19 settembre 2018

Ma il T-rex piumato è solo un pollo gigante!

"Sue fa colazione" - artwork (c) Andrea Cau

Verissimo.
Un pollo gigante.
Un pollo ipercarnivoro di 8 tonnellate.
Ed un morso con la forza sufficiente per sollevare un'automobile.

Il ventre dei theropodi – precisazioni


Tyrannosaurus è suscettibile sulle sue forme corporee... (disegno del vostro blogger)

Il mio precedente post ha generato varie discussioni online. Questo è positivo, perché stimola a valutare punti di vista alternativi e spinge a innovare nel campo – spesso un poco conservatore e a volte un pochino ottuso – della paleoarte.
Alcune critiche alla mia proposta meritano una serie di precisazioni.


1- I theropodi mesozoici non sono conformati tutti come gli uccelli moderni.
La regione pubica dei theropodi è molto variabile: ci sono forme con pube proiettato anteriormente, altre con pube verticale ed anche forme con pubi proiettati posteriormente. Ci sono forme con piede pubico e forme senza piede pubico. Insomma, non esiste una conformazione unica di bacino. Nessuno pretende che ogni theropode fosse fatto esattamente come gli uccelli moderni, che hanno il pube proiettato posteriormente, il femore orientato più orizzontalmente di molti altri taxa, e mancano di piede pubico. Ma infatti, quello non era nemmeno il senso del mio post! Io ho sottolineato che molte ricostruzioni della zona pubica presentano una eccessiva separazione tra coscia e pube, ed una eccessiva “anoressia” del ventre tra il pube e il femore, e che l'anatomia degli arcosauri viventi ci mostra una maggiore connessione muscolare e connettivale tra le ossa di quella area.
Questo significa che molte ricostruzioni omettono di includere elementi muscolo-connettivali che in vita sicuramente “riempivano” quella zona del corpo. L'evoluzione della zona pelvico-femorale lungo Theropoda è veramente complessa, ed il risultato è che una rigorosa forma di phylogenetic bracketing non è possibile.
Ad esempio, oggi né coccodrilli né uccelli hanno il piede pubico, quindi non esiste alcun riferimento vivente su come fosse conformato il tessuto molle nell'intorno di questo osso nei taxa con piede pubico.

2- La regione addominale non è solamente composta da muscoli appendicolari.
Quando si fa riferimento alla zona pubica, bisogna ricordare che essa non era solamente un'area di inserzione e passaggio di muscoli dell'arto posteriore. I visceri si estendevano anteriormente al pube, formando un ventre la cui ampiezza e conformazione è anche legata alla forma del pube. Paradossalmente, la “sindrome anoressica” che coinvolge le ricostruzioni dei muscoli colpisce anche i visceri, e così sembra quasi che i dinosauri non avessero un ventre, degli intestini e degli organi riproduttori. I dinosauri che vediamo ricostruiti hanno spesso delle meravigliose pancette scolpite, e nessuno pare avere un addome da animale reale.
Non abbiate paura a mettere un ventre molle e arrotondato davanti alle gambe del vostro dinosauro!

3- Le tracce di dinosauri seduti non intaccano la mia ricostruzione.
Alcuni critici alle mia ricostruzione hanno citato la traccia fossile di un theropode seduto risalente al Giurassico Inferiore, affermando che tale traccia mostrerebbe la callosità pubica ben distinta e non un ampio ventre e quindi smentirebbe la mia interpretazione. Ciò è errato: la traccia in questione mostra la callosità ischiatica, non quella pubica. Quindi, quella traccia è perfettamente coerente con la mia interpretazione (o meglio, probabilmente non ci dice nulla sulla forma del ventre): io ho evitato di parlare della zona ischiatica (che sta “dietro” la coscia), ma ho parlato della zona pubica (“davanti” la coscia).


Spero quindi che questo secondo post chiarisca i dubbi e i fraintendimenti sulle mie parole.

18 settembre 2018

Pollo rosa vs Pollo giallo


Guardate questa immagine.
Si tratta di due disegni che ho realizzato a partire dalle medesima fotografia di un pollo della varietà “nuda”. Uno dei disegni è una fedele copia delle forme originali, mentre l'altro è stato modificato.
Sapreste dire quale dei due è quello originale? Il rosa o il giallo?

17 settembre 2018

In the Formation, no dinosaur can hear you scream

Un meme che circola di recente tra i siti a tema paleontologico


I meme nerd a tema paleontologico possono essere divertenti e stimolare una discussione scientifica, ed io stesso ogni tanto ne produco qualcuno. A volte, però, un meme “scientifico” può veicolare più o meno consciamente un concetto errato, e quindi avere delle conseguenze negative sulla comunicazione dei temi da cui trae ispirazione.
Di recente, ho notato che circolano online alcuni meme che prendono in prestito alcune associazioni fossili provenienti da formazioni mesozoiche e li usano per fare una sorta di campionario di un “ecosistema estinto”.

Ad esempio, a leggere il meme qui sopra, si può cadere nell'errore di pensare che nel passato sia esistito un luogo chiamato “Formazione Yixian” e che in questo luogo avremmo incontrato gli animali che vedete illustrati.
Ciò è fondamentalmente sbagliato e molto fuorviante.

Nel Mesozoico non è esistito alcun luogo al quale possiamo dare il nome di “Formazione Yixian”. La Formazione Yixian, come ogni formazione geologica, è un insieme di strati rocciosi che noi rinveniamo oggi. Il nome "formazione" infatti è un termine geologico che si riferisce a complessi di stratificazioni esistenti nel presente, e che noi raggruppiamo in quanto accomunati da un insieme di caratteristiche litologiche riconoscibili e distintive. Il fatto che all'interno di una formazione di rocce sedimentarie si rinvengano dei fossili particolari non implica necessariamente che le specie fossili in questione vissero in un medesimo ambiente, né che siano eventualmente convissute assieme (o contemporaneamente)!

Inoltre, una formazione geologica non è un “luogo” nemmeno oggi, ma è un insieme di stratificazioni rocciose. Essa prende sovente il nome da una località in cui tale associazione di strati è stata definita o è meglio rappresentata, ma ciò non significa che quel luogo sia “la formazione” o che tale nome si estenda a tutto il territorio in cui quella associazione di strati può affiorare.

Infine, bisogna ricordare sempre che una stratificazione è un complesso geologico con una storia che non si limita né conclude al momento del passato in cui gli organismi i cui resti sono fossilizzati e inclusi in parte degli strati della formazione sono vissuti. La formazione è infatti un concetto geologico, relativo a corpi rocciosi, e questi ultimi hanno una genesi, sviluppo e storia distinta da quella delle faune fossili che possiamo rinvenire in quegli strati (qualora la formazione sia sedimentaria). Ad esempio, la Formazione Morrison, in cui rinvengono fossili famosi come Allosaurus e Diplodocus, esiste oggi, non esisteva nel periodo Giurassico: questi dinosauri non hanno mai camminato attraverso una "Formazione Morrison", perché la Formazione Morrison si sarebbe formata molti milioni di anni dopo la loro morte.

Sebbene ricostruzioni paleo-ambientali come questa hanno spesso come base scientifica le associazioni faunistiche che si rinvengono in una medesima formazione geologica, è errato ritenere o considerare queste illustrazioni una rappresentazione della formazione geologica da cui provengono i fossili. La formazione è una entità geologica del mondo presente, non è una entità biologica del passato. (C) Mark Hallett.


16 settembre 2018

Quante specie di dinosauro (mesozoico) sono state battezzate da italiani?


Post nazional-popolare.
La domanda può sembrare ovvia e di immediata risposta: due, Scipionyx samniticus e Tethyshadros insularis. Ma sarebbe una risposta sbagliata, perché parziale. Non ho chiesto quante specie di dinosauri italiani sono state battezzate, bensì quante specie sono state battezzate da italiani, ovvero, che hanno tra i loro autori degli italiani.

A memoria, mi pare che la lista sia questa (i nomi in grassetto sono gli italiani):

  1. Scipionyx samniticus Dal Sasso e Signore.
  2. Histriasaurus boscarolli Dalla Vecchia.
  3. Tethyshadros insularis Dalla Vecchia.
  4. Enantiophoenyx electrophila Cau e Arduini.
  5. Iguanacolossus fortis McDonald, Kirkland, DeBlieux, Madsen, Cavin, Milner e Panzarin.
  6. Hippodraco scutodens McDonald, Kirkland, DeBlieux, Madsen, Cavin, Milner e Panzarin.
  7. Sauroniops pachytholus Cau, Dalla Vecchia e Fabbri.
  8. Aurornis xui Godefroit, Cau, Hu, Escuillie, Wu e Dyke.
  9. Tataouinea hannibalis Fanti, Cau, Hassine e Contessi.
  10. Serikornis sungei Lefèvre, Cau, Cincotta, Hu, Chinsamy, Escuillié e Godefroit.
  11. Halszkaraptor escuilliei Cau, Beyrand, Voeten, Fernandez, Tafforeau, Stein, Barsbold, Tsogtbaatar, Currie e Godefroit.

Quindi, le specie di dinosauro mesozoico (co-)battezzate da italiani sono 11. La lista degli italiani in questione è di nove persone. Tutte le specie sono state istituite negli ultimi 20 anni. Di questi nove italiani, io ne conosco di persona sette, dato che sono amici o colleghi (o meglio, ne conosco otto, dato che una di quelle altre due persone sono io stesso...).
Siamo proprio una piccola banda di quattro gatti.

Se ho dimenticato qualche specie nella lista (e, di conseguenza, qualche altro nostro connazionale) datemi una mano coi commenti!

13 settembre 2018

La Leggenda di Oviraptoraptor

"Uh, ah, caspita... è così che si comincia"


Lu et al. (2018) descrivono i resti parziali e semiarticolari di un piccolo theropode dal Cretacico Superiore del Henan (Cina). La presenza di vertebre sacrali posteriori carenate, vertebre caudali proceliche, e l'estrema riduzione della parte prossimale del terzo metatarsale non lasciano dubbi sulla collocazione filogenetica dell'esemplare: è un alvarezsauride parvicursorino. La diagnosi dell'esemplare è piuttosto generica per un parvicursorino, dato che gli autori elencano caratteristiche che troviamo anche in altri alvarezsauridi. Nondimeno, essi istituiscono un nuovo taxon, Qiupanykus zhangi.

Associato ai resti scheletrici di Qiupanikus, adiacente alla serie di vertebre caudali, è un grosso frammento di guscio di uovo. Le dimensioni del frammento, e la texture della sua superficie esterna, suggeriscono che sia l'uovo di un grosso oviraptorosauro.

Gli autori discutono le possibili interpretazioni per l'associazione di un guscio di oviraptorosauro e parte dello scheletro di un alvarezsauro, e concludono che la più probabile spiegazione sia un comportamento alimentare. Ovvero, gli autori concludono che questo fossile documenti l'abitudine degli alvarezsauridi a predare le uova di altri dinosauri.


A parte l'ironia di vedere un uovo di oviraptorosauro (nome che significa “ladro di uova”) che viene rubato da altri dinosauri, la logica che tiene in piedi l'idea dell'alvarezsauro mangia-uova è veramente debole.


Chi segue questo blog dalle sue origini sa già dove voglio andare con questo post: nell'unica direzione saggia e sensata che un paleontologo deve sempre seguire quando ha un fossile tra le mani.

Direzione scavata dalla cara, insostituibile e sacrosanta mamma della paleontologia, la


TAFONOMIA


Purtroppo, non c'è traccia di analisi tafonomica in Lu et al. (2018), e questo rende molto debole qualsiasi argomentazione sulle cause della associazione tra le ossa e il frammento di guscio.


Gli autori elencano le possibili opzioni per spiegare questa associazione:


1- associazione puramente casuale,

2- l'uovo è stato deposto dall'alvarezsauro

3- l'alvarezsauro stava mangiando l'uovo



In assenza di prove a sostegno di una relazione causale uovo-ossa, l'ipotesi di partenza che dobbiamo seguire è la 1. Quella è la nostra “ipotesi nulla”, e solo prove positive possono portarci a preferire una delle altre opzioni.

Per motivi che non comprendo, gli autori invece vanno direttamente alla opzione 3, e pretendono di vedere in questo fossile qualcosa che nel fossile non è presente.Questo succede quando non si svolge una analisi tafonomica.

Cosa avrebbe portato la tafonomia del sito? A scremare con maggiore robustezza le opzioni disponibili, e a ricostruire con dettaglio la sequenza di eventi biologici, ambientali e geologici che hanno portato al fossile che abbiamo tra le mani.

Innanzitutto, l'analisi avrebbe dovuto stabilire il contesto ambientale e deposizionale.

In che sedimento sono i resti? Ovvero, in che condizioni fisiche è stato sepolto?

Inoltre, l'assenza della parte anteriore dello scheletro è un altro indizio fondamentale da includere nella tafonomia: nonostante gli autori descrivano alcune vertebre presacrali, dalla foto del fossile non vedo alcun elemento scheletrico anteriore al bacino. Quali fattori rimuovo la parte anteriore di uno scheletro? Fattori precedenti o successivi il seppellimento?

Il grado di articolazione delle ossa. Sebbene parzialmente disarticolate, le ossa mantengono le disposizioni originali nello scheletro (le caudali sono allineate, gli arti sono posizionati simmetricamente e con le ossa in sequenza prossimo-distale). Quali fattori permettono la conservazione delle relazioni tra le ossa? Quali invece le distruggono?

Il frammento di guscio di uovo, in che condizioni è preservato? Mostra erosione della superficie o dei margini? Il lato esposto come è disposto rispetto alle ossa? Dove sono gli altri resti dell'uovo?

Faccio notare che il guscio è esposto con la superficie esterna, e che una delle vertebre caudali appare in parte coperta dal frammento. Questa disposizione mi fa sospettare che il frammento sia stato depositato sopra il corpo dopo che questo ultimo era già in posizione di morte, e che quindi sia stato trasportato al pari dei sedimenti che hanno ricoperto la carcassa. Ciò smentirebbe l'idea di una relazione in vita tra dinosauro e uovo.

Purtroppo, in assenza di alcuna analisi sedimentologica e tafonomica, qualsiasi speculazione è del tutto gratuita. Non ci sono motivi per sostenere che il frammento e le ossa siano associati per cause precedenti il seppellimento, e pertanto l'unica opzione plausibile è che l'associazione sia casuale.

Non sto dicendo che un alvarezsauro non possa mai nutrirsi (anche?) di uova, ma l'aver trovato un frammento di guscio accanto ad uno scheletro non comporta automaticamente una relazione trofica.

I fossili non sono fotografie dirette della vita degli organismi estinti, e quindi non è sufficiente avere una associazione fossile per dedurre una associazione in vita.

Per quanto pregevole ed accattivante possa essere l'illustrazione di paleoarte che associate al vostro articolo, se non portate una analisi tafonomica a supporto della vostra ipotesi, essa va ad aggiungersi alla lunga lista delle favole paleontologiche.


Bibliografia:


Lu et al. (2018) A new alvarezsaurid dinosaur from the Late Cretaceous Qiupa Formation of Luanchuan, Henan Province, central China. China Geology 1:28-35.

10 settembre 2018

Come ti abbatto il sauropode



Tra i vertebrati, Homo sapiens è il più efficiente assassino esistente (ed esistito).
La sua complessa socialità e l'armamento tecnologico che ha saputo realizzare, lo hanno reso praticamente invincibile fin dal Pleistocene superiore.
La sconcertante facilità, unita alla quasi totale assenza di rischio, con cui un moderno Homo sapiens di nemmeno 100 kg può abbattere numerosi elefanti di varie tonnellate, standosene seduto a distanza e premendo il grilletto di un fucile di grosso calibro, non lascia molte speranza alla megafauna residua esistente oggi.
Forse perché per noi ominidi tecnologici è relativamente facile abbattere qualsiasi grande animale, abbiamo dimenticato che, in natura, le dimensioni sono uno dei principali mezzi di difesa contro la predazione.
L'evoluzione dei più grandi animali di terraferma vissuti sulla Terra, i sauropodi, ha generato numerosi dibattiti sulle cause del loro gigantismo. Ne ho parlato in passato.
Qui, diamo per scontato che i sauropodi adulti sono giganteschi (con specie che si aggirano sulle 40-70 tonnellate, dieci volte un grosso elefante), e ci chiediamo se sia possibile abbatterli.

07 settembre 2018

Prendere un "caffè" con orgasmo


Mio caro blog Theropoda, è da mesi che ti trascuro.
Recentemente, un lettore "storico" del blog mi ha contattato per avere notizie sul destino del blog. Il motivo principale della mia latitanza da Theropoda è un mix di pigrizia e mancanza di occasioni. Sto invecchiando anche io, e dopo dieci anni di blogging, nell'era dei social network, ammetto che l'atto dello scrivere sul blog, che tanto mi appassionava nei miei "enta", viene meno negli "anta".
Nondimeno, il blog non è morto, è solamente letargico.
Questo post è un tentativo di riprendere lo slancio creativo, ispirato dalle solite analogie idiote che il mio cervello di paleontologo evoluzionista produce.

Ad ispirare il post, è la notizia che una grande catena di "caffè"* americano sta per inaugurare a Milano, qui in Italia, quello che viene pubblicizzato come il loro più bel punto vendita.

*le virgolette per rimarcare che per un italiano, quello "americano" non è vero caffè, ma solo un grosso beverone Il Caffé è una cosa ben diversa.

Mi sono domandato come mai proprio in Italia questa catena americana senta il bisogno di aprire un punto vendita "speciale", che sia "il più bello al mondo".
La spiegazione che propongo è un pretesto per parlare dell'evoluzione di una delle più strane strutture esistenti in natura: l'orgasmo.

Oh mio, dio... qui si entra in un terreno molto pericoloso! Ma non siamo in fascia protetta? Mettete a nanna i bimbi!
Tranquilli, io qui mi limito a fare un discorso evoluzionistico, ed anche molto banale, rispetto a ben più articolate discussioni sulla origine biologica del comportamento sessuale. 
Nessun dettaglio sconcio. (Ecco, ho appena perso 3/4 dei lettori...)

Partiamo da una domanda molto idiota: per quanto denaro sareste disposti a toccare un animale selvatico? L'animale può mordere e graffiare, può essere infestato da parassiti e agenti patogeni, insomma, non sto parlando del coniglietto paffutello tutto lavato che trovate al negozio di animali, parlo di una bestia selvatica a caso, come può essere un roditore del deserto o un alligatore. Indipendentemente dall'animale in questione, è molto probabile che tutti chiedano una discreta somma di denaro, tanto più alta tanto più rischioso è l'atto di toccare l'animale.

Ora, immaginate quanto alta sia la ricompensa che potete pretendere se vi fosse chiesto di infilare una mano dentro la bocca dell'animale. Nessuno è così pazzo da farlo gratis.
Bene, penso siamo tutti concordi che l'atto di toccare un animale selvatico sia un azione che ha un prezzo piuttosto alto, e che non sia in alcun modo vantaggioso farlo "a gratis". E che tale "prezzo" sarà tanto più alto tanto più ravvicinato e prolungato sarà il contatto chiesto con l'animale.

In Natura, ogni comportamento ha una base programmata geneticamente, più o meno direttamente e più o meno dettagliatamente. Negli animali con un sistema nervoso molto semplice, il comportamento è relativamente semplice ed in larga parte determinato geneticamente. In animali con sistemi nervosi più complessi, il comportamento ha sempre una base genetica, ma essa coesiste con una serie intricata di strutture anatomiche e fisiologiche che seguono regole proprie non linearmente riconducibili al programma genetico. Questo perché un animale non è solamente un armadio montabile svedese la cui forma e struttura è leggibile direttamente dal foglio di istruzioni, ma è un complesso sistema auto-assemblante che diverge progressivamente dal proprio programma genetico mano a mano che cresce. Un animale con sistema nervoso complesso quindi si comporta anche a prescindere dal proprio programma genetico: esso può quindi agire anche in funzione di esigenze "personali" che non sono legate direttamente alle esigenze "genetiche" (prodotto dell'evoluzione e dell'adattamento).

Ritorniamo all'ipotetica somma di denaro richiesta per toccare un animale selvatico. Quale sarebbe il suo equivalente naturale? Ovvero, che ricompensa possiamo dare ad un animale, che non ha certo bisogno del denaro (e nemmeno ne concepisce il concetto) per fargli fare qualcosa di tanto repellente quanto il toccare un altro animale a caso?
Se la ricompensa è "codificata" nel suo genoma, e l'animale ha un sistema nervoso semplice, probabilmente lo farà gratis e senza essere spinto a farlo. Ma se questo comportamento fosse per lui "innaturale", non "prescritto" nel suo genoma, allora come fare, senza forzarlo e senza usare mezzi violenti? Una possibile soluzione potrebbe essere di "indorare la pillola", abbellendo e rendendo "piacevole" qualcosa che altrimenti sarebbe ripugnante e repellente.

Tuttavia, "piacevole" è un concetto molto complesso e sofisticato, che difficilmente è processabile da un sistema nervoso semplice. Esso richiede una tale gamma di livelli auto-referenti che difficilmente penso che sia concepibile per organismi privi di elaborati sistemi nervosi centrali.
In breve, per "indorare la pillola" di qualcosa, occorre che il paziente abbia un cervello abbastanza sofisticato per riconoscere la patina dorata come tale, e per sentire tale patina come un valore aggiunto.

Traducendo questo discorso in modo meccanicistico: se la repulsione per un'azione deve essere superata, occorre generare una attrazione più forte della repulsione. Ergo, tanto più repellente è un comportamento da vincere, tanto più potente deve essere l'effetto attrattivo della patina dorata che nasconde la fonte della repulsione.

E qui arriviamo al sesso negli animali con sistema nervoso complesso, come noi. Si tratta di un atto fisiologico dettato da contingenze evolutive: la riproduzione sessuale richiede che due invidivui combinino i loro gameti (le cellule riproduttive). Fintanto che un animale vive in acqua, la faccenda è relativamente semplice, perché puoi liberare i gameti in acqua al pari di quasiasi prodotto di scarto, e lasciare che le cellule in acqua si combinino per i fatti loro. Un tetrapode - e a maggior ragione un amniota - non ha questo lusso, perché fuori dall'acqua queste cellule muoiono rapidamente e non sono in grado di combinarsi. La soluzione adattativa fu la fecondazione interna, ovvero, uno dei due partner letteralmente inserisce i propri gameti dentro il corpo dell'altro, nella zona dove sono prodotti i gameti altrui. Qui, i gameti si combineranno e si svilupperanno.
In pratica, la fecondazione interna, imposta dallo stile di vita subaereo, è la condizione ipotetica che ha aperto questo post, con l'aggravante che, per contingenze date dall'essere discendenti di pesci che liberavano i gameti al pari di rifiuti, questa funzione deve essere svolta utilizzando come organi e ambienti di lavoro gli apparati escretori dei due animali!

Mio dio... è disgustoso!

Il sesso dei vertebrati terrestri è, detta senza giri di parole, l'atto di unire gli apparati escretori di due animali. In termini igienico-sanitari, si tratta di una dell'azioni più pericolose esistenti in Natura. Insomma, ti viene chiesto non solo di toccare un altro animale, ma di toccare il suo apparato escretore... e di toccarlo in profondità usando il tuo apparato escretore! E dimenticatevi saponi intimi, detergenti, bidet (per chi lo usa) e tutte le belle comodità del Homo sapiens tardo-olocenico: per il 99,9999% della storia della vita, il sesso è stato un contatto tra apparati escretori in condizioni "nature", ovvero, organi che regolarmente eliminano gli scarti del metabolismo, e che sono ricettacolo di popolazioni di agenti patogeni. Nessuno si stupisca se le malattie veneree sono tra le più grandi conquiste e paradisi dei virus e batteri.

Vedete bene che, vista in questi termini (che poi, sono i soli termini in cui lavora l'evoluzione che produce corpi e comportamenti), l'atto sessuale sia estremamente ripugnante, pericoloso e portatore di svantaggi. Ma è il solo modo con cui un vertebrato terrestre può riprodursi. Chi correrebbe il rischio di ammalarsi nel fare qualcosa che, a conti fatti, non porta alcun beneficio a chi lo compie?
Come uscire dal paradosso?

Torniamo quindi alla domanda iniziale: per quanto denaro farestre entrare in contatto il vostro apparato urogenitale con quello di un altro animale? Che, tradotto in termini biologici, quanta "patina dorata" dobbiamo usare per ricoprire questo atto fisicamente disgustoso, pericoloso e patogeno per renderlo sufficientemente attraente (e quindi sperare di continuare a riprodurci)?

Molta patina, tantissima. Bisogna indorare tutto così tanto da impedire che il cervello ci faccia scappare via. Bisogna fare sì che il cervello non solo non sia ripugnato, ma persino attratto dall'atto. Dobbiamo renderlo così straordinariamente attraente, da vincere qualsiasi naturale ripulsione per un atto così poco appatibile. In breve, dobbiamo drogare il cervello.
Benvenuto al piacere, nelle sue varianti orgasmo (acuto) e amore (cronico)!
In breve, l'orgasmo e l'amore sono i soli modi per "pagare" il cervello con qualcosa abbastanza potente da vincere la saggia idea di evitare di far combaciare i propri organi escretori con quelli di un altro animale.

Ora, posso tornare alla notizia della catena di "caffè" americano che sta aprendo una sede super-mega-sciccosa in Italia.

Sapete che in Italia, il caffè è un sacramento. Se volete sperare di vendere con successo uno schifo di beverone americano in Italia, dovete indorare molto bene la pillola. Dovete renderla luccicosa e piacevolmente attraente, dovete fare in modo che entrando nel vostro locale l'italiano non pensi alla m***a che sta per bere, ma sia inebriato dalla bellezza della patina che circonda la m***a che sta per bere. 
In breve, per prendere un "caffé" occorre un orgasmo.



16 giugno 2018

Pensieri, parole, opere e omissioni su Billy World 3

Io (nel letto) e la trama di Billy World 3 (a sinistra)

Come al solito, se non hai ancora visto Billy World 2 e non vuoi essere contaminato dagli spoiler, non proseguire nella lettura.

09 giugno 2018

Recensione di “Billy World (2) – Il Clade di Margarina” [aka Jurassic World The Fallen Kingdom: full of spoilers!]


Battuta solo per intenditori



ATTENZIONE: TANTISSIMO SPOILER!

ROBA CHE SE LO LEGGI DOPO DOVRANNO FARTI UNA TRASFUSIONE DI SANGUE!

NON LEGGERE SE NON HAI ANCORA VISTO IL FILM.

Lo hai già visto? No? Bene, allora sei pronto a prendere vagonate di spoiler.

Se sei arrivato fino a qua io non mi assumo la responsabilità delle conseguenze, presumo che tu abbia già visto Billy World 2, quindi concludo che tu sia grande e nel pieno delle tue facoltà mentali per continuare la lettura.

[Che poi a me questa paranoia di dover avvisare il lettore sulla presenza di spoiler fa anche un po' ridere, e quindi la rimarco apposta]

Oh, ma sei ancora qui? Guarda che poi non si torna più indietro! Sei come Dante sulla soglia dell'Inferno! 

28 maggio 2018

Hulsanpes reloaded: Halszkaraptorinae, more than just Halszkaraptor

Ricostruzione in vivo degli olotipi di Halszkaraptor escuilliei, Hulsanpes perlei e Mahakala omnogovae.

Esattamente due anni fa, scrissi un post sullo stato delle conoscenze relative a Hulsanpes perlei.
Il post era un sibillino antipasto dello studio, pubblicato lo scorso dicembre, che introduce Halszkaraptor e gli Halszkaraptorinae, di cui Hulsanpes è risultato membro e primo esemplare scoperto.

A seguito di quello studio, contattai Daniel Madzia, col quale ho pubblicato recentemente uno studio sulla tassonomia dei mosasauri, e che sta svolgendo il dottorato presso l'Accademia delle Scienze Polacca, per proporgli di revisionare assieme Hulsanpes, il cui unico esemplare è conservato a Varsavia.
Lo studio che ridescrive l'unico esemplare di questo theropode è pubblicato oggi (Cau e Madzia, 2018).
In particolare, descriviamo per la prima volta il frammento del cranio di Hulsanpes, che risulta essere parte della parete della scatola cranica a ridosso del cervelletto e del labirinto dell'orecchio interno.

Nel nostro studio, identifichiamo alcuni adattamenti cursori nei metatarsi di Hulsanpes e Mahakala, assenti in Halszkaraptor. In entrambi, è presente una mensola mediale del terzo metatarsale, che si sovrappone distalmente al secondo metarsale: questo carattere ha la funzione di rafforzare il contatto tra i due metatarsali, ed è presenti in molti taxa di coelurosauri con adattamenti cursori. L'altro carattere, esclusivo di Hulsanpes tra i dromaeosauridi, è l'ampia sovrapposizione dell'intera parte distale del terzo metatarsale rispetto al secondo: questo carattere si osserva anche nei troodontidi con arctometatarso. Sebbene limitata alle ossa metatarsali, le uniche note in tutti e tre i taxa, questa differenzazione morfologica suggerisce delle distinte specializzazioni dentro Halszkaraptorinae, tra forme più anfibie (Halszkaraptor) e forme più cursorie (Hulsanpes e Mahakala). Vedremo se e come questa ipotesi sarà confermata da futuri ritrovamenti. 

Prima che qualcuno fraintenda e semplifichi, queste differenze non implicano che Halszkaraptor fosse solo acquatico ed incapace di correre, né che gli altri due fossero esclusivamente terricoli e incapaci di nuotare. La Natura non è mai così rigida. Per quanto meno conservato, Mahakala presenta alcuni degli adattamenti acquatici di Halszkaraptor, quindi le differenze a livello di metatarso devono solamente essere intese come diversi gradi lungo un "gradiente terricolo-anfibio", in un clade di animali adattati sia alla vita in acqua che alla vita terricola.

Ringrazio Daniel per la collaborazione e Francesco Delrio che ha realizzato questa ricostruzione dei tre esemplari noti di Halszkaraptorinae.

Bibliografia:
Cau A., Madzia D. 2018. Redescription and affinities of Hulsanpes perlei (Dinosauria, Theropoda) from the Upper Cretaceous of Mongolia. PeerJ 6:e4868; DOI 10.7717/peerj.4868

25 maggio 2018

Jurassic Party

Oggi ho avuto una simpatica chiacchierata a Rai Radio3 Scienza, a proposito di Jurassic Park e del suo impatto sulla visione popolare dei dinosauri, a 25 anni dall'uscita del film.
Potete ascoltare la puntata qui.

19 aprile 2018

Billy World Due - Il Trailer (Rutto) Finale

Il momento terribile in cui realizzi che Thomas Huxley ha messo all'asta un mezzo ornithoscelide...

Dunque, se non siete dei fan fanatici adoratori integralisti nessuno-tocchi-Trevorrow, forse non saprete che ieri è uscito il trailer finale di Billy World 2.
Mi domando chi sia il genio del sadomaso che decide di imbastire un trailer come quello visto ieri. A meno di colossali depistaggi (che dubito, bisogna essere veramente dei paranoici contorti per aggrapparsi all'idea che il trailer ci stia portando fuori strada), questo trailer di 2 minuti ci sbatte sul grugno l'intero dannato film! A questo punto, sinceramente, con che animo andare a vederlo, se sappiamo come si svolgeranno i fatti? 
Mi togliete l'unico senso capace di muovermi verso il cinematografo!

FERMATI: IL RESTO ODORA DI SPOILERISSIMO!

Dal trailer infatti si evince l'intera trama nella sua linearità: scopriamo che la protagonista dai capelli rossi viene indotta dal nuovo ricco di turno (al quale è andata in gestione la fabbrica dei dinosauri) perché vada a salvare i dinosauri che vivono ancora sull'isola del precedente film. Nella parte finale del salvataggio scopriamo che il salvataggio stesso è tutta una messa in scena organizzata per “rapire” i dinosauri. Si scopre che infatti c'è una macchinazione di loschi figuri assetati di soldi che vogliono portare i dinosauri sul continente per... guadagnare mettendo all'asta le bestie (non sto scherzando).


Fermi tutti!

Riassumiamo: I buoni vanno sull'isola per salvare i dinosauri, i cattivi catturano i dinosauri e li portano sul continente.

Ma è la trama de Il Mondo Perduto (Jurassic Park 2)!
Ma santo mesozoico ladro! Ma veramente questa è la trama? Ma chi è che viene pagato per scrivere una brutta copia del seguito di Jurassic Park?

Ah, no, fermi, c'è dell'altro.
L'Indorutto.

No, non l'Indominkius di due anni fa. Ora c'è la versione ridotta dell'Indominkius: l'Indorutto. Parrebbe essere una sorta di salamandra bipede polidattila con denti da pesce abissale e gli arti disarticolabili. Scommettiamo che è un ibrido tra l'Indominkius e il Raptor? Ma non era già l'Indominkius un ibrido contenente DNA di Raptor? Quindi, l'Indorutto è un 2/3 Raptor e 1/3 salamandra, uomo, pesce abissale e impepata di cozze.

Ovviamente, per uccidere l'Indorutto ci vorrà il nostro salamandra-Raptor Blue (che io odio quasi quanto odiavo l'Indominkius).
Come se non fosse già un cazzotto nello stomaco il sentire una salamandra di gomma col nome “Velociraptor”, ora abbiamo la salamandra di gomma addomesticata che fa da cagnolino da guardia al protagonista.

A questo punto, prevedo incassi colossali: film piatto e prevedibile, fan-service a livelli pornografici e sopratutto esplosioni, bava e morti inutili. Se non fosse che si parla di dinosauri, sarebbe anche interessante...

Dopo la lettura di questo post, prevediamo eserciti di fan che si lamenteranno senza averne alcun diritto...

05 aprile 2018

Posture stereotipate o stereotipi posturali?



Siamo immersi nelle iconografie paleontologiche. E spesso, dimentichiamo che ogni singolo dettaglio di quelle ricostruzioni è frutto della mente dell'uomo. Nessuno scheletro di dinosauro conserva la postura in vita dell'animale, pertanto, qualsiasi immagine di dinosauro che noi vediamo è sempre una rappresentazione di come qualche essere umano si immagina fossero i dinosauri.
Curiosamente, certe rappresentazioni sono più diffuse e proposte di altre, spesso in modo del tutto acritico. Come un canone della moda, che diventa “ovvio”, allo stesso modo, i dinosauri rappresentati sono ristretti a una limitata serie di canoni, i quali si perpetuano per moda e copiatura piuttosto che a seguito di una riflessione critica.
Ad esempio, il classico theropode che cammina è rappresentato come esteso in orizzontale dalla punta del muso alla punta della coda, e le braccia più o meno penzolanti in avanti. Fate un caso alle illustrazioni di dinosauri, e vedrete che la maggioranza delle rappresentazioni mostra questa postura indistintamente in tutti i theropodi. Ovviamente, come negli animali odierni, anche i dinosauri avevano posture stereotipate per determinati comportamenti, ma ha senso pensare che la postura stereotipata durante la camminata fosse la medesima in TUTTI (o quasi) i theropodi? Ed anche se fosse la medesima in tutti, abbiamo motivo per dire che sia proprio quella classica che vediamo nella maggioranza delle iconografie?
Ho motivi per sostenere che quella particolare postura così diffusa nella paleoarte non abbia alcun motivo per essere “canonica”. Innanzitutto, perché i theropodi hanno una grande variabilità nella forma e proporzioni della testa, nella forma e dimensione del collo, nella forma e sviluppo dei processi muscolari del collo, del torace e della coda, e nella forma, proporzione e articolazione degli arti anteriori. E tale diversità si deve esprimere in una diversità posturale. Animali con teste allungate tendono ad avere posture della testa diverse da animali con teste corte. Animali con colli affusolati hanno posture diverse da animali con colli tozzi. Animali con code corte hanno posture diverse da animali con code lunghe. Animali con arti anteriori allungati hanno posture delle braccia diverse da animali con braccia ridotte.
Entrando nei dettagli, se un animale come uno spinosauride o un abelisauride ha processi per i muscoli epiassiali di collo e dorso molto sviluppati, avrà una muscolatura del collo altrettanto sviluppata. Perché dovrebbe assumere la medesima postura di un ornithomimide o di un halszkaraptorino? I tetanuri basali hanno vertebre cervicali opistoceliche, sicuramente più mobili delle cervicali anfipiatte dei coelurosauri. Ha senso rappresentare tutti i loro colli con la medesima postura? No. Inoltre, siccome i theropodi sono bipedi obbligati, è plausibile che in vita assumessero posture che massimizzavano lo scarico del peso a livello delle gambe: pertanto, è plausibile che in condizioni “neutrali” un theropode a passeggio tenesse il collo esteso (quindi, orientato semi-eretto) e la testa flessa (quindi, orientata verso il basso), per ridurre al minimo lo sbilanciamento in avanti del peso corporeo rispetto al baricentro a livello del bacino.
Infine, la maggioranza dei theropodi non-paraviani ha il glenoide scapolare (l'articolazione della spalla) che è orientato posteroventralmente, ovvero, esattamente nella direzione opposta alla postura che viene illustrata normalmente per le braccia di questi animali. Perciò, ha molto più senso che in condizioni di “passeggio” le braccia fossero proiettate posteriormente, adiacenti al torace: non a caso, anche questa postura minimizza lo sbilanciamento del baricentro.

Ne consegue che l'iconografia “standard” dei theropodi a passeggio (collo proteso in avanti, testa proiettata in avanti, braccia penzolanti in avanti) è sicuramente sbagliata per la maggioranza degli animali ai quali è associata. Se non altro, perché, come ho appena scritto, non ha senso attribuire la medesima postura ad animali che differiscono in tutti i dettagli che costituiscono tale postura.

27 marzo 2018

Anthropocene World - Fallen Feathers

Per vedere dinosauri senza piume modificati dall'uomo, non dovete aspettare giugno...

26 marzo 2018

Fate sempre attenzione al campionamento!

Le analisi filogenetiche computazionali non sono la panacea di tutti i mali. Nondimeno, esse hanno un pregio che non potrete mai trovare nelle ipotesi evoluzionistiche "fatte a mano": ogni singolo passaggio della vostra ipotesi è replicabile in modo rigoroso.
Un programma per ricostruire la filogenesi è solo un algoritmo che macina numeri espressi in forma matriciale. Come tutti i programmi "bruti", esso è un mero esecutore di istruzioni. Ciò significa che se i dati di partenza sono falsati, errati o incompleti, il vostro programma vi produrrà una precisa ed accurata elaborazione di dati falsati, errati o incompleti. E se analizzerete ogni singolo passaggio dell'analisi, vedrete che essa è ben formata. Peccato che, in quel caso, sono i dati di partenza ad avere dei problemi.
La morale di questa storia è che ogni volta che viene pubblicato un nuovo cladogramma filogenetico, a voi non dovrà interessare tanto (o soltanto) il risultato, ma dovrete domandarvi quali dati sono stati usati per produrlo.
Ovviamente, andare a scandagliare tutti i caratteri e tutte le codifiche relative a ciascun taxon è un lavoraccio lento e laborioso, e non tutti hanno le possibilità e competenze per farlo. Ma c'è un controllo molto più immediato che potete sempre fare: controllare quali taxa siano stati usati. Ovvero, il più immediato e significativo fattore che incide sul risultato (non importa se plausibile o no) è il campionamento tassonomico, ovvero, l'insieme dei taxa utilizzati nell'analisi.
L'esempio qui sotto mostra come il campionamento tassonomico può incidere in modo significativo sul risultato di un'analisi.
La lista dei caratteri è praticamente identica a quella usata per l'articolo su Halszkaraptor, ma in questo caso il campionamento tassonomico è più limitato, usa Sinosauropteryx come radice e si concentra sui paraviani più problematici.
Notare che i troodonti si distribuiscono in varie parti dell'albero, e che - risultato molto interessante - gli oviraptorosauri risultano aviali basali legati agli scansoriopterygidi.



Quanto è plausibile questa topologia? Dato che quando includo tutti i taxa (dieci volte quelli usati in questa analisi), la zona paraviana non ha questa forma, c'è da essere scettici sulla robustezza di questo scanario.


Meditate la prossima volta che vedrete articoli che pubblicano risultati "rivoluzionari".

25 marzo 2018

Anomalipes (ai piedi di Gigantoraptor)

Femore, tibia e fibula di Anomalipes (da Yu et al. 2018)

Yu et al. (2018) descrivono i resti frammentari di un theropode di dimensioni medio-piccole dal Cretacico Superiore del Shandong. I resti includono buona parte di femore e tibia, metà fibula, un terzo metatarsale completo ed alcune falangi del piede, e sono riferibili ad un oviraptorosauro per il mix di caratteri (tra cui, la presenza nel femore del trocantere posteriore, la riduzione del quarto trocantere, e la presenza del trocantere accessorio). Gli autori notano una serie di caratteri inusuali condivisi con Gigantoraptor, ed istituiscono Anomalipes zhaoi.
Anche Megamatrice avvalora la collocazione di Anomalipes tra i caenagnathidi.  La possibile relazione stretta con Gigantoraptor è intrigante, dato che implicherebbe un clade di caenagnathidi cinesi. Gli autori esplorano l'evoluzione delle dimensioni corporee negli oviraptorosauri, sebbene non sia chiaro come fattori ontogenetici possano distorcere il risultato della loro analisi. Ad esempio, sebbene Anomalipes è stimato attorno ai 50 kg, non è chiaro se l'esemplare sia pienamente maturo. Dato che il sister-taxon di Anomalipes in quella analisi è Gigantoraptor (la cui massa è stimata oltre le 3 tonnellate), determinare se l'unico esemplare di Anomalipes sia adulto o no è fondamentale per quantificare l'entità dell'aumento dimensionale dagli oviraptorosauri ancestrali al più grande di tutti i pennaraptori.

Bibliografia:
Yilun Yu, Kebai Wang, Shuqing Chen, Corwin Sullivan, Shuo Wang, Peiye Wang, Xing Xu (2018) A new caenagnathid dinosaur from the Upper Cretaceous Wangshi Group of Shandong, China, with comments on size variation among oviraptorosaurs. Scientific Reports 8: 5030. doi:10.1038/s41598-018-23252-2

23 marzo 2018

Arkansaurus è (finalmente) ufficiale (ed io non ho cambiato idea)!

10 anni fa, scrissi un post su un esemplare frammentario di piede di theropode dal Cretacico Superiore del Arkansas. Da decenni, l'esemplare era noto con il nome ufficioso di "Arkansaurus". In questi giorni, l'esemplare è stato descritto nel dettaglio ed il nome ufficializzato (Hunt and Quinn, 2018).

La mia analisi di Arkansaurus di 10 anni fa conferma le conclusioni del nuovo studio (o le ha ispirate?), collocandolo nella parte basale di Ornithomimosauria. Paradossalmente, la versione più recente di Megamatrice invece non conferma tale posizione, mentre avvalora la mia cautela di allora nel considerare Arkansaurus come un Coelurosauria incertae sedis.

Bibliografia:
Hunt, R. & Quinn, J.H. (2018). A new ornithomimosaur from the Early Cretaceous Trinity Group of Arkansas. Journal of Vertebrate Paleontology. 38: 1. doi:10.1080/02724634.2017.1421209.



22 marzo 2018

The Megaraptoran Battle: Tratayenia rimette la palla al centro (ed assist a Bahariasauridae)

(c) Emiliano Troco

Porfiri et al. (2018) descrivono un nuovo grande theropode dalla Formazione Bajo de la Carpa (Santoniano) della Patagonia, ed istituiscono Tratayenia rosalesi.
Questo nuovo theropode consiste di una serie vertebrale (dorsali posteriori e sacrali) quasi completa, più alcuni frammenti del bacino. Le vertebre mostrano una serie di laminazioni e pneumatizzazioni uniche, che supportano l'istituzione di un nuovo taxon. Porfiri et al. (2018) riferiscono Tratayenia a Megaraptora, clade che essi collocano nella parte basale di Coelurosauria, come alternative alle due ipotesi attualmente più dibattute per i megaraptoriani: se siano membri di Carcharodontosauria o di Tyrannosauroidea. Inoltre, gli autori suggeriscono uno scenario che anche Megamatrice avvalora da qualche tempo (ovvero, dopo la pubblicazione di Gualicho e Aoniraptor), ovvero che i Bahariasauridi (compreso Deltadromeus) siano membri di Megaraptora.
Purtroppo, Tratayenia non aggiunge molti dettagli per risolvere questa complessa questione filogenetica, e come gli stessi autori ammettono, solo una ampia analisi di Theropoda che campioni a larga scala potrà – forse – dare una collocazione robusta a questi taxa.

Bibliografia:
Porfiri, J.D., Juárez Valieri, Rubé.D., Santos, D.D.D., Lamanna, M.C., A. 2018. new megaraptoran theropod dinosaur from the Upper Cretaceous Bajo de la Carpa Formation of northwestern Patagonia, Cretaceous Research doi: 10.1016/j.cretres.2018.03.014.