(Rough) Translator

26 maggio 2022

Recensione di "Prehistoric Planet" - Episodio 3

Teenage Mutant Ninja Raptors return


Dopo il primo ed il secondo episodio, ecco il terzo della nuova serie di "paleo-docufiction" BBC/Apple narrata da David Attenborough. Questo è dedicato alle acque dolci.

L'episodio si apre con una colonia di pterosauri abitante una ripida scogliera di un canyon scavato da un fiume. La colonia è attaccata da un trio di Velociraptor, uno dei quali riesce rocambolescamente a catturare un rettile volante. Onestamente, questa scena, per quanto resa in modo eccellente, è un poco irrealistica. Trovo improbabile che animali come Velociraptor si avventurino in un contesto tanto ripido e pericoloso per nutrirsi di qualche pterosauro, animale che, nella sostanza, è tutto pelle, sacchi aerei e ossa. Il gioco non vale la candela. [Sì, so che ci sono evidenze di questa relazione alimentare, ma ciò non è una prova che sia avvenuta in questo contesto estremo] In effetti, l'improbabilità della situazione, la scelta di Velociraptor, e la volontà di rappresentarli come una squadra di tre elementi mi pare l'ennesima adesione ormai un po' ripetitiva all'immagine di "dinosauro ninja" capace di mirabolanti imprese acrobatiche in contesti estremi, che Jurassic Park ha imposto per questi paraviani.  

Nella seconda scena, abbiamo un Tyrannosaurus che banchetta con la carcassa di un Triceratops, anche questo un cliché paleoartistico ormai canonico. L'animale, ferito dal combattimento con la preda e solcato dalle cicatrici della sua età, incontra poi una femmina della propria specie, con la quale si accoppia. La resa anatomica di questi animali è molto buona, ed è apprezzata la volontà di mostrare la corporatura massiccia e graviportale di questo dinosauro.

Nella terza scena, abbiamo un Deinocheirus immerso in uno stagno che cerca qualche ristoro dagli insetti che lo tormentano. L'animale è avvolto da un denso manto di piume, che in acqua dovrebbe inzupparsi e renderlo ancora più pesante e impacciato. Nell'episodio precedente, ambientato in un contesto desertico, si intravede un therizinosauride anche questo fittamente piumato. Queste scelte nella ricostruzione dei due maniraptoriformi giganti mi paiono un poco irrazionali, visto che i realizzatori della serie non hanno avuto problemi a rappresentare i grandi tyrannosauridi, di massa comparabile a quella di Deinocheirus e Therizinosaurus, come ricoperti solamente da una sparuta lanugine fine di piume semplici. Quindi, perché non adottare il medesimo look "leggero" anche per i due maniraptoriformi? Cosa dovrebbe permettere la riduzione del piumaggio in un clade ma impedirlo in altri? Faccio notare ai vari "feather-nazi" o "scaliban" che leggono che io non ho alcuna particolare tifoseria per una o l'altra delle possibili opzioni: qui noto una mancanza di coerenza logica, che forse è involontaria. Sospetto che, in questo caso, ci sia una sorta di "pregiudizio ornitomorfo" per cui tanto più un taxon è prossimo agli uccelli (in questo caso, i maniraptoriformi rispetto ai tyrannosauridi) e tanto più debba mantenersi piumato, costi quel che costi. Ovviamente, solo la scoperta di tracce di pelle in questi animali può risolvere la questione.

Nella scena successiva, abbiamo gli sfortunati tentativi di un Quetzalcoatlus di portare a termine la propria covata. Gli pterosauri sono tra gli animali più rappresentati di questa serie, non limitandoli a comparse sullo sfondo.

Passiamo poi a seguire le peripezie rivierasche di una madre Masiakasaurus e dei suoi tre nidiacei, uno dei quali finirà divorato da un gigantesco anuro Beelzebufo. Qualcosa nel Masiakasaurus non mi convince, forse le proporzioni apparentemente "generalizzate" o la postura data all'arto anteriore. I giovani, di cui non abbiamo resti, appaiono come una versione isomorfa miniaturizzata dell'adulto, cosa che mi pare poco realistica, dato che sappiamo quanto marcata fosse la trasformazione delle proporzioni corporee (in particolare, nella testa) durante la vita dei dinosauri.

L'episodio si chiude con la sortita di alcuni elasmosauri nella zona salmastra al confine tra fiume e mare.

Nel complesso, questo episodio, pur rimanendo qualitativamente molto migliore di altre produzioni passate, mi pare meno riuscito dei primi due. Alcune scene sono stereotipate, e poco "ispirate". La colpa non è dei realizzatori della serie, ma degli animali: per quanto ci possiamo sforzare di scrivere "sceneggiature" naturalistiche per una serie dedicata ad animali, il numero di comportamenti e di situazioni accattivanti che siano comunque naturalisticamente plausibili è piuttosto piccolo. Dopo che hai fatto migrare, combattere, nidificare e defecare i tuoi animali, resta ben poco che possono recitare.

A parte queste lamentele marginali, la serie resta una gioia per gli occhi, con un dettaglio anatomico magistrale ed una finezza grafica superlativa. 


25 maggio 2022

La più Grande Cospirazione nella storia della Paleontologia

 

(c) Luis Rey

All'evoluzione degli uccelli a partire dai dinosauri ho dedicato ormai un ventennio di studi. La mia tesi di laurea, del 2003, era incentrata su alcuni problemi relativi alla ricostruzione di questa fase fondamentale dell'evoluzione dei dinosauri. Innumerevoli miei studi e ricerche sono poi germinati da quella tesi di laurea. Parte del mio dottorato di ricerca e alcuni dei fossili più eccezionali che ho studiato sono parte del grande filone di investigazione sulla transizione tra i non-aviani e gli aviani. Ho persino dedicato una intera serie di libri, ancora in sviluppo, all'evoluzione dei dinosauri piumati, alla "rivoluzione" portata da queste scoperte. A spingermi in tutto questo, alla fine del XX Secolo, a indurmi a dedicarmi a questi fossili furono le incredibili scoperte dei primissimi dinosauri piumati, avvenute proprio in quegli anni in Cina. Senza quelle scoperte, sicuramente oggi la mia vita sarebbe molto diversa.

Oggi scopro che tutto ciò che ha fondato l'ultimo quarto di secolo della mia vita era una finzione. Una gigantesca fake news, una colossale cospirazione globale ordita da una potentissima organizzazione che sta cercando di distruggere le fondamenta della nostra società per instaurare un nuovo ordine globale.

Il suo nome è:

[rullo di tamburi]

Recensione di "Prehistoric Planet" - Episodio 2

Fauna nemegtiana in contesto djadochtiano


Nel secondo episodio di "Prehistoric Planet", siamo condotti in contesti desertici.

L'episodio di apre con la spettacolare scena di combattimento tra due maschi di titanosauro all'interno del harem di femmine di uno dei due contendenti. Il genere è menzionato essere Dreadnoughtus. Alcuni commentatori online hanno lamentato la presenza del pollice con ungueale nella ricostruzione di questo titanosauro, rimarcando che questo dito scompare nei titanosauri più derivati. Tuttavia, la formula falangeale della mano di Dreadnoughtus non è nota, e generi relativamente prossimi come posizione filetica (come Diamantinasaurus) conservano questo dito. Pertanto, la questione se la mano di questo sauropode avesse ancora un pollice funzionale è ancora aperta. La ricostruzione propone che i maschi di questo dinosauro avessero un sistema di sacchi gonfiabili lungo il collo, connessi al sistema dei sacchi aerei. Ovviamente, non abbiamo prove dirette di questo attributo, che è vagamente ispirato a certi uccelli e anfibi odierni. La questione è se i sacchi aerei cervicali dei sauropodi permettano un simile apparato di sacchi dilatabili a ripetizione.

Ho apprezzato moltissimo la dinamica "al rallentatore" di questi animali. A differenza dei mostri cinematografici, difatti, gli animali reali sono vincolati alle leggi della fisica, per le quali l'agilità si perde inevitabilmente all'aumento della massa corporea. La vita di un titanosauro gigante è quindi improntata sulla solennità e non sulla frenesia.

Ad un certo punto si intravedono degli enantiorniti svolazzare intorno ai sauropodi, ed io ho esultato.

La seconda scena è ambientata in Asia Centrale. Abbiamo un gruppo di Tarbosaurus che sonnecchia intorno alla carcassa di un sauropode, in un contesto ambientale arido e roccioso. Nella scena entra anche una coppia di dromaeosauridi (specificatamente, come ovvio, dei Velociraptor). Anatomicamente, i dettagli di tutti i theropodi mostrati sono molto buoni. 

La narrazione (sempre di Attenborough) dichiara che Velociraptor spesso caccia in gruppo, ipotesi abusatissima e che è probabilmente errata, frutto di una serie di miti ed errate interpretazioni dei contesti tafonomici. Semmai, sarebbe stato molto innovativo mostrare i due Velociraptor non come una coppia associata bensì come animali opportunisti che convergono sulla carcassa del sauropode per banchettare non appena i Tarbosaurus si sono allontanati: al loro posto, il ruolo di spazzini viene dato agli pterosauri azhdarchidi (anche questa, una scelta molto convenzionale e stereotipata).

A questo punto, l'appassionato di dinosauri commenterà che Velociraptor e Tarbosaurus non sono vissuti nello stesso momento, dato che il primo si ritrova nella Formazione Djadochta mentre il secondo è nella Formazione Nemegt. La medesima obiezione potrebbe nascere alla vista della scena successiva, molto spettacolare e vagamente analoga a quella del film Disney "Dinosauri" (del 2000), in cui orde di dinosauri di varie genie si abbeverano ad una pozza temporanea nel mezzo del deserto. Gli animali mostrati sono titanosauri, adrosauridi, therizinosauridi, ankylosauridi e Tarbosaurus, tutti tipicamente nemegtiani, mentre non appaiono ankylosauridi e protoceratopsi, tipicamente associati agli ambienti aridi djadochtiani. La faccenda è più elaborata dalla sola discussione sulla contemporaneità delle specie.

Studi recenti propongono che i sedimenti nemegtiani e quelli djadocthiani non siano diacroni (= di età diverse) bensì sfumino lateralmente uno nell'altro (con una terza Formazione, la Barun Goyot, che funge da transizione tra le due), e che pertanto le faune nemegtiane e djadochtiane siano state (più o meno) contemporanee, solo separate geograficamente e climaticamente. Inoltre, studi tafonomici suggeriscono che la diversa composizione faunistica che osserviamo tra i due tipi litologici sia un filtro prodotto dai diversi processi di fossilizzazione nei due differenti contesti ambientali (più umido nella Nemegt e più arido nella Djadochta). Pertanto, è possibile che gli animali tipicamente nemegtiani possano essere vissuti (forse con differenti abbondanze relative) anche in contesti djadochtiani e viceversa, ma che i differenti ambienti deposizionali abbiano poi prodotto la diversità faunistica che appare a livello paleontologico.

Piccolo rammarico: peccato non aver introdotto nella scena Halszkaraptor, visto il mix di aridità diadochtiana e pozze d'acqua... L'episodio si concentra invece sulle vicissitudini di un parvicursorino (Mononykus), mostrato come un insettivoro specializzato. Studi recentissimi mostrano una spiccata specializzazione notturna per gli alvarezsauridi, mentre nel filmato l'animale è mostrato sempre in pieno giorno. Non so se questo sia dovuto semplicemente al fatto che la scena era già stata prodotta al momento della pubblicazione dello studio oppure esso sia stato deliberatamente ignorato [Edit: un lettore della pagina Facebook mi fa notare che la maschera facciale con cui hanno ricostruito Mononykus ricorda gli animali notturni, quindi deduco che gli autori fossero a conoscenza dello studio che ho menzionato e lo abbiano seguito e considerato]. Peccato che nella scena non si veda nessuno dei tanti mammiferi tipici dei contesti djadochtiani.

L'episodio prosegue con due scene relativamente convenzionali. Una ripropone una delle specie di pterosauro viste nel primo episodio, e ne mostra i (molto speculativi) rituali di corteggiamento. La seconda mostra un branco di adrosauri sudamericani che migra attraverso il deserto in cerca di condizioni più favorevoli.

Nel complesso, si conferma l'eccellente resa anatomica e grafica delle ricostruzioni, oltre al desiderio di ridurre al minimo le spettacolarizzazioni hollywoodiane per puntare invece sulla naturalezza e analogia fondata scientificamente (anche quando speculativa).

24 maggio 2022

Recensione di "Prehistoric Planet" - Episodio 1

Sir David Attenborough, 96 anni portati meglio dei miei che sono meno della metà

Nessuno della mia generazione ignora l'enorme valore della produzione documentaristica di Sir David Attenborough. Uno dei primissimi documentari che ricordo, risalente alla mia infanzia, a metà degli anni '80, è proprio uno degli episodi de "Il Pianeta Vivente" di Attenborough, trasmessi all'interno del programma "Il Mondo di Quark" di Piero Angela.

Alcuni anni fa, durante la preparazione di un travagliato manoscritto che spero veda la luce nei prossimi mesi, Darren Naish, coautore con me in quello studio, mi accennò che aveva appena iniziato una tanto impegnativa quanto eccitante collaborazione con la BBC e che coinvolgeva proprio Attenborough. Ieri, il primo episodio di questo progetto, "Prehistoric Planet" (di seguito, "PP"), è stato trasmesso.

PP rientra nel filone della "paleo-docufiction digitale", inaugurata un ventennio fa da "Walking with Dinosaurs": si tratta di fiction combinanti filmati in ambienti naturali più o meno editati in digitale in cui sono inclusi "personaggi animali" ricostruiti in digitale, in questo caso, animali estinti. Il tutto per dare una "parvenza" di realismo documentaristico a quella che, comunque, resta sempre una sceneggiatura animata. Questo filone ha prodotto sia risultati dignitosi, come il primo "Walking with Dinosaurs" ma anche le inevitabili degenerazioni, come l'imbarazzante "Jurassic Fight Club". La presenza di David Attenborough, come voce narrante, esplicita le intenzioni della produzione di essere il nobile prosecutore delle istanze del primo "Walking with Dinosaurs". Intenzioni che sono concretizzate dal notevole gruppo di consulenti paleontologici coinvolti nella produzione. Darren Naish stesso è il pilastro principale di questa fondazione scientifica, che ha coinvolto per consulenze particolari autori come Brusatte, Hutchinson, Habib, Witton, Hartman e altri, tutti autori attualmente attivi in vari rami della paleontologia dei rettili mesozoici.

Ho potuto vedere il primo episodio, di cui commento alcuni elementi. Per correttezza verso il lettore, chiarisco subito che io non sono un fan particolarmente appassionato delle "paleo-docufiction digitali", nel senso che credo che esso sia un filone ormai abbastanza canonico e ripetitivo, per quanto spinto al massimo in termini di accuratezza scientifica ed esecuzione visiva. Questo mi rende quindi un osservatore abbastanza distaccato e non partigiano: conosco alcuni dei protagonisti del progetto, ne apprezzo molto il lavoro e l'impegno profuso, ma non nutro alcun attaccamento emotivo o feticcio verso questo tipo di produzioni.

L'unico momento emozionante per me è stato l'introduzione dell'episodio. Vedere la persona di David Attenborough, ormai ultranovantenne, che a fianco di uno scheletro di dinosauro parla allo spettatore, allo stesso modo con cui egli stesso, oltre trenta anni prima, ci aveva parlato di fianco ad altri scheletri di dinosauro nella mitica serie "Vanished Lives" (serie che considero la migliore trasmissione divulgativa di paleontologia mai realizzata), mi ha veramente emozionato. Egli è un grande venerabile a cui va tutta la nostra devozione ed affetto, nel senso più sincero del termine.

La serie si articola in episodi tematici, legati a particolari contesti ambientali. Il primo episodio si concentra sugli ambienti marini. Dalla prima scena intuiamo che l'età rappresentata è l'ultimissima parte del Cretacico, dato che il protagonista, sebbene in un contesto marino inusuale per lui, è il più classico dei personaggi delle "paleo-docufiction digitali", Tyrannosaurus (ovviamente, rex). Per quanto inusuale nelle rappresentazioni, l'idea di un grande theropode capace di nuotare e di raggiungere isole prossime al continente non è per niente eterodossa. Nulla, nella anatomia di questo animale, contraddice una tale capacità. Il video mostra un maschio adulto con la sua nidiata di ormai solo cinque figli sopravvissuti al primo anno di vita. Come ho ripetuto innumerevoli volte sia sul blog che nei miei libri, tutto ciò che abbiamo scoperto finora sui dinosauri mesozoici suggerisce una blanda forma di cure parentali, ed una elevata mortalità infantile: la scena vista in PP segue proprio questo filone di interpretazioni. Da commentare è invece la scelta di mostrare una cura parentale di tipo paternale (ovvero, il maschio, e non la femmina, che si fa carico di proteggere la prole per un tempo più o meno lungo). L'ipotesi segue alcuni studi sulle covate dei maniraptori il cui rapporto tra numero di uova vs massa adulta collima con quello degli uccelli con cure paternali senza coinvolgimento della femmina. Tuttavia, tale ipotesi è stata formulata sulla base delle covate di maniraptori, ma nulla è noto in merito alle covate di Tyrannosaurus, e quindi non è automatico concludere che anche nei tyrannosauroidi ci fosse quel tipo di relazione sociale. In attesa di avere dati diretti da covate tyrannosauridi, quindi, questo dettaglio è, per quanto accattivante, del tutto speculativo per T. rex [speculazione personale: vista la enorme massa adulta di Tyrannosaurus, il mio sospetto è che il modello paternale maniraptoriano non si possa applicare a questo dinosauro]. Tyrannosaurus funge da inevitabile apripista dinosauriano per un episodio che poi si concentra su altri gruppi zoologici: pterosauri, mosasauri, plesiosauri, ammoniti, disseminati su vari continenti (per fortuna, non è tutto e solo "Laramidia Land of the Rex" come spesso accade in questi prodotti).

L'elemento legante i vari sotto-episodi interni alla prima puntata è probabilmente la riproduzione e le strategie riproduttive. Abbiamo le cure paternali di Tyrannosaurus, ma anche le differenze di strategia (e di livello di cure parentali) tra differenti specie di pterosauri contemporanei (con alcune specie che manifestano cure più intense verso la prole confrontate con altre specie invece prive di cure parentali e con i piccoli autonomi e iper-precoci nella capacità di volo), poi le cure parentali spinte al massimo nei plesiosauri (che sappiamo produrre un numero molto piccolo di prole alla volta, e quindi presumibilmente caratterizzati da cure parentali lunghe ed intense), alle competizione tra mosasauri maschi per il territorio, allo spettacolare rituale di corteggiamento delle ammoniti. Bisogna rimarcare che i dettagli fini di questi scenari, pur fondati su evidenze paleontologiche, restano analogie tratte dal mondo vivente ma non sono necessariamente corrette se applicate ai casi mostrati.

Ad esempio, occorre sottolineare che la presenza di indicatori di cure parentali molto forti non implica necessariamente la presenza di comportamenti sociali complessi. Le api e le formiche manifestano cure parentali e difesa della prole estreme, pur non manifestando particolari complessità neuronali. Pertanto, non è così automatico come può apparire nel video che le relazioni tra una madre plesiosauro ed il suo piccolo fossero analoghe a quanto osserviamo nei cetacei di oggi.

Il documentario si chiude con Attenborough che ci invita a visitare la pagina di Prehistoric Planet per visionare i video didattici in cui è spiegata la scienza "dietro" la fiction.

Nel complesso, il prodotto è suberbo, anche per un osservatore abbastanza esigente ed emotivamente arrugginito quale sono io. La cura per il dettaglio anatomico è notevole, anche se non assoluta. I giovani Tyrannosaurus mi sono sembrati un poco artificiosi nelle posture degli arti, così come resto ancora dubbioso sulla presenza di strutture labiali in Tyrannosaurus adulto vista la texture della regione subcutanea delle sue ossa facciali. Ma sono annotazioni minori per un prodotto comunque molto piacevole da seguire.

Ripeto, la mia critica di base non è a questo prodotto o alla sua realizzazione, ma alla intera filosofia della "paleo-docufiction digitale". Pur ammirando l'Attenborough del 2022 che commenta un filmato virtuale, resto ancora dell'idea che l'Attenborough del 1989 che si introduce di persona nella vera miniera di ambra dominicana mentre viene estratta l'ambra sia ancora insuperato ed insuperabile.


22 maggio 2022

The John Hammond Dream Team


Nuovo post della serie speciale di avvicinamento a Billy Mundo Trino. Questi post sono finalizzati a darvi la giusta forma mentale per apprezzare le cafonate in CGI e i buchi di scemeggiatura [sic] del vostro Franchise preferito.
Dopo il post sulla rappresentazione del mestiere del paleontologo in film e serie tv, in questo nuovo episodio voglio spiegarvi perché le cose sono andate storte in Jurassic Park.

"La teoria del caos!" direte voi.
Macché!

"Il sabotaggio e la concorrenza sleale di un'azienda concorrente!"
Ma quando mai?

"La riproduzione delle femmine! Il DNA di rospo!"
Siete totalmente fuori strada.

Il motivo del fallimento del Parco Giurassico è stata la pessima scelta del team operata da John Hammond. Il problema fu il fattore umano. E ad aggravare la cosa sta il fatto che il nostro John aveva una ottima rosa di personaggi a disposizione per costruire un team assolutamente inossidabile, anzi, uno squadrone degno della finale di Champions League dei parchi con dinosauri. Se Hammond avesse selezionato i propri collaboratori ed i consulenti per la valutazione dello stress test in modo più oculato, oggi avremmo un Parco Giurassico in ogni città del mondo. Perché alla fine, il problema non sono i dinosauri, che sono solo animali e mica dei kaiju, ma il modo con cui facciamo stare in piedi lo zoo che li ospita.

Eddie Carr (al posto di Ray Arnold)




A capo di tutta la baracca ci vuole un uomo che ha come filosofia il motto: "violenza e tecnologia, cattivi compagni di letto". Eddie potrebbe far costruire un parco con dromaeosauridi a Casalpusterlengo e farebbe il pienone di scolaresche senza neanche un incidente. Ray Arnold ha dimostrato di farsi prendere la mano (letteralmente) al primo black out, mentre Eddie è uno che pur di evitare pericoli per il personale e gli ospiti si farebbe a pezzi da solo.


Roland Tembo (al posto di Robert Muldoon)




Muldoon ha fallito perché era troppo preso emotivamente verso i dromaeosauridi per agire in modo calmo e razionale. Roland Tembo è lucido, freddo, sempre sul pezzo, è un leader naturale che sa essere autorevole senza essere autoritario, e che può stendere un bullo anche con un braccio legato dietro la schiena. Al tempo stesso, ha uno stile super-cool e modi da vero gentiluomo, che renderanno veramente trendy l'inaugurazione ufficiale di quello che, nei fatti, sarebbe solo uno zoo con polli e iguane. Se c'è qualcuno in grado di far coesistere due specie separate da 65 milioni di anni di evoluzione, quello è Tembo.

 
Lex Murphy (al posto di Dennis Nedry)




Nedry era corrotto e avido, e privo di qualunque empatia verso il progetto. Inoltre, il sistema da lui gestito era una patacca che richiedeva di spegnere e riaccendere il pc ad ogni bug. Hammond doveva puntare verso programmatori giovani, non attaccati al denaro, ed emotivamente legati alla causa del parco. Sua nipote è la persona giusta!


Robert Burke (al posto di Alan Grant)




Grant pare la brutta copia di Indiana Jones, ma nei fatti è abbastanza incompetente sul piano paleontologico. Inoltre, è allergico alla tecnologia, quindi inadatto a valutare il legame tra dinosauri e parco che li ospita. Hammond aveva bisogno di qualcuno che conosce i dinosauri per quello che sono noti, e non per quello che si specula possano essere stati. Burke dimostra di essere un buon divulgatore, capace di collegare la scienza rigorosa con le istanze dei non-esperti. Robert Burke sarebbe stato il consulente perfetto per capire se e come implementare la fauna del parco.


Tim Murphy (al posto di Ian Malcom)




Non ho mai capito a cosa serva un matematico del caos nella valutazione di uno zoo. A quel punto, avrei capito un ingegnere civile, un architetto, un medico del lavoro, tutte cose che comunque hanno un qualche impatto nella gestione di un parco, ma la matematica del caos è solo roba astratta che va bene per tutto e per niente. Inoltre, Malcom pare più preso dal pontificare con boutade pseudo-filosofiche e a provarci con le donne presenti piuttosto che fare il lavoro specifico per cui era stato ingaggiato. Quando messo di fronte ad un dinosauro, scimmiotta male le azioni altrui e diventa un impaccio da assistere. A quel punto, se Hammond voleva un elemento logorroico che non dice niente di sensato e che rischia solo di farsi ammazzare, allora era meglio che scegliesse suo nipote Tim. Timmy ha mostrato di gestire meglio di Malcom l'improvvisa uscita di un Tyrannosaurus. E almeno non ci prova con tutte le donne in giro.


Ellie Sattler (al posto di Ellie Sattler)




Insostituibile.


Victor Hoskins (al posto di Donald Gennaro)




L'errore di Hammond fu di dare troppo peso agli avvocati, quando invece avrebbe dovuto pensare alla sicurezza. Se non ci sono problemi alla sicurezza, non ci saranno problemi legali. Semplice. E poi Vincent D'Onofrio sta bene in qualunque contesto.


Il ragazzino di Jurassic World di cui non ricordo il nome (al posto della capra)




Il T-rex dovrà pur mangiare, no?


La famiglia di Jurassic Park III di cui non ricordo il nome (al posto della mucca)




I raptor dovranno pur mangiare, no?