[Aggiornamento del 01 novembre 2013: con grande piacere, da oggi l'ipotesi proposta in questo post è falsificata. I dettagli al momento opportuno...]
(Rough) Translator
13 settembre 2013
Abbiamo degli esemplari completi di Deinocheirus? [Aggiornamento]
[Aggiornamento del 01 novembre 2013: con grande piacere, da oggi l'ipotesi proposta in questo post è falsificata. I dettagli al momento opportuno...]
14 novembre 2013
In difesa della privacy di Deinocheirus
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| Zofia Kielan-Jaworowska di fianco all'olotipo di D. mirificus da lei scoperto |
Dove sta scritto che Deinocheirus aveva una "gobba"? Non nell'abstract, che non menziona minimamente la presenza di "gobbe". Se non altro, perché "gobba" non è un termine morfologico per descrivere una parte dello scheletro. Pertanto, non esiste alcuna "gobba", e chi dice il contrario è pregato di portare prove di quello che scrive. Eppure, nonostante l'assenza di prove sull'esistenza di questa "gobba", è partita la gara a chi "spieghi" la gobba, con domande quali:
"Cosa se ne faceva Deinocheirus della gobba?"La rete è veramente stupefacente: al di sopra delle leggi della fisica, essa crea dal nulla e perpetua fenomeni. Ed ora, pur in assenza di qualunque fondamento, è necessario spiegare "la gobba" di Deinocheirus. Come in una diatriba medievale, una gara a spiegare una cosa che non esiste... Deinocheirus è diventato un ambito teologico! Il sesso degli angeli, troppo scabroso per il XXI secolo, lascia il posto alla taumaturgica gobba di Deinocheirus... E tanto più mancano fonti e documenti, tanto più gli "esperti senza esperienza" e gli illustratori di Pokemon si lanciano in argomenti e scrivono scemenze. E così, mi capita di leggere che Deinocheirus ha "il tibiotarso più corto della fibia [sic]". La fibia? E questa "fibia" dove sta? Attorno alla vita? Tiene su i pantaloni di Deinocheirus? Che diavolo di osso è "la fibia"? Ed anche volendo concedere che gli autori di queste scemenze terminologiche abbiano scritto "fibia" intendendo "fibula" (oppure "tibia"), questi stessi anatomisti all'acqua di rose sono per caso al corrente che la fibula/tibia fa parte del tibiotarso, e che quindi non ha alcun senso dire che "il tibiotarso è più corto" di una sua parte?
"Come si è evoluta la gobba di Deinocheirus?".
25 aprile 2012
SuperClash of the Theropod Titans: Tarbosaurus vs Deinocheirus!
Da tempo tra gli addetti ai lavori, i bene informati e noialtri paleonerd circolava il rumor sul ritorno al sito originario di Deinocheirus mirificus, quello scavato dalla mitica spedizione Mongolo-Polacca del 1965.Un team internazionale ha rilocalizzato le coordinate originarie del sito e vi si è recato, nella speranza che qualcosa non rinvenuto quasi mezzo secolo fa fosse ancora presente e recuperabile. Un primo resoconto di ciò che è emerso è stato pubblicato oggi. Bell et al. (in stampa) descrivono alcuni frammenti di gastrali dal sito di Deinocheirus. Tra le centinaia di frammenti ossei rinvenuti, questi due esemplari sono significativi in quanto mostrano gli evidenti segni di raschiamento prodotto da denti muniti di seghettature. Siccome nella Formazione Nemegt questi denti sono noti solo in theropodi, i segni indicano che un theropode raschiò a morsi questi gastrali dell'esemplare di Deinocheirus. Comparando dimensioni e spaziature dei solchi, e comparandoli con i denti dei theropodi della Formazione Nemegt, il candidato più probabile per l'autore degli stessi è Tarbosaurus. Pertanto, la carcassa dell'olotipo di Deinocheirus fu oggetto di spolpatura da parte di almeno un Tarbosaurus prima di essere ricoperta dai sedimenti e fossilizzare. Come notano Bell et al. (in stampa), l'olotipo di Deinocheirus (braccia e cinto pettorale) non viene menzionato possedere dei solchi dovuti a denti. Può essere che i solchi esistano anche in quelle ossa, ma che non siano stati notati. L'alternativa è che i segni non ci siano, e che gli arti ed il petto di Deinocheirus non furono oggetto di intensa scarnificazione, nonostante che le ossa, comunque, siano state rinvenute relativamente sparpagliate. Il fatto che i segni di denti siano sulla superficie ventrale dei gastrali (ossa che congono la regione addominale) limita il numero di modi con cui quei segni sono stati prodotti. Pare poco probabile che si possa provocare quei segni su un animale vivo e attivo. Il modo più ovvio per produrli è avendo il corpo di Deinocheirus disteso prone (a pancia in su). Dato che i theropodi dormono supini, la postura prone suggerisce un cadavere. Pertanto, è probabile che i solchi siano stati prodotti dall'esemplare di Tarbosaurus nell'atto di azzannare la regione addominale del corpo di Deinocheirus. Non abbiamo evidenze per stabilire se la carcassa fu uccisa dal tyrannosauride o questi si limitò a consumare una già morta.
13 maggio 2014
Deinocheirus, una storia di frammentarietà, inferenze ed iconografie
| Fonte: Saurian.blogspot.com |
25 ottobre 2014
Deinocheirus Revolution: Episodio 4: L'Invasione dei Deinocheiridi
09 maggio 2010
_Deinocheirus_ vs. _Therizinosaurus_...?
28 ottobre 2014
Deinocheirus Revolution: Episodio 5: Deinocheirus vs Spinosaurus
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| Gli eroi del 2014, alla stessa scala |
24 ottobre 2014
Deinocheirus Revolution: Episodio 3: l'inattesa morfologia postcraniale!
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| I due nuovi esemplari di Deinocheirus (in alto) e la ricostruzione dello scheletro basata su tutti i resti noti (in basso) |
02 novembre 2009
Quello che gli altri non dicono a proposito di _Deinocheirus_
Se fate una veloce ricerca in rete su Deinocheirus, troverete un mix di informazioni, più o meno speculative, su questo theropode. Pertanto, non voglio aggiungermi alla lista dei siti enciclopedici da cui attingere informazioni già note. In questo post parlerò di ciò che si sa di Deinocheirus, ma che raramente viene detto. Come sempre, io mi baserò solamente sulla pubblicazione originaria (Osmólska & Roniewicz, 1969) e non su libri divulgativi, speculazioni posteriori o rumors della rete.
Deinocheirus è figlio di tre madri, le paleontologhe polacche Zofia Kielan-Javorowska, Halszka Osmólska e Ewa Roniewicz. La prima scoprì l'esemplare nel 1965, nella località Altan Ula III, nella Formazione Nemegt della Mongolia meridionale. Le altre due sono le autrici della descrizione scientifica dell'esemplare (Osmólska & Roniewicz, 1969).
Questa è la planimetria del sito.
Oltre ai resti più noti, un cinto pettorale con arti quasi completo, l'esemplare conservava alcuni resti dello scheletro assile, in particolare alcuni frammenti di coste dorsali (il maggiore lungo un metro) ed alcune vertebre. Di queste, la meglio conservata ha un centro alto circa 14-15 cm, che, comparato con le dorsali craniali* di altri theropodi, ci permette di stimare la massa dell'animale prossima a quella di Tyrannosaurus. Già la comparazione con altri tetanuri è comunque sufficiente ad indicare una dimensione enorme, come mostra questa immagine di confronto con altri taxa, tutti alla stessa scala.
La descrizione originaria è molto accurata, con immagini delle ossa in varie viste (ciò ha grande valore per chi, come me, vuole immettere taxa frammentari nelle proprie analisi filogenetiche, aventi caratteri specifici di particolari dettagli anatomici, spesso non descritti nel testo ma deducibili dalle immagini).
Ad esempio, la vista prossimale della regione metacarpale mostra un robusto metacarpale I dalla morfologia relativamente plesiomorfica per un coelurosauro, privo dell'affilato margine dorsomediale presente nei maniraptori.
Come tutti i coelurosauri, Deinocheirus non presenta marcate fosse estensorie a livello dell'articolazione tra metacarpali e falangi: ciò implica una ridotta capacità di estendere le dita, se confrontata con i theropodi non-coelurosauri.

Un dettaglio interessante dell'unico esemplare di Deinocheirus è la presenza di alcune patologie a livello dell'articolazione tra le prime due falangi del terzo dito della mano sinistra, che probabilmente causarono modifiche nella muscolatura e mobilità del dito.
Megamatrice sta elaborando la sua posizione, dopo l'aggiunta dei nuovi dati che ho potuto immettere dalla pubblicazione originaria. Vedremo se lo status ornithomimosauro sarà confermato...
*Nel testo non è specificato a quale parte della colonna presacrale appartenga il centro citato; tuttavia, dato che i resti conservati sono del cinto pettorale, è presumibile che anche la vertebra provenga dalla parte rostrale del dorso.
Bibliografia:
Osmólska, H. and Roniewicz, E. 1969. Deinocheiridae, a new family of theropod dinosaurs. Palaeontologica Polonica, 21: 5-19.
04 marzo 2008
Le masse di Deinocheirus, Therizinosaurus e Spinosaurus
Uno dei post precedenti parlava delle stime delle masse dei teropodi ed usava l’equazione di Cristiansen & Farina (2004) avente il femore come variabile indipendente. Ovviamente, la stima della massa era data solo per quei teropodi che hanno il femore noto e completo. A causa della loro frammentarietà, tre teropodi giganti non possono essere inseriti nella lista delle masse: Therizinosaurus, Deinocheirus e Spinosaurus. Tuttavia, è plausibile che essi potessero rivaleggiare coi quattro più grossi teropodi di cui si conosca il femore, Tyrannosaurus, Tyrannotitan, Giganotosaurus e Carcharodontosaurus. Un aspetto che occorre sottolineare immediatamente è che la lunghezza totale dell’animale o la valutazione basata su parti corporee non direttamente correlate con la taglia possono dare stime esagerate o fuorvianti per le masse. Due esempi chiariranno la questione: Deinonychus e Coelophysis hanno approssimativamente la stessa lunghezza, intorno ai 3 metri. Ciò potrebbe indurre a ritenerli simili nelle masse. Tuttavia, basandoci sul femore (vedere post sulle masse), il primo risulta almeno tre volte più pesante del secondo! Ciò, ovviamente, perché Coelophysis è relativamente più gracile ed “allungato” di Deinonychus. Quindi, la lunghezza dell’animale non è legata direttamente alla massa. Analogo discorso se tentiamo di stimare le dimensioni di un animale da singoli elementi ossei: il mascellare del Tyrannosaurus rex FMNH PR2081 (“Sue”) è lungo il 120% di quello dell’olotipo, mentre la media degli altri elementi ossei confrontabili è poco più lunga di quelli dell’olotipo (mediamente più lungi solo del 105%). Perciò, basandosi solamente sulla taglia del mascellare, Sue sembrerebbe molto più grande di quanto effettivamente sia (tenete a mente questo, perché ne riparleremo in fondo al post). 01 aprile 2008
Il Cranio di Deinocheirus mirificus: PDA IV/08
Deinocheirus mirificus Osmolska & Roniewicz (1970) è stato per quasi quaranta anni un enigma della paleontologia. L’olotipo ed unico esemplare noto (fino a poco tempo fa), ZPAL MgD-I/6, è un cinto pettorale con arti anteriori quasi completo dalla Formazione Nemegt del Maastricthiano della Mongolia. Le dimensioni enormi dell’esemplare (è il più lungo omero di animale bipede che si conosca: 94 cm!), associate agli ampi e robusti unguali hanno portato ad interpretarlo come un gigantesco teropode predatore. Tuttavia, esso presenta numerose affinità con gli ornithomimosauri ed è quasi universalmente riconosciuto come una forma di ornithomimosauro basale (non-ornithomomidae) gigante. Sulla base di questa inferenza filogenetica, Deinocheirus è stato ricostruito con una testa simile a quella degli altri ornitomimosauri: muso basso ed allungato, grandi orbite, narici ridotte e rostrali, denti assenti oppure estremamente ridotti, probabile ranfoteca. La recentissima descrizione di un cranio quasi completo di teropode dalla Formazione Nemegt (Barsbold et al., 2008), rinvenuto in stretta associazione con elementi dell’arto anteriore aventi forma e taglia identiche all’olotipo di Deinocheirus ha avuto delle profonde implicazioni nella nostra attuale interpretazione di questo teropode. Il cranio è articolato con elementi cervicali poco conservati che si prolungano in direzione di una scapola e di alcuni metacarpali identici a ZPAL MgD-I/6. Appare quindi probabile che questi resti siano articolati ed appartenenti ad un unico individuo.
Il cranio è conservato in vista dorsale: premascellare, nasale, lacrimale, prefrontale, frontale e parte del parietale sono preservati. Il premascellare è estremamente aberrante: esso è più ampio che lungo, fuso al nasale, di cui forma una sorta di cucchiaio rostrale espanso. Il muso, in vita, doveva avere una forma a “T”. Il nasale è lanceolato, ed articola con una curiosa articolazione al prefrontale che ricorda Shuvuuia. Il prefrontale è ampio e munito di un processo dorsale (un corno?). Il frontale è trapezoidale e forma un’articolazione a “W” col complesso naso-lacrimale.
Immessi questi nuovi dati in Megamatrice, si ottiene una curiosa topologia alla base di Maniraptoriformes: Alvarezsauridae diventa sister-group di Ornithomimosauria, mentre Deinocheirus è alla base di questo nodo. Ciò parrebbe avvalorare l’ipotesi di Sereno che vedeva gli alvarezsauri affini agli ornitomimosauri.
Bibliografia:
Barsbold, Currie, Norell, Kobayashi & Fish, 2008 - The skull of the enigmatic theropod Deinocheirus. The April Journal of Ichthyology 28: 125-133.
23 ottobre 2014
Deinocheirus Revolution: Episodio 2: il Cranio di Deinocheirus mirificus
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23 aprile 2013
Se riabilitassimo la tassonomia di Barsbold (1977)
Coelurosauria (Podokesauridae, Coeluridae)
Deinonychosauria (Dromaeosauridae, Saurornithoididae)
Oviraptorosauria (Oviraptoridae)
Carnosauria (Megalosauridae, Tyrannosauridae)
Ornithomimosauria (Ornithomimidae)
Deinocheirosauria (Deinocheiridae, Therizinosauridae)
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| Topologia dei generi menzionati nella tassonomia di Barsbold (1977) secondo le attuali filogenesi, ma seguendo la tassonomia originaria di Barsbold (1977). |
17 giugno 2022
Therizinosaurus cheloniformis for dummies
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| Selezione di elementi della mano di T. cheloniformis (da Zanno, 2010). |
Se siete stati al cinema in questi giorni, probabilmente avrete visto l'ultimo episodio della esalogia di Jurassic Park, e di cui abbiamo accennato, marginalmente, in questo blog. Nel film, c'è un mostro che viene etichettato come "Therizinosaurus". Siccome il mostro potrebbe essere quindi scambiato per un Therizinosaurus dallo spettatore acerbo di dinosauri, è dovere del qui presente paleontologo specializzato in theropodi di scrivere questo post solo per quei quattro lettori che sono curiosi su cosa sia un vero therizinosauro.
I primi resti di Therizinosaurus sono descritti da Maleev nel 1954. Si tratta di poche ossa, alcuni frammenti di coste e di ungueali, rinvenuti nel bacino del Nemegt in Mongolia. Le coste appaiono lunghe e piatte, e gli ungueali come delle falci strette ed allungate, ma apparentemente dotate di leve flessorie poco prominenti. Maleev interpreta questi bizzarri resti come appartenenti ad un grande rettile acquatico simile ad una tartaruga marina (da qui il nome "Therizinosaurus cheloniformis", rettile con le falci simile ad una tartaruga).
Ulteriori resti parziali vengono rinvenuti nel bacino del Nemegt e descritti tra la fine degli anni '70 e l'inizio degli anni '80. In totale, sono noti cinque esemplari, tutti molto frammentari, che ci informano sulla morfologia del cinto pettorale, di buona parte del braccio, alcune coste e gastrali e di parte della gamba.
Non si conoscono resti del cranio né della colonna vertebrale. Pertanto, stimare le dimensioni effettive e le proporzioni di questo animale è arduo. Come ci insegna Deinocheirus, illudersi di "dedurre" un theropode gigante noto solo da resti degli arti "ricavando" il resto dai parenti prossimi è spesso del tutto illusorio e fuorviante. Sovente, le versioni giganti di un clade dinosauriano sono anche quelle più bizzarre ed aberranti, quindi è possibile che anche Therizinosaurus segua questa regola. Le dimensioni della scapola rispetto a quelle del femore sono abbastanza conservative in Theropoda, e questo, applicato a Therizinosaurus, suggerisce che l'animale possa essere stato nel range dimensionale dei tyrannosauridi e di Deinocheirus. Tutto il resto è però del tutto speculativo.
Sebbene si conoscano crani completi e buona parte della colonna vertebrale di altri therizinosauridi (Erlikosaurus e Nothronychus graffami), non è possibile dedurre automaticamente proporzioni e dimensioni di questi elementi in T. cheloniformis "estrapolandoli" da quelle specie. Disporre di qualche vertebra aiuterebbe a capire se l'animale era di morfologia gracile o robusta. Tuttavia, se inquadriamo filogeneticamente Therizinosaurus, è ragionevole supporre che il cranio fosse relativamente piccolo e leggero, con il muso affusolato e la dentatura nella parte anteriore della bocca priva di denti e sostituita da un becco. Ma sospetto che, come l'anomalo cranio "hadrosauriforme" di Deinocheirus non sia una semplice versione riconducibile automaticamente da quello "classico" ornithomimoide, la ricostruzione della testa di Therizinosaurus sia impossibile senza prima avere resti della testa.
Il braccio di Therizinosaurus ha l'omero robusto e sigmoide, con ampia cresta deltopettorale, mentre le falangi delle dita sono corte rispetto agli ungueali. Queste proporzioni nell'arto sono molto diverse rispetto a Deinocheirus, e potrebbero indicare una ecologia differente e non competitiva rispetto a quella dell'altro gigante maniraptoriforme del bacino del Nemegt. Omero robusto e sigmoide indicano potenza ed una ampia capacità di rotazione dell'arto, mentre le falangi corte combinate agli ungueali molto lunghi e falciformi suggerisce un movimento della mano poco efficace nell'afferrare rapidamente oggetti ma più adatto ad esercitare una grande pressione. Ciò implica che Therizinosaurus non fosse un "affettatore" o "sciabolatore" rapido, né tanto meno un predatore (come deducibile dalla sua appartenenza a Therizinosauria), quanto piuttosto un animale "scavatore" oppure "sfrondatore" o comunque più efficiente nel generare movimenti lenti e potenti piuttosto che rapidi e veloci. In mancanza del cranio, non possiamo stabilire se l'inusuale allungamento degli ungueali sia legato a specializzazioni alimentari.
Il piede è corto, compatto e graviportale, con anche il primo dito coinvolto nel sostegno del peso, come negli altri therizinosauridi. L'animale era quindi relativamente lento e stabile (per gli standard theropodiani): è plausibile che l'arto anteriore fosse impiegato anche per la difesa contro i predatori (probabilmente, solo i tyrannosauridi possono essere stati pericolosi per un animale adulto).
Bibliografia:
Zanno, L.E. (2010) A taxonomic and phylogenetic re-evaluation of Therizinosauria (Dinosauria: Maniraptora). Journal of Systematic Palaeontology, 8(4). 503-543.
05 novembre 2013
Novità theropodesche dal Meeting SVP 2013
LATEST CRETACEOUS OF NORTHERN TURKANA, KENYA.
MIRIFICUS FROM THE LATE CRETACEOUS OF MONGOLIA.
NESTING COLONY FROM MONGOLIA REVEALS NESTING BEHAVIOR OF THERIZINOSAUROIDS.
22 ottobre 2014
Deinocheirus Revolution: Episodio 1: NON CI SONO PAROLE...
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| Solo un'anteprima... |
Bibliografia: Yuong-Nam Lee, Rinchen Barsbold, Philip J. Currie, Yoshitsugu Kobayashi, Hang-Jae Lee, Pascal Godefroit, François Escuillié & Tsogtbaatar Chinzorig (2014) Resolving the long-standing enigmas of a giant ornithomimosaur Deinocheirus mirificus. Nature (advance online publication)
doi:10.1038/nature13874
28 novembre 2012
Esiste un trend generale nell'origine di Deinocheirus, Gigantoraptor e Therizinosaurus?
07 gennaio 2023
Il dinosauro più intelligente del Mesozoico (senza bisogno del dinosauroide)
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| Dale Russell era del tutto fuori strada? La realtà supera la fantasia? |
Quale era il dinosauro "più intelligente"? No, non è Troodon. E non è nemmeno il famigerato dinosauroide di Russell! Possibile che abbiamo sbagliato tutto nel dibattito sull'intelligenza nei dinosauri? Possibile che la risposta sia altrove, e sia forse persino più esaltante del fantasioso dino-umanoide che ricorre ogni volta che si parla di dinosauri con capacità cognitive sofisticate?
Parlo di una specie vera, ma che non avreste mai immaginato sotto questa luce.
Ma andiamo per gradi.
Nel mio podcast di ieri, ho commentato lo studio di Herculano-Houzel (2023), nel quale l'autrice propone un nuovo metodo per stimare la densità ed il numero dei neuroni telencefalici nei dinosauri mesozoici, neuroni che, nelle specie dotate di grande cervello (e una peculiare organizzazione del cervello) sono di fatto i responsabili delle capacità cognitive di un animale.
L'autrice mostra che nei theropodi mesozoici il rapporto massa (stimata) del cervello e massa (stimata) del corpo segua il medesimo andamento che si osserva nelle specie di aviani moderni più basali (come galliformi e ratiti), e che da ciò sia possibile calcolare il numero di neuroni telencefalici. In base a questa stima, Tyrannosaurus risulterebbe possedere più di 3 miliardi di neuroni telencefalici, ovvero lo stesso ordine di grandezza di un babbuino. Dato che, sostiene Herculano-Houzel (2023), il numero dei neuroni telencefalici è il vero indicatore delle prestazioni cerebrali (e non la sua relazione con la massa totale dell'animale), l'autrice suggerisce la sconvolgente possibilità che i grandi theropodi, in virtù del loro numero relativamente elevato di neuroni telencefalici, possano aver avuto una "intelligenza" simile a quella dei mammiferi e degli uccelli più "smart".
Immaginare Tyrannosaurus come dotato di un'intelligenza corvina è sicuramente accattivante e sono sicuro sarà il nuovo dogma dei dinomaniaci, ma io continuo a ragionare da paleontologo il più possibile ancorato al terreno e non mi limito a considerare l'intelligenza di un animale solamente in base al numero dei neuroni calcolati. Il numero è importante ma conta anche come sono organizzati tali neuroni.
Come ho commentato nel podcast, anche ammettendo che i calcoli di Herculano-Houzel (2023) siano validi, ciò non implica automaticamente che il gran numero di neuroni telencefalici di Tyrannosaurus fosse usato per elaborare concetti e comportamenti sofisticati. Il neurocranio di Tyrannosaurus ha una organizzazione generale che ricorda molto quello dei coccodrilli, e poco quello degli animali "più intelligenti", come corvi e scimmie. La regione telencefalica è tubolare e ospita un enorme bulbo olfattorio, e non appare riorganizzata per elaborare informazioni più astratte dei classici segnali odorosi. Pertanto, aver calcolato un enorme numero di neuroni telencefalici in Tyrannosaurus conferma la sua eccezionale acutezza olfattiva (già ipotizzata da studi neurologici precedenti) ma non implica alcuna sofisticazione intellettiva.
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| Modelli digitali della regione endocranica in Majungasaurus (A), Allosaurus (B), Tyrannosaurus (C), Struthiomimus (D), Deinonychus (E), Archaeopteryx (F): notare che la forma della regione telencefalica (indicata con "cer") diventa sempre meno "rettiliana" e tubolare ed assume una forma più globosa e "aviana" tanto più ci avviciniamo filogeneticamente ad Aves. Tyrannosaurus non mostra un telencefalo particolarmente "aviano" e probabilmente aveva solo un enorme sistema di elaborazione del segnale olfattivo "da rettile", ma nessuna speciale sofisticazione cognitiva. Immagine da Witmer e Ridgely (2009). |
Ciò significa che, probabilmente, il numero elevato di neuroni telencefalici in queste specie era principalmente legato alle loro specializzazioni sensoriali, in particolare quelle legate al senso dell'olfatto, come accade nella maggioranza dei vertebrati (il telencefalo ospita in origine il sistema olfattivo, e solo in certi gruppi evolve come organo "cognitivo superiore"), ma non implica automaticamente una sofisticazione cognitiva.
Questo significa che lo studio di Herculano-Houzel (2023) è completamente sbagliato? Forse no. Come l'autrice stessa sottolinea nella sua analisi dei dati, non è corretto assumere una singola "traiettoria" cerebrale nei dinosauri: ci sono taxa con cervelli più "rettiliani" e ci sono taxa con cervelli più "aviani", e questo sicuramente si rifletteva anche nelle modalità di processamento delle informazioni. L'autrice ha portato un contributo interessante per capire l'intelligenza dei dinosauri perché ha mostrato che oltre alla organizzazione generale del cervello esisteva anche un secondo fattore che poteva incidere sull'intelligenza dell'animale: le dimensioni assolute del cervello (ovvero, il numero totale di neuroni). Ovvero, a parità di organizzazione generale, il cervello di un dinosauro gigante era "più intelligente" di quello di un dinosauro dello stesso gruppo ma di dimensioni totali inferiori. Questo risultato è analogo a quanto osserviamo negli elefanti, la cui intelligenza è anche legata alle dimensioni assolute dei loro grandi cervelli, nonostante che essi non appartengano ai gruppi di mammiferi con specializzazioni cerebrali superiori (come cetacei e primati).
Pertanto, se volessimo cercare il "dinosauro più intelligente", dovremmo cercarlo tra quelli con l'organizzazione cerebrale più simile a quella aviana ed al tempo stesso aventi le dimensioni assolute maggiori. Ovvero, è nei maniraptoriformi giganti che forse possiamo incontrare qualche dinosauro con capacità cognitive superiori (per la media dei rettili).
Usando i dati presenti in Herculano-Houzel (2023) ho quindi calcolato la relazione tra massa del cervello e massa del corpo nei maniraptoformi (i theropodi con i cervelli più simili a quelli aviani) e usando questa relazione ho calcolato il numero di neuroni telencefalici in Gigantoraptor ed in Deinocheirus: il primo risulta avere 2 miliardi e 700 milioni di neuroni telencefalici, più o meno quanto un babbuino, mentre il secondo risulta averne 3 miliardi e 800 milioni, un valore persino superiore a quelli stimati per Tyrannosaurus, ma con la differenza che in questo caso la componente telencefalica non appare esclusivamente specializzata per l'elaborazione del segnale olfattorio, e potrebbe quindi essere stata deputata anche ad elaborare una qualche forma di "intelligenza".
Se prendiamo queste stime come buone, e assumiamo che il telencefalo dei maniraptoriformi non fosse "rettiliano" come quello di Tyrannosaurus, allora, forse, e lo dico con tutte le virgolette possibili, forse i maniraptori giganti, endotermici, dotati di lunghi arti anteriori, come Deinocheirus e Gigantoraptor, potrebbero essere stati i dinosauri più intelligenti in assoluto. La domanda finale, ovviamente, è: erano capaci di prestazioni cerebrali complesse e sofisticate, forse comparabili a quelle delle specie più "furbe" viventi oggi? Per rispondere a questa domanda, dovremo trovare nuovi fossili, analizzare i calchi endocranici, trovare tracce di sistemi socio-famigliari complessi. Ovvero, continuare a fare ricerca paleontologica e non solo elegante speculazione matematica.
Non vi nascondo che l'idea che Deinocheirus possa essere stato "speciale" anche a livello cognitivo, elevandolo intellettualmente sopra i suoi simili, solleva delle eccitanti considerazioni sull'uso delle sua enormi mani prensili...
Bibiliografia:
Herculano-Houzel S. (2023) Theropod dinosaurs had primate-like numbers of telencephalic neurons. Journal of Comparative Neurology DOI: 10.1002/cne.25453












