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11 gennaio 2024

Tyrannolatria

(c) AMNH

 

Tyrannosaurus rex è l'unica specie di dinosauro, ed una delle pochissime nel regno animale, ad essere universalmente nota anche al grande pubblico con l'intero nome scientifico, sia col nome rex che col cognome Tyrannosaurus. Nessuno, a parte noi quattro paleontologi che ci occupiamo di questi fossili, dice mai "Triceratops prorsus" o "Diplodocus longus" quando menziona altri celebri dinosauri.

Tyrannosaurus rex è l'unico dinosauro ad avere un soprannome ufficiale, "T-Rex".

Tyrannosaurus rex è l'unico dinosauro ad aver ispirato il nome di una band musicale.

Tyrannosaurus rex è il più grande bipede di tutti i tempi.

Tyrannosaurus rex è il più grande predatore terrestre di tutti i tempi.

Tyrannosaurus rex aveva il morso più potente del regno animale. Più potente dello squalo. Più potente dell'alligatore.

Tyrannosaurus rex aveva una vista stereoscopica eccezionale, capace di cogliere dettagli a chilometri di distanza.

Tyrannosaurus rex aveva un olfatto eccezionale, grazie all'enorme sviluppo dei suoi bulbi olfattori.

Tyrannosaurus rex aveva lo stesso numero di neuroni telencefalici di una scimmia.

Tyrannosaurus rex occupava tutte le nicchie ecologiche predatorie del suo ecosistema.

Tyrannosaurus rex era più agile degli altri dinosauri carnivori giganti.

Tyrannosaurus rex aveva un tasso di crescita più rapido degli altri dinosauri carnivori giganti.

Tyrannosaurus rex aveva denti più grandi e spessi di quelli di ogni altro dinosauro.

Tyrannosaurus rex è stato il culmine dell'evoluzione dei tyrannosauridi, il più grande e l'ultimo dei grandi dinosauri predatori.

Tyrannosaurus rex poteva battere un campione olimpionico nella corsa.

Tyrannosaurus rex poteva generare una pressione con le mandibole pari al peso di un'automobile.

Tyrannosaurus rex è l'autore del coprolite più grande al mondo.

Tyrannosaurus rex è il predatore apicale definitivo.

Tyrannosaurus rex è "the Great One". Esso combina la taglia di un elefante africano e la velocità di una tigre con un'ineguagliabile potenza di fuoco.

Il T. rex è un mostro di dieci tonnellate, dalla faccia spaventosa ornato di cornetti e scaglie e di una striscia rossa davanti agli occhi. Il camuffamento verde e marrone screziato la fa sembrare un carro armato NATO in agguato nella boscaglia. All'improvviso lei ed il suo consorte si lanciano in una corsa al galoppo, spaventando il Triceratopo, simile al rinoceronte delle dimensioni di un elefante, in una fuga precipitosa al galoppo che espone le sue estremità posteriori sensibili agli attacchi, proprio come voleva il T. rex. Le mascelle lunghe un metro e mezzo e i denti da 7 pollici del tirannosauro aprono uno squarcio nel ventre dell'erbivoro, versandone una parte delle sue viscere umide sul terreno polveroso. Soddisfatto del suo lavoro, il T. rex trotterella lentamente fino a fermarsi.

MA BASTAAAA! 

Non se ne può più di tutta questa marea di superlativi! Ma cos'è tutta questa esaltazione fanatica per un taxon fossile?

Vi rendente conto che tutto quello che ho scritto sopra è basato su documenti reali, articoli tecnici, libri paleontologici, tutti infarciti di superlativi, comparazioni al limite del grottesco, analogie forzatamente iperboliche degne del più bimbominkia dei fanboy?

Ma perché non vogliamo ritornare dentro la scienza paleontologica e rimettere il taxon Tyrannosaurus rex sullo stesso piano ontologico di tutti gli altri taxa fossili? Non ci rendiamo conto che la idolatria di Tyrannosaurus, la sua elevazione allo status di super-eroe della Marvel, di icona pop e di Re dei Dinosauri ha ormai ammorbato le menti persino dei paleontologi, al punto che non sembra quasi possibile interpretare questo taxon con le medesime categorie con cui si analizza qualunque altro fossile? Possibile che non si riesca più ad uscire dalla dimensione mitica, dalla cortina di inevitabile eccezionalità, dallo status speciale dentro cui lo abbiamo infilato noi in cento anni di continua narrazione distorta?

Tyrannosaurus rex era un animale come qualunque altro. Come tutti gli animali, anche Tyrannosaurus aveva delle sue specializzazioni e peculiarità. Ma queste non sono "speciali", né richiedono narrazioni e interpretazioni speciali per essere comprese scientificamente. Perché non si riesce a fare a meno dei superlativi, degli aggettivi esaltanti, delle analogie ipertrofiche, delle comparazioni grottesche ed esagerate? Perché gli stessi paleontologi non riescono ad essere lucidi, oggettivi, imparziali e distaccati nell'analizzare questo taxon?

Perché una ipotesi paleoecologica come quella di Horner in merito allo status saprofago di Tyrannosaurus, ipotesi del tutto legittima (non importa se poi valida oppure no, resta il fatto che proporla è del tutto legittimo) che non avrebbe scandalizzato nessuno se fosse applicata a qualsiasi altro fossile, ha rischiato di trasformare Horner in una sorta di criminale bestemmiatore nemico pubblico numero uno agli occhi di orde di fanatici dinomaniaci? Perché ipotesi che ridimensionano l'eccezionalità dei Tyrannosaurus sul piano anatomico, locomotorio, ecologico generano sempre reazioni critiche del tutto spropositate, che non si osservano mai in centinaia di casi analoghi discussi per altre specie fossili?

Siamo tutti vittime di un culto non dichiarato, di una Tyrannolatria che impedisce di svelare la nudità del falso Re da noi stessi incoronato?    











01 settembre 2023

Billy e il Clonesauro: I Dinosauri Sono Animali da Zoo?

 

Scena da Jurassic Park (1993).

Da ormai 30 anni, l'idea di un parco-zoo popolato da dinosauri non-aviani vivi e vegeti è divenuta "mainstream", grazie ad un film talmente celebre che non occorre nemmeno menzionarne il titolo. Ed altrettanto "mainstream" è l'idea che un simile progetto sia una pazzia suicida destinata ad un tragico epilogo, con morti e distruzione. C'è persino un intero franchise dedicato a sviluppare questo concetto: un parco con dinosauri è una follia, perché i dinosauri sono impossibili da contenere in un parco, perché "LIFE FINDS A WAY (to destroy everything)". 

Chiamo questo concetto ormai popolarissimo con l'acronimo DANZA: "Dinosaurs Are Not Zoo Animals". Contrapposto a DANZA c'è il peccato originale di John Hammond, Henry Wu, Robert Muldoon e di tutti i loro emuli successivi di cui nessuno (a parte i fanboy) ricorda il nome: DAZA: "Dinosaurs are Zoo Animals".

Sappiamo tutti, dalla visione del film, che Ian Malcolm aveva sempre ragione e Hammond torto marcio: DANZA è un fatto oggettivo e inappellabile! Almeno se vivete dentro il mondo fittizio del film. Ma quale sarebbe l'esito di un simile parco, nella realtà? Ovviamente, dinosauri non-aviani e zooparchi sono due entità separate da 66 milioni di anni di storia planetaria, quindi all'atto pratico non disponiamo di una validazione oggettiva né di DANZA né di DAZA. Tuttavia, possiamo analizzare la faccenda in base a ciò che sappiamo degli zoo e dei dinosauri non-aviani, e provare a dare una risposta plausibile a questo importantissimo quesito su cui si regge un trentennio di narrativa dinomaniacale.

Partiamo dal romanzo/film "Jurassic Park". L'obiettivo degli autori del film/romanzo è sostenere DANZA, e ciò per ovvie ragioni narrative. "Jurassic Park" è una metafora del capitalismo scientifico, della manipolazione della Natura, dei rischi delle biotecnologie, e di tutta la sequela di messaggi pessimistici e antiscientifici che Crichton ha inserito in questa storia. Il parco DEVE fallire altrimenti il messaggio del romanzo non può essere esplicitato, e quindi lo stesso romanzo non avrebbe alcun senso di esistere. Sì, il romanzo è pretestuosamente costruito con l'obiettivo di far andare tutto alla malora, anche perché altrimenti non avrebbe senso mettere come voce dell'autore interna al romanzo proprio il cinico e sarcastico matematico della Teoria del Caos, Ian Malcolm. 

Eppure, ad essere sinceri, il parco non fallisce a causa dei dinosauri, non fallisce perché DANZA è una ineluttabile legge di Nature, ma fallisce a causa di banalissimi eventi legati ai rapporti umani tra alcuni dei protagonisti (in particolare, l'avidità di Hammond e la corruttibilità di Nedry). Sostituite l'odioso Hammond del romanzo con un miliardario più lungimirante e l'altrettanto odioso Nedry con un onesto lavoratore, e non ci sarebbe alcun incidente a Isla Nublar nell'Agosto del 1989 nei modi e con le conseguenze che leggiamo in quel romanzo...

Quindi, appurato che il parco fallisce per motivi umani e non a causa dei dinosauri, andiamo ad analizzare i vari espedienti nella organizzazione e gestione del parco che Crichton elabora proprio al fine di far fallire il parco.

I recinti elettrificati.

Il parco è circondato da una recinzione elettrificata in cui circola una corrente con una tensione di 10 mila volt, il cui scopo è impedire che i dinosauri evadano dalle loro aree di contenimento. Questo accorgimento del romanzo permette di far evadere gli animali semplicemente togliendo corrente alla recinzione. Ha senso usare una recinzione elettrificata (per giunta ad un voltaggio così alto) per impedire ai dinosauri di evadere? No, è solo un espediente spettacolare con cui si può far commettere il proprio crimine a Dennis Nedry semplicemente premendo un tasto del mouse. Per contenere i dinosauri basterebbe una qualunque recinzione non-elettrificata, come quelle che esistono in tutti gli zoo ed i parchi biologici al mondo. Non serve l'alta tensione per contenere un dinosauro, e ve lo spiego introducendo uno dei grafici fondamentali per capire i dinosauri, il rapporto AP, agilità-potenza.

Il rapporto AP mette in relazione l'agilità di un animale (ovvero, l'accelerazione che l'animale può raggiungere quando si muove) rispetto alla potenza che l'animale produce muovendosi. L'agilità è una funzione dell'efficienza muscolare, la quale è legata alla sezione trasversale della muscolatura coinvolta. In breve, negli animali, l'agilità tende a diminuire con l'aumento della massa, a causa di vincoli biomeccanici dovuti alla allometria del lavoro muscolare. La potenza è invece legata alla effettiva energia prodotta dai muscoli, combinata con la resistenza dello scheletro, che non deve rompersi se sottoposto a certe sollecitazioni meccaniche. In breve, la potenza muscolare aumenta con la massa dell'animale, ma anche in questo caso, essa non può andare oltre i limiti biomeccanici delle ossa.

Se confrontiamo agilità e potenza negli animali, vedremo che le specie con massa ridotta hanno maggiore agilità ma minore potenza delle specie di grande massa, e queste, viceversa, hanno minore agilità ma maggiore potenza. Gli animali con le migliori prestazioni meccaniche sono "a metà strada" nello spettro di dimensioni, poiché hanno "ancora" una discreta agilità (rispetto alle specie di grande massa) ma anche un accenno di potenza non indifferente.

Non vi serve una laurea in biomeccanica per sapere che un coniglio è più agile di un cavallo, che è più agile di una giraffa, che è più agile di un elefante, e che, allo stesso tempo, un elefante è più potente di una giraffa, che è più potente di un cavallo, che è più potente di un coniglio. Lo stesso discorso vale per i dinosauri.

Non potendo osservare i dinosauri mesozoici dal vivo, possiamo solo fare delle stime generali sulle prestazioni meccaniche delle varie specie, ma è ragionevole supporre che i dinosauri di dimensioni medio-grandi, con masse di alcune tonnellate, rientrino più nel range di prestazioni degli elefanti che in quelle dei cavalli. Un Tyrannosaurus adulto non correva come un cavallo ma probabilmente aveva la potenza muscolare simile a quella di un elefante africano adulto. I sauropodi, con masse ancora maggiori, erano quindi ancor meno agili degli elefanti, ma avevano sicuramente una potenza muscolare superiore a qualunque animale terrestre vivente.

Tradotto in un manuale di istruzioni per costruire un parco con dinosauri, questa regola generale ci dice che le recinzioni ottimali per contenere i dinosauri giganti non devono contenere l'agilità (che nelle specie giganti è scarsa) bensì la potenza. Un recinto quindi deve essere robusto, possibilmente in cemento armato, un muro piuttosto che una palizzata. Al tempo stesso, il recinto non ha bisogno di essere troppo alto, dato che, comunque, i dinosauri giganti non hanno l'agilità necessaria a scavalcarli. In conclusione, per contenere i tuoi dinosauri giganti è sufficiente un muro in cemento armato alto un paio di metri e sufficientemente spesso da non poter essere abbattuto da alcun animale (i dinosauri non sono carri armati, e come tutti gli animali non si avventano contro i muri allo scopo di demolirli). Questo muro è sicuramente più efficiente e sicuro di qualunque recinto elettrificato, e continua a funzionare anche senza corrente elettrica (alla faccia di Dennis Nedry!). Inoltre, richiede una spesa energetica infinitamente minore di quella che serve a far andare in continuazione 10 mila volt per chilometri di cavi. 

Un parco giurassico quindi ricorderebbe più un fortino che una staccionata. E Homo sapiens è un maestro nella costruzione di fortificazioni in muratura.

Inutile rimarcare che per le specie di dinosauro con dimensioni analoghe a quelle degli animali moderni che vivono negli zoo, non occorra alcun accorgimento speciale che non sia già quello di costruire un normale zoo.


La produzione di sole femmine.

L'altro espediente introdotto nel romanzo per impedire la proliferazione degli animali è la produzione di soli individui di sesso femminile. Faccio subito notare che se proprio vogliamo una popolazione che non può riprodursi è molto meglio produrla di soli maschi rispetto che di femmine, dato che i maschi non producono uova in grado di svilupparsi per partenogenesi, mentre le femmine sì (come dimostrano i casi di popolazioni, sia naturali che artificiali, di alcune specie composte da sole femmine che si riproducono partenogeneticamente e proliferano senza la presenza di maschi). Inoltre, non è detto (come si accenna nel film) che il "sesso default" nei dinosauri sia quello femminile, dato che non è noto il meccanismo di determinazione del sesso nei dinosauri non-aviani. Negli uccelli, a differenza della maggioranza degli animali (noi compresi), il sesso omogametico è quello maschile, non il femminile, ma non sappiamo se ciò valga anche per i dinosauri non-aviani. Inoltre, in vari rettili, il sesso è determinato dalla temperatura di incubazione. In breve, non sappiamo come nei dinosauri si determinasse il sesso del nascituro. Ma in ogni caso, ciò è del tutto irrilevante, dato che esiste un metodo molto più semplice e pratico per impedire la riproduzione degli animali: la sterilizzazione! Forse che per avere un gatto che non si riproduce voi chiamate in causa l'ingegneria genetica? No, lo portate dal veterinario e risolvete la questione alla radice! Un parco costato milioni di dollari e con solo qualche dozzina di dinosauri al suo interno può permettersi un paio di veterinari che praticano la sterilizzazione agli animali, specialmente se l'operazione è fatta su individui ancora giovani. Un modo pratico, veloce, sicuro, e soprattutto irreversibile, per impedire che il vostro parco divenga una bomba ecologica.


Concludendo, a differenza delle astruse contorsioni narrative con cui è necessariamente costruito Jurassic Park (contorsioni necessarie per i fini esterni alla trama, ma del tutto ridicole se viste da dentro la vicenda), uno zoo con dinosauri mesozoici sarebbe relativamente semplice da gestire, né più né meno di qualunque altro zoo contenente specie moderne. I dinosauri erano animali, non mostri atomici con pelle di adamantio, e la loro gestione in un contesto artificiale sarebbe stata né più né meno analoga a quella con cui, ogni giorno, Homo sapiens tiene sotto controllo e in condizioni sicure i milioni di animali delle centinaia di specie diverse che usa per i propri scopi.


PS: ah, sì, nel film/romanzo c'è anche la storiella dell'aminoacido lisina, la cui sintesi viene manipolata per rendere i dinosauri incapaci di produrla e quindi impossibilitati a vivere autonomamente allo stato selvatico... Quella è una scemenza senza alcun senso biologico! Ognuno di voi (me compreso) è incapace di sintetizzare la lisina, e la assume naturalmente dall'alimentazione. Se non siete morti voi, non morirebbe nemmeno un dinosauro nel parco giurassico...



19 agosto 2023

Miti e leggende sui dinosauri mesozoici: la mancanza di studi sul tegumento facciale dei dinosauri

Due testi sconosciuti di due autori di nicchia che nessuno nel mio campo ha mai letto prima d'ora...


Il principale difetto che abbiamo tutti quando siamo giovani è che pensiamo di essere i primi ad affrontare i problemi dalla vita. E tutti pensiamo che nessuno prima di noi abbia dovuto sobbarcarsi dei fardelli gravosi come i nostri.  

Ci passiamo tutti, senza esclusione. Poi si cresce. E si scopre che non siamo stati i primi (né saremo gli ultimi) a trovarci in quella situazione, e che tutti prima di noi hanno affrontato situazioni analoghe alle nostre. Non solo, spesso scopriamo che chi c'era prima di noi aveva già risolto quel nostro problema... e che se invece di piangerci addosso avessimo provato a leggere un poco la Storia, ci saremmo risparmiati una serie di inutili preoccupazioni.

Questa legge generale della vita ha una sua declinazione recente nel piccolo mondo della paleontologia dei dinosauri, una declinazione che, amplificata dalla rete, è diventata una sorta di tara esistenziale degli anni '10 e '20 del secolo XXI, specialmente per le giovani generazioni di nerd appassionati di dinosauri: la Questione delle Questioni, il Dibattito dei Dibattiti, il Problema Numero Uno della paleontologia.

Le labbra nei dinosauri.

Se provate a navigare online e fare una rapida visita ai siti di appassionati di paleontologia e paleoarte, scoprirete che la discussione sul tegumento orale dei dinosauri (in particolare, dei theropodi, in particolarissimo, di Tyrannosaurus) è diventata il problema più assillante e gravoso di tutti i tempi. Questo problema è oggetto di annosi dibattiti, in gran parte dedicati a elementi e dettagli non pertinenti la questione, dettagli spesso citati in modo acritico, denotando una scarsissima attenzione alla Anatomia Comparata ed una ancor più grave mancanza di logica. Ma non è della questione anatomica che oggi vi parlo (ne ho già parlato a sufficienza in passato). Bensì, oggi mi soffermo su un concetto che è collegato a questo dibattito, un concetto che alimenta il dibattito online e dal dibattito online trova a sua volta alimento, e che, alla pari della scarsa conoscenza della Anatomia Comparata, è figlio della generale grossolanità con cui si affrontano questi temi online.

Il concetto è il seguente:

"La questione sulla ricostruzione della regione facciale dei dinosauri è un argomento nuovo, un problema affrontato scientificamente solo negli ultimissimi anni, mai affrontato in passato dai paleontologi, e quindi solo ora, finalmente, divenuto tema di pubblicazioni paleontologiche".

Questo concetto circola nei video, nelle chat, nelle discussioni online, nelle "live", nei blog e in tutti i media dove si discute della ricostruzione facciale dei dinosauri. 

Bene, forse non lo sapete, ma quel concetto è FALSO!

Forse voi non siete informati, ma la questione sulla ricostruzione facciale dei dinosauri è un argomento che è stato affrontato in letteratura molte volte, e che ha anche una soluzione ben consolidata ormai da decenni. Peccato che chi ne parla online non sia informato su questo fatto e continui a ripetere meccanicamente il falso mito che ho riportato in grassetto qui sopra.

La ricostruzione facciale dei dinosauri è affrontata in letteratura paleontologica da decenni. Nonostante Cullen et al. (2023) sia visto da molti appassionati come il "primo" studio tecnico su questo tema, in realtà esiste una lunga serie di studi precedenti che hanno già affrontato questo tema, studi che, apparentemente, nessuno di quelli che discutono online sul tema pare aver mai letto (o anche solo sentito nominare).

Vi elenco i lavori principali, andando progressivamente indietro nel tempo.

Nabavizadeh (2018) analizza nel dettaglio la ricostruzione facciale negli ornitischi.

Delcourt (2018) discute il tegumento facciale abelisauride.

Carr et al. (2017) discute la possibilità di tegumenti facciali simili a quelli dei coccodrilli nei tyrannosauridi.

La tesi magistrale della Morhardt (2009) discute la relazione tra densità dei forami neurovascolari facciali e tegumento negli amnioti, con riferimento ai dinosauri.

Hieronymus et al. (2009), la più dettagliata analisi sui correlati osteologici del tegumento facciale nei dinosauri.

Knoll (2008) sulla ricostruzione del tegumento facciale in Lesothosaurus, analisi che smentisce l'argomentazione principale di Galton (1973).

Sampson e Witmer (2007) sul tegumento facciale in Majungasaurus.

Ford (1997) pubblica un pamphlet contro l'argomento di Bakker (1986).

Witmer (1995) solleva in modo rigoroso la questione sulla validità dell'ipotesi di Galton (1973). 

Paul (1988: "Predatory Dinosaurs of the World") a sostegno di labbra "lacertiliane" nella maggioranza dei dinosauri.

Estratto da Paul (1988).


Bakker (1986: "The Dinosaur Heresies") a sostegno di labbra "lacertiliane" nella maggioranza dei dinosauri.

Estratto da Bakker (1986).


Galton (1973) elabora l'ipotesi delle guance negli ornitischi, estendendo gli argomenti proposti fin dall'inizio del secolo da vari autori.

Brown e Schlaikjer (1940) analizzano nel dettaglio e rigettano l'ipotesi di Lull (1905) per i ceratopsi.

Lull (1905) propone che la parte posteriore della bocca nei ceratopsi fosse dotata di guance analoghe a quelle dei mammiferi.


Come vedete, la discussione sul tegumento facciale dei dinosauri è presente in letteratura da almeno 50 anni, e nel caso specifico delle guance ornitischiane risale ad oltre un secolo fa. In particolare, l'ipotesi che la maggioranza dei dinosauri abbia labbra lacertiliane è quella che trova la maggiore fondazione in letteratura, dato che è sostenuta da Bakker (1986), Paul (1988), Knoll (2007), Delcourt (2018), Nabavizadeh (2018) e Cullen et al. (2023). Le argomentazione di Ford (1997) e Carr et al. (2017) sono falsificate da Cullen et al. (2023). L'ipotesi di Galton (1973) è falsificata da Witmer (1995), Knoll (2007) e Nabavizadeh (2018).

Al di là della questione anatomica, che non è l'oggetto del post, trovo bizzarro che chi parla di questo tema online sia sovente ignorante sulla letteratura esistente, e finisca con l'alimentare il mito della mancanza di lavori scientifici su questo tema. In particolare, l'ipotesi che labbra di tipo lacertiliano siano presenti nei theropodi non è una novità di Cullen et al. (2023) dato che è già stata proposta e argomentata sia da Bakker che da Paul negli anni '80, ovvero più di trenta anni fa! E non sto parlando di oscure pubblicazioni tecniche scritte su irreperibili riviste di settore precluse agli appassionati, sto parlando di due dei più famosi libri sui dinosauri che siano mai stati scritti: "The Dinosaur Heresies" e "Predatory Dinosaurs of The World", due testi che hanno fondato gran parte delle nozioni degli appassionati degli ultimi 3 decenni! 

Quindi, mi domando, perché circola ancora questo falso mito sulla mancanza di studi tecnici? Perché si continua a dipingere il dibattito come "prematuro" quando in realtà esiste una corposa letteratura che ha analizzato il tegumento facciale dei principali gruppi di dinosauri, ed ha già discusso la questione da vari punti di vista e secondo differenti tecniche di indagine (dalla anatomia comparata per identificare i correlati osteologici alla inferenza filogenetica per definire il contesto evoluzionistico per la evoluzione di queste strutture)? Perché si dipinge la ricostruzione scientifica dei dinosauri come "ancora incerta" quando in realtà l'ipotesi che la maggioranza dei dinosauri avesse labbra "lacertiliane" è l'interpretazione più robusta e con la maggiore fondazione in letteratura tecnica? Ovvero, perché si dà una rappresentazione falsata e distorta delle conoscenze scientifiche in questo ambito?

Temo che la risposta sia duplice. Da un lato, penso (e spero) che chi parla di questi temi sia ignorante sulla letterature esistente, e quindi, ingenuamente, pensi veramente che non ci siano ancora argomenti scientifici a disposizione. Dall'altro, temo che chi parla di questi temi non abbia veramente a cuore la conoscenza paleontologica ma voglia solamente ridurre la questione ad una chiacchiera da bar in cui il "tifo" per una o l'altra ricostruzione è basato più sui propri gusti personali piuttosto che su un criterio scientifico di inferenza anatomica. 

Fintanto che si alimenta il mito della mancanza di studi tecnici sul tema, ci sarà il terreno per alimentare uno pseudo-dibattito molto fumoso e poco oggettivo, più simile al bar dello sport che ad una discussione scientifica.

04 agosto 2022

Il mito senza capo né coda dell'elasmosauro di Cope

 

(c) Orbis Publishing

 Nel Podcast di oggi, vi parlo del celebre episodio citato spesso come casus belli nelle Bone Wars tra i paleontologi americani Cope e Marsh. Forse non sapete che quell'episodio in realtà non è mai avvenuto...

05 aprile 2018

Posture stereotipate o stereotipi posturali?



Siamo immersi nelle iconografie paleontologiche. E spesso, dimentichiamo che ogni singolo dettaglio di quelle ricostruzioni è frutto della mente dell'uomo. Nessuno scheletro di dinosauro conserva la postura in vita dell'animale, pertanto, qualsiasi immagine di dinosauro che noi vediamo è sempre una rappresentazione di come qualche essere umano si immagina fossero i dinosauri.
Curiosamente, certe rappresentazioni sono più diffuse e proposte di altre, spesso in modo del tutto acritico. Come un canone della moda, che diventa “ovvio”, allo stesso modo, i dinosauri rappresentati sono ristretti a una limitata serie di canoni, i quali si perpetuano per moda e copiatura piuttosto che a seguito di una riflessione critica.
Ad esempio, il classico theropode che cammina è rappresentato come esteso in orizzontale dalla punta del muso alla punta della coda, e le braccia più o meno penzolanti in avanti. Fate un caso alle illustrazioni di dinosauri, e vedrete che la maggioranza delle rappresentazioni mostra questa postura indistintamente in tutti i theropodi. Ovviamente, come negli animali odierni, anche i dinosauri avevano posture stereotipate per determinati comportamenti, ma ha senso pensare che la postura stereotipata durante la camminata fosse la medesima in TUTTI (o quasi) i theropodi? Ed anche se fosse la medesima in tutti, abbiamo motivo per dire che sia proprio quella classica che vediamo nella maggioranza delle iconografie?
Ho motivi per sostenere che quella particolare postura così diffusa nella paleoarte non abbia alcun motivo per essere “canonica”. Innanzitutto, perché i theropodi hanno una grande variabilità nella forma e proporzioni della testa, nella forma e dimensione del collo, nella forma e sviluppo dei processi muscolari del collo, del torace e della coda, e nella forma, proporzione e articolazione degli arti anteriori. E tale diversità si deve esprimere in una diversità posturale. Animali con teste allungate tendono ad avere posture della testa diverse da animali con teste corte. Animali con colli affusolati hanno posture diverse da animali con colli tozzi. Animali con code corte hanno posture diverse da animali con code lunghe. Animali con arti anteriori allungati hanno posture delle braccia diverse da animali con braccia ridotte.
Entrando nei dettagli, se un animale come uno spinosauride o un abelisauride ha processi per i muscoli epiassiali di collo e dorso molto sviluppati, avrà una muscolatura del collo altrettanto sviluppata. Perché dovrebbe assumere la medesima postura di un ornithomimide o di un halszkaraptorino? I tetanuri basali hanno vertebre cervicali opistoceliche, sicuramente più mobili delle cervicali anfipiatte dei coelurosauri. Ha senso rappresentare tutti i loro colli con la medesima postura? No. Inoltre, siccome i theropodi sono bipedi obbligati, è plausibile che in vita assumessero posture che massimizzavano lo scarico del peso a livello delle gambe: pertanto, è plausibile che in condizioni “neutrali” un theropode a passeggio tenesse il collo esteso (quindi, orientato semi-eretto) e la testa flessa (quindi, orientata verso il basso), per ridurre al minimo lo sbilanciamento in avanti del peso corporeo rispetto al baricentro a livello del bacino.
Infine, la maggioranza dei theropodi non-paraviani ha il glenoide scapolare (l'articolazione della spalla) che è orientato posteroventralmente, ovvero, esattamente nella direzione opposta alla postura che viene illustrata normalmente per le braccia di questi animali. Perciò, ha molto più senso che in condizioni di “passeggio” le braccia fossero proiettate posteriormente, adiacenti al torace: non a caso, anche questa postura minimizza lo sbilanciamento del baricentro.

Ne consegue che l'iconografia “standard” dei theropodi a passeggio (collo proteso in avanti, testa proiettata in avanti, braccia penzolanti in avanti) è sicuramente sbagliata per la maggioranza degli animali ai quali è associata. Se non altro, perché, come ho appena scritto, non ha senso attribuire la medesima postura ad animali che differiscono in tutti i dettagli che costituiscono tale postura.

01 ottobre 2017

Miti e Leggende post-moderne sui dinosauri Mesozoici: La Devozione verso La Sacra Immagine della Nostra Signora Madonna dei Dinosauri

(c) D. Henderson
Niente si radica nelle nostre menti quanto una visione che conferma le nostre convinzioni più viscerali. E niente è più viscerale in noi mammiferi quanto l'amore per la nostra mamma. Pertanto, quanto deve essere potente e inossidabile nella mente di quei mammiferi che si appassionano allo studio dei dinosauri l'idea che anche i dinosauri avessero delle "buone mamme"? Sospetto che sia così potente da essere immune anche alla contro-prova dei fatti.

Con questa provocatoria (ma non tanto esagerata) premessa, oggi parlo di uno dei più iconici tra i dinosauri degli anni '80, uno di quei taxa marchiati inesorabilmente su una specifica iconografia paleoartistica, iconografia che ha così profondamente incanalato la nostra visione recente dei dinosauri che, ne sono sicuro, le mie parole non appariranno come una analisi critica fondata su dati paleontologici, ma come una ingiuriosa blasfemia iconoclastica.
Parlo di Maiasaura, un hadrosauride soggetto ad una curiosa forma laica di devozione, il dinosauro la cui rappresentazione iconografica sta alla paleontologia dei vertebrati come la iconografia mariana sta al cattolicesimo.

Tutto ha inizio con Horner e Makela (1979), che descrivono l'associazione fossile di numerosi resti di 11 individui giovanili di Hadrosauridae e frammenti di guscio, tutti all'interno di una cavità riempita di sedimento fangoso. I resti non sono associati ad individui adulti, tuttavia scheletri di hadrosauridae più maturi vengono rinvenuti nella medesima località. Le caratteristiche condivise tra esemplari giovanili e l'adulto attestano la conspecificità, e viene istituito Maiasaura peeblesorum.
Horner e Makela (1979) interpretano questa associazione fossile come un nido. Gli autori notano che gli scheletri, pur essendo molto giovani, hanno caratteristiche che permettevano a questi individui di muoversi autonomamente, tra cui una relativa ossificazione delle articolazioni e usura dei denti. Pertanto, Horner e Makela (1979) riconoscono che gli individui sono comunque in grado di muoversi e nutrirsi: questa è pertanto prole ad un livello di "precocità" superiore alla prole inetta. Successivamente, Horner cambierà interpretazione, proponendo uno scenario più radicale, con prole inetta.
Inizialmente, però, Horner e Makela (1979) si chiedono per quale motivo gli esemplari - pur essendo in grado di muoversi - siano tutti comunque confinati nel "nido". Da questa domanda, nasce l'idea che i giovani di Maiasaura tornassero periodicamente al nido, e che fossero nutriti e protetti dai genitori. Da qui alla iconografia di Maiasaura che costruisce nidi, cura le uova, cura i pulcini e passa tutta la vita a fare la brava mamma, il passo è breve.

Tuttavia, l'intera scena si basa su una sola ipotesi, non confermata dai fatti: che i giovani Maiasaura avessere bisogno delle cure dei genitori per nutrirsi, e quindi restassero nel nido per essere sfamati. Eppure, non ci sono prove dirette di associazione tra esemplari giovanili e adulti di Maiasaura. L'unico dato certo è che i giovani Maiasaura erano gregari, e che tendevano a restare assieme a individui della stessa dimensione (ed età, probabilmente i fratelli di nidiata). Il fatto che gli individui siano aggregati in una medesima struttura deposizionale, ci dice che morirono assieme, ma non ci dice se ci fosse un genitore associato a loro. Dato che mortalità di massa in dinosauri giovani è stata documentata in vari contesti e taxa, ed in tutti i casi è stato interpretato come una prova di una aggregazione tra esemplari giovanili (Varricchio et al. 2008), essa non è una prova necessaria o sufficiente di cure parentali con prole inetta. Quindi, non ci sono motivi per ritenere Maiasaura "diverso" dagli altri dinosauri sulla base di una aggregazione tra individui giovani.
Faccio notare che anche qualora fosse scoperta una associazione fossile tra adulti e giovani, questo non implica una prole inetta: coccodrilli, struzzi e polli possono essere rinvenuti assieme agli adulti, ma sono comunque tutti animali con prole precoce. La sola associazione tra giovani e adulti quindi non implica necessariamente cure parentali intense o prole inetta. Difatti, nulla vieta che i membri della medesima nidiata usassero il nido come "tana" o "rifugio" per qualche tempo dopo la schiusa: dopo tutto, esso era probabilmente un luogo relativamente protetto dove passare la prima fase della vita. I "nidi" di Horner quindi potrebbero semplicemente essere una aggregazione di giovani che foraggiavano autonomamente nei pressi del nido per qualche tempo dopo la schiusa, e che usavano il nido stesso come tana. Ciò non implica una partecipazione del genitore (molto più grande del nido stesso) nella tana/rifugio.

Horner (1982) ed Horner e Weishampel (1988) descrivono ulteriori livelli stratigrafici contenenti nidi di hadrosauridi e di un altro ornitopode di grado "hypsilophodontide". Studi successivi dimostreranno che il secondo taxon non è un hypsilophodontide ma un theropode troodontide (Horner e Weishampel 1996). Tuttavia, anche in questi casi, non ci sono prove che i giovani ricevessero cure dirette da parte degli adulti: abbiamo solo prove che gli individui da giovani tendessero a restare con i fratelli, spesso in prossimità del sito di nidificazione. Tutto ciò non implica né richiede cure parentali. Gli autori riconoscono che il secondo taxon (il troodontide) è interpretabile come precoce, mentre per Maisaura ritengono che le ossificazioni distali delle ossa degli arti siano non completamente sviluppate, e che ciò implichi una inettitudine locomotoria, la quale quindi richiedesse cure parentali per la sopravvivenza dei giovani.
Geist e Jones (1996) osservano che l'assenza di ossificazioni in Maiasaura si limita alle estremità cartilaginee delle ossa lunghe, mentre il resto dello scheletro è pienamente ossificato, e che ciò quindi non può essere un argomento per una condizione inetta. Horner (2000) riconosce la validità di questa osservazione, e si focalizzano quindi sulla istologia delle ossa per determinare eventuali differenze tra neonati inetti e precoci.
La questione sullo stato inetto di Maiasaura quindi si riduce fondamentalmente ad un dato istologico, il tipo e grado di ossificazione delle estremità (epifisi) delle ossa degli arti. Horner (2000) quindi confronta l'istologia delle epifisi delle ossa degli arti in Maiasaura e Troodon e conclude che le differenze istologiche tra i due taxa (spessa capsula di cartilagine calcificata in Maiasaura, più sottile capsula distalmente all'osso in Troodon) indichino una ridotta mobilità in Maiasaura. Di conseguenza Horner (2000) conclude che Maiasaura rientra nello stadio "semi-inetto" degli uccelli odierni mentre Troodon sarebbe precoce, secondo la classificazione di Stark e Ricklefs (1998).

Tuttavia, Stark e Ricklefs (1998) producono una classificazione dello stato di inettitudine degli uccelli basato su criteri non applicabili o non-controllabili in Maiasaura:

1- presenza di piumaggio alla nascita: questo non controllabile in Maiasaura. Quindi: incerto.
2- attività locomotoria generica (ovvero, possibilità di muovere qualche parte del corpo): questo è verificato in Maiasaura, che ha la maggioranza delle articolazioni e delle inserzioni muscolari sviluppate alla nascita. Quindi: presente. Ciò smentisce le forme estreme di prole inetta.
3- attività motoria (ovvero, saper camminare). Questo è il parametro che Horner (2000) considera assente in Maiasaura, in base alla istologia delle epifisi. Vedere il mio commento sotto, in merito.
4- tendenza a seguire i genitori. Questo non è verificabile nei fossili: come scritto sopra, non abbiamo prove dirette di interazione coi genitori. Quindi: incerto.
5- cercare il cibo e nutrirsi autonomamente. Questo carattere non è verificabile in un fossile. Quindi: incerto.
6- avere i giovani nutriti dai genitori. Questo carattere non è verificabile in un fossile. Nello specifico, il solo fatto che i denti di giovane Maiasaura siano usurati non ci dice nulla su come si sia procurato il cibo. Quindi: incerto.
7- Occhi chiusi alla nascita. Questo carattere non è verificabile in un fossile. Quindi: incerto.

Pertanto, Maiasaura ha sicuramente la condizione 2 (che smentisce la condizione inetta estrema), è ignoto se abbia o no le condizioni 1, 4, 5, 6, 7, e potrebbe non avere la condizione 3. Di conseguenza, tutto l'argomento di Horner (2000) si riduce al fattore 3, all'interpretazione se le epifisi delle ossa lunghe nei giovani Maiasaura fossero in grado di svolgere attività locomotoria.
Secondo Horner, la presenza di una estesa capsula cartilaginea nelle epifisi di Maiasaura precluderebbe una attività locomotoria.

Eppure, altri fossili di dinosauro, a stadi di crescita ben più avanzato dei giovani Maiasaura, mostrano una estesa capsula cartilaginea a livello delle epifisi. Ad esempio, l'olotipo di Mahakala è un piccolo dromaeosauridae morto ad almeno due anni di vita (Turner et al. 2007). Tutte le epifisi degli arti anteriori e l'articolazione distale del femore e quella prossimale della tibia in questo fossile non sono ossificate. Il resto dello scheletro è perfettamente ossificato, e la mancanza di ossificazione nelle epifisi indica che l'animale aveva delle capsule cartilaginee al momento della morte. Questo pattern ricorda i giovani Maiasaura. Seguendo l'argomentazione di Horner (2000), l'olotipo di Mahakala dovrebbe quindi essere stato inetto al momento della morte. Tuttavia, dato che l'animale è un subadulto, come indicato dall'istologia delle ossa, è altamente molto improbabile che avesse passato due anni fermo nel proprio nido, dove avrebbe passato inetto due anni di stadio giovanile e almeno l'inizio dello stadio subadulto, alimentato dai genitori. Nessun animale passa 2 anni fermo dentro il nido.
Ovvero, la presenza di capsule cartilaginee nelle estremità delle ossa degli arti di dinosauri di dimensioni medio-piccole (come giovani Maiasaura e subadulti di dromaeosauridi) non è una prova che questi animali fossero inetti.

Pertanto, l'intera ipotesi che Maiasaura fosse dotato di prove inetta (o semi-inetta, come alla fine conclude Horner 2000) si basa su un singolo dato, la presenza di capsule cartilaginee, il quale non è un vincolo alla locomozione in dinosauri di piccole dimensioni.
Dato che nessuno dei criteri di Stark e Ricklefs (1998) per la prole inetta (o semi-inetta) è soddisfatto in modo inequivocabile in Maiasaura (o in altri dinosauri), l'ipotesi più parsimoniosa è che questi dinosauri fossero precoci, come tutti gli altri archosauri non-aviani.

L'intera iconografia della "Buona Mamma" (che deve portare cibo ai piccoli inetti nel nido) si basa quindi su una interpretazione non-univoca di un singolo fattore istologico che non è vincolante ad uno stato inetto nei giovanissimi, dato che si osserva anche in animali subadulti.
Il mito iconografico crolla, e non per colpa di capsule cartilaginee...

Bibliografia:
Geist NR, Jones TD. 1996. Juvenile skeletal structure and the reproductive habits of dinosaurs. Science 272:712–14.
Horner JR, Makela R. 1979. Nest of juveniles provides evidence of family structure among dinosaurs. Nature 282:296–98
Horner, J. R. 1982. Evidence of colonial nesting and ‘site fidelity’ among ornithischian dinosaurs. Nature 297:675–676.
Horner, J. R. 2000. Dinosaur reproduction and parenting. Annual Review of Earth and Planetary Sciences 28:19–45.
Horner JR, Weishampel DB. 1988. A comparative embryological study of two ornithischian dinosaurs. Nature 332:256–57
Horner JR, Weishampel DB. 1996. Correction to: A comparative embryological study of
two ornithischian dinosaurs. Nature 383:103.
Starck JM, Ricklefs RE, eds. 1998a. Avian Growth and Development, Evolution within the Altricial-Precocial Spectrum. New York: Oxford Univ. Press. 441 pp
Turner, A.H., D. Pol, J.A. Clarke, G.M. Erickson, and M.A. Norell. 2007. A basal dromaeosaurid and size evolution preceding avian flight. Science 317: 1378–1381.
Varricchio, D.J., Sereno, P.C., Zhao, X., Tan, L., Wilson, J.A., and Lyon, G.H. 2008. Mud−trapped herd captures evidence of distinctive dinosaur sociality. Acta Palaeontologica Polonica 53 (4): 567–578.


24 agosto 2017

Miti e Leggende Post-Moderne sui Dinosauri Mesozoici: La Caduta degli Dei

Una immagine a caso, cercando "dinosaur extinction" su Google...


L'iconografia dei dinosauri è prima di tutto una iconografia dei nostri pensieri.
Nessuno è stato nel Mesozoico per immortalare le scene che vediamo nelle rappresentazioni di paleoarte. La parte più paleo-radicale di me potrebbe chiosare con un "i fossili sono le mie foto del Mesozoico", ed avrebbe ragione. Ma in quanto tali, i fossili raramente mostrano direttamente la vita del passato. Nella maggiorana dei casi, i fossili sono sbiadite fotografie consumate di momenti di morte (scheletri, bonebed), o ambigue impressioni di attività vitale (piste di impronte, tracce di morsi). Eventi a scala globale non lasciano tracce fossili "dirette", ma sono interpretati alla luce di ampie successioni geologiche depositate in lunghi intervalli di tempo, da noi analizzate, correlate, comparate.
Non esiste il "fossile dell'era glaciale", ma esistono numerose associazioni geologiche interpretate come prodotto di antiche fasi glaciali durate per secoli. Sebbene non esista il fossile di una era, esiste il fossile di un evento. E se tale evento fu talmente potente e catastrofico da produrre tracce durature nelle serie geologiche, forse ha senso immaginare tale istante epocale. Parlo ovviamente del giorno più triste dell'intera storia della Terra, il giorno in cui finì il Mesozoico. Il giorno in cui un bolide interplanetario impattò con la Terra sterminando il 70% delle specie viventi allora.

Ah! Ci sono cascato! Eccola, la narrazione epica, il ricorso alla drammatizzazione scenica. Ed eccoli, tutti i miei lettori che nel leggere le ultime due righe qui sopra hanno sicuramente immaginato un gigantesco pezzo di pietra pomice che si avvicina al Golfo del Messico, una enorme palla di fuoco in cielo, dinosauri che si contorcono nell'agonia, l'inverno nucleare e il mammifero "a forma di topo", scampato al disastro, che esce dall'orbita vuota del cranio del T.rex.

Insomma, sono sicuro che la maggioranza di voi abbia immaginato almeno una delle scene che ho elencato. Non possiamo farci nulla, siamo figli della nostra epoca. E nella nostra epoca, la fine del Mesozoico ha una iconografia e scenografia canonica. Il Grande Cataclisma Cosmico con Venature Morali e Finale Aperto. Questo dramma ha vari nomi popolari: "il meteorite che uccise i dinosauri", "l'asteroide dell'apocalisse" e via dicendo.

In questo post, mi soffermo su alcune immagini ormai classiche di questa iconografia apocalittica, per capire quanto siano realistiche. Se lo sono.

Il bolide.
In realtà, non è chiarissimo che oggetto abbia impattato con la Terra formando il famoso cratere nello Yucatan. Esiste una ampia varietà di corpi vaganti nel Sistema Solare che possono ambire a quel ruolo, con forme, tessiture, colore e struttura molto diverse. Eppure, la grande maggioranza delle rappresentazioni è canonizzata in un oggetto vagamente ovoidale, compatto e roccioso, ma dai margini relativamete levigati, di colore grigio e butterato da vari crateri. Insomma, un pezzo di pietra pomice, ma del diametro di 10 km.
Quella della Grande Pomice che uccide i dinosauri è una delle prime costruzioni iconografiche che assumiamo senza critica. Ma sarà proprio quella la forma del bolide? Probabilmente, no.

L'arrivo del bolide (testa)
Nelle rappresentazioni video dell'impatto della fine del Mesozoico, si vede quasi sempre una immagine della Terra tardo-maastrichtiana sullo sfondo, ed il nostro minaccioso bolide - in primo piano - che corre via dall'osservatore, ed in rotta di collisione con il nostro pianeta. La scena spesso è didascalica fino al ridicolo: il bolide punta dritto verso il Golfo del Messico, il quale fronteggia il proiettile cosmico ben prima del fatidico impatto.
In pratica, la rappresentazione canonica afferma che la Grande Pomice era su un'orbita praticamente perpendicolare al punto di impatto. Quanto è realistica una simile rappresentazione? Non sarebbe più plausibile che la traiettoria del bolide non fu così accuratamente perpendicolare al pianeta Terra nel suo punto di impatto? Insomma, non vorremo credere che un corpo celeste dotato di propria orbita colpisca la Terra come farebbe una palla di piombo gettata dalla Torre di Pisa...

L'arrivo del bolide (coda)
Altro stereotipo iconografico e scenico nella fase di collisione con la Terra, è la presenza di una scia più o meno voluminosa di detriti che formano una "coda" del bolide. Questa rappresentazione pare alludere ad un qualche attrito tra il bolide ed il mezzo circostante, che eroderebbe il bolide trascinandosi dietro frammenti rallentati dall'attrito. Peccato che tutta la scena avvenga nel vuoto interplanetario, dove l'attrito è nullo. E comunque, se anche il bolide si frammentasse a ridosso della Terra, ogni suo frammento continuerebbe a muoversi con la velocità di prima, e non sarebbe rallentato né formerebbe una scia di coda, ma anzi, accellererebbe assieme a tutti gli altri, per attrazione gravitazionale dell'imminente pianeta Terra.

L'attraversamento dell'atmosfera terrestre
Questa è, tra tutte le bufale classiche legate all'iconografia della fine del Mesozoico, quella che preferisco. Ecco, ora che la Grande Pomice è vicinissima alla Terra, l'inquadratura cambia: non più esterna al pianeta, ma a ridosso, se non direttamente a livello della superficie terrestre. Ecco, vediamo il bolide che arriva, a velocità pazzesca, nell'atmosfera. Penetra l'atmosfera, lasciandosi dietro una scia bianchissima ed incandescente. Se prima, nel vuoto cosmico, la presenza di una scia prodotta dall'attrito non aveva alcun senso, ora possiamo ammettere che all'interno dell'atmosfera l'attrito con l'aria produca sia frammenti incandescenti che una scia di coda rallentata dall'attrito.
Peccato che ci sia un "ma". Un "ma" dimensionale.
Il bolide che sta impattando con la Terra ha un diametro stimato sui 5-10 km e viaggia a molte migliaia di km all'ora. L'atmosfera terrestre (la troposfera) ha un diametro uno spessore di 10 km, ovvero, lo stesso ordine di grandezza del bolide. Con qualsiasi inclinazione voi facciate impattare il bolide, esso non farebbe in tempo a toccare la superficie terrestre con la sua estremità anteriore che la sua estremità posteriore sarebbe ancora fuori dall'atmosfera.
Ovvero, nessuna scia nell'atmosfera: non c'è né spazio né tempo per generarla.
Eppure, abbondando immagini del bolide che attraversa l'atmosfera come se questa fosse almeno 10 volte più spessa della Grande Pomice.

L'impatto.
L'impatto tra un corpo di quelle dimensioni e la Terra è difficile da immaginare. Il buon senso ci dice che a quella scala di dimensioni, masse ed energie cinetiche, qualsiasi analogia con esplosioni o impatti tradizionali è irrealistico. Eppure, tutti tendono a mostrare l'impatto come se fosse una palla di cannone contro un deposito di benzina. Una enorme palla di fuoco, con tutto che viene vaporizzato e scagliato intorno al punto di impatto. Ma da quale distanza sarebbe realistico osservare una simile esplosione senza restare inceneriti? Da terra, probabilmente ad una distanza di molte migliaia di chilometri. Ma siccome la Terra è sferica, a quella distanza non si vedrebbe nulla, perché l'impatto sarebbe ben oltre l'orizzonte. Quindi, da Terra nessuno può realisticamente osservare un impatto del genere "all'orizzonte". Quelli sufficientemente vicini da poter vedere l'impatto probabilmente sarebbero disintegrati dal calore dell'impatto stesso prima ancora che questo sia arrivato a toccare la superficie terrestre. Ovvero, la scena dei dinosauri che pascolano mentre all'orizzonte si schianta il bolide andrebbe sostituita con una unica schermata bianca luminosissima.

Il pathos degli ultimi dinosauri
Anche se ho appena rimarcato che nessuno potrebbe realisticamente osservare la caduta di quel bolide, la maggioranza delle rappresentazioni dell'impatto mostra i dinosauri che sono emotivamente coinvolti nella consapevolezza della loro imminente estinzione. Un classico di queste iconografie è il T.rex che ruggisce verso il bolide (che sta attraversando l'atmosfera...), come se un animale con il cervello di un coccodrillo sia consapevole che in quel momento sta cadendo un oggetto proveniente dallo spazio interplanetario, attraversando l'atmosfera a velocità pazzesca, per porre fine a 160 milioni di anni di dominio del suo clade.
Altro stereotipo, più pacchiano, è quello che mostra un numero variabile di dinosauri (di solito patetici non-theropodi smidollati che non osano ruggire) che scappano terrorizzati verso l'osservatore, mentre sullo sfondo si sprigiona l'energia dell'impatto. Anche in questo caso, è una scena totalmente irrealistica. Non solo perché, come ho detto prima, chi si trovasse dentro l'orizzonte dell'impatto sarebbe incenerito prima ancora che l'impatto vero e proprio abbia luogo, ma sopratutto perché è improbabile che degli animali siano presi dal panico per il solo illuminarsi del cielo e "sappiano" in quale direzione tentare una vana fuga. La reazione classica degli animali di fronte ai lampi improvvisi di luce è di paralizzarsi, come avrà imparato chiunque abbia investito un gatto con la propria auto di notte, perché questo si era immobilizzato, accecato dai fari.

Ma, evidentemente, i dinosauri sapevano che quella era la loro fine e si lasciarono andare alle più patetiche delle sceneggiate melodrammatiche...

22 luglio 2014

L'Orbita Eccentrica del Mondo Giurassico

La storia delle interazioni tra i media di massa e la paleontologia dei dinosauri ha un'origine antica. Fin da quando sono stati riconosciuti come resti fossili di creature estinte, i dinosauri hanno generato una intricata rete di propaggini culturali extra-scientifiche. Ed anche se gli zotici ed i fanatici continuano a blaterare sull'inopportunità (quasi blasfema) che un paleontologo parli di cose non paleontologiche, io replico loro che “chi meglio di un esperto di dinosauri” può portarvi nel Mondo Giurassico? Non quello reale, scritto nelle rocce (e nelle pubblicazioni scientifiche), bensì in quel mondo che – stando ad una martellante diffusione di “informazioni” di pre-produzione – inconterà l'orbita del nostro mondo nel prossimo anno.

Voglio illustrarvi la mia interpretazione di questo baraccone mediatico creato ad uso e consumo della nostalgia e dei molli palati dei fan, usando una metafora astronomica.

Il Sistema Dinosauriano è un'ampia regione dell'Universo Culturale, situata in un braccio della Galassia Occidentale. Per definizione, il Sistema Dinosauriano è una sfera, prettamente vuota, con al centro una stella di media grandezza, chiamata volgarmente Dinosauria, e nota agli astronomi con la sigla Stem-Aves-1841. Questa stella, scoperta meno di due secoli fa, dista 65 milioni di anni luce da noi. La sua luce, per quanto sbiadita dopo milioni e milioni di anni di viaggio intergalattico, si presume che sia stata emessa costantemente per almeno 160 milioni di anni. Le analisi spettroscopiche confermano che il nucleo di Dinosauria è composto da fosfato di calcio, con qualche traccia di elementi minori. In poche parole, Dinosauria è fatta di ossa fossili, i quali, tramite un processo noto come “sintesi paleontologica”, si trasformano in composti culturali debolmente radioattivi e altamente instabili chiamati “pubblicazioni scientifiche”. Sebbene il nucleo di Dinosauria sia prettamente fossilifero, e la stella sia composta per il 90% da articoli paleontologici, il suo vento stellare, emesso nello spazio circostante, è un plasma ibrido di concetti scientifici immersi nel campo culturale in cui la stella sta transitando da almeno la fine dell'800. Tale processo di ibridazione con il plasma culturale scherma inevitabilmente la parte più brillante della radiazione paleontologica, che subisce un processo noto come “contaminazione extrascientifica”, che corrompe la bianca luce paleontologica nella forma di una radiazione rossastra, altersì nota come “banda di divulgazione”. A sua volta, quando penetra l'atmosfera terrestra, questa banda si scinde in varie frequenze a bassa frequenza, la più nota delle quali è la “emanazione paleontologica ormai perduta”, in acronimo “emanazione POP”. La maggioranza degli appassionati di Dinosauria, non disponendo dei costosi macchinari per osservare direttamente la sua luce, conosce questa stella sopratutto tramite l'emanazione POP, visibile anche a occhio nudo o tramite i forum online.

Le analisi delle variazioni periodiche nella luminosità di Dinosauria suggeriscono che questa stella abbia alcuni pianeti che le orbitano, con traiettorie stabili, più alcuni corpi minori erranti, dall'orbita più eccentrica.
Il pianeta principale del Sistema Dinosauriano è un gigante gassoso dalla colorazione esagerata e spesso del tutto priva di fondamento fisico, circondato da due anelli di grafite e carboncino, chiamato Paleoarte. Paleoarte orbita attorno a Dinosauria con un periodo di rivoluzione di circa una ventina di anni. Dopo ogni rivoluzione, Paleoarte cambia aspetto superficiale, probabilmente a causa di variazioni nella composizione interna della sua turbolenta atmosfera. Ad esempio, dopo essere stato per una quarantina di anni un gigante grigiastro, Paleoarte ha poi contratto marcatamente il proprio volume esponendo la sua crosta interna (un processo noto come “Effetto Paul”). Di recente, pare che il pianeta stia tornando ad avere un volume meno anoressico.

Un corpo minore del Sistema Dinosauriano è invece una mondo dall'accidentata superficie di metallo e celluloide, una cometa errante che, per il suo movimento di rivoluzione attorno a Dinosauria è stata battezzata Dinosaur Movie.
I primi avvistamenti di Dinosaur Movie risalgono all'inizio del XX secolo. L'orbita di Dinosaur Movie è molto irregolare, sopratutto perché questo corpo minore tende a sfaldarsi ad ogni avvicinamento alla stella, perdendo massa ed eiettando una lunghissima coda detta Franchise del Dinosaur Movie. Questo corpo minore tende a non essere visibile per molto tempo, dato che acquista una luminosità apprezzabile solamente quando è prossimo al suo perielio, quando, giunto alla minima distanza da Dinosauria, sublima la sua parte esterna riflettendo parte della luce paleontologica. Dopo alcuni avvicinamenti a Dinosauria intorno agli anni '60, questo corpo ha raggiunto una distanza minima da Dinosauria nel 1993, quando ha raggiunto la massima luminosità apparente. Purtroppo, l'eccessiva vicinanza a Dinosauria deve averlo scomposto in una serie di grossolani frammenti minori, dato che, tra il 1997 ed il 2001, sbiadite emissioni luminose sono state attribuite ai prodotti al seguito della cometa. Dopo tale fase di parossismo luminoso, Dinosaur Movie è tornato verso i confini del Sistema Dinosauriano, eclissandosi nella Nube Dinomaniacale, la fredda e tenebrosa regione all'estremo confine del Sistema Dinosauriano, dove meno del 10% della luce paleontologica riesce ad arrivare.
Tra il 2002 ed il 2013, sono stati segnalati vari avvistamenti di Dinosaur Movie, apparentemente in una nuova fase di avvicinamento a Dinosauria. Ma si è trattato in gran parte di segnalazioni anedottiche, se non di vere e proprie sviste, prive di riscontro ufficiale da parte dei dinosaurofili. Tali avvistamenti errati erano dovuti in parte ad un modello matematico descrivente il moto della cometa, un modello ormai obsoleto secondo cui Dinosaur Movie dovrebbe presentarsi con cadenza quadriennale. Di consequenza, dopo l'ultimo passaggio del frammento nel 2001, fu atteso un ritorno nel 2005, poi uno nel 2009 ed infine uno nel 2013. Inutile rimarcare che nessuna di queste previsioni fu avverata.
Due anni fa, tuttavia, segnalazioni sempre più insistenti parlarono di un ritorno di Dinosaur Movie verso la parte interna del Sistema. I calcoli del nuovo modello aggiornato prevedono che questo oggetto raggiungerà la massima luminosità nel 2015, anche se non tutti sono sicuri di quanto sarà intensa la sua emissione. Alcuni azzardano persino che questo nuovo passaggio al perielio sarà persino più luminoso della spettacolare visione del 1993.
Personalmente, sono scettico verso simili previsioni. Anzi, ho persino il sospetto che questo corpo in avvicinamento non sia nemmeno il frammento principale dell'originaria cometa che tutti abbiamo visto nel 1993. L'orbita di questo corpo, chiamato “Mondo Giurassico”, pare vagamenti conformarsi a quella della cometa di venti anni fa. Tuttavia, a parte qualche apparenza superficiale, le misure effettuate sulle immagini che stanno giungendo (scaricate online da orde di appassionati armati di telescopio) indicano un corpo celeste con una composizione differente, e quindi, distinto dal Dinosaur Movie precedente. Inoltre, è proprio la dinamica con cui Dinosaur Movie si frammentò rapidamente in corpi secondari tra il 1993 ed il 2001 a suggerirci che quello che vedremo nel 2015 (per chi alzerà in naso al cielo) sarà un oggetto ben differente. Difatti, io suggerisco di classificarlo nella classe degli asteoroidi, corpi privi di luminosità propria e noti per avere pessimi effetti ogni volta che hanno incontrato Dinosauria.
Se analizziamo l'orbita di Dinosaur Movie nel 1993 vediamo che quell'evento fu unico e irripetibile. La combinazione di eventi del 1993 (stella alla fine di una nuova fase di emissione paleontologica, plasma culturale particolarmente recettivo, e, sopratutto, contemporaneo sviluppo di una nuova tecnologia di analisi digitale delle immagini) non si ripeterà nel 2015. La cometa, raggiunta la distanza minima da Dinosauria nell'estate di ventuno anni fa, ha subito una tale accelerazione che la sua orbita, probabilmente, si è definitivamente proiettata fuori dal Sistema. Dinosaur Movie è ormai ben oltre i confini del Sistema Dinosauriano, e punta verso la Nube Mitologica, dove acquisterà uno stato stazionario definitivo che la consacrerà nell'empireo degli oggetti culturalmente impattanti.
Questo nuovo asteroide in arrivo, quindi, è molto probabilmente una scheggia proveniente da un altro Sistema Culturale. Non è difficile identificate la sua fonte originaria, analizzando la sua emissione nell'infrarosso. Questo nuovo corpo proviene da un altro Sistema, quello avente al suo centro Mostrum, una stella gigante rossa molto più antica e fredda di Dinosauria. Scalzato verso il sistema di Dinosauria proprio dall'uscita della cometa del 1993, questo freddo corpo di metallo e celluloide proviene quindi da un altro sistema culturale, assumerà blandamente l'aspetto di una cometa dinosauriana per qualche settimana, per poi tornare rapidamente da dove è giunto.
Di conseguenza, piùttosto che un nuovo Dinosaur Movie, quello che avvisteremo nel 2015 sarà l'ennesimo Monster Movie.

26 maggio 2014

Billy e il Clonesauro 4: Dinosauri o Mostri? - AGGIORNAMENTO -

Come si poteva vivere prima di Photoshop?


La mamma dei rumors è sempre incinta. E questa mamma si chiama Internet.
Circolano voci e indiscrezioni sempre più frequenti sul quarto capitolo della Saga di Billy e il Clonesauro, attualmente in preparazione e dal titolo poco fantasioso di “Billy World”.
Sebbene sia probabile che la grande maggioranza dei rumor che circolano online sia falsa (non importa se creati da dinomaniaci in crisi d'astinenza, blogger mitomani o dalla casa di produzione per testare gli umori del pubblico), e che quindi siano informazioni effimere come un nodo basato su una singola omoplasia con CI=0.001, è molto interessante – dal mio punto di vista – osservare le reazioni ed i comportamenti del pubblico, la loro psicologia e le loro (ingenue) contraddizioni.
In questi giorni è circolato un rumor su Billy 4 relativo ad un fantomatico nuovo “super-dinosauro” con caratteristiche “ibride”, che unisce attributi di Tyrannosaurus, Velociraptor, un serpente velenoso e una seppia (hanno dimenticato di includere il coccodrillo e l'orango tango...). Ovviamente, orde di fanatici farisei dinomaniaci si sono strappati le vesti urlando all'eresia!
Anatema, o Israele! Che non si contamini la purezza zoologica di Billy Nostro Clone e Signore! Anatema! Che si rispetti il Messaggio Originale della Trilogia! Che non si tradisca Billy!

Le urla di strazio e scandalo dei dinomaniaci sono giustificate. Creare “chimere” unendo parti di animali differenti, aggiungendo ai dinosauri attributi che non sono loro caratteri naturali, significa abbandonare il Solco Tracciato da Billy e il Clonesauro, significa rinnegare quanto abbiamo visto nei primi film, per entrare nell'orrido mondo dei Monster Movie, contraddicendo ad uno dei capisaldi del successo della saga originaria. Dopo tutto, i dinosauri di Billy e il Clonesauro erano dinosauri, non erano mostri. Erano basati esclusivamente sulle caratteristiche naturali e paleontologiche delle specie estinte reali, non erano mostri creati mescolando in modo artificiale parti e caratteristiche di animali distinti (o, nel caso estremo, attribuendo ai dinosauri connotazioni e capacità sovrannaturali).
Ma sarà vero? Veramente in Billy e Clo (e seguiti) i dinosauri erano “puri”? Oppure anche quello dei “dinosauri puri, non mostri” è l'ennesimo mito, una leggenda, ripetuta in modo zelante dai dinomaniaci, ma di fatto una mistificazione miope che non vuole guardare alla realtà?
Andiamo a controllare.

Tyrannosaurus.
In Billy e Clone 1 abbiamo un Tyrannosaurus privo della sua naturale visione stereoscopica (è incapace di distinguere animali in movimento, attributo invece deducibile dalla morfologia del suo cranio), quindi un animale privato di una sua dote naturale, ma al tempo stesso dotato di una resistenza muscoloscheletrica sovrannaturale. Ad esempio, l'animale deforma senza fatica il telaio di un'automobile – telaio metallico – senza subire alcun danno al suo corpo di carne e ossa. Inoltre, è in grado di raggiungere in corsa un'auto per poi deformarne un fianco a colpi di muso. Inoltre, è capace di trapassare in corsa un tronco d'albero rovesciato senza subire alcun danno. Tutte queste capacità sono impossibili per un animale reale di quella forma e dimensione, costituito da carne, pelle e muscoli. I super-poteri di Tyrannosaurus aumentano nel secondo film, Il Clone Perduto, dove Tyrannosaurus è capace di deformare la carrozzeria di un furgone senza subire alcun danno alla testa, è capace di aprire la carrozzeria di un'automobile con delicati tocchi del suo muso, e lo fa in pochi secondi (lavoro che con una tenaglia idraulica in acciaio richiederebbe molti minuti), è capace di scoperchiare il portello in acciaio di una nave cargo a testate, è capace di accartocciare in corsa un'autobus (generando una valanga di scintille e sbalzando gli occupanti fuori dai finestrini), ed è capace di abbattere un muretto di mattoni e cemento con un piede. In tutti questi episodi, il nostro dinosauro non presenta il minimo graffio o livido, nonostante che il suo corpo in carne e ossa abbia prodotto forze che generalmente sono generate da macchine demolitrici in acciaio con motori e pompe idrauliche, e che sono traumatiche in un corpo animale. Tutte queste capacità sono sovrannaturali per un animale reale, anche quando è grande come un tyrannosauro.
Conclusione: Tyrannosaurus di Billy e Clonesauro non è un animale reale, bensì un mostro con poteri sovrannaturali.

Velociraptor.
Il Velociraptor della trilogia è dotato di numerosi attributi speciali. Oltre alla dimensioni ipertrofiche, corre a 80-100 km in spazi aperti, ed ha la capacità di coordinarsi per realizzare le medesime tattiche di caccia descritte un'ora prima da un ignaro paleontologo che mai aveva visto questi animali in vita. Difatti, è dotato di un'intelligenza speculativa simile a quella umana, come la capacità di riflettere sulla natura delle maniglie delle porte e fare sguardi “cattivi”. Dopo tutto, è più intelligente dei delfini e degli scimpanze (quindi in intelligenza è più prossimo all'uomo che ad ogni altro animale), nonostante che il suo neurocranio abbia il quoziente di encefalizzazione a metà strada tra quello di un varano e quello di una gallina. Quindi, abbiamo un paraviano basale, con un cervello da paraviano basale, ma che “pensa” quasi come un essere umano. Inoltre, nella sua regione laringea presenta una camera di risonanza di forma e dimensione mai viste in un dinosauro, che pare copiata da qualche parte dello xenomorfo di Aliens.
Conclusione: Velociraptor di Billy e Clonesauro non è un animale reale, bensì una chimera con poteri ben al di sopra delle sue reali caratteristiche animali.

Dilophosaurus.
L'esemplare di Dilophosaurus di Billy e Clo ha una vistosa espansione cutanea golare che ricalca quella presente in alcuni squamati attuali, in particolare il clamidosauro australiano. Inoltre, l'animale sputa una bava nera e catramosa, come se fosse un cobra affetto da tabagismo. In breve, questo dinosauro presenta nel suo corpo degli attributi tipici di alcuni squamati, con l'aggravante del fumare troppo.
Conclusione: Dilophosaurus di Billy e Clonesauro non è un animale reale, bensì una chimera, un mostro assemblato con parti di animali distinti.

Spinosaurus.
In Billy e Clone 3, il peggior episodio della serie, abbiamo uno “spinosauro” (che però ha un muso vagamente baryonychino) di dimensioni esageratissime, lungo più di 15-20 metri, con enormi braccia capaci di torcere il collo di un tyrannosauro adulto. Lo stesso Spinosaurus ha un collo in fibra di carbonio che non subisce il minimo danno qualora sia azzannato da un Tyrannosaurus adulto, ha un cranio in acciaio che sfonda col muso l'abitacolo metallico di un aereo da turismo, il corpo di qualche lega kryptoniana che è in grado di abbattere in corsa un'enorme recinzione di cemento e acciaio (ma poi viene fermato da una porta con chiavistello arrugginito... forse perché questo ultimo è in kryptonite).
Conclusione: Spinosaurus di Billy e Clonesauro 3 non è un animale reale, bensì una mostro con poteri sovrannaturali.


Pertanto, se vi state scandalizzando per la presenza di mostri chimerici in Billy World... dove eravate nel 1993, 1997 e 2001? Se avrà un mostro con poteri sovrannaturali, Billy World sarà perfettamente e coerentemente in linea con il solco teratologico e soprannaturale tracciato dai suoi predecessori.

AGGIORNAMENTO DEL 27 MAGGIO 2014:
Solo ora mi accorgo che tutto il tema di questo post, e, di fatto tutto il senso della mia naturale avversione di paleontologo verso i mostri di Billy e il Clonesauro, è espressa perfettamente in una scena apparentemente secondaria del terzo film della trilogia. Paradossalmente, un film così brutto, quello universalmente considerato il peggiore della saga (ma il più onesto nel presentare dei mostrosauri clonati) ha questa piccola gemma di saggezza paleontologica, non a caso espressa da un paleontologo che, come me, è nauseato dai mostri clonosauriani, che distolgono l'attenzione dai veri oggetti della paleontologia, dai veri dinosauri.

«I dinosauri sono vissuti 65 milioni di anni fa. Ciò che oggi ci è rimasto sono dei fossili nelle rocce. Ed è dalle rocce che i veri scienziati giungeranno alle vere scoperte. Ciò che ha fatto John Hammond con la InGen a Jurassic Park è stato creare con l'ingegneria genetica dei mostri per dare vita ad un parco a tema, né più né meno».
Alan Grant

07 dicembre 2013

La dinamica (poco cinematografica) dei bipedi giganti

Silhouette dei più grandi esemplare noti di Tyrannosaurus (modificato da ricostruzione scheletrica di Hartman) e di Spinosaurus (modificato da ricostruzione in vivo di Bonadonna e Maganuco). Con lunghezze comprese tra 12 e 14 metri, e masse tra 5 e 10 tonnellate, questi bipedi giganti sono una sfida intellettiva per chiunque voglia comprendere come corpi così grandi si muovessero in modo efficiente.
I film di animazione ci hanno abituato a dinosauri immersi in scene molto dinamiche. Vediamo animali grandi come Tyrannosaurus inseguire automobili, abbattere recinzioni, fare balzi, girarsi di scatto, impennare e scontrarsi con grande forze e relativa velocità. Quanto sono realistiche queste scene?
Per rispondere a questa domanda, occorre combinare le conoscenze generali sulla biomeccanica dei vertebrati terrestri con le informazioni particolari relative a questi animali. 
Una prima parte della risposta viene dall'osservazione degli animali viventi, e da alcune semplici nozioni di fisica. All'aumentare delle dimensioni (e della massa), animali morfologicamente simili tendono ad essere meno agili e più lenti. Il motivo è dovuto a due principi fisici: il secondo principio della dinamica lega l'accelerazione (che definisce la "agilità") con la forza necessaria a generare tale accelerazione. Se la massa raddoppia, per ottenere la stessa accelerazione occorre fornire una forza muscolare doppia. La forza muscolare, a sua volta, è proporzionale alla sezione dei muscoli (l'area della sezione trasversale alla direzione di contrazione del fascio muscolare), ovvero, per avere una forza doppia occorre avere muscoli con una sezione doppia.
Se combiniamo questi due fattori, e li leghiamo per valutare come variano al variare delle dimensioni, vediamo che la massa è proporzionale al cubo della lunghezza (dipende infatti dal volume), mentre la sezione muscolare al quadrato della lunghezza (dipende infatti dalla superficie della sezione del muscolo).
Ad esempio, se l'animale A è lungo 1 metro e genera una forza muscolare F per una massa M, quale forza genera l'animale B, lungo isometricamente il doppio di A? La sua massa sarà 2 al cubo, quindi 8 volte la massa di A, mentre la forza dei suoi muscoli sarà 2 alla seconda, ovvero 4 volte la forza di A. Di conseguenza, se il rapporto Forza/Massa in A risulta pari a 1, in B sarà pari a 4/8 ovvero 1/2. E siccome l'accelerazione è data da Forza/Massa, l'accelerazione (e quindi l'agilità) di B risulta la metà di quella di A.
Questo è il motivo generale per cui gli animali più grandi sono meno agili di quelli piccoli.
L'esempio che ho mostrato è molto astratto e generico. Come ho accennato in un precedente post, nessun animale è una copia isometrica di un altro più piccolo: l'allometria è sempre imperante. Infatti, l'allometria (ovvero, il variare delle proporzioni tra le parti del corpo tra animali simili ma di dimensioni differenti) è proprio un adattamento volto a compensare in parte la legge generale sulla riduzione delle "prestazioni" che ho mostrato sopra.
Per "contrastare" almeno in parte la inevitabile perdita di agilità dovuta alle grandi dimensioni, gli animali di grande mole tendono a modificare le proporzioni corporee, al fine di massimizzare la potenza muscolare necessaria a muovere le loro masse maggiori, tenendo in conto il fatto che, comunque, i muscoli di maggiori dimensioni avranno sempre una forza relativa minore (proprio perché le loro sezione cresce più lentamente di quanto cresca la massa). Ad esempio, nei theropodi, le forme di maggiori dimensioni hanno in proporzione arti posteriori più corti, e negli arti posteriori la tibia ed i metatarsi risultano in proporzione più accorciati rispetto al femore: ciò genera leve che richiedono una minore massa muscolare. Inoltre, il bacino tende ad essere più lungo ed ampio, proprio per aumentare la quantità di fasci muscolari (e quindi, la sezione totale) necessari a muovere gli arti. Nondimeno, anche con questi accorgimenti, le leggi della fisica vincono sempre, e quindi i grandi dinosauri sono di necessità vincolati a prestazioni meccaniche relativamente ridotte rispetto ai loro parenti di dimensioni inferiori. 
Un altro motivo che vincola queste prestazioni dinamiche è legato all'energia cinetica generata nel moto. Per fermare un corpo in moto (o per fargli cambiare direzione) è necessario compiere un lavoro per contrastare la sua energia cinetica, la quale è proporzionale alla massa ed al quadrato della velocità. Questo significa che per fermare un animale che si muove a velocità X occorre un'energia E, ma per fermare uno che si muove a velocità 2X occorre un'energia 4E. Se ribaltiamo la questione, un animale che impatta a velocità 2X deve avere un corpo capace di resistere ad un'energia 4 volte superiore a quella necessaria a resistere ad un impatto a velocità X. Ovvero, a parità di velocità, gli animali di grandi dimensioni corrono rischi molto più gravi di essere feriti o uccisi da impatti o cadute rispetto a quelli di dimensioni minori. Questo "rischio" tende quindi a selezionare animali di grande mole relativamente più massicci e robusti (e quindi, di conseguenza, ancora meno "agili") ma anche a sfavorire lo sviluppo di adattamenti cursori in questi giganti, privilegiando comportamenti e stili di vita meno "rischiosi".

Pertanto, anche senza entrare nel pantano dei calcoli, delle simulazioni o speculazioni quantitative, è evidente che i grandi theropodi non fossero equivalenti dal punto di vista dinamico ai theropodi di dimensioni inferiori. Esattamente come la solennità e la potenza sono la norma nei grandi mammiferi di oggi (come elefanti e ippopotami), mentre l'agilità e la velocità sono prerogativa delle specie di dimensioni inferiori (come antilopi e zebre), è plausibile che i theropodi giganti fossero relativamente lenti e solenni, e che non fossero capaci di corse o scatti. Ciò non significa che queste fossero creature letargiche, esattamente come un elefante o un ippopotamo non sono animali indolenti, per quanto non sicuramente dei campioni di velocità e scatto: anche una camminata con lunghe falcate (ricordo che Tyrannosaurus ha gambe lunghe più di 3 metri) permetteva a questi animali di spostarsi con la velocità necessaria alle loro vite. Alla scala dimensionale dei grandi theropodi, quindi, i movimenti seguivano una dinamica differente da quella a cui siamo abituati noi piccoli vertebrati ben sotto la tonnellata. E, se ci pensate, è lo stesso motivo per cui solamente un theropode grande come un calabrone (il colibrì) è capace di super-prestazioni dinamiche impossibili anche ad un animale come un piccione. Ogni scala dimensionale ha quindi le sue leggi e vincoli, le sue "dinamiche" ed "energetiche".
Pertanto, immaginare un theropode di 5 tonnellate e 12 metri di lunghezza che si gira rapidamente, scatta, balza, insegue e compie corse, è molto probabilmente un'illusione dei film di fantascienza.