19 aprile 2018

Billy World Due - Il Trailer (Rutto) Finale

Il momento terribile in cui realizzi che Thomas Huxley ha messo all'asta un mezzo ornithoscelide...

Dunque, se non siete dei fan fanatici adoratori integralisti nessuno-tocchi-Trevorrow, forse non saprete che ieri è uscito il trailer finale di Billy World 2.
Mi domando chi sia il genio del sadomaso che decide di imbastire un trailer come quello visto ieri. A meno di colossali depistaggi (che dubito, bisogna essere veramente dei paranoici contorti per aggrapparsi all'idea che il trailer ci stia portando fuori strada), questo trailer di 2 minuti ci sbatte sul grugno l'intero dannato film! A questo punto, sinceramente, con che animo andare a vederlo, se sappiamo come si svolgeranno i fatti? 
Mi togliete l'unico senso capace di muovermi verso il cinematografo!

FERMATI: IL RESTO ODORA DI SPOILERISSIMO!

Dal trailer infatti si evince l'intera trama nella sua linearità: scopriamo che la protagonista dai capelli rossi viene indotta dal nuovo ricco di turno (al quale è andata in gestione la fabbrica dei dinosauri) perché vada a salvare i dinosauri che vivono ancora sull'isola del precedente film. Nella parte finale del salvataggio scopriamo che il salvataggio stesso è tutta una messa in scena organizzata per “rapire” i dinosauri. Si scopre che infatti c'è una macchinazione di loschi figuri assetati di soldi che vogliono portare i dinosauri sul continente per... guadagnare mettendo all'asta le bestie (non sto scherzando).


Fermi tutti!

Riassumiamo: I buoni vanno sull'isola per salvare i dinosauri, i cattivi catturano i dinosauri e li portano sul continente.

Ma è la trama de Il Mondo Perduto (Jurassic Park 2)!
Ma santo mesozoico ladro! Ma veramente questa è la trama? Ma chi è che viene pagato per scrivere una brutta copia del seguito di Jurassic Park?

Ah, no, fermi, c'è dell'altro.
L'Indorutto.

No, non l'Indominkius di due anni fa. Ora c'è la versione ridotta dell'Indominkius: l'Indorutto. Parrebbe essere una sorta di salamandra bipede polidattila con denti da pesce abissale e gli arti disarticolabili. Scommettiamo che è un ibrido tra l'Indominkius e il Raptor? Ma non era già l'Indominkius un ibrido contenente DNA di Raptor? Quindi, l'Indorutto è un 2/3 Raptor e 1/3 salamandra, uomo, pesce abissale e impepata di cozze.

Ovviamente, per uccidere l'Indorutto ci vorrà il nostro salamandra-Raptor Blue (che io odio quasi quanto odiavo l'Indominkius).
Come se non fosse già un cazzotto nello stomaco il sentire una salamandra di gomma col nome “Velociraptor”, ora abbiamo la salamandra di gomma addomesticata che fa da cagnolino da guardia al protagonista.

A questo punto, prevedo incassi colossali: film piatto e prevedibile, fan-service a livelli pornografici e sopratutto esplosioni, bava e morti inutili. Se non fosse che si parla di dinosauri, sarebbe anche interessante...

Dopo la lettura di questo post, prevediamo eserciti di fan che si lamenteranno senza averne alcun diritto...

05 aprile 2018

Posture stereotipate o stereotipi posturali?



Siamo immersi nelle iconografie paleontologiche. E spesso, dimentichiamo che ogni singolo dettaglio di quelle ricostruzioni è frutto della mente dell'uomo. Nessuno scheletro di dinosauro conserva la postura in vita dell'animale, pertanto, qualsiasi immagine di dinosauro che noi vediamo è sempre una rappresentazione di come qualche essere umano si immagina fossero i dinosauri.
Curiosamente, certe rappresentazioni sono più diffuse e proposte di altre, spesso in modo del tutto acritico. Come un canone della moda, che diventa “ovvio”, allo stesso modo, i dinosauri rappresentati sono ristretti a una limitata serie di canoni, i quali si perpetuano per moda e copiatura piuttosto che a seguito di una riflessione critica.
Ad esempio, il classico theropode che cammina è rappresentato come esteso in orizzontale dalla punta del muso alla punta della coda, e le braccia più o meno penzolanti in avanti. Fate un caso alle illustrazioni di dinosauri, e vedrete che la maggioranza delle rappresentazioni mostra questa postura indistintamente in tutti i theropodi. Ovviamente, come negli animali odierni, anche i dinosauri avevano posture stereotipate per determinati comportamenti, ma ha senso pensare che la postura stereotipata durante la camminata fosse la medesima in TUTTI (o quasi) i theropodi? Ed anche se fosse la medesima in tutti, abbiamo motivo per dire che sia proprio quella classica che vediamo nella maggioranza delle iconografie?
Ho motivi per sostenere che quella particolare postura così diffusa nella paleoarte non abbia alcun motivo per essere “canonica”. Innanzitutto, perché i theropodi hanno una grande variabilità nella forma e proporzioni della testa, nella forma e dimensione del collo, nella forma e sviluppo dei processi muscolari del collo, del torace e della coda, e nella forma, proporzione e articolazione degli arti anteriori. E tale diversità si deve esprimere in una diversità posturale. Animali con teste allungate tendono ad avere posture della testa diverse da animali con teste corte. Animali con colli affusolati hanno posture diverse da animali con colli tozzi. Animali con code corte hanno posture diverse da animali con code lunghe. Animali con arti anteriori allungati hanno posture delle braccia diverse da animali con braccia ridotte.
Entrando nei dettagli, se un animale come uno spinosauride o un abelisauride ha processi per i muscoli epiassiali di collo e dorso molto sviluppati, avrà una muscolatura del collo altrettanto sviluppata. Perché dovrebbe assumere la medesima postura di un ornithomimide o di un halszkaraptorino? I tetanuri basali hanno vertebre cervicali opistoceliche, sicuramente più mobili delle cervicali anfipiatte dei coelurosauri. Ha senso rappresentare tutti i loro colli con la medesima postura? No. Inoltre, siccome i theropodi sono bipedi obbligati, è plausibile che in vita assumessero posture che massimizzavano lo scarico del peso a livello delle gambe: pertanto, è plausibile che in condizioni “neutrali” un theropode a passeggio tenesse il collo esteso (quindi, orientato semi-eretto) e la testa flessa (quindi, orientata verso il basso), per ridurre al minimo lo sbilanciamento in avanti del peso corporeo rispetto al baricentro a livello del bacino.
Infine, la maggioranza dei theropodi non-paraviani ha il glenoide scapolare (l'articolazione della spalla) che è orientato posteroventralmente, ovvero, esattamente nella direzione opposta alla postura che viene illustrata normalmente per le braccia di questi animali. Perciò, ha molto più senso che in condizioni di “passeggio” le braccia fossero proiettate posteriormente, adiacenti al torace: non a caso, anche questa postura minimizza lo sbilanciamento del baricentro.

Ne consegue che l'iconografia “standard” dei theropodi a passeggio (collo proteso in avanti, testa proiettata in avanti, braccia penzolanti in avanti) è sicuramente sbagliata per la maggioranza degli animali ai quali è associata. Se non altro, perché, come ho appena scritto, non ha senso attribuire la medesima postura ad animali che differiscono in tutti i dettagli che costituiscono tale postura.

27 marzo 2018

Anthropocene World - Fallen Feathers

Per vedere dinosauri senza piume modificati dall'uomo, non dovete aspettare giugno...

26 marzo 2018

Fate sempre attenzione al campionamento!

Le analisi filogenetiche computazionali non sono la panacea di tutti i mali. Nondimeno, esse hanno un pregio che non potrete mai trovare nelle ipotesi evoluzionistiche "fatte a mano": ogni singolo passaggio della vostra ipotesi è replicabile in modo rigoroso.
Un programma per ricostruire la filogenesi è solo un algoritmo che macina numeri espressi in forma matriciale. Come tutti i programmi "bruti", esso è un mero esecutore di istruzioni. Ciò significa che se i dati di partenza sono falsati, errati o incompleti, il vostro programma vi produrrà una precisa ed accurata elaborazione di dati falsati, errati o incompleti. E se analizzerete ogni singolo passaggio dell'analisi, vedrete che essa è ben formata. Peccato che, in quel caso, sono i dati di partenza ad avere dei problemi.
La morale di questa storia è che ogni volta che viene pubblicato un nuovo cladogramma filogenetico, a voi non dovrà interessare tanto (o soltanto) il risultato, ma dovrete domandarvi quali dati sono stati usati per produrlo.
Ovviamente, andare a scandagliare tutti i caratteri e tutte le codifiche relative a ciascun taxon è un lavoraccio lento e laborioso, e non tutti hanno le possibilità e competenze per farlo. Ma c'è un controllo molto più immediato che potete sempre fare: controllare quali taxa siano stati usati. Ovvero, il più immediato e significativo fattore che incide sul risultato (non importa se plausibile o no) è il campionamento tassonomico, ovvero, l'insieme dei taxa utilizzati nell'analisi.
L'esempio qui sotto mostra come il campionamento tassonomico può incidere in modo significativo sul risultato di un'analisi.
La lista dei caratteri è praticamente identica a quella usata per l'articolo su Halszkaraptor, ma in questo caso il campionamento tassonomico è più limitato, usa Sinosauropteryx come radice e si concentra sui paraviani più problematici.
Notare che i troodonti si distribuiscono in varie parti dell'albero, e che - risultato molto interessante - gli oviraptorosauri risultano aviali basali legati agli scansoriopterygidi.



Quanto è plausibile questa topologia? Dato che quando includo tutti i taxa (dieci volte quelli usati in questa analisi), la zona paraviana non ha questa forma, c'è da essere scettici sulla robustezza di questo scanario.


Meditate la prossima volta che vedrete articoli che pubblicano risultati "rivoluzionari".

25 marzo 2018

Anomalipes (ai piedi di Gigantoraptor)

Femore, tibia e fibula di Anomalipes (da Yu et al. 2018)

Yu et al. (2018) descrivono i resti frammentari di un theropode di dimensioni medio-piccole dal Cretacico Superiore del Shandong. I resti includono buona parte di femore e tibia, metà fibula, un terzo metatarsale completo ed alcune falangi del piede, e sono riferibili ad un oviraptorosauro per il mix di caratteri (tra cui, la presenza nel femore del trocantere posteriore, la riduzione del quarto trocantere, e la presenza del trocantere accessorio). Gli autori notano una serie di caratteri inusuali condivisi con Gigantoraptor, ed istituiscono Anomalipes zhaoi.
Anche Megamatrice avvalora la collocazione di Anomalipes tra i caenagnathidi.  La possibile relazione stretta con Gigantoraptor è intrigante, dato che implicherebbe un clade di caenagnathidi cinesi. Gli autori esplorano l'evoluzione delle dimensioni corporee negli oviraptorosauri, sebbene non sia chiaro come fattori ontogenetici possano distorcere il risultato della loro analisi. Ad esempio, sebbene Anomalipes è stimato attorno ai 50 kg, non è chiaro se l'esemplare sia pienamente maturo. Dato che il sister-taxon di Anomalipes in quella analisi è Gigantoraptor (la cui massa è stimata oltre le 3 tonnellate), determinare se l'unico esemplare di Anomalipes sia adulto o no è fondamentale per quantificare l'entità dell'aumento dimensionale dagli oviraptorosauri ancestrali al più grande di tutti i pennaraptori.

Bibliografia:
Yilun Yu, Kebai Wang, Shuqing Chen, Corwin Sullivan, Shuo Wang, Peiye Wang, Xing Xu (2018) A new caenagnathid dinosaur from the Upper Cretaceous Wangshi Group of Shandong, China, with comments on size variation among oviraptorosaurs. Scientific Reports 8: 5030. doi:10.1038/s41598-018-23252-2

23 marzo 2018

Arkansaurus è (finalmente) ufficiale (ed io non ho cambiato idea)!

10 anni fa, scrissi un post su un esemplare frammentario di piede di theropode dal Cretacico Superiore del Arkansas. Da decenni, l'esemplare era noto con il nome ufficioso di "Arkansaurus". In questi giorni, l'esemplare è stato descritto nel dettaglio ed il nome ufficializzato (Hunt and Quinn, 2018).

La mia analisi di Arkansaurus di 10 anni fa conferma le conclusioni del nuovo studio (o le ha ispirate?), collocandolo nella parte basale di Ornithomimosauria. Paradossalmente, la versione più recente di Megamatrice invece non conferma tale posizione, mentre avvalora la mia cautela di allora nel considerare Arkansaurus come un Coelurosauria incertae sedis.

Bibliografia:
Hunt, R. & Quinn, J.H. (2018). A new ornithomimosaur from the Early Cretaceous Trinity Group of Arkansas. Journal of Vertebrate Paleontology. 38: 1. doi:10.1080/02724634.2017.1421209.



22 marzo 2018

The Megaraptoran Battle: Tratayenia rimette la palla al centro (ed assist a Bahariasauridae)

(c) Emiliano Troco

Porfiri et al. (2018) descrivono un nuovo grande theropode dalla Formazione Bajo de la Carpa (Santoniano) della Patagonia, ed istituiscono Tratayenia rosalesi.
Questo nuovo theropode consiste di una serie vertebrale (dorsali posteriori e sacrali) quasi completa, più alcuni frammenti del bacino. Le vertebre mostrano una serie di laminazioni e pneumatizzazioni uniche, che supportano l'istituzione di un nuovo taxon. Porfiri et al. (2018) riferiscono Tratayenia a Megaraptora, clade che essi collocano nella parte basale di Coelurosauria, come alternative alle due ipotesi attualmente più dibattute per i megaraptoriani: se siano membri di Carcharodontosauria o di Tyrannosauroidea. Inoltre, gli autori suggeriscono uno scenario che anche Megamatrice avvalora da qualche tempo (ovvero, dopo la pubblicazione di Gualicho e Aoniraptor), ovvero che i Bahariasauridi (compreso Deltadromeus) siano membri di Megaraptora.
Purtroppo, Tratayenia non aggiunge molti dettagli per risolvere questa complessa questione filogenetica, e come gli stessi autori ammettono, solo una ampia analisi di Theropoda che campioni a larga scala potrà – forse – dare una collocazione robusta a questi taxa.

Bibliografia:
Porfiri, J.D., Juárez Valieri, Rubé.D., Santos, D.D.D., Lamanna, M.C., A. 2018. new megaraptoran theropod dinosaur from the Upper Cretaceous Bajo de la Carpa Formation of northwestern Patagonia, Cretaceous Research doi: 10.1016/j.cretres.2018.03.014.