29 marzo 2021

Il kompagno Zanetti


 


Il blog Love in the Time of Chasmosaurs ha pubblicato un interessante post sul paleoartista sovietico Konstantin Flyorov. Tra le opere mostrate, c'è un sublime tarbosauro a tinte rosse e blu del 1955.

Non vi ricorda qualcosa? I celebri tarbosauri del paleoartista italiano Renzo Zanetti sono chiaramente un omaggio ispirato dall'opera di Flyorov. Postura, muso, dentatura, gola e zampe posteriori dell'opera italiana sono diretta emanazione dell'opera sovietica.


28 marzo 2021

Cenomaniana Jones e la Maledizione dei Rostri di Kem Kem


Nella migliore tradizione dei film di avventura, l'archeologo eroe della vicenda deve attraversare mezzo mondo, tra sotterranei di musei, cupe biblioteche polverose, vecchie cattedrali sconsacrate e necropoli sepolte nel deserto, per ricomporre un antico monile i cui elementi sono dispersi in giro per il mondo, ed il cui assemblaggio consentirà di risolvere l'enigma prima che i cattivi di turno possano portare a termine i loro piani.
Il rostro di spinosaurino custodito al Museo di Storia Naturale di Milano è celebre tra gli appassionati di dinosauri come uno dei più grandi esemplari di Spinosaurus noti al mondo. Sebbene l'esemplare - scoperto in Marocco - sia riferito a Spinosaurus aegyptiacus, esso non è confrontabile direttamente né con l'olotipo egiziano di Stromer (distrutto nel 1944) né col neotipo marocchino pubblicato nel 2014, dato che questi ultimi due esemplari non conservano il rostro. L'attribuzione a Spinosaurus è quindi basata su una serie di argomenti indiretti, sebbene del tutto legittimi: la presenza di caratteri diagnostici del clade Spinosaurinae e la posizione stratigrafica e geografica. Nondimeno, qualora sia confermato che nel Kem Kem marocchino è presente più di una specie di Spinosaurinae, non sarebbe automatico riferire questo esemplare alla specie egiziana o al genere Spinosaurus

Il fossile (MSNM V4047, di seguito menzionato come il "rostro milanese") comprende una coppia di premascellari e mascellari articolati, che formano un rostro lungo un metro. Vari tentativi di stimare le dimensioni complete dell'animale a cui apparteneva questo rostro sono comparsi in letteratura e online. Alcuni dignitosi nelle argomentazioni, altri alquanto ingenui quando non ridicoli. Come ho discusso molte volte in questo blog, cavillare sui centimetri nelle stime di animali noti da resti molto parziali e calcolate a partire da ricostruzioni a loro volta fondate su scheletri ipotetici e parziali, è del tutto vano. Quello che possiamo determinare in questi casi è una stima grossolana di massima, alla scala del metro o poco giù di lì come risoluzione.

Sebbene il rostro milanese sia l'esemplare più noto di "grande spinosauro", esso non è il solo. Nelle collezioni del Museo Britannico a Londra è conservato un dentale di spinosauride proveniente - come il rostro milanese - dai letti cenomaniani del Marocco. L'esemplare (NHMUK VP 16421, di seguito menzionato come il "dentale londinese") è descritto brevemente in Milner (2001) e poi mostrato in una revisione dei fossili dal Kem Kem di Ibrahim et al. (2020). Dalle misure riportate, è chiaramente un esemplare di notevoli dimensioni. La storia di questo fossile non è del tutto chiara, ma è intrigante che esso abbia fatto capolino nel mondo paleontologico ufficiale nel medesimo periodo in cui è apparso il rostro milanese, ovvero a cavallo dell'anno 2000. Come quasi tutti i dinosauri dal Kem Kem, è presumibile che il fossile sia stato scoperto da cercatori locali e poi venduto a commercianti di fossili prima di giungere in un museo.

Siccome i due esemplari sono riconducibili ad animali di grande dimensione, sono riferibili al medesimo taxon, provengono dalla stessa unità stratigrafica e sono "apparsi al pubblico" nel medesimo periodo, non è del tutto peregrino speculare se, di fatto, essi appartengano al medesimo animale. Possibile che i due esemplari siano parte di un singolo ritrovamento, poi "smembrato" e venduto in unità distinte? Ovvero, cosa succederebbe se potessimo riunirli fisicamente? Il dentale articolerebbe decentemente con la regione palatale del rostro? Non potendo farlo realmente, ho provato un (sicuramente grossolano) assemblaggio dei due esemplari in Photoshop, usando le foto note e le misure pubblicate. La corrispondenza dei due elementi è molto buona, e questo è un punto molto a favore per l'ipotesi che siano lo stesso animale.

L'amico e collega Simone Maganuco, che di Spinosaurus se ne intende, mi ha informato che egli ha sviluppato un ragionamento analogo nel 2013, e giunse alla medesima conclusione. Ciò mi incoraggia molto sulla bontà di questa ipotesi.

Quale è il significato di questa ipotesi, e che implicazioni può avere per la diatriba sulla tassonomia degli spinosauridi cenomaniani nordafricani? Se il rostro milanese e il dentale londinese appartenessero al medesimo animale, avremmo finalmente modo di confrontare il rostro milanese con l'olotipo di Stromer, il quale conservava (essendo ormai perduto) il dentale. Ciò non solo ci fornirebbe una misura diretta per le stime dimensionali, ma soprattutto permetterebbe di valutare eventuali differenze anatomiche tra le forme egiziane e quelle marocchine.

Il dentale londinese è molto più robusto del dentale olotipico di Stromer (notate che a differenza del dentale egiziano, quasi completo, il fossile londinese è privo della parte posteriore dell'osso). Questa robustezza è indice di una distinzione tassonomica? Non necessariamente: se confrontiamo la lunghezza del margine alveolare dei due esemplari vediamo che il dentale londinese è lungo il 130% più del dentale olotipico. Pertanto, è ragionevole supporre che la maggiore robustezza dell'esemplare londinese sia una conseguenza allometrica delle sue dimensioni maggiori. A parte alcune caratteristiche nella disposizione degli alveoli, non vedo differenze significative tra i due esemplari. Apparentemente, il dentale londinese ha un alveolo in più rispetto a quello olotipico, ma tale differenza ricade nella variabilità individuale nota nei theropodi. Ovviamente, questa valutazione è parziale e basata solo sulle informazioni pubblicate, ma ad oggi, non vedo elementi che permettano una loro separazione tassonomica. Le differenze visibili sono riconducibili alla diversa taglia degli animali.

Se assumiamo che il dentale londinese appartenga al medesimo esemplare del rostro milanese, allora dobbiamo concludere che anche l'esemplare milanese fosse un animale circa 130% più lungo dell'esemplare olotipico egiziano (per ora, assumo provvisoriamente che le variazioni nelle proporzioni corporee non incidano troppo sulle stime lineari delle dimensione totali: è probabile che la scoperta di resti più completi dimostrerà che questo assunto sia troppo generoso; l'allometria è da ritenersi la norma, ma non avendo elementi a disposizione non possiamo determinarla). 

Quanto era grande l'esemplare olotipico egiziano? Le stime variano a seconda degli autori, e spesso sono basate su estrapolazioni da Baryonyx (a sua volta, basate su stime e ricostruzioni ipotetiche più o meno robuste). Per stimare le dimensioni dell'olotipo egiziano è più saggio determinarle dal confronto con il neotipo marocchino. Questo ultimo è ricostruito da suoi descrittori con una lunghezza intorno ai 10-11 metri (circa 10 metri e mezzo usando l'ultima versione della ricostruzione realizzata da Marco Auditore). Le vertebre dorsali posteriori e le sacrali del neotipo marocchino sono confrontabili con quelle dorsali e sacrali dell'olotipo egiziano, e indicano un animale grande circa il 110% dell'esemplare neotipico. Ciò corrisponde ad un animale lungo circa 11 metri e mezzo - 12 metri. Usando questa seconda stima come base per determinare le dimensioni dell'animale rappresentato dal dentale londinese (e quindi, secondo l'ipotesi elaborata in questo post, la dimensione anche dell'esemplare milanese), si ottiene un animale lungo circa 14 metri e mezzo - 15 metri.

Già che siamo in ballo, stimiamo anche le dimensioni del tanto bistrattato "Spinosaurus B": usando il neotipo marocchino come base di riferimento, esso risulta lungo circa 9 metri - 9 metri e mezzo.


PS: consiglio vivamente ai lettori ossessionati dalle diatribe sulle stime dimensionali di riflettere sul senso di una loro eventuale obiezione, e di non commentare solamente per contestare i numeri delle stime riportate qui sopra. Quelle indicate sono stime da ipotesi su resti parziali, e non ha molto senso star troppo a cavillare sui numeri ottenuti. Quello che conta è l'ordine di grandezza generale. Eviterete di fare la figura dei bimbominkia.

27 marzo 2021

La magia al tempo del covid


 

Qualunque tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia. 

(A.C. Clarke)


Questa vignetta online (l'originale è in francese) mi ha dato lo spunto per una breve riflessione sull'anno appena trascorso e sui mesi a venire. Finora, ho evitato nel blog di parlare della pandemia in corso per la ovvia ragione che non sono un virologo né un epidemiologo, e la rete non ha bisogno dell'ennesimo autoproclamato esperto ed opinionista. 

Non sono un medico ma sono uno "scienziato" (parolone abusatissimo per dire che ho un titolo di studio scientifico di livello superiore che mi certifica come "esperto" in un ramo particolare delle scienze, e che pubblico regolarmente ricerche nella letteratura tecnica soggetta a revisione paritaria: siete liberi di dissentire, ma per me quello è uno scienziato), quindi sono rappresentato dalla parte destra della vignetta. E credo che essa colga un punto nodale per comprendere una serie di errori e fraintendimenti che hanno inciso nella gestione della pandemia. C'è un problema di comunicazione tra mondo scientifico, mondo politico e società civile, e questo problema ha la sua radice nella cronica sottovalutazione della cultura tecnico-scientifica e del suo valore nella società. La grandissima parte della società è formata da persone che non hanno alcuna formazione scientifica o che ne hanno una di livello molto elementare. Matematica, chimica, fisica, biologia e geologia sono viste come noiose questioni astratte, roba da secchioni, tranne nel momento in cui c'è da quantificare il danno provocato da un versamento di liquami nel proprio terreno o una scossa sismica mette in ginocchio una provincia. Al contempo, tutta la società senza eccezione usufruisce e consuma quotidianamente i prodotti della cultura tecnico-scientifica. Ovvero, viviamo in una società in cui la popolazione è in grandissima parte all'oscuro dei motivi e delle logiche che regolano e permettono l'esistenza della società stessa. Praticamente tutti usiamo un cellulare, navighiamo su internet, smanettiamo con il pc, prendiamo dei farmaci, ci affidiamo ai controllori di volo per viaggiare in tutto il mondo, andiamo dal farmacista al primo dolore cervicale, puntiamo sui chirurghi plastici per restare giovani, mangiamo verdura fuori stagione, ci tingiamo i capelli, controlliamo le previsioni del tempo per il weekend, chiediamo al navigatore gps dove c'è un parcheggio libero, ci riforniamo di idrocarburi raffinati estratti da livelli marini mesozoici, ma praticamente nessuno di noi sa quali siano (anche solo a livello basilare) i principi ed i processi che rendono tutte queste azioni reali e funzionanti e non qualcosa di magico. Viviamo in un mondo che altri hanno costruito per noi, come pecore beatamente ignoranti. E se questa ignoranza può ancora essere considerata fisiologica e non pericolosa quando è relativa a concetti particolari della scienza pura "fine a sé stessa" (come, ad esempio, i dinosauri di cui mi occupo nei miei studi), la stessa ignoranza diventa pericolosa e vincolante quando incide sulla percezione e sulla gestione delle emergenze ambientali, climatiche e sanitarie.

In questi mesi, abbiamo visto come la comprensione e percezione degli eventi fosse connessa strettamente con la conoscenza scientifica: mano a mano che le conoscenze sulla malattia progrediscono aumenta la nostra capacità di contrastarla e di concludere la pandemia. Questa regola generale funziona anche a livello individuale e psicologico: il medesimo evento ha un impatto psicologico differente sulle persone a seconda della loro conoscenza e consapevolezza dell'evento. Un malanno invincibile e misterioso ci devasta nell'animo molto più di una patologia nota e controllabile. E nei paesi democratici, la psicologia delle masse ed il modo con cui la consapevolezza degli eventi è condizionabile sono importanti tanto quanto il prodotto interno lordo. 

Molte persone vivono la pandemia con angoscia, e percepiscono le misure sociali e politiche volte a contrastare il contagio e la malattia come misteriose e calate dall'alto. La Legge di Clarke citata ad inizio post si manifesta anche in negativo: una tecnologia medico-scientifica al di sopra del proprio livello culturale può essere percepita come magia nera, come maleficio, come complotto ordito da poteri occulti per incatenarci e opprimerci. Non bisogna assecondare i profeti del negazionismo, ma nemmeno ridurre coloro plagiati dalla disinformazione come un branco di pecore ottuse irrecuperabili: in molti casi, quelle persone sono vittime di un sistema che non le ha coinvolte nella gestione della crisi, vittime che hanno reagito negando e opponendosi al sistema "ufficiale", da loro percepito come occulto e ostile. 

Dobbiamo perseguire la disinformazione senza demonizzarne o ridicolizzarne le vittime. Quanti tra coloro che scendono in piazza contro la "dittatura sanitaria" lo avrebbero fatto se negli anni fosse stato loro fornito un maggiore bagaglio di conoscenza scientifica?

La cultura scientifica e la divulgazione hanno quindi una funzione sociale e politica: esse permettono ad una sempre maggiore fetta della popolazione di comprendere in modo attivo e positivo il progresso scientifico su cui si regge la società. Diffondendo cultura scientifica e combattendo le superstizioni, si prepara la comunità ad affrontare in modo consapevole e quindi realmente democratico le sfide del futuro.


21 marzo 2021

Le Età (della scienza) dei Dinosauri


 

Possiamo suddividere la storia della nostra amata disciplina paleontologica dei dinosauri in epoche? Certo che possiamo. O meglio, nessuno ce lo impedisce, almeno in un blog.

Ho riflettuto su quali momenti possano costituire dei “limiti stratigrafici” con cui suddividere la storia della scienza dinosaurologica, e penso che le seguenti date siano delle buone proposte:


1824, 1891, 1969.


1824: Pubblicazione del primo studio scientifico che descrive un fossile di dinosauro riconoscendolo come resto di grande rettile estinto (Buckland, 1924).

Questa data sancisce l'inizio della scienza dei dinosauri.


1891: Pubblicazione di due lavori di Marsh (1891a, 1891b) che ricostruiscono per la prima volta gli scheletri completi di tre dinosauri divenuti iconici: Brontosaurus, Stegosaurus e Triceratops.

Questa data sancisce l'introduzione dei dinosauri “classici” più popolari e delle loro rappresentazioni più note.


1969: Pubblicazione della monografia di Ostrom (1969) su Deinonychus, data universalmente riconosciuta come avvio del “Rinascimento dei dinosauri”.


L'intervallo precedente il 1824 è detto Presauriano (ovvero, “precedente i [dino]sauri”).


L'intervallo compreso tra il 1824 ed il 1891 è detto Primosauriano ovvero, “età dei primi studi sui dinosauri”. Il nome “dinosauro” fu istituito durante il Primosauriano Inferiore. Il Tardo Primosauriano include l'età “classica” della dinosaurologia, quella in cui lavorarono paleontologi come Huxley, Cope, Marsh e Seeley, e furono coniati i termini Saurischia e Ornithischia, Sauropoda, Theropoda, Stegosauria, Ceratopsia e Ornithopoda. Sono di questo periodo le istituzioni di dinosauri come Iguanodon, Megalosaurus, Compsognathus e Brontosaurus.


L'intervallo compreso tra il 1891 e il 1969 è detto Mesosauriano, ovvero “età intermedia degli studi sui dinosauri”. Durante il Mesosauriano Inferiore sono istituiti dinosauri iconici come Tyrannosaurus, Spinosaurus e Brachiosaurus. La seconda metà del Mesosauriano vede un progressivo declino della disciplina dinosauriana, che attraversa una fase di relativa stagnazione nelle scoperte e nelle interpretazioni. Sono autori tipici di questo periodo Osborn, Stromer, Janensch e Maleev. Durante il Mesosauriano, l'iconografia classica dei dinosauri si consolida a livello popolare.


L'intervallo successivo al 1969 è detto Neosauriano, la “nuova età della scienza dinosaurologica”. Appartiene al Neosauriano tutta la letteratura paleontologica moderna. Durante il Neosauriano sono istituiti dinosauri iconici come Deinonychus, Deinocheirus, Maiasaura, Carnotaurus. Durante il Neosauriano sia ha il dibattito sul metabolismo dei dinosauri, sul legame con gli uccelli e viene introdotta la sistematica filogenetica nello studio delle relazioni evolutive dei dinosauri. Nella seconda metà del Neosauriano, che arriva fino a oggi, abbiamo la scoperta degli eccezionali giacimenti cinesi con dinosauri piumati e si introducono innumerevoli nuove metodologie sia di ricerca sul campo che di analisi quantitativa. Il numero delle specie scoperte cresce a ritmo esponenziale, così come aumenta significativamente il numero e la diversità dei paleontologi.


19 marzo 2021

Quanto sarebbe grande un cunicolo di ankylosauride?

 


Ispirato dal precedente post, ho provato a stimate il diametro di un ipotetico cunicolo di ankylosauride.

White (2005) ha stimato le dimensioni generali dei cunicoli scavati dagli animali usando i dati di 96 specie, sia vertebrate che invertebrate, ed ottenendo tre tendenze: una tarata sugli animali vermiformi, una tarata sugli uccelli e una "generale" tarata su tutti gli altri animali del campione. Le curve corrispondenti correlano la massa dell'animale con l'area della sezione trasversale del cunicolo, che per semplicità assumiamo essere un cerchio.

Usando la massa di circa 2 tonnellate stimata da Paul (2010: The Princeton Field Guide to Dinosaurs) per l'ankylosauride Saichania, le curve danno i seguenti valori:

cunicoli del diametro di circa 80-85 cm usando la curva "generale" e cunicoli del diametro di circa 115-120 cm usando la curva degli uccelli (la curva degli animali vermiformi risulta con valori più piccoli e non la prendo in considerazione).

Se confrontiamo i due diametri stimati con la dimensione di Saichania, risulta che il cunicolo "generale" è in grado di ospitare un ankylosauride, ma questo dovrebbe camminare al suo interno con una postura accovacciata, mentre la curva "da uccello" permetterebbe all'animale di attraversarlo senza particolari problemi. Ritengo plausibile che questi due valori rappresentino gli estremi del range teorico delle dimensioni di un cunicolo ankylosauride.

Quindi, in teoria, se assumiamo che un ankylosauride rispetti la tendenza stimata per gli animali attuali, il suo cunicolo è di dimensioni sufficienti per ospitarlo.

Bibliografia:

White, C. R. 2005 The allometry of burrow geometry. J. Zool. Lond. 265, 395–403.

Adattamenti allo scavo negli ankylosauridi

Da Park et al. (2021)

 

Il lettore abituale del blog ricorderà che in passato scrissi un post per analizzare criticamente una suggestione circolata online su un eventuale stile di vita scavatore o fossorio per Halszkaraptor. Inutile rimarcare che Halszkaraptor è del tutto privo di adattamenti allo scavo, e che quindi tale suggestione sia infondata.

Il punto della discussione era che non è sufficiente dichiarare un qualche stile di vita peculiare in una specie fossile, ma occorre portare delle prove (tracce del comportamento, adattamenti anatomici specifici) che supportino in modo non ambiguo tale stile di vita. Il semplice fatto che "molti animali di oggi praticano un determinato comportamento" non è un argomento valido per sostenere che "tale comportamento fosse presente anche nella specie fossile" in questione. In paleontologia non disponiamo degli animali vivi, quindi non basta appellarsi alla analogia comportamentale coi viventi: per sostenere un'ipotesi occorre avere delle prove determinabili nei fossili a disposizione. Senza prove fossili, anche la più "ovvia" delle ipotesi è priva di valore paleontologico ed è saggio non tirarla in ballo. Il rischio, che molti sottovalutano, è infatti quello di incanalare la ricerca dentro un alveo puramente speculativo, predefinito dalle proprie suggestioni, pregiudizi e concezioni della "vita del passato", finendo col ridurre la scienza paleontologica a gioco filosofico.

Ho fatto la doverosa precisazione perché molto spesso leggo commenti a ipotesi paleontologiche nella forma del "ma è ovvio, anche oggi molti animali si comportano così". In paleontologia, ripeto, nulla è "ovvio" se privo di evidenze fossili, e qualsiasi affermazione sulle specie estinte deve sempre partire dalle prove fossili, e mai precederle. Questo è un tema a cui tengo molto, e a cui ho dedicato molto spazio sul blog, ovvero il concetto chiave che la paleontologia si deve occupare di spiegare i fossili e non di "immaginare" la vita del passato. 

Park et al. (2021) descrivono lo scheletro parziale ma articolato di un ankylosauride dal Cretacico Superiore della Formazione (o litobiotopo) Baruungoyot della Mongolia. L'esemplare è privo del cranio, quindi non è chiaro se sia riferibile ad uno dei tre ankylosauridi già noti da questi livelli (Saichania, Tarkia o Zaarapelta).

Gli autori analizzano l'anatomia di questo ed altri ankylosauridi e concludono che questi dinosauri fossero dotati di una serie di adattamenti tipici degli animali scavatori o fossori. 

Per valutare quanto questa ipotesi sia robusta, vi propongo di ripetere l'analisi che ho usato per smontare l'ipotesi fossoria per Halszkaraptor. Se ricordate quel post, avevo elencato otto caratteristiche anatomiche tipiche degli animali scavatori, e avevo mostrato come nessuna corrispondesse a quelle di Halszkaraptor. Ripetiamo l'esperimento mentale ma questa volta applicandolo agli ankylosauridi:

1- Il cranio tende ad avere il muso corto e robusto, ed il numero dei denti si riduce. 

Questo è un carattere tipico degli ankylosauridi, il cui cranio è corto e la dentatura è ridotta.

2- Le orbite si riducono e si sviluppano protezioni ossee per proteggere gli occhi dal materiale del suolo che viene spostato durante lo scavo o può cadere dalle pareti del cunicolo.

Questo è un altro attributo tipico degli ankylosauridi, i quali hanno orbite relativamente ridotte e protette da una serie di ispessimenti ossei.

3- Il tetto del cranio si ispessisce e le ossa del neurocranio si fondono per proteggere il cervello da eventuali cedimenti dei cunicoli.

Questo è un altro attributo tipico degli ankylosauridi.

4- Le ossa del collo e quelle del torace si irrobustiscono e spesso si fondono, per aumentare la resistenza della colonna vertebrale alle sollecitazioni derivanti dallo scavo.

Questo è un altro attributo tipico degli ankylosauridi.

5- Gli arti sono molto tozzi e robusti.

Questo è un altro attributo tipico degli ankylosauridi.

6- Nell'arto anteriore, l'avambraccio sviluppa un processo olecranico enorme, su cui si inseriscono gli enormi muscoli estensori dell'avambraccio deputati al movimento di scavo.

Questo è in parte un altro attributo degli ankylosauridi. L'avambraccio è tozzo e robusto, e l'olecrano è prominente. Sebbene non sia conformato nel modo estremo del braccio di certi animali fossori, come le talpe, quello degli ankylosauridi mostra comunque tutto l'impianto generale per essere usato come organo per lo scavo.

7- Nella mano, le dita sono dotate di falangi corte e tozze che terminano in ungueali adatti allo scavo, ampi e bassi in sezione trasversale.

Questo è un altro attributo degli ankylosauridi. 

8- Il piede sviluppa adattamenti per lo scavo, in particolare processi flessori prominenti e ungueali ampi e tozzi.

Questo è un attributo in parte presente negli ankylosauridi.

Vedete quindi che tutti i caratteri citati in quel post a supporto di uno stile di vita scavatore si ritrovano negli ankylosauridi: sei sono chiaramente confermati, e due sono comunque in una conformazione che è compatibile con un qualche livello di capacità di scavo. 

Park et al. (2021) elencano anche altri elementi anatomici degli ankylosauridi che nelle specie odierne supportano una capacità di scavo, come la forma ampia e fusiforme del corpo, e l'assenza di sinfisi pubica. L'ipotesi che gli ankylosauridi fossero scavatori non è nuova, e fu proposta da altri autori, sebbene criticata da altri. Alcune critiche non paiono molto solide, come quella relativa alle dimensioni di questi animali, dato che animali di dimensioni comparabili agli ankylosauridi, come certi bradipi giganti patagonici, sono noti per essere stati scavatori e costruttori di cunicoli.

Un possibile elemento a sfavore di una propensione a vivere in cunicoli è data dalla relativa rigidità del corpo di questi animali, che renderebbe difficoltoso manovrare dentro un cunicolo (ma non abbiamo idea delle dimensioni dei potenziali cunicoli, quindi questa obiezione per essere valida richiede la scoperta di ankylosauridi dentro cunicoli che siano stretti... ma a quel punto avremmo comunque la prova diretta che gli ankylosauridi scavassero cunicoli!). 

Una possibile soluzione di compromesso alla luce delle prove disponibili è quella di considerare gli ankylosauridi degli scavatori abituali ma non necessariamente degli abitanti di cunicoli sotterranei, ovvero che essi fossero degli scavatori non-fossori. 

In attesa di trovare un eventuale cunicolo fossile con ankylosauridi per avvalorare un comportamento fossorio, l'ipotesi che questi animali fossero scavatori abituali resta comunque solidamente supportata dalla loro anatomia generale. Notate, difatti, che altri dinosauri non mostrano la lunga lista di adattamenti scavatori che sono qui risultati per gli ankylosauridi: quale che fosse la propensione allo scavo nei dinosauri, essa appare più solidamente supportata per gli ankylosauridi rispetto ad altri gruppi.

Bibliografia:

Park, JY., Lee, YN., Currie, P.J. et al. A new ankylosaurid skeleton from the Upper Cretaceous Baruungoyot Formation of Mongolia: its implications for ankylosaurid postcranial evolution. Sci Rep 11, 4101 (2021). https://doi.org/10.1038/s41598-021-83568-4




14 marzo 2021

Billy World - Campo Cretacico

Tuo figlio in visita al Campo Cretacico è l'ornitopode (artwork di Julius Csotonyi)

 

"Billy World - Campo Cretacico" è una serie di animazione del Franchise di Billy World, avente come protagonisti un gruppo di ragazzini rimasti bloccati sul Sito A del Franchise dopo gli eventi di Billy World.

La serie dura una sola puntata, dato che i protagonisti finiscono tutti malissimo, divorati o schiacciati dai dinosauri nell'isola nel giro di poche ore. 

Perché come ci insegnano 170 milioni di anni di storia mammaliana pre-Cenozoica, non puoi illuderti di essere un mammifero sopra i 20 kg e pensare di tirare molto a campare su un'isola popolata da dromaeosauridi, tyrannosauridi, dilophosauridi, allosauroidi e spinosauridi che se ne vanno in giro liberamente.

Ovvero, Non Campo (a lungo nel) Cretacico.

stem-Gatchaman

 

Un tema ricorrente nei cartoni animati giapponesi a tema fantascientifico della mia infanzia è la presenza di un team di cinque personaggi principali, eroi fortemente stereotipati e caratterizzati sia nella morfologia che nei ruoli e caratteri. Curiosamente, questi cinque "tipi" umani descrivono piuttosto bene anche l'umanità paleontologica, in particolare quella legata ai dinosauri.

Il divo. Egli è un paleontologo molto mediatico e telegenico. Lo vediamo spesso in televisione, nei documentari, al telegiornale, in primo piano nei comunicati stampa come sulla foto scattata nel sito di scavo. Non manca mai al centro della scena, specialmente se questo comporta un rafforzamento del suo status sociale. Tiene molto alla sua immagine di maschio alfa e al suo ruolo ufficiale di capo del team. Fa il figo, lo sa fare bene, e pretende di essere considerato tale. Non necessariamente uno scienziato di primo livello, ma sicuramente un ottimo procacciatore di fondi e di finanziamenti.


Il bastardo. Paleontologo meno mediatico del divo, di solito usa mezzi meno mainstream per farsi conoscere. Sia amici che nemici gli riconoscono la competenza, è sovente l'anima tecnica e metodologica del team, svolgendo spesso il ruolo di vice capo. Ostentatamente saccente e per niente diplomatico, risulta antipatico al pubblico per il suo stile ruvido e lo scarso valore che da al politicamente corretto. Molto più interessato a pubblicare letteratura scientifica che a compilare moduli per ottenere finanziamenti, è perennemente a corto di fondi.


L'altra metà del cielo. Rappresenta la parte della comunità paleontologica che non è maschile. Inserita in un contesto maschilista e patriarcale, è sempre in minoranza e relegata a ruoli secondari. Deve lavorare il doppio per ottenere metà del riconoscimento che ricevono le altre componenti del team. Vittima di una serie di stereotipi che considerano la presenza della barba condizione necessaria alla pratica della paleontologia dei dinosauri, passa più tempo a combattere il body shaming che a fare ricerca.


Lo scavatore. Personaggio più muscolare che teorico, lo scavatore è principalmente un geologo sul campo che ama sbadilare lungo i calanchi nella speranza di tirare fuori qualche scheletro articolato. Poco interessato a procacciare fondi o a scrivere monografie, sebbene a prima vista possa apparire una figura secondaria, è invece tenuto in grandissima considerazione dagli altri colleghi, specialmente quando restano solo 12 ore prima della fine della campagna di scavo e occorre rimboccarsi le maniche sotto un sole che picchia duramente e una nuvola di mosche.

Il bimbominkia. Adolescente permaloso e logorroico, si è auto-proclamato esperto di dinosauri e quindi pretende di essere coinvolto in ogni cosa nonostante sia privo di esperienza e maturità. Più pratico di paleoarte e di videogiochi che di anatomia comparata o di stratigrafia, ogni tanto si rivela utile, specialmente quando c'è da craccare un qualche articolo che non si trova nemmeno su Sci-Hub. Ogni tentativo di insegnargli il valore del cursus honorum è del tutto vano.

12 marzo 2021

Tyrannosaurus rex vs Homo sapiens

 

Non si può sopprimere un istinto vecchio di 115 anni... (foto: Jurassic Park, 1993)


Nel precedente post, ho proposto una discussione puramente teorica su come comportarsi qualora ci si imbatta in un Tyrannosaurus rex adulto. La discussione doveva basarsi unicamente sulle caratteristiche di questo animale come delineate nella letteratura scientifica. Ovvero, la discussione non concedeva spazio ai "secondo me" o ai discorsi da film di mostri.

L'interazione tra uomo e Tyrannosaurus è, ovviamente, del tutto speculativa, ma non per questo non meritevole di essere svolta in modo scientifico e razionale. Anzi, sarebbe bello, anche solo per una volta, affrontare questo tema - altresì abusatissimo nella fantascienza e nella letteratura fantastica - come se fosse un qualunque altro tema di paleontologia, ovvero, basandosi sulle evidenze fossili e limitandosi unicamente a quello che i fossili ci permettono di dedurre. Riuscire a svolgere questo tema (che, ripeto, è del tutto teorico dato che noi e la specie Tyrannosaurus rex siamo separati da 66 milioni di anni) senza essere risucchiati dal gorgo del già visto e rivisto e riproposto dal cinema, dai fumetti, dai romanzi di fantascienza e dai documentari strafatti di CGI sarebbe già un mezzo successo.

Perché, ad essere sinceri, il vero ostacolo allo svolgimento di questo tema non è la mancanza di prove fossili ma la gigantesca mole di immagini e suggestioni prodotta in un secolo di cultura popolare dei dinosauri. Siamo stati plagiati in modo irreversibile e la nostra mente non può uscire dal solco scavato in un secolo di popular dinosaurs. 

O forse sì?

Accettiamo la sfida! Sforziamoci di riflettere sulla natura di Tyrannosaurus rex ignorando tutto quello che in oltre un secolo di cultura popolare è stato prodotto a proposito di questo animale, e basiamoci unicamente sulle evidenze paleontologiche. Dimentichiamoci del Tyrannosaurus di King Kong, del Tyrannosaurus di Jurassic Park, del Tyrannosaurus dei fumetti, del Tyrannosaurus dei romanzi, del Tyrannosaurus dei cartoni animati, del Tyrannosaurus dei documentari con animatronici e grafica digitale.

Bene. Ora, domandiamoci cosa sia deducibile del comportamento di Tyrannosaurus dai fossili, e di come questo comportamento dedotto ci dia informazioni sulla potenziale interazione tra uomo e questo animale (sì, animale, non mostro, non "re dei dinosauri", non Rexy, non "ultimate killing machine").

L'elemento eco-etologico più significativo di Tyrannosaurus rex è la netta differenziazione anatomica (e quindi anche ecologica) tra individui giovani e adulti. Essa è la chiave per capire la biologia specifica di questo animale.

Tyrannosaurus giovane è un animale relativamente leggero e slanciato, con spiccati adattamenti cursori, un cranio affusolato e dentatura zifodonte adatta a lacerare e tagliare la carne. Questi elementi suggeriscono una dieta fondata principalmente su vertebrati di dimensioni medio-piccole, prede relativamente agili e veloci, come gli altri coelurosauri suoi contemporanei e gli ornitischi di taglia medio-piccola.

Tyrannosaurus adulto è un animale enorme, massiccio e graviportale, privo di adattamenti cursori, con un cranio robusto e ampio, sede di enormi muscoli masticatori, e dentatura incrassata adatta a spezzare le ossa più che a lacerare la carne. Questi elementi suggeriscono una dieta fondata principalmente su prede di grandi dimensioni, lente ma robuste, come i grandi ornitischi.

Questa marcata differenziazione ecologica e morfologica nei diversi stadi di vita di Tyrannosaurus implica una netta segregazione per classi di età, segregazione che, negli animali, deve essere necessariamente inscritta anche nel loro comportamento. Ovvero, deduciamo che la differenza anatomico-ecologica tra classi di età si manifestasse anche con un diverso comportamento dei giovani rispetto agli adulti. Ovvero, deduciamo che Tyrannosaurus modificasse il proprio comportamento durante la crescita, e che, pertanto, età diverse avessero specializzazioni comportamentali differenti. Il comportamento include l'inclinazione di un animale verso le proprie prede, dato che non è vantaggioso per un animale relazionarsi con prede per le quali non è specializzato.

Quanto appena scritto implica che i giovani Tyrannosaurus ignorassero le prede tipiche dei Tyrannosaurus maturi e che questi ultimi, a loro volta, ignorassero le prede tipiche degli stadi giovanili. Quindi, i giovani Tyrannosaurus non attaccavano i grandi dinosauri preferiti dagli adulti, e i Tyrannosaurus adulti ignoravano le prede piccole e leggere preferite dai Tyrannosaurus giovani. Negare questa conclusione implicherebbe ignorare l'evidenza delle prove a nostra disposizione.

Torniamo quindi alla questione delle interazioni tra uomo e Tyrannosaurus adulto.

Siccome Homo sapiens ha dimensioni e massa comparabili a quelle dei dinosauri medio-piccoli che erano la preda abituale dei Tyrannosaurus giovani, è improbabile che un Tyrannosaurus adulto degnerebbe particolare attenzione per un Homo sapiens, che sarebbe visto e interpretato come un target non-ottimale, un target "da giovane" e non certo la preda classica per cui l'animale adulto è "programmato" (evolutivamente) a dare la caccia.

Per quanto un secolo di film e narrativa ci abbia inondato di terribili T. rex adulti che inseguono gli esseri umani spinti da ferocissima ossessione, è molto più sensato concludere che un Tyrannosaurus adulto reale non spenderebbe le proprie energie dietro una preda così poco conforme al proprio target naturale. 

PS: se dovete commentare solo per difendere il vostro eroe dell'infanzia dalla mia dose di realismo, evitate...

09 marzo 2021

Come affrontare un Tyrannosaurus



Il prossimo anno (salvo imprevisti legati alle ben note contingenze globali), è previsto il sesto episodio del franchise che non è un documentario e che si è svenduto al fan-service.

Tra le innumerevoli funzioni di un sesto episodio c'è quella di riproporre scene già viste strizzando l'occhio ai fan, ovvero realizzando le (più o meno motivate) speranze e suggestioni revisionistiche che la variegata fauna di aficionado manifesta online tramite forum e social media (notate che ci sono più parole straniere che italiane). La presenza del personaggio di Alan Grant, protagonista originario del film nonché del fin troppo ottusamente bistrattato terzo episodio, lascia sospettare che il nuovo capitolo proporrà per la terza volta l'interazione del nostro eroe con il suo alter ego rettiliano nella saga, ovvero il Tyrannosaurus (per gli amici, Rexy). Se ricordate, nel primo episodio, Grant si trova costretto a relazionare col mega-theropode per salvare i bambini (a dimostrazione che i marmocchi non portano bene ai paleontologi), ed ha modo di testare l'assurda e del tutto ingiustificata ipotesi della visione moto-deficiente tyrannosauriana (VMDT) descritta da Crichton nel romanzo che ha ispirato il franchise. La medesima scena, in versione più pacchiana, è riproposta nel terzo episodio, ed anche lì Grant sfoggia la sua ottusa aderenza all'ipotesi VMDT.

Ci auguriamo, invano, che nel 2022 Grant farà ammenda dei suoi ripetuti errori e ammetterà la non validità della VMDT. In tal caso, è lecito domandarsi come il nostro eroe dovrà comportarsi nella eventualità che, nel sesto episodio, egli sia nuovamente messo di fronte ad un Tyrannosaurus rex adulto.

Non serve controllare la letteratura scientifica per sapere che la VMDT non ha alcuna validità. E mi auguro che il lettore del blog non sia così bimbominkia da commentare con qualche argomento a posteriori tipico della retorica fan-based.

Qui vi propongo un gioco differente, ovvero, la discussione delle evidenze scientifiche che possano supportare un qualsivoglia manuale di "comportamento sicuro qualora vi troviate di fronte un Tyrannosaurus adulto". Ovvero, commentate quelli che, a vostro avviso, siano i comportamenti più adatti da attuare in base alla letteratura scientifica relativa a Tyrannosaurus.

07 marzo 2021

Le relazioni filogenetiche del Graboid


 

Tremors è un film del 1990 ormai entrato nella mitologia delle commedie monster-horror.

Antagonista principale del film è una gigantesca creatura vermiforme che vive nel sottosuolo, chiamata "graboid". Fin da quando vidi il film la prima volta, da adolescente, la parte nerd del mio cervello, quella che non è capace di accettare appieno la sospensione dell'incredulità condizione necessaria per la fruizione di qualsiasi film di mostri, si è domandata che tipo di animale sia il graboid.



Sì, perché il graboid non è un alieno, né il prodotto di un esperimento pazzo, né una creatura soprannaturale: nel film è esplicitamente descritto come un animale naturale, quindi un membro del clade Metazoa, per quanto mostruoso e micidiale.

Pertanto, accettiamo la sfida del film, carichiamoci di tutta la nerditudine zoologica esistente, e domandiamoci, in modo  rigoroso, che tipo di animale sia il graboid. Ovvero, svolgiamo un'analisi filogenetica dei metazoi e vediamo dove si colloca questa creatura, consapevoli che il risultato sarà del tutto demenziale e viziato dalla natura pienamente fittizia della creatura, inventata ad uso e consumo di un film di mostri, e quindi non necessariamente riconducibile alla bio-logica che plasma gli organismi reali.

Ho immesso Graboid nella analisi filogenetica di Deline et al. (2018), focalizzata sulla disparità anatomica dei metazoi e basata su oltre 1800 caratteri morfologici. Le poche codifiche possibili per Graboid sono basate su quello che vediamo di questo animale nel film, quindi una manciata di caratteri anatomici macroscopici esteriori. Nondimeno, con tutti i limiti di questo gioco, ecco il risultato:



Graboid risulta un membro del phylum Mollusca, e sister taxon di Solenogastres, un clade di molluschi vermiformi che vivono sulla superficie dei fondali marini. 

Un solenogastropode. La testa in ambo gli esemplari è a sinistra (fonte: Wikipedia)

Possiamo quindi interpretare Graboid come il prodotto della terrestrializzazione e successivo gigantismo di una linea di molluschi bentonici vermiformi.


PS: il franchise di Tremors ha prodotto anche altri tipi di Graboid, alquanto discutibili sul piano scientifico e del tutto privi del fascino del primo animale. Pertanto, essi sono ignorati in questo post.


02 marzo 2021

Tamarro è un troodontide?

 



Sellés et al. (2021) descrivono un metatarsale parziale dal Maastrichtiano terminale della Spagna, ed istituiscono un nuovo theropode, Tamarro insperatus. Il nome del genere è un riferimento al folklore catalano, ma in italiano ha ben altro significato

L'esemplare è molto interessante, dato che proviene da livelli molto alti della fine del Cretacico, a non meno di 200 mila anni dalla fine del Mesozoico. Tamarro è quindi uno dei più recenti dinosauri non-aviani europei noti.

Gli autori codificano Tamarro nell'analisi di Hartman et al. (2019) dove risulta essere un troodontide basale (Jinfengopteryginae). Immesso in Megamatrice, Tamarro risulta invece un maniraptoro di posizione indeterminata: esso è collocabile con uguale supporto in Caenagnathoidea, in Unenlagiinae o nel grado non-parvicursorino di Alvarezsauridae. Delle tre opzioni, la mia scommessa va in Unenlagiinae, dato che Magamatrice identifica altri taxa europei della fine del Cretacico in quel clade.

In attesa di nuovi resti, non penso si possa speculare molto oltre.