28 luglio 2020

Twitter e l'Effetto Dunning-Kruger

Non proprio il mio aviale estinto preferito...
Non proprio il mio aviale estinto preferito...


"Ignorance more frequently begets confidence than does knowledge" 
(C. Darwin)

Recentemente, ho rimosso il mio account Twitter.
Era una decisione che stavo maturando da tempo, e che ha trovato nell'ennesimo episodio spiacevolmente inutile la proverbiale goccia che fa traboccare il vaso.

Quel social network ha dei limiti intrinseci dovuti al fatto di essere stato pensato inizialmente come sistema per inviare messaggi molto brevi e concisi, ma che col tempo è diventato il ricettacolo di qualsiasi forma di arrabbiatura sociale e frustrazione polemica. E purtroppo, come altri hanno notato, pare che il social stesso incentivi con la sua logica interna la proliferazione della rabbia e della irrazionalità.

Dato che quel social non mi dava alcunché di positivo rispetto ad altri media, ed anzi era divenuto solamente una fastidiosa perdita di tempo con interlocutori poco o per niente interessanti, ho chiuso il mio account.

Ritengo fondamentale l'argomentazione come base per qualsiasi ragionamento complesso: come ho avuto modo di constatare direttamente, Twitter è il luogo peggiore per sviluppare discorsi argomentati.
Conseguenza inevitabile di come Twitter è strutturato è che qualsivoglia messaggio si voglia riportare là, e che sia appena al di sopra del livello minimo di banalità, esso sarà inevitabilmente frainteso, distorto e strumentalizzato. 
Esiste una vasta popolazione di utenti di Twitter che è a mio avviso eccessivamente emotiva ed irrazionale, capace di trarre motivo di polemica e lamentela da qualsiasi cosa tu possa scrivere. 
Twitter, privilegiando i messaggi brevi e spezzettati, incentiva l'emotività e impedisce l'argomentazione razionale. Non appena tu proverai a esprimere la tua opinione (peggio ancora se argomentata), sarai oggetto di una serie crescente di attacchi e lamentele da parte di qualcuno "sensibile" a qualche elemento da te sottinteso (o presunto tale). E qualsiasi tentativo di argomentare una replica a simili polemiche, spesso del tutto futili ed emotive, risulta frenato e sabotato dalla struttura stessa di Twitter, che ti impone di spezzettare il tuo argomento in frammenti seriali.

Non importa cosa scriverai o come proverai a replicare: ci sarà sempre qualcuno che dalle tue parole troverà motivo per lamentarsi, spesso persino per motivi non pertinenti il tema delle tue parole. E questo attirerà a sua volta nugoli di commenti emotivi e fuori luogo, sempre meno gestibili. 

Se ciò vale in generale, nel caso in cui tu sia portatore di una posizione argomentata e razionalmente strutturata, il risultato è devastante.

Se alla sostanziale emotività del lettore medio unite l'epidemica diffusione dell'Effetto Dunning-Kruger tra i commentatori, il risultato è una bomba deflagrante che non avete alcun modo di arginare. Ogni tentativo di replicare in modo argomentato genera uno stuolo di nuovi commenti emotivi, aggressivo-passivi (il vittimismo come giustificazione è dilagante) e, sopratutto, infondati alla pari dei precedenti.
Il paradosso è che tanto più l'esperto prova a portare argomenti validi a difesa di una posizione, tanto più ottusa e dilagante sarà la reazione dell'opinione più ignorante, la quale si auto-legittima nel nome della "libertà di opinione". 
La marea vi sommerge. Nulla del vostro discorso originale rimane, annacquato da uno tsunami di piagnistei, lamentele, autodifese risentite e frasi fatte.

Per più di un decennio in questo blog ho avuto a che fare con commenti a diversi livelli di professionalità ed emotività, ed ho imparato a gestirli. Nei casi estremi, ho bannato direttamente il commentatore che andava oltre qualsiasi livello di maturità o decenza. Twitter non permette un medesimo arginamento dell'onda emotiva e della marea polemica. In certi casi, la risposta migliore sarebbe l'ironia che raffredda dei toni inutilmente accesi. Purtroppo, pare che su Twitter tutto sia sempre e comunque "serio": il sarcasmo e l'ironia, usate per disinnescare l'eccesso di polemica, sono viste come insulto e mancanza di rispetto (tutto deve essere sempre e comunque pesantemente serioso). Inoltre, purtroppo, l'argomentazione è vista come "elitismo" (quasi che l'ignoranza in ciò di cui si parla sia un valore di cui vantarsi), e questo scatena una seconda ondata di commenti polemici da parte di autoproclamati "guerrieri sociali", una curiosa ibridazione tra il moralismo bigotto e l'estremismo egualitario.

Tutti abbiamo diritto di esprimere la nostra opinione. Ma un'opinione infondata, solo perché viene espressa, non risulta uguale ad una fondata .
Tutti abbiamo diritto a replicare in difesa della propria opinione. Come mai questo diritto viene negato (o accusato di elitismo e arroganza) quando ad esercitarlo è la persona esperta che dimostra con fatti documentati l'infondatezza della posizione altrui? 
Pare che su Twitter si confonda il diritto di replica con il valore della replica: e nel nome del "diritto" si faccia a pezzi qualsivoglia valore e merito, fondamento e argomento.

Alla fine, la sola soluzione sensata e produttiva è stato l'abbandono di quel social network: qualsiasi tentativo di sviluppare una argomentazione in quel luogo è risultato essere solo un circolo vizioso nella polemica inutile e nella pioggia di emotività, ed una perdita di tempo.
Il gioco non vale la candela.

27 luglio 2020

Halszkaraptor era un animale fossorio e scavatore?



Mi segnalano che online (in alcuni forum e social network) circola una ipotesi "alternativa" sull'ecologia di HalszkaraptorSecondo tale ipotesi, la sua anatomia peculiare sarebbe un adattamento per uno stile di vita scavatore e/o fossorio, col quale Halszkaraptor si sarebbe nutrito di piccoli animali nascosti dentro tane e cunicoli.
Secondo tale scenario, Halszkaraptor avrebbe acquisito un'ecologia simile a quella di certe lucertole e serpenti che vivono sotto terra e scavano cunicoli.

Qualsiasi ipotesi morfo-funzionale per dedurre l'ecologia di un animale deve basarsi sul supporto dato, per esempio, dall'esistenza di analoghi nel mondo biologico attuale. Altrimenti, risulta solamente un'idea del tutto speculativa e infondata.
Nel descrivere ed interpretare questo maniraptoro, io ho mostrato che Halszkaraptor si differenzia dagli altri paraviani per una serie di caratteristiche, le quali nelle specie moderne distinguono le forme semi-acquatiche da quelle terricole. Ho inoltre mostrato che, tra gli animali viventi oggi, il peculiare mix di caratteri di Halszkaraptor è condiviso con gli anatidi mergini, i quali sono animali piscivori e nuotatori. Tutte queste considerazioni e analogie tratte dalla biologia quindi concorrono a interpretare Halszkaraptor come un animale semi-acquatico. 

L'ipotesi "fossoria" è ugualmente robusta ed ha dalla sua parte delle prove valide?
Proviamo a ripetere il medesimo approccio col quale ho dedotto lo scenario semi-acquatico per testare se e quanto l'ipotesi fossoria sia compatibile con l'anatomia di Halszkaraptor.

Se confrontiamo gli animali di oggi con adattementi fossori con i loro parenti non-fossori, notiamo una serie di caratteri ricorrenti. Qualora anche Halszkataptor si differenzi dai suoi parenti maniraptori sulla base di analoghe specializzazioni, l'ipotesi fossoria sarebbe da considerare legittima:

Nelle specie fossorie:

1- Il cranio tende ad avere il muso corto e robusto, ed il numero dei denti si riduce. 
Questo NON accade in Halszkaraptor, il cui cranio è dotato di un muso affusolato con il maggior numero di denti premascellari di tutto Dinosauria.

2- Le orbite si riducono e si sviluppano protezioni ossee per proteggere gli occhi dal materiale del suolo che viene spostato durante lo scavo o può cadere dalle pareti del cunicolo.
Questo NON accade in Halszkaraptor, le cui orbite sono molto ampie e le cui ossa postorbitali e suborbitali (che formano il bordo dell'orbita) sono gracili, prive di qualsiasi protezione per gli occhi.

3- Il tetto del cranio si ispessisce e le ossa del neurocranio si fondono per proteggere il cervello da eventuali cedimenti dei cunicoli.
Questo NON accade in Halszkaraptor, il cui neurocranio è del tutto simile ai tipici paraviani.

4- Le ossa del collo e quelle del torace si irrobustiscono e spesso si fondono, per aumentare la resistenza della colonna vertebrale alle sollecitazioni derivanti dallo scavo.
Questo NON accade in Halszkaraptor.

5- Gli arti sono molto tozzi e robusti.
Questo NON accade in Halszkaraptor. L'arto anteriore è relativamente corto, ma non è certo tozzo come si osserva invece negli animali scavatori. La gamba ha le classiche proporzioni dei maniraptori.

6- Nell'arto anteriore, l'avambraccio sviluppa un processo olecranico enorme, su cui si inseriscono gli enormi muscoli estensori dell'avambraccio deputati al movimento di scavo.
Questo NON accade in Halszkaraptor.

7- Nella mano, le dita sono dotate di falangi corte e tozze che terminano in ungueali adatti allo scavo, ampi e bassi in sezione trasversale.
Questo NON accade in Halszkaraptor, le cui mani sono dotate di falangi gracili e gli ungueali sono appiattiti lateralmente, non dorsoventralmente, risultando quindi inadatti allo scavo.

8- Il piede sviluppa adattamenti per lo scavo, in particolare processi flessori prominenti e ungueali ampi e tozzi. 
Questo NON accade in Halszkaraptor.

In conclusione: NESSUNO degli adattamenti tipici degli animali fossori e scavatori è presente in Halszkaraptor. Quale che sia l'ecologia di Halszkaraptor, esso NON era adatto ad uno stile di vita scavatore e fossorio rispetto agli altri maniraptori, e non mostra alcun adattamento tipico degli animali che scavano o penetrano nei cunicoli per vivere o per nutrirsi. L'ipotesi quindi non ha alcun fondamento ed è da rigettare.

12 luglio 2020

Il Crocoduck esiste e conferma il legame evolutivo tra uccelli e coccodrilli!



Secondo la propaganda creazionista, se l'evoluzione fosse una teoria valida nel sostenere un legame genealogico tra uccelli e coccodrilli, allora dovremmo aspettarci di trovare animali "ibridi" con caratteristiche di ambo i gruppi. Inutile rimarcare che i dinosauri sono proprio quegli animali: come ho mostrato in innumerevoli post, il modello anatomico dinosauriano (mesozoico) è proprio un mix di caratteri coccodrilliani e aviani.
La retorica creazionista ha persino creato un fantomatico "crocoduck", animale ipotetico e caricaturale, che mescola elementi da anatide con quelli da coccodrillo, usato per ridicolizzare l'evoluzionismo. Ignoriamo per un attimo la complessità della teoria evoluzionistica (quella reale, non la caricatura dipinta dai creazionisti), e accettiamo la sfida lanciata dai creazionisti: se l'evoluzione è vera, allora deve esistere un animale con caratteristiche sia da coccodrillo che da anatra.
Apparentemente, il Creatore deve essere un fervente evoluzionista, dato che ha previsto le assurdità dei creazionisti ed ha messo al mondo il Crocoduck ben 75 milioni di anni prima che Kirk Cameron lo menzionasse: Halszkaraptor
A parte le battute, se l'esistenza di un animale imparentato sia con gli uccelli che con i coccodrilli e che presenta un mix di caratteristiche di entrambi i gruppi costituisse un sostegno all'evoluzionismo (come sostiene il noto ex-attore e fervente creazionista Kirk Cameron), allora Halszkaraptor è il perfetto Crocoduck a sostegno della teoria evoluzionistica!

10 luglio 2020

ll cervello di Sauron

Il frontale che forma l'olotipo di Sauroniops pachytholus conserva sulla sua superficie ventrale parte della traccia della cavità encefalica.
Usando le cavità encefaliche di Carcharodontosaurus e Giganotosaurus come riferimento, è possibile stimare la forma e dimensione dell'encefalo di Sauroniops.

Ricostruzione ipotetica della cavità encefalica di Sauroniops. Frontale di Sauroniops in vista mediale (grigio, da Cau et al. 2012), calco endocranico digitale di Giganotosaurus (rosso, da Paulina-Carabajal e Nieto 2020), outline del neurocranio di Carcharodontosaurus (blu, da Coria & Currie 2002) e silhouette di Carcharodontosaurus (modificata da illustrazione di M. Auditore).