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03 novembre 2025

Nanotyrannus: un Dryptosauridae?

 

Ho replicato l'analisi filogenetica di Zanno e Napoli (2025) apportando un paio di modifiche che qui spiego:

1- Ho rimosso la maggioranza degli outgroup, in particolare Majungasaurus, ed ho mantenuto solamente due tetanuri del Giurassico Medio (Monolophosaurus e Sinraptor): a differenza di Majungasaurus, che è un ceratosauro derivato della fine del Cretacico, due tetanuri giurassici sono probabilmente più simili morfologicamente alla condizione ancestrale dei tyrannosauroidi. Gli allosauroidi sono troppo derivati, e Compsognathus è basato su individui immaturi, quindi senza un protocollo che gestisca i caratteri immaturi, è meglio ometterlo da questa analisi.

2- Ho mantenuto nell'analisi tutti i tyrannosauroidi, reintegrando quelli che gli autori avevano escluso a priori.

L'analisi produce due risultati interessanti: i teratofoneini in Albertosaurinae e gli esemplari di Nanotyrannus in un nodo con Dryptosaurus. Qui, discuto solo il secondo risultato.



L'eventualità di un legame tra Nanotyrannus e i tyrannosauroidi basali del tardo Cretacico della Appalachia è discusso da Zanno e Napoli (2025), anche se l'analisi impostata dagli autori non ottiene consistentemente un nodo Dryptosauridae (ciò li induce a introdurre un clade chiamato Nanotyrannidae, distinto dai dryptosauridi). Tuttavia, come mostra il risultato qui sopra, tale distinzione potrebbe essere più un artefatto dell'analisi che un effettivo segnale filogenetico. L'ipotesi di una stretta affinità tra Dryptosaurus e Nanotyrannus (con eventuale sinonimia a livello di genere [con un genericometro tarato su lumper] ma non a livello dispecie dato che i due taxa differiscono per varie autapomorfie) è stato discussa alcuni anni fa in un abstract. L'ipotesi è intrigante, ma richiede una comparazione più dettagliata di quella presente in quell'abstract. 

In effetti, i due taxa condividono una peculiarissima combinazione di proporzioni dell'arto anteriore (omero corto con primo dito molto lungo): è quindi necessario investigare nel dettaglio ulteriori affinità, perché potrebbe essere la prova di un clade tardo-cretacico distinto da Tyrannosauridae.

Dal punto di vista stratigrafico, l'ipotesi Dryptosauridae per Nanotyrannus ha un enorme pregio, quello di annullare praticamente la ghost lineage di questo taxon, dato che Dryptosaurus è più o meno contemporaneo (l'alternativa invece deve estendere la linea nanotyrannide indietro fino alla metà del Cretacico). Come discusso in parte anche da Zanno e Napoli (2025), è quindi possibile che Nanotyrannus sia un immigrato dall'Appalachia ("provincia" natale dei dryptosauridi): ciò spiegherebbe l'assenza di "nanotyrannidi" in livelli precedenti della Laramidia, prima del ripristino di collegamenti terrestri tra Laramidia e Appalachia.

Questo scenario merita ulteriori investigazioni.

02 novembre 2025

La "T. rex Mafia" non esiste

 

Confronto tra il braccio di Tyrannosaurus (a) e Nanotyrannus (b) alla stessa scala. Da Zanno e Napoli (2025).

Uno dei motivi per cui mi impegno a non partecipare troppo alle discussioni online su alcuni dinosauri è che in certi casi le persone coinvolte in questi dibattiti hanno una emotività che, in questi ultimi anni, viene da alcuni definita "tossica". Il termine è probabilmente abusato ed inflazionato, come spesso accade con i vocaboli alla moda.

Per non ridurre il problema a quei manualetti che ci propinano vari "psicologi da Facebook", occorre però comprendere che spesso dietro l'aggettivo "tossico" si cela una realtà più articolata e dinamica del semplicistico riferirsi a qualche disturbo della personalità. Bollare il nostro interlocutore come "tossico" è un espediente per non doverci impegnare ad analizzare nel dettaglio le cause del suo comportamento. Abbiamo tutti avuto a che fare con personalità eccessivamente emotive ed irrazionali, quindi non sto parlando di nulla di nuovo. Tuttavia, ridurre queste personalità a disturbi psicologici è riduttivo e consolatorio, e non ci aiuta a comprendere la causa e le ragioni del fenomeno.

Partiamo dal contesto generale: il mondo degli appassionati di dinosauri che si confrontano online. Come qualunque insieme di persone, esiste una ampia diversità di caratteri, indoli, e stili di comportamento. Ad esempio, io tendo ad essere sarcastico e nichilista, a non prendere le cose troppo sul serio. Ovviamente, sono molto interessato alla scienza paleontologica e mi intriga qualunque studio relativo ai theropodi mesozoici, ma non riesco né voglio dare a questi temi un valore e significato eccessivo. Sì, i dinosauri sono appassionanti, ma sono pur sempre solo delle ipotesi paleontologiche intorno a pezzi di roccia. Niente altro. Continuo a pensare che questi temi siano qualcosa di secondario rispetto a ciò che è veramente importante nella vita: gli affetti, le relazioni reali, i legami sinceri. Siccome nessuna delle cose importanti della vita è ancorata a questo o quel dinosauro, non sento un particolare attaccamento emotivo su questi temi. Mi appassiona conoscerli, ma non ne faccio un dramma esistenziale. Di conseguenza, non empatizzo con l'eccessiva emotività con cui certi soggetti sono coinvolti da questioni come, per esempio, la tassonomia di alcuni fossili estratti da formazioni mesozoiche. Attenzione, qui non sto parlando di giovani, ragazzini o adolescenti, i quali hanno ancora una indole non pienamente matura e possono quindi essere compresi e giustificati (fino ad un certo punto) per la eccessiva emotività con cui si fanno prendere da questi temi. Qui parlo di persone adulte (curiosamente, quasi sempre, di sesso maschile), persone anche di una certa età, le quali prendono queste piccole diatribe paleontologiche come faccende esistenziali e ne fanno delle faccende personali, come se fosse l'onorabilità della loro nonna partigiana o una raccolta fondi da inviare ai bambini poveri.


Una parte di queste persone è probabilmente motivata da questioni personali. Ad esempio, qualcuno può essere un ricercatore che ha passato molti anni della sua vita nello studio di un certo problema paleontologico, che ha costruito la propria carriera intorno a quelle tematiche, e quindi sente direttamente sulla propria vita le conseguenze (più o meno reali, ma alla fine conta più la sensazione soggettiva che l'oggettiva) delle tematiche intorno a questo o quel dinosauro. Un altro tipo di persona coinvolta può essere invece motivata da questioni economiche, ad esempio perché lavora nel mondo del commercio dei fossili, ambito che negli ultimi anni ha visto - in alcuni casi - dei giri di denaro veramente esorbitanti. Sappiamo tutti che quando iniziano a girare molti soldi, diventiamo tutti più irrequieti e sensibili.

Sia lo studioso che ha una carriera sia il commerciante che è inserito nei giri d'affari giusti hanno quindi delle motivazioni personali per essere coinvolti in questi dibattiti. Io non giudico queste motivazioni e non sto facendo una critica moralista, mi limito a constatare che esistono queste condizioni, e che una persona possa avere dei conflitti di interesse (di natura sia accademica che economica) per sostenere (anche con veemenza) questa o quella tematica paleontologica.

Non siamo ingenui, sappiamo come va il mondo.


Non mi stupisce quindi scoprire che da alcuni giorni, il dibattito intorno alla tassonomia e diversità dei Tyrannosauroidea del Cretacico terminale nordamericano sia stato nuovamente infiammato dalla pubblicazione di Zanno e Napoli (2025). Come ho scritto nel precedente post, questo studio ha portato un gran numero di nuovi dati, alcuni in parte noti a livello anedottivo ma finora mai tradotti in studi rigorosi soggetti a revisione paritaria, altri del tutto inediti, e questa nuova serie di dati ha spostato la bilancia a favore di una validità del taxon Nanotyrannus rispetto all'ipotesi che considera questo taxon solamente uno stadio immaturo del taxon Tyrannosaurus. La questione è chiaramente un tema di estrema nicchia, che sul piano puramente accademico coinvolge una manciata di paleontologi (quasi unicamente nordamericani), ma che non riguarda la grandissima maggioranza della disciplina paleontologica ed ancor meno non ha alcun peso per il resto dell'umanità. A infiammare il tono del dibattito è però la Sindrome di Osborn, ovvero il fatto che stiamo parlando di qualcosa relativo a Tyrannosaurus rex, il padre di tutti i feticci paleontologici ed uno dei pochissimi casi di icona pop globale tratta dal registro fossilifero.

Qualcuno si è infiammato emotivamente quando Procheneosaurus è stato ridotto a semaforonte di qualche Lambeosaurinae? Ovviamente no. Per motivi complessi ed in parte sconcertanti, Nanotyrannus e T. rex non sono banali dinosauri di serie B.


Alcuni accademici sono direttamente coinvolti nella rivalutazione di Nanotyrannus, ad esempio gli autori che negli ultimi decenni hanno sostenuto che questo taxon non fosse valido. La loro ipotesi è ovviamente falsificata dal nuovo studio, e questo può legittimamente turbare e dare fastidio chi per molti anni ha pubblicato tesi che ora sono state riviste e abbandonate. Altri hanno visto la propria tesi rinforzata e confermata con ulteriore sostegno. La Scienza funziona anche così, con ipotesi che si rafforzano e altre che si indeboliscono. Tuttavia, mi pare che il tono eccessivamente competitivo e agonistico di questa diatriba sia in parte una combinazione di elementi extra-scientifici, che hanno connotato questo dibattito con tinte più simili ad uno scontro tra tifoserie che ad un dialogo tra tesi contrapposte.

Nonostante ciò, sarebbe falso e scorretto sostenere che i paleontologi precedentemente contrari alla validità di Nanotyrannus non abbiano accolto la nuova pubblicazione con disponibilità. Molti tra gli autori che nei precedenti venti anni hanno pubblicato articoli oggi messi in discussione dal nuovo studio non hanno avuto problemi ad accettare le conseguenze del nuovo studio. Pur con differenze di tono e di termini, tutti i paleontologi interpellati hanno salutato il nuovo studio come una positiva ventata di nuovi dati e di nuovi elementi. Non vedo nelle reazioni una negazione fanatica né un tentativo di minare in modo retorico la validità del nuovo studio.

Ovviamente, ci sono distinguo e commenti intorno ai vari dettagli. Lo studio è complesso, il materiale introdotto è abbondante, e non è possibile esprimere un giudizio sintetico minimalista.

Pertanto, è probabile che questo nuovo studio indurrà una serie di commenti e risposte nella letteratura tecnica. Ciò rientra nella normale dinamica scientifica.

Diverso è l'atteggiamente di alcuni sostenitori della validità di Nanotyrannus, i quali stanno salutando il nuovo studio come una sconfitta dei loro avversari. Ovvero, leggono questo nuovo studio da una prospettiva personalistica prima ancora che scientifica. Lo dimostra l'uso di espressioni retoriche come "T. rex Mafia" usata online da alcuni per dipingere l'insieme degli autori che negli ultimi decenni hanno sostenuto la tesi falsificata dal nuovo studio.

L'uso della parola "Mafia" applicato a qualcuno è sempre dispregiativo. La Mafia è un'organizzazione criminale, che impone il proprio potere con la violenza e l'illegalità. Chiamare quei paleontologi che hanno sostenuto la tesi a te avversa come "Mafia" è, almeno ai miei occhi di italiano nato in una regione con un alto tasso di infiltrazione mafiosa nella società, un comportamento molto deprecabile.

Gli scienziati non sono mafiosi, non sono criminali, soprattutto se hanno sostenuto una tesi in base ai dati disponibili ed alle metodologie standard della propria disciplina. Non ci sono prove che qualcuno coinvolto nel dibattito su questi fossili si sia comportato in modo criminale né tanto meno mafioso. Il solo fatto che la tesi da loro sostenuta sia oggi stata falsificata, non implica che quella tesi sia stata fondata sulla falsità, il crimine ed imposta con la violenza. L'accoglienza generale del nuovo studio da parte della comunità paleontologica - compresi molti autori della tesi oggi falsificata - dimostra che non esiste un clima "da guerra tra bande" in questo ambiente, che gli scienziati non sono sgherri di un complotto mafioso.

Evitiamo di trasformare la propria emotività in un metro della realtà.

Forse chi usa questa parola per definire alcuni paleontologi non ne conosce sulla pelle il vero, terribile, significato. Voglio spiegarmi così una tale caduta di stile nel linguaggio.

Lasciamo la parola "Mafia" fuori dalla scienza.


DISCLAIMER: 

Questo post riguarda l'uso della parola "Mafia" fuori contesto, ma non è un forum per un'altra ennesima discussione personalistica tra i fanboy di Nanotyrannus e gli hater di Nanotyrannus.

Non mi interessa se il Dottor X e il Signor Y hanno litigato tra loro e si sono insultati online a causa di qualche pezzo di roccia a cui sono affezionati: quelli sono i loro problemi privati, di cui non mi riguarda, e non sono questioni scientifiche. 

Tenete i vostri drammi personali fuori da questo blog!

31 ottobre 2025

Epistemologia di Nanotyrannus

 

Cranio dell'esemplare NCSM 40000 descritto da Zanno e Napoli (2025)

Apro questo post citando un brano del mio libro in uscita il 7 Novembre prossimo:

"In mezzo a tutti i temi relativi a Tyrannosaurus che hanno generato un clamore mediatico esagerato, quello che meno di ogni altro accende il mio interesse riguarda un esemplare scoperto nel 1942, descritto per la prima volta nel 1946, ristudiato nel 1988, rivisto criticamente nel 1999 e oggetto di un dibattito a tratti grottesco nel secolo corrente: Nanotyrannus lancensis. Per dimostrare l’ossessione dei paleontologi per questo fossile, basta notare che il binomio «Nanotyrannus lancensis» non fu coniato in un solo momento. Il nome della specie, «lancensis», originariamente considerata parte del genere Gorgosaurus, nasce nel 1946, in un’opera postuma del paleontologo Charles Gilmore. Il nome del genere, «Nanotyrannus», fu invece creato oltre quarant’anni dopo, nel 1988, da Robert Bakker assieme ad alcuni colleghi, che scorporarono la specie lancensis dal genere in cui era stata istituita." [grassetto aggiunto qui]

Nanotyrannus è tornato. Esso ci perseguita come un personaggio da soap opera, che muore e poi nella stagione successiva si scopre che non era morto ma solamente finito in sanatorio, il caratterista bello e tenebroso che non vuole smettere di ossessionare gli appassionati di dinosauri, perché affascina e porta colpi di scena. Ma la colpa non è sua. Nanotyrannus è solo un nome, ed i fossili sono solo pezzi di roccia. Il problema siamo noi, o meglio, quella minuscola fettina dell'ipodigma di Homo sapiens che è emotivamente attaccata a questo nome ed alla controversia scientifica intorno a questo nome. L'ipodigma di una specie è l'insieme degli individui (da vivi; esemplari da morti) che includiamo nell'insieme che chiamiamo "la specie Nome cognome".

Il dibattito su Nanotyrannus mi affascina principalmente per le sue emanazioni extra-scientifiche, mentre - devo essere onesto - io non sono mai stato molto appassionato di Tyrannosauridae della fine del Cretacico. I tyrannosauroidi basali pre-Cenomaniani sono molto più intriganti, mentre le forme tardive nordamericane (come T. rex) le ho sempre viste come troppo commerciali, troppo inflazionate, troppo mitizzate. De gustibus.

Ma torniamo alla parole "ipodigma", perché è intorno a questo concetto che si articola il nuovo studio pubblicato ieri da Zanno e Napoli (2025): gli autori descrivono un nuovo esemplare di tyrannosauroide dal Cretacico Terminale del Nord America, lo confrontano con l'olotipo del famigerato Nanotyrannus lancensis e dimostrano che esso NON sia riferibile a Tyrannosaurus rex. Ovvero, il nuovo articolo introduce una grande quantità di NUOVI DATI, i quali ci impongono di rivedere lo scenario sostenuto da una parte dei paleontologi (me compreso, per quel poco che vale la mia opinione in questo caso), scenario che considerava "Nanotyrannus" un taxon non valido, poiché basato su un individuo immaturo riferibile alla sequenza di crescita di Tyrannosaurus rex.

Questo è il punto più importante da sottolineare, ben più importante della questione se Nanotyrannus e Tyrannosaurus siano o meno la stessa "entità": l'introduzione di nuovi dati modifica il sistema di riferimento intorno al quale noi cerchiamo la spiegazione più robusta delle osservazioni. Finora, il dibattito orbitava intorno al primo esemplare, un cranio isolato, deformato, e in parte restaurato. Un cranio molto intrigante, ma pur sempre un solo cranio, senza il resto dello scheletro. Il problema di Nanotyrannus era anche legato alla limitata quantità di materiale riferibile con sicurezza a quel taxon. Ora cambia il sistema, si arricchisce di elementi che prima non conoscevamo, e questo ci spinge a modificare la spiegazione a cui fare riferimento. La Scienza progredisce così. Uno scienziato non è un fanatico religioso che difende la sua fede fino alla morte. Uno scienziato deve essere sempre pronto a rivedere la sua posizione, a cambiare opinione, non per debolezza o superficialità, ma perché il giudice supremo delle nostre decisioni non è il nostro attaccamento emotivo a questa o quella ipotesi, bensì la coerenza con i fatti documentati che a mano a mano si accumulano.

Il nuovo esemplare porta elementi molto significativi, che fino ad ora erano limitati ad affermazioni anedottiche che circolavano online tra gli appassionati. In particolare, il nuovo esemplare, a differenza del primo esemplare (l'olotipo) di Nanotyrannus lancensis, include gran parte dello scheletro postcraniale, in particolare un arto anteriore e la coda in eccellente stato di conservazione. Il braccio del nuovo esemplare e la coda mostrano caratteristiche che sono troppo differenti da quelle note negli esemplari di Tyrannosaurus per poter essere spiegate unicamente in termini di "variazioni ontogenetiche legate alla crescita individuale". Ad esempio, il braccio è molto differente nelle articolazioni ed inserzioni muscolari per essere riconducibile a quello di T. rex. Inoltre, in rapporto alle dimensioni del corpo, le braccia sono molto più grandi che in Tyrannosaurus. Non esistono casi di "atrofia di crescita" nelle zampe dei vertebrati terrestri, quindi, è veramente difficile sostenere che questo tipo di braccio fosse robusto nel giovane e poi atrofizzasse nell'adulto. Una tale metamorfosi appendicolare è sconosciuta nei vertebrati terrestri. Possiamo ammettere che T. rex fosse speciale nel modello di crescita, e seguisse una modalità unica e bizzarra di riduzione degli arti durante la maturazione individuale? La spiegazione più semplice è che queste siano differenze tra specie. 

Allo stesso modo, la coda del nuovo esemplare appare completa e comprende 35 vertebre, di cui le prime 14 dotate di coste. Questi numeri sono relativamente bassi per un Tyrannosauridae. La coda di "Sue" (uno dei T. rex più completi) è parziale ma comprende già 35 vertebre, di cui 17 dotate di coste. Dato che la coda di "Sue" è sicuramente incompleta (e probabilmente aveva almeno 40 vertebre), essa dimostra che in Tyrannosaurus il numero di vertebre caudali e di vertebre con coste è maggiore di quelle del nuovo esemplare. Questa differenza è spiegabile con una variazione all'interno della popolazione? Purtroppo, non abbiamo sufficienti dati per dare una risposta definitiva. Possiamo immaginare che durante la crescita dallo stadio "giovanile" a quello "adulto" si sviluppino nuove ossa della coda e che queste aumentino anche il numero di paia di coste? Mi pare una spiegazione troppo forzata. La distinzione tassonomica è quindi un'opzione legittima.

Ulteriori elementi a sostegno di questa tesi sono nel cranio, a livello di canali e forami neurovascolari che differiscono da quelli presenti negli esemplari di Tyrannosaurus. Anche in questo caso, può la trasformazione legata alla crescita individuale produrre queste differenze? In alcuni casi, la spiegazione ontogenetica non è in teoria impossibile, ma un po' forzata. In altri casi, la spiegazione tassonomica è quella più semplice.

Sommando tutti questi elementi, appare quindi legittimo considerare l'ipotesi che non tutti gli esemplari di Tyrannosauroidea provenienti dai livelli finali del Cretacico nordamericano occidentale siano riferibili alla medesima specie T. rex

Questa serie di argomenti prende una connotazione differenze quando aggiungiamo nuovi dati istologici realizzati sulle ossa di questo esemplare, il quale risulta relativamente maturo: è realistico pensare che le differenze tra diversi stadi maturi di Tyrannosaurus includano una così ampia gamma di dimensioni, proporzioni, inserzioni muscolari e strutture interne del cranio? Il modello di crescita in questa specie risulterebbe veramente bizzarro e inusuale per un grande rettile. Pare molto poco probabile, e ci porta a sostenere una distinzione tra specie.

Se prima Nanotyrannus pareva una spiegazione superflua, ora diventa una spiegazione legittima.

Voglio rimarcare il senso del titolo di questo post: personalmente, a me non cambia la vita se Nanotyrannus è valido oppure è solo un semaforonte di Tyrannosaurus. Ho sempre descritto questa diatriba con relativo distacco, senza attaccamenti partigiani emotivi pro o contro una delle opzioni discusse. Spesso, ho trovato divertente l'eccessivo attaccamento emotivo dei "fanboy" di questa o quella ipotesi. A parte le goliardate, quello che mi interessava era il peso empirico e la logica utilizzate pro o contro le diverse ipotesi. In certi casi, le argomentazioni portate da una o l'altra parte sono risultate deboli, ambigue, oppure troppo forzate e arbitrarie. Il nuovo esemplare sposta la questione a favore della distinzione tra Nanotyrannus e Tyrannosaurus, ma non risolve tutte le controversie. La Scienza non è mai una risposta monolitica, perché la realtà è sempre più complessa dei nostri discorsi. Ad esempio, quali esemplari dall'ipodigma completo sono riferibili a Nanotyrannus e quali a Tyrannosaurus? Qui arriviamo al punto fondamentale che molti paiono spesso dimenticare: perché introduciamo delle specie (o le rimuoviamo)?

Le specie sono "scoperte" oppure sono "invenzioni"? Ovvero, le specie esistono a prescindere dalla nostra osservazione oppure sono strumenti mentali che noi introduciamo al fine di raffinare la nostra comprensione dei dati? In passato, avrei sostenuto che le specie "esistono a prescindere" e che noi semplicemente le "scopriamo". Invecchiando, sto perdendo questa sicurezza, e ora sono almeno in parte scettico sulla effettiva "realtà" delle specie, specialmente quelle fossili. Una specie è sì fondata su esemplari, ma è anche una costruzione mentale che noi imponiamo alla realtà: i taxa sono solo spiegazioni che noi introduciamo per dare un senso alle osservazioni? Se le specie sono entità ibride, che esistono anche in funzione del nostro punto di vista, che si dissolvono qualora noi modifichiamo il sistema di riferimento, fin dove dobbiamo (o possiamo) spingerci nella nostra ricostruzione del passato?

Più che discutere pro o contro Nanotyrannus lancensis, dibattito che lascio ai colleghi specializzati sui Tyrannosauridae, forse dovremmo domandarci con più forza e consapevolezza cosa intendiamo quando parliamo di specie fossili, se ci sia un limite di risoluzione tassonomica oltre il quale la documentazione fossile non può portarci.


Bibliografia:

Zanno L. and Napoli J. (2025) Nanotyrannus and T. rex coexisted at the close of the Cretaceous Nature (advance online publication) DOI: 10.1038/s41586-025-09801-6

11 novembre 2024

"Wyrex", il Tyrannosaurus con la coda mozza

 

(c) Houston Museum of Natural History

Tyrannosaurus rex è noto grazie a decine di esemplari a diversi gradi di completezza e a diversi stadi di crescita. Innumerevoli esemplari mostrano segni di patologie e lesioni ossee, provocati da infezioni e/o morsi, in gran parte attribuiti ad altri Tyrannosaurus. Il caso più controverso di lesione su un Tyrannosaurus è un esemplare scoperto una ventina di anni fa e soprannominato "Wyrex". L'elemento più controverso dell'esemplare è la serie delle vertebre caudali, la quale si interrompe a livello della undicesima vertebra. L'ultima vertebra è conservata solamente nella parte anteriore (quella che articola con la decima caudale): secondo alcune interpretazioni, questo fossile testimonierebbe l'amputazione della coda quando l'animale era ancora vivo.

Quanto è plausibile un simile scenario? Cerchiamo di fare chiarezza sulla questione.

L'esemplare è descritto preliminarmente in un testo non-tecnico da Larson e Donnan (2004) e da Larson (2008), il quale ci fornisce anche le principali informazioni sull'esemplare: scoperto nel 2002, incluso nella collezione del Black Hill Insititute (BHI 6230) e successivamente acquistato dal Museo di Storia Naturale di Huston. 

Annè et al. (2002) menzionano l'esemplare come un caso di dinosauro con la coda mozzata, ma non portano alcuna evidenza né citano qualche fonte bibliografica di ciò: l'esemplare è solamente menzionato. Pertanto, non è chiaro in cosa consistano le patologie sulla coda. Da notare che Larson (2008), l'unico studio tecnico sull'esemplare, elenca 11 vertebre caudali nell'esemplare, ma non menziona alcuna patologia né lesione particolare alla coda. 

Dalle foto e dai filmati disponibili online, appare che l'ultima caudale preservata sia incompleta. Possiamo considerare questa una prova sufficiente che l'animale subì in vita l'amputazione della coda? Possiamo inoltre ipotizzare che un Tyrannosaurus al quale sia mozzata la coda all'altezza della undicesima caudale sopravviva (anche solo per qualche tempo) ad una lesione del genere?

Sulla base di motivazioni anatomiche, fisiologiche, biomeccaniche e tafonomiche, sono estremamente scettico.

Tafonomia. La coda appare troncata all'altezza della undicesima caudale. Questo implica che la troncatura avvenne quando l'animale era in vita? No. Anche nel caso che l'ultima caudale mostri delle lezioni dovute a morsi, o persino callosità dovute a rimarginazione ossea, questi elementi non implicano necessariamente che la coda fu mozzata, ma solo che subì dei morsi ben prima della morte. 

Innumerevoli scheletri di dinosauro sono preservati con la serie caudale incomplete, mancanti della parte distale, ma in nessun caso questi fossili sono interpretati come prova che l'animale subì l'amputazione della coda in vita. Molto banalmente, la parte mancante della coda non si è preservata, è stata staccata post-mortem da animali saprofagi o da agenti fisici (come la corrente di un fiume), oppure non si è fossilizzata, o è fossilizzata ma poi è stata distrutta da agenti erosivi. Ad esempio, la coda dell'olotipo di Tataouinea hannibalis è perfettamente conservata fino alla 17a vertebra, poi è del tutto assente: l'analisi del sito di scavo indica che la parte mancante è stata erosa via da agenti fisici prima dello scavo. In assenza di analisi tafonomiche sul sito di "Wyrex", non possiamo escludere che la parte mancante della coda sia stata erosa da agenti fisici prima di essere scavata.

Anatomia. La presunta troncatura della cosa avrebbe diviso in due l'undicesima caudale. Un agente in grado di spezzare in due una vertebra caudale di quelle dimensioni, per giunta circondata da pelle, tendini e muscoli, deve essere stato dotato di enorme forza fisica. Eppure, nonostante l'enorme energia in grado di strappare via la parte mancante della coda, una parte della undicesima caudale è rimasta articolata alla parte anteriore della coda. Onestamente, trovo molto difficile accettare una situazione del genere: se veramente la coda fu strappata via, lo strappo avrebbe comunque dovuto trascinare via con sé l'intera undicesima, dato che la giunzione articolare tra decima e undicesima vertebra è sicuramente più debole del legame osseo tra i due pezzi dell'undicesima. 

Fisiologia. Troncare la coda di un Tyrannosaurus all'altezza dell'undicesima caudale comporta la rapida morte dell'animale per dissanguamento. In quel punto, abbiamo tutti i fasci muscolari principali della coda, in particolare i due muscoli caudofemorali lunghi (destro e sinistro), ovvero i due più grandi muscoli del corpo di un dinosauro. Stiamo parlando di enormi fasci muscolari deputati a generale la principale forza motrice per l'animale quando si muove, ovvero varie tonnellate-peso. Muscoli di quelle dimensioni sono continuamente irrorati da una abbondante quota di sangue arterioso: troncare la coda in quel punto quindi implica recidere completamente le arterie principali della coda. L'animale non sopravviverebbe neanche un'ora ad un simile trauma, e morirebbe dissanguato.

Biomeccanica. Anche nella assurda ipotesi che l'animale sopravviva a tale lesione e riesca a rimarginare la ferita, rimanendo con un troncone monco di coda, esso non sarebbe in grado di muoversi né di stare in piedi. Difatti, come detto sopra, l'amputazione della coda all'altezza dell'undicesima caudale comporta la mutilazione di ambo i fasci caudofemorali lunghi per almeno metà della loro lunghezza. Con ambo i caudofemorali tranciati, un Tyrannosaurus è incapace di camminare, dato che ha perso i due principali motori della retrazione dei femori. 

Non solo, ma trovandosi la coda mozzata per due terzi della sua estensione, l'animale - in quanto bipede - sarebbe sbilanciato in avanti. Per non rischiare di cadere rovinosamente in avanti, l'animale dovrebbe quindi assumere immediatamente una postura molto eretta del busto, per riequilibrare il baricentro con la posizione dei piedi. Ovvero, in gergo tecnico, dovrebbe lavorare con i muscoli del corpo per "estendere il bacino" rispetto alla gamba. Ma ciò sarebbe impossibile dato che i principali estensori del bacino sono proprio i caudofemorali lunghi, i due fasci muscolari tranciati a metà dalla mutilazione!

Conclusione. In quelle condizioni, l'animale non potrebbe né stare in piedi né camminare, perlomeno fintanto che i fasci muscolari tranciati non si rimarginano. In ogni caso, l'animale morirebbe dissanguato molto prima di rimarginare i lembi di muscoli, tendini e osso lesionati. L'unica spiegazione plausibile per lo stato di "Wyrex" è che la coda sia stata erosa da agenti fisici quando era già fossile, oppure sia stata asportata da animali saprofagi dopo la morte dell'animale. 


Bibliografia:

Larson, N.L. 2008, One Hundred Years of Tyrannosaurus rex: The Skeletons, pp. 1-55 in Tyrannosaurus rex, the tyrant king, Bloomington: lndiana University Press.

20 aprile 2024

Il Paradosso di Russell: dove sono i dinosauri intelligenti?

Dale Russell ad il celebre modello del dinosauroide (foto modificata da Naish e Tattersdill, 2021).

 

Il dinosauroide di Dale Russell (Russell e Seguin, 1982), l'ipotetico dinosauro dal piano corporeo "umanoide" e capacità intellettive comparabili alle nostre, è una delle creature di zoologia speculativa più celebri, e tra quelle che hanno maggiormente ispirato dibattiti dentro e fuori dalla scienza paleontologica. Ho parlato del dinosauroide e delle sue varianti, e proposto mie personali versioni del concetto, in vari post in passato. Naish e Tattersdill (2021) ne hanno delineato la storia in dettaglio ed hanno rimarcato il legame di questa speculazione affascinante con la personalità e la formazione culturale di Russell.

Il dinosauroide non è un animale reale, e non è una specie paleontologica, dato che nella versione di Russell, si tratta di una specie vivente in un "oggi alternativo", "al posto dell'uomo", ovvero il prodotto di una Storia Naturale alternativa alla nostra, in cui i dinosauri non si sono estinti e la "nicchia senziente" è stata occupata da un essere discendente dai dinosauri troodontidi invece che dai mammiferi primati. Tuttavia, alcuni "cugini" del dinosauroide creati dalla fantascienza sono più radicali dell'essere russelliano, dato che sono ipotizzati vivere nel Mesozoico! Ovvero, in alcune versioni del multiverso dinosauroideo, la specie di dinosauro senziente non si realizza dopo il Mesozoico ma dentro e durante il Mesozoico!

In questo post, esploro l'ipotesi che una specie di dinosauro intelligente "quanto noi" possa effettivamente essersi evoluta nel Mesozoico. Questo post affronta un tema che mi appassiona da quando, ragazzino, scoprii il dinosauroide di Russell: nella mia mente adolescenziale, ancora più affascinante dell'idea che se non si fossero estinti i dinosauri avrebbero potuto realizzare l'autocoscienza era l'idea che ciò fosse effettivamente avvenuto prima dell'estinzione che chiude il Mesozoico.

Per valutare questa ipotesi, dobbiamo prima analizzare l'ipotesi di Russell in termini quantitativi.

Russell definisce il dinosauroide come una specie di oggi con quoziente di encefalizzazione simile a quello umano, discendente dai troodontidi della fine del Cretacico (circa 70 milioni di anni fa), i quali erano dotati di un quoziente di encefalizzazione da "maniraptoro evoluto". Pertanto, per funzionare, l'ipotesi di Russell richiede il passaggio da un "cervello da maniraptoro" al "cervello da uomo" in circa 70 milioni di anni.

La logica dell'ipotesi di Russell ha una premessa: che alla fine del Cretacico (70 milioni di anni fa), i troodontidi avessero raggiunto un quoziente di encefalizzazione superiore a quello di altri dinosauri del loro tempo. Questa premessa è diventata un "fatto" tra gli appassionati di dinosauri proprio in relazione all'ipotesi del dinosauroide. Troodon (ed in generale i Troodontidae) sono ormai noti a livello popolare come "i dinosauri più intelligenti", e sono generalmente illustrati con un qualche tocco artistico volto a rimarcare tale "intelligenza superiore". Questa idea è un mezzo mito, mito che ha distorto i fatti paleontologici creando una falsa distinzione intellettiva tra Troodontidae ed altri maniraptori.

In realtà, la forma dei calchi endocranici, la morfologia e dimensione dell'encefalo ed i quozienti di encefalizzazione dei Troodontidae sono del tutto analoghi a quelli di Ornithomimidae ed Oviraptoridae. Infatti, è probabile che il livello di encefalizzazione dei troodontidi non sia speciale rispetto ad altri Maniraptoriformes. Sono i maniraptoriformi in toto ad avere un quoziente di encefalizzazione relativamente elevato rispetto agli altri dinosauri, non i soli troodontidi. Pertanto, è plausibile che un "cervello da troodontide" sia una condizione generale di tutti i maniraptoriformi, non solo di Troodon.

Prima che questa ultima affermazione sia fraintesa, è bene chiarire cosa significa "cervello da troodontide/maniraptoriforme": forma e dimensioni relative dell'encefalo dei maniraptoriformi sono intermedi tra quelli di un varanide (un rettile relativamente intelligente e reattivo) e quelli di uno struzzo (un uccello non particolarmente intelligente ma comunque molto reattivo). Pertanto, la "intelligenza di Troodon" è qualcosa a metà strada tra un varano ed uno struzzo: un animale agile, attivo, curioso, ma non certo un Premio Nobel della zoologia. Questo va rimarcato, perché troppo spesso, a livello popolare, è circolata la falsa idea che alcuni dinosauri (troodontidi, dromaeosauridi) fossero animali "super-intelligenti", forse come alcuni primati moderni. No, per "intelligente" qui si intende "intelligente come un varano o uno struzzo", niente di più sofisticato. Sicuramente più brillante di una tartaruga delle Galapagos, ma non certo al livello di un corvo della Nuova Caledonia. Forse vi sconvolgerà, ma è molto improbabile che Velociraptor fosse più intelligente di una gallina (animale comunque più intelligente di come spesso la dipingiamo, come ci ricordano Cochi e Renato).

Tornando all'ipotesi di Russell, quindi, essa si condensa in questa domanda: avendo a disposizione 70 milioni di anni, una linea evolutiva di dinosauri maniraptoriformi potrebbe passare dalla "intelligenza da varano/struzzo" a quella "umana"?

In base allo scenario originario di Russell, questa domanda è puramente speculativa, fantascientifica, perché Troodon non ebbe davanti a sé 70 milioni di anni di storia disponibile.

Hesperornithoides, un troodontide della fine del Giurassico, vissuto 80 milioni di anni prima di Troodon (artwork by S. Hartman)

Ma se noi ammettiamo che la "intelligenza da troodontide" sia una condizione condivisa da gran parte dei Maniraptoriformes, allora non occorre avere come dinosauro di partenza una specie della fine del Cretacico, perché i maniraptoriformi appaiono molto prima, a metà del Giurassico! Ad esempio, Hesperornithoides è un troodontide della fine del Giurassico, vissuto 150 milioni di anni fa, ovvero 80 milioni di anni prima di Troodon. Se facciamo partire l'evoluzione del dinosauroide da Hesperornithoides, ecco che i 70 milioni di anni richiesti dal modello evolutivo di Russell si dispiegano tutti completamente dentro il Cretacico, e possiamo quindi ottenere un animale con intelligenza umana intorno a 80 milioni di anni fa, ovvero, già nel Campaniano, al tempo di albertosaurini, lambeosaurini e ankylosauridi!

In rosso, la durata della linea evolutiva dinosauroide. In blu, l'alternativa di uguale lunghezza ma che parte alla fine del Giurassico. La stella indica l'età dei primi maniraptoriformi.

Se accettiamo questa premessa, allora l'ipotesi di Russell diventa testabile scientificamente, perché l'evoluzione dell'intelligenza dinosauriana si dispiegherebbe nel tempo profondo reale della storia dinosauriana, e quindi potrebbe aver lasciato tracce fossili.

Quanto è legittima una indagine volta a cercare tracce di una specie intelligente di dinosauro nella seconda metà del Cretacico?

Prima che concludiate che questa ipotesi sia del tutto ridicola e priva di fondamento, e che andare alla ricerca di possibili tracce fossili, o persino archeologiche, di specie intelligenti nel Cretacico Superiore sia una perdita di tempo, vi ricordo che milioni di persone credono all'esistenza di vita intelligente nello spazio cosmico nonostante la totale assenza diretta di prove, e che progetti come SETI (che cerca tracce di vita intelligente extraterrestre) siano visti da moltissime persone come una nobile e legittima impresa scientifica spinta da un'ipotesi perfettamente plausibile. Eppure, la possibilità di incontrare un alieno di un sistema stellare lontano è molto più remota che trovare un fossile di dinosauro...

Il punto della questione è quindi capire se l'evoluzione di intelligenza "umana" sia una tendenza frequente nella storia della vita, oppure sia piuttosto una bizzarria esclusiva della nostra storia particolare. Ma per capire ciò, occorre cercare prove di questi fenomeni, e non limitarsi a fare argomentazioni teoriche più o meno viziate dalle personali posizioni filosofiche sulla natura dell'evoluzione e dell'intelligenza. L'indagine paleontologica potrebbe fornire prove pro o contro questo scenario? Io non sto sostenendo che tale "dinosauroide cretacico" esista veramente, mi sto solo domandando se la sua esistenza (o non-esistenza) sia testabile scientificamente. Ad esempio, potremmo trovare stadi evolutivi intermedi della sua filogenesi? Specie con intelligenza a metà strada lungo la sequenza necessaria per arrivare alla specie "con intelligenza umana"? Se sì, quanto e come la storia evolutiva umana potrebbe essere un'utile analogia oppure una pericolosa distrazione che ci porterebbe fuori strada? Specie diverse evolvono l'intelligenza e la tecnologia in modo analogo oppure no? Se e come potrebbero delle tracce di attività culturale dinosauriana essere ancora oggi visibili sulla Terra, dopo molte dozzine di milioni di anni?


Io ho gettato il sasso.

Sta a voi raccogliere la sfida.

13 febbraio 2024

T-rex vs Lion: which would win in a fight?

Fotogramma da "Jurassic World - Fallen Kingdom" (c) Universal. Silhouette da PhyloPic.org

La rete abbonda di domande assurde dedicate a ipotetici combattimenti tra animali (una mentalità che denota un decadimento mentale da tardo impero, ma senza il Colosseo in cui sfogarsi), e siti apposta coltivano questa perversa passione per la zoologia lobotomizzata.

Ma questo blog è diverso. Se propongo domande idiote e pacchiane, non è fine a sé stesso, ma si propone (spera, si illude) di suscitare una riflessione più profonda. Direte: "cosa può esserci di profondo nel domandarsi chi vinca in uno scontro tra un leone ed un Tyrannosaurus rex, domanda impossibile da verificare, e comunque, è ovvio che vince il dinosauro, pesa 30 volte più di un leone, una sua sola gamba genera una potenza di varie tonnellate, il morso produce una pressione che se immessa in un sistema idraulico solleverebbe un'automobile (la lista di iperboli può andare avanti)...". 

Ok, la soluzione è semplice solo perché chi commenta in quel modo non pensa nel modo giusto, in modo quadrimensionale



Ma se immettiamo il fattore tempo, l'ontogenesi, la faccenda è più complessa ed interessante.

Ovvero, immaginiamo di avere un esemplare di Tyrannosaurus rex ad uno di Panthera leo coetanei, nati lo stesso giorno. Domandiamoci: mano a mano che crescono, in quali momenti la domanda avrebbe come risposta una specie e quando invece l'altra? Prima di procedere con l'esperimento mentale, è bene rimarcare un concetto fondamentale che molti ignorano o fraintendono: mentre l'ontogenesi del leone è un FATTO, quella del tyrannosauro è una IPOTESI. L'ontogenesi (lo sviluppo individuale) di un leone può essere osservata direttamente, basta seguire la vita del cucciolo e documentarne le caratteristiche. Questo non è possibile con un fossile di dinosauro, per l'ovvia ragione che voi avete solo il fossile dell'animale nel momento della sua morte. Se muore a 3 anni, avete solo il corpo di 3 anni, se muore a 30 anni, avete solo il corpo di 30 anni: in ambo i casi (o qualunque altro) voi avete solo l'esemplare in quel preciso momento della morte, ma non avete modo di osservare tutta la sequenza, tutta la sua ontogenesi. Per ricostruire l'ontogenesi di un dinosauro occorre collegare diversi esemplari di età diverse sotto l'ipotesi che essi appartengano alla stessa specie. E questo nel caso che siate tutti concordi su cosa sia quella specie... Dato che ci sono alcuni paleontologi che litigano ancora su cosa sia Nanotyrannus, capite che "l'ontogenesi di Tyrannosaurus" è a maggior ragione una ipotesi e non sarà mai un fatto. Quindi, confrontare l'ontogenesi del leone con quella del T-rex presuppone che abbiamo un qualche consenso generale su come sia stata l'ontogenesi di Tyrannosaurus. Lo studio più dettagliato in proposito è Carr (2020), ed esso (e relative citazioni) sarà il mio riferimento per l'ontogenesi di questo dinosauro.

Bene, abbiamo il leone appena partorito ed il Tyrannosaurus appena uscito dall'uovo. Proviamo a confrontarli. Il leone alla nascita è inetto, cieco e pesa circa 2 kg. Il tyrannosauro alla nascita pesa circa 5-6 kg, è pienamente attivo e capace di nutrirsi autonomamente. Probabilmente non si nutre di animali grossi come un neonato di leone, ma è comunque in grado di morderlo (mentre il leone non è ancora capace di fare nulla), quindi nel primo scontro (tra neonati... mi faccio schifo da solo), vincerebbe Tyrannosaurus.

Lo svezzamento di un leone non avviene prima di 4-5 mesi, mentre in quel periodo il nostro giovane Tyrannosaurus si nutre e caccia in autonomia: anche in questo caso, nello scontro vincerebbe il dinosauro.

La crescita del leone è però in proporzione più rapida di quella del tyrannosauro, e l'animale raggiunge la maturità intorno ai 3 anni, pesando circa 150 kg. Nello stesso intervallo di tempo, il Tyrannosaurus è ancora un esemplare molto giovane, cresce in proporzione meno velocemente del leone e probabilmente raggiunge una massa intorno ai 50-100 kg. In questa fase della loro vita, i due animali sono quindi simili come dimensioni e prestazioni fisiche. Il theropode è però in proporzione più gracile e affusolato. Pertanto, tra 1 e 5 anni, è probabile che il leone abbia la meglio.

Dopo i 5 anni, il leone rallenta la crescita e raggiunge la maturità fisica. Il Tyrannosaurus entra nella "pre-adolescenza" e supera in massa il felino, mantenendo proporzioni molto affusolate. In questa fase, i due animali probabilmente se la giocano alla pari.

Dopo i 10 anni, il leone entra nella vecchiaia, mentre il Tyrannosaurus è appena entrato nella vera fase di crescita rapida. Il felide perde gradualmente forze ed efficienza, mentre il dinosauro inizia proprio ora a divertirsi, a diventare gigantesco, superando la tonnellata. Da questo momento in poi, nello scontro tra i due animali non c'è storia.

Il leone (specialmente se maschio) difficilmente arriverà a vivere oltre i 15 anni, raramente si avvicina a 20 anni, età in cui il Tyrannosaurus raggiunge invece la taglia adulta, pesando anche 40 volte più del felide.

Riassumendo, nello scontro tra i due animali equiparati per età, Tyrannosaurus ha la meglio da 0 a 1 anno, per poi essere battuto dal felino nei successivi 4 anni. Nel lustro successivo, i due animali se la giocano alla pari, ma dopo il decimo anno, vincerà sempre il dinosauro.


Mamma mia, ho scritto un post degno di Carnivoraforum...



09 dicembre 2023

L'Ultimo pasto del Gorgosaurus

 


Nuovo episodio del Podcast di Theropoda dedicato al recente studio di Therrien et al. (2023) su un esemplare di Gorgosaurus che mostra tracce dei suoi ultimi pasti nella cavità addominale. Link all'articolo nella descrizione inclusa nell'episodio del podcast.

24 settembre 2023

Le "vere" dimensioni di "Dakotaraptor"

 

Mappa del sito di scavo di "Dakotaraptor". Notare la completa disarticolazione delle ossa, e l'orientazione preferenziale delle ossa lunghe segno di un trasporto di natura fluviale all'origine dell'associazione. In rosso, la vertebra caudale di dromaeosauride oggetto del post. (Immagine da DaPalma et al. 2015).

Nel precedente post, ho mostrato come il materiale olotipico di "Dakotaraptor" sia un assemblaggio multispecifico, e che il taxon sia chiaramente una chimera comprendente ossa principalmente di Tyrannosauridae, Ornithomimidae e Caenagnathidae. 

Prima di procedere con il post, è bene chiarire un concetto che alcuni non hanno colto: la natura multispecifica del sito di Bone Butte da cui proviene "Dakotaraptor" non è una "mia ipotesi" che cerco in qualche modo di dimostrare, essa è un fatto derivante dall'osservazione e dichiarato esplicitamente dai paleontologi che hanno scavato nel sito (DePalma et al., 2015):

Che Dakotaraptor provenga da un bonebed multispecifico non è una mia fantasia...

Proprio perché multispecifico, il sito in questione comprende anche resti di dromaeosauridi. In particolare, nel campione è presente anche una caudale intermedia che viene descritta come "quasi completa". Questa vertebra mostra le zigapofisi allungate tipiche di Dromaeosauridae, e quindi è riferibile ad un eudromaeosauro.

Questo osso dimostra la validità di un genere chiamato "Dakotaraptor"?

No. Come ho appena sottolineato, il sito di "Bone Butte", da cui proviene il fossile di "Dakotaraptor", è un bonebed multispecifico dal quale è documentata la presenza di denti di Acheroraptor e Dromaeosaurus, quindi è già ampiamente noto che questo sito contenga ossa di Dromaeosauridae. Ma ciò non implica che quelle ossa siano di "Dakotaraptor". Quindi, quella caudale può benissimo appartenere ad Acheroraptor o a Dromaeosaurus.

Quali sono le dimensioni dell'animale a cui appartiene questa vertebra?



Gli autori scrivono che la vertebra abbia un centro lungo 70 mm, ma basandomi sulla scala metrica inclusa nella figura, la vertebra è lunga 65 mm. Se confrontiamo quella vertebra con la più lunga caudale intermedia di uno degli esemplari più completi di Deinonychus (AMNH 3015, il cui femore è lungo 284 mm), risulta che la vertebra dal Dakota è lunga 1.28 volte quella di AMNH 3015, stima che, assumendo isometria col femore, produce un femore della specie dal Dakota lunga 365 mm. Questo valore è nel range dimensionale atteso per Deinonychus e Unenlagia, e non per gli adulti di Achillobator o Utahraptor. Difatti, il femore attribuito a "Dakotaraptor" è lungo 558 mm, quindi molto più grande delle dimensioni attribuite alla vertebra caudale. Ciò conferma ulteriormente la natura chimerica e multi-specifica dell'insieme di ossa con cui è stato eretto "Dakotaraptor".

Concludendo, la vertebra caudale dal sito di Dakotaraptor non appartiene ad un "raptor gigante" bensì ad un dromaeosauride di dimensioni "classiche", nel range di Deinonychus.


PS: nella pagina Facebook del blog, Tristan Stock mi informa che anche David Evans è giunto indipendentemente da me alla medesima conclusione su questo materiale. 

23 settembre 2023

Dakotaraptor non esiste [AGGIORNAMENTO]

 

Esiste un dromaeosauride gigante nella Formazione Hell Creek? (Artwork by E. Willoughby)

Dakotaraptor è un taxon di theropode istituito su materiale dalla Formazione Hell Creek (fine Cretacico del Nord America). Inizialmente definito come un nuovo dromaeosauride gigante, questo genere è oggetto di controversie, specialmente online, dopo che è stato dimostrato che il materiale olotipico (che definisce la specie) contiene ossa di più animali diversi, in particolare, oltre a ossa sicuramente di dinosauro, anche ossa di tartaruga che furono erroneamente considerate furcule di theropode.

La presenza di ossa non-theropodi nell'assemblaggio olotipo non sarebbe in teoria un problema insormontabile per la validità di Dakotaraptor, fintanto che si dimostri che il rimanente materiale sia di Theropoda e sia diagnosticabile. Ho discusso in passato questa opzione. Online, molti continuano a considerare Dakotaraptor legittimo perché, comunque, questo materiale - per quanto chimerico - conterrebbe al suo interno ossa genuine chiaramente attribuibili ad un grande dromaeosauride, che quindi deve appartenere ad una specie valida (anche se non necessariamente un nuovo genere).

Tuttavia, riguardando tutto il materiale pubblicato di Dakotaraptor, penso che questa certezza sullo status dromaeosauride di queste ossa sia da rivedere.

In particolare, e questo è molto importante al fine di definire Dakotaraptor come un genere di dromaeosauride valido, le ossa più spesso citate come "sicuramente di dromaeosauride" potrebbero non essere tali.

Due elementi dell'assemblaggio olotipico sono stati invocati per "salvare" Dakotaraptor: le vertebre caudali ed il grande ungueale falciforme.

Partiamo dalle caudali. Esse sono incomplete e ampiamente ricostruite. Per giunta, le uniche immagini disponibili sono a bassa risoluzione ed in sola norma laterale. Anche se a prima vista queste vertebre possono ricordare i dromaeosauridi, esse possono ugualmente essere attribuite ad un ornithomimide. Difatti, non essendo complete, non siamo sicuri che in origine avessero le zigapofisi ipertrofiche diagnostiche di Eudromaeosauria. Anche se non voglio cavillare sui dettagli delle scarse foto disponibili, è interessante constatare che una delle vertebre caudali illustrate abbia la base preservata delle prezigapofisi che ricorda più un Ornithomimidae che un Dromaeosauridae (asterisco rosso nella immagine qui sotto) sia come estensione prossimale che come inclinazione. Se ciò fosse confermato, dimostrerebbe che la coda di Dakotaraptor appartiene ad un ornithomimide.



Passiamo agli ungueali attribuiti a Dakotaraptor

Gli autori di Dakotaraptor attribuiscono un grande ungueale incluso nel materiale al secondo dito del piede. I motivi di tale attribuzione a Dromaeosauridae sono la forma falciforme ed affilata, e l'asimmetria nella posizione del solco collaterale destro rispetto al sinistro.

Tuttavia, la sola forma "falciforme" non è sufficiente per riferire un ungueale di theropode non-aviano a Dromaeosauridae. Ad esempio, la forma degli ungueali della mano di molti therizinosauridi è molto simile a quella del secondo dito del piede, diagnostico di Dromaeosauridae. Nell'immagine sotto, ho confrontato il secondo ungueale del piede di Utahraptor con un ungueale della mano del therizinosauride Nothronychus: entrambi sono falciformi, affilati e con un solco collaterale che raggiunge il margine dorsale (linea rossa). Pertanto, questi elementi, da soli, non sono condizione sufficiente per riferire un ungueale a Dromaeosauridae.

Inoltre, nonostante gli autori sostengano che i tracciati dei solchi collaterali dell'unguale di Dakotaraptor siano asimmetrici (carattere tipico degli eudromaeosauri), in realtà quando si sovrappone il lato destro al sinistro i due solchi sono simmetrici (linea gialla e bianca nella fila centrale dell'immagine sotto). Ovvero, dobbiamo concludere che l'ungueale di Dakotaraptor non ha alcun carattere che sancisca in modo inequivocabile che esso sia effettivamente dal piede di un dromaeosauride. Difatti, esso potrebbe anche appartenere alla mano di un Therizinosauridae.

Prima di arrivare alle conclusioni, è significativo anche notare che l'altro ungueale, attribuito al terzo dito del piede, sia molto bizzarro per un Dromaeosauridae. Gli stessi autori di Dakotaraptor lo notano, e lo includono nei caratteri diagnostici della specie. Tuttavia, questo ungueale è bizzarro solo se lo si considera di Dromaeosauridae. Ma se lo si riferisce ad Ornithomimidae, esso è un classico ungueale del piede con molte similitudini con questo clade, e nessuna con l'omologo ungueale in Dromaeosauridae (frecce rosse nella terza fila in basso nella figura sotto). Quindi, ho il sospetto che anche il terzo ungueale del piede del materiale di Dakotaraptor appartenga ad un Ornithomimidae (ed è intrigante che, come con le caudali appena citate, esso possa appartenere ad un ornithomimide).


Concludendo, i due elementi considerati più solidi a sostegno di uno status dromaeosauride per Dakotaraptor non sono così solidi come sembra. Le caudali potrebbero anche essere di Ornithomimidae, e l'unguale potrebbe anche essere della mano di un therizinosauro. Dato che l'altro ungueale è chiaramente quello del piede di un Ornithomimidae, tutto concorda a considerare il materiale di Dakotaraptor una complicata chimera formata dalle ossa di più animali (almeno 2-3 theropodi distinti + una tartaruga).

Pertanto, mancando la certezza che questi elementi appartengano ad un dromaeosauride, non disponendo di elementi a cui definire lo status di olotipo, e mancando caratteri diagnostici validi, si deve concludere che Dakotaraptor non esiste.


AGGIORNAMENTO:

Ho identificato un ulteriore elemento a sostegno della tesi che "Dakotaraptor" sia una chimera. L'unico elemento potenzialmente diagnostico di questo dinosauro (indipendentemente dalla sua collocazione in Dromaeosauridae) è la presenza di un margine prossimale della cresta fibulare della tibia che assume una forma "uncinata". Questo uncino deriva dalla ossificazione del legamento che univa tibia e fibula. Lo stesso "uncino" si osserva anche in alcuni oviraptorosauri caenagnathidi. Pertanto, è plausible che la tibia di Dakotaraptor appartenga ad un grosso caenagnathide (ad esempio, Anzu, sempre dalla Formazione Hell Creek). 

Penso non ci siano più dubbi che questo dinosauro "non esista" realmente ma sia solo una chimera ricavata da un bonebed multispecifico.

La tibia di "Dakotaraptor" è riferibile ad un Caenagnathidae: la cresta fibulare uncinata (asterisco) è assente nei dromaeosauridi ma è presente in questi oviraptorosauri.


04 agosto 2022

Il mito senza capo né coda dell'elasmosauro di Cope

 

(c) Orbis Publishing

 Nel Podcast di oggi, vi parlo del celebre episodio citato spesso come casus belli nelle Bone Wars tra i paleontologi americani Cope e Marsh. Forse non sapete che quell'episodio in realtà non è mai avvenuto...

25 luglio 2022

Sulla secessione di T. regina e T. imperator da T. rex

L'olotipo di T. rex (fonte: Wikipedia)


Nuovo episodio del podcast di Theropoda dedicato allo studio appena pubblicato e che prosegue la discussione sul numero di specie di Tyrannosaurus determinabili dal record fossile. 

11 luglio 2022

Moros intrepidus è un giovane Siats meekerorum?

Ci risiamo...

 


Uno dei risultati della analisi filogenetica di Naish e Cau (2022) nella monografia di Eotyrannus è la collocazione di Siats in Tyrannosauroidea. Questo risultato non è particolarmente inatteso se assumiamo che Siats è comunque affine ai megaraptori, e quindi tenderà a collocarsi nel clade maggiore in cui Magaraptora viene localizzato.

Sebbene molti online abbiano commentato l'implicazione "dimensionale" della rivalutazione di questo grande tetanuro, va detto che Chilantaisaurus è di dimensioni analoghe ed era già stato ipotizzato essere un parente dei megaraptori.

Un dettaglio che a molti è sfuggito è che Siats non è l'unico tyrannosauroide della sua unità geologica, dato che dallo stesso membro Mussentuchit della Formazione Cedar Mountain proviene anche il tyrannosauroide Moros intrepidus.

Confrontiamo i due taxa. Siats è basato su resti assiali, pelvici e un frammento di tibia di un grande theropode chiaramente adulto. Moros è basato su denti e parte di una gamba di un esemplare molto più piccolo ma istologicamente immaturo. Pertanto, attualmente i due taxa non sono confrontabili sulla base di elementi anatomici.

Entrambi sono "tyrannosauroidi di grado intermedio", entrambi più prossimi a Tyrannosauridae rispetto ad Eotyrannus e Proceratosauridae.

Nasce quindi legittima la domanda: Moros (istituito nel 2019) è solamente una forma immatura di Siats (istituito nel 2013)? 

Solo nuove scoperte potranno testare questa domanda.

19 giugno 2022

Atrociraptor marshalli for dummies

 

Fonte: Currie e Varricchio (2004)

Quando ero bambino, i dinosauri erano ingaggiati per partecipare a film o fumetti in base al loro CV. Dovevi essere un dinosauro che meritava di diventare famoso: dovevi avere una robusta esperienza come protagonista di paleoarte e una solida consistenza morfologica, altrimenti nessuno ti includeva nelle sue storie. E mi pare giusto, che mica possiamo prendere un dinosauro noto solo da due ossa di cui non si può dire praticamente nulla di sensato.

Poi è arrivato il XXI Secolo, e l'unica cosa oggi che conta è avere un nome più o meno vagamente tamarro (o che pare tale all'orecchio del profano), perché così il merchandising e i fanboy possono collezionare le figurine. Ed ecco quindi l'invasione dei vari Pyroraptor (6 ossa), Moros intrepidus (3 ossa, ma siccome la specie suona come una figata, la citiamo al pari di T. rex), e Atrociraptor. Se siete tra quei 3 milioni che nel 2022 hanno sbroccato nel sentire per la prima volta il nome "Atrociraptor" pensando che fosse un pessimo nome di fantasia sulla scia di "Indoraptor", questo post è per voi.

Atrociraptor è basato su i resti associati parziali di un muso di dromaeosauride dalla Formazione Horseshoe Canyon (limite Campaniano-Maastrichtiano del Canada sud-occidentale) scoperti nel 1995 e descritti da Currie e Varricchio nel 2004. Il nome, letteralmente, significa "raptor selvaggio di Marshall", dedicato allo scopritore del fossile.

L'esemplare, pur nella limitatezza dei resti, è ben conservato, con le ossa non significativamente deformate. Le dimensioni del dentale indicano un animale di dimensioni medie per un Dromaeosauridae, non oltre il paio di metri di lunghezza totali (stime più accurate sono ovviamente impossibili con il materiale a disposizione, anche a causa delle sue peculiari proporzioni, come spiego sotto).

L'elemento anatomico più particolare di Atrociraptor è la proporzione del mascellare, che è relativamente corto e alto per un dromaeosauride (basta confrontarlo con Velociraptor per notare immediatamente le differenze nell'allungamento del mascellare), in particolare la parte pre-antorbitale e la regione subcutanea. I denti sono marcatamente incurvati posteriormente, elemento che alcuni hanno considerato una deformazione tafonomica e non un genuino carattere anatomico, sebbene sia presente anche in altri dromaeosauridi.

Le proporzioni del mascellare sono molto variabili in Eudromaeosauria, e sono sovente considerate legate ad adattamenti ecologici. Anche il tipo e la disposizione delle fosse pneumatiche nella fossa antorbitale hanno una rilevanza almeno tassonomica, in questo caso distinguendo un modello di pneumatizzazione velociraptorino da uno saurornitholestino (presente in Atrociraptor). Nei velociraptorini, il mascellare è molto più allungato ed affusolato, mentre in Atrociraptor e altri taxa nordamericani (come Bambiraptor e Saurornitholestes) l'osso è accorciato e proporzionalmente più robusto. Queste differenze potrebbero indicare una differente funzione del morso e/o una differente specializzazione predatoria (con le forme dotate di musi corti potenzialmente in grado di sostenere una maggiore sollecitazione meccanica durante il morso). Curiosamente, se confrontiamo i pochi arti completi di questi due sottogruppi di dromaeosauridi, i velociraptorini sembrano avere arti anteriori relativamente più corti e gambe meno allungate rispetto al gruppo "dal muso corto". Purtroppo, il campione è troppo piccolo per poter sostenere un legame tra grado di allungamento degli arti e grado di accorciamento del muso.

PS: A me non interessa come un dinosauro viene battezzato dai suoi scopritori, mi interessa il fossile. Ancora meno mi interessa sapere se a voi quel nome piaccia o no, quindi, per favore, evitare di commentare solo per imbastire una polemica nominalistica su quanto detestiate la parola "Atrociraptor" o su quanto siano criticabili i paleontologi che creano nomi che non si conformano al vostro gusto.

Bibliografia:

Currie, P.J. and Varricchio D.J. (2004). A new dromaeosaurid from the Horseshoe Canyon Formation (Upper Cretaceous) of Alberta, Canada. Pp. 112–132 in P. J. Currie, E. B. Koppelhus, M. A. Shugar and J. L. Wright. (eds.), Feathered Dragons. Indianapolis: Indiana University Press.

07 giugno 2022

Tyrannosaurus rex vs Giganotosaurus carolinii

(c) Universal Pictures


"Volevo qualcosa che somigliasse al Joker. Vuole solo vedere il mondo bruciare." 

Colin Trevorrow in riferimento al suo Giganotosaurus di plastica.


La frasetta da patetico regista bimbominkia che sta prendendo per i fondelli il pubblico con false aspettative da fanboy è l'unico riferimento al letamaio recensito la scorsa settimana.

Sì, perché questo post invece vuole fare giustizia verso un taxon di theropode di enorme interesse, ridotto a macchietta nell'ultimo filmaccio con dinosauri. In questo post, confrontiamo Giganotosaurus e Tyrannosaurus sulla base delle loro differenze anatomiche, e non per imbastire una ridicola battaglia di plastica, ma piuttosto per comprendere, tramite la loro anatomia, le rispettive specializzazioni ecologiche ed, eventualmente, anche comportamentali.

Il dettaglio più citato di questo animale, le dimensioni corporee, è anche quello meno interessante. Non disponendo di alcuno scheletro decentemente completo di Giganotosaurus, stare a farneticare sulle sue dimensioni è una perdita di tempo. Le dimensioni del femore, lungo circa 140 cm, sono nel medesimo range dimensionale di quelli di Tyrannosaurus. Quindi, per noi che non siamo feticisti del centimetro e delle dimensioni, i due dinosauri appartengono alla medesima classe dimensionale, quella dei theropodi giganti. Punto.

Entrambi i dinosauri mostrano la superficie delle ossa facciali solcata per alloggiare spesse ornamentazioni cornee (più marcate in Giganotosaurus) e protezioni ossee circum-orbitali a difesa del bulbo oculare. Questi adattamenti implicano una relativa bellicosità nel comportamento e una protezione da attacchi frequenti contro muso e occhi, sia da parte delle prede che dai conspecifici. 

La dentatura. I due animali esprimono due tendenze opposte (ed ugualmente estreme) nella tipologia di denti theropodi. Quelli di Tyrannosaurus sono "incrassati", ovvero hanno la forma simile a banane, piuttosto robusti ed adatti a spezzare le ossa e strappare grandi porzioni di tessuto, piuttosto che a lacerare e tagliare. I denti di Giganotosaurus sono invece degli eleganti coltelli, piuttosto stretti ed affilati per lo standard theropode, con il margine posteriore quasi diritto, e le superfici laterali solcate da increspature tipiche del suo gruppo, i così detti "wrinkles", la cui causa, funzionale oppure meramente epifenomeno del processo di crescita, è dibattuta. 

Le differenze nella forma dei denti implicano una diversa logica nel morso. 

Ciò si esprime nel diverso impianto dei muscoli masticatori. Tyrannosaurus ha ampie superfici per i muscoli che chiudono la bocca, sia a livello del palato che sulla superficie dorsale del cranio. Per contro, la finestra infratemporale è "obliterata" dall'espansione delle ossa squamose e quadratojugali. Questi adattamenti permettono un morso particolarmente potente, ma non molto veloce. Tyrannosaurus è quindi un animale che serrava le mandibole sulla preda, iniziava a premere con enorme potenza fino al cedimento di ossa ed organi sottostanti, per poi strappare una ampia porzione di tessuto.

Al contrario, Giganotosaurus ha una ridotta estensione delle camere sopratemporali, che sono sovrapposte da mensole "analoghe" alla sovrapposizione di mensole che in Tyrannosaurus vediamo invece di lato, nelle camere infratemporali. Il palato di Giganotosaurus è poco noto. Tuttavia, l'inclinazione del quadrato suggerisce un arco di apertura boccale maggiore di quello possibile a Tyrannosaurus. Combinato con la forma dei denti "a coltello", si deduce che il morso di Giganotosaurus non avesse come obiettivo quello di sfondare la resistenza dei tessuti della preda, ma di attaccare con il morso un ampio fronte di carni, al fine di provocare gravi perdite di sangue e il taglio di quanto più tessuto muscolare superficiale.

Queste differenze nel morso si esprimono a livello della morfologia della regione nucale. I processi paroccipitali di Tyrannosaurus formano un manubrio orizzontale, che implica un movimento prettamente latero-mediale della testa e del collo. I processi paroccipitali di Giganotosaurus sono invece incurvati verso il basso, ben sotto il livello del condilo occipitale, direzione che implica un movimento prettamente dorso-ventrale della testa e del collo. Tradotto in dinamica del morso, Tyrannosaurus strappava via il tessuto muovendo la testa di lato, Giganotosaurus provocava ampie sciabolate andando dall'alto in basso.

La gamba di Tyrannosaurus è relativamente allungata per la sua mole corporea, anche se l'adulto era probabilmente molto più lento che il giovane. Il piede arctometatarsale implica nondimeno una buona manovrabilità e resistenza alla torsione. Questi adattamenti suggeriscono un attacco relativamente dinamico per la sua mole, che non rischiava di produrre lussazioni e dislocamenti della gamba durante il movimento. La gamba di Giganotosaurus è relativamente più corta, ma mostra adattamenti graviportali improntati alla stabilità e alla resistenza alla trazione. Il suo attacco era relativamente stabile, ma notevolmente solido e "ben piantato".

Gli adattamenti in Tyrannosaurus indicano prede più dinamiche, bellicose e piccole dimensionalmente di quelle di Giganotosaurus, il quale sembra invece aver evoluto una strategia "giapponese" in cui il lottatore di sumo ed il samurai si uniscono per abbattere prede meno agili ma molto massiccie e resistenti, tramite una serie di colpi laceranti sferrati mantenendosi ben solido contro le difese della preda. Non stupisce quindi che Tyrannosaurus sia associato a faune con hadrosauridi e ceratopsidi, mentre Giganotosaurus sia associato a faune con titanosauri giganti.

Entrambi questi dinosauri sono dei prodigi meravigliosi dell'evoluzione. I mostri da film sono solo una sbiadita e patetica copia degli originali. Chi "vincerebbe" in uno scontro tra due animali di queste specie? Non lo so, e nemmeno mi interessa saperlo, ma sicuramente non vince l'intelligenza di chi pone simili domande...

02 marzo 2022

Tyrannosaurus rex, Tyrannosaurus rex, Tyrannosaurus rex

 

Figura 1 in Paul et al. (2022). Contrariamente alla loro interpretazione, questi esemplari sono tutti riferibili ad una singola specie, T. rex.


Nel post di ieri, avevo anticipato l'articolo di Paul et al. (2022), ma non avevo ancora potuto leggerlo. 

In quel post, avevo sottolineato che una valutazione critica dell'ipotesi che i Tyrannosaurus nordamericani fossero distinguibili in 3 specie (T. rex, T. imperator, T. regina) spettasse solamente agli esperti di tyrannosauridi nordamericani, poiché ritenevo che l'ipotesi di Paul et al. (2022) fosse basata su una dettagliata comparazione di numerosi elementi scheletrici distribuiti nei vari esemplari di Tyrannosaurus, e quindi richiedesse una critica ponderata basata su evidenze anatomiche dettagliate.

Mi sbagliavo. Avevo sopravvalutato la profondità scientifica di quell'articolo. Mi spiace essere diretto, ma dopo aver letto l'articolo, devo concludere che l'ipotesi proposta da Paul et al. (2022) è veramente molto debole e immediatamente rigettabile, anche senza essere un esperto specializzato in Tyrannosaurus.

L'ipotesi di Paul et al. (2022), difatti, si basa solamente su due presunti elementi anatomici:

- la robustezza delle ossa degli arti, che gli autori ritengono dimostri l'esistenza di due morfotipi ("gracile" e "robusto") nel campione da loro analizzato (una trentina di esemplari);

- il numero di denti rostrali incisiviformi nel dentale (due oppure uno) nel campione da loro analizzato.

In pratica, gli autori ritengono che le tre specie siano definibili da queste combinazioni dei due caratteri:

T. imperator: forma robusta con due denti incisiviformi.

T. rex: forma robusta con un dente incisiviforme.

T. regina: forma gracile (e con un dente incisiviforme).

Inoltre, gli autori sostengono che le tre specie siano segregate stratigraficamente lungo la parte terminale del Maastrichtiano nordamericano, con  T. imperator più antica e le altre due coeve e più recenti. Purtroppo, la stratigrafia della maggioranza degli esemplari di Tyrannosaurus non è così accurata da permettere una tale segregazione per le presunte specie.

Una simile tripartizione degli esemplari sulla base di solo 2 caratteri (uno dei quali, per giunta, un presunto dimorfismo morfometrico nella robustezza delle ossa) è insostenibile. Non è realistico separare tre specie in base solamente a questi due elementi anatomici. In primo luogo, perché con quel campione di solamente una trentina di esemplari non emerge una netta differenziazione tra "gracili" e "robusti". Ho plottato le misure riportate dagli autori, ma non riesco a identificare una netta distinzione tra quelle due morfologie, e questo, in primo luogo, perché il campione statistico è troppo piccolo per poter separare in modo rigoroso eventuali morfotipi. 

Inoltre, separare specie di dinosauro sulla base della forma dei primi due denti del dentale è un criterio molto debole, dato che i dinosauri hanno una grande variabilità nelle dentature adulte (legata anche al fatto che essi durante la vita ricambiavano i denti in ondate alternate), ben maggiore di quella che osserviamo nei mammiferi. Pertanto, distinguere due o più specie di dinosauro solo in base alla forma dei primi due denti del dentale, e senza poter considerare altri elementi della morfologia, è insostenibile.

Riassumendo, T. imperator e T. regina sono solo due sinonimi junior di T. rex.