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31 luglio 2013

Tra MuSe, Lavini e Atelier

Lo scorso fine settimana sono stato in giro per il Nord Est italiano, dove ho visitato due mostre, antitetiche nella forma e nelle intenzioni, ma ugualmente interessanti, e nell'intermezzo ho fatto un giro per il Giurassico.

Sabato 27 luglio, a Trento è stato inaugurato il MuSe, il Museo delle Scienze. Assieme ad una nutrita schiera di paleo-amici, tra cui il Presidente dell'APPI Alessandro Carpana, Davide Bonadonna (che ha realizzato una serie di opere e materiale didattico nella sezione paleontologica del MuSe), Fabio "Agathaumas" Manucci, Sandro "Iguanodontia" Marisa, e Marco Auditore, sono stato uno delle migliaia di visitatori dell'enorme struttura museale.
Davide Bonadonna (di cui si intravede un'opera sullo sfondo a sinistra) e Fabio Manucci di fronte al calco composito di Sinosaurus triassicus esposto al MuSe (foto di Davide Bonadonna).

Il mio giudizio, o perlomeno, la sensazione che ho provato durante la visita, è ambigua e contraddittoria, e probabilmente è influenzata più dal contesto di "inaugurazione di massa" piuttosto che dalla effettiva struttura del MuSe. Non nego che, se in futuro visiterò il MuSe con più calma, senza la ressa delle migliaia di visitatori e le ristrettezze di tempi e movimento imposte - necessarie per gestire una folla così grande - riuscirò a cogliere meglio tutto il progetto ed il senso che gli ideatori e organizzatori hanno voluto infondere alla loro creatura. Per ora, e mi spiace molto scriverlo, il MuSe mi ha dato sopratutto un senso di disorientamento (a tratti, di vero stordimento, data la generale predominanza di spazi vuoti che si proiettano lungo l'intero volume a più piani della struttura, le scalinate minimali e la quasi esclusiva presenza di vetrate al posto delle pareti. Gli architetti a volte dimenticano che esistono anche "barriere archittoniche" non fisiche ma sensoriali, dovute alla sensibilità delle persone, che in uno spazio così "vacuo" possono restare disorientate). Ripeto: voglio rimarcare che questa sensazione è probabilmente l'effetto contingente della giornata inaugurale, e sono aperto all'idea che con una seconda visita, lontana dalle rigide imposizioni dell'inaugurazione e libera dalla folla eccezionale del primo giorno, il MuSe mi apparirà per la sua vera natura.
Detto ciò, il museo è affascinante, di sicuro impatto visivo, ma, temo, non è stato ideato per un visitatore "tecnico" come me. Ho rimarcato questa sensazione anche con uno dei paleontologi del MuSe, Massimo Bernardi, che ho avuto il piacere di conoscere e col quale ho scambiato qualche parola nella sala paleontologica: il MuSe è probabilmente un museo "popolare", ma non è particolarmente "utile" per un ricercatore scientifico. Perlomeno, così appare nella sua versione "espositiva". Ad esempio, tutti gli esemplari paleontologici esposti sono calchi articolati, non sono fossili originali e separati. Forse le impronte esposte sono genuine, ma tutti gli scheletri (il mio campo principale di studio) sono copie di esemplari originali custoditi altrove. Ciò non rappresenta di per sé un problema, a patto che il MuSe disponga della documentazione dettagliata degli esemplari originali (provenienza, età, numero di catalogo dell'originale, lista delle parti "originali" e di quelle "estrapolate"), necessari per una consultazione "tecnica", che non può limitarsi ad osservare gli oggetti, ma deve avere informazioni precise su cosa stia osservando (per poter valutare se ciò sia scientificamente significativo). Mi è stato garantito che qualora fossi interessato a visionare gli esemplari (in particolare uno scheletro completo basato sui resti di Sinosaurus triassicus, ovvero, Dilophosaurus sinensis) potrò accedere al materiale, quindi resto aperto in futuro a valutare questo aspetto relativo al materiale.
Nel complesso, tralasciando da parte le mie esigenze tecniche di paleontologo, il MuSe merita di essere visitato, quindi suggerisco a chi si recherà a Trento anche per altri motivi di non perdere l'occasione.


Pista di sauropode (foto di Marco Auditore).

La mattina del 28 luglio, ho approfittato della vicinanza a Trento del famoso sito a orme di dinosauro dei "Lavini di Marco", presso Rovereto, per una breve escursione con Fabio, Marco e Sandro. Il sito rappresenza una piana tidale di età liassica (Giurassico Inferiore), nella quale sono preservate orme di neotheropodi di taglia medio-piccola e di sauropodi basali. Avevo già visitato il sito, in passato, ma è sempre un piacere attraversare questo tratto di Giurassico, specialmente al mattino presto, quando la luce radente del sole rimarca le tracce fossilizzate.

Nelle mie mani, il quadro originale su Aurornis! Sullo sfondo, a destra, dettaglio del quadro su Tataouinea; in alto a sinistra, dettaglio del quadro su Sauroniops. (Immagine modificata da foto di Emiliano Troco).

La sera del 28 luglio, mi sono recato a Cividale del Friuli, assieme a Fabio Marco Dalla Vecchia e Matteo Fabbri (miei co-autori negli articoli su Sauroniops), per fare una visita a Troco, il quale ci ha introdotto in esclusiva all'interno della sua mostra, oltre che nel suo atelier, dove ho finalmente visto dal vivo il quadro su Aurornis e quello su Tataouinea.
Limitare Troco alla sua produzione paleo-artistica è estremamente riduttivo. Su Theropoda ho mostrato in varie occasioni la sue opere paleontologiche, specialmente quelle frutto della collaborazione con me, e che hanno costituito la "colonna iconografica" di alcune mie ricerche. Tuttavia, Troco è molto più che le sue tele sul Tempo Profondo, e sono convinto che molti di voi resteranno colpiti dalle sue opere non-paleontologiche allo stesso modo con cui, sicuramente, apprezzate i suoi dinosauri e le sue ammoniti. 
Io non sono qualificato per parlare di arte, e piuttosto che esprimere una banale opinione personale preferisco spronarvi a visitare Cividale del Friuli (bellissima cittadina non lontana dal confine sloveno), e l'atelier di Troco.

03 luglio 2012

Theropodi iraniani

Dente di theropode indeterminato iraniano (da Kellner et al. 2012)
La paleontologia della Repubblica Islamica di Iran è poco nota. Al tempo stesso, questa regione dell'Asia Minore, geologicamente a cavallo di Laurasia e Gondwana, è altamente significativa in quanto potrebbe rappresentare un ponte sottostimato per eventuali interscambi faunistici tra i due supercontinenti nel Mesozoico.
Kellner et al. (2012) descrivono gli unici resti di dinosauri iraniani finora noti. Essi consistono in impronte attribuibili a theropodi di età Liassica, alto Giurassica e/o basso Cretacica, e di resti ossei frammentari isolati tra cui un dente di theropode di taglia media. Il dente, di cui è conservata la sola corona, è compresso labiolingualmente, seghettato e lievemente incurvato distalmente. Forma e densità dei denticoli escludono i deinonychosauri, i therizinosauroidi, buona parte dei maniraptoriformi privi di denticoli nelle carene, i tyrannosauridi ed i carcharodontosauridi. La marcata compressione labiolinguale potrebbe indicare un abelisauroide basale o un tyrannosauroide basale, ma non è possibile identificare il clade di appartenenza con maggiore precisione.
Questi reperti testimoniano comunque che l'Iran ha le potenzialità per essere un'area per interessanti scoperte future.

Ringrazio Fabio Dalla Vecchia per avermi inviato una copia dello studio di cui è coautore.

Bibliografia:
Kellner, A.W.A, Dalla Vecchia, F.M., Ataabadi, M.M., de Paula-Silva, H., and Khosravi, E. (2012) Review of the dinosaur record from Iran with the description of new material. Rivista Italiana di Paleontologia e Stratigrafia 118 (2): 261-275.

18 aprile 2012

Il brutto caso della Grossa Lucertola Morta

La Scienza è un'opera nobile, vorrei dire, cavalleresca. Le tenzoni tra scienziati, tuttavia, possono degenerare nella frode e nella disonestà. Dopo tutto, siamo anche noi esseri umani. Esistono casi scientifici in cui è difficile discriminare l'incoscienza, l'ingenuità e la disonestà. Il famigerato "Archaeoraptor" probabilmente nacque come onesto assemblaggio di un contadino cinese privo di basi scientifiche per rendersi conto dell'errata commistione di resti songlingornithidi e microraptorini, crebbe come sincero abbaglio di alcuni paleontologi nel pieno delle contese contro il BAND e finì per essere scambiato, impropriamente, per un nuovo Piltdown da quelli del BAND (oltre che dai creazionisti).
A parte questi casi, esistono anche episodi in cui le rigide regole formali, quasi burocratiche, del civile vivere tra discipline e ricercatori vengono deviate, forse in buona fede, comunque in modo errato.
Oggi vi parlo di un insetto del Madagascar che, affetto da schizofrenia spaziotemporale acuta, si sdoppiò in un paio di theropodi, e di come tutto fu, maldestramente, raffazzonato col più brutto nome mai creato per un theropode.
Raath (1969) descrisse dei resti ben conservati di theropode dal Giurassico Inferiore della allora Rhodesia (oggi Zimbabwe) ed istituì un nuovo genere e specie, Syntarsus rhodesiensis. "Syntarsus", etimologicamente, significa "piede unito" e si riferisce alla fusione prossimale del tarsometatarso presente nell'olotipo. Un secondo theropode, affine a Syntarsus rhodesiensis, ma proveniente dal Giurassico Inferiore del Nordamerica, fu descritto 20 anni dopo da Rowe, Syntarsus kayentakatae. Nonostante che alcuni, come Paul, in un fervore "lumper" abbiano riunito queste due specie nel genere Coelophysis, nessuno ha mai seriamente messo in dubbio la validità nominale di Syntarsus, fino al 2001, quando tre entomologi (Ivi et al. 2001) pubblicarono una breve nota nomenclaturale nella quale notavano che il nome "Syntarsus" era già occupato da un insetto malgascio (vivente) della famiglia Zopheridae, istituito esattamente 100 anni prima del Syntarsus di Raath (Fairmaire 1869). Le regole di nomenclatura sono chiare: se due specie distinte hanno lo stesso nome, questo nome deve essere attribuito alla specie istituita prima. L'insetto nominale batte il theropode nominale per un inarrivabile secolo (e non importa che il theropode reale abbia battuto l'insetto reale per 200 milioni di anni, qui conta l'anno di pubblicazione del nome). Pertanto, il theropode Syntarsus non era Syntarsus, e doveva essere ribattezzato. Ciò che ne seguì è un simpatico e istruttivo caso di velato conflitto interdisciplinare sostenuto da regole e raccomandazioni scritte e codificate.
Ivi et al. (2001), gli entomologi, nello stesso articolo in cui notavano la sinonimia tra insetto e theropode, ribattezzarono il theropode. Il nome scelto dagli entomologi fu "Megapnosaurus". Se non siete pratici di etimologia greca, "Megapnosaurus" significa letteralmente "grossa lucertola senza respiro", cioè, fuori di metafora, "lucertolone morto". 

Lucertolone morto

Ora, immaginatevi la reazione dei paleontologi. Arrivano tre sconosciuti raccoglitori di scarafaggi che ti sbattono sul muso l'incontrovertibile evidenza che uno dei nomi più famosi e simpatici tra i dinosauri, Syntarsus, apparteneva da oltre un secolo prima che al theropode ad uno sconosciuto scarafaggio. Va bene, ci sta, sì, le regole sono chiare, Syntarsus (il theropode) va ribattezzato. Ma, ciò non significa affatto che il nuovo nome debba essere dato dagli stessi che scoprirono la sinonimia. Non è una regola, né un obbligo. Sopratutto se il nome scelto è a dir poco patetico. "Grossa lucertola morta"... solo uno che non ha mai avuto a che fare con i fossili può battezzare un rettile fossile con "lucertolone morto".
Che ca...[ptorinomorfo permiano] di nome è???
Qualcuno sicuramente sta pensando che sto narrando la storia dal punto di vista di parte, risentito e stizzito, del paleontologo che non sopporta che un entomologo (anzi, tre) gli faccia le scarpe, gli cancella un nome al quale era affezionato e lo sostituisca con un altro (brutto). 
In realtà, non sono io ad essere risentito, ma lo stesso Codice Internazionale di Nomenclatura Zoologica, la Costituzione dei tassonomi, che prevede di seguire delle procedure in questi casi. Non sono regole obbligatorie, ma raccomandazioni etiche su come un corretto scienziato debba comportarsi in questi casi. Procedure sancite e riconosciute, per il bene della disciplina e delle normali relazioni tra colleghi. Procedure che Ivi et al. (2001) mostrarono chiaramente di non aver conosciuto o seguito o rispettato.
Infatti, in casi come questi esiste una serie di principi etici che vanno seguiti, come norme di comportamento corretto. Al pari delle regole più o meno formali che adornano la vita di tutti i giorni e sono ciò che chiamiamo "buona educazione".
Esse affermano che:
1)- Se l'autore del nome da sostituire è ancora in vita, egli deve essere avvertito delle sinonimia prima che essa sia pubblicata. Raath era vivo nel 2001 (credo lo sia ancora, correggetemi se sbaglio). Ivi et al. non avvisarono Raath. Questo è scorretto verso il legittimo autore del nome da sostituire.
2)- Una volta avvisato, l'autore del nome da sostituire provvederà egli stesso a pubblicare una rettifica con l'istituzione del nuovo nome. Ivi et al. istituirono il nome alternativo senza includere Raath tra gli autori del nuovo nome, bensì scalzandolo dalla sua condizione di autore del nome (qualunque sia) per la specie da lui descritta e istituita nel 1969. Questo è scorretto verso il legittimo autore del nome da sostituire.
Queste due violazioni delle norme raccomandate dal codice etico di nomenclatura zoologica sono sufficienti a mettere in serio dubbio la validità dell'azione nomenclaturale di Ivi et al. (2001). 
Non a caso, praticamente nessun paleontologo ha seguito Ivi et al. (2001) né adottato "Lucertolone morto" (sotto spiego come).
Inoltre, la pubblicazione del nuovo nome è avvenuta in una rivista, "Insecta Mundi", praticamente sconosciuta ai paleontologi, i quali non possono mica controllare ogni giorno tutte le riviste zoologiche al mondo per sapere se un nome di dinosauro è stato sostituito per via dell'ennesimo insetto ottocentesco avente priorità. Ivi et al. (2001) avrebbero dovuto pubblicare la loro revisione in una rivista di ampia taratura paleontologia, per permettere che i colleghi paleontologi fossero informati velocemente ed in modo ampio della revisione. Ciò avvenne invece in modo informale tramite internet.
Infine, il caso di "Megapnosaurus" è da molti visto come un'ulteriore violazione del codice etico di nomenclatura zoologica, per via dell'etimologia stessa del nome "lucertolone morto", da molti considerata una grossolana e superficiale considerazione di cosa sia un taxon paleontologico. Il fatto che molti, me compreso, detestino "Megapnosaurus", sta in primo luogo nel sottinteso senso di banalità che traspare dal nome. Se l'enorme variegata diversità dei dinosauri è per te sconosciuta e quindi fraintesa, è evidente che ogni dinosauro sarà per te solo un "lucertolone morto". "Megapnosaurus" è quindi un modo superficiale e banale di considerare un taxon di rettile fossile. Ad esser fiscali, qualunque rettile defunto lungo più di 1 metro è un "Megapnosaurus". Il codice etico di nomenclatura raccomanda di evitare di creare nomi che possano denigrare o sminuire persone o istituzioni. "Lucertolone morto" sminuisce paleontologi e paleontologia e mera necrologia di lucertole obese.
Non ne siete convinti? Quando qualcuno ribattezzerà qualcosa al quale voi date valore con un nome brutto e banale ne riparleremo.
Quindi? A parte le questioni soggettive, Megapnosaurus è valido oppure no?
Tutto dipende dallo status della prima specie di theropode alla quale fu dato il nome "Syntarsus". La specie africana è da molti considerata strettamente imparentata con Coelophysis, al punto che viene sovente chiamata "Coelophysis rhodesiensis". Non occorre un nome di genere nuovo, se ne esiste già uno che la descrive egregiamente. Io sono di questo avviso, e considero quindi Coelophysis rhodesiensis il nome appropriato, e non ho mai usato "Megapnosaurus rhodesiensis".
E la seconda specie, quella americana? I motivi per ritenere che essa sia più affine a Coelophysis rhodesiensis piuttosto che ad altri coelophysoidei (ad esempio, Segisaurus) sono deboli (ad esempio, Megamatrice lo colloca con questo e altri taxa, senza Coelophysis), pertanto, non ci sono motivi per cui il suo destino nominale sia legato a Coelophysis. Dato che "Megapnosaurus" è ancorato alla specie africana (la quale sta benissimo in Coelophysis), il nome "Megapnosaurus" non può essere usato per la specie americana, la quale, attualmente, è in attesa di un suo nome particolare (che solo Rowe, legittimo autore della specie "kayentakatae", può istituire). In attesa del nome del genere per la specie americana, possiamo chiamarla ancora "Syntarsus" ma a patto di associarla sempre al nome "kayentakatae", e mai chiamandola da sola (perché quello è il genere di insetto) e di mettere il nome del genere tra virgolette. Megapnosaurus non ha alcun "potere" sulla seconda specie. Ovvero, "Syntarsus" kayentakatae resta in attesa di un suo nome di genere.

"Megapnosaurus" è solo un brutto nome morto.

Bibliografia:
Fairmaire, L. 1869. Notes sur les Coléoptères recueillis par Charles Coquerel à Madagascar et sur les côtes d’Afrique. 2e Partie. Annales de la Société Entomologique de France, 4 Série 9:179–260.
Ivie, M.A., S.A. Slipinski, and P. Wegrzynowicz. 2001. Generic homonyms in the Colydiinae (Coleoptera: Zopheridae). Insecta Mundi 15:63–64.
Raath, M.A. 1969. A new coelurosaurian dinosaur from the Forest Sandstone of Rhodesia. Arnoldia 4:1–25.
Rowe, T. 1989. A new species of theropod dinosaur Syntarsus from the Early Jurassic Kayenta Formation of Arizona. Journal of Vertebrate Paleontology 9:125–136.

15 agosto 2010

Piccolo kit di sopravvivenza per i futuri post: Metriorhynchoidea per principianti

Due gruppi di coccodrilli marini thalattosuchi: Pelagosaurus (A) e Cricosaurus (B). Notare come il metriorhynchoide (B) abbia una forma molto differente rispetto al "coccodrillo classico"
Questo post è un breve compendio sui concetti generali relativi al clade Metriorhynchoidea che vi aiuterà ad apprezzare appieno i futuri post in preparazione. Per chi non fosse aggiornato, mi riferisco a questo. Buona parte delle informazioni è tratta da Young et al. (2010) che ha analizzato e revisionato nel dettaglio la biologia, ecologia, sistematica ed evoluzione dei metriorhynchoidi.

12 giugno 2010

"Kayentavenator"... esiste?

Olotipo di "Syntarsus" kayentakatae (anche se questo theropode è probabilmente valido tassonomicamente, il nome "Syntarsus" va tra virgolette perché è provvisorio, dato che Syntarsus era già il nome di un insetto quando venne istituito il theropode, ed ha precedenza su quello del dinosauro)

In un recente post, ho parlato di Kayentavenator Gay (2010), basato su un esemplare frammentario di theropode di grado coelophysoide dalla Formazione Kayenta, e considerato distinto da "Syntarsus" kayentakatae, vissuto nella stessa Formazione. Nel post avevo sorvolato su aspetti di questo studio che in questi giorni hanno acceso vari dibattiti in rete. Dopo alcune conversazioni in rete con alcuni colleghi, penso che sia opportuno riprendere la questione. 
La pubblicazione di Gay (2010) ha due aspetti problematici, uno formale ed uno sostanziale.

31 maggio 2010

_Kayentavenator_ (Gay, 2010): Il primo tetanuro? (Aggiornamento)

Finalmente si torna a parlare di theropodi!
Iniziavo a temere che il Lato Oscuro di Dinosauria avesse preso il sopravvento...

Gay (2010) descrive i resti frammentari di un archosauro dalla Formazione Kayenta del Giurassico Inferiore del Nordamerica. I resti (alcune vertebre apparentemente caudali, ileo, pube, femori e tibia) risultano essere dinosauriformi sulla base della testa del femore distinta e proiettata distalmente e la presenza del trocantere craniale. Tuttavia, come stiamo imparando dopo Effigia, la bizzarra combinazione di caratteri presenti potrebbe indicare anche un qualche crurotarso di grado "poposauroide-crocodylomorfo basale". Per ora, non indago questa ipotesi, ed assumo che sia un dinosauromorfo: sulla base della marcata cavitazione delle ossa lunghe, della prominente cresta sopracetabolare e dell'acetabolo perforato, i resti risultano di un dinosauro theropode.
I resti sono diagnostici per la presenza di un solco prossimodorsale del femore, una lunga cresta mediodistale del femore, un condilo distale accessorio del femore e le caudali molto compresse trasversalmente, e costituiscono la base per Kayentavenator elysiae.

23 aprile 2010

_Grallator_ ed i pericoli della para-icno-tassonomia

Ieri, assieme ad alcuni amici dell'APPI, sono stato a Modena, per assistere ad una interessante conferenza del Dott. Avanzini, noto paleoicnologo (studioso di impronte fossili) italiano.
Il Dott. Avanzini ha esposto in modo molto chiaro concetti generali della paleoicnologia, e li ha poi utilizzati per mostrarci lo stato della paleoicnologia dei dinosauri in Italia, la quale è attualmente molto più ricca della documentazione scheletrica (che, come saprete, consta di tre taxa identificati, Scipionyx, Tethyshadros ed il theropode di Saltrio, e di un probabile quarto, anche se, dopo l'iniziale euforia, io nutra alcuni dubbi sullo status dinosauriano di questo ultimo caso). Alcuni aspetti di questi studi sono stati esposti di recente su Geomythologica.
Sebbene condivida pienamente con il Dott. Avanzini l'importanza della paleoicnologia nelle ricostruzioni paleoambientali, sono piuttosto scettico sulla validità delle ipotesi paleogeografiche basate sulla distribuzione dei taxa icnologici. Dato che le mie obiezioni sono molto "teoriche" ho preferito non fare domande, anche perché non intendevo annoiare i presenti con pedanti disquisizioni tecniche.
In questo blog invece sono libero di esporre le mie critiche all'applicazione della paleoicnologia nelle ipotesi paleogeografiche senza temere di essere linciato da orde di studenti smaniosi di uscire a fumarsi una sigaretta.

22 marzo 2010

Il più antico tetanuro NON è il più antico tetanuro

Il titolo del post non è un mero gioco retorico derivante dalla rigorosa applicazione dell'Effetto Signor-Lipps, bensì, una affermazione scientifica fondata su fossili reali.
Benson (2010) ha recentemente ridescritto l'olotipo (ed unico esemplare noto) di Magnosaurus, un megalosauroide di taglia medio-piccola dal Bajociano (Giurassico Medio) dell'Inghilterra. Se avete una buona conoscenza della distribuzione temporale dei theropodi, noterete che Magnosaurus è il più antico tetanuro noto al mondo. In realtà, esistono altri resti di theropodi, più antichi, del Triassico Superiore e del Giurassico Inferiore, attribuiti a Tetanurae, ma Benson (2010) mostra che essi non sono attribuibili con certezza a Tetanurae (e quindi non possono essere citati come prove certe di tetanuri precedenti il Giurassico Medio), oppure (come nel caso del probabile therizinosauro Eshanosaurus) potrebbero essere sì tetanuri, ma non esiste una robusta datazione dei loro resti (e quindi potrebbero essere più recenti di Magnosaurus).
Benson cita alcuni di questi fantomatici tetanuri più antichi di Magnosaurus, e tutti, tranne uno, sono effettivamente dei non-tetanuri, o hanno età incerte. Ad esempio, Cryolophosaurus è ormai senza dubbio collocabile nel grado dilophosauride dei Neotheropodi basali, e non può più essere citato come prova di tetanuri nell'inizio del Giurassico.
Tuttavia, almeno un esemplare citato da Benson parrebbe avere tutte le carte in regola per essere un tetanuro più antico del tetanuro più antico (ovvero, di Magnosaurus).

11 gennaio 2010

Hypoxic Park

Immaginate una situazione catastrofica, un'apocalisse come tante proposte da ciarlatani lettori di calendari Maya o astuti sceneggiatori di Hollywood. Un cataclisma che consumi un'enorme quantità di ossigeno atmosferico, al punto che la sua concentrazione al livello del mare passi dall'attuale 21% scendendo al 15%. Tale rarefazione dell'ossigeno è quella che oggi si vive a circa 4000 metri di quota. Cosa accadrebbe? Come ha sperimentato ogni maldestro alpinista, il deficit di ossigeno (detto "ipossia") è molto pericoloso, in particolare per il cervello. Senza una adeguata ossigenazione, il cervello può subire danni permanenti o la morte. Difatti, la biodiversità animale cala drasticamente in alta quota. I grandi animali d'alta quota sono molto rari, e spesso hanno stili di vita meno attivi ed intensi dei loro parenti di bassa quota. Eppure, non tutti gli animali risentono allo stesso modo della carenza di ossigeno. In effetti, se una simile catastrofe si abbattesse oggi sulla Terra, riducendo la quantità di ossigeno atmosferico, gli effetti sarebbero molto differenti a seconda del gruppo animale considerato. Chi non sopravviverebbe in questo mondo con scarso ossigeno? Chi, invece, potrebbe trarne grandi vantaggi, al punto da diventare la forma di vita dominante? Queste domande sono meno speculative di quanto sembri, dato che abbiamo prove che, effettivamente, qualcosa del genere accadde in passato.
Benvenuti all'Hypoxic Park.

10 ottobre 2009

Un piccolo passo per un dinosauro, un passo da gigante per la paleontologia


Un simpatico aneddoto dei miei tempi universitari ha per protagonista il mio professore di paleontologia, F. Cigala Fulgosi, il quale, prima ancora che paleontologo ed autorità in materia di squali, è prima di tutto un filosofo. Almeno, questa è l'impressione mia e dei miei compagni di corso. Come può confermare S. Maganuco, le lezioni di Cigala Fulgosi erano vere e proprie sedute di filosofia naturale, forse un po' troppo nichiliste... Durante un'escursione sul campo, Cigala Fulgosi se ne uscì con questa sentenza sul valore delle simulazioni matematiche nei crash test aeronautici: "il modo migliore per testare un velicolo è costruirlo e farlo schiantare". Ovviamente, questa massima è valida per oggetti che possono essere ricostruiti, ovvero, per oggetti ingegneristici, non certo per oggetti storici. La filogenesi e la biomeccanica di un dinosauro sono perdute per sempre, e possono solamente essere simulate. In effetti, anche disponendo di uno scheletro completo, l'assenza di muscoli e di sistema nervoso rende la simulazione del movimento originario più una stima di ciò che non può essere fatto, dei limiti del movimento, piuttosto che una determinazione di cosa sia possibile fare, delle performance. Per questo, le stime di Hutchinson et al. (2007) sulla dinamica di Tyrannosaurus sono più plausibili delle idee di Paul (2008).
Per nostra fortuna, esiste un ambito della paleontologia che in parte compensa queste lacune: la paleoicnologia. Una pista continua di orme fossili, infatti, è una parziale documentazione della dinamica locomotoria. In casi particolari, è possibile ricavare moltissimo sul modo di muoversi di un animale estinto. Il caso che descrivo oggi è tra i migliori a nostra disposizione.
Wilson et al. (2009) descrivono un sito dell'inizio del Giurassico dal Sudafrica. Esso comprende alcune piste attribuibili ad un ornithischio basale (orma del tipo Anomoepus) ed una di theropode (orma del tipo Grallator). Entrambi gli animali hanno una taglia stimata sui 5-6 metri, che nel caso del theropode, è rappresentato nelle stesse formazioni sudafricane da Dracovenator. Ovviamente, non si può dire che l'autore della pista theropoda fosse proprio un esemplare di quel genere, ma non si può nemmeno negarlo. Ad ogni modo, le condizioni geologiche della pista sono tali da indicare il seguente paleo-ambiente deposizionale: una parte della pista fu percorsa sul fondo di un corso d'acqua calma e molto bassa, una parte era invece un substrato liscio inclinato di circa 20°, mentre l'ultima zona era una superficie piatta occupata da un sottile tappeto di alghe. Si tratta quindi di ambienti che oggi si possono trovare sull'ansa in disseccamento di un fiume. Le dettagliata analisi delle orme, delle loro forme, posizioni, inclinazioni ed angolazioni, ha permesso di ricostruire nel dettaglio due brevi momenti di vita, avvenuti 200 milioni di anni fa, probabilmente distanziati uno dall'altro da pochi giorni.
Evento 1, pista Anomoepus: 17 passi. L'ornithischio inizia la sua pista nell'acqua bassa, attraversa la superficie inclinata e termina la sua pista nel tappeto algale. I primi 13 passi sono quadrupedi, come indicato dalle impronte della mano, con postura dei piedi plantigrada, relativamente accucciata. In seguito, a livello del 11° passo, l'animale si solleva, assume una posture più eretta e digitigrada, e percorre alcuni passi ancora da quadrupede. Infine, gli ultimi due passi sono lasciati in postura bipede e digitigrada.
Event 2, pista Grallator: 25 passi. Il teropode inizia la sua pista nella parte inclinata, a ridosso dell'acque, poi svolta, immergendosi e attraversando il basso corso d'acqua. In tutta la sequenza, il teropode mantiene una postura bipede e digitigrada. Tuttavia, esso rallenta l'andatura e, aspetto molto interessante, aggiusta la sua postura sulla superficie inclinata flettendo gli unguali delle dita, per ancorarsi più saldamente al substrato instabile.

Questi due piccoli momenti di vita giurassica, apparentemente banali, hanno invece grandissime implicazioni sulla nostra conoscenza della biomeccanica dei dinosauri. Innanzitutto, l'ornithischio basale dimostra di essere un bipede facolatativo, capace di variare la sua postura, da bipede a quadrupede, e da quadrupede digitigrado eretto a quadrupede plantigrado leggermente divaricato ed accucciato, a seconda delle condizioni del substrato che stava attraversando. Questa versatilità locomotoria si trasmetterà negli ornithischi derivati, i quali hanno evoluto sia specie bipedi, più o meno facoltative, che specie esclusivamente quadrupedi. Al contrario degli ornithischi, la pista mostra che i theropodi furono sempre e soltanto dei bipedi digitigradi. come i loro antenati dinosauromorfi. Le differenze di substrato quindi non venivano affrontate cambiando postura, bensì adattando il piede, che poteva flettere le dita per migliorare la presa sul terreno.
Un'interessante implicazione evolutiva: questo comportamento di flessione delle dita del piede per adattare la presa al substrato è stato ereditato dagli uccelli, che l'hanno adattato alla prensione sui rami. Come vedete, per l'ennesima volta, un tratto "tipicamente da uccello" come parrebbe essere l'atto di fare presa flettendo le dita dei piedi, è in realtà un'invenzione dei theropodi mesozoici.

Bibliografia:
Hutchinson J.R., Ng-Thow-Hing V., Anderson F.C. 2007. A 3D interactive method for estimating body segmental parameters in animals: application to the turning and running performance of Tyrannosaurus rex. Journal of theoretical biology 246 (4): 660–80.
Paul, G. S. 2008. The extreme lifestyles and habits of the gigantic tyrannosaurid superpredators of the Late Cretaceous of North America and Asia. in Carpenter, Kenneth; and Larson, Peter E. (editors). Tyrannosaurus rex, the Tyrant King (Life of the Past). Bloomington: Indiana University Press. p. 316.
Wilson J.A., Marsicano C.A., Smith R.M.H. 2009. Dynamic Locomotor Capabilities Revealed by Early Dinosaur Trackmakers from Southern Africa. PLoS ONE 4(10): e7331. doi:10.1371/journal.pone.0007331

11 giugno 2009

Eshanosaurus reloaded


"Three Dinosaurs" Cau-2007

NB: QUESTO POST E' POCO LEGGIBILE PERCHE' OBSOLETO
(VEDERE IL POST DI IERI, CHE ERA STATO OMESSO E POI RIPUBBLICATO IL 5 OTTOBRE 2009)


Fidarsi è bene. Non fidarsi è meglio.
Alcuni di voi avranno notato che non è più presente il post di ieri su Eshanosaurus. L'ho rimosso, per precauzione. Ho fatto alcuni test di controllo sulla posizione di Eshanosaurus in Megamatrice; e alla luce dei risultati non sono più così sicuro che sia stata provata con sufficiente robustezza la sua attribuzione a Therizinosauria. Il test mostra che l'unica certezza che abbiamo è che Eshanosaurus sia un dinosauro. Potrebbe, quindi, essere anche un sauropodomorfo di grado prosauropode, come griderebbe a gran voce la sua posizione stratigrafica.
Il dubbio permane, e quindi, date le implicazioni geocronologiche profonde che ha quel fossile, è bene non includerlo nelle discussioni sulla diversificazione dei theropodi liassici finché non avremo nuovi e più robusti dati su cui fare affidamento.

10 giugno 2009

Eshanosaurus ed i Ghost-Line Busters


NB: QUESTO POST ERA STATO OMESSO TEMPORANEAMENTE PERCHE' RITENUTO TROPPO SPECULATIVO. POI, CON LA PUBBLICAZIONE DI BARRETT (2009) SONO FELICE DI RIPUBBLICARLO.

In passato avevo espresso dubbi sull’ipotesi che Eshanosaurus fosse un therizinosauro. Devo ammettere che i miei dubbi erano più di natura cronologica che anatomica: l’idea di un therizinosauro all’inizio del Giurassico implicherebbe un’enorme arretramento di buona parte delle linee evolutive di Theropoda, e ciò, attualmente, è per niente documentato. Tuttavia, tale critica è basata più sull’assenza di prove, ed alla proverbiale scarsità di siti del Giurassico Inferiore e Medio, piuttosto che a valide argomentazioni scientifiche. Recenti scoperte di Tyrannosauroidi dell’inizio del Giurassico Superiore (Guanlong, e la rivalutazione di Proceratosaurus), Deinonychosauri del Giurassico Superiore (due articoli in arrivo), la possibile età Giurassica della Formazione di Epidendrosaurus e Pedopenna, ed un theropode coevo di Guanlong (in studio) dimostrano che esiste una ricca fauna di maniraptori giurassici, ancora tutta da scoprire.

Oggi, grazie a Marco Auditore, ho potuto leggere l’articolo di Xu et al. (2001) su Eshanosaurus. La loro argomentazione sullo status theropode di questo fossile è convincente. Inoltre, so che esperti in prosauropodi che hanno analizzato il reperto escludono che si tratti di un sauropodomorfo.

Quindi, ben venga la sua immissione in Megamatrice!

Eshanosaurus risulta un therizinosauria basale, intermedio tra Falcarius e il nodo comprendente Beipiaosaurus e le forme più derivate. Questo implica che esistevano almeno tre linee di therizinosauri basali nel Lias (la linea di Falcarius, la linea che porta ai therizinosauroidi e quella dello stesso Eshanosaurus), oltre ad almeno una linea che porta a Metornithes (il nodo “alvarezsauridi + paraviali + oviraptorosauri”), una a Ornithomimosauria, una a Tyrannosauroidea, almeno una di “compsognathi”, una che porta ad Allosauroidea, una a Spinosauroidea... ecc...

Se davvero, come sembra, Eshanosurus è un therizinosauro, e le nostre ipotesi filetiche sono corrette, allora tutte queste linee sono non solo probabili, ma necessarie, ed ancora da scoprire!


Bibliografia:

Barrett, P.M. 2009. The affinities of the enigmatic dinosaur Eshanosaurus deguchiianus from the Early Jurassic of Yunnan Province, People's Republic of China. Palaeontology, 52(4): 681-688.

Xu X., Zhao X. & Clark J.M.. 2001. A new therizinosaur from the Lower Jurassic Lufeng Formation of Yunnan, China. Journal of Vertebrate Paleontology 21:477–483.

05 marzo 2009

Un nuovo sito icnologico dimostra che i theropodi si accucciavano come... (Milner et al., 2009)

Che postura assumevano i theropodi quando si sedevano o sdraiavano a terra? Si adagiavano al suolo appoggiandosi con tutti e quattro gli arti distesi, con i palmi di mani e piedi che contattavano il terreno, come ad esempio un coccodrillo; oppure si sedevano alla maniera degli uccelli, tenendo la mani rivolte verso il corpo? In passato, i theropodi venivano ricostruiti con le mani in grado di pronare e supinare, e quindi, capaci di appoggiare i palmi al suolo. Tuttavia, da almeno un decennio, l’anatomia del polso dei theropodi è stata analizzata nel dettaglio, rivelando una limitata capacità di pronazione e supinazione: le ossa della mano erano tenute prevalentemente parallele alle ossa dell’avambraccio, e, pertanto, con i palmi paralleli al fianco laterale del corpo. Questa postura è la stessa che assumono le mani degli uccelli quando raccolgono l’ala.

Uno studio icnologico appena pubblicato (Milner et al., 2009) dimostra che questo comportamento è molto più antico di quanto si sospettasse, essendo risalente almeno al Giurassico Inferiore. Una pista fossile depositata su una pista fangosa documenta un theropode di taglia media, forse di grado coelophysoide, che percorse la distesa, si accucciò, spostandosi leggermente in avanti in quella postura, per poi rialzarsi e riprendere a camminare. La postura accucciata è dimostrata dalle tracce di parte dei metatarsi (assenti nelle orme “normali” dovute a camminata digitigrada), tracce della superficie ventrale di parte della coda, tracce della callosità del piede ischiatico, sulla quale l’animale si appoggiava da seduto, e impronte delle mani. Le impronte delle mani sono orientate medialmente, esattamente come ipotizzato dalle recenti interpretazioni scheletriche: sono visibili le orme di due dita artigliate, probabilmente il secondo ed il terzo (il quarto dito, se presente, probabilmente era ridotto a un metacarpo con al più una falange vestigiale, il tutto inglobato nella aponeurosi carnosa del polso), leggermente inclinati per aderire al substrato. Il primo dito, più sviluppato, probabilmente non lasciava tracce sul substrato, essendo parallelo alle altre dita ma dorsalmente ad esse.

Dato che questa pista risale al Giurassico Inferiore, intervallo apparentemente dominato da theropodi basali (coelophysidi e dilophosauridi), è probabile che questa pista sia da attribuire ad uno di questi due gruppi: ciò dimostra che anche i theropodi più primitivi assumevano una postura di riposo “da uccello” e non “da coccodrillo”, confermando ulteriormente che la maggioranza dei tratti che oggi noi vediamo solo negli uccelli sono in realtà tratti tipici di tutti i theropodi.

Bibliografia:

Milner A.R.C., Harris J.D., Lockley M.G., Kirkland J.I., Matthews N.A., 2009 - Bird-Like Anatomy, Posture, and Behavior Revealed by an Early Jurassic Theropod Dinosaur Resting Trace. PLoS ONE 4(3): e4591. doi:10.1371/journal.pone.0004591

31 gennaio 2009

Dungeons and Dracovenators: The Dark Middle-Age of Theropods

Nota del (C)autore: Questo post è un omaggio a Adam Yates (e al suo Blog “theropodonomico” Dracovenator...), oltre che a tutti coloro che sostengono il Liassicismo, ovvero, lo studio dell’oscura età di mezzo del Mesozoico... “il Tempo successivo la Caduta di Crurotarsia* e precedente l’Ascesa di Averostra, in cui Tutta-la-Terra fu dominata dai Signori dalle Due Creste. Un’Epoca di incredibili avventure...”.

Esiste un gruppo di theropodi del Giurassico Inferiore (Liassico) accomunati da una serie di caratteristiche anatomiche intermedie tra quelle dei coelophysidi e quelle dei theropodi più derivati (neoceratosauri e tetanuri). In base a Megamatrice, ritengo che essi formino un clade monofiletico, probabilmente alla base di Coelophysoidea.

Questo gruppo non è quasi mai chiamato con un nome scientifico, sebbene tale nome esista. Io voglio azzardare l’uso di questo nome, che trovo bello e ingiustamente bistrattato. Ormai, le prove a favore della validità di questo clade sono numerose, quindi, voglio che questo post serva da sprone e stimolo per sdoganare questo nome, per diffonderlo e favorirne l’uso.

L’oggetto di questo post è DILOPHOSAURIDAE Charig & Milner, 1990, qui definito come il clade comprendente tutti i theropodi più affini a Dilophosaurus wetherilli rispetto a Coelophysis bauri e Ceratosaurus nasicornis.

In base alle evidenze attuali, sono dilophosauridi (oltre allo stesso Dilophosaurus wetherilli) Dracovenator regenti, Cryolophosaurus ellioti, “Dilophosaurussinensis e Sarcosaurus woodi. Ecco come Megamatrice ricostruisce le loro relazioni filetiche:

I dilophosauridi sono theropodi di media taglia (lunghi da 4 a 7 m) noti esclusivamente nel Liassico. Probabilmente, essi costituiscono la prima radiazione di theropodi di taglia media, che occupò le nicchie predatorie lasciate vacanti dall’estinzione dei crurotarsi (e forse anche dagli herrerasauri), la stessa nicchia che, nel Giurassico Medio, sarà occupata da tetanuri e neoceratosauri. Come ho scritto altrove, è probabile che nel Giurassico Inferiore sia i neceratosauri che i tetanuri fossero presenti, ma probabilmente non occupavano ancora i ruoli ecologici che siamo soliti attribuirgli. La distribuzione nota dei dilophosauridi indica che essi erano diffusi e dominanti nell’intera Pangea, dal Gondwana meridionale (Dracovenator**, Cryolophosaurus), al Nordamerica (Dilophosaurus wetherilli), all’Europa (Sarcosaurus) e all’Asia (“Dilophosaurussinensis). In nessuna di queste regioni, finora, è emerso un tetanuro o un neoceratosauro. L’unico membro di questi gruppi finora noto, Berberosaurus, proviene dal Nordafrica: è possibile che anche questa regione “tetidea” restituisca in futuro un Dilophosauridae, oppure dimostri l’esistenza di una distinta provincia biogeografica popolata dai futuri gruppi dominanti.

I dilophosauridi sono accomunati da particolari caratteri cranici, il più appariscente dei quali è lo sviluppo di due vistose creste nasolacrimali laterali di varie forme. Altri caratteri, nella regione caudale del cranio e della mandibola, ricordano gli allosauroidi, e potrebbero indicare un analogo meccanismo di masticazione o predazione. I dilophosauridi furono i primi “brontofagi”? La coincidenza dell’espansione dei sauropodi basali nel Liassico sembrerebbe avvalorare l’ipotesi che fosse iniziato quel processo megaevolutivo di “corsa agli armamenti” tra sauropodi e theropodi che contraddistinguerà il resto del Mesozoico. Tuttavia, non bisogna generalizzare: le differenze morfologiche tra i vari dilophosauridi a livello di creste e rostri implicano una variabilità di ecologie e di stili di vita. A questo proposito, come evidenziato dalle posizioni filetiche risultate, è quasi certo che “Dilophosaurussinensis non sia congenerico con Dilophosaurus wetherilli (da ciò il mio uso delle virgolette per il sinensis)... attendiamo l’articolo in preparazione (mi pare di ricordare da parte di P.J. Currie) per conoscere la sorte nominale di D. sinensis... (in realtà la conosco già, ma non voglio rovinare il lavoro altrui diffondendo un nome senza averne diritto).

Per ragioni che non sappiamo, la prima età dei grandi theropodi si concluse piuttosto rapidamente: dopo una ventina di milioni di anni dall’inizio del Giurassico, il mondo dei dilophosauridi, popolato da sauropodi basali come Vulcanodon e Barapasaurus, thyreofori basali come Scelidosaurus, e da un numero imprecisato di forme basali ancora sconosciute, scomparve, per lasciare il posto all’Aurea Età dei dinosauri, che si sarebbe protratta con enorme successo fino alla fine del Cretacico.

Ma se i successivi dinosauri del Giurassico e del Cretacico svilupparono le straordinarie morfologie che oggi ammiriamo, forse un po’ del merito spetta alla pressione selettiva operata agli albori della loro storia dai Dilophosauridi, gli incoronati Signori del Medioevo dei Dinosauri.

*Qui inteso come “i crurotarsi non-crocodyliformi”.

**Megamatrice conferma l’ipotesi di Yates (2005) che interpreta il cranio BP/1/5278 come un esemplare giovanile di Dracovenator e non come un Coelophysidae.

Bibliografia:

Carrano MT, Sampson SD. 2004. A review of coelophysoids (Dinosauria: Theropoda) from the Early Jurassic of Europe, with comments on the late history of the Coelophysoidea. Neues Jahrbuch fur Geologie und Palaontologie, Monatshefte 9: 537–558.

Hu S. 1993. A new Theropoda (Dilophosaurus sinensis sp. nov.) from Yunnan, China. Vertebrata Palasiatica 31: 65–69.

Smith N.D., Makovicky P. J., Hammer W. R. & Currie P. J. 2007 Osteology of Cryolophosaurus ellioti (Dinosauria: Theropoda) from the Early Jurassic of Antarctica and implications for early theropod evolution. Zool. J. Linn. Soc. 151, 377–421. (doi:10.1111/j.1096-3642. 2007.00325.x)

Welles SP. 1984. Dilophosaurus wetherilli (Dinosauria, Theropoda): osteology and comparisons. Palaeontographica Abteilung A 185: 85–180.

Yates AM. 2005. A new theropod dinosaur from the Early Jurassic of South Africa and its implications for the early evolution of theropods. Palaeontologia Africana 41: 105–122.

15 dicembre 2008

Eshanosaurus... il therizinosauro liassico?

L'esistenza del ceratosauro Berberosaurus nel Giurassico Inferiore (il Lias) implica, per definizione, l'esistenza nello stesso piano geologico di membri di Tetanurae. Come scritto altrove, attualmente, i più antichi resti di tetanuri sono di età medio-Giurassica. Inoltre, essi sono già riconducibili a sottogruppi relativamente derivati di tetanuri, ed implicano l'esistenza di un discreto grado di differenziazione tra i tetanuri medio-giurassici. Ciò, a sua volta, suggerisce, ma non implica necessariamente, un qualche grado di diversificazione tra i probabili tetanuri liassici.
Alcuni dinosauri liassici sono stati interpretati come membri delle principali linee di tetanuri, e dimostrerebbero che già all'inizio del Giurassico quel clade era ben differenziato. Due taxa, in particolare, sono stati citati spesso come prova dell'esistenza di numerose linee di Carnosauria e di Coelurosauria.
Il primo, Cryolophosaurus, fu interpretato da Sereno et al. (1996) come un Carnosauria (Allosauroidea secondo la loro tassonomia). Tuttavia, la recente descrizione dettagliata dell'animale dimostra che esso non è un carnosauro, bensì un membro del clade "dilophosauride", quindi un teropode basale (Smith et al., 2007). Tale posizione basale è maggiormente in accordo con l'età del fossile. Pertanto, finora non esistono prove di carnosauri liassici.
Il secondo, Eshanosaurus, è un frammento di mandibola proveniente dalla Formazione Lufeng, in Cina (Xu et al., 2001), attribuito a Therizinosauroidea. Se confermata, tale ipotesi implicherebbe l'esistenza nel Lias di quasi tutti i tipi di maniraptori, oltre a ornithomimosauri, tyrannosauroidi, compsognatidi, nonché carnosauri ed altri tetanuri basali, dei quali, come ho detto, non ne esiste traccia. L'ipotesi che Eshanosaurus sia un therizinosauro si basa su 11 caratteri presenti nel fossile, dei quali, tuttavia, almeno 10 sono ampiamente distribuiti tra gli ornitischi basali ed i sauropodomorfi di grado prosauropode (ricordo che i therizinosauri hanno, molto probabilmente per convergenza, un'anatomia cranica e dentale che ricorda prosauropodi e ornitischi). La stessa Formazione Lufeng presenta una ricca fauna a sauropodomorfi basali, quindi, non sarebbe improbabile attribuire lo stesso Eshanosaurus a Sauropodomorpha. Infine, la distribuzione dei caratteri "therizinosauri" presente in Eshanosaurus non è necessariamente quella primitiva attesa per un Therizinosauria basale, dato che il più basale dei therizinosauri "certi", Falcarius, mostra una morfologia differente da quella del fossile cinese. In conclusione, il mix anatomico-stratigrafico suggerisce che Eshanosaurus non sia un therizinosauro, né un theropode: probabilmente è un sauropodomorfo.
Pertanto, attualmente non esistono prove incontrovertibili dell'esistenza di linee derivate di tetanuri nel Lias.

Bibliografia:
Sereno P.C., Dutheil D.B., Iarochene M., Larsson H.C.E., Lyon G.H., Magwene P.M., Sidor C.A., Varricchio D.J., & Wilson J.A.- 1996. Predatory dinosaurs from the Sahara and Late Cretaceous
faunal differentiation.
Science 272: 986–991.
Smith N.D., Makovicky P.J., Hammer W.R. & Currie P.J. 2007. Osteology of
Cryolophosaurus ellioti (Dinosauria: Theropoda) from the Early Jurassic of Antarctica and implications for early theropod evolution. Zoological Journal of the Linnean Society 151, 377–421.
Xu X., Zhao X. & Clark J.M.. 2001. A new therizinosaur from the Lower Jurassic Lufeng Formation of Yunnan, China. Journal of Vertebrate Paleontology 21:477–483.


08 settembre 2008

Coelophysis: Back to the Future!


Un recente studio anticipa l'età alla quale attribuire Coelophysis bauri (rinvenuto nel Gruppo Chinle in Nord America), ponendolo non più nel Noriano, bensì alla fine del Retico, prossimo al limite Trias-Jura e avvicinandolo al suo congenerico C. rhodesiensis (in Sudafrica). Le implicazioni sono significative: oltre a ridurre la persistenza del genere Coelophysis, rendendola più simile alla durata media degli altri generi di teropodi (che raramente sforano la decina di milioni di anni), questo dato implicherebbe una più recente origine minima per molte linee di neoteropodi (in particolare Dilophosauridae ed Averostra), creando un gap cronologico con le forme basali (come Herrerasauria e Guaibasaurus) che darebbe ragione dell'ampio gap morfologico tra neotheropodi (coelophysoidi compresi) e teropodi più basali, diluendo in tempi "ragionevolmente" lunghi l'acquisizione della dozzina di sinapomorfie neoteropodi a partire dal primitivo bauplan eusaurischio. Inoltre, renderebbe plausibile la radiazione dei neoteropodi alla base del Giurassico, a seguito dell'estinzione delle faune tipicamente tardo triassiche, secondo un classico modello di occupazione di nicchie libere.
L'abstract è leggibile cliccando sul titolo del post.

04 agosto 2008

Un misterioso arcosauro polacco... un nuovo tetanuro basale?

Nella ristrettissima possibilità di tempo che mi impongono gli impegni augustani, non mi dimentico dei miei lettori!

Su segnalazione di uno dei miei più assidui blog-lettori scopro questo parziale cranio di arcosauro dal Retico-Sinemuriano (Triassico Superiore-Giurassico Inferiore) della Polonia.
Dato che la diagnosi che sto per effettuare si basa solo su questa foto, va presa con estrema cautela: non è detto che ciò che si vede qui sia effettivamente tale.
Le ossa indicate da lettere sono interpretabili con fiducia, le due in alto a destra meno (a me paiono un probabile neurocranio e parte del tetto cranico, ma forse più per la disposizione nella foto che per la presenza di chiari indizi a proposito).
Il premascellare è relativamente primitivo per un teropode: il corpo subnariale è relativamente basso, la narice occupa buona parte della metà rostrale dell’osso, l’angolo tra i margini ventrale e rostrale è maggiore di 75°, il ramo mascellare è ampio e allungato cranialmente.
Il mascellare è molto robusto ventralmente, e probabilmente mancante per buona parte del ramo ventrale. I margini della fossa antorbitale non sono distinguibili, quindi non posso essere sicuro se l’incisione dorso-caudale sia una finestra mascellare o l’intera fossa antorbitale (in tal caso piuttosto ridotta rispetto al corpo ventrale del mascellare). Il ramo rostrale non si differenzia dal ramo ascendente (il margine dorsale del mascellare è convesso).
L’ectopterigoide (?... non mi pare uno jugale, sopratutto se lo si paragona con il mascellare; e l’ipotetico ramo postorbitale è troppo gracile ed arcuato per sembrare plausibile) ha una forma “teropode”. Non si distinguono fosse o recessi.
Il quadrato ha il ramo pterigoideo proiettato nella metà dorsale. Dall’immagine, parrebbe che l’intero osso sia inclinato caudoventralmente.
Il dentale si espande dorsalmente a livello del terzo alveolo.
Lo spleniale ha una chiara concavità caudale. Non sembra esserci un forame rostroventrale.
In conclusione, ammesso che le ossa siano state identificate correttamente ed appartengano ad un unico individuo, le uniche possibili prove che sia un teropode sono la forma dell’ectopterigoide (se accettiamo che sia tale), la presenza di una concavità caudale dello spleniale e la riduzione della regione retroarticolare (due apomorfie della base di Tetanurae). Il resto delle ossa, prese isolatamente, potrebbe anche essere attribuito ad un crurotarso. Spero che questo arcosauro sia pubblicato presto, così che questo breve post possa risultare subito obsoleto!!!.
Chiunque abbia informazioni utili lasci commenti!

21 aprile 2008

Lacuna JIM

La documentazione fossile dei teropodi mesozoici non è continua, né distribuita spazio-temporalmente in maniera uniforme. Abbiamo molte informazioni per il Campaniano-Maastrichtiano, e per il Kimmeridgiano-Titoniano, stiamo aumentando enormemente quelle del Barremiano-Aptiano, così come ci sono nuove scoperte del Cenomaniano-Turoniano. Mappando la distribuzione temporale dei taxa in funzione della taglia, appare delineato uno scenario di espansione: a partire da forme del Triassico Medio di taglia paragonabile a Coelophysis, la variabilità dei teropodi si espande rapidamente, occupando entrambe le morfo-zone libere, sia riducendo la taglia che aumentandola. Alla fine del Giurassico la principale fase di espansione morfologica era conclusa: ad un estremo i paraviali basali, della taglia di Archaeopteryx, dall’altro i grandi tetanuri basali. Nel Cretacico si espanderà ulteriormente il range massimo con almeno tre linee di gigateropodi, mentre bisognerà attendere il Cenozoico per avere i microteropodi (colibrì). Probabilmente, l’unico ostacolo all’espansione morfologica dei teropodi è stata la biofisica stessa: difficilmente potremmo avere teropodi più piccoli di un colibrì (già di per sé al limite minimo ammissibile per un vertebrato terrestre), né è plausibile che si scoprano teropodi significativamente più grandi di Spinosaurus, Tyrannosaurus e Giganotosaurus: il bipedismo ha dei vincoli strutturali insormontabili, e probabilmente i 12-14 metri (6-8 tonnellate) raggiunti da questi taxa indipendentemente uno dall’altro sono il limite superiore fisicamente sostenibile ed evolutivamente vantaggioso per i teropodi (a volte sento di ipotetiche stime di Spinosaurus sulle 10-20 tonnellate che richiederebbero un ritorno al quadrupedismo... beh, a parte il fatto che non si conoscono ancora arti di Spinosaurus, e quindi il discorso è pura speculazione... ho dei grossi dubbi su quelle stesse stime di massa per Spinosaurus, come ho già spiegato in altri post).

Un aspetto interessante è che la tendenza ad occupare tutte le morfo-zone è tipica di tutti i teropodi: più linee distinte hanno sviluppato indipendentemente taglie simili (sia nei giganti che nelle forme più piccole, sebbene di queste ultime il record fossile sia più scarso), e spesso in contemporanea (il caso del Cenomaniano del Nordafrica è il più evidente: nella stessa zona abbiamo contemporaneamente un allosauroide, Carcharodonthosaurus, un abelisauroide, Deltadromeus, ed uno spinosauroide, Spinosaurus, tutti di taglia grande se non gigante). Come detto all’inizio, la documentazione non è uniforme: abbiamo piani geologici molto più documentati di altri, oppure formazioni che hanno restituito più rappresentanti di certe taglie rispetto ad altre. L’applicazione attualistica dell’ecologia ci induce a ritenere che le piramidi di taglia fossero presenti anche nel Mesozoico: ovvero, il numero delle specie di piccola taglia era probabilmente molto più grande di quello delle specie di grande taglia. Purtroppo, la paleontologia è schiava della fossilizzazione, la quale varia la propria selettività a seconda delle condizioni in cui avviene. Spesso, esemplari di piccola taglia hanno minori probabilità di fossilizzare, oppure tendono ad essere sottostimati. Il caso della Formazione Morrison è esemplare: Allosaurus è molto abbondante, mentre i celurosauri, pur avendo una buona diversità (Coelurus, Tanycolagreus, Ornitholestes, un nuovo troodonte in studio, ecc...), sono pochi e frammentari. Nel Biota Jehol, invece, abbondano i teropodi di piccola taglia (paraviali in primis), mentre i medio-grandi sembrano essere assenti.

Di tutte le lacune paleontologiche dei teropodi, la più ampia è il passaggio tra il Giurassico Inferiore (il Lias) ed il Medio (il Dogger), che chiameremo “lacuna JIM”. Praticamente, non esistono formazioni significativamente ricche in teropodi risalenti a quella epoca. Ciò potrebbe indurre a pensare che sia segno di una qualche crisi biologica. Difatti, fino alla metà del Giurassico Inferiore i teropodi noti sono principalmente membri di Coelophysidae e “dilophosauridi”, mentre dopo la lacuna JIM essi scompaiono, ed iniziano le faune dominate dagli averostri (tetanuri e neoceratosauri).

Parentesi: In effetti, si potrebbe suddividere la storia di Theropoda in tre fasi sulla base della disparità anatomica: il Coelophysidico (Trias sup. e Lias) dominato dalle forme basali, l’Averostriano (Dogger, Malm e Cretacico) avente la massima disparità, ed il Neornitico (Cenozoico) con solo i neorniti.

Quanto è reale la lacuna JIM? Effettivamente, è plausibile che i teropodi basali si estinguano e che le loro nicchie vengano occupate dagli averostri, ma ciò non implica necessariamente che la povertà delle formazioni note sia reale. In particolare, la presenza di Berberosaurus nel Giurassico Inferiore implica (filogeneticamente) che le linee evolutive di Elaphrosaurus, Abelisauroidea e Ceratosauridae dovevano già esistere prima della lacuna JIM, anche se non sono ancora documentate. Analogamente, la presenza di Eustreptospondylini (Dubreuillosaurus), Tyrannosauroidi basali (Guanlong ed almeno un altro...) e Carnosauri basali (Monolophosaurus) nel Giurassico Medio deve farci supporre che qualche linea di tetanuri fosse già differenziata nel Giurassico Inferiore (l’altra alternativa è ammettere un’enorme radiazione adattativa di tetanuri proprio durante la lacuna JIM).

Probabilmente, la lacuna JIM ha delle cause geologiche che hanno ridotto le condizioni di fossilizzazione, e non deve essere interpretata alla lettera come una fase di crisi biologica, o di bassa diversità dei teropodi. Nondimeno, fu proprio durante la lacuna JIM che avvenne la principale transizione faunistica nella storia dei teropodi, con la sostituzione dei basali da parte degli averostri.

Speriamo che in futuro la nebbia sul passaggio Lias-Dogger si dissolva.