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07 maggio 2019

Quattro Regole per la Paleoarte


Ho pubblicato su Facebook e Twitter questa provocatoria lista di “Regole della Paleoarte”:


First Rule of Paleoart: all depictions are and will always be inaccurate.

Second Rule of Paleoart: The First Rule is not an excuse for more inaccuracy.
Third Rule of Paleoart: Paleoart is a contingent and historically determined process: learn from the past and respect it.
Fourth Rule of Paleoart: Be quiet and take it easy.



Penso sia doveroso spiegarne il significato, dato che – sicuramente – saranno fraintese.

Prima Regola della Paleoarte: Tutte le rappresentazioni sono e saranno sempre inaccurate.

Non importa quanto dettagliata scientificamente sia la vostra fonte di ispirazione, perché la quantità di dettagli relativi al vostro soggetto che non potete conoscere e che non conoscerete mai supera di vari ordini di grandezza il dettaglio del vostro lavoro paleoartistico. La accuratezza paleoartistica è quindi una illusione, una chimera ed una mera astrazione.
Questo significa che qualsiasi presunzione di aver realizzato “la più accurata” forma di paleoarte è del tutto infantile e vana, dato che si illude di aver raggiunto uno standard che, in ogni caso, è una parziale approssimazione (spesso del tutto arbitraria) di cosa sia effettivamente “accurato”.


Seconda Regola della Paleoarte: La Prima Regola non è una scusa per maggiore inaccuratezza.

Il fatto che la accuratezza assoluta sia irraggiungibile non costituisce una scusa per non puntare comunque alla massima accuratezza relativa possibile. Ignorare fonti di informazione anatomico-funzionale, ambientale (o anche le basilari leggi della fisica), nel nome di un lassismo pigro, non è tollerabile, ed anzi, rappresenta il marchio principale della paleoarte mediocre.


Terza Regola della Paleoarte: La Paleoarte è un processo contingente determinato storicamente: dobbiamo imparare dal passato e rispettarlo.

Conseguenza delle Prime Due Regole è che la Paleoarte potrà sempre migliorare e crescere, e che avremo sempre da imparare riguardando le fasi passate della paleoarte. Il passato può e deve essere superato, ma va anche rispettato, in quanto rappresentazione di un altro momento ugualmente valido e determinato come lo è il presente. Questa regola insegna l'umiltà: prima o poi, anche la paleoarte di oggi sarà storia passata. Rispetta chi ti ha preceduto se vuoi essere rispettato da chi ti supererà.


Quarta Regola della Paleoarte: Sta zitto e calmati.

La paleoarte è rappresentazione visiva. Il messaggio del paleoartista deve essere quello della sua opera. Quando un paleoartista spende troppo tempo a parlare della sua opera, del come la ha realizzata, del perché e del per come la abbia voluta in quel modo, sta fallendo come paleoartista. Quando il paleoartista vuole recitare la parte del teorico, o del filosofo della paleoarte, sta abdicando dal suo vero compito: creare paleoarte. La tua opera deve parlare per te, e se tu non puoi fare a meno di parlare per lei, allora devi ammettere che sei un paleoartista mediocre. Questa regola, che sicuramente sarà la più dura da recepire e la più fraintesa, è un invito ai tanti teorici della paleoarte che riempiono di parole internet, a tacere, a tornare davanti alla tela/tavoletta/foglio/creta e a creare, a produrre opere che possano esprimere le loro parole meglio delle stesse parole.
Noi ricordiamo i grandi paleoartisti per quello che hanno realizzato, non per le parole che hanno scritto. Noi che amiamo la paleoarte siamo stati ispirati dall'opera rivoluzionaria, innovativa, originale, stupefacente, immaginifica, non certo da una narrazione sul senso del fare paleoarte.
Online, vedo troppe battaglie verbali, troppe invettive, troppe guerre di religione, intorno alla paleoarte, da parte di più o meno qualificati “paleoartisti” della rete.
A tutti questi io dico: calmatevi e tornate a fare quello che a parole sostenete di essere: se siete dei paleoartisti, dovete parlare attraverso la vostra opera, e non a suo nome.
Tacete, calmatevi e create. Se la vostra opera saprà parlare per voi, avrete reso il miglior favore alla paleoarte.



Aderendo alla Regola4, i commenti per questo post sono disabilitati.

27 aprile 2019

Xingtianosaurus: un caudipteride?

Olotipo di X. ganqi (da Qiu et al. 2019).

Qiu et al. (2019) descrivono uno scheletro parziale di theropode dalla parte intermedia della Formazione Yixian e istituiscono un nuovo taxon: Xingtianosaurus ganqi.
L'unico esemplare di Xingtianosaurus è privo di testa, manca di buona parte della colonna presacrale e della parte distale della coda, e non preserva i coracoidi. 
Le vertebre dorsali intermedie sono pneumatizzate. Le caudali non si allungano nella parte distale della coda, condizione simile a oviraptorosauri e therizinosauroidi. Lo sterno è ampio ed ossificato, con una marcata concavità laterale, la scapola è riportata essere più corta dell'omero ma è incompleta, quindi è difficile determinarne la lunghezza totale. L'omero è parzialmente preservato e sembra privo del prominente tubercolo mediale tipico di molti maniraptori. L'ulna è piegata posteriormente, e la mano presenta un carpale semilunato, caratteri tipici dei pennaraptori. Il carpale semilunare non ricopre completamente né il primo né il secondo metacarpale. Lo scafolunare ha un angolo radiale relativamente acuto, condizione che differenzia questo taxon dagli oviraptorosauri e dagli uccelli più derivati. Un piccolo carpale potrebbe essere l'ulnare. Il terzo metacarpale è parzialmente ossificato prossimalmente. La mano ha proporzioni tipiche da maniraptoro, con il secondo ungueale più ampio del primo, ed il terzo ridotto. La presenza del terzo ungueale differenzia questo taxon da Caudipteryx (che è funzionalmente didattilo). L'ileo ricorda gli oviraptorosauri basali nell'avere un lungo processo preacetabolare con un uncino lobato, ed un processo posteacetabolare ridotto ed acumunato. Il peduncolo pubico tuttavia è più simile ai paraviani, in quanto più lungo dell'acetabolo. Il pube è esposto anteriormente e manca della parte distale. L'ischio è privo di curvatura (a differenza di quanto riportato nel testo) ed ha il processo otturatore in posizione terminale: questo è un mix di caratteri simili ai paraviani piuttosto che agli oviraptorosauri. La gamba è poco diagnostica, ma apparentemente è priva di arctometatarso (anche nella forma incipiente), ma non mostra alcuna particolare affinità con qualche clade di Maniraptora, aldilà delle caratteristiche generali dell'intero clade.
Qiu et al. (2019) svolgono due analisi filogenetiche, una generale alla scala di Coelurosauria, ed una più focalizzata in Oviraptorosauria, il clade in cui Xingtianosaurus risulta nella prima analisi. La seconda analisi colloca il nuovo taxon alla base di Caudipteridae.
A giudicare dalla lista di caratteri "anomali" per un oviraptorosauro che ho elencato sopra, questo risultato mi lascia scettico.
Immesso in Megamatrice, Xingtianosaurus risulta il sister taxon di Pennaraptora (= Oviraptorosauria + Paraves). Per posizionare il nuovo taxon in Oviraptorosauria occorre aggiungere tre steps, ed in quel caso, Xingtianosaurus risulta un "Protarchaeopterygidae". Per collocarlo in Caudipteridae, occorre aggiungere altri 2 steps: pertanto, con 5 steps di differenza rispetto alla posizione esterna a Oviraptorosauria, io resto scettico sullo status caudipteride di questo theropode. Al tempo stesso, è plausibile che la posizione attuale sia viziata dalla mancanza del cranio (che risolverebbe immediatamente l'interpretazione pro o contro Caudipteridae): per questo motivo, la prudenza mi dice di limitare la classificazione di questo nuovo taxon a Maniraptora incertae sedis.

Bibliografia:
Rui Qiu, Xiaolin Wang, Qiang Wang, Ning Li, Jialiang Zhang, Yiyun Ma (2019). A new caudipterid from the Lower Cretaceous of China with information on the evolution of the manus of Oviraptorosauria. Scientific Reports. 9: 6431. doi:10.1038/s41598-019-42547-6

13 aprile 2019

Imperobator: né gigante né (probabilmente) paraviano

L'unica foto con cui abbiamo conosciuto Imperobator per più di 10 anni (fonte).

In un post che scrissi dieci anni ed una settimana or sono (come passa il tempo!), discussi brevemente la posizione filogenetica di un paraviano frammentario rinvenuto in livelli del Maastrichtiano inferiore dell'Isola di Ross (Antartide). L'esemplare era stato fino ad allora descritto molto brevemente e interpretato come un possibile dromaeosauride. La versione di quel tempo lontano di Megamatrice collocò l'esemplare nella parte basale di Dromaeosauridae, senza risolverlo ulteriormente (risultato atteso, dato che l'esemplare è molto frammentario).
Ely e Case (2019) rivalutano le affinità dell'esemplare, ne confermano l'unicità, e lo elevano a olotipo di una nuova specie: Imperobator antarcticus. Gli autori confermano la loro ipotesi originaria sullo status paraviano di Imperobator, ma non risolvono la sua posizione nel clade. Va notato che l'analisi usata da Ely e Case (2018) ha tutti i caratteri impostati come non-ordinati, sebbene sia una versione della matrice del Theropod Working Group, che è basata su caratteri ordinati. Esplorando il risultato della loro analisi, noto che Imperobator si colloca in tre posizioni alternative in Paraves: come anchiornithino, come eudromaeosauro, o come troodontide basale. Pertanto, quella matrice è probabilmente non in grado di risolvere questo taxon aldilà di Paraves. Un fattore da rimarcare è che i resti dell'esemplare (in gran parte, resti incompleti della caviglia, dei metatarsi e qualche falange del piede) sono di difficile interpretazione, ed io non sono compeltamente concorde con alcune identificazioni fatte dagli autori.
Ad esempio, l'elemento interpretato come la parte distale della fibula fusa al calcagno, potrebbe essere la parte distale della fibula solamente, con l'espansione distale che è molto marcata. In quel caso, la fibula potrebbe suggerire uno status esterno a Coelurosauria. In generale, la collocazione in Paraves di Imperobator dipende da quanto affidabile sia la interpretazione delle parti preservate. A parte il possibile caso della fibula fusa al calcagno, comunque, assumo la descrizione di Ely e Case (2019) come base di partenza per qualsiasi discussione su questo taxon, sebbene io preferisca non codificare alcuni elementi descritti dagli autori, ma non illustrati.
Se confrontato solamente con i paraviani, Imperobator è molto peculiare, sia per la posizione stratigrafica e geografica, oltre che per le dimensioni stimate (rientrerebbe nel range dei massimi paraviani mesozoici, come Austroraptor e alcuni dromaeosaurini, sebbene questo sia discutibile, come nota M. Mortimer). Ho quindi ricodificato Imperobator nuovamente in Megamatrice (lo avevo rimosso in attesa di una ridescrizione formale, ovvero, in attesa di oggi).
Esso risulta un Avetheropoda di posizione incerta: tra le varie posizioni in cui è collocabile, potrebbe essere sia un allosauroide che un therizinosauroide. Notare che in questa analisi non ho messo in discussione l'interpretazione della fibula-calcagno, ma qualora fosse confermato il mio sospetto, una collocazione non-coelurosauriana sarebbe ulteriormente rafforzata.
"Ma come?" direte voi, "e l'affinità paraviana o eventualmente dromaeosauride?". L'analisi usata da Ely e Case (2019) è limitata a Coelurosauria, e quindi impone di testare solamente possibili legami coi coelurosauri. Questo spiega le eventuali affinitià con i dromaeosauridi, specialmente quelli derivati che hanno "perduto" numerosi caratteri legati all'arctometatarso tipici della maggioranza dei coelurosauri derivati. Alcuni caratteri "da dromaeosauride" come il solco estensorio nel terzo metatarsale, sono presenti anche in altri cladi non-paraviani (come alcuni tyrannosauroidi), quindi non sono prove definitive di uno status paraviano. Ritengo quindi che la collocazione di Imperobator sia troppo suscettibile di variare in funzione di come si interpretano i resti noti e di quanto ampia sia la campionatura di taxa per il confronto.
Ritengo quindi onesto classificarlo come Tetanurae incertae sedis in attesa di nuovi resti.


Bibliografia:
Ricardo C. Ely and Judd A. Case (2019) Phylogeny of a New Gigantic Paravian (Theropoda; Coelurosauria; Maniraptora) from the Upper Cretaceous of James Ross Island, Antarctica. Cretaceous Research doi: https://doi.org/10.1016/j.cretres.2019.04.003Â

04 aprile 2019

La Guerra Mondiale (o Italica) Virtuale e l'Evoluzione Reale

Ad eccezione della Corea del Nord (che occupa quella del Sud), il mondo è diviso in Paraguay e Antartide.



Alcuni giorni fa, mi sono imbattuto in una pagina Facebook, la quale a sua volta rimanda a un sito, WorldWarBot 2020: la pagina Facebook fa riferimento alla versione “italica” di un gioco automatico che sulla pagina “madre” si sviluppa anche a scala “mondiale”. Il gioco in questione pare essere una versione robotizzata del Risiko, il gioco da tavolo in cui i giocatori cercano di conquistare i territori dei loro avversari sopra una mappa mondiale. Nella versione “italica”, i territori corrispondono alle province italiane (che sono circa un centinaio, al netto di eventuali ma mai chiarite riforme del loro status). Sebbene i due giochi siano sostanzialmente identici, farò riferimento alla versione “italica” nel corso del post. La pagina Facebook sta avendo un certo successo, principalmente per il fatto che alimenta uno degli sport più antichi in Italia, il campanilismo e lo sfottò contro le provincie limitrofe.
Qui, invece, parlerò di questo gioco per le implicazioni evoluzionistiche che esso suscita alla mia mente malata di paleontologo.

Il gioco è basata sul seguente algoritmo.

Si parte con tutte le province, ovvero, con un centinaio di territori ognuno dei quali ha il nome del rispettivo capoluogo. Per chiarezza, chiamo “territorio” l'areale geografico così come definito all'inizio del gioco, e “Provincia” il nome del capoluogo che “governa” tale territorio. Sebbene all'inizio del gioco “Province” e “territori” corrispondano in modo bi-univoco (ad ogni territorio corrisponde una sola provincia e vice-versa), col progredire del gioco questi due termini non definiscono più le medesime entità.
Il gioco consiste in una serie di repliche della seguenza sequenza:

  1. Viene scelto un territorio a caso. [All'inizio, come ho scritto, tale territorio corrisponde all'intero areale di una Provincia].
  2. Dall'area di quel territorio si calcola il centroide, ovvero il punto di coordinate determinate dalla media delle coordinate di tutti i punti di quel territorio.
  3. Si identificano i centroidi degli altri territori che non siano parte della medesima Provincia.
  4. Si sceglie il centroide più vicino.
  5. Si annette tale territorio alla Provincia (che ora è formata da due territori).
  6. Si ripete l'intera procedura dal punto 1.

Il gioco procede ad oltranza.

Nel momento in cui sto scrivendo il post, la situazione italica è la seguente.
I colori corrispondono alle Province ancora in gioco. Notate subito che la grande maggioranza delle Province iniziali si è estinta, e che l'estensione delle Province rimaste è piuttosto eterogenea.

Ci sono alcune interessanti considerazioni da fare:

1- Ogni ripetizione della sequenza corrisponde alla cessione di un territorio da una Provincia ad un'altra.
Tuttavia, questa procedura invariante alla scala dei territori ha delle implicazioni radicali per le Province: siccome all'inizio del gioco tutte le Province sono formate da un solo territorio, risulta che la prima parte del gioco consiste in una rapida estinzione di una parte significativa delle Province, e l'allargamento delle Province rimanenti. Se una Provincia è infatti ridotta ad un solo territorio (come lo sono tutte all'inizio) la perdita di quel territorio equivale all'estinzione della Provincia.

2- Ne resterà soltanto Una.
Dato un tempo infinito, il gioco porterà presto o tardi una singola Provincia ad occupare l'intera Italia. Ciò è una mera conseguenza del fatto che ad ogni sequenza, ogni Provincia può subire una sola delle due opzioni: persistere o sparire. La prima opzione è reversibile, mentre la seconda è irreversibile. Ovvero, persistere oggi non implica persistere domani, mentre sparire oggi significa sparire per sempre: con un tempo infinito a disposizione per il gioco, tutte le Province (tranne l'ultima che non avrà nessuno contro cui combattere) sono quindi destinate inesorabilmente a scomparire.

3- Le dimensioni contano.
Sebbene la probabilità che un territorio sia attaccato è sempre uguale per tutti (sono scelti a caso ad ogni replica), la probabilità di una Provincia di essere coinvolta in un conflitto è proporzionale al numero di territori che ha occupato. Questa legge asimmetrica (per cui un fenomeno neutro alla scala territoriale ha conseguenza alla scala provinciale proporzionale alla dimensione della Provincia) non è altro che una proprietà emergente delle Province, che fa sì che esse siano soggette ad una dinamica evolutiva differente da quella dei territori.
Corollario di questa legge è che tanto più grande è il numero di territori di una Provincia, tanto più bassa è la probabilità che essa si estingua. Si tratta del medesimo fenomeno che avevo discusso recentemente con l'estinzione “Tanos”.

4- La posizione conta.
Sebbene il territorio sia scelto a caso ad ogni ciclo, il suo avversario è calcolato in base alla posizione del suo centroide. Pertanto, l'interazione tra un territorio ed il suo competitore non è casuale, ma è definita da un principio di contingenza geografica. Ad esempio, all'inizio del gioco, un territorio nel Nord Italia non sarà mai messo in conflitto diretto con uno in Sicilia, né un territorio pugliese entrerà mai in conflitto con uno dell'arco alpino. Questi territori entreranno in conflitto solamente quando saranno inclusi in Province molto estese, ovvero, solamente nella parte più tardiva del gioco. Questo significa che le condizioni iniziali del gioco non sono perfettamente casuali, ma sono vincolate alla particolare forma e posizione dei territori. Questa parziale non-casualità delle condizioni iniziali solleva una domanda molto intrigante: esistono Province con una posizione “originaria” migliore di altre (in termini di sopravvivenza a lungo termine)? Ovvero, esistono Province che partono “avvantaggiate” perché hanno una posizione che riduce la probabilità di essere eliminate? Ovviamente, all'inizio del gioco questo fattore sarà irrilevante, ma diventa un elemento importante quando le Province (superstiti) si sono espanse e quindi diminuisce la probabilità che siano soggette ai medesimi tipi di conflitto che potevano verificarsi ad inizio gioco.
Ad esempio, essere una Provincia con il territorio originario collocato al centro della Penisola è un vantaggio o uno svantaggio rispetto ad una Provincia che sta lungo il confine estero o ad una che è su una delle Isole? Avere molti territori confinanti rende una Provincia inizialmente debole o potenzialmente espansiva?

5- Come si conclude il gioco?
Come ho scritto sopra, il limite all'infinito del gioco è che resterà una sola Provincia grande come l'Italia. Ma quanto tempo occorre realmente (in termini di numero di sequenze) prima di arrivare alla fine?
C'è il sospetto che il gioco possa dilungarsi enormemente nel tempo, e che tale fine sia veramente un caso limite che non si raggiungerà mai. Perché?
Se, come ho notato prima, il gioco combina elementi casuali ed elementi contingenti, se i primi sono predominanti, il gioco si impantanerà all'infinito. Il motivo è che se tutte le Province partono con una probabilità quasi identica di risultare vincitrici, e se il numero delle Province diminuisce inesorabilmente, allora si arriverà ad avere una situazione di quasi stallo in cui resteranno in vita poche Province di grandi dimensioni. Siccome il Corollario del Punto 3 dice che la probabilità di estinzione di una Provincia diminuisce con le sue dimensioni, è probabile che sopra una certa dimensione, qualsiasi Provincia diventa “ineliminabile”: si arriverà quindi ad una guerra di “trincea” infinita in cui le poche super-Provincie rimaste si scambieranno continuamente (ed in modo casuale) i territori di confine, ma senza che qualcuna sia in grado di prendere il sopravvento completo. Nella situazione limite in cui restino in vita solamente due Mega-Provincie, è praticamente impossibile che una possa erodere progressivamente l'altra per pure fluttuazioni casuali. Il gioco procederebbe quindi all'infinito.
L'unico modo per cui, realisticamente, il gioco possa finire è che ci sia qualche perturbazione contingente iniziale che “spinge” una qualche Provincia ad avere un seppur lieve vantaggio statistico sulle altre. Ad esempio, una Provincia che sia localizzata in una zona per cui, una volta accresciuta a sufficienza, essa ha una minore probabilità delle altre grandi Provincie di essere “erosa”. In tal caso, dovremmo osservare questa Provincia espandersi più frequentemente delle sue rivali, e quindi potremmo sperare che essa, alla lunga, vinca. Ma qualora questo non accada, è probabile che il gioco non raggiungerà mai una conclusione (almeno in tempi ragionevoli alla scala umana).


Perché parlo di questo gioco in un blog paleontologico?
Modelli ed algoritmi come quelli del gioco sono abbastanza simili agli algoritmi evolutivi usati per ricostruire o simulare le dinamiche di popolazione nel tempo (anche quello geologico). Ad esempio, il comportamento asimmetrico delle due opzioni per le Province (persistere o sparire) è un caso particolare del modello detto “passeggiata dell'ubriaco”, che descrive l'andamento di una popolazione al variare di condizioni casuali, in cui uno dei due esiti estremi è irreversibile (estinzione). L'idea che le Province possano crescere grazie a proprietà emergenti che non agiscono per i territori è un concetto caro a chi ritiene che la macroevoluzione sia soggetta a meccanismi in parte distinti dalla microevoluzione, e che le dinamiche ad un livello di organizzazione possano non rispondere linearmente a quelle che agiscono a differenti livelli di organizzazione.
L'idea che un processo evolutivo sia condizionato da vincoli storici contingenti che “incanalano” la traiettoria del processo a lungo termine, deviandolo dalla “pura casualità”, è anche questa un concetto ben noto a chi studia l'evoluzione del Tempo Profondo.

Probabilmente, nessuna Provincia sarà mai in grado di conquistare l'Italia, ma nel frattempo ci sarà molto tempo per coltivare il proprio sano campanilismo sfottendo i vicini che si sono estinti. E, perché no? Anche per fare qualche interessante analogia evoluzionistica.

03 aprile 2019

Questo ileo di abelisauride dal Kem Kem è di abelisauride?

L'esemplare descritto da Zitouni et al. (2019)


Zitouni et al. (2019) descrivono un ileo parziale dai Kem Kem Beds del Marocco. Come la maggioranza dei reperti dal Kem Kem, anche questo esemplare è stato acquistato da cercatori locali e quindi non ha una precisa collocazione stratigrafica.
L'ileo è privo della regione pre-acetabolare e di quasi tutto il peduncolo pubico. Gli autori descrivono brevemente l'esemplare ma non lo illustrano in norma ventrale. Questo rende difficile identificare e controllare taluni caratteri diagnostici e significativi filogeneticamente. Sulla base della presenza di una fossa postacetabolare ventrale che si espande posteriormente e sulla forma rettilinea del margine dorsale dell'ileo, gli autori riferiscono l'esemplare ad Abelisauridae. Tuttavia, il margine dorsale è incompleto, e a differenza degli abelisauroidi in cui è preservato, il margine nell'esemplare marocchino curva ventralmente nella zona postacetabolare, confluendo con il margine posteriore. L'espansione della fossa breve è presente anche in alcuni coelurosauri, quindi non è esclusiva dei ceratosauri. La mensola breve non pare esposta lateralmente, mentre questa è esposta ampiamente negli abelisauroidi. A differenza degli abelisauroidi, il peduncolo ischiatico in questo esemplare è corto e smussato nella zona distale. Inoltre, a differenza di molti theropodi non-tetanuri, dalle foto è abbastanza evidente che la cresta sopracetabolare non si estende oltre il peduncolo ischiatico né si collega al margine ventrale della lama postacetabolare. Sebbene gli autori confrontino il loro esemplare con l'ileo illustrato per il neotipo di Spinosaurus aegyptiacus, questo ultimo non è mai stato illustrato né descritto in dettaglio, quindi è difficile stabilire eventuali differenze con gli spinosauridi. Pertanto, sono scettico sulla attribuzione di questo esemplare ad Abelisauroidea, e ritengo più plausibile che sia un ileo di tetanuro.

Bibliografia:
Zitouni S, Laurent C, Dyke G, Jalil N-E (2019) An abelisaurid (Dinosauria: Theropoda) ilium from the Upper Cretaceous (Cenomanian) of the Kem Kem beds, Morocco. PLoS ONE 14(4): e0214055. https://doi.org/10.1371/journal.pone.0214055