(Rough) Translator

10 marzo 2026

Intervista su "La Stampa"



Vi segnalo la mia intervista su "La Stampa" in cui parlo di dinosauri e del mio ultimo libro.

22 febbraio 2026

Recensioni su "La Repubblica" e il ritorno del mio podcast.

 


Su "La Repubblica" di oggi, è presente una bella recensione del mio ultimo libro, scritta da Licia Troisi.

E già che siamo qui, informo i miei venticinque follower che ho riaperto il mio podcast su YouTube, per parlare del nuovo spinosauride pubblicato alcuni giorni fa su Science.

18 febbraio 2026

Scientific publication: You are doing it wrong

 


Questo report da una delle più celebri e blasonate riviste scientifiche mondiali è il riassunto di tutto ciò che sta andando male nella Scienza oggi.

Il culto degli indici bibliometrici (citazioni, numero di pubblicazioni, misurazioni quantitative della "produttività scientifica"), che da mezzo per (approssimativamente) quantificare la produzione di letteratura scientifica sono diventati il fine, per molti l'unico vero scopo, della produzione scientifica. La trasformazione di un mezzo in un fine, la reificazione di uno strumento del tutto parziale ed approssimativo di misurazione in una "moneta" per mercificare il lavoro dello scienziato, è il principale fattore che sta accelerando la mutazione della comunità scientifica in una brutta copia miserabile del sistema neoliberista.

Il culto delle "AI", strumenti informatici per la creazione rapida di testi ed immagini, ormai elevati allo status di "soluzione facile" per qualsiasi sforzo intellettivo. L'uso delle AI delega alla macchina parte del lavoro dello scienziato. Ma questa delega che vantaggio porta allo scienziato? Maggiore tempo da dedicare al lavoro intellettivo, alla riflessione ed all'analisi rigorosa e approfondita delle questioni scientifiche? No, come rivela il brano citato: l'uso delle AI serve ad aumentare la produttività, a produrre più articoli, è utile al fine di essere più citati e salire più in fretta nella gara bibliometrica. Ancora una volta, siamo ricaduti dentro la trappola dei nostri tempi: il feticcio della quantità sulla qualità. 

Lo strumento dovrebbe liberare l'uomo dalla fatica e dal bisogno, mentre qui si glorifica la sua capacità di incatenarlo ulteriormente, e più efficacemente, ad un sistema perverso che ha poco a che fare con il vero significato della Scienza, un sistema che sta dimenticando quale sia la vera missione dello scienziato.

Siamo passati da "il tuo articolo è molto citato perché è buona scienza" ad "il tuo articolo è buona scienza perché è molto citato".

22 dicembre 2025

Il Babbo Natale complottaro vs la Paleontologia

Modello di Stegosaurus realizzato da C. Gilmore (fonte).


I bambini credono in Babbo Natale e nei dinosauri.

Io non credo in Babbo Natale e ritengo i dinosauri una buona ipotesi per spiegare una parte della documentazione fossile.

Cosa distingue me dai bambini? L'età, direte voi. I bambini credono in personaggi favolosi a cui, una volta adulti, nessuno di noi crede più. In realtà, molti adulti credono in molti altri personaggi più o meno favolosi, come gli alieni dell'Area 51, i misteriosi potenti che tessono le fila di complotti mondiali, le scie chimiche e tante altre bizzarrie che circolano online.

Alcuni miei amici credono in alcune di queste storie complottistiche. Io mi impegno a non partecipare a certi discorsi, ma a volte mi tocca ascoltare le opinioni di certi amici che sono convinti della realtà di alcuni complotti più o meno misteriosi.

Ciò che distingue me da questi amici, a cui va tutto il mio affetto (nonostante le assurdità in cui credono), è il criterio per discriminare le informazioni a cui attingono. Siccome questo post non è un tentativo di analizzare le più popolari ipotesi di complotto che vanno di moda nel 2025, e dato che siamo a Natale, esporrò la mia logica usando un personaggio natalizio: Babbo Natale.

La domanda che vi pongo è questa: Babbo Natale esiste?

Mio nipote probabilmente dirà che Babbo Natale esiste, ma sua sorella di qualche anno più grande forse dirà che non esiste. Come risolvere la questione?

Fare un sondaggio sull'esistenza di Babbo Natale non risolve la questione, dato che quel sondaggio ci rivelerà la fede delle persone, non la realtà di Babbo Natale. Anche se il 99% delle persone dichiarasse che Babbo Natale esiste ciò non costituisce automaticamente una prova che ciò sia vero.

Forse, potrei organizzare una spedizione al Polo Nord per trovare la casa di Babbo Natale, la sua fabbrica di giocattoli, le renne e la slitta volante. Probabilmente, questa spedizione non troverebbe nulla.

Il credente in Babbo Natale può comunque concludere che Babbo Natale esista anche dopo l'esito della spedizione: ad esempio, mi farà presente che la spedizione non ha esplorato tutto il Polo e quindi non è una analisi sufficientemente dettagliata, oppure dirà che Babbo Natale ha una casa magica che è invisibile (dopo tutto, se ha una slitta volante posso anche concedergli una casa invisibile). Pertanto, l'assenza di prove di Babbo Natale non costituisce automaticamente una prova che egli non esista.

Come possiamo risolvere la questione, senza lasciarla nel pantano delle opinioni personali?

Un modo esiste, ed è perfettamente logico e scientifico: osserviamo gli effetti che Babbo Natale deve avere necessariamente sul mondo oggettivo qualora egli esista. Se gli effetti sono spiegati dalla presenza di Babbo Natale, possiamo concludere che egli - nonostante non si palesi direttamente - è comunque un personaggio reale.

Quali sono gli effetti di Babbo Natale sul mondo? Ogni anno, a dicembre, Babbo Natale immette sul mercato globale un numero astronomico di giocattoli gratis (li regala!). Pertanto, ogni dicembre le aziende produttrici di giocattoli ed i negozi di giocattoli devono fronteggiare il più potente competitore possibile: un tizio che produce miliardi di giocattoli di ottima qualità e che li diffonde a costo zero! Dal punto di vista economico, quindi, noi dovremmo osservare gli effetti della presenza di Babbo Natale nella forma di una flessione catastrofica della produzione e vendita di giocattoli prodotti dalle (altre) aziende (quelle "normali"). Non solo, dovremmo anche notare che molte aziende si fermano in quel periodo, per evitare di subire direttamente la competizione del vecchio barbuto: nessuno - almeno a dicembre - potrebbe competere con Babbo Natale nel mercato del giocattolo, quindi tanto vale chiudere per riaprire a Gennaio. 

Cosa osserviamo nel mondo reale? Questa concorrenza spietata dei prodotti made in North Pole dovrebbe lasciare una qualche segno nell'andamento dei prezzi e dei fatturati delle altre aziende di giocattoli. Insomma, stiamo parlando di un tizio che inonda il mercato con miliardi di giocattoli gratis! Invece, stranamente, non si osserva alcun effetto. Anzi, dicembre è proprio il mese in cui le aziende di giocattoli fanno più affari, vendono più prodotti e fatturano di più!

Andamento del mercato dei giocattoli dal 2014 al 2024 in un paese occidentale (fonte). Notare che ogni anno il mercato impenna in corrispondenza del quarto quartile (il trimestre finale comprendente dicembre). Ciò è in totale contrasto con l'ipotesi che esista Babbo Natale.


Ovvero, l'effetto sul mondo (in questo caso, economico) che osserviamo è esattamente l'opposto di quello previsto nell'ipotesi che Babbo Natale esista. Conclusione: l'ipotesi di Babbo Natale non spiega affatto la realtà, anzi, la realtà ne smentisce la validità. Quindi, Babbo Natale NON esiste.

Questa dimostrazione della non-esistenza di Babbo Natale funziona indipendentemente da quello che voi in cuor vostro pensate su Babbo Natale. Se non credete in lui, i fatti sono dalla vostra parte. Se credete in Babbo Natale, dovete spiegarmi come mai i venditori di giocattoli fanno ottimi affari a dicembre nonostante siano palesemente in svantaggio nel marcato dei giocattoli rispetto a Babbo Natale.

Tutto questo discorso mi serve per arrivare al punto del post: le nostre ipotesi intorno ai dinosauri sono più simili alla favola di Babbo Natale oppure alla dimostrazione che Babbo Natale non esiste?

Con questa domanda epistemologica camuffata da elfo natalizio, vi auguro Buone Feste!

27 novembre 2025

Mesothermal Uchronia

Loris Russell, il Padre della moderna concezione dei dinosauri


Tutti hanno visto Billy e il Clonesauro, il film del 1991 diretto da James Cameron che ha segnato la storia della cinematografia per essere stato il primo lungometraggio a servirsi di effetti speciali digitali realizzati al computer. Chi, come me, ha visto per la prima volta B&C al cinema nell'estate del 91, non dimenticherà mai l'emozione di vedere per la prima volta dinosauri con tale livello di realismo: Brontosaurus, Anatosaurus, Agathaumas, il feroce Daptosaurus con gli artigli a falceed il possente Manospondylus gigas, ormai familiare a tutti con il soprannome di M-gigas.

Pochi sanno che il protagonista del film, il paleontologo Grant Allan, è basato su un personaggio realmente esistito, il paleontologo Canadese Loris Russell (1904-1998), il padre della moderna concezione dei dinosauri. In un articolo del 1965, intitolato "Body temperature of dinosaurs and its relationships to their extinction", Russell fu il primo ad avere la geniale intuizione che il successo evolutivo dei dinosauri non poteva essere spiegato considerando questi animali come dotati del medesimo tipo di metabolismo che osserviamo nei rettili moderni (l'ectotermia), ma che essi fossero caratterizzati da una particolare condizione metabolica, distinta da quella degli animali moderni.

Nel decennio successivo, sarà a partire da questa intuizione di Russell che un giovane paleontologo americano, James Hopson, elaborerà l'attuale teoria mesotermica dei dinosauri, resa celebre nel 1985 dal suo libro "The Dinosaur Way of Life", fonte di ispirazione per il romanzo "Billy e il Clonesauro" di S. Skinner, dal quale è tratto il film di Cameron.


PS: se non avete colto, questo post è del tutto inventato e parla di un universo alternativo in cui la paleontologia dei dinosauri seguì un percorso diverso da quello realmente avvenuto. 

Alcuni dettagli del post sono comunque veri:

Loris Russell ha effettivamente scritto un articolo nel 1965 intitolato "Body temperature of dinosaurs and its relationships to their extinction" (Journal of Paleontology 39: 497-501) nel quale anticipa di molti decenni quella che oggi consideriamo l'interpretazione mesotermica dei dinosauri, alternativa sia al modello "a sangue caldo" che a quello "a sangue freddo". 

Il paleontologo americano James Hopson ha effettivamente scritto una serie di studi sul metabolismo dei dinosauri e di altri vertebrati estinti, e fu tra i primi a suggerire che i dinosauri non fossero né pienamente ectotermici né pienamente endotermici.