03 dicembre 2018

La qualità comunicativa ed il suo senso nell'Era del Copia-e-Incolla


Fotogramma dal film "Idiocracy".

Il mondo della comunicazione scientifica è, semplificando, suddivisibile in 3 popolazioni principali:

  • Popolazione 1. I produttori della informazione scientifica, ovvero, gli “scienziati” (ricercatori che svolgono le indagini scientifiche e che le traducono in letteratura scientifica tecnica, nonché gli autori primi delle comunicazioni ufficiali, qualora siano prodotte, da trasmettere alla stampa).

  • Popolazione 2. I trasportatori e traduttori dell'informazione scientifica, ovvero, i giornalisti scientifici ed i divulgatori, coloro che prendono le informazioni prodotte dalla popolazione 1 e le “trasformano” in un prodotto “vendibile” e “divulgabile” nei mezzi di comunicazione di massa.

  • Popolazione 3. Il pubblico dei potenziali lettori delle informazioni prodotte dalle popolazioni 1 e 2.

Il primo errore da correggere, immediatamente, è l'idea che queste 3 popolazioni siano dei compartimenti stagni e non intersecantesi. Vi basti, come esempio, il sottoscritto: io sono un paleontologo dei vertebrati che produce articoli scientifici e comunicati stampa relativi alle mie ricerche (popolazione 1), ma sono anche un blogger che scrive e commenta le notizie relative a nuove scoperte scientifiche (popolazione 2), ma sono anche un avido lettore di pubblicazioni scientifiche e di notizie relative alla scienza (popolazione 3).
La mia condizione privilegiata di “intersezione” tra le 3 popolazioni mi permette, lo spero, di dare una valutazione “sintetica” (nell'accezione etimologica del termine, di “sintesi” tra elementi distinti, e non nel senso di “riassunto”) del complesso fenomeno della divulgazione scientifica nella nostra era di connessioni immediate tramite Internet.
Ognuna delle tre popolazioni non è un blocco monocromatico e uniforme. Nella popolazione 1, ad esempio, abbiamo scienziati poco inclini a comunicare fuori dalla loro popolazione (per abitudine, indole, o semplicemente per la peculiarità delle loro ricerche che le rende “ostiche” ai non addetti ai lavori), così come abbiamo “scienziati pop” che sfumano più nella categoria dei “divulgatori istituzionali” piuttosto che in quella dello “scienziato che divulga le proprie scoperte”. Tra questi due estremi, si sviluppa la ramificata fauna degli scienziati che parlano del loro lavoro. Va sempre considerato che non tutti i rami della scienza sono ugualmente “ex-apted” per la divulgazione, ovvero, sono ugualmente dotati di caratteristiche idonee a permetterne una agevole e “fruttuosa” divulgazione e comunicazione popolare. Parlare a giornalisti e pubblico di un nuovo dinosauro corazzato è sicuramente più facile e promettente del parlare di una nuova funzione d'onda che spiega il comportamento del fenomeno subatomico rilevato al CERN, e questa facilità influisce sul tasso di diffusione delle informazioni verso il pubblico.
La frequenza ed intensità della diffusione di informazioni dalla popolazione 1 alla 2 è anche modulata dai filtri con cui la seconda popolazione capta e seleziona ciò che proviene dalla prima.
Non rivelo alcun terribile mistero se noto che i giornalisti snobberanno sistematicamente un nuovo merluzzo pliocenico rinvenuto nelle colline bolognesi mentre riempiranno i siti di notizie per l'ennesimo dromaeosauride cinese, nonostante che questi studi siano identici se visti dalla popolazione 1: due nuovi taxa paleontologici con identico impatto sulla vita quotidiana del lettore medio. Conosco casi di amici e colleghi le cui ricerche, pur meritevoli di attenzione e ugualmente rigorose delle mie, sono state sistematicamente snobbate dalla popolazione 2 perché considerate “non interessanti” in una ottica giornalistica. La “coolness” di una scoperta, difatti, è una proprietà emergente della interazione tra popolazione 1 e 2, che non dipende dalla qualità intrinseca della ricerca prodotta su tale scoperta. Da questo punto di vista, io sfondo quasi sempre porte aperte, con i miei dinosauri carnivori: sarei un ipocrita se non rimarcassi la fortuna di studiare qualcosa che può essere “venduto” alla popolazione 2 molto più facilmente di altri temi di ricerca.
Anche nella popolazione 2 la fauna è variegata ed eterogenea. Esiste una crescente componente di divulgatori e comunicatori che provengono dalla popolazione 1 (come il sottoscritto): persone che, perlomeno, conoscono direttamente il tema di cui parlano, e quindi non lavorano su “materiale di seconda mano”. Al tempo stesso, la maggioranza della comunicazione giornalistica scientifica è di seconda, terza e quarta mano, con l'inevitabile degradazione e contaminazione del messaggio originario con elementi aggiuntivi e deformanti.
Per “comunicazione di prima mano” intendo la produzione diretta di divulgazione da parte dell'autore della ricerca. Ad esempio, un mio post su Theropoda su una mia pubblicazione scientifica è una divulgazione “di prima mano”: io parlo al pubblico dello studio che ho realizzato.
Esiste poi una “comunicazione di seconda mano”, ovvero, la traduzione per il pubblico di uno studio scientifico, senza mediazione giornalistica. Ad esempio, la scrittura di un post basato direttamente su una pubblicazione tecnica, bypassando i comunicati stampa e le eventuali trasposizioni giornalistiche. Nel mio caso, tutti i post che non sono di prima mano sono comunque di seconda mano: ho letto l'articolo originale e ne ho tratto un post di commento o sintesi.
Per come ho sempre inteso questo blog, non troverete mai su Theropoda dei post “di terza o quarta mano”. Purtroppo, la maggioranza dei siti di divulgazione scientifica è formata da produzioni di terza o quarta mano, ovvero, articoli tratti dalla lettura di comunicati stampa, ma non basati sull'articolo scientifico originario, oppure, nella peggiore delle situazioni, una mera traduzione o copia-incollatura di notizie scientifiche (di seconda o terza mano) prodotte da altri.

Perdonate la brutalità, ma considero il giornalismo scientifico di terza e quarta mano una delle cause del generale declino e abbrutimento della comunicazione scientifica online. Vista la facilità con cui si può copiare e incollare il testo di una pagina online, facilità ed immediatezza che non è possibile quando si produce un articolo di prima o seconda mano (che richiedono la lettura, elaborazione e realizzazione dell'articolo traendolo da materiale prodotto dalla popolazione 1), è evidente che, alla grande scala delle relazioni possibili online, vince sempre la comunicazione di terza e quarta mano. E siccome all'aumentare della “mano” diminuisce la accuratezza del lavoro, è inevitabile un progressivo calo nella qualità della comunicazione col diffondersi del far notizie col “copia-e-incolla”. La qualità perde sempre nella competizione contro la quantità, e l'unico modo per impedire che soccomba è agendo attivamente e intenzionalmente nell'arginare la diffusione della comunicazione di terza e quarta mano.
Come? Boicottando le fonti di terza e quarta mano, e sostenendo economicamente le fonti di prima e seconda mano. Purtroppo, di questo si parla poco, e si agisce ancora meno. La rete appiattisce tutto e amalgama le differenze, a scapito dell'eccellenza e del lavoro serio, anche nella discussione su questo tema.
Questo è un discorso personale, ma vale sicuramente per molti altri in situazioni analoghe alla mia.
Scrivere di scienza in modo rigoroso e accurato (senza perdere di vista la leggerezza ed il tono colloquiale con cui, alla fine, tento di tenere il blog) richiede tempo ed energie. Io stesso, da qualche anno, sto valutando sempre più se abbia senso continuare con un blog che mi prende tempo ed energie e non mi ritorna quasi nulla, a parte il piacere della scrittura e qualche simpatica stretta di mano quando qualcuno mi dichiara di essere "un lettore del suo blog”.
Il calo di produzione del blog è anche un effetto di queste riflessioni. Quando il “chi me lo fa fare?” si insinua nella testa, cresce la voglia di farlo tacere appagando il suo disfattismo. Mi domando se abbia senso persistere nella produzione di testi che poi sono amalgamati e diluiti nel grande mare del copia-e-incolla, popolato da una quantità soverchiante di prodotto immediatamente fruibile ma che è qualitativamente molto più basso di quello che tenti di produrre. Mi soffermo a valutare se non sia più saggio chiudere con questa esperienza, per – forse – aprirne una dove mi senta anche incentivato a lavorare nella divulgazione scientifica con la consapevolezza che il merito e la qualità siano comunque dei criteri di selezione, che siano, detto brutalmente, pagati e appagati. Mi chiedo se e quanto sia giusto che io pretenda un qualche ritorno per il mio lavoro di scrittura, e se questo ritorno sia un prezzo che il lettore di qualità è disposto a pagare.
Temo in risposte negative a tutte le domande.

Se membri della popolazione 3 hanno opinioni interessanti da pubblicare, sono benvenuti.

11 commenti:

  1. Potrebbe non essere banale.
    Se aprissi un canale Youtube, penso potresti raggiungere molti più membri della popolazione 3 rispetto che con il blog.
    -Francesco Donati

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    1. Sì, un amico mi aveva proposto l'opzione "youtuber".
      La questione è se ciò non comporterebbe una morte di Theropoda e la sua trasformazione in qualcosa che non è.
      Resto ancora dell'idea che leggere un concetto sia più significativo che guardarlo/ascoltarlo.
      Inoltre, dettaglio non da poco, io non mi vedo come "youtuber".
      Oppure sarebbe solamente una appendice del blog?
      Sono opzioni da valutare.

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  2. è una questione delicata. provo a dare la mia risposta alle tre domande:
    1) molto difficile da valutare. è vero che il tuo blog diventa fonte di informazione di terza e quarta mano, ma per almeno alcuni lettori rimane quello che è: non mi sognerei mai di rimasticare malamente quello che posso apprendere da theropoda per riversarlo frainteso in un contenuto pseudo personale. al massimo, come sai, ho linkato una pagina del blog.
    Anche in questo caso si tratta di qualità vs quantità... è probabile che nella maggior parte dei casi non vada come vuoi, ma un piccolo zoccolo duro di lettori che si attengono alla fonte secondaria o primaria si forma, si trasforma (leggendo il tuo blog e interagendo con te è cambiata la mia percezione di tutto il lavoro scientifico, così come anche la consapevolezza dei miei limiti personali).
    sul chi me lo fa fare, la risposta l'hai solo tu, ma credo che in questa modalità non durerai a lungo: nel mio campo professionale ho fatto il divulgatore appassionato per una ventina d'anni, adesso ho smesso, non ne ho più voglia, ho bisogno di tempo per il mio lavoro e per altri progetti che mi stanno a cuore.
    2) Per quanto sia affezionato (e molto) al blog, si, è possibile che sia più saggio un tentativo alternativo. Potrebbe essere un salto di qualità per la tua attività di divulgatore, potrebbe essere l'occasione per capire veramente se hai ancora voglia e tempo da investire in questo tipo di attività a prescindere da eventuali rientri economici (potresti averne, ma valutare che comunque preferisci investire il tuo tempo e le tue energie in progetti di ricerca)
    3) non è giusto, è sacrosanto. sei un professionista con una formazione robusta e preziosa che richiede e ha richiesto un investimento cospicuo in termini di tempo, energie e risorse economiche per realizzarsi ed essere mantenuta al passo con lo sviluppo della tua disciplina. Il lavoro è sacro e va pagato. Se mi chiedessi un abbonamento annuale al blog lo pagherei, così come pago volentieri per un bel libro (di qualsiasi tipo).
    Non sono sicuro di essere un lettore di qualità, ma, sul piano strettamente personale, ti ho già risposto (compro "le scienze" tutti i mesi da almeno 15 anni, spesso con il libro allegato, e credo che la rivista non valga il tuo blog), ma credo che diversi lettori sarebbero d'accordo con me. non so quanti, ma non so neanche quante persone leggano il blog, al di là dei nomi che riconosco e leggo periodicamente...

    scusa la prolissità

    Emiliano

    ps lo youtuber no però, ti prego, no...

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  3. Ciao Andrea,
    Hai centrato in questo tuo articolo il problema fondamentale dell'informazione su internet: l'amalgamazione delle informazioni.
    In realtà questa amalgama non è omogenea, su un determinato argomento ci sono informazioni che emergono rispetto alle altre e questo purtroppo non è dettato sempre dall'autorevolezza della fonte o dalla qualità dei concetti espressi, ma da quanto si è riusciti a essere "ruffiani" con i motori di ricerca.
    Questa parola "ruffiani" vuole racchiudere tutte le best practice di SEO e web marketing abitualmente utilizzate dai siti internet per raggiungere più persone possibili.

    Premesso questo, vedo nel tuo blog un largo margine di miglioramento a livello di ottimizzazione dei contenuti, per permettere ai tuoi articoli di emergere nel mare degli articoli scientifici sulla paleontologia. E vista l'indiscussa qualità dei contenuti, gli interventi sarebbero esclusivamente tecnici e di forma.
    Inoltre, nel tuo caso, adotterei queste tecniche non per una becera espansione "a macchia d'olio", ma cercando di realizzare l'obiettivo più nobile della SEO: collegare i contenuti giusti con il pubblico giusto.

    Una volta realizzato questo primo step, si aprirebbe la porta a un eventuale monetizzazione del traffico sul blog attraverso banner pubblicitari mirati (mirati mi raccomando.. non a tappeto...).
    Questo secondo me non vuol dire svendersi, ma anzi, rafforzare la qualità del lavoro e aumentare il bacino di utenti che potrebbero leggere fonti autorevoli e di qualità senza dover passare (a causa della non conoscenza della fonte) per articoli di quarta o quinta mano.

    Anche perché, fatta 100 la totalità dei fruitori del tuo blog, ritengo che la popolazione 3 superi il 60/70%; in italia o nel mondo, i membri della popolazione 3 rappresentano la quasi totalità... Direi che il margine di crescita è evidente e le soddisfazioni che si possono trarre sono direttamente proporzionali.

    P.S. Lo youtuber no dai.. no....

    Roberto

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  4. Ringrazio tutti per i commenti.
    E non preoccupatevi, è la fisiognomica del blogger a rendere l'opzione youtuber pura fantascienza. Io adoro parlare ad un pubblico di una conferenza o come ospite in qualche circolo culturale, ma non ho alcun interesse (né passione) a parlare davanti a una webcam. Su internet scrivo, dal vivo parlo.

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  5. PS: Roberto, mi pare di capire che te ne intendi (sicuramente molto più di me) a proposito di "sfruttamento" della visibilità online.
    Sto leggendo alcune cose ispirate dalle tue parole, se non altro per capire se e come sia questo "margine di miglioramento" di cui parli.

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    1. Perfetto Andrea,
      Come vedrai, soprattutto in questo campo, sul web trovi di tutto e di più. Per rendere la tua ricerca un po più mirata mi focalizzerei inizialmente su queste aree:
      - sottoscrivere tuo dominio personale
      - rendere "amichevoli" gli url (da questo lato blogspot fa già un buon lavoro)
      - capire su quali parole chiave concentrarsi a per indirizzare sui tuoi contenuti
      - categorizzare le parole chiave in base al pubblico target (articoli più scientifici, altri più leggeri ecc...)
      - creare TAG/categorie per orientare il visitatore e i motori di ricerca su parti adatte alle loro conoscenze/interessi
      - rendere il template responsive (utilizzabile bene sui dispositivi mobile)

      Per altre info chiedi pure, con tutte le informazioni che mi hai dato tu su questo blog sarei comunque sempre in debito!

      roberto.morini86@gmail.com

      Roberto

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  6. This is a difficult and tricky issue.

    I agree with the part about the common journalism doing an awful job at scientific divulgation; and this is expected since ordinary journalism sells news, and an article about a new dinosaur species is more commercial than one about an extinct cod. So new dino will get more attention from ordinary media than new cod.
    But if we want to bring attention to our work subject we need to spread our knowledge. My experience in my college (UFJF-Brazil) is that we have very qualified researches that the works are recognized in a National end even International level but the city population doesn't have any idea of it because most researches don't do any kind of scientific communication work, so they are forgotten and seen by the general public as useless. And as consequence of this* lack of communication people do not care for science and in this century 7 building related to intellectual heritage burned down. (*there are more motives, but I am skipping those).
    So if we let only the regular media do the scientific divulgation and the researches ignore this aspect; things tend to end in flames. So I do think you need to keep your work; you have one of the most reliable sources on dinosaurs available in the internet (out of papers of course) and you are followed by many armature paleontologists or people that intent on becoming one. Quitting your blog would be a big lost since there are very few paleontologist doing the same job you do here, and left space open for crazy dudes as Peters do false/very contestable scientific divulgation. Few people as prepared as you to talk about new information published on Theropods; so quitting would be a huge loss for those that only have access to the few open researches like you.

    What I wanna say (forgive me if I sound rude) is that you can’t abandon doing your scientific communication work. I am only starting my graduation and I’m trying to do my part with a small page (partially inspired by the work you developed here) because I realized that if we don’t do this a century of research may be burned out cause people are ignorant and do not know the value of science. So especially someone like you that has developed an internet reputation and has inspired people with the work you done here CAN’T quit now.
    Take the last paragraph in a lyric sense. Course I can’t obligate you to keep this project, but I can ask you please to don’t stop doing it, the work you developed here is aaaaaawsome and I and many other paleontology students/enthusiasts in the internet would miss it. I understand doing this isn’t the most rewarding experience since many of us readers forget to give you some feedback on your work (shame on us), but we do appreciate and love your work in here.

    Things may have gotten confused in the end but it could be summarized in “there are people that love this blog, pls don’t stop”.

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  7. Ritengo corretto pagare la mia quota per leggere il blog.

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  8. Andrea, se posso permettermi, non cambiare nulla.

    Spero solo che tu riesca a divertirti nello scrivere e che anzi riesca a goderti il piacere della scrittura.
    Questo è quello che più conta, una cosa fatta bene E con il piacere di farla serve sempre, non solo per noi affezionati lettori.

    Se incontri un periodo in cui non senti il bisogno di scrivere fai altro, noi spereremo che ti torni voglia.
    E, come la volpe addomesticata del piccolo principe, saremo molto felici quando ti vedremo tornare.

    Avrei altre 1000 cose da dire, ma in fin dei conti per metà potrebbero sembrare banalità senza senso.

    Valerio

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