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09 febbraio 2025

Jurassic Park Reboot - gli animali (1a parte)

 


Se avete seguito questa serie dall'inizio, avrete capito che lo stile di questo reboot di Jurassic Park è l'aderenza alla fantascienza "dura", la quale si sforza di restare coerente al realismo ed alle concezioni scientifiche (nei limiti concessi da una storia con dinosauri estinti riportati in vita) e si applica per evitare, quando possibile, qualsiasi elemento palesemente irreale, fantasioso o fantastico.

Un elemento irreale del Jurassic Park originale (sia romanzo che film) è la composizione faunistica del parco con dinosauri. Nel parco di Hammond abbiamo una serie di specie iconiche di dinosauri, anzi le più iconiche in assoluto: Tyrannosaurus, Triceratops, Apatosaurus/Brachiosaurus... Nei vari seguiti, questa fauna si amplia in modo ridicolo e del tutto arbitrario, slegato dalla trama originaria, comprendendo persino animali marini come Mosasaurus. Fin da quando ero ragazzino e divorai il romanzo di Crichton in una giornata, ho sempre trovato la fauna del parco giurassico troppo bella e perfetta per essere realistica.

Mi spiego: la fossilizzazione è un processo casuale. La scoperta di un fossile è un ulteriore evento casuale. Si stima che solo una piccola percentuale delle specie di dinosauro realmente esistite sia poi divenuta parte della documentazione fossile. E si stima che solo una piccola parte di quei fossili sia stata scoperta finora. Al tempo stesso, ammettendo che qualche specie di dinosauro si sia conservata come tracce genetiche nell'ambra, è altamente improbabile che proprio le specie che per caso abbiamo trovato come ossa siano anche quelle che si sono conservate come tracce genetiche nell'ambra. Corollario di questa considerazione di buon senso è che è praticamente impossibile che le stesse specie di dinosauro che abbiamo scoperto sotto forma di ossa fossili siano anche le specie che eventualmente troveremmo dai campioni di DNA nell'ambra. Pertanto, la situazione più realistica per un parco giurassico è che le specie estratte dal DNA nell'ambra NON siano specie già note sotto forma di scheletri. Saranno probabilmente parenti più o meno prossimi alle specie note dalle ossa, ma non è credibile che siano proprio le stesse specie. Il fatto che in Jurassic Park, per giunta, ci siano proprio le specie più iconiche e popolari rende quella associazione faunistica ancora più improbabile della già enormemente improbabile idea di clonare un dinosauro. 


Pertanto, nel parco giurassico del mio reboot non trovate specie conosciute e descritte dai paleontologi. Questo NON significa che inventerò animali di fantasia, né che sarò legittimato a costruire specie bizzarre, chimeriche o del tutto slegate dalle conoscenze paleontologiche. Come scrissi in un episodio precedente, se la nostra fonte di ambra è limitata alla metà del Cretacico del Sud Est Asiatico (Birmania), i tipi di dinosauro disponibili saranno solamente quelli che sappiamo essere vissuti in quella zona del mondo in quel momento del Cretacico. Mi impongo questa regola per esigenze di coerenza scientifica: non voglio un parco di animali slegati dalla paleontologia. Questi sono comunque dei dinosauri. Gli animali saranno quindi sì ipotetici a livello di specie ma pur sempre del tutto realistici membri dei cladi dinosauriani che possiamo interpolare da quei rami della filogenesi di Dinosauria che sappiamo essere esistiti in quella particolare coordinata spazio-temporale. Questa scelta è anche giustificata dal fatto che, tranne rarissimi casi come Chilesaurus, quando scopriamo delle nuove specie di dinosauro esse tendano a collocarsi dentro gruppi già noti e consolidati. Pertanto, è realistico che le specie ricavate dall'ambra, per quanto nuove rispetto alle specie note dalle ossa, siano comunque membri delle medesime linee evolutive ricostruite dalle specie note in base alle ossa.


Un secondo elemento fondamentale per rendere realistico il nostro parco con dinosauri è che chi clona queste specie non ha la minima idea di cosa si troverà di fronte. Un embrione di dinosauro è un grumo di cellule, e non ti dice "sono un Tyrannosaurus!". Per sapere che tipo di dinosauro è, il solo modo possibile è aspettare che l'uovo si sviluppi, schiuda, e cresca fino ad assumere una morfologia dello scheletro che sia simile a qualcosa di già noto in paleontologia. Di conseguenza, i realizzatori del parco giurassico potranno trovarsi di fronte a situazioni sconcertanti, che illustrerò nel prossimo post.


In tutto, il parco giurassico comprende sei specie. Ma, come vedrete, alcune simpatiche caratteristiche del ciclo biologico dei dinosauri produrranno l'effetto di avere - apparentemente - molte più specie di dinosauro. Questo perché i dinosauri, specialmente le specie giganti, cambiavano di forma, dimensione e persino eco-fisiologia durante la loro vita. Un animale che alla nascita era grande come un pollo, e che per alcuni anni aveva anche forma e abitudini simili ad un pollo, una ventina di anni dopo diventava un animale grande come un elefante, con esigenze e comportamenti diversi da quelli che aveva alla nascita. Giovani ed adulti della stessa specie, pertanto, potranno apparirci come se fossero specie differenti, con aspetto, habitat e comportamenti differenti tra loro.

Prima di descrivere le specie del parco, è bene chiarire due elementi narrativi che distinguono il reboot dalla storia originale.

Nel romanzo del 1990, Crichton dedica molto spazio alla questione del contenimento degli animali, inteso sia dal punto di vista fisico (evitare la fuga all'esterno) che biologico (evitare la proliferazione incontrollata). Al tempo stesso, per esigenze narrative, Crichton vuole che questi tentativi falliscano, che gli animali fuggano e si riproducano in natura, perché vuole trasmettere il messaggio che "la Natura troverà il modo" e che la scienza non può dominarla. Tutte tematiche interessanti e avvincenti, ma che rendono Jurassic Park un grottesto racconto pieno di contraddizioni o vere e proprie pacchianate su come allevare degli animali. In realtà, la questione di come gestire un allevamento di dinosauri è molto più semplice di come la presenti Crichton. 

Non vuoi accoppiamenti tra gli animali? Li sterilizzi, li rendi sterili alla nascita, tieni i maschi in recinti separati dalle femmine. Le femmine si riproducono troppo? Le sterilizzi, ti mangi le uova, tieni le femmine isolate. Non ti serve qualche bizzarra manipolazione genetica destinata ad esiti catastrofici (a meno che tu non voglia che il tuo romanzo abbia un simile esito). 

Gli animali possono fuggire, abbattere le recinzioni, evadere dai loro recinti? Né più né meno dei problemi di qualunque zoo o parco naturale. Contenere dei dinosauri di medie dimensioni non è tanto diverso dall'allevare struzzi o alligatori. Per tenere a bada un Tyrannosaurus adulto non serve un dispendioso e complicato recinto elettrificato lungo chilometri. L'animale non è tanto diverso da un elefante come forza e agilità. Basta un muro in cemento armato alto quattro metri ed un fossato stretto e ripido, e l'animale è a bada. Molto più economico e affidabile di qualunque sistema ad alta tensione. Un sauropode non va molto lontano prima che la sua fuga sia notata. Capisco che così facendo non avremo situazioni drammatiche e spettacolari come quelle del film, ma noi qui stiamo ragionando su come realizzare un parco reale e funzionante, non dobbiamo sviluppare una trama palesemente autodistruttiva per esigenze narrative.

Pertanto, a differenza della storia originale, in questo reboot la gestione degli animali è molto meno paranoica e demenziale. Ciò non significa sottovalutare i problemi logistici e di gestione di una popolazione di dinosauri, ma pensare che essi siano drammaticamente più complessi e problematici di qualunque altro allevamento di animali moderni è più la manifestazione della mitologia popolare sui dinosauri (intesi come mostri in qualche modo sovrannaturali) piuttosto che la effettiva valutazione della situazione concreta. Un dinosauro è pur sempre un animale, e Homo sapiens gestisce innumerevoli specie animali da migliaia di anni. Non c'è motivo di pensare che la gestione di un dinosauro sia totalmente slegata da ciò che sappiamo fare così bene da sempre.

Nel prossimo episodio, arriviamo finalmente ai dinosauri.


20 aprile 2024

Il Paradosso di Russell: dove sono i dinosauri intelligenti?

Dale Russell ad il celebre modello del dinosauroide (foto modificata da Naish e Tattersdill, 2021).

 

Il dinosauroide di Dale Russell (Russell e Seguin, 1982), l'ipotetico dinosauro dal piano corporeo "umanoide" e capacità intellettive comparabili alle nostre, è una delle creature di zoologia speculativa più celebri, e tra quelle che hanno maggiormente ispirato dibattiti dentro e fuori dalla scienza paleontologica. Ho parlato del dinosauroide e delle sue varianti, e proposto mie personali versioni del concetto, in vari post in passato. Naish e Tattersdill (2021) ne hanno delineato la storia in dettaglio ed hanno rimarcato il legame di questa speculazione affascinante con la personalità e la formazione culturale di Russell.

Il dinosauroide non è un animale reale, e non è una specie paleontologica, dato che nella versione di Russell, si tratta di una specie vivente in un "oggi alternativo", "al posto dell'uomo", ovvero il prodotto di una Storia Naturale alternativa alla nostra, in cui i dinosauri non si sono estinti e la "nicchia senziente" è stata occupata da un essere discendente dai dinosauri troodontidi invece che dai mammiferi primati. Tuttavia, alcuni "cugini" del dinosauroide creati dalla fantascienza sono più radicali dell'essere russelliano, dato che sono ipotizzati vivere nel Mesozoico! Ovvero, in alcune versioni del multiverso dinosauroideo, la specie di dinosauro senziente non si realizza dopo il Mesozoico ma dentro e durante il Mesozoico!

In questo post, esploro l'ipotesi che una specie di dinosauro intelligente "quanto noi" possa effettivamente essersi evoluta nel Mesozoico. Questo post affronta un tema che mi appassiona da quando, ragazzino, scoprii il dinosauroide di Russell: nella mia mente adolescenziale, ancora più affascinante dell'idea che se non si fossero estinti i dinosauri avrebbero potuto realizzare l'autocoscienza era l'idea che ciò fosse effettivamente avvenuto prima dell'estinzione che chiude il Mesozoico.

Per valutare questa ipotesi, dobbiamo prima analizzare l'ipotesi di Russell in termini quantitativi.

Russell definisce il dinosauroide come una specie di oggi con quoziente di encefalizzazione simile a quello umano, discendente dai troodontidi della fine del Cretacico (circa 70 milioni di anni fa), i quali erano dotati di un quoziente di encefalizzazione da "maniraptoro evoluto". Pertanto, per funzionare, l'ipotesi di Russell richiede il passaggio da un "cervello da maniraptoro" al "cervello da uomo" in circa 70 milioni di anni.

La logica dell'ipotesi di Russell ha una premessa: che alla fine del Cretacico (70 milioni di anni fa), i troodontidi avessero raggiunto un quoziente di encefalizzazione superiore a quello di altri dinosauri del loro tempo. Questa premessa è diventata un "fatto" tra gli appassionati di dinosauri proprio in relazione all'ipotesi del dinosauroide. Troodon (ed in generale i Troodontidae) sono ormai noti a livello popolare come "i dinosauri più intelligenti", e sono generalmente illustrati con un qualche tocco artistico volto a rimarcare tale "intelligenza superiore". Questa idea è un mezzo mito, mito che ha distorto i fatti paleontologici creando una falsa distinzione intellettiva tra Troodontidae ed altri maniraptori.

In realtà, la forma dei calchi endocranici, la morfologia e dimensione dell'encefalo ed i quozienti di encefalizzazione dei Troodontidae sono del tutto analoghi a quelli di Ornithomimidae ed Oviraptoridae. Infatti, è probabile che il livello di encefalizzazione dei troodontidi non sia speciale rispetto ad altri Maniraptoriformes. Sono i maniraptoriformi in toto ad avere un quoziente di encefalizzazione relativamente elevato rispetto agli altri dinosauri, non i soli troodontidi. Pertanto, è plausibile che un "cervello da troodontide" sia una condizione generale di tutti i maniraptoriformi, non solo di Troodon.

Prima che questa ultima affermazione sia fraintesa, è bene chiarire cosa significa "cervello da troodontide/maniraptoriforme": forma e dimensioni relative dell'encefalo dei maniraptoriformi sono intermedi tra quelli di un varanide (un rettile relativamente intelligente e reattivo) e quelli di uno struzzo (un uccello non particolarmente intelligente ma comunque molto reattivo). Pertanto, la "intelligenza di Troodon" è qualcosa a metà strada tra un varano ed uno struzzo: un animale agile, attivo, curioso, ma non certo un Premio Nobel della zoologia. Questo va rimarcato, perché troppo spesso, a livello popolare, è circolata la falsa idea che alcuni dinosauri (troodontidi, dromaeosauridi) fossero animali "super-intelligenti", forse come alcuni primati moderni. No, per "intelligente" qui si intende "intelligente come un varano o uno struzzo", niente di più sofisticato. Sicuramente più brillante di una tartaruga delle Galapagos, ma non certo al livello di un corvo della Nuova Caledonia. Forse vi sconvolgerà, ma è molto improbabile che Velociraptor fosse più intelligente di una gallina (animale comunque più intelligente di come spesso la dipingiamo, come ci ricordano Cochi e Renato).

Tornando all'ipotesi di Russell, quindi, essa si condensa in questa domanda: avendo a disposizione 70 milioni di anni, una linea evolutiva di dinosauri maniraptoriformi potrebbe passare dalla "intelligenza da varano/struzzo" a quella "umana"?

In base allo scenario originario di Russell, questa domanda è puramente speculativa, fantascientifica, perché Troodon non ebbe davanti a sé 70 milioni di anni di storia disponibile.

Hesperornithoides, un troodontide della fine del Giurassico, vissuto 80 milioni di anni prima di Troodon (artwork by S. Hartman)

Ma se noi ammettiamo che la "intelligenza da troodontide" sia una condizione condivisa da gran parte dei Maniraptoriformes, allora non occorre avere come dinosauro di partenza una specie della fine del Cretacico, perché i maniraptoriformi appaiono molto prima, a metà del Giurassico! Ad esempio, Hesperornithoides è un troodontide della fine del Giurassico, vissuto 150 milioni di anni fa, ovvero 80 milioni di anni prima di Troodon. Se facciamo partire l'evoluzione del dinosauroide da Hesperornithoides, ecco che i 70 milioni di anni richiesti dal modello evolutivo di Russell si dispiegano tutti completamente dentro il Cretacico, e possiamo quindi ottenere un animale con intelligenza umana intorno a 80 milioni di anni fa, ovvero, già nel Campaniano, al tempo di albertosaurini, lambeosaurini e ankylosauridi!

In rosso, la durata della linea evolutiva dinosauroide. In blu, l'alternativa di uguale lunghezza ma che parte alla fine del Giurassico. La stella indica l'età dei primi maniraptoriformi.

Se accettiamo questa premessa, allora l'ipotesi di Russell diventa testabile scientificamente, perché l'evoluzione dell'intelligenza dinosauriana si dispiegherebbe nel tempo profondo reale della storia dinosauriana, e quindi potrebbe aver lasciato tracce fossili.

Quanto è legittima una indagine volta a cercare tracce di una specie intelligente di dinosauro nella seconda metà del Cretacico?

Prima che concludiate che questa ipotesi sia del tutto ridicola e priva di fondamento, e che andare alla ricerca di possibili tracce fossili, o persino archeologiche, di specie intelligenti nel Cretacico Superiore sia una perdita di tempo, vi ricordo che milioni di persone credono all'esistenza di vita intelligente nello spazio cosmico nonostante la totale assenza diretta di prove, e che progetti come SETI (che cerca tracce di vita intelligente extraterrestre) siano visti da moltissime persone come una nobile e legittima impresa scientifica spinta da un'ipotesi perfettamente plausibile. Eppure, la possibilità di incontrare un alieno di un sistema stellare lontano è molto più remota che trovare un fossile di dinosauro...

Il punto della questione è quindi capire se l'evoluzione di intelligenza "umana" sia una tendenza frequente nella storia della vita, oppure sia piuttosto una bizzarria esclusiva della nostra storia particolare. Ma per capire ciò, occorre cercare prove di questi fenomeni, e non limitarsi a fare argomentazioni teoriche più o meno viziate dalle personali posizioni filosofiche sulla natura dell'evoluzione e dell'intelligenza. L'indagine paleontologica potrebbe fornire prove pro o contro questo scenario? Io non sto sostenendo che tale "dinosauroide cretacico" esista veramente, mi sto solo domandando se la sua esistenza (o non-esistenza) sia testabile scientificamente. Ad esempio, potremmo trovare stadi evolutivi intermedi della sua filogenesi? Specie con intelligenza a metà strada lungo la sequenza necessaria per arrivare alla specie "con intelligenza umana"? Se sì, quanto e come la storia evolutiva umana potrebbe essere un'utile analogia oppure una pericolosa distrazione che ci porterebbe fuori strada? Specie diverse evolvono l'intelligenza e la tecnologia in modo analogo oppure no? Se e come potrebbero delle tracce di attività culturale dinosauriana essere ancora oggi visibili sulla Terra, dopo molte dozzine di milioni di anni?


Io ho gettato il sasso.

Sta a voi raccogliere la sfida.

13 agosto 2023

Billy e il Clonesaurus - Summer Time: che specie è il Raptor di Jurassic Park?

Il modello del "raptor" di Jurassic Park, con indicate le caratteristiche diagnostiche della specie. Immagine modificata da stanwinstonschool.com

Trenta anni fa, i dromaeosauridi diventarono icone pop. Fino a quel momento, il clade Dromaeosauridae era un'oscura chicca per soli addetti ai lavori e per quella manciata di appassionati di dinosauri che avevano accesso alla letteratura paleontologica. Con Jurassic Park, questo clade diventa un'icona popolare, immediatamente trasfigurata nella versione horror che svolge il ruolo di antagonista principale nel romanzo di Crichton e nel film di Spielberg.

I raptor di Jurassic Park sono chiamati "Velociraptor". Tuttavia, qualunque dinomaniaco vi dirà che quelli del film non sono affatto dei Velociraptor, perché questo ultimo era più piccolo rispetto alla bestia che vediamo al cinema. Se poi il vostro dinomaniaco è particolarmente erudito, vi farà notare che il muso di Velociraptor è più basso ed affusolato rispetto a quello del suo alter ego cinematografico. Ma allora, che specie è quella del film?

Qui i dinomaniaci e i commentatori del film si dividono in due scuole: la scuola ortodossa deinonichiana e la scuola eterodossa mormone degli Utah(raptor). I primi, prendendo come fonte di riferimento il romanzo di Crichton, vi faranno notare che la specie del film sia chiamata "Velociraptor antirrhopus", ovvero sia niente altro che Deinonychus secondo una tassonomia idiosincratica proposta in quegli anni da Gregory Paul. I secondi, invece, meno fedeli al testo sacro dinomaniacale e rifacendosi a leggende non-canoniche che negli anni sono divenute dati di fatto, sosterranno che l'animale del film sia Utahraptor (taxon che, curiosamente, fu pubblicato una settimana dopo l'uscita del film negli USA, quindi difficilmente avrebbe potuto ispirare i realizzatori del film).

Io, che sono uno scienziato e non un credente della religione dinomaniacale, preferisco risolvere la questione in modo scientifico. Ovvero, ignorando i testi sacri e le varie scuole religiose, e andando ad analizzare l'animale in questione per determinare quale sia la sua attribuzione più corretta.

Basandomi sulle immagini del film e sui modelli realizzati per le scene con i raptor, ho potuto ricavare una dozzina di elementi anatomici che, ragionevolmente, siano presenti nello scheletro di questo dinosauro. Ciò è possibile perché il raptor di Jurassic Park è talmente anoressico che possiamo quasi intravedere la forma dello scheletro del muso e degli arti.

I caratteri in questione sono i seguenti (la numerazione si riferisce all'immagine che apre il post):

1- Margine rostrale del premascellare perpendicolare al margine orale.

2- Ramo subnariale del premascellare molto alto ma corto.

3- Fossa antorbitale estesa rostralmente (ovvero, ramo preantorbitale del mascellare molto corto).

4- Nasali che divergono posteriormente e bordano l'antorbita con delle mensole.

5- Margine rostrale del dentale che forma un angolo acuto con il margine orale.

6- Processo coronoide prominente.

7- Dentatura mascellare estesa fino alla barra lacrimale.

8- Punto di transizione posto a metà della coda.

9- Avambraccio lungo almeno quanto l'omero.

10- Terzo metacarpale robusto e non adiacente al secondo.

11- Primo metacarpale lungo metà del secondo.

12- Primo dito con 3 falangi.

13- Secondo dito del piede più corto del quarto e con ungueale falciforme.

Altri caratteri osteologici sono deducibili dalle immagini, ma non sono pertinenti per la questione tassonomica interna a Dromaeosauridae (ad esempio, l'assenza del quarto e quinto dito sono rilevanti per la collocazione in Theropoda, ma non incidono sullo status della specie). L'assenza del piumaggio è una caratteristica che non includo nella discussione, dato che l'animale è stato "ideato" prima della scoperta dei dinosauri piumati (avvenuta a metà anni '90).

Ho codificato un'unità tassonomica operativa dotata di queste caratteristiche e l'ho inclusa nella mia matrice filogenetica di Theropoda. In tutti gli alberi ottenuti, il raptor di Jurassic Park risulta sister taxon di Atrociraptor, col quale condivide la proporzione della regione preantorbitale. Quindi, né la versione canonica né l'eresia mormona hanno ragione: l'animale non è un Deinonychus né un Utahraptor. Questo risultato spiega anche come mai nel sesto episodio del Franchise ci siano degli "Atrociraptor" che sono di fatto identici al raptor dei film precedenti...


Pertanto, mi sento investito dalla missione di battezzare "formalmente" il raptor di Jurassic Park istituendo per lui il taxon Nublaraptor dinomaniacorum.



 

27 agosto 2020

"V" come "Teilhard de Chardin"

 

Teilhard de Chardin, il dinosauroide e Jane Badler nel ruolo di "Diana" in V-Visitors



Cosa può legare un gesuita, filosofo e paleontologo della prima metà del XX secolo con la più famosa scultura di zoologia speculativa e con una serie cult degli anni '80?

Se ricordate, 10 anni fa (gasp!) speculai su una ispirazione più o meno diretta della celebre serie tv di fantascienza "V-Visitors" (1983-1985) con il dinosauroide di Russell, pubblicato nel 1982.

Ieri, in un commento su Facebook, il paleontologo Hans Sues ha sottolineato l'influenza del paleontologo e gesuita Teilhard de Chardin (1881-1955), ed in particolare la sua concezione teleologica dell'evoluzione della coscienza, sulle idee evoluzionistiche di Russell in merito alla "inevitabilità" dell'evoluzione dell'autocoscienza, idee che sono alla base dell'ipotesi del dinosauroide come "alternativa cosciente" all'uomo qualora i dinosauri non si fossero estinti.

Un simile nesso non può non affascinare.

03 marzo 2019

Move over, Dinosauroid, it's the Age of the Halszkaraptoroid!

Questo post di zoologia speculativa è stato ispirato da una vignetta che mi è stata segnalata su Twitter, vignetta che a sua volta ha ispirato un meme piuttosto divertente sulla pagina Facebook del blog.

Il "dinosauroide" è il dinosauro speculativo, ed uno degli ipotetici "animali intelligenti" più famosi e discussi. Ne ho parlato in passato, e Darren Naish ne ha parlato in modo molto dettagliato ed articolato sulle varie iterazioni di TetZoo.

Qui vi propongo una ipotesi sicuramente accattivante, più dell'ormai abusatissimo Dinosauroide di Russell nelle sue varie iterazioni troodontidi. Ovvero, proviamo ad ipotizzare una versione halszkaraptorina del dinosauroide, ovvero, un dinosauro intelligente evoluto da Halszkaraptor.
Introduciamo "Halszkaraptoroid".

Una nota ufficiosa sul Quoziente di Encefalizzazione di Halszkaraptor
Vincent Beyrand, coautore con me nello studio su Halszkaraptor e autore delle segmentazioni 3D del cranio di Halszka ottenute dalle scansioni al sincrotrone, mi ha dato le misure del volume della cavità endocranica di Halszkaraptor, da cui ho dedotto che il quoziente di encefalizzazione di Halszkaraptor è nel medesimo ordine di grandezza di Archaeopteryx e Troodon. Quindi, se si ritiene legittimo ipotizzare il dinosauroide da un troodontide, possiamo fare una speculazione analoga da un halzkaraptorino.

Ecco come immaginerei l'anatomia del "Halszkaraptoroide", il theropode intelligente discendente da Halszkaraptor.

Dimensioni
Partiamo dal dinosauroide di Russell e Séguin (1982): esso ha una massa di 28 kg ed un quoziente di encefalizzazione di 7.1. Usando quella massa come stima per le dimensioni del Halszkaraptoroide, assumendo che non differisca significativamente nelle proporzioni femorali dagli altri maniraptori, risulta un animale che aveva il femore lungo circa 25 cm, comparabile quindi alle dimensioni di un eudromaeosauro come Velociraptor, e circa linearmente 4 volte più grande di Halszkaraptor (quindi, circa due metri dalla punta del muso alla punta della coda).

Sistema nervoso e sensoriale
Ovviamente, questo theropode deve avere il cervello molto sviluppato (condizione necessaria per essere un "dinosauroide" sensu lato). Tuttavia, a differenza del generico "allargamento" dell'encefalo che si ipotizza per il dinosauroide classico, Halszkaraptoroid deve aver preso un percorso evolutivo differente, "incentivato" dalle caratteristiche inusuale del sistema sensoriale del suo antenato reale. Se ammettiamo una pressione selettiva volta a potenziale il sistema nervoso in Halszkaraptor, dobbiamo immaginare un progressivo potenziamento della sensibilità a livello del nervo trigemino che innerva abbondantemente la regione rostrale del muso, e delle aree cerebrali deputate al processamento delle informazioni tattili. Questa particolare sensibilità a livello del muso ha quindi rappresentato una exaptation di Halszkaraptor nel momento in cui i suoi discendenti hanno progressivamente raffinato e potenziato la capacità di manipolare gli strumenti per mezzo delle mandibole. Questo ha probabilmente portato la dentatura nei discendenti "intelligenti" di Halskzaraptor a ridursi di dimensioni ed eventualmente a perdersi del tutto i denti, sostituiti da un lungo becco riccamente innervato alla sua estremità. Il becco quindi rappresenta (in analogia con versioni più recenti del dinosauroide) il principale organo manipolatore in Halszkaraptor. Inoltre, la lunghezza e flessibilità laterale del collo di Halskzaraptoroid lo ha reso un vero e proprio "braccio" con cui l'organo manipolatore (il becco) poteva agilmente modificare e modellare strumenti e utensili.
Di conseguenza, è plausibile che il cranio di Halszkaraptoroid abbia una regione posteriore ampia e bulbosa (per accogliere il grande cervello), ampie orbite rivolte anteriormente e un becco allungato e inclinato ventralmente, così da massimizzare la visione stereoscopica senza che sia intralciata dal muso.

Il collo
Confrontato con Halszkaraptor, il collo del suo discendente è più corto e dotato di vertebre eteroceliche, che aumentano la mobilità laterale del collo e della testa. La postura abituale del collo ricorda quella del pellicano, eretta e verticale, con la testa flessa verso il basso. 

L'arto anteriore
Halszkaraptoroid discende da animali semi-acquatici, nei quali l'arto anteriore è stato progressivamente specializzato come organo natatorio. L'animale ha quindi arti anteriori simili a pinne di pinguino, con tre artigli allungati simili alle pinne delle tartarughe marine. Il dito più esterno è il più lungo e robusto, e conferisce alla pinna una forma idrodinamica. La mani non sono coinvolte nella manipolazione degli oggetti, che è invece svolta dal sistema becco-collo e dai piedi.

L'arto posteriore e postura
Halszkaraptoroid ha una postura del corpo più verticale degli altri theropodi, il risultato della presenza, già nel suo antenato reale, di adattamenti a livello di bacino e femore per permettere una postura più verticale della schiena per controbilanciare il collo. Questo carattere di Halszkaraptor sarà un exaptation chiave che permetterà al suo discendente "intelligente" di evolvere una testa relativamente pesante e voluminosa in parallelo con l'espansione del cervello.
Il secondo dito del piede, corto e dotato di un ungueale iper-estensibile, nel Halszkaraptoroid si è specializzato in un dito analogo al pollice dei primati, e permette a questo theropode di impugnare strumenti con forza e precisione.

La coda
La coda di Halszkaraptoroid è uno dei caratteri chiave della sua biologia. Essa è relativamente muscolosa alla base, con una base appiattita nella zona intermedia, che è molto più mobile lateralmente rispetto agli altri maniraptori. Queste caratteristiche, un exaptation delle caratteristiche natatorie ancestrali di Halszkaraptor, nel Halszkaraptoroid permettono una postura "seduta sulla coda" (vagamente da canguro), usata come appoggio quando l'animale manipola gli oggetti con un piede e con il sistema mandibola-collo. L'animale utilizza quindi la coda come "zampa supplementare" quando impiega uno dei due piedi nella manipolazione e uso degli strumenti.


In conclusione, l'ipotetico Halszkaraptoroid ha evoluto un cervello molto sviluppato, un sistema sensoriale e adattamenti posturali coerenti con la sua capacità di manipolare e costruire oggetti. L'ecologia opportunistica e anfibia dei suoi antenati halszkaraptorini ha fornito i pre-requisiti idonei per evolvere un insieme di adattamenti coerenti per un animale in grado di costruire e manipolare oggetti usando mandibola e piede, di nuotare efficacemente grazie agli arti anteriori e di spostarsi in postura bipede come tutti gli altri theropodi. 
Grazie a questo mix di elementi vincenti, Halszkaraptoroid è il candidato ideale per diventare il signore e padrone del vostro mondo neomesozoico alternativo.

I paleoartisti sono invitati a realizzare delle ricostruzioni di Halszkaraptoroid!

Bibliografia:
Russell, D.A.Séguin, R. 1982. Reconstruction of the small Cretaceous theropod Stenonychosaurus inequalis and a hypothetical dinosauroid. Syllogeus 37, 1-43.

08 febbraio 2015

EnantioMundo: i tre gradi (ed i tre cladi) degli enantiornithi

Per affrontare un discorso articolato sul mondo degli enantiornithi viventi, occorre fornire un minimo di basi tassonomiche. Prima dell'avvento della sistematica filogenetica, gli enantiornitologi avevano continuato a perpeturare una tradizione tassonomica vecchia quanto Linneo. Già nel suo famoso volume del 1758, il padre della zoologia moderna aveva suddiviso gli enantiornithi in tre gruppi principali:

Volantia, o Enantiornithi che volano.
Bipedia, o Enantiornithi atteri.
Quadrupedia, o Enantiornithi quadrupedi.

Tutti abbiamo imparato questo schema classificativo fin dai tempi delle scuole elementari, ed ancora oggi esso è implicito nei discorsi vernacolari: in molte lingue, ci sono gli animali volanti, gli animali bipedi (non umani) e gli animali quadrupedi. Con il raffinarsi dei criteri di classificazione, l'avvento della sistematica filogenetica e con la definitiva conferma che i dinosauri e gli pterosauri dell'Era Secondaria, i coccodrilli terziari, e tutti i thecodonti triassici erano, di fatto, niente altro che stem-Enantiornithes, è stato necessario ri-definire i criteri filogenetici per la classificazione delle oltre 15 mila specie di enantiornithi viventi.

Dei tre gruppi linneani classici, solamente Quadrupedia è risultato monofiletico. Volantia rappresenta semplicemente il grado degli enantiornithi basali non-atteri e non-quadrupedi, mentre Bipedia è un gruppo polifiletico comprendente le numerose ed indipendenti perdite della capacità di volo, avvenute durante il Cenozoico. Un sottogruppo dei vecchi “bipedia”, in particolare, è risultato essere il ceppo basale per la grande radiazione quadrupediana iniziata nell'Oligocene.

Recentemente, è stata proposta una classificazione che incorpora il dato molecolare degli enantiornithi viventi con il dato morfologico della specie sia viventi che fossili. Il risultato è una grande revisione della sistematica del gruppo, che sicuramente sarà motivo di accese controversie tra gli zoologi.

Enantiornithes è stato quindi suddiviso in tre cladi principali:

Pan-Quadrupedia: Il clade più inclusivo comprendente Tetrapodornis domesticus Linnaeus 1758 ed escludente Deinofalcarius rapax Linnaeus 1758.
Pan-Deinofalcaria: Il clade più inclusivo comprendente Deinofalcarius rapax Linnaeus 1758 ed escludente Tetrapodornis domesticus Linnaeus 1758.
Pan-Thylacornithes: Il clade più inclusivo comprendente Thylacornis thylacornis Wallace 1882 ed escludente Tetrapodornis domesticus Linnaeus 1758.

Ognuno di questi tre cladi ha la sua radice nel Cretacico: difatti, si ritiene che almeno 3 linee di enantiornithi abbiano superato il limite K-Pg. A questo proposito, è ancora forte il dibattito su quale fu l'entità dell'estinzione della fine del Cretacico sugli enantiornithi, ovvero, se essi furono effettivamente decimati (ma non del tutto estinti) con una successiva radiazione dei gruppi superstiti all'inizio del Cenozoico, oppure se essi non subirono particolari perdite al passaggio dal Maastrichtiano al Daniano, e che, quindi, buona parte dei gruppi moderni possa essere fatto risalire al Mesozoico.
Questa diatriba, tra sostenitori di un “Big Bang enantiornithe” all'inizio del Cenozoico rispetto ai sostenitori di numerose linee che passarono indenni l'estinzione di massa, è in parte connessa con la – ormai datata – controversia se effettivamente i dinosauri siano o meno gli antenati degli enantiornithi. Ormai, le evidenze a sostegno di un'origine dinosauriana degli enantiornithi sono talmente robuste che lo schieramento battezzato “END” (Enantiornithies [are] Not Dinosaurs) ha, come dice l'acronimo stesso, finito di attrarre consensi. L'ipotesi “DEA” (Dinosaurs [are] Enantiornithine Ancestors) è forte di moltissime evidenze sia paleontologiche che biologiche, tra cui, definitiva, la scoperta di piumaggio, il carattere tradizionalmente ritenuto distintivo degli Enantiornithi, in molti dinosauri fossili.
Non solo i dinosauri sono chiaramente il ceppo ancestrale degli enantiornithi, ma numerosi fossili di età cretacica, in particolare, dalla Cina ed Argentina, sono ormai universalmente riconosciuti come appartenere a primitivi enantiornithi, che confermano non solo il legame tra dinosauri ed enantiornithi, ma danno sostegno all'ipotesi che questo clade fosse già ampiamente diversificato nelle sue ramificazioni principali ben prima della fine del Cretacico. Il numero degli enantiornithi mesozoici si aggira ormai su oltre la cinquantina. Non tutti sono riconducibili ai tre crown-groups, ed alcuni, di fatto, testimoniano radiazioni adattative precedenti quelle che portarono, nel Cenozoico, ai gruppi attuali.
Cladogramma degli enantiornithi mesozoici e loro tassonomia in base ai cladi viventi. Per far contenti anche gli ENDiti, la radice dell'albero include solamente Euparkeria e Archaeopteryx.

Ad esempio, un singolo stem-Thylacornithes è noto nel Mesozoico, Protopteryx, mentre sono noti ormai numerosi rappresentanti sia di stem-Deinofalcaria (ad esempio, Avisaurus, Zhouornis, Sulcavis) sia di stem-Quadrupedia (ad esempio, Cathayornis, Gobipteryx, Longipteryx). Tuttavia, nessun rappresentante dei tre crown-groups è attualmente rinvenuto nel Mesozoico, dato che i primi rappresentanti sicuramente “moderni” di questi tre cladi si rinvengono solamente a partire dal Eocene finale (sebbene a metà del XX secolo si ipotizzò l'esistenza di primitivi Quadrupedia nel Cretacico finale, a fianco dei dinosauri “classici”, nessun fossile ha finora confermato questi vecchi scenari: di fatto, oggi si propende a considerare i crown-groups degli enantiornithi come esclusivamente cenozoici).

Nei prossimi post, elencherò le caratteristiche principali dei tre gruppi moderni di enantiornithi, e menzionerò alcuni rappresentanti basali delle rispettive stem-lineages mesozoiche.

05 febbraio 2015

Coming Soon: EnantioMundo

Circa 66 milioni di anni fa, come tutti sapete, finiva il Mesozoico. I dinosauri si estinguevano in massa, assieme a numerosi altri cladi. Come sicuramente saprete, la frase qui sopra è scorretta, perché Dinosauria non si estinse del tutto. Un clade di aviali derivati, difatti, è l'unico sopravissuto tra i dinosauri all'estinzione di massa della fine del Maastrichtiano, ed oggi popola le terre emerse ed i cieli con oltre 15 mila specie. Questo clade è Enantiornithes, il gruppo di vertebrati terrestri dominante ai giorni nostri.
Sì, avete letto bene.

Prossimamente, su Theropoda, il meraviglioso mondo che avrebbe potuto essere, se i miei adorati enantiornithi fossero stati i superstiti della grande estinzione, al posto dei neornithi. E se pensate che un mondo con gli enantiornithi al posto dei neornithi sia fondamentalmente il medesimo in cui viviamo, cambiato solamente con un tipo leggermente differente di uccelli al posto di quelli a cui siete abituati, significa che non conoscere bene le interessanti differenze che gli “uccelli-opposti” hanno rispetto agli “uccelli-nuovi”. Infatti, è plausibile che la differente biologia degli enantiornithi, il loro bauplan “intermedio” tra aviani e non-aviani, avrebbe potuto, in un mondo come quello immediatamente successivo all'estinzione di fine Mesozoico, produrre un presente molto inatteso.


30 dicembre 2013

Previsioni per il 2014

Cosa ci riserverà il 2014? Alcuni theropodi sono in arrivo, o almeno così sono stati annunciati in recenti congressi internazionali, e quindi non sono vere e proprie novità. 
In questo post, invece, giochiamo a prevedere cosa porterà il nuovo anno, mescolando desideri e speranze con i nostri pregiudizi relativi al record paleontologico.
Disclaimer: Prima che qualche bimbominkia dietro un nickname mi accusi di aver plagiato altri blog, siti o pagine web inesistenti, ricordo che questa non è la prima volta che pubblico un post "di fantasia" con questo tema, dato che ne scrissi uno simile quasi cinque anni fa.

29 settembre 2013

T. rex vs S. aegyptiacus: The Ultimate Truth

Questo blog, se non si fosse capito, parla della scienza dei theropodi mesozoici.
E la scienza dei theropodi mesozoici, se non foste al corrente degli ultimi 20 anni della ricerca, verte attorno ad una domanda fondamentale, che possiamo considerare il fulcro dell'intera disciplina (e, di conseguenza, dell'intera paleontologia, dato che il resto di questa scienza è solamente un dettaglio marginale attorno ai theropodi): 
In un combattimento tra (un esemplare adulto di) Spinosaurus e (un esemplare adulto di) Tyrannosaurus, chi vincerebbe?
Per troppo tempo ho finto di non riconoscere l'importanza fondamentale di questa domanda. Non posso continuare a fare lo snob e fingere che questo non sia il quesito più importante degli ultimi 250 anni della paleontologia. Owen, Cope, Marsh, Osborn, Stromer, Gilmore, Lambe, Maleev, Ostrom, la Osmolska, Bakker, Horner, e tutti gli altri grandi studiosi della paleontologia dei dinosauri hanno dato la loro vita perché noi potessimo dare una risposta a questa domanda fondamentale. 
Ed è nostro dovere dare una risposta.
Ho quindi analizzato tutti i fattori in gioco, tutte le variabili di dimensioni, massa, struttura scheletrica e muscolare, la dentatura, la morfologia del rostro, il livello metabolico, la struttura neuronale, il più plausibile spettro comportamentale, e, sopratutto, le condizioni per lo svolgimento della più importante e significativa interazione biotica dell'intero Fanerozoico. Non ho tralasciato nulla: ogni aspetto è stato preso in considerazione, integrato con gli altri, e le più robuste implicazioni di ogni fattore sono servite per la ricostruzione finale che vi propongo qui.
Questo post, pertanto, funge da risposta finale e definitiva. Nessun altro paleontologo prima di oggi ha analizzato questo tema con lo stesso livello di dettaglio e competenza, nessuno ha quindi prodotto la risposta in modo più accurato, ponderato, motivato di ciò che state per leggere.

26 luglio 2013

Spinosaurus litteralis

Continua la mia serie di post sulla interpretazione, speculazioni, fantasie, bufale e leggende metropolitane su Spinosaurus.
Nei post precedenti ho mostrato come le speculazioni su questo theropode siano molto limitate, e riconducibili ad un singolo paradigma: "Spinosaurus è una versione isometrica di Baryonyx, grande il doppio di Baryonyx, e identico a Baryonyx nelle parti non preservate". Chiamo quella versione: Spinosaurus-ortodosso. Dal punto di vista scientifico, Spinosaurus-ortodosso è molto semplicistico. Per due motivi:
- Non esiste motivo logico per cui le parti non-note di Spinosaurus siano copie di quelle in Baryonyx. Il fatto che i due taxa siano differenti nella forma del rostro, nel numero dei denti, nella forma e ornamentazione dei denti, nella forma delle vertebre dorsali (non solo a livello delle spine neurali, anche a livello delle laminazioni dell'arco neurale), suggerisce che i due animali non fossero molto simili nell'aspetto generale. I sostenitori di Spinosaurus-ortodosso dovrebbero applicare una versione paleontologica stretta dell'inferenza filogenetica, per "creare" il loro animale, invece di limitarsi a raddoppiare Baryonyx.
- Le ipotetiche differenze di dimensioni, di dentatura e di condizioni ambientali, suggeriscono ecologie e morfologie differenti. Pare assurdo che animali così differenti nei caratteri conosciuti e comparabili siano poi "identici" nel resto del corpo (che resta sconosciuto).

Propongo qui una nuova interpretazione, che è al tempo stesso sia "radicale" che "conservatrice", una versione LETTERALE del record fossile di Spinosaurus, basata quindi sui seguenti dati:
- Spinosaurus è noto solo da cranio e vertebre.
- Spinosaurus ha adattamenti piscivori e si rinviene associato a pesci.
- Non esistono arti di Spinosaurus.

L'ultimo punto è veramente enigmatico: si tratta di un difetto della documentazione paleontologica o un dato REALE? E se effettivamente, Spinosaurus non avesse avuto arti? Forse, Spinosaurus aveva ridotto le sue zampe, ormai inutili per un animale acquatico, congruente con le sue caratteristiche mandibolari e dentarie, congruente con gli studi isotopici sui denti, che paiono avvalorare una maggiore propensione a vivere in acqua rispetto agli altri theropodi.
Forse. O forse no. Forse, come assumiamo sempre, l'assenza di arti è dovuta a fattori tafonomici: i denti e le mandibole si sono preservati, mentre gli arti non si sono fossilizzati.

Oppure ci stiamo sbagliando? 
E se Spinosaurus fosse tornato in acqua, come altri rettili marini mesozoici?
In attesa di avere dati sullo scheletro appendicolare di Spinosaurus, quanto è plausibile questo "Spinosaurus litteralis"?

Questa ricostruzione è valida quanto quelle che circolano online...



Come in tutti i casi precedenti, questa speculazione gratuita vale quanto tutte le altre fantasie che circolano in rete.

19 maggio 2010

V come Dinosauroide?

Parentesi più ultrazionale che theropodesca, ma trattando di theropodi (per così dire), merita questa localizzazione.
Vi ricordate il Dinosauroide di Russell? L'orribile e scientificamente improponibile versione rettiliana di un ominide, discendente ipotetico dei troodontidi? Se non ricordate, vi rimando a questo dettagliato post di Darren Naish.
Il motivo del mio post riguarda però altro, non scientifico, ma storico-"culturale".

26 marzo 2010

Se non fosse per l'assenza di autapomorfie, meriterebbe di essere chiamato: "Ozraptorex"


Un ipotetico tyrannosauroide polare ucronico dal mondo di Specworld, forse più reale di quanto si pensasse...
Questo post è la continuazione del precedente.
Il risultato di Megamatrice alla luce dei dettagli espressi in Benson et al (2010) e della interessante discussione che ho avuto questa mattina con Roger Benson (da cui è scaturito il carattere # 1223 relativo alla rugosità muscolare laterale del peduncolo iliaco del pube) produce un risultato che conferma pienamente l'ipotesi degli autori dello studio pubblicato oggi su Science.
L'ipotesi più plausibile dell'affinità del pube australiano (in attesa di dati futuri, ma comunque robusta) è che esso appartiene ad un Tyrannosauroidea di taglia medio-piccola (lungo circa 3 metri) filogeneticamente più derivato di Raptorex, Eotyrannus e Bagaraatan, e prossimo (sebbene esterno) a Tyrannosauridae.
Quindi, non ci sono obiezioni particolari ad ipotizzare che l'Australia meridionale di 110 milioni di anni fa, collocata all'interno del Circolo Polare Antartico (con tutte le implicazioni paleoclimatiche che ne derivano, tra cui, un possibile aspetto come quello che apre il post) fosse popolata da tyrannosauroidi morfologicamente simili a Raptorex e Alioramus, adattati alle rigide condizioni sub-antartiche temperato-fredde di quegli ambienti estremi.

23 febbraio 2010

La posizione filogenetica di Godzilla (...)

 
Oggi è una data particolare per me, quindi mi concederò una divagazione...
Sicuramente, alcuni dei lettori più intransigenti esclameranno: "Ah! Ecco qua, Cau, l'ipocrita! Fa tanto il saccente e pedante sulla "scientificità dei dinosauri" e lo snob arrogante verso i forum che parlano di dinosauri cinematografici... ma poi scrive un post su Godzilla!". "Non ha detto più volte che nel suo blog si parla solamente di pubblicazioni di paleontologi, di dinosauri veri?". 
Esattamente, e non mi sto smentendo. Oggi parlerò di alcuni articoli scientifici che riguardano Godzilla, e non di film.

15 novembre 2009

Il mio dinosauroide


Nella pletora di ricostruzioni più o meno fantasiose sull'ipotetico theropode senziente, ecco la mia personale interpretazione (bozzetto di mezz'ora) di un dinosauroide derivante da un deinonychosauro basale di grado "unenlagiino-troodontide".
A differenza del "dinosauroide di Russell", non credo che l'espansione dell'encefalo imponga una trasformazione radicale dell'anatomia theropode. A parte le modifiche relative all'espansione del neurocranio, con relativa riorganizzazione delle ossa palatali e mandibolari e la riduzione della muscolatura connessa, penso che lo scheletro postcraniale di un maniraptoro sia perfettamente idoneo per un organismo senziente. Theropodi con crani voluminosi, come i tyrannosauridi, dimostrano che non è necessario evolvere una postura eretta per sostenere la testa. Un collo semieretto e sigmoide, come si osserva in numerosi uccelli moderni, dimostra che l'anatomia theropode permette di sostenere crani espansi senza variare l'inclinazione della colonna vertebrale dorsale. Analogamente, la natura iper-inetta dei pulcini degli uccelli neognati e la sproporzione osservata in Apteryx (il kiwi) tra uovo e genitore, mostra che un dinosauroide potrebbe generare prole inetta, di grandi dimensioni (quindi con grande cervello) senza evolvere una gestazione di tipo placentale.

11 novembre 2009

L'uomo discende dalle scimmie, ed il dinosauroide discende da...

Curiose convergenze si intrecciano tra theropodi fantasy di diverse fazioni.
La paleo-zoo-blogosfera è oggi attraversata da un comune senso di fastidioso prurito, dovuto al ritorno cronico di un parassita mentale di natura falsamente theropodologica chiamato "Dinosauroide di Russell". Per quelli di voi che non sanno cosa sia il dinosauroide, vi rimando ai post di Darren Naish (qui), ed ad un mio vecchio post ultrazionale.
Riassumendo, io non condivido minimamente l'ipotesi fanta-evolutiva di Russell & Séguin (1982) sull'evoluzione di un theropode umanoide a partire dai troodontidi. Ciò principalmente perché, come altri, non trovo logicamente sostenibile che la forma umanoide sia condizione necessaria all'evoluzione di un'intelligenza evoluta paragonabile alla nostra. L'intelligenza potrebbe evolvere in organismi aventi tutt'altra anatomia, per niente umanoidi (per "umanoide" intendo un organismo di tipo "animale tetrapode" bipede ed eretto). Inoltre, l'anatomia dei theropodi ha evoluto organismi molto intelligenti, come i corvidi ed i pappagalli, aventi intelligenze paragonabili a quelle dei primati antropomorfi, senza evolvere corpi umanoidi. Pertanto, perché evolvere un corpo umanoide in un theropode? Non se ne vede alcuna ragione, così come nessuno cerca di ipotizzare dei primati con corpi da theropode (immaginate un babbuino tyrannosauro-morfo...). In questo post voglio però accettare, almeno per una volta, l'ipotesi di Russell & Séguin (1982). Immaginiamo che il dinosauroide sia una realtà, ed abbia esattamente l'anatomia descritta da Russell & Séguin (1982). Russell ha creato il dinosauroide estrapolando il corpo, sulla base di alcune assunzioni di evoluzionismo generale, a partire dall'anatomia dei troodontidi. Quindi, filogeneticamente, il dinosauroide di Russell sarebbe un troodontidae derivato. Ma è veramente così? A ben vedere, il dinosauroide di Russell ha un mix anatomico tale che, se fingessimo di non sapere la sua "evoluzione" (così come imposta da Russell & Séguin, 1982) non potremmo automaticamente stabilire da quale clade di theropodi si sia evoluto. Insomma, il dinosauroide chiede di essere incluso in un'analisi filogenetica! E così ho fatto: basandomi sulle informazioni presenti in Russell & Séguin (1982) ho codificato il dinosauroide in Megamatrice.
Il risultato, veramente interessante, sia per le implicazioni filosofiche che paleontologiche, indica che il dinosauroide non è un troodontide, bensì... rullo di tamburi... un aviale confuciusornithiforme! Ebbene sì, il dinosauroide non solo condivide l'anatomia umanoide, ma avrebbe avuto anche una storia evolutiva simile a quella umana: come gli ominidi, anche i dinosauroidi discenderebbero da piccole forme arboricole, in questo caso i confuciusornithidi. A questo punto, non si può che dare atto ad alcuni illuminati studiosi dello scorso decennio di aver visto giusto sulle potenzialità evolutive di Confuciusornis: Hou et al. (1995), nel ricostruire Confuciusornis, gli diedero una postura eretta verticale*, che, sebbene sia del tutto assente e quindi altamente improbabile nei dinosauri, è molto simile a quella dell'ipotetico dinosauroide!
Curiose convergenze di fantascienze...

*Per evitare malintesi sull'idea che abbia imposto un legame tra "dinosauroide" e conficiusornithidi, specifico che nella mia codifica in Megamatrice di Confuciusornis NON ho seguito la ricostruzione di Hou et al. (1995), che ritengo improbabile, né che è presente alcun carattere legato alla postura verticale (eretta) della colonna vertebrale (condizione assente nei dinosauri).

Bibliografia:
Hou, L-H., L. D. Martin, Z-H. Zhou, and A. Feduccia. 1995. A beaked bird from the Jurassic of China. Nature 377:616618.
Russell, D.A. & Séguin, R. 1982. Reconstruction of the small Cretaceous theropod Stenonychosaurus inequalis and a hypothetical dinosauroid. Syllogeus 37, 1-43.

19 aprile 2009

Il secondo ceratosauro senza denti, Prolungkata molnari

Prolungkata è un nuovo ceratosauro del Maastricthiano dell’Australia (Matthew & Li, 2019). L’unico esemplare noto comprende un frammento di mandibola, buona parte della colonna vertebrale, ed un pube. Esso si distingue dal suo parente Anodontoraptor (Talbor, 2016), con il quale condivide l’estrema riduzione della dentatura e la fossa spinolaterale bilobata dell’asse, per la presenza di due alveoli vestigiali a livello della sinfisi dentale e per la fusione delle lamine prezygoepipophyseali lungo il margine ventrale delle spine neurali cervicali. Inoltre, a differenza di Anodontoraptor, la cui lunghezza stimata dal femore è di 6-8m, il pube di Prolungkata indica che l’animale non superava i 3-3,5m.

Questo nuovo ceratosauro aggiunge dettagli sull’anatomia e l’ecologia del bizzarro clade Ozraptoroidea, comprendente Ozraptor (Smith, 2015) ed Anodontoraptor, dall’Australia, e Coeluroides e Majungacauda dall’Indo-Madagascar (Oswald & Brimanapirje, 2017). Ma di tutto questo, ne parlerò in un altro post...

Bibliografia:

Matthew J.W. & Li H.K., 2019 - A new ceratosaur from the Late Cretaceous of Australia, with remarks on the evolution of Ozraptoroids. Journal of Vertebrate Paleontology 39: 155-168.

Oswald B.O. & Brimanapirje S., 2018 - A new theropod bonebed from Madagascar, and the evolution of Gondwana abelisauroids. Alcheringa 43: 187-196.

Smith W., 2015 - A new specimen of Ozraptor. Alcheringa 39: 20-30.

Talbor A.R., 2016 - A toothless ceratosaur from the Early Cretaceous of Australia. Journal of Vertebrate Paleontology 36: 28-36.

30 marzo 2009

Xenoraptor multispinus Xi et al., 2009

Ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia. William Shakespear, da “Amleto”

Poco meno di due settimane fa, la pubblicazione di Tianyulong aveva aperto nuove prospettive sull’origine e l’evoluzione del piumaggio, rendendo concreta la possibilità che la condizione più primitiva del piumaggio, omologa allo stadio 1 della successione ontogenetica delle penne attuali, sia una caratteristica comparsa molto prima della differenziazione dei coelurosauri, probabilmente alla base dell’intero Dinosauria, se non prima. Oggi, un nuovo troodontide di grande taglia, Xenoraptor Xi et al. (2009) testimonia l’evoluzione di una forma inattesa di tegumento in un theropode interno al gruppo dei veri animali piumati, e molto prossimo agli uccelli. Per ora, posso solo dirvi ciò che è scritto nell’abstract di uno studio in fase di pubblicazione.

Xenoraptor proviene dal Hauteriviano (Cretacico Inferiore) della Cina. Sebbene sia fossilizzato in un sedimento che non permette la completa conservazione delle penne, esso è perfettamente articolato in posizione accucciata, simile alle posture nelle quali sono stati rinvenuti Mei e Sinornithoides.

L’aspetto più interessante e sconvolgente del fossile è la presenza di una serie di strutture coniche, simili a tubercoli spinosi, rinvenuti sulla superficie laterale e dorsale del cranio e lungo buona parte della coda. Purtroppo, non sappiamo se e quanto questo strano tegumento spinoso fosse distribuito nel resto del corpo. Tuttavia, è possibile che l’intero corpo di questo grosso troodonte (lungo circa 3,5 metri) avesse questa bizzarra copertura tubercolata. Aspetto ancora più interessante del fossile è che esso proviene da sedimenti di tipo salmastro-lagunare. Il fossile è associato a pterosauri e pesci, ed è quindi possibile che fosse un animale semiacquatico e piscivoro. Purtroppo, gli arti non si sono fossilizzati a sufficienza per stabilire se avesse qualche adattamento natatorio.

Purtroppo, non ho immagini del fossile, ma spero presto di averne qualcuna, dato che l’intero articolo sarà pubblicato domani sull’Acta Paleologica Sinica.

Bibliografia:

Xi G., Lou H, Nador M. & Fish A., 2009 - An unusual maniraptoran theropod with a unusual skin from the Protoichthys Formation of China. Acta Paleologica Sinica publ. online.

07 febbraio 2009

Il Cranio di Deltadromeus - Ipotesi di ricostruzione

Deltadromeus agilis Sereno et al. (1996) è uno dei theropodi più enigmatici degli ultimi decenni. Questo theropode di grande taglia (l’adulto, basato su un femore citato da Sereno et al., 1996, avrebbe una massa di 3-4 t) è stato attribuito alla base di Coelurosauria (Sereno et al., 1996), a Ornithomimosauria (Rauhut, 2003), mentre attualmente lo si colloca tra i Ceratosauria non-abelisauridi (Wilson et al., 2003; Carrano & Sampson, 2008). Megamatrice sostiene questa ultima ipotesi, ed in particolare, quella di Wilson et al. (2003), che vede Deltadromeus in Noasauridae (Carrano & Sampso, 2008, lo collocano in posizione più basale, sempre in Ceratosauria ma esterno a Neoceratosauria: Megamatrice ha tutti i caratteri utilizzati in entrambi gli studi ed avvalora quello di Wilson et al., 2003, collocandolo tra i noasauridi basali). Attualmente, non esistono resti cranici di Deltadromeus. Tuttavia, è possibile ricostruire alcuni dettagli del suo possibile cranio, elaborando una “ipotesi 0” del suo aspetto, basandoci sull’inferenza filogenetica, ovvero, determinando quali siano le condizioni morfologiche presenti alla base della sua linea evolutiva, a loro volta deducibili ottimizzando la distribuzione dei caratteri ricavabili dai suoi parenti prossimi. Ovvero, utilizzando la serie dei suoi parenti prossimi per i quali sia noto il cranio (nell’ordine di distanza crescente: gli altri noasauridi, poi Abelisauridae, poi Ceratosaurus. Tetanurae e Coelophysoidea vengono considerati come parenti remoti, utili per stabilire le condizioni, ma non utilizzati direttamente per la ricostruzione), si può delineare un suo possibile cranio “minimalista”. Per “minimalista” intendo che non possiamo, attualmente, sapere quanto effettivamente esso si sia “allontanato” dalla condizione ricostruita; nondimeno, essa è la più plausibile sulla base di ciò che sappiamo attualmente. Il criterio valuta la distribuzione dei caratteri, ed attribuisce a Deltadromeus le condizioni morfologiche che minimizzano il numero di ipotesi che dobbiamo aggiungere per ricostruire ciò che non conosciamo. Ad esempio, dato che tutti i theropodi citati prima nella lista di parenti hanno i denti, l’ipotesi “0” comprende i denti (ipotizzare che Deltadromeus fosse senza denti non è impossibile, ma è meno parsimonioso con i dati attuali). Oppure, dato che solo Abelisauridae ha ossa craniche rugose, mentre negli altri noasauridi, in Ceratosaurus, alla base di Tetanurae e di Coelophysoidea le ossa craniche sono liscie, è più parsimonioso ricostruire Deltadromeus con ossa liscie. Analogamente, dato che Masiakasaurus ha denti dentali rostrali proiettati rostralmente, mentre gli altri theropodi mancano di questo tratto, per ora assumiamo come ipotesi “minimalista” che Deltadromeus non avesse la condizione di Masiakasaurus, ma fosse come gli altri suoi parenti più lontani.

Inoltre, i caratteri sono stati adattati alla taglia dell’animale, considerando che esistono delle tendenze allometriche legate alla taglia che non sono legate alla posizione filogenetica.

Ecco il risultato:

Ovviamente, è solo un’ipotesi interpretativa basata su una serie di assunzioni di partenza, quindi suscettibile di revisione alla luce di dati reali.

Bibliografia:

Rauhut O. W. M., 2003 - The interrelationships and evolution of basal theropod dinosaurs. Special Papers in Palaeontology, 69: 1 - 213.

Sereno P. C., Dutheil D. B., Iarochene M., Larsson H. C. E., Lyon G. H., Magwene P. M., Sidor C.A., Varricchio D. J., & Wilson J. A., 1996 - Predatory Dinosaurs from the Sahara and Late Cretaceous Faunal Differentiation. Science, 272: 986 - 991.

Wilson J. A., Sereno P. C., Srivastava S., Bhatt D. K., Kholsa A. & Sahni A., 2003 - A new abelisaurid (Dinosauria, Theropoda) from the Lameta Formation (Cretaceous, MAstrichtian) of India. Contributions from the Museum of Paleontology, University of Michigan, 31: 1 - 42.



22 dicembre 2008

La società e la psicologia di Nemoramjetia Naish & Russell (Paraves, Avisapientidae), un maniraptoriano teoretico dal Gobiano Superiore (Metazoico)

Questo post è una speculazione fantascientifica dei temi trattati nel post precedente, al quale vi rimando per la comprensione dei dettagli sulle cure parentali nei maniraptoriani.

Data l’estrema importanza che viene data (più o meno pretestuosamente) alla famiglia “naturale” monogamica come fondamento delle società umane come noi le conosciamo, mi domando che tipo di società sarebbe scaturita se il nostro sistema riproduttivo, invece di essere fondato sullo stretto legame mammaliano, trofico-emozionale tra madre e figlio, fosse stato di tipo paternale, simile a quello dei dinosauri maniraptoriani.

In realtà, siccome il nostro sistema riproduttivo vincola fortemente le nostre libertà evolutive, è molto più semplice ipotizzare la società di un fantomatico dinosauro intelligente, piuttosto che una assurda umanità ovipara.

Ecco una possibile ricostruzione (grossolana) della società di Nemoramjetia, un theropode metazoico con un grado di intelligenza comparabile a quella umana (qualsiasi cosa ciò possa significare...) (per tutti i dettagli sugli ipotetici theropodi senzienti, vi rimando alla ricca letteratura su Tetrapod Zoology).

L’eusocialità e la psicologia di Nemoramjetia sono fortemente condizionate dalla struttura a caste sessuali e di età evolutasi a partire dal bauplan theropode:

Maschi adulti riproduttori: bellissimi esseri piumati, più grandi e vistosi del resto della popolazione, sono il risultato di un’intensa selezione tra gli adolescenti maschi. Venerati come esseri sacri, non partecipano alla vita economica, essendo nutriti e difesi dalle loro femmine. Essi sono oggetti e soggetti sessuali, dediti al corteggiamento, accoppiamento, e cura delle femmine in fase di deposizione. Vivono ciascuno in una nursery costruita e mantenuta dalla propria schiera di favorite, le quali vi accedono solamente per accoppiarsi e deporre le uova. I maschi riproduttori si occupano della cura dei pulcini (fino al primo anno), provvedendo al primo insegnamento della lingua. Esseri emotivi e sentimentali, i maschi sono estremamente bellicosi e raramente mantengono legami continui e durevoli con individui adulti, in particolare con altri maschi.

Femmine adulte: più piccole dei maschi, costituiscono la grande maggioranza della popolazione attiva economicamente. Non hanno alcun ornamento vistoso, né naturale né artificiale. Poco interessate ai legami affettivi, si accoppiano con il maschio che più le attrae, che nutrono e venerano, ma non partecipano minimamente alla cura delle uova o dei giovani, attività esclusivamente maschile. Esseri molto razionali, sociali e gerarchizzati, le femmine adulte hanno elaborato una cultura che venera ma al tempo stesso reclude i maschi riproduttori, usati come mezzo di perpetuazione e di legame sociale. Praticano l’allevamento intensivo e la caccia di ornitischi di media taglia, come Jebelkemia e Kemdromeus (vi ricordo che Nemoramjetia è strettamente carnivoro), contenuti in grandi riserve di caccia. Ogni femmina partecipa alla riproduzione una volta a biennio (in modo che ogni anno metà della popolazione femminile sia sempre attiva economicamente e militarmente), celebrandola con un rito sociale che coinvolge la consacrazione dei nuovi maschi riproduttori.

Maschi adulti non riproduttori: i maschi sopra i 15 anni che falliscono nella competizione sessuale (la maggioranza) sono comunque tollerati in virtù del loro aspetto (pur non fungendo da attrattore sessuale, l’aspetto dei maschi non riproduttori è comunque in grado di indurre nelle femmine un discreto grado di venerazione), ma non svolgono attività economica diretta, venendo mantenuti dal resto della società. Data la loro inclinazione maschile per gli affetti e la cura della prole, svolgono i ruoli di educatori e maestri per i giovani. I maschi non riproduttori sono i principali autori dell’arte e della mitologia.

Giovani: dato che l’interesse delle femmine adulte per i figli è praticamente nullo, i giovani sopra il primo anno che lasciano la nursery paterna sono accolti in camerate di servizio alle dipendenze degli adulti, dirette da maschi non riproduttori, per i quali svolgono mansioni in funzione dell’età e delle inclinazioni personali:

Da 1 a 9 anni: apprendistato. I giovani sono educati dai maschi non riproduttori.

Da 9 a 15 anni: manovalanza. I giovani sono impiegati come operai alle dipendenze delle femmine riproduttive. Durante questa fase, i maschi più appariscenti vengono scelti dalle femmine per sostituire i riproduttori morti o sterili. A 15 anni, le femmine vengono accolte nella società civile.

Dato che per le femmine riproduttive un individuo giovanile privo di un maschio protettore è ritenuto al pari di un animale domestico senziente, la mortalità giovanile, per sfruttamento, maltrattamento, incidenti o guerre, è molto alta.

Dal punto di vista economico, la società avisapiente si fonda sulle risorse di cibo che le femmine, le uniche a praticare caccia e raccolta, portano ai maschi: questi ultimi utilizzano queste risorse per sé e per i giovani. In teoria, se si escludono le necessità riproduttive, per le quali sono totalmente incapaci oltre l’atto della deposizione, le femmine sarebbero totalmente autosufficienti dal punto di vista economico e militare. Al contrario, i maschi sono totalmente dipendenti economicamente dalle femmine. Dato che un maschio riproduttore ha un harem proporzionale alla propria bellezza, il successo riproduttivo e la sopravvivenza dei pulcini è legata al successo estetico del proprio padre. Pertanto, dato che i maschi non riproduttori non ricevono una quota di cibo sufficiente per sfamare un numero elevato di giovani, più maschi non riproduttori tendono a coalizzarsi nell’attività di cura ed educazione dei giovani. Spesso, questi gruppi formano, ai margini della società, delle bande di maschi non riproduttori e giovani che compensano la scarsità di risorse con il furto e la razzia (attività ideate dai maschi ma praticate esclusivamente dai giovani: è indecoroso per un maschio prendere parte a simili azioni!): queste pratiche tendono ad essere represse duramente dalle femmine, le quali non esitano a giustiziare i giovani ed a condannare i maschi all’esilio (che se non è seguito immediatamente da un’adozione da parte di altre femmine conduce alla morte) o alla prigione/clausura.

Il cannibalismo, ritualizzato e vincolato da precise norme, è la principale forma di culto e trattamento dei morti.

L’unità sociale minima degli avisapienti non è quindi la famiglia, bensì la colonia, composta da un centinaio di individui: una quarantina di femmine adulte, quattro-cinque maschi riproduttori, una quindicina di maschi non riproduttori, una trentina di pulcini e una trentina di giovani.

La maggiore differenza ed inconciliabilità tra socialità ominide e quella avisapientide è che i due fondamenti emotivi della prima (il legame madre-figlio e la sessualità tra gli adulti) sono completamente assenti nella seconda: la maternità ed il sesso sono concetti completamente alieni a Nemoramjetia, la cui società è fondata sull’elaborato cameratismo tra le femmine adulte e sulla venerazione della figura paterna, simbolo ed ideale di fertilità e bellezza (è chiaro che la venerazione della figura maschile si è evoluta a partire dall’imprinting che tutti gli esemplari subiscono nel primo anno di vita).