11 gennaio 2016

Il Re dei Sauri Battaglieri – Prologo

Foto scattata da Aldo Bacchetta il 6 dicembre 2014 a Touil el Mhahir. A sinistra, il vostro blogger assieme a Germano Mignani. A destra, Fawsi Mnasri. Un'ora dopo questa foto, saremmo stati tutti nello medesimo punto...

Questa serie di post è la prima dedicata ai risultati della spedizione italo-tunisina nel Governatorato di Tataouine svoltasi dal 28 novembre al 08 dicembre 2014, ed alla quale ho partecipato in qualità di paleontologo dei vertebrati. La nostra spedizione è stata coronata da grande successo, e tra tutto il materiale scoperto, era doveroso partire dal pezzo forte, che, nella migliore tradizione delle spedizioni scientifiche, è stato scoperto per ultimo...
Prima ancora di inoltrarmi con piacere nei dettagli squisitamente scientifici, apro con un prologo un po' romanzato, semi-serio, qualcosa che potreste vedere nei primi 10 minuti di un vecchio film di Spielberg, come “Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo”.



Era una mattina ventosa e piuttosto fredda, per gli standard nordafricani, quella del 6 dicembre 2014: la penultima giornata della spedizione italo-tunisina che da due settimane esplorava le aride vallate nell'estremo sud della Tunisia. Avevamo raggiunto la località di Touil el Mhahir, 50 km a sud-ovest di Tataouine, intorno alle 9, e ci eravamo divisi in piccole squadre di 2-3 persone l'una, per fare prospezione (letteralmente: gironzolare con lo sguardo rivolto a terra, cercando fossili). Era la prima volta che un gruppo di studiosi esplorava le aride depressioni di questa località tunisina, e l'esatta geologia e stratigrafia del sito non era chiara. All'orizzonte, la sella montuosa di El Mra, il sito-tipo di Tataouinea hannibalis che avevamo visitato alcuni giorni prima, ci diceva che oggi eravamo più in basso rispetto all'Aptiano-Albiano, quindi in livelli più antichi.
Ma più antichi di quanto? Questa era una della domande che la squadra era chiamata a risolvere.
Assieme a Germano Mignani (il “mitico Germano”) mi ero incamminato per qualche chilometro a nord-ovest del campo base, seguendo una serie di basse creste gessose.
La mattina non prometteva bene. Dopo un'ora e mezza di sali-e-scendi lungo le creste, non avevamo trovato un singolo frammento osseo. Qualche legno fossile, spesso incrostato di gesso, ma niente ossa. Decidemmo quindi di scendere le creste per puntare verso la vasta depressione centrale che si stagliava tra noi e alcune basse colline dove gli altri gruppi stavano prospettando.
Scendemmo lungo una lingua argillosa che si proiettava verso nord.
Nel punto in cui la pendenza si faceva orizzontale, notammo dei frammenti ossei che emergevano dal terreno. Le ossa non erano sparpagliate a caso, ma descrivevano una lente lunga circa un metro. Provai a scavare intorno con un piccolo scalpello, ma non ne ricavai gran che: in quel momento né io né Germano avevamo un martello o altro per scavare in modo decente. Decidemmo quindi di segnare le coordinate del punto con il nostro GPS e ci incamminammo verso il campo base dove stazionavano i veicoli per prendere qualche attrezzo da scavo migliore ed eventualmente chiamare uno dei ragazzi per scavare con noi.
Ci incamminando verso i veicoli.
Eravamo a circa un chilometro dal campo base, quando sentii, trasportata dalla cristallina aria del deserto, la voce di Luigi “Jerri” Cantelli, che mi stava chiamando. Individuai le sagome di Jerri e altri membri della spedizione che si stavano incamminando verso nord-ovest. Anche i veicoli erano in movimento, diretti verso la stessa direzione. Per spostare i veicoli dal punto in cui erano parcheggiati doveva esserci un motivo molto importante.
Jerri continuava a chiamare il mio nome. La faccenda pareva seria.
Vi riporto quel nostro dialogo:

Jerri: “Andreaaaaa!”.
Andrea: “Cosaaaa?”.
Jerri: “Messaggio da Federicooo: Qualunque cosa stai facendo, interrompila e raggiungilooo!”.
Andrea: “Doveeee?”.
Jerri: “Segui il fuoristradaaa!”.
Andrea: “Motivoooo?”.
Jerri: “Sche-le-tro. Ar-ti-co-la-tooo!”.
Andrea: “[CENSURA: quando si trova uno scheletro articolato si tende ad esclamare qualcosa di poco professionale]!!!!”.

Raggiungemmo velocemente il luogo in cui tutti stavano convergendo. 
Il vostro blogger assieme a Fawsi, nel punto in cui emerge lo scheletro. (Foto di Aldo Bacchetta).

Era una ampia spianata perfettamente orizzontale, non molto lontano dal sito esplorato con Germano. Sul posto, Federico Fanti e gli altri membri della spedizione erano chini a terra, intenti a scavare. Tutto intorno a loro, per un diametro di circa 10 metri, emergevano dozzine e dozzine di frammenti di ossa. Era una versione in grande dell'insieme di ossa che avevo scoperto con Germano meno di un'ora prima. Questa seconda associazione di ossa era stata scoperta poco prima da Fawsi Mnasri, dell'Office Nationale des Mines di Tunis, con il quale avevamo esplorato tutti i siti nei precedenti dieci giorni. Si riconoscevano chiaramente alcune coste dorsali ancora articolate, spesse due dita: non si poteva sbagliare, erano i resti di un grosso vertebrato, quasi sicuramente un rettile.

Si inizia a rimuovere il sedimento dalle ossa che emergono. Da sinistra, in senso orario: Federico Fanti, Andrea Cau, Aldo Bacchetta, Jacopo Carlet, Luana Angelicola e Sara Cafaggi.
 
Era da capire quale tipo di rettile fosse: quel genere di lavoro che, in quelle due settimane, era richiesto proprio a me. Mentre gli altri continuavano a scavare, io giravo intorno a loro, osservando i frammenti che mano a mano emergevano dal terreno sabbioso. Quanti individui erano presenti in questa associazione di ossa? La grande quantità di ossa faceva pensare ad un accumulo di scheletri... Jacopo Carlet, uno degli studenti che era con noi, stava rimuovendo il sedimento attorno ad un insieme di ossa allungate che formavano una “U” ampia una sessantina di centimetri. A prima vista, le ossa parevano altre coste. Poi, iniziò ad emergere una ulteriore serie di ossa, perpendicolari alla “U”, che si proiettava in avanti, ma sempre in continuità con le prime ossa. Questa seconda serie di ossa non aveva la forma delle coste... Un osso del bacino? Non era una spiegazione convincente... L'altra opzione era però troppo bella per lasciarmi sedurre così velocemente... Ma mentre i ragazzi continuavano a rimuovere il sedimento da quella strana forma, io la vidi emergere. Non avevo più dubbi. Era proprio quello che speravo fosse. Per la prima volta, dopo più di cento milioni di anni, emerse una forma inconfondibile, una cavità arrotondata circondata da ossa piatte e finemente ornamentate, che mi fissava minacciosa: un'orbita. Un cranio! Un cranio articolato!

Federico (in alto) e Jacopo (in basso) mentre rimuovono il sedimento dal cranio. Si riconosce l'arco postorbitale (freccia verde), l'orbita (freccia rossa) ed il contatto mascellare-nasale (freccia azzurra). (Foto di Andrea Cau).

Era proprio quello che speravo: un enorme cranio articolato! Un enorme cranio articolato... di un coccodrillo!

Io, Federico, Germano e Jacopo mentre rimuoviamo il sedimento dal muso del coccodrillo. In primo piano, la regione temporale del cranio. (Foto di Jerri Cantelli).

Sembrava proprio che il cranio fosse allineato alla serie di coste dorsali poste qualche metro sulla destra. Possibile che tutte le ossa presenti appartenessero ad un singolo, enorme, scheletro?
Un enorme cranio articolato di un coccodrillo di dimensioni notevoli!

[Flashback: Nel corso dei giorni precedenti, avevamo esplorato vari siti di età Aptiana-Albiana, rinvenendo tantissimi resti isolati di coccodrillo. Gli osteodermi ed i frammenti del tetto cranico più o meno diagnostici erano la grande maggioranza, al punto che ormai avevo coniato la risposta standard alla maggioranza delle domande che gli altri membri della spedizione mi rivolgevano per avere una identificazione dei resti appena scoperti:



“Un altro stupido coccodrillo”.



A due giorni dalla fine della spedizione, avevamo interi sacchi di pezzi di coccodrillo, anzi, di stupido coccodrillo, e difatti ormai nemmeno mi fermavo a raccoglierli quando li incontravo. Ero stufo di trovarmi tra le mani frammenti di osteoderma e pezzetti di cranio. Non fraintendete, è bellissimo rinvenire i resti fossili di un rettile mesozoico, ma dopo 12 giorni che accumuli centinaia di frammenti di osteoderma e tetto cranico difficilmente diagnosticabile, ne hai la nausea...]

Germano si avvicinò e mi chiese se anche questo potevamo classificarlo come uno “stupido coccodrillo”.
“Questo è un simpatico coccodrillo”, gli risposi sorridendo.

La squadra al completo si mette in posa assieme al cranio del coccodrillo appena liberato dal sedimento.


Ma che tipo di coccodrillo? Di tutto questo, parlerò nel prossimo post.

4 commenti:

  1. Complimenti!!!!
    Non vedo l'ora di finire la serie di post.

    Valerio

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  2. aldo luigi bacchetta11/1/16 22:52

    Finalmente, un anno che sogno " studidi coccodrilli"......allora e' vero, un nuovo e simpatico coccodrillo!! meraviglioso, contentissimo di aver partecipato, un bravissimo a tutti!!

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    1. Grazie a te, Aldo. Il merito è anche tuo!

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  3. Eh, questi topi di biblioteca che fanno scoperte solo tra il materiale impolverato dei musei. ;)
    Che smacco e che soddisfazione. Il tempo dà sempre la risposta giusta a tutto. Ancora auguri!

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