30 giugno 2021

Il declino è nel modello, non nei dinosauri

Chenanisaurus se ne frega di quel che accade in Laramidia (foto (c) N. Longrich).


A volte, ho l'impressione che il mondo della paleontologia sia il protagonista de "Il Giorno della Marmotta" (in originale, "Groundhog Day"), e che sia costretto a rivivere ciclicamente sempre il medesimo evento, con i suoi riti, tematiche, dibattiti e diatribe, iterate quasi meccanicamente.

Ci sono "dibattiti" che si trascinano per generazioni. Le estinzioni di massa sono cicliche? Le estinzioni di massa sono graduali o improvvise? I dinosauri erano endotermi? 

Il mio lato epistemologico, schizofrenicamente in lotta con quello paleontologico, di solito si domanda "ha senso porsi queste domande?".

Curiosamente, altre "diatribe" hanno smesso di essere dibattute: nessuno con un minimo di cognizione paleontologica si sogna più di discutere seriamente se gli uccelli siano o no dei dinosauri, nonostante che questo dibattito fosse molto acceso durante gli anni '80 e buona parte dei '90 del secolo ventesimo.

Cosa distingue il dibattito sulle estinzioni o sul metabolismo dei dinosauri rispetto a quello sull'origine degli uccelli?

I primi riguardano sistemi che sono molto complessi e di cui abbiamo un dato relativamente frammentario, nel secondo caso abbiamo un sistema molto più semplice di cui abbiamo moltissimi dati. Di conseguenza, in un caso abbiamo un ampio margine di incertezza, nel secondo non abbiamo quasi margine di incertezza. Mi spiego meglio con esempi.

Stabilire le origini degli uccelli richiede identificare una serie di fossili che mostrano la progressiva accumulazione delle caratteristiche degli uccelli in accordo con la teoria evoluzionistica. Questi fossili sono presenti in abbondanza, e confermano che gli uccelli sono arcosauri dinosauromorfi dinosauri saurischi theropodi tetanuri coelurosauri maniraptoriformi pennaraptori paraviani avialiani. Per demolire questo scenario fondato direttamente su prove fossili occorrerebbe una tale quantità di prove contrarie, ad oggi del tutto assenti, che si può senza problemi considerare la discussione chiusa.

Stabilire se i dinosauri fossero endotermi invece richiede una serie di analisi che non possiamo fare direttamente sui fossili, e quindi si traduce nel cercare nei fossili delle indicazioni indirette dello stato metabolico dell'animale. Queste indicazioni indirette richiedono una serie di modelli matematici che legano le osservazioni nei fossili con i fenomeni che negli animali viventi sono legati al metabolismo. Di conseguenza, dedurre il metabolismo nei dinosauri significa cercare di stimare quanto i fossili si conformino a modelli matematici che abbiamo elaborato per legare metabolismo e fossili. Il cane si morde la coda? Se il modello è sbagliato, qualsiasi misura introduciamo, per quanto accurata e presa in modo meticoloso, il risultato sarà sbagliato. Prima considerazione: un valore numerico, per quanto ottenuto in modo rigoroso matematicamente, è del tutto privo di significato biologico utile per la discussione se si basa su un modello infondato biologicamente. 

Lo studio delle dinamiche della biodiversità nel tempo geologico è ancora più complesso!

Un secondo fattore, che incide sulla correttezza di un modello paleontologico che si proponga di dedurre qualche informazione su fenomeni biologici delle specie estinte, è il filtro geologico che limita a priori l'informazione fossile. Ovvero, quel filtro che porta un fossile a non essere incluso nel registro paleontologico. Partendo dalla morte dell'animale ed arrivando fino al fossile nel museo, il filtro può essere legato alla località geografica in cui l'animale muore, l'ambiente in cui l'animale muore, le condizioni di seppellimento, le condizioni di formazione della roccia dal sedimento, le condizioni che portano la roccia ad essere esposta, le condizioni che portano la roccia ad essere erosa, le condizioni che portano la roccia ad essere identificata, le condizioni che portano la roccia ad essere inclusa nella documentazione scientifica. Basta che si comprometta uno solo di questi fattori, e quel fossile è irreparabilmente perduto: il fenomeno biologico originale non diventerà mai un dato paleontologico.

Stimare le dinamiche a larga scala, quelle che coinvolgono intere linee evolutive per milioni di anni a livello globale, richiede un'enorme quantità di dati. Forse, talmente enorme che nessuna civiltà sarebbe in grado di raccoglierla e usarla in modo sensato (notare l'enfasi!). Non fraintendetemi, non sono un disfattista assoluto. Il dato paleontologico è sì enormemente lacunoso, ma questa lacuna ha effetti differenti per lo studio di fenomeni differenti. Come mostra l'esempio della discussione sull'origine degli uccelli, il dato presente nei fossili permette di risolvere delle diatribe evoluzionistiche (non tutte, almeno per ora). Bisogna avere l'onestà di riconoscere cosa possiamo e cosa non possiamo chiedere in modo dignitoso ai fossili. 

Qualcuno forse soffre di una forma di invidia della biologia e vorrebbe usare i fossili come se fossero campioni biologici? Temo che in certi ambienti accademici, questa sia una patologia diffusa.

Il registro fossilifero fornisce un tipo di informazione asimmetrica. Basta un fossile per dimostrare la presenza di una specie dentro l'unità stratigrafica A. Ma se quel fossile manca, non abbiamo modo di sapere se tale mancanza sia legata ad uno dei fattori citati prima, che hanno "cancellato" la documentazione, oppure se tale mancanza sia la prova che effettivamente tale specie era assente al tempo e luogo passato corrispondente all'unità stratigrafica A. Per quanto frustrante, dobbiamo sempre tenere a mente che il destino della grandissima maggioranza degli esseri vissuti nel passato è di non lasciare alcuna traccia della sua esistenza.

Ecco che per tentare di ovviare a questa asimmetria nella interpretazione del registro fossilifero, sono stati introdotti dei modelli matematici che cercano di stimare le dinamiche a larga scala dei fossili al netto del lacunoso registro fossilifero.

Sarò vecchio e all'antica, ma continuo a pensare che questi modelli matematici siano intrinsecamente fallimentari. Non nego l'utilità dei modelli matematici, e non nego il dignitoso tentativo di ricostruire le dinamiche passate usando potenti strumenti di calcolo, ma la sentenza resta tale: questi modelli falliscono per la loro stessa natura di simulatori di informazione a partire da ciò che già conosciamo.

Il peccato originale di questi modelli matematici è l'illusione che il fenomeno che essi pretendono di ricostruire si risolva all'insieme dei parametri inclusi nel modello ed alla mera estra/inter-polazione dei dati a disposizione. 

Ad esempio, dato che in Natura le specie hanno distribuzione e abbondanza eterogenea e spesso fortemente asimmetrica (per cui possiamo avere poche specie abbondanti assieme a tantissime specie relativamente rare in termini di abbondanza), può un modello rendere conto di tale eterogeneità nella stima della preservazione fossile? Temo di no, se non col rischio di imporre a priori al modello di produrre un risultato già incanalato verso ciò che vorremmo determinare.

Prendiamo i modelli che partendo dalla documentazione nota relativa alla distribuzione geografica dei dinosauri alla fine del Cretacico deducono le dinamiche relative alla diversità delle specie nel tempo.

Se il modello si basa sulla distribuzione nota dei fossili, ma si propone di stimare la diversità passata, esso deve in qualche modo tener conto dei fattori che erodono (sia in senso letterale che figurato) l'informazione originaria nel registro fossile. Ma se il modello incorpora questi fattori, esso deve tener conto del fatto che questi fattori sono essi stessi stimati a priori, ovvero, si basano su come noi ci aspettiamo che il registro fossilifero sia stato eroso e risulti incompleto. Il cane torna a mordersi la coda! La stima che cerca di compensare la lacuna si basa su quanto noi intendiamo che la lacuna sia esistente.

Ma c'è anche un altro elemento del problema, spesso del tutto ignorato (o sconosciuto) da una certa parte del mondo paleontologico, elemento che è alla radice stessa della paleontologia, della sua impossibilità ad essere ricondotta unicamente ad una (paleo)biologia. Un elemento che mina alla radice molti di questi modelli sulla biodiversità del passato.

Quanto incide, nella nostra stima della biodiversità fossile, la nostra concezione di unità stratigrafica? Questa, che pare una domanda astrusamente filosofica, in realtà ha una enorme gravità paleontologica.

Se i modelli matematici assumono che una unità stratigrafica sia "corrispondente" ad una associazione biologica, qualora tale corrispondenza venga meno, il modello di stima fallisce miseramente.

Esempio banale: se assumo che due formazioni dalla medesima regione, A e B, documentino due momenti separati nel tempo, posso usare la diversità fossilifera tra le due formazioni per stimare una variazione della diversità nel tempo in quella regione. Ma se in seguito dimostro che A e B non sono due momenti del tempo ma solamente due diversi contesti di fossilizzazione della medesima regione nel medesimo intervallo di tempo (contesti con differenti condizioni di fossilizzazione, spesso specie-specifici), allora l'intera narrazione della variazione di diversità risulta falsificata: a quel punto, nulla vieta che nel medesimo momento geologico siano esistite parte delle specie di A e parte delle specie di B, forse persino nelle medesime zone. Il dato "stratigrafico" preso come analogo di un censimento biologico risulta quindi impossibile da inserire nel modello di stima della diversità biologica. Il modello, così elegante in teoria e così sensato biologicamente, risulta del tutto arbitrario e insostenibile paleontologicamente, ovvero proprio per il contesto per il quale è stato creato.

Infine, qualsivoglia modello biologico applicato ai fossili deve sempre essere coerente con la natura storica della paleontologia. 

Ad esempio, se il tuo modello deduce che i dinosauri fossero in graduale declino di biodiversità da ben 10 milioni di anni prima dell'impatto che chiude il Mesozoico, mi deve anche spiegare perché poi i mammiferi, che prendono il posto dei grandi dinosauri in termini di biodiversità, aumentano esponenzialmente in modo improvviso solo dopo l'impatto che chiude il Mesozoico. Per 10 milioni di anni essi non paiono notare la crisi di coloro a cui poi prenderanno il posto? Qualcosa non mi torna.

Il modello sarà pure matematicamente elegante, ma produce paradossi paleontologici, la cui soluzione deve essere inclusa nel conto da pagare. Se per spiegare l'estinzione dei dinosauri produco il paradosso del ritardo nell'affermazione dei mammiferi, il bilancio netto del tuo modello matematico, per me che sono un palentologo vecchio stampo, è ancora in passivo.

26 giugno 2021

L'ottimismo è solo un film



 [SPOILER!]

Comunque, sono ottimista per Billy World 3. Lo dico seriamente.
Non credo che nel 2022 vedremo dinosauri cinematografici ridotti a delle misere pacchianate. Cosa intendo dire? Beh, pacchianate come, boh, che ne so, ne dico una a caso, la più pacchiana che mi passa per la mente, proprio per fare un esempio estremo di pacchianaggine paleoartistica che nessuno con un minimo di conoscenza dei dinosauri, anche la più basilare, vi metterebbe davanti nell'anno 2021... insomma, non penso che vedremo pacchianate come un oviraptor filamentoso, senza remiganti, con postura delle braccia da coniglio zombie e polsi pronati, mentre cerca di rubare uova da un nido di dinosauro.
Insomma, dai, ragazzi, quei dettagli erano già ampiamente smentiti dai fossili ben 20 anni fa, e non occorre una laurea in Iconografia dei Dinosauri Fighi per sapere queste cose. Quindi, non penso che sarebbero inclusi in un film del genere nel 2021...

PS: ogni riferimento a stralci di video più o meno ufficiosi che circolano online e che ci piovono addosso come la grandine al matrimonio di tuo fratello, è puramente casuale. Il discorso è tutto puramente ipotetico. Ovviamente.

25 giugno 2021

Iconografica-u

I due tipi a sinistra mi sono familiari...

 

Ringrazio Plumeri e Bloz per avermi inserito con un simpatico cameo (assieme a Pascal Godefroit) nel primo episodio della loro nuova serie "Dino Park".

In realtà, non è la prima volta che i due autori francesi mi includono in una loro opera.

E a voler dirla tutta, Plumeri e Bloz non sono i primi disegnatori a includermi in una striscia a fumetti paleontologica. Più di 10 anni fa, un illustratore italiano mi incluse in una vignetta dedicata alla "evoluzione regressiva" dei paleontologi: ovviamente, io rappresentavo la malvagia involuzione finale. Peccato che la vignetta non sia più disponibile online (presumo che l'autore l'abbia rimossa), perché - ovviamente - mi inorgogliva essere ritratto come brutto, cattivo e in pantofole. Insomma, non sei nessuno se qualcuno non ti fa la caricatura!

Ma ad essere onesti, nemmeno la caricatura di un decennio fa rappresenta la primissima iconografia fumettistica del sottoscritto: ai tempi del liceo (e occasionalmente anche dopo), ero solito disegnare strisce a fumetti. Una serie in particolare, intitolata "Nazzi Park", era una parodia di un certo film con dinosauri, ed ovviamente in quella storia il paleontologo saccente e spocchioso era interpretato dal mio alter ego cartaceo. 

Prima o poi dovrò scannerizzare quei vestigi della mia adolescenza.

22 giugno 2021

Sondaggio: quanto è dura la fantascienza in Jurassic World?

(c) Universal Studios


Ti chiedo di partecipare a questo sondaggio sul grado di libertà creativa che consideri accettabile in un film come Jurassic World. Nella lista qui sotto, sono elencati varie creature/elementi ambientali preistorici: nel sondaggio ti viene chiesto quanti di questi elementi/specie ritieni siano accettabili da includere in una scena preistorica come quella all'inizio del film Jurassic World, ambientata 66 milioni di anni fa.

Lascia un commento con il numero di elementi che sono per te accettabili. I commenti anonimi saranno ignorati per evitare che qualcuno voti più volte.

  • La Luna molto più grande rispetto a oggi.
  • Arthropleura (millepiedi gigante).
  • Felci giganti.
  • Un proto-anfibio (simile a Ichthyostega) che esce dall'acqua.
  • I trilobiti.
  • Meganeura (libellula gigante).
  • Dimetrodon.
  • Squalo Megalodon.
  • Sarcosuchus.
  • Stegosaurus.
  • Brachiosaurus.
  • Dilophosaurus.
  • Spinosaurus.
  • Pteranodon.
  • Styracosaurus.
  • Opossum.
  • Tilacino.
  • Mammuth.
  • Smilodon.
  • Uomini delle caverne.
Il sondaggio sarà ritenuto valido se saranno raggiunti 25 voti.

21 giugno 2021

Billy World the Mighty Third Episode - The First Amazing Mini-Trailer


 

Come da tradizione, questo blog si prende l'onere di fare una doverosa analisi critica sul materiale in circolazione relativo a Billy World. E per "critica" intendo simpaticamente sarcastica.

Questa volta, rispetto alla scorsa settimana, non è una trollata: c'è un mini-trailer che gira ufficialmente, e quindi si può commentare senza comportarsi da irresponsabile.

Allacciate le cinture, perché c'è un sacco di roba.

20 giugno 2021

I Quattro Principali Sistemi Politici dei Dinosauri

Le associazioni in rosso sono quelle con Tyrannosauridae

 

Ho preso i dati di Holtz (2021) discussi nel post precedente, ed ho analizzato la diversità delle principali associazioni a dinosauri del Giurassico e del Cretacico. In base ad una cluster analysis delle distanze euclidee tra le varie associazioni faunistiche, ho dedotto 4 principali tipi di associazioni a dinosauri:


Djadochtarchia

Associazione dominata da specie di theropodi di taglia medio-piccola, scarsamente popolata da grandi dinosauri predatori. Esempio, la Formazione Djadochta.

Triumvirato

Associazione dominata da varie specie di theropodi giganti. Dinosauri non-theropodi o forme di piccola taglia sono invece pochi e rari. Esempio, il Kem Kem.

Tyrannocrazia

Associazione ricca di molte specie di dinosauro di varie taglie, ma con un singolo taxon di theropode di taglia grande o gigante. Esempio, tutte le associazioni asiamericane con tyrannosauridi.

Deinocrazia

Associazione ricca di molte specie di dinosauro di varie taglie, e con varie specie di theropode di taglia grande o gigante coesistenti. Esempio, tutte le associazioni faunistiche Giurassiche.

19 giugno 2021

L'Evoluzione delle Gilde Theropodi e l'Ipotesi dell'Assimilazione della Nicchia dei Tyrannosauridi

 

Mongolia tardo-cretacica (c) M Hallett

In biologia, una gilda è l'insieme delle specie di un medesima fauna che sfruttano risorse ecologiche simili con strategie simili. La teoria ecologica prevede che le popolazioni della medesima gilda tendano a competere tra loro per le risorse, e che questa competizione comporti l'evoluzione della gilda in due direzioni alternative: la differenziazione ecologica delle diverse specie, con conseguente allentamento della competizione, oppure la scomparsa di alcuni dei membri della gilda (per migrazione o estinzione) a causa della competizione. In ambo i casi, il destino della gilda è di "svanire": nel primo caso perché essa viene abbandonata "ecologicamente" da tutte le specie tranne una (che rimane la sola a occupare quella gilda, che quindi si riduce a coincidere con quella specie), nel secondo caso perché i suoi membri tranne il vincitore della competizione, letteralmente, scompaiono.

Holtz (2021) si pone due domande: 1) è possibile identificare delle gilde nelle associazioni fossili a theropodi mesozoici? 2) la struttura delle gilde con tyrannosauridi è simile a quella delle gilde senza quei theropodi?

La prima domanda è squisitamente paleontologica: ammettendo che siano esistite gilde tra le faune a dinosauri, è possibile determinarle nel registro fossilifero?

Se la gilda è l'insieme delle specie di una medesima fauna che sfruttano analoghe risorse ecologiche, abbiamo bisogno di dimostrare che un insieme di specie fossili fossero simpatriche (vivevano nel medesimo ambiente e nel medesimo momento geologico) e che fossero analoghe ecologicamente.

Dimostrare la simpatria nei fossili non è sempre facile. Noi abbiamo la prova che Velociraptor mongoliensis e Protoceratops andrewsi fossero simpatrici perché abbiamo due esemplari di quelle specie fossilizzati letteralmente abbracciati uno all'altro. E visto il modo in cui sono abbracciati, sappiamo anche che erano in competizione per le risorse (lo spazio abitativo? sicuramente per il cibo, se assumiamo che uno dei due era potenziale preda dell'altro). Ma questi sono casi fortunati, molto rari ed estremi. Nella maggioranza dei casi, il massimo delle informazioni che abbiamo ci permettono solo di dire che i resti fossili di due specie sono stati raccolti dalla medesima formazione geologica. Ma questo non significa automaticamente che le specie fossero simpatriche o coesistenti: la durata dei sistemi deposizionali che producono le formazioni geologiche può estendersi per milioni di anni, e pertanto la mera appartenenza alla medesima formazione può indicare solamente che tali specie sono collocabili da qualche parte dentro la durata di deposizione della formazione. E quel "da qualche parte" non significa necessariamente "nel medesimo luogo e tempo". Ad esempio, il fatto che nei livelli cenomaniani del Kem Kem marocchino si rinvengano denti di Carcharodontosaurus e denti di Spinosaurus non implica automaticamente che i due generi di theropodi abbiano vissuto nei medesimi momenti della durata del sistema deposizionale marocchino né che essi abbiano condiviso i medesimi ambienti. In Tunisia abbiamo avuto modo di dimostrare la segregazione ambientale tra diversi tipi di theropode i cui resti sono stati raccolti dalla medesima formazione (Fanti et al. 2014). Inoltre, le evidenti differenze nella dentatura e nella morfologia del cranio tra Carcharodontosauridae e Spinosauridae è già un buon indizio che probabilmente questi taxa non occupassero la medesima nicchia ecologica e quindi non fossero in diretta competizione per le risorse (ovvero, che la loro gilda fosse "rilassata").

Questi esempi mostrano che l'appartenenza alla medesima formazione geologica è probabilmente una condizione necessaria ma non sufficiente per identificare i membri di una medesima gilda.

Holtz (2021) analizza le associazioni faunistiche comprendenti theropodi non-pygostiliani del Giurassico e del Cretacico e fa un censimento dei taxa presenti dividendoli in classi dimensionali definite dalla dimensione massima degli esemplari raccolti in quelle formazioni. L'uso delle classi dimensionali è un buon criterio per segregare ecologicamente le specie, dato che animali di taglia differente tendono a concentrarsi su differenti tipi di preda. Si tratta ovviamente di una semplificazione, ma che ha il pregio di ridurre il numero dei fattori da analizzare per determinare le varie gilde fossili. L'ipotesi di partenza è che ogni formazione possa essere considerata una potenziale gilda di theropodi, e che la distribuzione delle dimensioni corporee nelle varie gilde ci dia indicazioni sui rapporti ecologici dentro le varie gilde.

L'analisi di Holtz (2021) si concentra soprattutto sulle eventuali differenze tra le gilde con tyrannosauridi (ovvero, i tyrannosauroidi giganti arctometatarsaliani dell'Asiamerica) rispetto alle altri gilde (senza tyrannosauridi ma potenzialmente fornite di altri tyrannosauroidi, privi di arctometatarso), dato che è noto da tempo che le gilde con Tyrannosauridae paiono anomale nel non contenere altri taxa giganti (a differenza di altre gilde in cui coesistono più specie di theropodi giganti). 

Il risultato delle analisi mostra che, statisticamente, le gilde con Tyrannosauridae hanno una distribuzione delle classi dimensionali differente dalle gilde senza Tyrannosauridae: nelle prime c'è una maggiore carenza di classi dimensionali rappresentate. Ovvero, nelle gilde con Tyrannosauridae alcune classi dimensionali (in particolare, quelle intermedie) sono meno rappresentate rispetto a quello che avviene nelle altre gilde. L'analisi delle faune a dinosauri (non solo i theropodi) non mostra differenze nel numero di specie in relazione al tipo di gilde theropodiane, con una interessante eccezione: le faune prive di sauropodi tendono ad essere significativamente differenti dalle faune con sauropodi, e tale differenza collima bene con la differenza tra gilde con Tyrannosauridae rispetto alle gilde senza Tyrannosauridae. Riassumendo, l'analisi delle faune e delle gilde mostra due pattern distinti: da un lato abbiamo faune con sauropodi e gilde senza tyrannosauridi, dall'altro abbiamo faune senza sauropodi e gilde con tyrannosauridi. Ovviamente, non si tratta di due gruppi netti e inviolabili (ad esempio, esistono faune con sauropodi e tyrannosauridi, così come esistono faune senza sauropodi e senza tyrannosauridi), ma sono comunque le due "associazioni" che si differenziano in modo più netto tra loro in termini di diversità sia faunistica che a livello di gilda.

Come spiegare la differenza di diversità tra le gilde con tyrannosauridi rispetto a quelle senza tyrannosauridi? Holtz (2021) propone l'ipotesi della "assimilazione della nicchia" ad opera dei tyrannosauridi. In base a questa ipotesi, la presenza dei grandi tyrannosauridi impedirebbe la presenza di specie theropodi con forme adulte di dimensione intermedia poiché tali classi dimensionali sarebbero occupate ecologicamente dai giovani e dai subadulti dei tyrannosauridi stessi. In pratica, i Tyrannosauridae monopolizzarebbero le nicchie ecologiche che nelle altre associazioni faunistiche sono occupate da altri theropodi di taglia media e grande.

Per sostenere questa ipotesi occorre capire perché altri theropodi giganti non mostrano la medesima tendenza. Perché, ad esempio, non osserviamo la stessa distribuzione delle dimensioni corporee e nella diversità delle specie di theropodi nelle gilde con i Carcharodontosauridae giganti, che in teoria potrebbero svolgere la medesima funzione "assimilatrice" dei tyrannosauridi?

Una possibile spiegazione è che il processo di assimilazione ecologica richiede una marcata differenza ecologica tra giovane e adulto, non soltanto una differenza dimensionale. Solo nei casi in cui l'adulto è nettamente differente ecologicamente dal giovane è possibile per le diverse classi di età della medesima specie "svolgere" i ruoli di specie differenti, e quindi spingere per una assimilazione delle nicchie dentro la singola specie. Effettivamente, noi sappiamo che i giovani tyrannosauridi erano molto differenti dagli adulti, non si limitavano ad essere una versione ridotta ed immatura dei secondi. Il caso di "Nanotyrannus" è effettivamente la conseguenza del non aver immediatamente riconosciuto in quell'esemplare un giovane Tyrannosaurus, proprio per le sue indiscutibili differenze anatomiche. In questo caso, i giovani tyrannosauridi sono nettamente più agili e cursori degli adulti, hanno musi più affusolati e dentatura più compressa e seghettata, mentre gli adulti sono graviportali, con muso e dentatura adatti a spezzare le ossa. Non ci sono dubbi che le due classi di età avessero ruoli ecologici nettamente distinti.

Possiamo dire altrettanto per gli altri theropodi giganti?

Se dimostrassimo che il grado di differenza anatomica tra giovani ed adulti degli altri taxa non fosse paragonabile a quello noto tra i giovani e gli adulti tyrannosauridi, avremmo un valido argomento per sospettare che solamente i Tyrannosauridae potevano condizionare la composizione delle loro gilde in modi non realizzabili dagli altri theropodi giganti.

Attualmente, non disponiamo di molti dati sulla morfologia dei giovani delle specie di theropodi giganti non-tyrannosauridi, tuttavia, già dall'anatomia degli adulti di queste forme, è plausibile sospettare che in questi taxa i giovani non avessero una eco-morfologia eccessivamente differente rispetto a quella adulta perlomeno non come si osserva nei tyrannosauridi. I carcharodontosauridi adulti non hanno né la dentatura incrassata né il piede arctometatarsale dei tyrannosauridi, quindi è molto probabile che anche i loro giovani fossero privi di tali caratteristiche. Pertanto, due dei fattori chiave che distinguono i giovani tyrannosauridi dagli adulti erano probabilmente assenti nei Carcharodontosauridae e in altri grandi theropodi. E ciò va contro l'idea che in questi taxa ci fosse una marcata differenza ecologica tra i diversi stadi di crescita.

Pertanto, è plausibile che le significative differenze anatomiche tra giovani e adulti dei Tyrannosauridae (differenze assenti negli altri grandi theropodi) abbiano portato ad una assimilazione delle nicchie nelle gilde in cui questi theropodi occupavano i ruoli apicali, e che questo abbia prodotto una riduzione della diversità delle specie di theropodi presenti, a vantaggio dei tyrannosauridi.

Ringrazio Tom Holtz per avermi inviato in anteprima una copia del suo studio.


18 giugno 2021

L'Isola degli Eretici


 


Cosa hanno in comune un'isola fittizia del Costa Rica ed un'isola reale dell'Indonesia? Per scoprire questo legame, saremo costretti a mettere in discussione un paio di miti scientifici. E temo che una fetta dei miei lettori non sarà contenta di ciò.

17 giugno 2021

Billy World the Mighty Third Episode - First Preview shot


In ottemperanza alle Direttive del Ministro Comma 12

Con la C-autorità conferita dalla Presidenza della Paleontologia Popolare

e nell'esercizio delle funzioni di Commissario Straordinario per l'Emergenza Billy World, Generalissimo Figlioccio,

introduciamo il post con un cartello rosso di avvertenza sulla presenza di immagini in anteprima millantate essere prese di nascosto durante una proiezione a pagamento e quindi in qualche modo infrangenti i diritti dell'autore dell'opera,

ciò al fine di garantire il diritto del lettore di non essere spoilerato senza la sua volontà, né di sentirsi incluso in una becera operazione di sfruttamento della brama dei fan di vedere qualsivoglia particella del suddetto film prima della sua pubblicazione ufficiale o senza il doveroso pagamento di un biglietto.

Se hai letto tutto qui sopra, dichiari che hai inteso il suo contenuto in una lingua a te nota, e firmi la liberatoria per accedere alla parte restante del post.

...........................................                                                                data: gg/mm/aa

      (firma leggibile)

15 giugno 2021

Cos'è Fortipesavis? [UPDATE]

 

Olotipo di Fortipesavis. Scala metrica: 5 mm.



Clark e O'Connor (2021) descrivono un esemplare conservato in ambra birmana ed istituiscono Fortipesavis prehendens. L'esemplare è molto frammentario e include solamente la parte distale di un piede incompleto, della quale è preservata solamente la traccia tridimensionale delle parti molli di tre dita e della parte distale del metatarso.

Gli autori interpretano le dita preservate come il secondo, terzo e quarto dito. Solo il secondo dito è completo, mentre mancano gli ungueali del terzo e quarto. Il primo dito, mancante, è interpretato essere staccato e ipotizzato in opposizione alle altre tre dita. Oltre alle tracce della pelle delle dita, inclusi i polpastrelli, sono presenti anche tracce di piume.

La presenza di piume avvalora l'attribuzione ai dinosauri, così come l'impianto generale del metatarso che appare compatto, con i tre metatarsali aderenti uno all'altro. La specie è diagnosticata dalla inusuale proporzione delle dita: il quarto dito è il più robusto, con uno spessore doppio rispetto al secondo.

Gli autori riferiscono Fortipesavis ad Enantiornithes in base alle dimensioni ridotte del fossile e alla marcata curvatura dell'ungueale. Tuttavia, questo mix di caratteri non è sufficiente per considerare definitiva questa attribuzione, e gli stessi autori la considerano "probable".

Le dimensioni ridotte, in assenza di un'analisi istologica che determini l'età dell'esemplare, non è indicativa di una taglia corporea "da enantiornite". Se fosse un esemplare molto immaturo, potrebbe quindi appartenere ad altri cladi di theropode.

La curvatura del secondo ungueale non è un criterio sufficiente per riferire ad Enantiornithes, innanzitutto perché quella che osserviamo è la curvatura dell'astuccio corneo, non della falange ossea sottostante. Nulla vieta che una curvatura analoga dell'artiglio corneo sia presente in molti theropodi non-enantiorniti, in particolare se quello è il secondo dito, che nella maggioranza dei paraviani è quello più incurvato e falciforme.

Inoltre, è molto bizzarro che negli enantiorniti il quarto dito sia il più robusto, dato che in questi avialiani di solito il quarto dito è il più gracile mentre è il secondo ad essere il più robusto. [Notare che in assenza delle ossa, non è nemmeno sicuro al 100% che l'identificazione delle dita fatta sulla forma dei cuscinetti plantari sia corretta.]

Pertanto, nulla esclude che Fortipesavis sia un pulcino di un paraviano non necessariamente enantiornite.

Ad esempio, i Troodontinae hanno il quarto metatarsale molto robusto, ed almeno in Borogovia, esso è più robusto del terzo dito. La robustezza e spessore delle falangi del quarto dito, almeno da quello che si vede nel fossile, è compatibile con Borogovia. Anche la curvatura dell'ungueale è intermedia tra quella tipica dei troodontidi e quella dedotta in Borogovia.

L'ipotesi che Fortipesavis sia un giovane troodontide spiegherebbe bene come mai il primo dito non sia preservato, dato che in questi paraviani il primo dito è posizionato più prossimalmente rispetto alla condizione enantiornitina, e quindi non risulterebbe incluso nella goccia di resina da cui deriva l'ambra che include la parte preservata del fossile.

Possiamo quindi escludere a priori che Fortipesavis non sia un pulcino di una specie di piccola taglia di troodontide imparentato con Borogovia?

AGGIORNAMENTO DEL 17 LUGLIO 2021:

Ho incluso Fortipesavis in Megamatrice. Per quanto frammentario l'esemplare, un numero minimo di caratteri è comunque deducibile dal fossile: in base alle codifiche, esso risulta un Avialae basale, prossimo al nodo "Yandangithidae + Pygostylia" e più derivato di Jeholornithiformes.



The Three Laws of Paleoart

Unnecessary picture (source)



 

FIRST LAW: 

A paleoart work may not injure a paleontological knowledge or, through inaction, allow a paleontological knowledge to come to harm.


SECOND LAW: 

A paleoart work must obey any orders given to it by artistic freedom, except where such orders would conflict with the First Law.


THIRD LAW: 

A paleoart work must protect its own existence as long as such protection does not conflict with the First or Second Law.

10 giugno 2021

Ulysses and the Cloneasaur


 

Questa notte, 16 giugno 1904, ho avuto un incubo.

C'era questa scena ambientata nel Cenomaniano. Ma non era il Cenomaniano reale, dedotto dai fossili e coerente con la paleontologia e la tettonica delle placche. Era un Cenomaniano posticcio, in cui tutti i continenti erano assemblati in un solo supercontinente, chiamato Carnivoraforumia.

Nell'incubo c'era un theropode non-paraviano ma con postura da film, con proporzioni e forma della testa da animale adulto, ma era piccolissimo, sarà stato lungo sì e no 50 cm, quanto "Ciro" o un Anchiornis. Io non capivo cosa fosse, ma una voce da qualche social network diceva che era un Moros, nonostante che Moros sia noto da un esemplare i cui resti appendicolari (i soli noti, a parte una manciata di denti) indichino un animale lungo tra 2 e 3 metri. Insomma, nell'incubo c'era questo Moros piccolissimo, un nano (chiamiamolo Nanomoros) che si aggirava tra grosse rocce spigolose per questa savana da documentario di fine anni '90, con il sole all'orizzonte e la foschia polverosa che fa tanto mondo preistorico.

Nell'incubo poi compare un dinosauro cattivissimo, gigantesco, almeno così appariva rispetto a Moros. Talmente gigantesco che dentro la scena (del mio incubo, ovviamente) si vedeva solamente la regione dentale della mandibola. Lo chiameremo Gigantescosaurus. E la mia mente di noioso paleontologo senza passione e privo del gene AwsmeBro nel suo DNA, cercava di trovare una spiegazione logica: era Moros ad essere un nano di taglia anchiornitina, e quindi il cattivo era sì gigante ma pur sempre nei limiti dei theropodi, oppure era Moros ad essere delle dimensioni giuste, ed allora il cattivo era super-mega-iper-gigantesco, e quando dico super-mega-iper-gigantesco dico qualcosa come la versione terricola di un Mosasauro hollywoodiano, perché per avere un dentale più lungo di un Moros adulto devi avere il cranio di almeno 4 metri, e quindi misurare in tutto tre volte più di un Tyrannosaurus rex adulto.

E Gigantescosaurus era veramente incazzato col mondo. E poi ho capito perché: aveva l'impianto di denti più sconcio e immorale della storia, una cosa che nemmeno i fautori dell'Intelligent Design avrebbero potuto rinfacciare a Melkor fatto di eroina. Che quelli non sono denti, ma osteodermi di stegosauride conficcati lungo la bocca, a difesa di una lingua rubata al negozio di esche.

O forse tutto questo era l'effetto dei fagiolini e dei pomodori mangiati la sera prima.

Poi il mio occhio cadeva sul Moros, e si vedeva bene che era piumato, o fuzzy, cioè lanuginoso e protopiumato, insomma ci siamo capiti, non era squamoso, e sentivo la voce dai social network che diceva che nessuno si poteva arrabbiare perché Moros è piccolo come un uccello e quindi va bene che nessuno si dovrebbe arrabbiare, soprattutto quelli che hanno letto Bell et al. (2017) senza averci capito una mazza tegumentaria e blaterano sulle squame dei Tyrrex.

Ed ecco che una voce dai social network che urla la coppia di termini feticcio per tutti quelli che vogliono sembrare esperti di dinosauri: senza POLSI PRONATI! Ma più guardavo Nanomoros e più notavo quanto sconce fossero le sue gambe, e quei piedi che parevano disegnati dagli animatori di Jurassic World.

Non lo avessi mai detto! Ecco allora che parte una battaglia. Una battaglia epica e impossibile, di portata biblica. Abbiamo il piccolo David Tyrannosauroide, antenato dei gloriosi theropodi Amerikani della Laramidia yeah U.S.A. Number One, contro il Golia dei primitivi allosauroidi sudamericani, un obeso mostro arcaico con l'accento messicano (che poi lo sanno tutti che a sud del Rio Grande fino all'Antartide hanno tutti la stessa parlantina e lo stesso accento, no senor?). La battaglia pare impari, ma Moros ha l'arctometatarso quindi è agilissimo, è un ninja dei rettili mentre el senor Giganos è un diversamente magro e diversamente intelligente. E quindi muore. E anche male. Moros il piccolo yankee sconfigge l'ottuso figlio dell'incestuoso rapporto tra un Mapusaurus e sua sorella. 

E ci sono già le ragnatele tra i denti di Gigantescosaurus.

E allora Moros ruggisce in controluce, come il suo discendente, il Tyrrex dominatore del Mesozoico e del mondo post-1993.

Poi mi sono svegliato, tutto sudato, e sono andato in bagno a fare pipì.

09 giugno 2021

La Paleontologia Biodinamica

I coproliti pre-diagenetici sono i principali catalizzatori del Fluidus Agnoticus

 


Sono stanco di pubblicare inutili articoli paleontologici in inutili riviste scientifiche internazionali sottoposte ad inutile revisione paritaria (tipo questi). E sono stanco di fare inutile ricerca scientifica pura che non interessa a nessuno, che non porta alcun beneficio all'Umanità e che soprattutto non mi rende ricco.

Da oggi, si cambia.

Ho deciso di fondare una Nuova Disciplina del Sapere: 

La Paleontologia Biodinamica.

La Paleontologia Biodinamica si basa sugli studi del grande geosofista Shittius Undertakenus, astrologo, sensitivo, omeopata e venditore di particelle combuste in aerosol, che nel corso del XVIII Secolo ha prodotto una lunga serie di esperimenti finalizzati a mesmerizzare le rocce per estrarne il Fluidus Agnoticus, l'energia vitale della Terra.

Undertakenus dimostrò che alla loro morte, gli esseri viventi perdono l'energia vitale, e che questa viene assorbita dalla Terra, accumulandosi in specifici conglomerati litificati oggi noti come Coproliti Pre-diagenetici.

La Paleontologia Biodinamica ha quindi lo scopo di liberare nuovamente l'energia vitale accumulata nella Terra, liberandola dalla forma fosfatica in cui è imprigionata dentro i Coproliti Pre-Diagenetici.

Per ottenere la liberazione dell'Energia Vitale senza alterare lo stato quantico della Terra, occorre compensare la rimozione dei Coproliti Pre-Diagenetici immettendo nel sedimento dei corni di ceratopside riempiti di comuni coproliti.

I dettagli della Paleontologia Biodinamica saranno pubblicati in una Monografia in forma di Rotoli di pasta di cellulosa igienica che realizzerò non appena il Ministero della Ricerca Scientifica avrà approvato la Legge che Equipara la Paleontologia Biodinamica alla Archeologia (sì, hai letto bene).

Finalmente anche io potrò diventare ricco vendendo particelle combuste in aerosol, alla faccia della Senatrice a Vita, Professoressa Elena Cattaneo (a cui va tutta la mia stima e solidarietà).


08 giugno 2021

Taxonomemetica



Ieri pomeriggio, ho creato un meme. Un meme nerd. L'idea è saltata fuori dalla mia testa all'improvviso, mentre stavo facendo altro. La realizzazione del meme ha richiesto una decina di minuti, la maggioranza dei quali dedicati a trovare l'immagine giusta: una serie di animali odierni, di cui almeno uno (e non a caso) rappresentato sia dall'adulto che dal cucciolo. Il resto del tempo è stato dedicato a inventare nomi e a scriverli sotto ogni immagine: in pochi minuti avevo finito.

Il meme mi parera meritevole di essere pubblicato sulla pagina Facebook di questo blog (ovvero, siccome il blog ha anche una componente frivola e demenziale, il meme meritava di essere pubblicato in quella pagina). E così ho fatto. 

Grazie alle funzioni "cronologiche" della pagina, è possibile visualizzare l'effetto del meme online: il traffico che lo coinvolge e se e quanto sia visitato e/o linkato in altre pagine. Pubblicato alle 17.51 (14 ore fa), esso ha generato quasi 46 mila interazioni, è stato cliccato 3 mila volte e ha generato oltre 2000 reazioni (commenti e/o condivisioni). Per gli standard di un blog di nicchia nerd in italiano, è un successone (poi un giorno cercheremo di capire cosa sia questo "successo")!

Quali le ragioni di un tale exploit?

Questo meme è una parodia della tassonomia dei dinosauri, ed esplicitamente prende in giro alcuni dei temi su cui più spesso gli appassionati di dinosauri litigano online: la validità e definizione dei taxa di livello specifico e generico, la proliferazione dei nomi dei generi monospecifici, la sinomimia tra taxa, l'istituzione di taxa a partire da esemplari immaturi di taxa già dotati di nome, la tendenza a usare un numero limitato e "tradizionale" di prefissi per la creazione di nuovi nomi, la tendenza a creare nuovi nomi semplicemente aggiungendo un prefisso "geografico" a un nome pre-esistente, la creazione di lunghi nomi che alludono ad un elemento anatomico peculiare.

La creazione di un nuovo nome tassonomico è la parte più semplice e meno rigorosa (in senso che non è vincolata a regole rigide) della sistematica. Ciò permette praticamente a chiunque, anche senza una formazione anatomico-sistematica, di creare un nuovo nome di taxon, il quale poi può eventualmente "fissarsi" e diventare "ufficiale" qualora sia incluso in una pubblicazione tecnica e rispetti una serie di regole formali. E dato che la ragione per la creazione di un nome particolare è del tutto libera e originale, l'etimologia del nome di un taxon è la zona più "artistica" di un lavoro sistematico, quindi la migliore in cui opinionismo, critica estetica e spirito fazioso (connaturati in ogni essere umano a prescindere dal suo grado di nerditudine) possono manifestarsi.

Come sospettavo, il meme, nato come del tutto frivolo e comunque solo velatamente serioso (per accentuare il lato comico di alcuni nomi usati), ha comunque istigato alcuni commenti e reazioni "serie". A differenza del sottoscritto, c'è infatti una quota di tassonazisti che considera il nominalismo applicato ai taxa (la mia definizione di tassonomia) un tema di importanza capitale e quindi meritevole di crociate e sermoni persino quando inserito in un meme del tutto demenziale.