(Rough) Translator

21 maggio 2024

Koleken inakayali, un nuovo abelisauride simpatrico a Carnotaurus

Filogenesi calibrata stratigraficamente di Abelisauroidea (da Pol et al. 2024)


Alcuni anni fa, mentre preparavamo il manoscritto sull'abelisauroide patagonico Huinculsaurus, l'amico e collega Mattia Baiano mi parlò di un nuovo esemplare di abelisauride, molto intrigante, che era stato scoperto dalla medesima unità geologica del celebre abelisauride con le corna, Carnotaurus. Il nuovo fossile non pareva completamente maturo, e questo poteva implicare che fosse un giovane esemplare  di Carnotaurus. Dato che attualmente sappiamo pochissimo sulla ontogenesi degli abelisauridi, l'eventuale scoperta di un giovane Carnotaurus sarebbe molto interessante e significativa.

L'esemplare è stato pubblicato oggi da un team internazionale che comprende lo stesso Mattia (Pol et al. 2024), ed è riferito ad un nuovo taxon: Koleken inakayali. L'olotipo comprende ossa del cranio, parte della serie vertebrale ed elementi del cinto pelvico e dell'arto posteriore. Pur con differenze chiaramente riconducibili all'immaturità dell'animale, questo nuovo fossile mostra anche elementi che difficilmente si spiegherebbero se l'animale fosse riferito a Carnotaurus. In particolare, il pattern di ornamentazione delle ossa dermiche facciali e del tetto cranico non pare essere spiegabile dalla semplice differenza nello stadio di crescita, e implica quindi che esso appartiene ad una specie distinta da Carnotaurus sastrei.

Anche se non riconducibile a Carnotaurus, Koleken è relativamente affine filogeneticamente, e nell'analisi utilizzata da Pol et al. (2024) esso risulta un Carnotaurini in politomia con Carnotaurus, Aucasaurus e Niebla. Prossimamente lo codificherò nella mia analisi. 

La presenza di due abelisauridi nella Formazione La Colonia aggiunge ulteriori elementi che potranno aiutarci a capire la  struttura delle comunità ecologiche con abelisauridi alla fine del Cretacico. La Formazione Lameta, dall'India, è di età simile e comprende almeno due (forse tre) specie di abelisauridi. In livelli simili del Madagascar è noto Majungasaurus. Per ora, non abbiamo sufficienti informazioni per determinare un qualche modello di comunità negli abelisauridi analogo alle tirannie dei Tyrannosauridae, né per stabilire se e come l'estinzione di allosauroidi e spinosauridi a metà Cretacico abbia inciso sulla riorganizzazione dei triumvirati di cui gli abelisauri sono un elemento ricorrente. 

La scoperta di Koleken può aiutarci a collegare i vari elementi ontogenetici e popolazionali della fine del Cretacico gonwaniano: e ciò vale sia che esso risulti una specie a sé sia che risulti eventualmente un esemplare immaturo di Carnotaurus.

Ringrazio Mattia Baiano per aver condiviso in anticipo con me lo studio uscito oggi.

Bibliografia:

Pol D, Baiano MA, Cˇerny D, Novas FE, Cerda IA, Pittman M. 2024. A new abelisaurid dinosaur from the end Cretaceous of Patagonia and evolutionary rates among the Ceratosauria. Cladistics (2024): doi: 10.1111/cla.12583

18 maggio 2024

Giochiamo con la paleoarte aumentata

Trasformazioni ricorsive tramite una AI di una foto del vostro blogger ai tempi in cui supervisionò la scultura di Neptunidraco di Davide Bonadonna. Le AI amano aggiungere narici (che poi si trasformano in occhi)...


Ho usato una delle tante AI che creano immagini, disponibili online, per "aumentare" alcune opere di paleoarte. 

Iguanodon di Burian.

Tyrannosaurus e Pteranodon di Hallett.

Daspletosaurus e Styracosaurus di Gurche.

Halszkaraptor di Panzarin



14 maggio 2024

Granted that Grant granted that grant

 

Due versioni di una locandina del Franchise di Jurassic Park: la versione "Ford" precedente l'uscita del film, confrontata con quella definitiva, "Neill", aderente al film. Notare che nella versione "Ford", i nipoti di Hammond hanno i ruoli invertiti rispetto al film, e coerenti con il romanzo.


Il Professor Alan Grant è probabilmente il più celebre paleontologo di finzione. Il personaggio fa la sua comparsa nel romanzo "Jurassic Park" di M. Crichton (1989), in cui è il protagonista (o comunque, comprimario), nel corrispondente film del 1993 di S. Spielberg (sempre con ruolo principale), e poi negli episodi III sia della prima trilogia (2001) che della seconda trilogia (2022) del Franchise Jurassic. Nelle versioni cinematografiche, è sempre interpretato dall'attore neozelandese Sam Neill.

Alan Grant è il personaggio di finzione di cui ho seguito con più attenzione l'evoluzione (o ontogenesi?), probabilmente perché si tratta di uno dei rari casi in cui un paleontologo non è solo un personaggio secondario delle avventure altrui né la spalla nerd dell'eroe, ma un protagonista con una sua dignità. Il modo con cui il personaggio è stato tratteggiato nelle sue varie versioni rappresenta un bilanciamento tra diverse esigenze, narrative, cinematografiche e, in modo molto blando, persino scientifiche.

Il Grant del romanzo del 1989 è palesemente basato su un paio di paleontologi reali: Robert Bakker e Jack Horner. La caratterizzazione è sia fisica che psicologica. Come i due paleontologi citati, Grant ha un fisico vigoroso ed abituato alla vita all'aperto. Come i due paleontologi citati, Grant è quarantenne alla fine degli anni '80. Come i due paleontologi citati, Grant porta una folta barba (elemento che ne accentua sia l'immagine rude e virile, che quella "filosofica" di personaggio saggio e positivo). Al tempo stesso, come i due paleontologi, Grant è portavoce di istanze ed ipotesi (all'epoca) ritenute rivoluzionarie o comunque controverse. 

Il primo Grant con cui sono entrato in contatto è quello del romanzo, che lessi nel Giugno del 1993 (eravamo in piena dinomania: il film sarebbe arrivato in Italia solo a settembre). Dato che all'epoca io ero il più classico degli adolescenti dinomaniaci anni '80-90, il personaggio di Grant plasmato direttamente sui paleontologi più celebri del momento, mi doveva apparire - ovviamente - come il più mitico dei super-eroi possibili.

Confronto tra Jack Horner al tempo in cui era consulente per Jurassic Park e la prima versione di Grant immaginata da Spielberg negli storyboard del film.

Il Grant del film del 1993 è una versione modificata del suo omonimo nel romanzo del 1989. Il primo elemento di differenza è esteriore: Grant del film non porta la barba! Ricordo che quando vidi i primi trailer di Jurassic Park, nell'estate del 1993, rimasi deluso dalla mancanza di barba nel personaggio, perché quella faccia sbarbata e pulita aveva un qualcosa di conservatore e moderato che non collimava con l'eroe tratteggiato nel romanzo. Questo dettaglio "facciale" deve essere emerso gradualmente dal passaggio dal romanzo al film, dato che negli storyboard originali disegnati da S. Spielberg per definire le scene del film, Grant appare ancora barbuto, e palesemente "Horneriano".

Un indizio per comprendere la transizione dal Grant del romanzo al Grant del Franchise è fornito dall'immagine con cui apro il post, una animazione in cui ho sovrapposto due versioni di una locandina originale del Franchise in cui appare Grant con i due nipoti di Hammond inseguiti da un Tyrannosaurus. La scena non appare nel film, ed è tratta invece dal romanzo. Nella scena, i due bambini della prima versione sono del tutto generici e non corrispondono agli attori del film; inoltre, essi hanno le età relative analoghe a quelli del romanzo: Tim è più grande e Lex è la piccolina, quindi sono invertiti rispetto a quelli del film. Il Grant della versione finale è chiaramente basato su Sam Neill (come i due bambini sono basati su Joseph Mazzello e Ariana Richards), mentre quello della prima versione è palesemente ricalcato su Harrison Ford. Online circolano versioni della storia secondo cui Ford fu contattato da Spielberg per il ruolo di Grant, e che poi abbia rifiutato l'offerta, ma non ho trovato prove sicure di questa versione: la locandina in alto è la sola evidenza di una possibile partecipazione iniziale di Ford al progetto del film. La scelta di un attore come Ford è una possibile motivazione per il "restyling" di Grant? Meno Horner/Bakker e più Indiana Jones?

(Jurassic Park - 1993)

Oltre alla barba, il Grant del film differisce da quello del romanzo anche per la sua relazione con la paleontologa Sattler: nel romanzo, tra i due c'è una maggiore differenza di età e soprattutto non c'è alcuna relazione sentimentale (Grant è vedovo, e la Sattler è fidanzata prossima al matrimonio con un avvocato); nel film, viene introdotto una leggero sotto-tema sentimentale tra i due, che funge da motivazione per l'evoluzione del carattere dei Grant nei confronti dei bambini. Per rendere più credibile questa modifica nel personaggio, si quindi è optato per un aspetto meno rude e "meno filosofico" e esteticamente più giovanile: quindi sbarbato.

Come sempre accade nel passaggio dal romanzo al film, la versione cinematografica di Grant è ancora più annacquata della già annacquata versione letteraria in quanto a "componente paleontologica". Sì, nel film, Grant ci tiene a farci sapere che gli uccelli sono discendenti dei dinosauri, anche se la consapevolezza di come sia questo legame appare molto blanda ed ottusa: Grant vede comportamenti "da uccello" dove non è detto che ce ne siano (nel modo di mangiare di Tyrannosaurus, nel modo di correre di un gruppo di Gallimimus), ma questo basta per lo spettatore generico per intuire che Grant "se ne intende di queste cose" e quindi coglie elementi nei dinosauri che a noi sono preclusi. Vista dalla prospettiva di un paleontologo che studia proprio il legame tra dinosauri e uccelli, le scene in cui Grant ci informa del legame tra uccelli e dinosauri sono alquanto forzate e pretestuose. Ovvio, il film non è un documentario e Grant non è un paleontologo reale, ma solo un personaggio creato da scrittori e sceneggiatori, quindi non è a Grant o ai suoi creatori che dobbiamo fare una predica. Semmai, è interessante capire che idea di paleontologo viene mediata dal personaggio. 

Purtroppo, Grant non compare nell'unico seguito meritevole di essere considerato una legittima prosecuzione del primo film: ricordo che rimasi molto deluso dallo scoprire che né il secondo romanzo né il relativo film avrebbero incluso il personaggio di Grant. Evidentemente, per lo stesso Crichton il personaggio di Malcolm, matematico logorroico e mezza spalla comica nel film (e che era pure morto alla fine del primo romanzo!), pareva essere un protagonista più accattivante del paleontologo eroe del primo episodio del Franchise più paleontologico della storia! Scommetto che altri paleontologi come me rimasero delusi da questa scelta.

(Jurassic Park 3 - 2001)

Grant ritorna in altri due film, nei quali la sua natura di paleontologo viene progressivamente erosa ed annacquata, fino ad annullarsi. Curiosamente, questa "de-paleontologizzazione" di Grant va di pari passo con un progressivo svilimento dello stesso personaggio. Nel film del 2001, Grant è un paleontologo a corto di fondi, sostanzialmente disilluso dalla sua professione: le istanze scientifiche blandamente accennate nel primo film ora sono del tutto assenti, mentre abbondando le pure invenzioni fantascientifiche (versioni estreme di alcuni elementi presenti nel primo film, ma che in bocca ad un personaggio "scienziato" possono apparire come fondate su ricerche reali). Nel film del 2022, Grant non ha praticamente nulla di paleontologico, ed appare più come un settantenne in piena crisi esistenziale: il personaggio torna nel Franchise unicamente per motivazioni extra-narrative (il fan-service) ma non porta alla storia alcun contributo reale. Paradossalmente, come il primo film aveva ridotto la parte paleontologica di Grant rispetto al romanzo, per far posto a quella sentimentale, così l'ultimo film rimuove completamente la poca parte paleontologica del Grant del primo film per dare ulteriore spazio alla sua parte sentimentale. 

(Jurassic World Dominion - 2022)

Si può quindi concludere che l'evoluzione del personaggio di Alan Grant dal romanzo del 1989 al film del 2022 sia caratterizzata da una progressiva erosione della sua natura paleontologica a vantaggio dalla sua parte non-paleontologica. L'ultimo Grant è un personaggio anonimo: potevano metterci mio zio a cercar locuste sulle Dolomiti ed il film funzionava uguale. Constatare questo trend in un personaggio nato e caratterizzato proprio sulla figura di veri paleontologi, è forse l'elemento più svilente del Franchise Giurassico.



07 maggio 2024

A cosa serve studiare i dinosauri?

 


Questo blog non è nato per esprimere le mie idee e posizioni politiche. Non è mio interesse mescolare politica e paleontologia, anche perché ho amici e colleghi che si occupano con uguale passione ed energia alla scienza paleontologica da ambo i lati dell'arbitrario spettro bipolare con cui si semplifica la realtà sociale ed economica. Sì, la politica è forzata semplificazione della complessità umana. O almeno così mi è sempre apparsa dalla prospettiva della scienza. I politici vedono il mondo in modo molto semplicistico: "amici" vs "nemici", "destra" vs "sinistra", "maggioranza" vs "opposizione". Tutte categorie che per un paleontologo sono troppo semplici e grossolane per rispecchiare la realtà.

I politici amano le frasi ad effetto, abusano della retorica, giocano col sofismo. Tutto il contrario del paleontologo, che come ogni scienziato deve essere privo di ambiguità in ciò che dice. Una tanatocenosi non è una tafocenosi. Una sinapomorfia non è una plesiomorfia. Il quarto trocantere non è il trocantere posteriore. Confondere il senso e l'uso delle parole renderebbe la paleontologia quel tipo di aria fritta che fa vincere le elezioni. Ecco perché in Parlamento non ci sono paleontologi, nonostante che quella sia spesso menzionata come la sede dei dinosauri.

Da ieri, scopro che "perché studiare i dinosauri" è una questione ai più alti livelli della politica nazionale. Il Ministro della Pubblica Istruzione, in un dibattito pubblico, dichiara la inutilità dell'insegnamento di qualche nozione paleontologica agli studenti della terza elementare. Gli esempi portati a conferma dell'enorme spazio e tempo della didattica sprecato nei dinosauri sono stati vaghi. Il Ministro cita vagamente, non ricordando il nome, un "felino" del Messico di 40 milioni di anni fa. A parte che un felino di 40 milioni di anni fa non è un dinosauro, ma sospetto che questo animale non esista nemmeno. Ma non importa. Inventare falsi dinosauri è parte del falso problema dei dinosauri a scuola.

Mi domando quale giovamento possa trarre un ragazzino di terza elementare dalla rimozione di qualche manciata di nozioni sui dinosauri. Per sostituirla con cosa? Con le eroiche gesta di qualche personaggio storico caro alla retorica nazionalista? Forse che i dinosauri non sono epici? Forse che la loro esistenza non ci insegna qualcosa di importante sulle nostre origini? I mammiferi devono molto di ciò che sono oggi all'esistenza dei dinosauri. Se l'evoluzione dei mammiferi di dimensioni superiori a quelle di un gatto è stata possibile, ciò fu solo dopo che i dinosauri si estinsero. Fintanto che i dinosauri occuparono (e con enorme successo) tutte le nicchie di grandi dimensioni, non ci fu alcuno spazio ecologico, evolutivo, cognitivo per animali come i primati. Noi esistiamo nella forma che siamo oggi anche perché la nostra evoluzione fu incanalata per moltissimo tempo (almeno 100 milioni di anni) in una certa direzione ecomorfologicamente vincolata proprio dalla presenza dei dinosauri.

Il Ministro pensa che qualche nozione sui dinosauri sia inutile, che a scuola si sprechi tempo ad insegnare ai ragazzini qualcosa che "non serve". Allora la nostra origine profonda è inutile. Bizzarro sentire queste parole dal membro di un governo che fa della retorica del passato uno dei suoi tratti più distintivi. Evidentemente, c'è un passato che serve ed uno che non serve.

Attaccare i dinosauri, inutili animali morti da un tempo assurdamente lungo, è solo un pretesto per un attacco più generale all'idea che la scuola debba essere universale e indipendente dal potere. La scuola deve servire (nel senso di essere sottomessa) qualcosa di superiore (nel senso che sta sopra e schiaccia tutto il resto).

Ringrazio il Ministro, che con le sue parole sulla inutilità dello studio dei dinosauri, ha esplicitamente dichiarato la inutilità della mia intera vita. Lo trovo un meraviglioso riconoscimento alla mia libertà, indipendenza ed irriducibilità alle logiche meschine ed utilitaristiche del potere e della politica. 



23 aprile 2024

Spectrovenator: primitivo o immaturo?

Una delle particolarità (e pregio) del nuovo metodo di codifica introdotto nel mio recente articolo sulla macroevoluzione in Theropoda è la possibilità di poter rapidamente spostare le codifiche dei taxa dalla partizione matura a quella immatura (e viceversa) così da poter testate in modo abbastanza rapido ipotesi alternative sullo stadio ontogenetico degli esemplari analizzati.

Ad esempio, vogliamo testare cosa succede a codificare Nanotyrannus come taxon distinto da Tyrannosaurus? Si rimuove la partizione immatura da Tyrannosaurus e la si copia in un taxon a sé. Poi, possiamo decidere se questo taxon distinto (Nanotyrannus) è basato su materiale immaturo oppure maturo (basta aggiungere ad inizio o fine della stringa di codifiche appena incollata una stringa di codifiche "unknown" per la partizione a cui non vogliamo riferire l'esemplare), e in ambo i casi possiamo testare l'impatto di queste diverse interpretazioni sulla filogenesi. L'intera procedura si può impostare in una manciata di minuti con un qualunque file di text editing.

Discutendo con Christophe Hendrickx su alcuni dettagli della mia analisi, è emersa la questione su quale sia lo stato ontogenetico dell'unico esemplare noto dell'abelisauride Spectrovenator. Gli autori della descrizione del taxon non dichiarano lo stadio di crescita dell'olotipo. In base alle numerose ossificazioni tra ossa del cranio, ed al pattern di ornamentazione, io ho provvisoriamente considerato l'esemplare non-giovane (subadulto o adulto) e quindi ho codificato quel genere nella partizione "maturo". Hendrickx propone come alternativa uno stadio immaturo per l'animale, in particolare sulla base delle ridotte dimensioni dell'animale.

Ho provato a testare l'ipotesi di Hendrickx con la mia nuova matrice, spostando le codifiche di Spectrovenator dalla partizione matura a quella immatura. L'analisi ha dato un risultato molto inatteso: Spectrovenator (inteso come morfotipo immaturo) non ricade in Abelisauroidae bensì in Tyrannosauroidea, come forma più basale. Tale posizione è basata su 10 sinapomorfie, di cui una sola reversione.

Come interpretare questo risultato?

1- I giovani tyrannosauroidi hanno caratteri convergenti con gli abelisauridi, ad esempio la fusione delle ossa nasali. Questo potrebbe aver "spinto" l'analisi a collocare Spectrovenator nei tyrannosauroidi.

2- Attualmente, non abbiamo (o non abbiamo riconosciuto tale) alcun esemplare immaturo di abelisauride. Tutti i taxa noti di quel gruppo sono attualmente basati solo su materiale maturo. Pertanto, la versione attuale della mia matrice non possiede esemplari (né semaforonti) immaturi di Abelisauridae. Di conseguenza, qualora impostiamo Spectrovenator come abelisauro immaturo, esso risulterebbe l'unico giovane abelisauride, e questo spingerebbe l'analisi a collocarlo più vicino a qualche altro clade che invece è ricco di esemplari immaturi, ovvero, i Coelurosauria. 

Perciò, ritengo che il risultato del test sia una conseguenza della mancanza di altri abelisauridi immaturi nel campione, combinata con alcune convergenze tra abelisauridi e tyrannosauroidi. Una possibile conclusione sul risultato "inusuale" del test "da immaturo" è quindi che l'esemplare sia maturo (come codificato nel mio studio) e non immaturo (come codificato nel test).

Concludendo: per chiarire lo status di Spectrovenator è necessario identificare (e trovare) altri esemplari che siano genuinamente delle forme immature di Abelisauridae. Ciò è necessario indipendentemente dallo status ontogenetico di Spectrovenator. Questo test rimarca un punto che ho già sottolineato in questi giorni: abbiamo bisogno di più dati sugli esemplari giovani e sugli stadi immaturi, specialmente nei gruppi di cui abbiamo una ricca campionatura di forme adulte. Il metodo che ho introdotto è un ulteriore incentivo a non focalizzare i nostri studi solo sugli esemplari maturi, ma a raffinare la conoscenza su tutti gli stadi di crescita in Theropoda.