(Rough) Translator

22 marzo 2026

Project Hail Mary Anning

 


Immagina la forma di vita perfetta, e che vive sul pianeta perfetto.

Non parlo di sciocchezze eugenetiche antropomorfiche, con pianeti simili ad eterni giardini all'inglese, il cielo azzurro tutto l'anno, ed una razza di amazzoni governate da Lynda Carter pettinata come nel 1978.

La razza umana prima del botox e dei filtri di Instagram

Parlo della specie perfetta sul pianeta perfetto, dal punto di vista paleontologico. Una forma di vita che ha il 100% di probabilità di lasciare tracce fossili, su un pianeta con un contesto deposizionale perfetto per lasciare tracce fossili. Una forma di vita completamente mineralizzata, un organismo fatto di roccia, che vive in un ambiente a bassa energia, tasso costante di sedimentazione finissima, nessun agente erosivo, totale assenza di organismi saprofagi. Un mix di condizioni che rendono la documentazione fossile della biologia, traiettoria ontogenetica e sequenza evolutiva di ogni organismo completa, uniforme, esaustiva e accurata. 

Il sogno per qualunque paleontologo. 

Qualcuno mi farà notare che questo pianeta esiste, ed è la Terra. Mi direte: devi soltanto smettere di studiare quei patetici vertebrati terrestri su cui ti sei fissato e passare a fossili più seri e dignitosi, come i foraminiferi... 

Hmmm... progetto potenzialmente fattibile, ma forse è più facile raggiungere lo spazio interstellare, oppure sposare Lynda Carter nel 1978.

19 marzo 2026

10 marzo 2026

Intervista su "La Stampa"



Vi segnalo la mia intervista su "La Stampa" in cui parlo di dinosauri e del mio ultimo libro.

22 febbraio 2026

Recensioni su "La Repubblica" e il ritorno del mio podcast.

 


Su "La Repubblica" di oggi, è presente una bella recensione del mio ultimo libro, scritta da Licia Troisi.

E già che siamo qui, informo i miei venticinque follower che ho riaperto il mio podcast su YouTube, per parlare del nuovo spinosauride pubblicato alcuni giorni fa su Science.

18 febbraio 2026

Scientific publication: You are doing it wrong

 


Questo report da una delle più celebri e blasonate riviste scientifiche mondiali è il riassunto di tutto ciò che sta andando male nella Scienza oggi.

Il culto degli indici bibliometrici (citazioni, numero di pubblicazioni, misurazioni quantitative della "produttività scientifica"), che da mezzo per (approssimativamente) quantificare la produzione di letteratura scientifica sono diventati il fine, per molti l'unico vero scopo, della produzione scientifica. La trasformazione di un mezzo in un fine, la reificazione di uno strumento del tutto parziale ed approssimativo di misurazione in una "moneta" per mercificare il lavoro dello scienziato, è il principale fattore che sta accelerando la mutazione della comunità scientifica in una brutta copia miserabile del sistema neoliberista.

Il culto delle "AI", strumenti informatici per la creazione rapida di testi ed immagini, ormai elevati allo status di "soluzione facile" per qualsiasi sforzo intellettivo. L'uso delle AI delega alla macchina parte del lavoro dello scienziato. Ma questa delega che vantaggio porta allo scienziato? Maggiore tempo da dedicare al lavoro intellettivo, alla riflessione ed all'analisi rigorosa e approfondita delle questioni scientifiche? No, come rivela il brano citato: l'uso delle AI serve ad aumentare la produttività, a produrre più articoli, è utile al fine di essere più citati e salire più in fretta nella gara bibliometrica. Ancora una volta, siamo ricaduti dentro la trappola dei nostri tempi: il feticcio della quantità sulla qualità. 

Lo strumento dovrebbe liberare l'uomo dalla fatica e dal bisogno, mentre qui si glorifica la sua capacità di incatenarlo ulteriormente, e più efficacemente, ad un sistema perverso che ha poco a che fare con il vero significato della Scienza, un sistema che sta dimenticando quale sia la vera missione dello scienziato.

Siamo passati da "il tuo articolo è molto citato perché è buona scienza" ad "il tuo articolo è buona scienza perché è molto citato".