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17 luglio 2015

Gli ultimi metriorhynchidi erano italiani!


Eccellente ricostruzione di un metriorhynchide plesiosuchino (copyright Fabio Manucci)

Un paio di anni fa, ricevetti un'email dall'amico Alessandro Chiarenza, del quale fui anche co-relatore di tesi lo scorso anno. Alessandro mi chiese un'opinione su un dente fossile rinvenuto in una cava di rocce di età mesozoica in Sicilia. Il dente presentava un mix di caratteristiche interessante, tra cui la presenza di carene denticolate. Dato che la denticolatura della carena é un carattere presente in pochi gruppi fossili, tra cui i theropodi, e considerando che i fossili mesozoici siciliani sono veramente pochi, l'esemplare meritava uno studio. Ed è con piacere che annuncio che questo studio é stato pubblicato oggi (Chiarenza et al. 2015)!
Il team di ricerca comprende, oltre ad Alessandro, Gianni Insacco del Museo Civico di Comiso (dove il dente é conservato), Davide Foffa e Mark Young (Università di Edimburgo), Giorgio Carnevale (Università di Torino), Rita Catanzariti (CNR) ed Andrea Cau (Università di Bologna). Il team eterogeneo aveva lo scopo di stabilire l'età del fossile e la sua identità tassonomica.

L'età del fossile é stata ottenuta analizzando i microfossili presenti nella matrice rocciosa che in parte ingloba il fossile: questi hanno permesso di restringere l'età all'Aptiano, circa 125-120 milioni di anni fa.
L'attribuzione tassonomica ha richiesto una comparazione con tutti i possibili candidati: trattandosi di un dente con denticoli proveniente da sedimento marino, i possibili candidati erano alcuni gruppi di pesci ed alcuni gruppi di rettili. Il mix di caratteri nel dente (compressione della corona, presenza di carene denticolate, presenza di creste accessorie alla base dello smalto) ha premesso di ridurre ad un solo gruppo la attribuzione del fossile: i crocodylomorfi metriorhynchidi geosaurini. Ovvero, questo dente appartiene allo stesso gruppo di Neptunidraco! Con una sostanziale differenza: Neptunidraco è attualmente il metriorhynchide più antico al mondo, mentre questo dente, più giovane di 40 milioni di anni rispetto a Neptunidraco, appartiene al più recente membro della medesima famiglia! E quindi, risulta che l'Italia é la patria del più antico e del più recente metriorhynchide, cosa che fa sospettare che la Tetide sia probabilmente il luogo dove questi rettili hanno proliferato più a lungo, nonostante che il loro record fossile noto sia più ricco in Nord Europa e Sud America.
La speranza é che prossimamente la Sicilia ci restituisca anche resti scheletrici di questi spettacolari coccodrilli-delfino.

Ringrazio Alessandro per avermi ingaggiato per questa ricerca, nella quale ho svolto più un ruolo di supervisore che di vero e proprio autore (ho scritto il paragrafo in cui spieghiamo perché il fossile non sia un theropode).

Bibliografia:
Chiarenza A.A., Foffa D., Young M.T., Insacco G., Cau A., Carnevale G., Catanzariti R. 2015 - The youngest record of metriorhynchid crocodylomorphs, with implications for the extinction of Thalattosuchia. Cretaceous Research 56: 608-616.

05 aprile 2013

Steneosaurus barettoni: 226 anni di un enigma giurassico - Seconda Parte

Nel precedente post di questa serie ho parlato della storia dell'esemplare MPUP 6552, olotipo della specie Steneosaurus barettoni deZigno 1883, un coccodrillo giurassico italiano quasi del tutto sconosciuto alla maggioranza degli appassionati di paleontologia, che è stato recentemente l'oggetto di un mio studio (Cau 2013). In questo post descriverò la morfologia generale dell'esemplare, dalla quale si può chiaramente dedurre che esso NON è uno Steneosaurus.
Fotografia di MPUP 6552 e disegno schematico dell'esemplare. Dettagli nel testo del post.

04 febbraio 2013

Il primo scheletro di plesiosauro italiano! (Cau e Fanti 2013)

Alcuni di voi ricorderanno che lo scorso Maggio pubblicai questa foto, nella quale io e Federico Fanti vagliavamo - tutti esaltati - un esemplare fossile del tutto inedito, conservato in un museo italiano. Finalmente, lo studio di questo notevole esemplare è stato pubblicato (Cau e Fanti 2013), e posso quindi condividere con voi la gioia: perché finalmente, dopo tanta attesa, anche l'Italia può, con fierezza, andare a testa alta tra il consesso delle altre Nazioni Civilizzate, e mostrare con orgoglio che pure Ella ha uno scheletro di plesiosauro!

05 gennaio 2013

Tyrannoneustes Young et al. 2012


La sistematica paleontologica evoluzionista si prefigge di stabilire le relazioni tra le specie fossili (e quelle viventi) in base al principio darwiniano della discendenza comune, che riconosce un legame genealogico tra tutti gli organismi viventi ed estinti.
Il criterio con cui stabiliamo le relazioni tra i fossili è la condivisione di caratteristiche ereditate in due o più specie a partire da un antenato comune nel quale tale caratteristica (o combinazione di caratteristiche) è comparsa. Pertanto, le relazioni che otteniamo da questi studi, sovente illustrate in forma di diagramma ramificato ("cladogramma") sono a loro volta interpretabili come lo schema cronologico della serie di trasformazioni avvenute durante l'evoluzione. In base a questi schemi è possibile fare delle predizioni, ovvero, delle ipotesi su eventuali fossili non ancora scoperti, ma che si ipotizza possano essere scoperti in futuro in quanto manifestazione delle fasi evolutive prodotte dallo schema, qualora lo schema che abbiamo generato sia una corretta rappresentazione di ciò che avvenne nel Tempo Profondo.
Nel 2011, io e Federico Fanti pubblicammo la descrizione del primo metriorhynchide italiano, Neptunidraco ammoniticus. In base alla combinazione di caratteristiche di Neptunidraco, lo collocammo come sister-taxon del gruppo di metriorhynchidi macrofagi dotati di denti seghettati, i Geosaurini. Tuttavia, sia nella posizione stratigrafica (e quindi nell'antichità) che nella morfologia, Neptunidraco era chiaramente più primitivo dei Geosaurini ("primitivo" qui inteso come "più antico e morfologicamente plesiomorfico rispetto a"). Ciò aveva delle implicazioni evoluzionistiche, che ci portarono a concludere l'articolo con la sequente predizione: la linea evolutiva che conduce a Geosaurini deve essere ben precedente al record fossile allora noto per tale gruppo (i geosaurini non sono più antichi di 155 milioni di anni fa) e pertanto devono esistere dei metriorhynchidi morfologicamente intermedi tra Neptunidraco e Geosaurini (con alcune caratteristiche di questi ultimi assenti in Neptunidraco) collocabili stratigraficamente tra l'età di  Neptunidraco (oltre 165 milioni di anni fa) e 155 milioni di anni fa.
Con molto piacere, in questi giorni viene pubblicato lo studio (Young et al. 2012) di un esemplare di metriorhynchide di età tardo calloviano-inizio oxfordiana (circa 160 milioni di anni fa) che presenta un mix di caratteristiche cranio-mandibolari e dentali intermedie tra Neptunidraco e Geosaurini, Tyrannoneustes lythrodectikos. Tyrannoneustes presenta alcuni dei caratteri, ma non tutti, che formano la morfologia ipercarnivora e macrofaga dei Geosaurini, e che sono assenti in Neptunidraco (il quale è interpretabile come un predatore generalista di prede medio-piccole), e rappresenta quindi il più antico metriorhynchide nel quale, in forma incipiente, si sono evolute quelle caratteristiche che hanno reso famoso Dakosaurus.
Tyrannoneustes si colloca sia morfologicamente che cronologicamente nel vuoto che esisteva tra Neptunidraco e i Geosaurini

Sebbene la verifica di un'ipotesi non rende quest'ultima "vera" (perlomeno, se si vuole applicare Popper alla storia naturale), l'esistenza di un metriorhynchidae con quelle caratteristiche in quell'intervallo temporale costituisce una ottima conferma della validità dell'ipotesi di Cau e Fanti (2011) oltre che una dimostrazione del potere predittivo che le ipotesi filogenetiche hanno quando sono applicate nel modo rigoroso.

Ringrazio Mark Young per avermi inviato una copia del suo recente studio.

Bibliografia:
Young, M. T.; De Andrade, M. B.; Brusatte, S. L.; Sakamoto, M.; Liston, J. (2012). The oldest known metriorhynchid super-predator: A new genus and species from the Middle Jurassic of England, with implications for serration and mandibular evolution in predacious clades. Journal of Systematic Palaeontology: doi:10.1080/14772019.2012.704948

19 settembre 2012

Diversità in Geosaurini e piccole conferme personali

I quattro generi di Geosaurini (da Young et al. 2012)
Esistono due metriche qualitative per stabilire il valore di uno studio scientifico. Con "qualitative" intendo valutazioni non limitate alla mera quantificazione delle sue citazioni e al "peso" in termini di impatto della pubblicazione (così tanto mistificato in questo periodo), bensì tarate anche su quello che potremo dire "impatto conoscitivo ed applicativo".
Nell'articolo in cui io e Federico Fanti descrivevamo ed istituivamo Neptunidraco ammoniticus (Cau & Fanti 2011), introducemmo uno strumento tassonomico che, a nostro avviso, sarebbe stato utile per i ricercatori in questo settore della paleontologia degli archosauri, una definizione formale del significato della parola "Geosaurini". In base alle regole della tassonomia codificata dal codice internazionale, i termini con suffisso in "-ini" sono considerati "tribù", ovvero, un rango intermedio tra "genere" e "sottofamiglia". Aldilà del "senso" dei ranghi, che io considero inesistente, ciò che qui conta è che il codice attualmente in vigore stabilisce che una tribù viene eretta automaticamente con l'istituzione di una famiglia o di una sottofamiglia. Pertanto, il termine "Geosaurini" nasce con "Geosaurinae" in modo automatico e quindi si fa risalire a Lydekker (1889). Tuttavia, è solo con Cau & Fanti (2011) che il termine "Geosaurini" acquisisce una definizione operativamente applicabile, e quindi, di fatto, diventa uno strumento utile per lo scopo effettivo per il quale creiamo nomi tassonomici: definire entità evolutive in modo chiaro, utile ai ricercatori, e non ambiguo. Fino a quel momento, il nome Geosaurini, pur esistendo formalmente, era ambiguo, e definiva "qualcosa" più inclusivo di Geosaurus ma meno di Geosaurinae, ma non era chiaro "cosa". La definizione di Geosaurini (sensu Cau & Fanti 2011) definisce il nome in modo univoco come relativo al "clade meno inclusivo comprendente Geosaurus giganteus, Dakosaurus maximus e Torvoneustes carpenteri". Questa scelta non era casuale, ma voleva enfatizzare l'esistenza di un clade di metriorhynchidi macrofagi con i denti zifodonti (i denti tipici, ad esempio, dei theropodi ipercarnivori). Il termine quindi aveva una sua utilità, in quanto permetteva di riferirsi in modo chiaro, preciso e conciso ad un ben definito gruppo tassonomico dalle distintive caratteristiche ecologiche.
Questo nome è stato bene accolto tra gli studiosi di thalattosuchi, dato che è stato menzionato ed utilizzato in questi due anni in vari studi, proprio seguendo la definizione proposta da noi nell'articolo su Neptunidraco.
Oggi, è pubblicata un'ampia monografia che revisiona un genere di Geosaurini, Dakosaurus (Young et al. 2012). Lo studio stabilisce che una specie precedentemente attribuita a Dakosaurus, "D. manselii" è distinta dalle altre specie di Dakosaurus per una serie di caratteristiche craniche e dentarie, e che non forma con quelle specie un gruppo monofiletico che escluda gli altri generi di Geosaurini. Alla luce di ciò, Young et al. (2012) separano "D. manselii" da Dakosaurus e riabilitano un nome di genere istituito in passato per tale specie, ma poi abbandonato: Plesiosuchus. Plesiosuchus risulta quindi un nuovo genere di Geosaurini, che ora è formato da ben 4 generi. Pertanto, il nome Geosaurini sta diventando un pratico termine per riferirsi ad un'ampia radiazione di coccodrilli marini, senza la necessità, ogni volta, di spiegare che si sta facendo riferimento al gruppo di "metriorhynchidi macrofagi zifodonti come Geosaurus, Dakosaurus, ecc...": basta dire "Geosaurini" (PS per gli italiani: "Geosaurini" è nome al singolare, non è il plurale di "geosaurino", bensì un nome singolare esattamente come "Geosaurinae" o "Metriorhynchidae").

Un altro indicatore del valore qualitativo di uno studio, oltre a quello appena citato di aver fornito agli studiosi un nuovo strumento utile al miglioramento dell'indagine e della comunicazione (in questo caso uno strumento terminologico), è quello relativo alle capacità predittive delle conclusioni di tale ricerca. Anche se tutti osanniamo la falsificabilità come demarcatore tra scientifico e non-scientifico, è sulla predittività che misuriamo la persistenza di un modello e di una teoria. Ovvero, una teoria "funziona" se fa predizioni che poi sono confermate dall'osservazione di nuovi dati, sconosciuti al momento della predizione. In Cau & Fanti (2011) ipotizzavamo che Neptunidraco fosse il sister-taxon più prossimo allora conosciuto di Geosaurini. Dato che tutti i membri allora noti di Geosaurini erano del Giurassico Superiore o della base del Cretacico, mentre Neptunidraco è di circa 15 milioni di anni più antico, la nostra ipotesi aveva come conseguenza predittiva, derivante dall'applicazione del risultato filogenetico in base alla teoria darwiniana, che in futuro sarebbero stati scoperti dei nuovi Geosaurinae, con caratteristiche morfologiche intermedie tra Neptunidraco e Geosaurini, che avrebbero "colmato il gap", collocati stratigraficamente nel "vuoto" di 15 milioni di anni esistente allora tra il Geosaurinae primitivo italiano e i membri di Geosaurini. In base al cladogramma pubblicato da Young et al. (2012), risulta che questi autori dispongono di un nuovo esemplare di Geosaurinae, ancora senza nome ufficiale, provvisoriamente soprannominato "esemplare di Mr. Leeds", che si colloca filogeneticamente (quindi morfologicamente) e cronologicamente tra Neptunidraco e Geosaurini, quindi in perfetto accordo con le previsioni che avevamo ipotizzato in Cau & Fanti (2011).
Un nuovo Geosaurinae, "l'esemplare di Mr. Leeds", conferma le predizioni del modello filogenetico emerso con Neptunidraco...
Fa piacere vedere che i propri studi hanno un minimo valore e hanno prodotto risultati verificati.
Lo ammetto, sono solo piccole infime soddisfazioni di un giovane paleontologo...


Bibliografia:
Cau A, Fanti F (2011). The oldest known metriorhynchid crocodylian from the Middle Jurassic of North-eastern Italy: Neptunidraco ammoniticus gen. et sp. nov.. Gondwana Research 19(2): 550–565.
Lydekker R (1889) On the remains and affinities of five genera of Mesozoic reptiles. Quart J Geol Soc 45: 41–59.
Young MT, Brusatte SL, de Andrade MB, Desojo JB, Beatty BL, et al. (2012) The Cranial Osteology and Feeding Ecology of the Metriorhynchid  Crocodylomorph Genera Dakosaurus and Plesiosuchus from the Late Jurassic of Europe. PLoS ONE 7(9): e44985. doi:10.1371/journal.pone.0044985

12 maggio 2012

Superpredatori macrofagi nei mari Giurassici, ed una mano da Bologna...

Dettaglio della dentatura dell'olotipo di Orcinus citonensis conservato al Capellini di Bologna. In alto, figura 6A da Young et al. (in stampa). In basso, la foto originale completa da cui la figura in alto è stata tratta. Autore della foto e proprietario della mano in basso è Federico Fanti.
Alcuni mesi fa, ricevetti un'email da Mark Young, dell'Università di Edinburgo. Mark è probabilmente il maggiore esperto di thalattosuchi (in particolare, Metriorhynchidi, come Neptunidraco) esistente. Nella sua email, Mark mi chiedeva se potevo aiutarlo realizzando alcune fotografie di un esemplare di cetaceo fossile conservato al Museo Capellini di Bologna, l'olotipo di Orcinus citonensis presente nella collezione del museo, dove è presente anche metà dell'olotipo di Neptunidraco (per scoprire il perché di solo una metà, se non lo sapete, cercate tra questi post). Alcuni giorni dopo, mi recai al Capellini, dove lì, grazie al sempre solerte Federico Fanti, fu realizzata una serie di foto dell'esemplare, in particolare di un dettaglio del fossile, che interessava in particolare Mark.
A cosa possono servire le foto di un'orca fossile? Per capire altri fossili.
In questi giorni, esce lo studio nel quale è inclusa una delle foto realizzate da Federico sull'Orcinus bolognese, Young et al. (in stampa). In questo studio, gli autori descrivono una serie di usure frequenti nei denti del metriorhychide geosaurino Dakosaurus, la forma più aberrante di metriorynchide, dotato di un corto cranio più simile ad un grande theropode che ad un coccodrillo. 
Young et al. (in stampa), anche servendosi di esempi analoghi nei cetacei attuali e fossili, dimostrano che queste usure sono il prodotto dell'azione dei denti durante la masticazione: le usure furono prodotte dall'attrito da denti superiori e inferiori che scorrevano uno contro l'altro, o dall'impatto con substrati duri, come carne e ossa delle prede. Questi dati, quindi, dimostrano che i Geosaurinae più derivati (non le forme basali come Neptunidraco) erano dei macrofagi, predatori di altri animali relativamente voluminosi, i quali dovevano essere "affettati" in varie parti minori prima di essere ingeriti (mentre normalmente, un rettile carnivoro non si nutre di prede così voluminose da includere grosse ossa da spezzare, né che richiedono un intenso processo masticatorio prima di essere ingoiate). Oltre che nelle orche, un'usura dentaria ed un meccanismo analogo si riscontrano nei tyrannosauridi.

Bibliografia:
Young, M. T., Brusatte, S. L., Beatty, B. L., De Andrade, M. B. and Desojo, J. B. (2012) Tooth-On-Tooth Interlocking Occlusion Suggests Macrophagy in the Mesozoic Marine Crocodylomorph Dakosaurus. Anatomical Record (advance online publication) doi: 10.1002/ar.22491

09 aprile 2011

La mostra dedicata al "Drago di Nettuno"

Sabato 16 aprile, alle ore 16, il Museo Capellini di Bologna inaugura la Mostra: "Il Drago di Nettuno", dedicata al nostro metriorhynchidae italiano. Si tratta probabilmente dell'unica occasione per osservare le 4 lastre che formano l'esemplare di Neptunidraco ammoniticus raccolte assieme nello stesso luogo (non accadeva da 50 anni!). Inoltre, sarà presente la ricostruzione tridimensionale della testa di Neptunidraco e le tavole illustrative dell'animale in vita, del nostro sempre più coccodrillesco Davide Bonadonna.
NON POTETE MANCARE!

14 febbraio 2011

Neptunidraco su Sapere

Sapere è la più antica rivista italiana di divulgazione scientifica, fondata nel 1935.
Nel primo numero del 2011, in edicola da oggi, io e Federico Fanti abbiamo pubblicato un articolo che descrive le varie fasi della ri-scoperta e rivalutazione del "Coccodrillo di Portomaggiore", alias Neptunidraco ammoniticus.
Io e Federico, appoggiati alla lastra principale dell'olotipo di Neptunidraco ammoniticus esposta al Museo Capellini di Bologna (foto di F. Borella)

...gli eventi relativi a Neptunidraco non finiscono qui...

16 gennaio 2011

Neptunidraco entra nel mito

Il Neptunidraco di Wikipedia English
Le tue azioni acquistano valore nel momento in cui diventano ispirazione per altri: è il primo passo per l'immortalità.
Oggi ho scoperto che esiste una pagina di Wikipedia English dedicata a Neptunidraco. In quella pagina, è presente una ricostruzione paleoartistica di Neptunidraco. A quanto so, si tratta della prima versione di Neptunidraco che non deriva direttamente dall'attività del team paleo-artistico che ha prodotto la ricerca e le sue rappresentazioni mediatiche. Non so chi sia l'autore, né se effettivamente questa tavola è stata creata apposta su Neptunidraco. In ogni caso, è molto curiosa, e ha una sua originalità artistica. I colori paiono molto ispirati dalla ricostruzione pittorica e dal modello reale realizzati da Davide Bonadonna.
Che dire? Se davvero si tratta di un'opera su Neptunidraco, fa un bell'effetto vedere che qualcuno ha "creato" qualcosa "ispirato da noi".

05 gennaio 2011

Neptunidraco, dal punto di vista della roccia

Vi segnalo questo interessante post dedicato a Neptunidraco ed al Rosso Ammonitico.
Ringrazio David Williams per l'interesse dedicato al nostro studio.

31 dicembre 2010

Neptunidraco su National Geographic U.S.A. !

Fonte National Geographic - foto di F. Borella
Credo che ricorderò il 2010 come l'anno di Neptunidraco. I lettori fissi del blog conoscono tutte le varie fasi di questa appassionante ricerca made in Italy che ho svolto assieme a Federico Fanti, e con gli appoggi visivi e grafici di Davide Bonadonna e Andrea Pirondini.
Oggi, in chiusura dell'anno di Neptunidraco, la definitiva consacrazione, con un articolo dedicato sull'edizione online americana del National Geographic.
Con questa piccola grande soddisfazione, (C)auguro a tutti un felice 2011, nella speranza che questo trend positivo continui ulteriormente, per la PaleoRinascita Italiana!

AGGIORNAMENTO:
L'articolo dal National Geographic è a sua volta ripreso in giro per il mondo: qui, qui, qui, qui, qui, qui, qui, qui.
Particolare bizzarro, alcuni link italiani non derivano dalle nostre comunicazioni in italiano, ma dal link americano.

24 dicembre 2010

Merry Saturnalia by Neptunidraco (and Theropoda.blogspot)!

Rielaborazione festiva della ricostruzione pittorica in vivo di Neptunidraco by Davide Bonadonna.

07 dicembre 2010

APPI 5... cosa vi siete persi!

La foto ufficiale dell'APPI Day 5. (Tra gli altri: Fabio Dalla Vecchia, Alessandro Carpana, Troco, Fabio Pastori, Loana Riboli, Davide Bonadonna, Federico Fanti e Andrea Pirondini - Foto di D. Bonadonna)
Domenica scorsa si è svolto il quinto incontro dell'APPI, ed è stato un grande successo! Chi non è stato presente si è perso un bellissimo pomeriggio (relativamente alla stagione) a base di paleontologia (con gli interventi di Fabio Dalla Vecchia, Federico Fanti e del vostro paleo-blogger), paleoarte (con l'esposizione di opere di Loana Riboli, Fabio Pastori, Davide Bonadonna e Troco), ma anche di goliardica amicizia (oltre alle persone appena citate, aggiungo i meusi e l'insostituibile Andrea Pirondini).

24 novembre 2010

Neptunidraco, il Principio di Autorità, i Paradigmi ed il Ricambio Generazionale...

Il cerchio si chiude: la ricostruzione incontra il dato che l'ha generata. (Foto di D. Bonadonna)
Nella sua opera più famosa, Khun (1962) propone un'interpretazione della storia della Scienza basata sul concetto di "slittamento di paradigma". Khun (1962) sostiene che il progresso scientifico avviene tramite "rivoluzioni scientifiche". Queste rivoluzioni interesserebbero prima di tutto il MODO di interpretare i fenomeni, prima ancora che i fenomeni stessi. Di fatto, una rivoluzione scientifica, uno slittamento verso un nuovo paradigma, avverrebbe non tanto grazie a nuove scoperte, bensì per l'azione "eretica" di nuove menti, le quali, invece di accettare il modello scientifico precedente, hanno deciso di analizzare i dati pre-esistenti da nuovi punti di vista. In paleontologia dei dinosauri, il più famoso caso di rivoluzione paradigmatica fu l'avvento della concezione bakkeriana, che rivalutò i dinosauri alla luce di una nuova concezione fisiologica. Bakker non ha scoperto nessun nuovo dinosauro particolare, ma si pose l'obiettivo di rivalutare i dinosauri alla luce di un nuovo paradigma, non più quello "rettiliano classico", bensì quello "mammaliano-aviano". Aldilà della robustezza o meno del paradigma bakkeriano, la sua concezione era nettamente in disaccordo con ciò che, negli anni '60 e '70, era la "scienza ufficiale". Non deve stupire, quindi, se la reazione di Simpson, il massimo paleontologo dei vertebrati di quel tempo, fu di bollare le idee bakkeriane come "assoluto nonsenso". Senza entrare in discorsi psicanalitici, è evidente che oltre allo scontro di paradigmi, è palese uno scontro generazionale, tra un establishment ormai anziano, che persiste in virtù della sua autorità, e le nuove spinte eterodosse dei giovani, forse esuberanti e eccessivamente radicali, ma sicuramente desiderosi di imporsi e di non sottostare a modelli imposti dal passato.
Alla luce di questa premessa concettuale e di questo esempio paleontologico, oggi vi parlo della recente critica di uno dei maggiori geologi italiani alla notizia della pubblicazione di Neptunidraco.

21 novembre 2010

Sull'Origine delle Notizie per mezzo del Copia-Incolla Artificiale

Suchodus by Loana Riboli. Anche lui, come Neptunidraco, era inizialmente classificato come un Metriorhynchus
Cari lettori di Theropoda. Qui vivete in un'enclave remota, un Mondo Perduto, dove le notizie ancestrali, primitive e, sopratutto, veritiere, sopravvivono indisturbate dallo scorrere del cyber-tempo. Ma là fuori, nella sconfinata Rete Mondiale, la Pangea delle informazioni, i discendenti modificati delle razze ancestrali (ancora vive solo in questo blog) si diffondono, si perpetuano, si modificano e si ramificano in discendenze bizzarre e inattese... in una parola, EVOLVONO.
Sono passati solo 2 giorni dalla diffusione nei media nazionali della notizia sull'esistenza di Neptunidraco, nonostante che questo blog ne parli da 2 mesi. Ovvio, questo è il blog di uno degli "scopritori" di Neptunidraco. Ma due soli giorni umani sono evidentemente secoli per la Rete, dato che si sono già evolute nuove specie discendenti della notizia originaria. 
Gli articoli, quindi, sono come specie, ovvero, insiemi di caratteri morfologici, e come tali, possono modificarsi nel tempo. Ho cercato di raccogliere tutte le versioni , le "specie-notizie", che si stanno propagando. Sarei tentato di farne un cladogramma. Riassumendo i casi più interessanti (e divertenti):

19 novembre 2010

Neptunidraco su National Geographic Italia!

Neptunidraco by Davide Bonadonna (fonte National Geographic Italia)
Dopo l'articolo sul Venerdì di Repubblica, ecco la notizia sull'edizione italiana del National Geographic.
Finalmente, posso mostrare la ricostruzione realizzata da Davide Bonadonna!
Davide Bonadonna e la ricostruzione di Neptunidraco

Neptunidraco sul Venerdì di Repubblica!

Finalmente, il nostro amatissimo metriorinchide basale Bathoniano sta avendo un po' di notorietà, che, non lo dico per partito preso, è assolutamente meritata.
Sul numero di oggi del Venerdì di Repubblica, a pag. 78 e 79, potete infatti leggere delle eroiche gesta dei prodi Fanti & Cau e della loro cattura del Nettuniano Drago, gesta copiosamente narrate dal vostro paleo-blogger preferito. Ok, mi solo lasciato andare...
A parte alcune imprecisioni tassonomiche nel testo (Neptunidraco è il più antico metriorinchide, non il più antico coccodrillo o rettile) è un grandissimo piacere che l'inserto settimanale di uno dei maggiori quotidiani nazionali si sia occupato di Neptunidraco. Tutto merito di Federico Fanti, che si è prodigato coi giornalisti, al quale va la mia completa riconoscenza. A questo proposito, è un peccato che nell'articolo sia presente una foto con il sottoscritto, ma non sia presente Federico. I tempi organizzativi per l'articolo non hanno permesso di realizzare una bella foto di noi due con la lastra. Per compensare, rimedio io.
Ecco la foto che avrei voluto vedere nell'articolo... i vostri paleo-geo-pirla all'opera su Neptunidraco

Nell'articolo, potete anche ammirare una tavola di Lukas Panzarin e, in anteprima assoluta, la ricostruzione di Davide Bonadonna. Mi rammarico molto per il fatto che i due artisti non siano menzionati come autori delle opere.

24 settembre 2010

_Neptunidraco_ vs. _Torvoneustes_

Dakosaurus andiniensis, la forma più derivata di Geosaurinae (fonte, National Geographic Society). Notare il craio altro e stretto, i denti compressi e simili a quelli dei theropodi
Con piacere, noto che è un periodo di rinnovato interesse per i metriorhynchidi, i "theropodi del mare" (espressione di Steve Brusatte). In particolare, le somiglianze tra theropodi e metriorhynchidi sono marcate nei Geosaurinae derivati, il sister-gruppo di Neptunidraco comprendente le forme più modificate, e per i quali io e Federico Fanti abbiamo istituito il clade "Geosaurini". Le somiglianze tra theropodi predatori e Geosaurini diventano massime in Dakosaurus, il quale, a differenza del "classico" cranio da coccodrillo, che è basso, tubulare e con denti conici, è invece stretto, alto e con denti compressi e seghettati da file di denticoli, come nel margine di un coltello da carne. In gergo tecnico, i denti compressi, affilati e con i margini seghettati sono detti "zifodonti". Per essere precisi, non tutti i denti zifodonti sono in realtà "zifodonti". Infatti, esiste una forma di dente "pseudo-zifodonte", nel quale il margine seghettato non è formato da veri denticoli di smalto (come nei denti dei theropodi) ma da una carena seghettata da increspature continue. Anche se può risultare ostica, questa distinzione è cruciale per comprendere il post di oggi.

27 agosto 2010

_Neptunidraco ammoniticus_ - Sesta Parte: Ecologia di un Predatore Giurassico

Chi segue Theropoda.blogspot dalle origini, sa che io sono un acerrimo nemico ed un allergico acuto della "paleoetologia all'acqua di rose", ovvero, del modo disinvolto e ottusamente meccanico di ipotizzare stili di vita per organismi fossili sulla base di pochi dati, da presunte analogie con taxa moderni o per semplicistiche comparazioni di pochi tratti anatomici (quasi sempre, la forma di denti e artigli). La paleontologia ha dei limiti, oltre i quali si finisce nella mitologia e nel fantasy. L'ecologia e l'etologia dei fossili sono ricostruibili, ma solo nei limiti delle componenti fossilizzabili. Preferisco analizzare ipotesi biomeccaniche improbabili ma nondimeno testabili piuttosto che fantasiosi modelli che non potremo mai osservare in un fossile. 
Tornando a Neptunidraco, cosa possiamo ricostruire della vita ormai perduta di questo metriorhynchide? Come avrete visto dai precedenti post, un'analisi di dettaglio ha permesso di ricostruire parte della sua anatomia, la sua probabile storia evolutiva, e di ricavare la sua antichità.
In che ambiente viveva? Di cosa si nutriva? Anche a queste domande abbiamo dato risposta (Cau & Fanti, 2010), nei limiti di ciò che la paleontologia permette di dire in modo sensato.

26 agosto 2010

Il Vincitore di "Indovina Metriorin(Chi)"

In un precedente post, ho indetto un concorso per indovinare l'ormai noto nome del "Coccodrillo di Portomaggiore".
I partecipanti, e rispettive proposte, sono stati:

Prolagus con Italosuchus longirostris
Erodoto con Findosuchus darwinius
MacKlaus con Metriorhynchus italicus
Julian con Thalassochampsa portomaggiorensis
Alessio/Delta con Poseidosuchus aemilianus
Fuori concorso:
Simone Maganuco con Trasversuschus sp.

 Il vincitore è...