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13 settembre 2013

Abbiamo degli esemplari completi di Deinocheirus? [Aggiornamento]

Deinocheirus è uno dei theropodi più enigmatici e suggestivi scoperti.
Le sue affinità ornithomimosauriane sono riconosciute almeno da 25 anni, quando Gauthier (1986) evidenziò le sinapomorfie tra il theropode gigante del Nemegt e gli ornithomimidi.
Tuttavia, data la frammentarietà dell'unico esemplare noto, la posizione filogenetica di Deinocheirus in Ornithomimosauria è molto problematica. 
Sia Makovicky et al. (2004) che Kobayashi e Barsbold (2006) ritengono Deinocheirus un ornithomimosauro basale, dato che esso non presenta alcune sinapomorfie degli altri ornithomimosauri. Anche Megamatrice avvalora questa ipotesi. Almeno, in base ai dati noti finora.
Tale posizione molto basale (se non proprio la più basale) in un taxon Maastrichtiano implica una ghost-line che risale ad almeno il Barremiano (età più antica dei restanti ornithomimosauri noti), ovvero lunga 55 milioni di anni. Sebbene io non abbia problemi ad ammettere tali ghost-line, in questo post voglio proporre, come pura ipotesi, uno scenario alternativo e radicale, che annulla la ghost-line di Deinocheirus.
Deinocheirus è indubbiamente un theropode con dimensione adulta gigantesca, comparabile a quella di Tyrannosaurus. I grandi dinosauri sono caratterizzati da radicali trasformazioni lungo l'ontogenesi. Sovente, queste trasformazioni radicali tendono a mascherare i caratteri giovanili. In questo caso, quindi è plausibile che Deinocheirus da adulto possa "apparire meno ornithomimosauriano" rispetto agli adulti delle altre specie di ornithomimosauri suoi parenti. Pertanto, la posizione filetica "basale" di Deinocheirus potrebbe essere (almeno in parte) influenzata e distorta dalla sua morfologia gigante, che "maschera" parte delle sinapomorfie ornithomimosauriane, facendolo "apparire" più plesiomorfico di quanto sia effettivamente. 
Ovvero, potrebbe (almeno in via teorica) essere che Deinocheirus sia ben più derivato di quanto risulti dalla sua morfologia (per ora limitata all'arto anteriore)?
Ammettendo questa ipotesi di partenza, e considerando che prima di raggiungere la dimensione adulta gigante ogni Deinocheirus debba passare (ovviamente) per stadi immaturi meno giganteschi, ne consegue che il giovane di Deinocheirus potrebbe apparire "più" ornithomimide rispetto all'adulto, e quindi potrebbe essere interpretato erroneamente per una specie distinta. Se comparate "Nanotyrannus" con Tyrannosaurus osservate lo stesso fenomeno: "Nanotyrannus" è più simile a forme basali di tyrannosauroidi rispetto a Tyrannosaurus adulto, proprio perché gli stadi giovanili di forme giganti spesso somigliano ai parenti non-giganti.
Pertanto, seguendo questo ragionamento, e ammettendo che il giovane Deinocheirus sia di fatto un ornithomimide "normale" rispetto all'adulto, è automatico ipotizzare che possano esistere esemplari dalla Formazione Nemegt, di taglia inferiore a Deinocheirus adulto e morfologia ornithomimide, che sono quindi dei giovani Deinocheirus, sebbene confusi per altre specie.
Se non avete raggiunto la conclusione a cui il mio discorso porta, la svelo in modo diretto: è possibile che Gallimimus sia niente altro che il giovane Deinocheirus?
Per testare una eventuale plausibilità di questa ipotesi, ho per prima cosa valutato cosa accade a imporre una relazione di parentela diretta tra Gallimimus e Deinocheirus: se i due generi sono effettivamente sinonimi basati su stadi di crescita differenti di uno stesso taxon, forse il loro nodo, per quanto mai ottenuto finora in analisi filogenetiche, potrebbe nondimeno essere una alternativa con una qualche consistenza statistica.
Per questo test, ho usato una versione ridotta della recente analisi di Coelurosauria di Novas e Agnolin, focalizzandola sugli ornithomimosauri. Ho rimosso buona parte dei taxa non rilevanti. I due taxa non-coelurosauri inclusi ed alcuni coelurosauri non-ornithomimosauri hanno agito da gruppi esterni per la polarità. Ho analizzato la matrice senza imporre alcuna monofilia e l'ho comparata con una versione in cui il nodo "Deinocheirus + Gallimimus" sia imposto a priori, ovvero, con imposta la sinonimia dei due taxa.
La versione con Gallimimus e Deinocheirus come sinonimi risulta 7 steps più lunga della versione "ufficiale". Questa differenza risulta, in base al test di Templeton, con una probabilità di solo il 2-3% di essere meramente casuale. Quindi, parrebbe che le differenze morfologiche tra i due taxa siano sufficienti per escludere che siano legati a livello filetico. Tuttavia, va precisato che:
1) il campione dei caratteri che variano è basso (N=9), e questo solleva il dubbio che Deinocheirus sia troppo frammentario perché le sua anatomia nota sia sufficiente per sancirne in modo risolutivo la posizione. Ovvero, il risultato del test potrebbe essere non sufficientemente robusto per fornire una risposta statisticamente significativa. 
2) L'analisi filogenetica lavora assumendo che i due animali siano effettivamente dei taxa distinti, ma non è in grado di separare un eventuale segnale "ontogenetico", ovvero, il fatto che i due taxa risultino fileticamente distinti potrebbe essere solamente un sostegno all'ipotesi che l'adulto di Deinocheirus fosse molto modificato rispetto alla forma-Gallimimus, ma non una "dimostrazione" che i due morfotipi siano specie distinte.
Per ora, direi che la versione ufficiale abbia qualche punto a suo favore.
In ogni caso, non mi risulta che siano state effettuate analisi istologiche sugli esemplari di Gallimimus per valutarne lo stadio ontogenetico: se gli esemplari più grandi risultassero adulti maturi, la mia ipotesi sarebbe falsificata. Ma se risultassero immaturi, allora ci sarebbe un sostegno indiretto a questa ipotesi... Se qualcuno volesse fare queste indagini istologiche, mi renderebbe felice, anche nel caso risultasse che Gallimimus è valido e basato su adulti maturi.
Infine, un risultato interessante si ricava analizzando la distribuzione dei caratteri che risulta nella versione in cui Deinocheirus e Gallimimus siano impostati come sister-taxa: il loro nodo non è basato su alcuna sinapomorfia, nemmeno sotto ottimizzazione. Questo è un altro punto a favore della versione "tradizionale". Tuttavia, in questa topologia, Gallimimus risulta privo di autopomorfie non-ambigue rispetto a Deinocheirus, mentre questo ultimo risulta con ben 9 autapomorfie non-ambigue, tutte reversioni di condizioni ornithomimosauriane. Ciò, nello scenario ontogenetico, è coerente proprio ammettendo che Gallimimus non sia "un vero taxon" ma solamente la versione immatura di Deinocheirus.

Ripeto, questa è solo un'ipotesi eterodossa, un gioco mentale, non sto sostenendo che sia valida.

PS: nel caso vi chiedeste come dovremmo chiamare questo animale in caso di sinonimia, il nome valido sarebbe Deinocheirus mirificus per priorità (1970 vs 1972).

[Aggiornamento del 01 novembre 2013: con grande piacere, da oggi l'ipotesi proposta in questo post è falsificata. I dettagli al momento opportuno...]

Bibliografia: 
Gauthier, J. A. 1986. Saurischian monophyly and the origin of birds. pp. 1-55 In Padian, K. (ed.) The Origin of Birds and the Evolution of Flight. Memoirs of the California Academy of Sciences 8.
Kobayashi, Y., and Barsbold, R. (2006). Ornithomimids from the Nemegt Formation of Mongolia. Journal of the Paleontological Society of Korea, 22(1): 195-207.
Makovicky, P.J., Kobayashi, Y., and Currie, P.J. (2004). Ornithomimosauria. In D.B. Weishampel, P. Dodson and H. Osmólska (eds.), The Dinosauria, Second Edition. University of California Press, Berkeley.



14 novembre 2013

In difesa della privacy di Deinocheirus

Zofia Kielan-Jaworowska di fianco all'olotipo di D. mirificus da lei scoperto
Uno dei motivi che rendono Deinocheirus un theropode affascinante è l'essere figlio di tre donne. Zofia Kielan-Jaworowska, che scoprì l'olotipo nel 1965 (il 9 luglio, se volete festeggiarne il compleanno!), Halszka Osmólska ed Ewa Roniewicz, che pubblicarono la sua descrizione cinque anni dopo. Dispiace che la Osmólska non sia più tra noi, perché avrebbe sicuramente apprezzato la scoperta dei due nuovi esemplari del "suo" gigante. 
Come scrissi in quel recente post, le poche informazioni disponibili dall'abstract SVP sono sicuramente entusiasmanti, ma restano pur sempre parte di un abstract. Ed un abstract non ha la stessa qualità e autorevolezza di un articolo scientifico revisionato. Fino alla pubblicazione della descrizione tecnica di questi nuovi resti, Deinocheirus rimane basato solo sull'esemplare olotipico. Coloro che hanno avuto la fortuna di assistere la presentazione dei nuovi esemplari al Meeting di Los Angeles hanno visto immagini e ascoltato le parole degli autori della scoperta. Ma ciò resta un ristretto circolo di privilegiati, non certo la comunità scientifica mondiale. Fino alla pubblicazione ufficiale, pertanto, quei due nuovi esemplari sono come nel limbo: sappiamo che esistono ma dobbiamo comportarci come se non esistessero. Lasciamo quindi agli autori delle nuove scoperte tutto il tempo necessario per produrre e pubblicare uno studio su queste nuove ossa. 
Questo significa evitare inutili chiacchiere fondate sul poco che è trapelato finora, significa evitare di argomentare sull'abstract come se fosse una descrizione completa, significa evitare di veicolare speculazioni e mistificazioni. 
Purtroppo, come ho scritto in un recent post, per ogni parola di sensibilità e buon senso scientifico scritta online ci sono decine e decine di parole senza fondamento, di cialtronate e di ciarpame scritte da persone con molti meno scrupoli e sensibilità (o meramente incapaci di fare queste riflessioni).
In sole due settimane dalla pubblicazione dell'abstract sui nuovi resti di Deinocheirus, ed in assenza di qualsiasi immagine relativa ai nuovi resti, la rete ha già prodotto la sua prima schiera di "ricostruzioni" di fantasia, del tutto prive di fondamento, ma che, nel frattempo, vengono menzionate, postate, mostrate in siti e forum, citate e prese a spunto per creare ulteriori fantasie, in un meccanismo auto-perpetuante che di scientifico ha solo la dinamica epidemiologica. E se quelle opere fossero esplicitamente presentate come tali, come "disegni di fantasia", non ci sarebbe nulla di male né di terribile, a parte la seccatura di vedere più scarabocchi che immagini di veri esemplari, ogni volta che si digita un nome di theropode su Google. Purtroppo, in parallelo alla fiera dello scarabocchio, è partita la serie di speculazioni gratuite, prive di qualsiasi fondamento documentato, in merito al "nuovo" aspetto di Deinocheirus. In particolare, di colpo, ora risulterebbe che Deinocheirus "ha una gobba"!

Una gobba? 

Dove sta scritto che Deinocheirus aveva una "gobba"? Non nell'abstract, che non menziona minimamente la presenza di "gobbe". Se non altro, perché "gobba" non è un termine morfologico per descrivere una parte dello scheletro. Pertanto, non esiste alcuna "gobba", e chi dice il contrario è pregato di portare prove di quello che scrive. Eppure, nonostante l'assenza di prove sull'esistenza di questa "gobba", è partita la gara a chi "spieghi" la gobba, con domande quali:
"Cosa se ne faceva Deinocheirus della gobba?"
"Come si è evoluta la gobba di Deinocheirus?". 
La rete è veramente stupefacente: al di sopra delle leggi della fisica, essa crea dal nulla e perpetua fenomeni. Ed ora, pur in assenza di qualunque fondamento, è necessario spiegare "la gobba" di Deinocheirus. Come in una diatriba medievale, una gara a spiegare una cosa che non esiste... Deinocheirus è diventato un ambito teologico! Il sesso degli angeli, troppo scabroso per il XXI secolo, lascia il posto alla taumaturgica gobba di Deinocheirus... E tanto più mancano fonti e documenti, tanto più gli "esperti senza esperienza" e gli illustratori di Pokemon si lanciano in argomenti e scrivono scemenze. E così, mi capita di leggere che Deinocheirus ha "il tibiotarso più corto della fibia [sic]". La fibia? E questa "fibia" dove sta? Attorno alla vita? Tiene su i pantaloni di Deinocheirus? Che diavolo di osso è "la fibia"? Ed anche volendo concedere che gli autori di queste scemenze terminologiche abbiano scritto "fibia" intendendo "fibula" (oppure "tibia"), questi stessi anatomisti all'acqua di rose sono per caso al corrente che la fibula/tibia fa parte del tibiotarso, e che quindi non ha alcun senso dire che "il tibiotarso è più corto" di una sua parte?
Niente, la battaglia per frenare le paleo-minchiate sarà sempre persa in partenza. Essi hanno il numero, l'assenza di ritegno, l'ottusità e la rapidità di esecuzione - tipica degli incompetenti - dalla loro parte. Ma proprio perché essi hanno il numero dalla loro parte, e l'assenza di pudore a favorirne la proliferazione, nessuno mi può criticare se persisto nel controbbattere alla loro marea di grossolanità. Per questo motivo, non smetterò di scrivere questi post di risposta e reazione verso ogni scemenza online che mi capiti di incontrare, e non smetterò di spronare i lettori ad essere attenti e vigili verso la paleontologia cialtronesca e strafalciona che sta prendendo sempre più piede.

PS: forse la fibia è l'osso della gobba... ;-)

25 aprile 2012

SuperClash of the Theropod Titans: Tarbosaurus vs Deinocheirus!


 Vi ho caricato al massimo, non è vero?

Da tempo tra gli addetti ai lavori, i bene informati e noialtri paleonerd circolava il rumor sul ritorno al sito originario di Deinocheirus mirificus, quello scavato dalla mitica spedizione Mongolo-Polacca del 1965.
Un team internazionale ha rilocalizzato le coordinate originarie del sito e vi si è recato, nella speranza che qualcosa non rinvenuto quasi mezzo secolo fa fosse ancora presente e recuperabile. Un primo resoconto di ciò che è emerso è stato pubblicato oggi. Bell et al. (in stampa) descrivono alcuni frammenti di gastrali dal sito di Deinocheirus. Tra le centinaia di frammenti ossei rinvenuti, questi due esemplari sono significativi in quanto mostrano gli evidenti segni di raschiamento prodotto da denti muniti di seghettature. Siccome nella Formazione Nemegt questi denti sono noti solo in theropodi, i segni indicano che un theropode raschiò a morsi questi gastrali dell'esemplare di Deinocheirus. Comparando dimensioni e spaziature dei solchi, e comparandoli con i denti dei theropodi della Formazione Nemegt, il candidato più probabile per l'autore degli stessi è Tarbosaurus. Pertanto, la carcassa dell'olotipo di Deinocheirus fu oggetto di spolpatura da parte di almeno un Tarbosaurus prima di essere ricoperta dai sedimenti e fossilizzare. Come notano Bell et al. (in stampa), l'olotipo di Deinocheirus (braccia e cinto pettorale) non viene menzionato possedere dei solchi dovuti a denti. Può essere che i solchi esistano anche in quelle ossa, ma che non siano stati notati. L'alternativa è che i segni non ci siano, e che gli arti ed il petto di Deinocheirus non furono oggetto di intensa scarnificazione, nonostante che le ossa, comunque, siano state rinvenute relativamente sparpagliate. Il fatto che i segni di denti siano sulla superficie ventrale dei gastrali (ossa che congono la regione addominale) limita il numero di modi con cui quei segni sono stati prodotti. Pare poco probabile che si possa provocare quei segni su un animale vivo e attivo. Il modo più ovvio per produrli è avendo il corpo di Deinocheirus disteso prone (a pancia in su). Dato che i theropodi dormono supini, la postura prone suggerisce un cadavere. Pertanto, è probabile che i solchi siano stati prodotti dall'esemplare di Tarbosaurus nell'atto di azzannare la regione addominale del corpo di Deinocheirus. Non abbiamo evidenze per stabilire se la carcassa fu uccisa dal tyrannosauride o questi si limitò a consumare una già morta.
Questa serie di valutazioni ha una conclusione negativa per chi, come me, spera un giorno di vedere uno scheletro ben conservato di Deinocheirus: se la carcassa fu oggetto della consumazione alimantare di (almeno) un tyrannosauride, dubito che quel poco che è rimasto sia conservato in buono stato. Forse, le braccia ed il petto (se veramente privi di segni di predazione) furono preservati perché sepolti o sommersi prima che il tyrannosauride potesse cibarsene. 
Bibliografia: 
Bell PR, Currie PJ and Lee Y-N (in press). Tyrannosaurid feeding traces on Deinocheirus (Theropoda: ?Ornithomimosauria) remains from the Nemegt Formation (Late Cretaceous), Mongolia. Cretaceous Research doi: 10.1016/J.cretres.2012.03.018.

13 maggio 2014

Deinocheirus, una storia di frammentarietà, inferenze ed iconografie

Fonte: Saurian.blogspot.com
In meno di un anno, uno dei dinosauri più enigmatici ed impressionanti è stato "risolto".
Scoperto nel 1965, descritto nel 1970, Deinocheirus mirificus è entrato a pieno titolo nell'immaginario mitico dei dinosauri grazie al perfetto mix di dimensioni enormi e frammentarietà. Per quasi 45 anni, l'unico esemplare noto di questo theropode era difatti l'olotipo, comprendente gli arti anteriori con i cinti pettorali molto ben conservati, una manciata di frammenti di vertebre e coste e niente altro. Le enormi dimensioni delle ossa preservate, inclusi gli ungueali delle mani, lunghi circa 30 cm, robusti e moderatamente falciformi, lasciavano immaginare un dinosauro straordinario. L'assenza del resto del corpo era perfetto per lasciare la fantasia libera di speculare, per "colmare" le parti mancanti.
Sebbene sia poco noto, le affinità ornithomimosauriane di Deinocheirus furono riconosciute quasi subito, e sebbene nelle letteratura popolare siano circolate ricostruzioni "carnosauriane" o "deinonichosauriane", quando non "mostri" completamente di fantasia, la combinazione di scapola con acromio allungato, omero subrettilineo e gracile, ridotta cresta deltopettorale, e metacarpali di lunghezze comparabili, era una robusta indicazione che Deinocheirus fosse un ornithomimosauro gigante.
La scoperta di due nuovi esemplari, tra il 2006 ed il 2009, comprendenti resti degli arti anteriori (con la morfologia dell'olotipo) assieme a una serie vertebrale quasi completa, un bacino e parte degli arti posteriori, e la "restituzione" alla Mongolia di altri resti, tra cui un cranio completo (probabilmente resti provenienti da uno dei due nuovi esemplari), ha completato il mosaico di Deinocheirus.
In attesa delle descrizioni ufficiali, non conviene parlare nel dettaglio delle caratteristiche di Deinocheirus. Al tempo stesso, è interessante constatare come l'identificazione ornithomimosauriana, basata sulle caratteristiche dell'olotipo, sia confermata e ulteriormente rafforzata dai nuovi resti: questo dimostra che anche resti frammentari, se analizzati con rigore, possono essere collocati con sicurezza nel gruppo a cui appartengono, e che la analisi dei caratteri morfologici derivati sia lo strumento chiave per la classificazione dei fossili. Non stupisce che le interpretazioni basate sull'analisi dei caratteri morfologici abbiano vinto sulle speculazioni più bizzarre o stravaganti, o sulle argomentazioni morfofunzionali o meramente adattative. 
Al tempo stesso, i nuovi resti di Deinocheirus presentano caratteristiche del tutto inattese e che difficilmente sarebbero state dedotte dai resti originari. La morfologia di Deinocheirus è infatti molto derivata e peculiare, in termine tecnico "molto autapomorfica", e tali pecuiliarità non potrebbero essere dedotte per inferenza filogenetica, dato che questa ultima determina caratteri condivisi con altri taxa e quindi non deduce caratteri unici non-preservati. Questo risultato non deve stupire: la scienza si basa su ciò che dispone, non su ciò che è ignoto, e non si può sostenere qualcosa se privo di prove. Ciò deve essere un monito per chi, impropriamente, usa l'inferenza filogenetica per "colmare" le parti mancanti di un taxon: sebbene sia utile per dedurre potenziali caratteri condivisi con taxa imparentati, questo strumento non permette di prevedere eventuali caratteri unici del taxon ricostruito.
Infine, è interessante constatare che nessun paleo-artista avesse ipotizzato alcune delle unicità di Deinocheirus: esso veniva ricostruito semplicemente come una versione gigante e generalizzata di un ornithomimide. Questa tendenza "conservativa" nel ricostruire un animale molto frammentario è probabilmente saggia (nelle ricostruzioni, meglio difettare negli orpelli piuttosto che abbondare in invenzioni), ma è anche un'indicazione di come, probabilmente, qualsiasi ricostruzione paleoartistica sia, intrinsecamente, sempre in difetto rispetto alla realtà.  O che, quando eccede nella speculazione, crea mostri poco realistici.

Ci sono più peculiarità in Deinocheirus, o Orazio, di quante ne abbia create la tua paleoarte.

25 ottobre 2014

Deinocheirus Revolution: Episodio 4: L'Invasione dei Deinocheiridi

L'enorme mole di nuove informazioni per Deinocheirus ha avuto delle ovvie conseguenze sulla sua interpretazione filogenetica. Sebbene non ci fossero dubbi che l'olotipo di Deinocheirus sia riferibile ad un ornithomimosauro gigante, data la numerosa serie di sinapomorfie ornithomimosauriane presenti nello scapolocoracoide e nell'arto anteriore (e, di fatto, le affinità ornithomimosauriane di questo taxon era note praticamente dai tempi della sua scoperta), incerta rimaneva la collocazione precisa di questo theropode all'interno di Ornithomimosauria.
Difatti, sebbene non ci fossero problemi a collocarlo in Ornithomimosauria, alcuni caratteri dell'olotipo appaiono plesiomorfici (l'avambraccio non presenta una sindesmosi, gli ungueali sono robusti e falciformi con processi flessori prossimali), e implicavano una posizione relativamente basale, nel grado dei taxa muniti di denti, come Pelecanimimus e Harpymimus. Data l'età maastrichtiana di Deinocheirus, ciò implicava una lunga ghost-lineage per questo taxon, almeno risalente al Cretacico Inferiore (ghost-lineage che implicherebbe altre specie di deinocheiridi da scoprire lungo quell'intervallo stratigrafico). Niente di straordinariamente anomalo: Theropoda abbonda di lunghe ghost-lineage. Tuttavia, considerando le dimensioni aberranti rispetto agli altri ornithomimosauri basali, il sospetto che parte della sua “primitività” fosse invece un effetto del gigantismo, e che la frammentarietà ci stesse mascherando le precise posizioni di questo animale, era lecito.
La scoperta di Beishanlong, che condivide con Deinocheirus dimensioni maggiori degli altri ornithomimosauri e alcuni caratteri (apparentemente) plesiomorfici, faceva sospettare che i due potessero essere imparentati, sebbene finora non era risultato un clade formato da loro due escludente altri ornithomimosauri.
La nuova mole di informazioni ha permesso di risolvere buona parte dei dubbi su Deinocheirus. L'analisi utilizzata da Lee et al. (2014) colloca Deinocheirus più derivato rispetto a Pelecanimimus, Shenzhousaurus e Harpymimus, a formare con Beishanlong e Garudimimus il (non più monotipico) Deinocheiridae come sister-taxon di Ornithomimidae. Le nuove informazioni immesse in Megamatrice rendono Deinocheirus uno dei taxa meglio codificabili (con quasi 900 caratteri codificabili sui 1706 della versione attuale), e ne consolidano la posizione. Il risultato generale è congruente con quello di Lee et al. (2014) con la sola differenza che Garudimimus non è collocato in Deinocheiridae, ma risulta sister-taxon di Ornithomimidae in base a 10 sinapomorfie. Inoltre, Megamatrice identifica altri taxa come membri di Deinocheiridae, oltre a Deinocheirus e Beishanlong: l'esemplare immaturo IGN 9609910KD, precedentemente riferito provvisoriamente ad Harpymimus ma che potrebbe essere riferibile a Beishanlong; il “taxon da Angeac” (che potrebbe essere Valdoraptor); e l'enigmatico neotetanuro Datanglong (questo ultimo in base a ben 7 sinapomorfie). 

Se questo risultato fosse confermato, Deinocheiridae potrebbe risultare un clade di successo, comprendente forme di varie dimensioni, e distribuito dall'Aptiano al Maastrichtiano dell'Eurasia, e non più una bizzarra anomalia del Nemegt.


Bibliografia:
Yuong-Nam Lee, Rinchen Barsbold, Philip J. Currie, Yoshitsugu Kobayashi, Hang-Jae Lee, Pascal Godefroit, François Escuillié, Tsogtbaatar Chinzorig (2014) Resolving the long-standing enigmas of a giant ornithomimosaur Deinocheirus mirificus. Nature (advance online publication) doi:10.1038/nature13874

09 maggio 2010

_Deinocheirus_ vs. _Therizinosaurus_...?

In varie occasioni ho sottolineato i meriti ma anche i limiti di qualsiasi estrapolazione delle dimensioni di dinosauri giganti noti solo da resti frammentari. Ciò, sopratutto, nei casi in cui tali estrapolazioni non erano basate matematicamente su serie di dati, bensì su non ben precisate ricostruzioni o singole proporzioni. Se nessuno di noi conoscesse nulla di Tyrannosaurus a parte le sue braccia, potremmo ipotizzare qualcosa sul suo aspetto generale basandoci unicamente su Dilong o Raptorex? Ad ogni modo, recentemente, qualcosa in merito ai due theropodi più enigmatici della Formazione Nemegt (Deinocheirus e Therizinosaurus, entrambi noti prettamente da arti anteriori) è stato pubblicato.

28 ottobre 2014

Deinocheirus Revolution: Episodio 5: Deinocheirus vs Spinosaurus

Gli eroi del 2014, alla stessa scala
Il 2014 della Theropodologia sarà ricordato probabilmente per la pubblicazione di nuovi resti su due dei più enigmatici e iconici mega-theropodi del XX secolo: Spinosaurus e Deinocheirus. Nel giro di nemmeno due mesi, abbiamo avuto nuovi resti che hanno rivoluzionato le nostre conoscenze su questi due taxa, e generato una fertile scia di riflessioni e discussioni.
Per una bizzarra ed inattesa coincidenza (o, forse, per una mia malata deformazione professionale), Deinocheirus e Spinosaurus paiono mostrare delle curiose somiglianze, se osservati con l'occhio giusto. Entrambi, difatti:

Sono theropodi giganti. E fin qui, ci arriva anche il fanboy più grezzo...
Sono longirostrini. Entrambi i taxa mostrano una regione antorbitale molto allungata rispetto alla lunghezza del cranio. Le differenze nel modo con cui tale condizione è stata raggiunta sono, ovviamente, il segno che non si tratta di una condizione condivisa ma una convergenza: Spinosaurus mostra un premascellare molto allungato, mentre quello di Deinocheirus è più corto ed il grosso dell'allungamento del rostro è a carico del mascellare.
Sono caratterizzati da mandibole relativamente strette mediolateralmente (quasi "sottili") ma espanse dorsoventralmente a livello della parte posteriore del dentale.
Hanno processi ventrali delle vertebre (ipoapofisi) molto sviluppati nella regione pettorale. Questo carattere può essere legato a potenti muscoli flessori del collo.
Hanno spine neurali dorsali più alte rispetto ai loro parenti prossimi. Il motivo di questa convergenza potrebbe fare luce sull'evoluzione delle spine neurali in Spinosaurus. Un dettaglio ulteriore di questa convergenza è che le spine neurali di Deinocheirus mostrano laminazioni accessorie note solamente negli spinosauridi.
Hanno arti posteriori relativemante più corti rispetto ai loro parenti prossimi. Questo carattere è probabilmente un effetto allometrico legato al gigantismo.
Hanno ungueali dei piedi modificati rispetto alla forma dei loro parenti prossimi. Sebbene la forma degli unguali tra i due taxa sia differente, è interessante che entrambi hanno "perduto" alcuni caratteri tipici degli ungueali usati (anche) per la predazione.
Un possibile carattere ulteriore, per ora non confermabile in Spinosaurus ma inferibile dai suoi parenti prossimi, è la presenza di robusti ungueali falciformi della mano.

Infine, un carattere generale relativo alla dieta:

Erano piscivori. La piscivoria in Spinosaurus è ampiamente confermata da numerose evidenze dirette ed indirette. Quella in Deinocheirus, inattesa, è risultata dai nuovi fossili, che mostrano numerose vertebre di pesce all'interno della cavità addominale di uno dei due esemplari. Anche se non si esclude una dieta onnivora in Deinocheirus, la presenza di pesce è comunque una interessante convergenza con Spinosaurus.

Possibile che questo mix di caratteri in Deinocheirus (gigantismo, cranio longirostino con mandibole gracili ma spesse, processi ventrali cervicodorsali prominenti, spine neurali iper-allungate, ungueali falciformi), condiviso con Spinosaurus, sia un adattamento alla piscivoria?

Cibo per la mente...

24 ottobre 2014

Deinocheirus Revolution: Episodio 3: l'inattesa morfologia postcraniale!

I due nuovi esemplari di Deinocheirus (in alto) e la ricostruzione dello scheletro basata su tutti i resti noti (in basso)
Se il cranio di Deinocheirus mostra una combinazione di caratteri inusuale ed inattesa, lo scheletro postcraniale non è da meno.
Le vertebre cervicali sono relativamente meno allungate che negli ornithomimidi, e questo suggerisce una maggiore estensione della base del collo, un adattamento per mantenere una postura "ad U" del collo e sollevare il cranio allungato, analoga a quanto ho proposto per Spinosaurus. Come negli spinosauroidi, difatti, le dorsali anteriori hanno delle ipapofisi molto pronunciate per l'ancoraggio dei flessori del collo. Deinocheirus mostra il grado di pneumatizzazione più spinto che sia noto per un ornithomimosauro, e ciò è particolarmente marcato nelle vertebre dorsali, che presentano un complesso sistema di laminazioni accessorie che ricorda i neosauropodi. Il sistema dei pleurocoeli pneumatizza l'intera colonna dorsale e sacrale. Il carattere vertebrale più inatteso è sicuramente l'allungamento estremo delle spine neurali dorsali posteriori, che ricorda, tra l'altro, Spinosaurus. Come negli spinosauridi, l'arco neurale delle dorsali presenta un sistema di lamine accessorie ventralmente alla spina neurale. Le spine neurali sacrali descrescono in altezza posteriormente, e sono fuse tra loro agli apici. Il sacro è carenato ventralmente, e le vertebre caudali mostrano un sistema di legamenti interspinali pronunciato che ricorda i grandi tyrannosauridi. La parte terminale della coda mostra un pigostilo, come in alcuni oviraptorosauri, therizinosauroidi e gli aviali derivati: la fusione distale delle caudali potrebbe indicare la presenza di penne timoniere. Le coste dorsali anteriori sono poco incurvate, e ciò suggerisce un torace relativamente stretto. I nuovi resti includono parte degli arti anteriori e del cinto pettorale, che oltre a confermare l'attribuzione a Deinocheirus, aggiungono informazioni assenti nell'olotipo. Deinocheirus è il primo ornithomomisauro che conserva la furcula, la quale mostra un ipocleido. Il bacino è estremamente modificato rispetto a quanto si conosce negli altri ornithomimosauri: l'ileo ha una lama preacetabolare corta ma molto alta dorsalmente, che ricorda i therizinosauridi. Le lame iliache sono divergenti, e la fossa brave molto ampia. Il pube ha il forame otturatorio chiuso ed un piede che distalmente è triangolare: due caratteri generalmente presenti in tetanuri non-coelurosauri. L'ischio è allometricamente allungato. Il femore è robusto e con la testa inclinata prossimalmente, come in altri theropodi graviportali. La tibia mostra una cresta cnemiale espansa anteroprossimalmente come in Beishanlong. Il piede è relativamente corto e robusto, privo di arctomatetarso. La forma prossimale del terzo metatarsale ricorda comunque gli ornithomimidi più che i taxa basali. Apparentemente, il primo dito del piede è assente, come negli ornithomimidi. Gli ungueali del piede hanno una forma quadrangolare con apice smussato, che ricorda gli "zoccoli" degli hadrosauroidi più che i tipici ungueali da theropode.
L'esemplare più grande noto ha una lunghezza totale di circa 11 metri ed una massa attorno alle 6 tonnellate: questo valore conferma l'ipotesi che tutti i casi di gigantismo nei theropodi convergano verso il medesimo valore limite di lunghezza e massa, ognuno, ovviamente, con le proprie peculiarità ma tutti apparentemente vincolati a non superare una soglia limite data da vincoli biomeccanici. Le proporzioni degli arti posteriori, più corti e robusti rispetto agli ornithomimidi, sono quelle previste da vincoli biomeccanici dati dal gigantismo nei theropodi. La forma ed inclinazione delle spine neurali dorso-sacrali e la forma dell'ileo suggerisce che Deinocheirus avesse una postura del dorso relativamente più eretta rispetto a quella "suborizzontale" tipica di molti theropodi: anche questo potrebbe essere un adattamento alla graviportalità in un theropode avente un cranio allungato: le spine neurali allungate potrebbero aver fornito una superficie accessoria per i muscoli deputati a mantenere quella postura.

Bibliografia:
Yuong-Nam Lee, Rinchen Barsbold, Philip J. Currie, Yoshitsugu Kobayashi, Hang-Jae Lee, Pascal Godefroit, François Escuillié, Tsogtbaatar Chinzorig (2014) Resolving the long-standing enigmas of a giant ornithomimosaur Deinocheirus mirificus. Nature (advance online publication) doi:10.1038/nature13874

02 novembre 2009

Quello che gli altri non dicono a proposito di _Deinocheirus_

Oggi, finalmente, ho scaricato la pubblicazione originaria di Deinocheirus, dal sito di Palaeontologia Polonica (oltre a numerose altre pubblicazioni tratte dalla mitica spedizione Polacco-Mongola di 45 anni fa!).
Se fate una veloce ricerca in rete su Deinocheirus, troverete un mix di informazioni, più o meno speculative, su questo theropode. Pertanto, non voglio aggiungermi alla lista dei siti enciclopedici da cui attingere informazioni già note. In questo post parlerò di ciò che si sa di Deinocheirus, ma che raramente viene detto. Come sempre, io mi baserò solamente sulla pubblicazione originaria (Osmólska & Roniewicz, 1969) e non su libri divulgativi, speculazioni posteriori o rumors della rete.
Deinocheirus è figlio di tre madri, le paleontologhe polacche Zofia Kielan-Javorowska, Halszka Osmólska e Ewa Roniewicz. La prima scoprì l'esemplare nel 1965, nella località Altan Ula III, nella Formazione Nemegt della Mongolia meridionale. Le altre due sono le autrici della descrizione scientifica dell'esemplare (Osmólska & Roniewicz, 1969).
Questa è la planimetria del sito.
Oltre ai resti più noti, un cinto pettorale con arti quasi completo, l'esemplare conservava alcuni resti dello scheletro assile, in particolare alcuni frammenti di coste dorsali (il maggiore lungo un metro) ed alcune vertebre. Di queste, la meglio conservata ha un centro alto circa 14-15 cm, che, comparato con le dorsali craniali* di altri theropodi, ci permette di stimare la massa dell'animale prossima a quella di Tyrannosaurus. Già la comparazione con altri tetanuri è comunque sufficiente ad indicare una dimensione enorme, come mostra questa immagine di confronto con altri taxa, tutti alla stessa scala.
La descrizione originaria è molto accurata, con immagini delle ossa in varie viste (ciò ha grande valore per chi, come me, vuole immettere taxa frammentari nelle proprie analisi filogenetiche, aventi caratteri specifici di particolari dettagli anatomici, spesso non descritti nel testo ma deducibili dalle immagini).
Ad esempio, la vista prossimale della regione metacarpale mostra un robusto metacarpale I dalla morfologia relativamente plesiomorfica per un coelurosauro, privo dell'affilato margine dorsomediale presente nei maniraptori.
Come tutti i coelurosauri, Deinocheirus non presenta marcate fosse estensorie a livello dell'articolazione tra metacarpali e falangi: ciò implica una ridotta capacità di estendere le dita, se confrontata con i theropodi non-coelurosauri.
Un dettaglio interessante dell'unico esemplare di Deinocheirus è la presenza di alcune patologie a livello dell'articolazione tra le prime due falangi del terzo dito della mano sinistra, che probabilmente causarono modifiche nella muscolatura e mobilità del dito.
Megamatrice sta elaborando la sua posizione, dopo l'aggiunta dei nuovi dati che ho potuto immettere dalla pubblicazione originaria. Vedremo se lo status ornithomimosauro sarà confermato...

*Nel testo non è specificato a quale parte della colonna presacrale appartenga il centro citato; tuttavia, dato che i resti conservati sono del cinto pettorale, è presumibile che anche la vertebra provenga dalla parte rostrale del dorso.
Bibliografia:
Osmólska, H. and Roniewicz, E. 1969. Deinocheiridae, a new family of theropod dinosaurs. Palaeontologica Polonica, 21: 5-19.

04 marzo 2008

Le masse di Deinocheirus, Therizinosaurus e Spinosaurus

Uno dei post precedenti parlava delle stime delle masse dei teropodi ed usava l’equazione di Cristiansen & Farina (2004) avente il femore come variabile indipendente. Ovviamente, la stima della massa era data solo per quei teropodi che hanno il femore noto e completo. A causa della loro frammentarietà, tre teropodi giganti non possono essere inseriti nella lista delle masse: Therizinosaurus, Deinocheirus e Spinosaurus. Tuttavia, è plausibile che essi potessero rivaleggiare coi quattro più grossi teropodi di cui si conosca il femore, Tyrannosaurus, Tyrannotitan, Giganotosaurus e Carcharodontosaurus. Un aspetto che occorre sottolineare immediatamente è che la lunghezza totale dell’animale o la valutazione basata su parti corporee non direttamente correlate con la taglia possono dare stime esagerate o fuorvianti per le masse. Due esempi chiariranno la questione: Deinonychus e Coelophysis hanno approssimativamente la stessa lunghezza, intorno ai 3 metri. Ciò potrebbe indurre a ritenerli simili nelle masse. Tuttavia, basandoci sul femore (vedere post sulle masse), il primo risulta almeno tre volte più pesante del secondo! Ciò, ovviamente, perché Coelophysis è relativamente più gracile ed “allungato” di Deinonychus. Quindi, la lunghezza dell’animale non è legata direttamente alla massa. Analogo discorso se tentiamo di stimare le dimensioni di un animale da singoli elementi ossei: il mascellare del Tyrannosaurus rex FMNH PR2081 (“Sue”) è lungo il 120% di quello dell’olotipo, mentre la media degli altri elementi ossei confrontabili è poco più lunga di quelli dell’olotipo (mediamente più lungi solo del 105%). Perciò, basandosi solamente sulla taglia del mascellare, Sue sembrerebbe molto più grande di quanto effettivamente sia (tenete a mente questo, perché ne riparleremo in fondo al post).
Penso che il migliore indicatore della taglia siano la lunghezza del femore: tra teropodi di diversa dimensione o morfologia, essa non varia significativamente rispetto alla sezione trasversale dell’osso (il vero indicatore della massa, ma purtroppo poco presente in letteratura), mantenendosi proporzionale alla taglia complessiva dell’animale (l’unica eccezione sono gli uccelli derivati, nei quali il femore si riduce relativamente in lunghezza a seguito delle modifiche posturali evolutesi in questi teropodi dalla coda ridotta).
Detto questo, è possibile determinare la lunghezza del femore dei tre teropodi citati sopra? L’unico metodo scientificamente valido è di estrapolarla dalle dimensioni dei più prossimi parenti dei tre teropodi per i quali siano noti il femore e parti confrontabili direttamente con i tre giganti.
Questo è ciò che mi propongo in questo post: basandomi sulla posizione filogenetica dei super-teropodi in questione, estrapolerò le misure del femore a partire dai loro parenti più prossimi.
Deinocheirus è noto esclusivamente per il cinto pettorale e l’arto anteriore. Purtroppo, la dimensione di queste parti rispetto al femore varia notevolmente nei teropodi, quindi non possiamo essere sicuri che rappresentino una buona base per stimare la massa di Deinocheirus. In Megamatrice esso risulta un Ornithomimosauria basale. I suoi parenti più prossimi dei quali si conosca il femore sono gli ornithomimoidi (ad esempio, Garudimimus, Sinornithomimus e Gallimimus). Usando Gallimimus adulto come riferimento, si osserva che Deinocheirus non è esattamente una versione isometrica di Gallimimus: la scapola del primo è 2.4 volte quella del secondo; omero, radio e ulna sono circa 1.6-1.8 volte, mentre i tre metacarpali sono 2-2.6 volte: Deinocheirus ha una scapola ed un terzo metacarpale relativamente più allungati rispetto alle altre ossa di quanto accada in Gallimimus. Mediamente, gli elementi ossei di Deinocheirus citati sono 2.02 volte quelli di Gallimimus adulto. Ciò ci dà una stima del femore di Deinocheirus di 1340mm, ed una massa di 6.2t, paragonabile a Tyrannosaurus.
Therizinosaurus è noto da elementi del cinto pettorale e dell’arto anteriore. Si conoscono anche parti del piede. I therizinosauridi più prossimi a Therizinosaurus di cui si conoscano femore e parti confrontabili con lui sono Neimongosaurus ed Erliansaurus. Gli elementi noti di Therizinosaurus sono in media 3.2 volte quelli di Neimongosaurus e 2.6 volte quelli di Erliansaurus: ciò dà un femore stimato per Therizinosaurus di 1070-1120mm, ovvero una massa di 3-3,2t. Come previsto dall’introduzione del post, Therizinosaurus è meno gigantesco di quanto apparirebbe esclusivamente basandosi sulla taglia assoluta degli arti anteriori, perché, come tutti i therizinosauroidi, ha arti anteriori relativamente più lunghi che in altri taxa.
Spinosaurus è noto per la regione pre-antorbitale del cranio, il dentale e alcune vertebre dorsali. Innanzitutto, appare evidente che il rostro è molto apomorfico e “aberrante”, persino confrontato con Baryonyx. Quindi, è più prudente usare le dorsali per stimarne la taglia. La dorsale “g” illustrata da Stromer (1912) è morfologicamente collocabile intorno alla 10a posizione dorsale. Confrontata con la 10a dorsale di Baryonyx, è 1.5 volte più grande, sia in lunghezza che in altezza della faccetta craniale del centro*. La lunghezza del femore di Baryonyx non è nota, tuttavia, basandosi sulle proporzioni di Suchomimus (che è 1.25 volte Baryonyx sia nella misura dell’omero che del radio), è plausibile che fosse lungo 940mm. Ciò ci dà una stima del femore dell’olotipo di Spinosaurus di 1400mm ed una massa di 7t. L’esemplare di Spinosaurus esposto a Milano parrebbe essere circa il 20% più grande dell’olotipo (Maganuco, com. pers.), ciò ci porterebbe a stimarne il femore in 1680mm e la massa in 12.9t!. Tuttavia, come nel caso di Sue citato sopra, non è prudente estrapolare la taglia del femore dal confronto di ossa craniche (per giunta non omologhe, come in questo caso in cui si paragona il rostro del cranio col dentale), quindi, per ora, preferisco tenere la stima per Spinosaurus a 7 tonnellate.
*Russel (1996) descrive un enorme omero frammentario proveniente dall’Albiano-Cenomaniano del Marocco avente una lunghezza totale stimata in 750mm (figura qui sopra). La morfologia è molto simile a quella di Baryonyx, tranne che è 1,5 volte più grande. Molto plausibilmente, si tratta di un omero di Spinosaurus. EDIT!
Bibliografia:
Russell, 1996. Isolated dinosaur bones from the Middle Cretaceous of the Tafilalt, Morocco. Bulletin du Muse'um national d'Histoire naturelle (4e se'r.) 18:349-402.
Stromer, 1915. Ergebnisse der Forschungsreisen Prof. E. Stromers in den Wüsten Ägyptens. II. Wirbeltier-Reste der Baharîje-Stufe (unterstes Cenoman). 3. Das Original des Theropoden Spinosaurus aegyptiacus nov. gen., nov. spec. Abhandlungen der Königlichen Bayerischen Akademie der Wissenschaften, Mathematisch-physikalische Klasse 28(3):1-32.

01 aprile 2008

Il Cranio di Deinocheirus mirificus: PDA IV/08

Deinocheirus mirificus Osmolska & Roniewicz (1970) è stato per quasi quaranta anni un enigma della paleontologia. L’olotipo ed unico esemplare noto (fino a poco tempo fa), ZPAL MgD-I/6, è un cinto pettorale con arti anteriori quasi completo dalla Formazione Nemegt del Maastricthiano della Mongolia. Le dimensioni enormi dell’esemplare (è il più lungo omero di animale bipede che si conosca: 94 cm!), associate agli ampi e robusti unguali hanno portato ad interpretarlo come un gigantesco teropode predatore. Tuttavia, esso presenta numerose affinità con gli ornithomimosauri ed è quasi universalmente riconosciuto come una forma di ornithomimosauro basale (non-ornithomomidae) gigante. Sulla base di questa inferenza filogenetica, Deinocheirus è stato ricostruito con una testa simile a quella degli altri ornitomimosauri: muso basso ed allungato, grandi orbite, narici ridotte e rostrali, denti assenti oppure estremamente ridotti, probabile ranfoteca. La recentissima descrizione di un cranio quasi completo di teropode dalla Formazione Nemegt (Barsbold et al., 2008), rinvenuto in stretta associazione con elementi dell’arto anteriore aventi forma e taglia identiche all’olotipo di Deinocheirus ha avuto delle profonde implicazioni nella nostra attuale interpretazione di questo teropode. Il cranio è articolato con elementi cervicali poco conservati che si prolungano in direzione di una scapola e di alcuni metacarpali identici a ZPAL MgD-I/6. Appare quindi probabile che questi resti siano articolati ed appartenenti ad un unico individuo.

Il cranio è conservato in vista dorsale: premascellare, nasale, lacrimale, prefrontale, frontale e parte del parietale sono preservati. Il premascellare è estremamente aberrante: esso è più ampio che lungo, fuso al nasale, di cui forma una sorta di cucchiaio rostrale espanso. Il muso, in vita, doveva avere una forma a “T”. Il nasale è lanceolato, ed articola con una curiosa articolazione al prefrontale che ricorda Shuvuuia. Il prefrontale è ampio e munito di un processo dorsale (un corno?). Il frontale è trapezoidale e forma un’articolazione a “W” col complesso naso-lacrimale.

Immessi questi nuovi dati in Megamatrice, si ottiene una curiosa topologia alla base di Maniraptoriformes: Alvarezsauridae diventa sister-group di Ornithomimosauria, mentre Deinocheirus è alla base di questo nodo. Ciò parrebbe avvalorare l’ipotesi di Sereno che vedeva gli alvarezsauri affini agli ornitomimosauri.

Bibliografia:

Barsbold, Currie, Norell, Kobayashi & Fish, 2008 - The skull of the enigmatic theropod Deinocheirus. The April Journal of Ichthyology 28: 125-133.

23 ottobre 2014

Deinocheirus Revolution: Episodio 2: il Cranio di Deinocheirus mirificus


Come ho annunciato ieri, in preda ad un'emozione troppo grande per poter scrivere un post degno di questo evento, Lee et al. (2014) hanno pubblicato la tanto attesa descrizione dei nuovi resti di Deinocheirus mirificus, basata su due esemplari, uno di dimensioni pari a circa il 75% dell'olotipo (nella foto, a sinistra, il mitico olotipo ai tempi della sua ricostruzione [ringrazio Fabio Manucci per la foto]), ed un altro di dimensioni leggermente più grandi dell'olotipo (attorno a 109%). Combinati assieme, i due esemplari ci restituiscono quasi l'intera osteologia di questo theropode, dopo quasi mezzo secolo in cui abbiamo speculato sulle possibili caratteristiche di questo animale avendo a disposizione solamente gli arti anteriori. Il grado di completezza e preservazione è tale che l'attesa è stata ampiamente ricompensata.

L'esemplare di maggiori dimensioni comprende il cranio, completo ed articolato, lievemente deformato ma sostanzialmente intatto. La morfologia di questo esemplare è talmente inattesa che merita, da sola questo post.

Il cranio è lungo circa 102 cm, piuttosto basso nelle proporzioni, e molto allungato a livello della zona antorbitale. La regione del rostro è espansa e spatoliforme, con le narici esposte dorsalmente: una combinazione di caratteri che ricorda gli anatidi ed in parte alcuni hadrosauroidi. L'orbita è relativamente ridotta, e la finestra infratemporale è compressa dalle ossa circostanti, come in Gallimimus. La bocca è priva di denti. Il palato è inclinato posteroventralmente. Lo jugale è robusto e ricorda nella forma quello degli hadrosauroidi. La mandibola è del tutto inattesa nell'essere molto spessa dorsoventralmente, secondo proporzioni che ricordano più un tyrannosauride che un ornithomimosauro. Nel complesso, quindi, il cranio di Deinocheirus pare una sorta di "gigantesco anatide", e quasi il candidato ideale al titolo di "dinosauro dal becco d'anatra" più degli hadrosauridi. L'enorme spessore dorsoventrale della mandibola, nonostante il suo ridotto spessore mediolaterale, combinata alla ridotta superficie per la muscolatura deputata a chiudere la bocca, suggerisce un animale dal morso relativamente debole ma dall'ampia apertura boccale: assieme alla forma "spatoliforme" del rostro, questa morfologia non lascia dubbi sullo stile alimentare di questo animale, confermato anche dalla presenza di resti di pasto nella gabbia toracica (di cui parlerò in un prossimo post): un onnivoro generalista, in grado di nutrirsi di materiale vegetale ed eventualmente piccole prede animali, abbondanti nel paleo-ambiente umido della Formazione Nemegt.

Bibliografia:
Lee, Barsbold, Currie, Kobayashi, Lee, Godefroit, Escuillie & Chinzorig. 2014. Resolving the long-standing enigmas of a giant ornithomimosaur Deinocheirus mirificus. Nature in press.

23 aprile 2013

Se riabilitassimo la tassonomia di Barsbold (1977)

Un errore che molti commettono è di confondere sistematica con tassonomia, ovvero, di confondere le relazioni filogenetiche con i nomi con cui chiamiamo tali relazioni. Le prime sono fondate sulle analisi filogenetiche, le seconde su convenzioni e definizioni. Pertanto, le due discipline, per quanto strettamente legate, sono pur sempre distinte e devono sempre essere mantenute tali. In particolare, sarebbe ideale non stravolgere continuamente la tassonomia in funzione delle modifiche nella sistematica. Una seria discussione in proposito ha caratterizzato - e caratterizza - il ramo della tassonomia filogenetica, quello che definisce la tassonomia a partire dal risultato delle analisi sistematiche. In particolare, sta emergendo la consapevolezza di conservare, nei limiti del possibile e secondo un mix di buon senso e pragmatismo, i nomi tradizionali, nati in epoca pre-cladistica, con le attuali topologie sistematiche. Esempio più famoso di questa filosofia, è il fatto che si chiamino gli uccelli come "dinosauri", dato che il ramo aviano è risultato interno a quello dinosauriano. In epoca pre-cladistica, nessuno avrebbe chiamato gli uccelli come "dinosauri", anche qualora - ed era già emerso - gli uccelli fossero risultati filogeneticamente derivati dal ramo dei dinosauri. Questa discussione è in effetti particolarmente sentita nel campo dei theropodi mesozoici, dove abbondano sia le topologie alternative frutto di numerosi studi, sia le definizioni tassonomiche, sovente in conflitto tra loro. Ed una tendenza in aumento è quella di conservare, il più possibile, i  nomi originari, ovviamente "aggiornandone" la composizione e definizione.
Curioso, che in questi tempi in cui si promuove e si rivaluta l'applicazione rigorosa delle definizioni filogenetiche dei cladi ancorandoli se possibile nel modo più aderente possibile al concetto originario per cui furono definiti, venga del tutto trascurato il contributo di Barsbold (1977). 
Barsbold (1977) fornisce la prima tassonomia organica di Theropoda, sulla base di 6 Infraordini (in senso Linneano). Basandosi sul testo originario, tradotto dal cirillico, essi sono:

Coelurosauria (Podokesauridae, Coeluridae)
Deinonychosauria (Dromaeosauridae, Saurornithoididae)
Oviraptorosauria (Oviraptoridae)

Carnosauria (Megalosauridae, Tyrannosauridae)
Ornithomimosauria (Ornithomimidae)
Deinocheirosauria (Deinocheiridae, Therizinosauridae)

Podokesauridae è attualmente considerato un sinonimo senior di Coelophysidae.
Notare che questa tassonomia può essere agevolmente ancorata agli eponimi delle famiglie, e che, a parte Oviraptorosauria e Ornithomimosauria, interpretabili come 'branch-based', gli altri cladi possono essere considerati tranquillamente come 'node-based' ancorati sugli eponimi delle famiglie menzionate tra parentesi.

Pertanto, applicando la tassonomia di Barsbold (1977):

Coelurosauria: Coelophysis + Coelurus. Questo clade è un sinonimo senior di Neotheropoda.
Deinonychosauria: Dromaeosaurus + Saurornithoides. Questo clade è equivalente a Deinonychosauria secondo buona parte delle attuali topologie.
Oviraptorosauria: Oviraptor > Coelophysis, Coelurus, Dromaeosaurus, Saurornithoides, Ornithomimus, Megalosaurus, Tyrannosaurus, Deinocheirus, Therizinosaurus. Questo clade è equivalente a Oviraptorosauria secondo le attuali topologie.
Carnosauria: Megalosaurus + Tyrannosaurus. Carnosauria sensu Barsbold è un sinonimo senior di Orionides (o eventualmente Avetheropoda).
Ornithomimosauria:  Ornithomimus > Coelophysis, Coelurus, Dromaeosaurus, Oviraptor, Saurornithoides, Megalosaurus, Tyrannosaurus, Deinocheirus, Therizinosaurus. Questo clade è equivalente al sottoclade di Ornithomimosauria escludente Deinocheirus secondo buona parte della attuali topologie.
Deinocheirosauria: Deinocheirus + Therizinosaurus. Questo clade è equivalente a Maniraptoriformes secondo le attuali topologie.

Tradotto in grafico:
Topologia dei generi menzionati nella tassonomia di Barsbold (1977) secondo le attuali filogenesi, ma seguendo la tassonomia originaria di Barsbold (1977).
Anche se molti taxa e cladi oggi noti erano sconosciuti al tempo di Barsbold (1977), ciò non toglie nulla alla validità della tassonomia da lui proposta, che al più richiede solo l'inserimento dei cladi e dei nomi di cladi istituiti in seguito, finché non entrano in conflitto con le definizioni di Barsbold (1977) che sono prioritarie.

Quanti, tra i fautori di una tassonomia di Theropoda più rispettosa delle definizioni originarie, purché adattate ai criteri della sistematica filogenetica, sarebbero disposti ad accettare questa rivoluzionaria 'restaurazione'?

Bibliografia:
Barsbold, R. 1977. K evolyutsii khishchnykh dinozavrov. Transactions of the Joint Soviet. Mongolian Paleontological Expedition 4:48-56.

17 giugno 2022

Therizinosaurus cheloniformis for dummies

Selezione di elementi della mano di T. cheloniformis (da Zanno, 2010).


Se siete stati al cinema in questi giorni, probabilmente avrete visto l'ultimo episodio della esalogia di Jurassic Park, e di cui abbiamo accennato, marginalmente, in questo blog. Nel film, c'è un mostro che viene etichettato come "Therizinosaurus". Siccome il mostro potrebbe essere quindi scambiato per un Therizinosaurus dallo spettatore acerbo di dinosauri, è dovere del qui presente paleontologo specializzato in theropodi di scrivere questo post solo per quei quattro lettori che sono curiosi su cosa sia un vero therizinosauro.

I primi resti di Therizinosaurus sono descritti da Maleev nel 1954. Si tratta di poche ossa, alcuni frammenti di coste e di ungueali, rinvenuti nel bacino del Nemegt in Mongolia. Le coste appaiono lunghe e piatte, e gli ungueali come delle falci strette ed allungate, ma apparentemente dotate di leve flessorie poco prominenti. Maleev interpreta questi bizzarri resti come appartenenti ad un grande rettile acquatico simile ad una tartaruga marina (da qui il nome "Therizinosaurus cheloniformis", rettile con le falci simile ad una tartaruga).

Ulteriori resti parziali vengono rinvenuti nel bacino del Nemegt e descritti tra la fine degli anni '70 e l'inizio degli anni '80. In totale, sono noti cinque esemplari, tutti molto frammentari, che ci informano sulla morfologia del cinto pettorale, di buona parte del braccio, alcune coste e gastrali e di parte della gamba. 

Non si conoscono resti del cranio né della colonna vertebrale. Pertanto, stimare le dimensioni effettive e le proporzioni di questo animale è arduo. Come ci insegna Deinocheirus, illudersi di "dedurre" un theropode gigante noto solo da resti degli arti "ricavando" il resto dai parenti prossimi è spesso del tutto illusorio e fuorviante. Sovente, le versioni giganti di un clade dinosauriano sono anche quelle più bizzarre ed aberranti, quindi è possibile che anche Therizinosaurus segua questa regola. Le dimensioni della scapola rispetto a quelle del femore sono abbastanza conservative in Theropoda, e questo, applicato a Therizinosaurus, suggerisce che l'animale possa essere stato nel range dimensionale dei tyrannosauridi e di Deinocheirus. Tutto il resto è però del tutto speculativo.

Sebbene si conoscano crani completi e buona parte della colonna vertebrale di altri therizinosauridi (Erlikosaurus e Nothronychus graffami), non è possibile dedurre automaticamente proporzioni e dimensioni di questi elementi in T. cheloniformis "estrapolandoli" da quelle specie. Disporre di qualche vertebra aiuterebbe a capire se l'animale era di morfologia gracile o robusta. Tuttavia, se inquadriamo filogeneticamente Therizinosaurus, è ragionevole supporre che il cranio fosse relativamente piccolo e leggero, con il muso affusolato e la dentatura nella parte anteriore della bocca priva di denti e sostituita da un becco. Ma sospetto che, come l'anomalo cranio "hadrosauriforme" di Deinocheirus non sia una semplice versione riconducibile automaticamente da quello "classico" ornithomimoide, la ricostruzione della testa di Therizinosaurus sia impossibile senza prima avere resti della testa. 

Il braccio di Therizinosaurus ha l'omero robusto e sigmoide, con ampia cresta deltopettorale, mentre le falangi delle dita sono corte rispetto agli ungueali. Queste proporzioni nell'arto sono molto diverse rispetto a Deinocheirus, e potrebbero indicare una ecologia differente e non competitiva rispetto a quella dell'altro gigante maniraptoriforme del bacino del Nemegt. Omero robusto e sigmoide indicano potenza ed una ampia capacità di rotazione dell'arto, mentre le falangi corte combinate agli ungueali molto lunghi e falciformi suggerisce un movimento della mano poco efficace nell'afferrare rapidamente oggetti ma più adatto ad esercitare una grande pressione. Ciò implica che Therizinosaurus non fosse un "affettatore" o "sciabolatore" rapido, né tanto meno un predatore (come deducibile dalla sua appartenenza a Therizinosauria), quanto piuttosto un animale "scavatore" oppure "sfrondatore" o comunque più efficiente nel generare movimenti lenti e potenti piuttosto che rapidi e veloci. In mancanza del cranio, non possiamo stabilire se l'inusuale allungamento degli ungueali sia legato a specializzazioni alimentari. 

Il piede è corto, compatto e graviportale, con anche il primo dito coinvolto nel sostegno del peso, come negli altri therizinosauridi. L'animale era quindi relativamente lento e stabile (per gli standard theropodiani): è plausibile che l'arto anteriore fosse impiegato anche per la difesa contro i predatori (probabilmente, solo i tyrannosauridi possono essere stati pericolosi per un animale adulto).

     

Bibliografia:

Zanno, L.E. (2010) A taxonomic and phylogenetic re-evaluation of Therizinosauria (Dinosauria: Maniraptora). Journal of Systematic Palaeontology, 8(4). 503-543.


 

05 novembre 2013

Novità theropodesche dal Meeting SVP 2013

La scorsa settimana, si è svolto il Meeting annuale della SVP a Los Angeles.
Ora che il Meeting è concluso, i temi trattati non sono più sotto embargo, ed è possibile parlare di alcuni degli interventi più interessanti. Ovviamente, in merito ai theropodi.
Dato che si tratta di interventi (come presentazioni o poster) ad un meeting scientifico, è possibile che parte delle informazioni fornite siano modificate e aggiornate qualora questi interventi siano tradotti in articoli scientifici veri e propri. Ad ogni modo, già da quello che si può dedurre dagli abstract, si tratta di novità molto interessanti.
You et al. (2013) presentano un nuovo coelophysoide dal Giurassico Inferiore della Cina. Questi neotheropodi basali, sovente bistrattati, sono fondamentali per comprendere la prima fase dell'evoluzione dei theropodi. In particolare, ogni nuovo taxon è utile per risolvere la questione se i "coelophysoidi" sono un clade (e quindi, la prima grande radiazione di theropodi) oppure un grado da cui sono derivati in momenti distinti le linee successive.
Sertich et al. (2013) presentano una nuova associazione faunistica africana, dal Cretacico terminale del Kenya. Finalmente, abbiamo una fauna della fine del Cretacico dall'Africa (che, finora, pareva essere avara di dinosauri post-cenomaniani). L'associazione faunistica comprende titanosauri, pterosauri e quello che parrebbe essere un abelisauride gigante. A parte la questione delle dimensioni (che, come ho scritto più volte, è un dettaglio secondario), la presenza di un abelisauride Maastrichtiano in Africa orientale è di fondamentale importanza per comprendere la storia evolutiva di questi theropodi, dato che può aiutarci a connettere le forme coeve dall'India, dal Madagascar, dalla Patagonia e dall'Europa.
Miyashita et al. (2013) presentano una serie di nuovi esemplari di Daspletosaurus dal Campaniano del Canada. Gli esemplari formerebbero una serie di crescita e sono riferibili ad una nuova specie.
In quello che è stato sicuramente l'intervento più atteso dai theropodologi, Lee et al. (2013) presentano la scoperta di due nuovi esemplari di Deinocheirus, dalla Formazione Nemegt della Mongolia. I due esemplari (un adulto ed un individuo di taglia inferiore) comprendono buona parte dello scheletro ad eccezione del cranio e dei piedi. La morfologia postcraniale di Deinocheirus appare assolutamente inattesa [e ciò conferma la mia idea che realizzare delle ricostruzioni scheletriche partendo dai "parenti prossimi" non sempre è saggio, specialmente per dedurre l'aspetto di taxa giganti], ma preferisco non dilungarmi nella sua discussione fintanto che si basa solamente su un abstract: l'animale appare troppo straordinario per non meritare una serie di post ad hoc.
Infine, Kobayashi et al. (2013) presentano la prima colonia di nidificazione di therizinosauroidi. Dimensione, forma e numero delle covate permettono di dedurre alcune caratteristiche del comportamento riproduttivo di questi theropodi, che differisce da quello noto in oviraptorosauri e paraviani.

Bibliografia (dal SVP Abstract Volume 2013):
You, H., Azuma, Y., Wang, T., Dong, Z. A NEW COELOPHYSOID THEROPOD DINOSAUR FROM THE EARLY JURASSIC LUFENG FORMATION OF YUNNAN PROVINCE, CHINA.
Sertich, J., O'Connor, P., Seiffert, E., Manthi, F. A GIANT ABELISAURID THEROPOD FROM THE
LATEST CRETACEOUS OF NORTHERN TURKANA, KENYA.
Miyashita, T., Currie, P., Paulina-Carabajal, A. A NEW SPECIES OF DASPLETOSAURUS (THEROPODA: TYRANNOSAURIDAE) FROM THE CAMPANIAN OF SOUTHERN ALBERTA REPRESENTED BY A GROWTH SERIES OF WELL-PRESERVED SKULLS AND SKELETONS.
Lee, Y., Barsbold, R., Currie, P., Kobayashi, Y., Lee, H. NEW SPECIMENS OF DEINOCHEIRUS
MIRIFICUS
FROM THE LATE CRETACEOUS OF MONGOLIA.
Kobayashi, Y., Lee, Y., Barsbold, R., Zelenitsky, D., Tanaka, K. FIRST RECORD OF A DINOSAUR
NESTING COLONY FROM MONGOLIA REVEALS NESTING BEHAVIOR OF THERIZINOSAUROIDS.

22 ottobre 2014

Deinocheirus Revolution: Episodio 1: NON CI SONO PAROLE...

MA VIENI!!!!!!!! E VAIIIIIIII!!!!!

L'emozione è troppo grande, e non riesco ad essere oggettivo e lucido.
Vi rimando al secondo episodio della serie, quando avrò metabolizzato tutto.
Per ora, sappiate solo che, finalmente, il nuovo materiale di Deinocheirus è stato pubblicato (Lee et al. 2014).

Solo un'anteprima...


Cercate di capirmi: è da quando ero un ragazzino degli anni '80 che sogno questo giorno. Ed ora è arrivato, ed è aldilà delle più pazzesche speculazioni. La quantità di informazioni inattese è tale che sarò impegnato a metabolizzarle (e a codificare Megamatrice) per qualche giorno.

Bibliografia: Yuong-Nam Lee, Rinchen Barsbold, Philip J. Currie, Yoshitsugu Kobayashi, Hang-Jae Lee, Pascal Godefroit, François Escuillié & Tsogtbaatar Chinzorig (2014) Resolving the long-standing enigmas of a giant ornithomimosaur Deinocheirus mirificus. Nature (advance online publication)
doi:10.1038/nature13874

28 novembre 2012

Esiste un trend generale nell'origine di Deinocheirus, Gigantoraptor e Therizinosaurus?

Deinocheirus, Gigantoraptor e Therizinosaurus sono i massimi maniraptoformi noti. Le loro dimensioni gigantesche (tutte stimate sopra le 3 tonnellate, con Therizinosaurus e Deinocheirus probabilmente oltre le 6 tonnellate) sono il risultato di specializzazioni particolari o riflettono un trend generale al gigantismo nei maniraptoriformi non-paraviani? 
Zanno e Makovicky (2012) analizzano la distribuzione nel tempo delle dimensioni corporee stimate di ornithomimosauri, oviraptorosauri e therizinosauri, al fine di stabilire se esistano dei trend generali verso grandi dimensioni in questi cladi.
Le differenti analisi statistiche effettuate individuano dei trend significativi nelle dimensioni di questi theropodi nel tempo. Tuttavia, tale correlazione non è associata ad un segnale filogenetico: ciò è interpretabile come effetto di tendenze passive (ovvero, conseguenza della mera diversificazione dei cladi nel tempo, con progressiva occupazione di nuove nicchie) e non come una tendenza "attiva" selezionata a scapito delle specie di dimensioni inferiori.
Gli autori notano che gli attuali dati sono vincolati dal grado di preservazione del record fossile, in maniera selettiva dal punto di vista ecologico: ad esempio, se si confrontano le variazioni delle dimensioni tra ornithomimosauri e therizinosauri simpatrici (coesistenti nelle stesse formazioni) nel tempo, si osserva che le variazioni di dimensione nei due gruppi seguono trend "paralleli". 
Le due osservazioni appena citate (esistenza di un trand passivo e esistenza di correlazioni ecologiche nell'evoluzione dei diversi cladi simpatrici) sono manifeste e integrate nella formazione Nemegt, la più recente tra quelle analizzate, che è difatti quella con il massimo therizinosauride ed il massimo ornithomimosauro.

Bibliografia:
Zanno LE, Makovicky PJ. 2012 No evidence for directional evolution of body mass in herbivorous theropod dinosaurs. Proc R Soc B 280: 20122526

07 gennaio 2023

Il dinosauro più intelligente del Mesozoico (senza bisogno del dinosauroide)

Dale Russell era del tutto fuori strada? La realtà supera la fantasia?


Quale era il dinosauro "più intelligente"? No, non è Troodon. E non è nemmeno il famigerato dinosauroide di Russell! Possibile che abbiamo sbagliato tutto nel dibattito sull'intelligenza nei dinosauri? Possibile che la risposta sia altrove, e sia forse persino più esaltante del fantasioso dino-umanoide che ricorre ogni volta che si parla di dinosauri con capacità cognitive sofisticate? 

Parlo di una specie vera, ma che non avreste mai immaginato sotto questa luce.

Ma andiamo per gradi.

Nel mio podcast di ieri, ho commentato lo studio di Herculano-Houzel (2023), nel quale l'autrice propone un nuovo metodo per stimare la densità ed il numero dei neuroni telencefalici nei dinosauri mesozoici, neuroni che, nelle specie dotate di grande cervello (e una peculiare organizzazione del cervello) sono di fatto i responsabili delle capacità cognitive di un animale.

L'autrice mostra che nei theropodi mesozoici il rapporto massa (stimata) del cervello e massa (stimata) del corpo segua il medesimo andamento che si osserva nelle specie di aviani moderni più basali (come galliformi e ratiti), e che da ciò sia possibile calcolare il numero di neuroni telencefalici. In base a questa stima, Tyrannosaurus risulterebbe possedere più di 3 miliardi di neuroni telencefalici, ovvero lo stesso ordine di grandezza di un babbuino. Dato che, sostiene Herculano-Houzel (2023), il numero dei neuroni telencefalici è il vero indicatore delle prestazioni cerebrali (e non la sua relazione con la massa totale dell'animale), l'autrice suggerisce la sconvolgente possibilità che i grandi theropodi, in virtù del loro numero relativamente elevato di neuroni telencefalici, possano aver avuto una "intelligenza" simile a quella dei mammiferi e degli uccelli più "smart".

Immaginare Tyrannosaurus come dotato di un'intelligenza corvina è sicuramente accattivante e sono sicuro sarà il nuovo dogma dei dinomaniaci, ma io continuo a ragionare da paleontologo il più possibile ancorato al terreno e non mi limito a considerare l'intelligenza di un animale solamente in base al numero dei neuroni calcolati. Il numero è importante ma conta anche come sono organizzati tali neuroni.

Come ho commentato nel podcast, anche ammettendo che i calcoli di Herculano-Houzel (2023) siano validi, ciò non implica automaticamente che il gran numero di neuroni telencefalici di Tyrannosaurus fosse usato per elaborare concetti e comportamenti sofisticati. Il neurocranio di Tyrannosaurus ha una organizzazione generale che ricorda molto quello dei coccodrilli, e poco quello degli animali "più intelligenti", come corvi e scimmie. La regione telencefalica è tubolare e ospita un enorme bulbo olfattorio, e non appare riorganizzata per elaborare informazioni più astratte dei classici segnali odorosi. Pertanto, aver calcolato un enorme numero di neuroni telencefalici in Tyrannosaurus conferma la sua eccezionale acutezza olfattiva (già ipotizzata da studi neurologici precedenti) ma non implica alcuna sofisticazione intellettiva.

Modelli digitali della regione endocranica in Majungasaurus (A), Allosaurus (B), Tyrannosaurus (C), Struthiomimus (D), Deinonychus (E), Archaeopteryx (F): notare che la forma della regione telencefalica (indicata con "cer") diventa sempre meno "rettiliana" e tubolare ed assume una forma più globosa e "aviana" tanto più ci avviciniamo filogeneticamente ad Aves. Tyrannosaurus non mostra un telencefalo particolarmente "aviano" e probabilmente aveva solo un enorme sistema di elaborazione del segnale olfattivo "da rettile", ma nessuna speciale sofisticazione cognitiva. Immagine da Witmer e Ridgely (2009).


Ciò significa che, probabilmente, il numero elevato di neuroni telencefalici in queste specie era principalmente legato alle loro specializzazioni sensoriali, in particolare quelle legate al senso dell'olfatto, come accade nella maggioranza dei vertebrati (il telencefalo ospita in origine il sistema olfattivo, e solo in certi gruppi evolve come organo "cognitivo superiore"), ma non implica automaticamente una sofisticazione cognitiva.

Questo significa che lo studio di Herculano-Houzel (2023) è completamente sbagliato? Forse no. Come l'autrice stessa sottolinea nella sua analisi dei dati, non è corretto assumere una singola "traiettoria" cerebrale nei dinosauri: ci sono taxa con cervelli più "rettiliani" e ci sono taxa con cervelli più "aviani", e questo sicuramente si rifletteva anche nelle modalità di processamento delle informazioni. L'autrice ha portato un contributo interessante per capire l'intelligenza dei dinosauri perché ha mostrato che oltre alla organizzazione generale del cervello esisteva anche un secondo fattore che poteva incidere sull'intelligenza dell'animale: le dimensioni assolute del cervello (ovvero, il numero totale di neuroni). Ovvero, a parità di organizzazione generale, il cervello di un dinosauro gigante era "più intelligente" di quello di un dinosauro dello stesso gruppo ma di dimensioni totali inferiori. Questo risultato è analogo a quanto osserviamo negli elefanti, la cui intelligenza è anche legata alle dimensioni assolute dei loro grandi cervelli, nonostante che essi non appartengano ai gruppi di mammiferi con specializzazioni cerebrali superiori (come cetacei e primati).

Pertanto, se volessimo cercare il "dinosauro più intelligente", dovremmo cercarlo tra quelli con l'organizzazione cerebrale più simile a quella aviana ed al tempo stesso aventi le dimensioni assolute maggiori. Ovvero, è nei maniraptoriformi giganti che forse possiamo incontrare qualche dinosauro con capacità cognitive superiori (per la media dei rettili).

Usando i dati presenti in Herculano-Houzel (2023) ho quindi calcolato la relazione tra massa del cervello e massa del corpo nei maniraptoformi (i theropodi con i cervelli più simili a quelli aviani) e usando questa relazione ho calcolato il numero di neuroni telencefalici in Gigantoraptor ed in Deinocheirus: il primo risulta avere 2 miliardi e 700 milioni di neuroni telencefalici, più o meno quanto un babbuino, mentre il secondo risulta averne 3 miliardi e 800 milioni, un valore persino superiore a quelli stimati per Tyrannosaurus, ma con la differenza che in questo caso la componente telencefalica non appare esclusivamente specializzata per l'elaborazione del segnale olfattorio, e potrebbe quindi essere stata deputata anche ad elaborare una qualche forma di "intelligenza".

Se prendiamo queste stime come buone, e assumiamo che il telencefalo dei maniraptoriformi non fosse "rettiliano" come quello di Tyrannosaurus, allora, forse, e lo dico con tutte le virgolette possibili, forse i maniraptori giganti, endotermici, dotati di lunghi arti anteriori, come Deinocheirus e Gigantoraptor, potrebbero essere stati i dinosauri più intelligenti in assoluto. La domanda finale, ovviamente, è: erano capaci di prestazioni cerebrali complesse e sofisticate, forse comparabili a quelle delle specie più "furbe" viventi oggi? Per rispondere a questa domanda, dovremo trovare nuovi fossili, analizzare i calchi endocranici, trovare tracce di sistemi socio-famigliari complessi. Ovvero, continuare a fare ricerca paleontologica e non solo elegante speculazione matematica.

Non vi nascondo che l'idea che Deinocheirus possa essere stato "speciale" anche a livello cognitivo, elevandolo intellettualmente sopra i suoi simili, solleva delle eccitanti considerazioni sull'uso delle sua enormi mani prensili...

Bibiliografia:

Herculano-Houzel S. (2023) Theropod dinosaurs had primate-like numbers of telencephalic neurons. Journal of Comparative Neurology DOI: 10.1002/cne.25453