(Rough) Translator

11 giugno 2026

LA RIVOLUZIONE PIUMATA - Theropoda (nuova edizione)

 


A sei anni dalla pubblicazione dei primi due volumi de La Rivoluzione Piumata (entrambi dedicati all'evoluzione di Theropoda), ho pensato di aggiornare entrambi alla luce delle numerose scoperte e studi usciti in questi anni, e di accorparli in un singolo volume da alcuni giorni disponibile in formato cartaceo o Kindle su Amazon.

I primi due volumi pertanto non sono più disponibili in commercio.

La copertina mostra l'olotipo del dromaeosauridae Daurlong wangi.

04 giugno 2026

SPINOSAURUS - La nuova scoperta sui dinosauri


Vi segnalo questo evento pubblico, il prossimo 27 Giugno a Teramo, dove parleremo della nostra recente ricerca sulla paleobiologia di Spinosaurus.

Non potete mancare! 

03 giugno 2026

Elena di Troia è un dinosauro scientificamente accurato

"L'uomo ricco d'astuzie raccontami, o Musa, che a lungo

errò dopo ch'ebbe distrutto la rocca sacra di Troia;

di molti uomini le città vide e conobbe la mente,

molti dolori patì in cuore sul mare,

lottando per la sua vita e pel ritorno dei suoi."

(traduzione italiana di Rosa Calzecchi Onesti dell'incipit de "L'Odissea" di Omero)



Bellezze barbariche (a sinistra, un'europs, a destra, un'aetiops)


Per anni, ho scritto post nei quali distinguevo tra rappresentazione scientifica dei dinosauri e rappresentazione artistica dei dinosauri, tra ricostruzione scientifica dei dinosauri ed "emanazione pop" dei dinosauri.

Pertanto, sono sufficientemente qualificato per parlare di donne di colore che interpretano personaggi della mitologia greca.

"Cosa?" direte voi, "Non ne hai alcuna qualifica!". "Non sei un esperto di miti greci, non sei un esperto di cinema, non sai nemmeno come si scrive il nome dell'attrice in questione".

Esatto, non ne so niente... proprio come il 99.9% di quelli che ne parlano online. Per questo dedicherò un post a questo tema.

Non sono uno studioso di etimologia, quindi probabilmente sto per scrivere una valanga di scemenze. Ma la valanga, corretta o no che sia dal punto di vista delle fonti, è motivata da scelte retoriche (qui inteso nell'accezione originale latina).

Se non erro, le parole "Europa" ed "Etiopia" sono di derivazione greca. La parola composta "Europa", da "eur-ops", indicherebbe una persona con faccia larga, oppure con occhi larghi. L'Europa quindi potrebbe essere la terra degli "Europs", la terra delle persone con faccia larga, oppure la terra delle persone con occhi larghi. La parola composta "Etiopia" indicherebbe invece la terra degli "Aetiops", ovvero, le genti con la faccia bruciata (dal sole), ovvero genti dalla pelle scura. In entrambi i casi, con queste parole i greci indicavano genti diverse da loro, genti non-greche, popoli stranieri, i barbari. Per i greci, gli europs e gli etiops, i "faccia larga" ed i "faccia bruciata", sono stranieri che vivono fuori dal mondo greco, popoli con attributi fisici diversi da noi. Stranieri, quindi "alieni", perché non somigliano al nostro bel viso canonico (io sono nato in Magna Grecia, quindi posso fingere di vantare ascendenze greche, ovviamente da qualche filosofo, tipo Parmenide).

Come mai questi popoli sono stati battezzati dai greci in base a dettagli estetici del viso? Che i greci fossero fissati con dettagli esteriori degli esseri umani e manifestassero una certa xenofobia e diffidenza verso chi non ha la faccia proprio come la loro è probabilmente una regola generale di Homo sapiens, che noi popoli occidentali moderni abbiamo ereditato e raffinato fino ad oggi sotto varie declinazioni, specialmente commerciali. I concorsi di bellezza, le paranoie estetiche, il culto del make up, sono tutte evoluzioni dell'idea che ci siano visi belli, visi giusti, visi canonici, e poi ci siano quelli che non hanno la faccia giusta, che va aggiustata anche solo con qualche striscia di colore, o qualche colpo di bisturi.

L'attenzione per i dettagli superficiali è sì innata, ma è anche una costruzione culturale. Se ti insegnano a prestare attenzione a certi dettagli, e ti abituano a dare loro un forte significato e importanza, il tuo cervello diventa sottile ed acuto nel cogliere anche le più minime differenze di forma, colore, proporzione. Ad esempio, io sono in grado di distinguere un terzo metatarsale di Caenagnathidae rispetto allo stesso osso di un Troodontidae. Colgo la lieve curvatura del margine mediale della superficie estensoria che distalmente differenzia in modo palese un troodontide da un cenagnatide. Non lo vedete? Non preoccupatevi, non tutti sono capaci di notarlo al primo sguardo, perché quasi nessuno ha dedicato decenni della propria vita a studiare le sottili differenze morfologiche tra le ossa dei dinosauri carnivori. Se la morfologia di Theropoda fosse materia obbligatoria fin dalle elementari, questa mia idiosincrasia professionale sarebbe una banale ovvietà di tutti i giorni. Come nel caso dei nomi greci dati ai popoli barbari, la morfologia è uno strumento di distinzione genealogica, un criterio per classificare. Poi, questa classificazione può essere usata in vari modi.

Non giriamoci intorno fingendo di non sapere come stanno le cose: gli esseri umani sono intrinsecamente razzisti e xenofobi. Constatare non implica giustificare. La xenofobia non è qualcosa di cui andare fieri, ma nemmeno qualcosa da ignorare e nei confronti della quale fingerci ingenui e verginelli. Il rispetto per la diversità va insegnato ed appreso, perché d'istinto noi siamo diffidenti verso chi non mostra attributi "canonici" con la norma dentro la quale siamo stati allevati.

Noi guardiamo con diffidenza il tizio palesemente straniero che passa per strada, così come io ero guardato con diffidenza quando camminavo per strada in una cittadina dell'Africa. Ognuno è straniero a casa degli altri. Tutti dobbiamo imparare a non aver paura della diversità, o perlomeno, dovremmo imparare a riconoscere il nostro istinto xenofobo quando si manifesta. Riconoscerlo e gestirlo.

In questi giorni, sta montando molto l'ennesima polemicuccia di Internet intorno a dettagli microscopici che evidentemente sono pagliuzze affilate dentro gli occhi di persone con qualche nervo scoperto. Persone che, non giriamoci troppo intorno, sono xenofobi anche se negano che il loro comportamento sia mosso da razzismo (si può essere xenofobi senza essere razzisti? Almeno etimologicamente, sì). Sto parlando della "polemica" palesemente razzista contro la scelta artistica del regista Christopher Nolan di ingaggiare una attrice di origine keniota per la parte di Elena di Troia nel suo prossimo film intitolato "L' Odissea".



Ma come? Una negra per interpretare la donna più bella del mondo?



Sì, ho scritto proprio "negra", perché la frase qui sopra non è il mio pensiero, ma la trascrizione letterale di quello che passa per la testa dei tanti che stanno criticando la libertà creativa di un artista. Tanti razzisti che però non hanno il coraggio di palesarsi tali, e si arrampicano sugli specchi di una presunta "fedeltà al testo originale" o ad una ancor più ridicola argomentazione di "accuratezza storica" per boicottare il coinvolgimento dell'attrice diversamente greca.



La questione è articolata su vari livelli. In primis, "l'accuratezza" a cosa farebbe riferimento? Dove sta scritto che il film di Nolan abbia come intento quello di rappresentare fatti storicamente documentati risalenti a qualche migliaio di anni fa? L'Odissea di Omero è un'opera letteraria, non un trattato di storia. Ma anche nel caso che la Guerra di Troia che ispirò l'inizio dell'Odissea sia realmente avvenuta, l'Odissea di Omero resta comunque un'opera di finzione risalente ad oltre duemila anni fa. Non è mai esistita nella realtà storica una signora Elena ex di Menelao ora sposa di Paride. Ma anche volendo sostenere che l'Elena concepita da Omero fosse stata una donna greca dato che Omero raccontava un mito greco, perché mai un regista del 2026 dovrebbe restare vincolato ad un testo così antico? Non è forse l'arte la capacità di trasfigurare la realtà? Lo stesso Omero trasfigurò la "vera" guerra di Troia per creare il mito, e ora Nolan prova a trasfigurare l'Odissea di Omero per creare il suo film. Dove sta il problema?



[Qui apro una piccola parentesi: ma poi, siamo davvero così sicuri che l'Ulisse di cui ci parlerà Nolan sia proprio l'Ulisse di Omero? E se fosse un altro Ulisse? Ad esempo, la butto lì, se fosse l'Ulisse di James Joyce?]



Siccome tutto online è ridotto a meme, sta circolando un'immagine che confronta l'attrice keniota (Lupita Nyong'o, l'Elena di Nolan) con un'attrice tedesca (Diane Kruger) che interpretò Elena in una film di una ventina di anni fa (film atroce da tutti i punti di vista, che vidi al cinema con un amico). Il film di venti anni fa era storicamente e filologicamente accurato tanto quanto Jurassic World è un trattato sulla biomeccanica dei muscoli della gamba in Tyrannosaurus, eppure nessuno sollevò alcun sopracciglio nei confronti della biondissima Elena dalla faccia palesemente tedesca.



Immaginate un greco antico che veda i due film, come reagirebbe? Non possiamo saperlo, ma forse possiamo immaginarlo.

Dal punto di vista di un greco antico duro e puro, etimologicamente xenofobo, l'Elena di Nolan è una Aetiops, una donna dalla terra delle facce bruciate, non è greca. Al tempo stesso, sempre dal punto di vista del nostro greco antico duro e puro, etimologicamente xenofobo, l'Elena del film di venti anni fa è una Europs, una donna dalla terra della facce larghe. Non vorrete dirmi che per i greci antichi una donna tedesca fosse meno aliena di una donna africana? Se lo sostenete, è perché avete la certezza - non giustificata - di applicare i vostri attuali criteri di discriminazione razziale a persone vissute migliaia di anni fa e inserite in una cultura diversa dalla vostra. Noi oggi consideriamo i greci degli europei, mai i greci antichi non si ritenevano degli europs. Gli europs erano stranieri, barbari, alieni. Forse che essere di pelle nera è più alieno di avere gli occhi azzurri? Io non sono così sicuro che nella grecia antica fosse così frequente incontrare donne bionde e con occhi chiari, se non, forse, al mercato delle schiave barbare.



In realtà, a me del colore di occhi, pelle, e capelli, forma del naso, altezza degli zigomi ed etnia delle attrici, interessa ben poco. E mi interessa anche meno ricostruire i canoni estetici dei greci antichi. Tutti questi sono pretesti per camuffare il proprio razzismo in un'era, come la nostra, in cui per fortuna il razzismo è considerato un pregiudizio negativo. Sono pretesti perché continuo a pensare che la libertà creativa di un regista non sia vincolata a concetti sfuggenti e arbitrari come la fedeltà storiografica ad un'opera letteraria. Soprattutto quando il fantomatico film non è nemmeno uscito nelle sale, quindi non si capisce proprio contro cosa si sta montando la polemica! Ripeto, non giriamoci intorno troppo: questo psicodramma online è una palese eiaculazione precoce di razzismo frustrato, seminata (letteralmente) da orde di livorosi che hanno sparato a zero contro un'opera che non hanno ancora visto!

Il problema non è che un regista ingaggi una donna "non-greca" per interpretare un personaggio della mitologia greca. Nessuno vi obbliga ad andare al cinema se il film non vi aggrada (per caso, sono andato a vedere "Mutan-dino" nell'ultimo film del Franchise Jurassico? Ovviamente, no). Il problema è che siete razzisti e non avete gli attributi per dichiararlo apertamente. Vi piace fare i razzisti, vi piace creare polemiche razziste, alimentare l'odio xenofobo online, ma non sopportate che siate identificati come tali.

Siete solo degli ipocriti.

02 giugno 2026

I am too old for this s*it

Avvertenza: se tu lettore che stai per leggere questo post hai meno di 45 anni di età, fermati. Questo post non è per te. Questo post non ti fa bene, nuoce alla tua salute mentale, può compromettere la tua stabilità emotiva. Smetti di leggerlo. Chiudi questa pagina.

Io ti ho avvisato.

Quando ero ragazzino, a cavallo degli anni 80 e 90, un genere cinematografico molto in voga prodotto da Hollywood era il Buddy Cop Movie, il film d'azione con mix di commedia avente come protagonista una coppia di poliziotti molto male assortita. I Buddy Cop Movie hanno tutti la stessa struttura: narrano le vicende di due poliziotti molto diversi tra loro come indole, carattere, stile ed aspetto, i quali inizialmente non vanno d'accordo tra loro, anzi, quasi sempre si detestano e sono costretti a collaborare perché vincolati agli ordini del loro superiore, ma poi, a mano a mano che la storia procede, tra loro nasce la bro-mance, diventano super-amici amicissimi, e così unendo le forze e le loro nature antitetiche, sgominano il potente cattivo di turno (boss mafioso, ambasciatore razzista con immunità diplomatica, governatore corrotto, miliardario megalomane, quello che vi pare, basta che sia cattivo, arrogante e molto potente) e tutti i suoi scagnozzi (che vengono ammazzati in modo assurdo e senza ritegno per la logica, la fisica, il buon gusto, nella migliore tradizione dei film d'azione di quel periodo).

Il genere funziona benissimo, specialmente per spettatori maschi, perché quasi tutti noi portatori di cromosoma Y abbiamo un super-amico che è l'opposto fisico e mentale di noi. E per decenni ci domandiamo perché siamo amici con un tizio che non ha nulla in comune con noi... ed è proprio questo il motivo per cui siamo così amici, perché siamo uno l'opposto dell'altro.

Ci immedesimiamo subito nella distorta chimica delle buddy couples, nel cameratismo testosteronico oggi tanto demonizzato, ma che lega istintivamente due Homo sapiens maschi apparentemente antitetici creando un legame tanto solido quanto stupido, che mette a disagio le fidanzate (ma non le mogli, che anzi apprezzano qualcuno capace di tollerare i loro consorti quanto loro), perché è così che noi uomini diventiamo amici tra di noi, trovando naturale insultarci pesantemente per esprimere il nostro reciproco affetto.

I protagonisti dei Buddy Cop Movie sono due sbirri molto diversi tra loro. Generalmente, uno è pazzo, anticonformista, irrazionale e dal look informale, mentre l'altro è saggio, conformista, razionale e dal look molto formale. Spesso, nei film di produzione USA, uno dei due è bianco e l'altro è nero, oppure sono uno biondo ed uno moro, oppure sono uno di famiglia ricca ed uno di origine proletaria. Insomma, devono essere uno l'opposto dell'altro.

Ad esempio, una delle coppie più prolifiche di questo sottogenere di film è la coppia Mel Gibson e Danny Glover del franchise di Arma Letale. Dei due, Danny Glover interpretava quello più anziano, serio e, come diremmo oggi, "boomer" dei due, contrapposto al giovane pazzo irrazionale interpretato da Gibson. Frase tipica del personaggio di Glover, alla fine di ogni situazione borderline, era:


"Sono troppo vecchio per queste stronzate" [I am too old for this shit]


Bene, finalmente, sono arrivato ad avere l'età per sentire dentro di me il bisogno di dire continuamente:




Quando ero più giovane, se usciva qualche film o documentario dedicato ai dinosauri, pubblicavo dei post in cui spiegavo al lettore perché il tal film mostrava una rappresentazione distorta dei dinosauri, perché quel documentario non era affatto un documentario bensì solo una fiction che scimmiottava Jurassic Park perpetrando un canone deciso a tavolino, perché ormai da trenta anni l'immaginario popolare mondiale intorno ai dinosauri fosse stato compresso, atrofizzato e incanalato dentro la piccola cornice concettuale che sorregge il franchise spielberghiano, a sua volta un distillato minimalista e sempliciotto delle istanze più radicali del "Rinascimento dei Dinosauri".

Ho anche scritto un libro per spiegare nel dettaglio perché oggi l'immaginario popolare sui dinosauri si sia ridotto ad una piccola pozza stagnante di cose già viste, già dette, già vecchie.


Ora, finalmente, tutto questo mi passa sopra. Perché:




Esce l'ennesima "dino-fiction" che tutti chiamano impropriamente "documentario"?




Esce l'ennesimo film di Hollywood con dinomostri copiati sui "Jurassicparkosauri" che si comportano sempre al solito modo, dentro trame che ripetono continuamente il medesimo canovaccio trito e ri-trito?




Online si scatenano i commenti, le reaction, i dibattiti per interpretate questo o quel fotogramma estratto dal trailer appena uscito, fotogramma che forse dimostra che nel film c'è Elaphrosaurus, o forse è Tanycolagreus, o forse è Stokesosaurus... quando in realtà è sempre il solito "raptor" copiato da Jurassic Park, perché i giovani non hanno ancora capito che a Hollywood non importa a nessuno che voi siete dei dinomaniaci, perché quelli che finanziano e sviluppano quel genere di prodotti non sanno neanche la differenza tra allosauro e T-rex?




Che età meravigliosa quella in cui sono entrato!

22 maggio 2026

Spinosaurus paleobiology - more than just the aquatic debate: AVIAN-LIKE SALT GLANDS IN SPINOSAURUS!



Vi segnalo il mio nuovo articolo appena pubblicato su Historical Biology, realizzato in collaborazione con Neil Gostling, Mauro Lacerda, Mario Falasca e Alex Paterna.

In questo articolo, identifichiamo le tracce della ghiandola del sale nel cranio di Spinosaurus, in una posizione differente da quella generalmente identificata nei dinosauri mesozoici, ma equivalente a quella occupata in molti uccelli moderni e nelle iguane marine, ovvero non nel muso bensì sopra gli occhi. L'articolo discute le implicazioni ecologiche ed evoluzionistiche di questa scoperta.

Se siete lettori di lingua italiana, ho anche realizzato un episodio del podcast dedicato a questo studio.


12 maggio 2026

Il vostro blogger a "Il Gomitolo Atomico"

 


Vi segnalo la mia partecipazione al podcast "Il Gomitolo Atomico" di Massimo Polidoro.

Abbiamo parlato di paleontologia, dinosauri e del mio ultimo libro, "Il Dilemma dei Dinosauri".

Buona visione!

03 maggio 2026

La durata dei viaggi nel tempo profondo


 Il tempo geologico, il Tempo Profondo, è un concetto relativamente recente. Alla civiltà occidentale sono stati necessari secoli di scoperte e di riflessioni per realizzare che la storia della Terra fosse molto più vasta di quanto raccontato dai testi biblici.

Capacitarsi della vastità del tempo geologico non è semplice. Una cosa è snocciolare numeri e cifre relative ai milioni di anni, un altra è "sentire" la dimensione di tale vastità. Il problema fondamentale è che i tempi geologici vanno troppo al di là della nostra percezione quotidiana, e quindi restano più dei concetti astratti che delle effettive ponderazioni consapevoli.

In ambito divulgativo, sono stati introdotti vari espedienti per dare al lettore una seppur blanda consepevolezza delle scale temporali. Ad esempio, molto popolare è la metafora dell'Anno Cosmico, ovvero la contrazione dell'intera storia della Terra dentro un singolo anno. Per quanto popolare, questo espediente non mi ha mai soddisfatto. Il motivo è che la contrazione di quattro miliardi di anni in un singolo anno riduce di fatto tutte le durate di tempo a noi familiari di ben quattro miliardi di volte, ovvero, le annulla e le rende impercettibili. Di conseguenza, anche se apprezziamo che i dinosauri vivono solamente a fine Dicembre, la durata della storia umana diventa un battito di ciglio e quindi perde di qualunque consistenza. La vita di un essere umano non è praticamente rilevabile, e ciò rende difficile rapportare la nostra esistenza dentro lo schema dell'Anno Cosmico.

Qui, propongo un espediente differente, che ha il pregio di contrarre una durata di tempo a noi familiare, l'anno solare, ad una scala di tempo a noi familiare, il secondo. Come si rapportano le scale temporali con questo fattore di contrazione? Immaginiamo di avere a disposizione una Macchina del Tempo che viaggia nel passato ad una "velocità temporale" fissa di 1 anno al secondo. Quanto durerebbe un viaggio nel passato per arrivare fino all'epoca di Tyrannosaurus (66 milioni di anni fa)?

La Macchina del Tempo impiegherebbe poco più di un minuto per portarvi indietro alla Seconda Guerra Mondiale, quasi quattro minuti per portarvi da Napoleone Bonaparte fresco di incoronazione imperiale, quasi due ore di viaggio per portarvi al tempo delle costruzione della Grande Piramide di Cheope, quasi cinque ore per portarvi al momento in cui le grotte di Lascaux venivano ricoperte di pitture paleolitiche. 

Cinque ore per arrivare al Paleolitico Superiore vi pare molto? Beh, il viaggio nella "preistoria" è appena iniziato! Se volete arrivare al tempo di Lucy, il celebre australopiteco, dovrete viaggiare senza sosta per più di un mese... Soffermiamoci un attimo su questi tempi: appena una manciata di ore per entrare nell'età della pietra, mentre poi occorrono varie settimane per arrivare al tempo degli ominidi precendenti il genere Homo

Ma abbiate pazienza, il viaggio per arrivare ai dinosauri non è neanche iniziato: per arrivare alla fine del Mesozoico e poter finalmente godere della vista di un Tyrannosaurus, dovrete viaggiare per ben 2 anni interi! E se voleste attraversare l'intera era dei dinosauri dovreste viaggiare in tutto per più di 7 anni!

Questa è la scala dei tempi geologici.

06 aprile 2026

La Nutella in orbita attorno alla Luna

 

Screenshot del momento storico (tratto dalla diretta NASA).


Stavo guardando la diretta della missione Orion, e 3 minuti e 52 secondi prima di raggiungere il record storico di andare oltre la distanza massima dalla Terra mai raggiunta dalla specie umana, ecco che l'astronauta Christina Koch fa uscire - penso inavvertitamente - un barattolo di Nutella che stava "nella stiva", il quale inizia a fluttuare dentro la capsula Orion.

Non è un fotomontaggio: l'ho visto in diretta!

Ho salvato il momento per la Storia. 

04 aprile 2026

The Ro Podcast - L' evoluzione della nazionale di calcio italiana

 

Gli azzurri campioni del mondo 2006. Rivedremo queste scene?

Nel nuovo episodio del podcast di Theropoda parlo di un tema molto poco paleontologico ma di stringente attualità, e sul quale tutti i 60 milioni di CT della nazionale hanno già detto la loro: perché la nazionale di calcio italiana non si qualifica più ai Mondiali FIFA? 

Uso questo tema (che per molti* è di importanza capitale per la Nazione) come esempio di un approccio nell'analisi dei sistemi dinamici ed evolutivi che spesso viene del tutto ignorato dai commentatori. 

Quasi tutti i commentatori di questo fenomeno hanno una prospettiva a mio avviso miope, e ritengono che la causa di questa tendenza negativa sia da ricercare nell'ultima generazione sportiva italiana (non solo i giocatori, ma l'intero sistema calcio) che avrebbe perduto le vigorose qualità di un tempo. A prima vista, questo appare essere un fatto indiscutibile, tuttavia, se c'è una cosa che l'analisi delle sequenze evolutive mi ha insegnato è che l'apparenza inganna, e che spesso noi vediamo solo la superficie del fenomeno ma non comprendiamo il motore profondo che muove il tutto.

E se la causa delle eliminazioni degli azzurri fosse un'altra? Non una causa italiana, quindi locale, bensì una dinamica più ampia e globale? Non una causa particolare e contingente al nostro sistema calcistico, bensì generale e relativa a dinamiche in atto alla scala mondiale da molti decenni? 

In tal caso, come potremmo identificarla? 

Il podcast vi spiega come.

* Non per me. 

29 marzo 2026

Quo vaditis, Aves?

 


Un articolo uscito alcuni giorni fa ha riaperto un vecchio dibattito tassonomico su quali animali possano essere chiamati "uccelli", ovvero, in quale punto della filogenesi che porta agli uccelli si debba collocare il nome "Aves". Esistono quattro opzioni principali: A): Usare "Aves" per tutta la linea evolutiva (blu) che parte dal nodo Archosauria (rosso) e porta fino agli uccelli viventi.
B): Usare "Aves" per il nodo in cui compare il piumaggio.
C): Usare "Aves" per il nodo meno inclusivo che contenga Archaeopteryx e gli uccelli viventi.
D): Usare "Aves" unicamente per il nodo meno inclusivo che contenga solo gli uccelli viventi.

Ogni opzione ha dei pro e dei contro.

Se seguite "A", allora tutti i dinosauri e tutti gli pterosauri sono membri di Aves. Siete disposti a considerare Pteranodon, Stegosaurus e Brachiosaurus dei tipi di uccello?

Se seguite "B", allora tutti gli animali piumati sono uccelli, quindi almeno i dromaeosauridi, troodontidi, oviraptorosauri, tutti dotati di penne remiganti e timoniere del tutto omologhe al piumaggio moderno. Tuttavia, se per "piumaggio" intendete qualsiasi tipo di tegumento filamentoso omologo con le piume, allora la lista degli animali piumati si estende comprendendo animali come Yutyrannus, Tianyulong, e quindi animali come i tyrannosauroidi, gli ornitischi e probabilmente gli pterosauri. In pratica, è più o meno lo stesso gruppo definito dal nodo "A". Il problema è che non tutti sono concordi su "cosa" sia il piumaggio, né quando il piumaggio compaia lungo la filogenesi. Quando una proto-piuma è "già" piumaggio?

Se seguite "C", allora sono uccelli unicamente Archaeopteryx e tutti quei fossili tradizionalmente classificati come "uccelli mesozoici". Tuttavia, alcune filogenesi collocano Archaeopteryx più vicino a dromaeosauridi e troodontidi rispetto agli uccelli moderni: di conseguenza, in quel caso anche Deinonychus, Troodon, Microraptor e Utahraptor sarebbero uccelli, mentre Caudipteryx e altri "dinosauri piumati" non sarebbero uccelli.

Se seguite "D", allora solo il gruppo moderno è Aves, mentre animali come Archaeopteryx, Confuciusornis e tutti gli enantiorniti non sarebbero degli uccelli, bensì dei "dinosauri non-aviani" prossimi agli uccelli.

Il grosso del dibattito è tra le opzioni C e D. Come spesso accade in queste discussioni puramente terminologiche, ci sono pro e contro in tutti i casi, e si cerca di trovare una soluzione la più pratica e "stabile" possibile. Nel concreto, il dibattito è però più uno scontro tra consuetudini, tradizioni e gusti personali, che lo sviluppo di un algoritmo.

Trattandosi di definizioni tassonomiche, non esiste una risposta oggettiva deducibile in modo matematico. Il significato tassonomico di un nome tradizionale è sempre arbitrario e storicamente determinato. C'è solo da capire quale opzione riscuote maggiore successo tra gli autori e produca il minimo grado di confusione.

Personalmente, se dovessi decidere esclusivamente ragionando in termini di costi e benefici, ignorando i vari codici di nomenclatura o eventuali definizioni già fissate, opterei per la soluzione C (Aves = "Il nodo di Archaeopteryx"). I motivi sono i seguenti:

1) si tratta delle definizione più coerente dal punto di vista storico con l'interpretazione classica di Archaeopteryx come "primo uccello", pertanto membro basale di Aves, quindi quella che meglio farebbe collimare la letteratura pre-cladistica con la sistematica filogenetica. Fin dall'Ottocento, Archaeopteryx è quasi universalmente considerato "un uccello" ed un membro di Aves. Non ci sono motivi validi per rompere questa convenzione terminologica, sopratutto alla luce della natura monofiletica di quel gruppo.

2) nessuno (o quasi) usa l'espressione "dinosauro non-aviano" per riferirsi a taxa come Confuciusornis, Ichthyornis e gli altri "uccelli mesozoici". Ciò implica che tutti intendiamo l'aggettivo "non-aviano" come associato a qualcosa di più basale rispetto ad Archaeopteryx, ma non più derivato (più prossimo agli uccelli viventi). Pertanto, non avrebbe senso usare "Aves" solo per il crown group, perché ciò implicherebbe che gli uccelli esterni ad Aves siano dei "non-avian dinosaurs". Inoltre, il termine "non-avian avialan" non è quasi mai usato in letteratura, mentre l'accezione "non-aviano" è quasi sempre intesa unicamente per i dinosauri esterni al nodo "Archaeopteryx + uccelli viventi".

3) Sia Aves che Archaeopteryx sono ampiamente utilizzati fuori dalla letteratura paleontologica e dinosaurologica: stravolgere il concetto che i due termini siano associati potrebbe forse fare felice qualche paleontologo fissato con il PhyloCode, ma dubito che sarebbe compreso e accettato dal resto della comunità scientifica, in particolare dai biologi, comunità ben più numerosa e significativa di noialtri quattro paleontologi.

4) Esiste già un nome perfettamente valido per il nodo "D": Neornithes. 




27 marzo 2026

Lumping vs Splitting



 Nuovo episodio del mio podcast in cui parlo dei concetti di lumping e splitting.


22 marzo 2026

Project Hail Mary Anning

 


Immagina la forma di vita perfetta, e che vive sul pianeta perfetto.

Non parlo di sciocchezze eugenetiche antropomorfiche, con pianeti simili ad eterni giardini all'inglese, il cielo azzurro tutto l'anno, ed una razza di amazzoni governate da Lynda Carter pettinata come nel 1978.

La razza umana prima del botox e dei filtri di Instagram

Parlo della specie perfetta sul pianeta perfetto, dal punto di vista paleontologico. Una forma di vita che ha il 100% di probabilità di lasciare tracce fossili, su un pianeta con un contesto deposizionale perfetto per lasciare tracce fossili. Una forma di vita completamente mineralizzata, un organismo fatto di roccia, che vive in un ambiente a bassa energia, tasso costante di sedimentazione finissima, nessun agente erosivo, totale assenza di organismi saprofagi. Un mix di condizioni che rendono la documentazione fossile della biologia, traiettoria ontogenetica e sequenza evolutiva di ogni organismo completa, uniforme, esaustiva e accurata. 

Il sogno per qualunque paleontologo. 

Qualcuno mi farà notare che questo pianeta esiste, ed è la Terra. Mi direte: devi soltanto smettere di studiare quei patetici vertebrati terrestri su cui ti sei fissato e passare a fossili più seri e dignitosi, come i foraminiferi... 

Hmmm... progetto potenzialmente fattibile, ma forse è più facile raggiungere lo spazio interstellare, oppure sposare Lynda Carter nel 1978.

19 marzo 2026

10 marzo 2026

Intervista su "La Stampa"



Vi segnalo la mia intervista su "La Stampa" in cui parlo di dinosauri e del mio ultimo libro.

22 febbraio 2026

Recensioni su "La Repubblica" e il ritorno del mio podcast.

 


Su "La Repubblica" di oggi, è presente una bella recensione del mio ultimo libro, scritta da Licia Troisi.

E già che siamo qui, informo i miei venticinque follower che ho riaperto il mio podcast su YouTube, per parlare del nuovo spinosauride pubblicato alcuni giorni fa su Science.

18 febbraio 2026

Scientific publication: You are doing it wrong

 


Questo report da una delle più celebri e blasonate riviste scientifiche mondiali è il riassunto di tutto ciò che sta andando male nella Scienza oggi.

Il culto degli indici bibliometrici (citazioni, numero di pubblicazioni, misurazioni quantitative della "produttività scientifica"), che da mezzo per (approssimativamente) quantificare la produzione di letteratura scientifica sono diventati il fine, per molti l'unico vero scopo, della produzione scientifica. La trasformazione di un mezzo in un fine, la reificazione di uno strumento del tutto parziale ed approssimativo di misurazione in una "moneta" per mercificare il lavoro dello scienziato, è il principale fattore che sta accelerando la mutazione della comunità scientifica in una brutta copia miserabile del sistema neoliberista.

Il culto delle "AI", strumenti informatici per la creazione rapida di testi ed immagini, ormai elevati allo status di "soluzione facile" per qualsiasi sforzo intellettivo. L'uso delle AI delega alla macchina parte del lavoro dello scienziato. Ma questa delega che vantaggio porta allo scienziato? Maggiore tempo da dedicare al lavoro intellettivo, alla riflessione ed all'analisi rigorosa e approfondita delle questioni scientifiche? No, come rivela il brano citato: l'uso delle AI serve ad aumentare la produttività, a produrre più articoli, è utile al fine di essere più citati e salire più in fretta nella gara bibliometrica. Ancora una volta, siamo ricaduti dentro la trappola dei nostri tempi: il feticcio della quantità sulla qualità. 

Lo strumento dovrebbe liberare l'uomo dalla fatica e dal bisogno, mentre qui si glorifica la sua capacità di incatenarlo ulteriormente, e più efficacemente, ad un sistema perverso che ha poco a che fare con il vero significato della Scienza, un sistema che sta dimenticando quale sia la vera missione dello scienziato.

Siamo passati da "il tuo articolo è molto citato perché è buona scienza" ad "il tuo articolo è buona scienza perché è molto citato".