film. Tuttavia, è possibile che il mio scetticismo, per quanto motivato a livello sonoro, possa essere eccessivo a livello infra-sonoro. L'enfasi per l'improbabilità degli elementi più appariscenti e rumorosi potrebbe far dimenticare che esiste una ampia gamma di fenomeni acustici che noi non possiamo cogliere col nostro orecchio, perché sotto la soglia dei nostri percettori acustici. Ad esempio, è noto che molti animali sono in grado di captare le onde infrasoniche prodotte dal movimento di altri animali, in particolare le onde (micro)sismiche, le vibrazioni prodotte durante il passo di un animale.
Partendo da queste constatazioni, in uno studio in fase di pubblicazione Blanco et al. (2018) discutono su un piano prettamente teorico quali sarebbero le onde (micro)sismiche generate dai grandi dinosauri, se queste siano differenti nei vari gruppi, e se ciò possa aver avuto qualche effetto nella vita ed evoluzione di questi animali.

Gli autori usano una serie di equazioni meccaniche e misurazioni su animali viventi per stabilire se esista una differente dinamica acustica nel passo dei dinosauri a seconda della forma del piede (deducibile dalle impronte fossilizzate). L'intensità delle onde sismiche prodotte da un passo è legata al peso dell'animale ed alla superficie del piede, me il modo con cui le onde si propagano è legato alla geometria del piede, in particolare, al rapporto tra lunghezza e ampiezza dell'orma. I calcoli indicherebbero che il passo di un grande sauropode produce onde con intensità 25 volte quella prodotta da un elefante, mentre un grande theropode come Tyrannosaurus, genererebbe onde con intensità più del doppio di quella di un elefante. I calcoli quindi suggeriscono che, in qualche modo, l'acustica infrasonica del passo non è un elemento da trascurare nella vita dei grandi dinosauri. Questo ha senso, tuttavia, nell'ipotesi che i dinosauri abbiano meccanismi sensoriali idonei per captare questo tipo di onda. Sebbene nei rettili e negli uccelli l'udito è in grado di captare onde infrasoniche, ciò non impica automaticamente un qualche adattamento specifico nei dinosauri estinti. I fossili non aiutano molto in proposito, a meno di non forzare l'anatomia dell'orecchio interno per dirci qualcosa che, forse, è deducibile solo dalle parti molli (o dal comportamento in vita).

L'articolo prende una piega intrigante quando gli autori notano che il comportamento delle onde sismiche generate dal passo varia a seconda della forma del piede. In particolare, gli autori osservano che i loro calcoli prevedono che un piede allungato e stretto propaghi le onde sismiche principalmente lungo direzioni perpendicolari ai lati del piede, mentre i piedi con forma dell'orma meno allungata (o più ampia che lunga) non hanno questo comportamento acustico. Ed è sulla base di questo risultato meccanico che gli autori partono in una speculazione adattativa: siccome i taxa con le orme più strette e allungate sono tutti theropodi predatori (therizinosauroidi e ornithomimosauri hanno orme più ampie e divaricate rispetto ai theropodi ipercarnivori, simili agli altri dinosauri non-predatori), gli autori concludono che la forma del piede dei theropodi sia un adattamento per favorire il “camuffamento acustico”. Ovvero, i piedi stretti dei theropodi, dissipando l'onda acustica perpendicolarmente alla direzione del passo, renderebbero il passo stesso non captabile dalle prede, che si presume siano lungo la direzione del passo, quindi fuori dal range di propagazione delle vibrazioni (qualora, come ho scritto prima, che i dinosauri fossero effettivamente in grado di captare le onde infrasoniche del passo).

Ci sono due punti deboli di questa ipotesi. La prima è che il piede dei theropodi tende ad avere proporzioni meno allungate all'aumentare delle dimensioni (ovvero, proprio nei dinosauri con maggior bisogno di camuffare il "rumore" prodotto dal loro passo), suggerendo che la forma del piede sia, innanzitutto, vincolata a questioni puramente dimensionali e non sia un adattamento predatorio. Inoltre, il campione di orme usato è secondo me troppo piccolo, e probabilmente ignora le numerose eccezioni tra i vari tipi di icnotaxon. 
Infine, i calcoli di Blanco et al. (2018) predicono che questo “camuffamento” acustico sarebbe tuttavia efficace solamente entro un raggio di 25 metri dalla sorgente sonora (il piede del predatore), mentre oltre quella distanza il comportamento acustico dei piedi dei vari dinosauri tende ad essere analogo. Se per voi 25 metri sono uno spazio sufficiente per inscenare un agguato ad una preda, lo stesso discorso probabilmente è del tutto vano se siete lunghi 10 metri e la vostra preda è lunga 25 metri: entro tale distanza, e date le dimensioni dei contendenti, è probabile che il “vantaggio acustico” sia molto marginale per determinare il successo dell'attacco (vedi mio recente post su come attaccare un sauropode).

Il mio giudizio su questo studio è lo stesso di altri casi analoghi in passato. Cercare di speculare sul significato adattativo di questi calcoli è pericoloso. A meno di poter dimostrare che la forma del piede nei dinosauri si sia modificata mano a mano che questi si adattavano a diversi regimi alimentari, penso che siamo di fronte al classico eccesso di adattazionismo ottuso: voler vedere una causa adattativa in caratteri anatomici che sono probabilmente il mero effetto di vincoli fisici (le dimensioni corporee, che impongono al piede di avere delle forme specifiche a seconda del peso dell'animale e della sua postura) e retaggi evolutivi (tutti i theropodi discendono da forme funzionalmente tridattile con piede simmetrico e terzo dito allungato, perché quel piede è il migliore nel trasmettere le spinte di un passo parasagittale eretto).
Voler vedere (anzi, sentire) una spinta selettiva a vantaggio di piedi “silenziosi” per i predatori è sicuramente intrigante, ma proprio perché intrigante, è quasi sicuramente una forzatura iper-semplicistica che ignora i numerosi fattori che plasmano la forma dei piedi nei dinosauri.

Bibliografia:
Ernesto Blanco , Washington W. Jones , Nicolas Benech. 2018. The seismic wave motion camoußage of large carnivorous dinosaurs. Journal of Theoretical Biology. DOI: https://doi.org/10.1016/j.jtbi.2018.10.010