(Rough) Translator

09 giugno 2022

La Tafonomia Perduta di Jurassic Park

Fotogramma di una sequenza mai inclusa nella versione finale di "Jurassic Park"


Che l'immagine della paleontologia vista nei film sia caricaturale, quando non grottesca, non è una scoperta di oggi. E, come sicuramente vorrà ricordarmi qualcuno dei lettori, nemmeno qualcosa che meriti di essere commentato, dato che un film "non è un documentario" e non ha l'obbligo di farci una lezioncina di scienze. Vero, così come non è vero che sia obbligatorio trasmetterci un'immagine sempliciotta e ingenua del lavoro del paleontologo. Si può trovare un dignitoso compromesso tra esigenze narrative e amore per il realismo.

Nei film, a parte scappare dai dinosauri inferociti, il paleontologo fa quasi solo una cosa: scava. Scava, sbadila, rimuove roccia, spala via sedimento, oppure raccoglie ossa. Sembra quasi che il paleontologo sia una via di mezzo tra un campeggiatore ed un operaio edile. E per qualcuno, forse, la paleontologia è solo questo. Poi, cosa si faccia di quelle ossa, dove finiscano e cosa se ne ricavi, non è un problema della trama.

Eppure, nonostante la rappresentazione "operaia", uno scavo non è una meccanica rimozione di sedimento, un lavoro da becchino fatto al contrario. Durante lo scavo, i paleontologi sono invece costantemente impegnati a svolgere il più duro e puro tra gli elementi del loro lavoro, che non è quello fisico, ma quello mentale. Per decifrare quello che sta emergendo, in tempo reale, per capire quando e dove fermarsi nello scavo, nel prendere nota, appunti, di quello che sta succendendo. Ogni scavo è unico e irripetibile. Non si può rifare una seconda volta. Ogni scavo è particolare, e non esiste una procedura standard, un manuale di istruzioni di cosa, come, quando e perché. L'esperienza passata, la conoscenza geologica, la sintonia tra i membri dello scavo, ma anche una propensione al rischio e una importante dose di fortuna, tutto partecipa allo scavo. Nel pianificare le mosse successive, spesso senza la sicurezza dell'esito, se non quella che non esiste una seconda opportunità qualora si sbagli. Spesso con il tempo che stringe, i mezzi che si esauriscono, le attrezzature che non bastano. Uno scavo paleontologico non è solamente una scampagnata a cavar via roccia e portar via ossa. L'atto stesso dello scavo è un atto sperimentale, dal quale si ricavano informazioni che lo scavo stesso, inevitabilmente, distrugge per sempre: il contesto sedimentario, la posizione ed orientazione degli elementi, a volte persino l'integrita fisica originaria del reperto. Uno scavo è, in primo luogo, un atto di analisi tafonomica.

Sovente, durante lo scavo, ci si interroga sulle condizioni che hanno permesso la formazione di quel fossile. Perché il conoscere il contesto deposizionale è fondamentale per pianificare il modo più saggio per estrarre, proteggere e conservare il reperto. L'interpretazione va fatta in diretta, nell'atto di scavare, non può essere posticipata al momento di laboratorio, alla fase di preparazione museale.

Tutto questo è ovviamente dimenticato nel momento in cui si mostra la paleontologia sul campo in un film. Tutto è semplificato per necessità di scena e di narrativa, e lo scavo si riduce a tizi che rimuovono sedimento e imballano ossa fossili senza nemmeno consolidarle o incamiciarle. E tutti i paleontologi in sala emettono gridolini di dolore, come se avessero mostrato un'estrazione dentaria senza anestesia fatta con una pinza da meccanico sporca di olio motore.

Oggi scopro che, purtroppo, le esigenze cinematografiche hanno rimosso da "Jurassic Park" una piccola scenetta in cui era persino pronunciata la parola magica che ogni bravo paleontologo rispetta ed onora: "tafonomia".

Che una scena sia scritta e persino girata ma poi sia rimossa dal film "definitivo" in fase di montaggio, e che quindi non appaia nelle sale, è una normalissima eventualità del comune processo di creazione di ogni film. Nella maggioranza dei casi, è quasi impossibile per lo spettatore essere a conoscenza di questi tagli, ma in caso di film molto noti, come "Jurassic Park", abbondano online foto delle riprese, fotogrammi tagliati e persino video di intere sequenze girate con tanto di colonna sonora e post-produzione. Il mio caso preferito è la scena introduttiva ne "Il Mondo Perduto - Jurassic Park" in cui è introdotto il personaggio di Tembo. La scena, ambientata in Kenya, non fu inclusa nel film definitivo, probabilmente perché ritenuta ridondante, e fu un peccato perché aveva il pregio di mostrare esplicitamente la natura "nietzschiana" di Tembo, super-uomo aldilà del bene e del male, quindi né vero eroe né vero villain, mosso unicamente da un proprio autonomo codice aristocratico. Se non l'avete mai vista, non ve la descrivo: nel caso vogliate cercarla su YouTube è facilmente rintracciabile.

Caso analogo è per una scena in "Jurassic Park", che è presente nella sceneggiatura di fine 1992 reperibile online, ma che non so se fu mai girata e quindi fu, semplicemente, rimossa da una versione successiva della sceneggiatura, oppure esiste anche come girato ma poi non incluso nel montaggio finale. Online, circolano foto che paiono essere legate a quella scena. La sequenza in questione è interna alla quinta scena del film, quella dello scavo in Montana in cui incontriamo per la prima volta i personaggi di Grant e Sattler.

Nella sceneggiatura online è presente questa sequenza, assente nel film definitivo (la parte in grassetto NON compare nel film):


5       EXT     THE DIG DAY

        An artist's camel hair brush carefully sweeps away sand and rock 
        to slowly reveal the dark curve of a fossil - it's a claw.  A dentist's 
        pick gently lifts it from the place its has laid for millions of years.  
        Pull up to reveal a group of diggers working on a large skeleton.  All 
        we see are the tops of their hats.  The paleontologist working on the 
        claw lays it in his hand.

                                GRANT
                        (thoughtfully)
                Four complete skeletons. . . .
                such a small area. . . 
                the same time horizon - -

                                ELLIE
                They died together?

                                GRANT
                The taphonomy sure looks that way.

                                ELLIE
                If they died together, they lived together.  
                Suggests some kind of social order.

        DR ALAN GRANT, mid-thirties, a ragged-looking guy with intense 
        concentration you wouldn't want to get in the way of, carefully 
        examines a claw.

        DR ELLIE SATTLER, working with him, leans in close and studies 
        it too.  She paints the exposed bone with rubber cement.  Ellie in her 
        late twenties, athletic-looking.  There's an impatience about Ellie, as 
        if nothing in life happens quite fast enough for her.

        Her face is almost pressed up against his, she's sitting so 
        close.

                                GRANT (cont'd)
                They hunted as a team.  The dismembered tenontosaurus
                bone over there - that's lunch.  But what killed our
                raptors in a lakebed, in a bunch like this?  We better
                come up with something that makes sense.

                                ELLIE
                A drought.  The lake was shrinking - -

                                GRANT
                        (excited)
                That's good.  That's right!  They died around a dried-up
                puddle!  Without fighting each other.  This is looking
                good.

        From the bottom of the hill a voice SHOUTS to them:


Nelle parti rimosse dal film definitivo, Grant e la Sattler cercano di interpretare il sito di scavo mentre lo stanno supervisionando. Si descrive il numero e la posizione degli scheletri, si menziona Tenontosaurus e tre altri dinosauri (evidente allusione al Deinonychus Quarry 1 di Ostrom, località tipo di Deinonychus antirrhopus), si pronuncia persino la parola "tafonomia", si contrappone un'ipotesi di caccia di branco con una causa ambientale (la siccità) per spiegare il sito. Il dialogo tra i due paleontologi è notevolmente alto per gli standard di questi film (specialmente gli ultimi), e contrappone interpretazioni "etologiche" per spiegare l'associazione dei resti (il gruppo sociale) ad interpretazioni più "tafonomiche" che richiamano al contesto deposizionale e paleo-ambientale (la siccità). Inutile che rammenti al lettore quale sia l'interpretazione più plausibile del Deinonychus Quarry 1 (una complessa combinazione di dinamiche comportamentali "non-sociali" in un contesto paleoambientale di estrema aridità), e non certo la "caccia sociale". Ovviamente, il puntare sulla spiegazione "sociale" non è qualcosa che possiamo rinfacciare ad un film del 1993. In quegli anni, era l'idea preferita da molti... forse da troppi. Resta comunque notevole che almeno in sede di sceneggiatura si fosse pianificata una dignitosa rappresentazione del complesso lavoro mentale dietro il lavoro sul campo.

Mi rendo benissimo conto che per le esigenze del cinema, questa scenetta è del tutto superflua e forse pure noiosa, e quindi comprendo bene perché sia stata omessa. Ma io sono un paleontologo, di quelli che considerano la tafonomia il pilastro fondante l'intera disciplina (pur non essendo io, come specializzazione, un tafonomo), e questa scena è così squisitamente paleontologica, pur nella semplificazione dell'attività sul campo, che se fosse rimasta avrebbe potuto persino diventare la mia parte preferita del film.

In un altro universo, migliore di questo, c'è un poster di Alan Grant che dice "The taphonomy sure looks that way" in ogni laboratorio di paleontologia.

08 giugno 2022

Il Cretacico cinematografico

Quando un Franchise spiega i fan di un altro Franchise

Lasciamo i fan del Sacro Franchise intenti a combattere la loro guerra civile, preludio dello Scisma tra l'ortodossia CIRS (Chiesa Insulare Riformata Spielbergiana) e l'eresia STEM (Santo Treworrovismo Ecumenico Mondiale), e chiediamoci se c'è spazio ancora per una evoluzione nei dinosauri del cinema.

Chiariamo subito: il Sacro Franchise continuerà. Non so se in forma CIRS o STEM o altro, ma fintanto che macinerà soldi continuerà. Ed è giusto così, dato che è l'onesta applicazione dello "show business" (non lo dico con toni moralisti o puritani, ma con distaccato realismo: questi film sono imprese per fare soldi tramite il merchandising, quindi persistono in primo luogo in base al ritorno economico della strategia con cui attirano pubblico. Ed il pubblico affluisce copioso nelle sale, non certo influenzato dalle distinzioni snob di minoranze sarcastiche quali quella che frequenta questo blog). 

Tuttavia, fintanto che esiste il Sacro Franchise, è difficile per una nuova realtà di fiction legata ai dinosauri di affermarsi, dato che la nicchia è una sola ed è stabilmente occupata dal brand "Jurassic Park/World(c)".

Proprio come un'epopea mammaliana non poté affermarsi senza prima l'estinzione del "Franchise" Dinosauriano, così non è pensabile che un diverso modo di concepire i dinosauri cinematografici potrà affermarsi fintanto che continueremo a vivere nella "Era Jurassic" inaugurata da Crichton. E se il paragone mammaliano può sembrare fuorviante, in quanto implicherebbe che il futuro dei dinosauri mediatici sia senza dinosauri mediatici (beh... Jurassic World 3 ci ha mostrato una forma di transizione verso quello scenario, ma non è di quello che sto parlando), allora domandiamoci quando potrà iniziare un nuovo periodo per i dinosauri di finzione fintanto che persiste questo periodo Jurassic. 

Il Cretacico* Cinematografico è ancora lontano?


*No, non sto alludendo a "Camp Cretaceous", quello è in tutto e per tutto un pezzo di mondo Jurassic. Parlo di qualcosa di nuovo per cui sia legittimo dire "ok, il Franchise Jurassic è il passato, è chiuso e concluso".

07 giugno 2022

Tyrannosaurus rex vs Giganotosaurus carolinii

(c) Universal Pictures


"Volevo qualcosa che somigliasse al Joker. Vuole solo vedere il mondo bruciare." 

Colin Trevorrow in riferimento al suo Giganotosaurus di plastica.


La frasetta da patetico regista bimbominkia che sta prendendo per i fondelli il pubblico con false aspettative da fanboy è l'unico riferimento al letamaio recensito la scorsa settimana.

Sì, perché questo post invece vuole fare giustizia verso un taxon di theropode di enorme interesse, ridotto a macchietta nell'ultimo filmaccio con dinosauri. In questo post, confrontiamo Giganotosaurus e Tyrannosaurus sulla base delle loro differenze anatomiche, e non per imbastire una ridicola battaglia di plastica, ma piuttosto per comprendere, tramite la loro anatomia, le rispettive specializzazioni ecologiche ed, eventualmente, anche comportamentali.

Il dettaglio più citato di questo animale, le dimensioni corporee, è anche quello meno interessante. Non disponendo di alcuno scheletro decentemente completo di Giganotosaurus, stare a farneticare sulle sue dimensioni è una perdita di tempo. Le dimensioni del femore, lungo circa 140 cm, sono nel medesimo range dimensionale di quelli di Tyrannosaurus. Quindi, per noi che non siamo feticisti del centimetro e delle dimensioni, i due dinosauri appartengono alla medesima classe dimensionale, quella dei theropodi giganti. Punto.

Entrambi i dinosauri mostrano la superficie delle ossa facciali solcata per alloggiare spesse ornamentazioni cornee (più marcate in Giganotosaurus) e protezioni ossee circum-orbitali a difesa del bulbo oculare. Questi adattamenti implicano una relativa bellicosità nel comportamento e una protezione da attacchi frequenti contro muso e occhi, sia da parte delle prede che dai conspecifici. 

La dentatura. I due animali esprimono due tendenze opposte (ed ugualmente estreme) nella tipologia di denti theropodi. Quelli di Tyrannosaurus sono "incrassati", ovvero hanno la forma simile a banane, piuttosto robusti ed adatti a spezzare le ossa e strappare grandi porzioni di tessuto, piuttosto che a lacerare e tagliare. I denti di Giganotosaurus sono invece degli eleganti coltelli, piuttosto stretti ed affilati per lo standard theropode, con il margine posteriore quasi diritto, e le superfici laterali solcate da increspature tipiche del suo gruppo, i così detti "wrinkles", la cui causa, funzionale oppure meramente epifenomeno del processo di crescita, è dibattuta. 

Le differenze nella forma dei denti implicano una diversa logica nel morso. 

Ciò si esprime nel diverso impianto dei muscoli masticatori. Tyrannosaurus ha ampie superfici per i muscoli che chiudono la bocca, sia a livello del palato che sulla superficie dorsale del cranio. Per contro, la finestra infratemporale è "obliterata" dall'espansione delle ossa squamose e quadratojugali. Questi adattamenti permettono un morso particolarmente potente, ma non molto veloce. Tyrannosaurus è quindi un animale che serrava le mandibole sulla preda, iniziava a premere con enorme potenza fino al cedimento di ossa ed organi sottostanti, per poi strappare una ampia porzione di tessuto.

Al contrario, Giganotosaurus ha una ridotta estensione delle camere sopratemporali, che sono sovrapposte da mensole "analoghe" alla sovrapposizione di mensole che in Tyrannosaurus vediamo invece di lato, nelle camere infratemporali. Il palato di Giganotosaurus è poco noto. Tuttavia, l'inclinazione del quadrato suggerisce un arco di apertura boccale maggiore di quello possibile a Tyrannosaurus. Combinato con la forma dei denti "a coltello", si deduce che il morso di Giganotosaurus non avesse come obiettivo quello di sfondare la resistenza dei tessuti della preda, ma di attaccare con il morso un ampio fronte di carni, al fine di provocare gravi perdite di sangue e il taglio di quanto più tessuto muscolare superficiale.

Queste differenze nel morso si esprimono a livello della morfologia della regione nucale. I processi paroccipitali di Tyrannosaurus formano un manubrio orizzontale, che implica un movimento prettamente latero-mediale della testa e del collo. I processi paroccipitali di Giganotosaurus sono invece incurvati verso il basso, ben sotto il livello del condilo occipitale, direzione che implica un movimento prettamente dorso-ventrale della testa e del collo. Tradotto in dinamica del morso, Tyrannosaurus strappava via il tessuto muovendo la testa di lato, Giganotosaurus provocava ampie sciabolate andando dall'alto in basso.

La gamba di Tyrannosaurus è relativamente allungata per la sua mole corporea, anche se l'adulto era probabilmente molto più lento che il giovane. Il piede arctometatarsale implica nondimeno una buona manovrabilità e resistenza alla torsione. Questi adattamenti suggeriscono un attacco relativamente dinamico per la sua mole, che non rischiava di produrre lussazioni e dislocamenti della gamba durante il movimento. La gamba di Giganotosaurus è relativamente più corta, ma mostra adattamenti graviportali improntati alla stabilità e alla resistenza alla trazione. Il suo attacco era relativamente stabile, ma notevolmente solido e "ben piantato".

Gli adattamenti in Tyrannosaurus indicano prede più dinamiche, bellicose e piccole dimensionalmente di quelle di Giganotosaurus, il quale sembra invece aver evoluto una strategia "giapponese" in cui il lottatore di sumo ed il samurai si uniscono per abbattere prede meno agili ma molto massiccie e resistenti, tramite una serie di colpi laceranti sferrati mantenendosi ben solido contro le difese della preda. Non stupisce quindi che Tyrannosaurus sia associato a faune con hadrosauridi e ceratopsidi, mentre Giganotosaurus sia associato a faune con titanosauri giganti.

Entrambi questi dinosauri sono dei prodigi meravigliosi dell'evoluzione. I mostri da film sono solo una sbiadita e patetica copia degli originali. Chi "vincerebbe" in uno scontro tra due animali di queste specie? Non lo so, e nemmeno mi interessa saperlo, ma sicuramente non vince l'intelligenza di chi pone simili domande...

06 giugno 2022

BILLY WORLD - ABOMINION: EASTER SH*TS!

Il gioco dell'anno

 


Theropoda Blog è orgogliona di presentare il primo gioco a premi (virtuali) dedicato al film dell'anno!

BILLY WORLD - ABOMINION: EASTER SH*TS!

Partecipare è semplice!

Hai notato una scemenza nel film Billy World 3? Una idiozia? Un buco di scemeggiatura? Una totale mancanza di logica, di buon senso, di gusto cinematografico, di senso del ridicolo, oppure un coprolite pre-diagenetico, della pura e semplice deficienza cerebrale da imputare alla scarsa capacità cognitiva di sceneggiatore e regista (che poi è sempre lo stesso)?

Lascia un commento! Condividila con noi!

Il campione sarà iscritto nell'Albo d'Oro degli Eroi del Blog.

04 giugno 2022

Considerazioni finali su "Jurassic World - Dominion" e sulla "fine" del Franchise

Sam Neill e la sua voglia di girare questo film


Quando, ieri, ho scritto il post nerd con punte geek sulle tendenze nei dinosauri del Franchise di Jurassic Park, pensavo che non ci fosse più altro da dire. Avevo già scritto una lunga recensione, un paio di giorni fa, nel solito tono un po' demenziale ed un po' sarcastico, come sono i soliti post che scrivo su questi film. Eppure, la conclusione dei post mi aveva lasciato un retrogusto sul fondo del palato, come di qualcosa che non era stato del tutto liberato e covava ancora dentro.

Poi ho capito.

Finora, ho scritto tutti questi post nella veste del Dott. Cau, paleontologo dei vertebrati, paleo-blogger e moderato fruitore di cinematografia dinosauriana. Ma c'è anche Andrea, l'amante del buon cinema e curioso osservatore del Franchise di Jurassic Park, che alla sera al pub con gli amici commenta i film senza appesantire la conversazione con tutti quei temi tecnici e paleontologici che gli amici non possono cogliere non essendo paleontologi né paleogeek e che non sono nemmeno interessati a conoscere. Ed era il secondo soggetto quello che sentiva il retrogusto nel palato. Il Dott. Cau ha detto tutto quello che aveva da dire sul film, mentre Andrea no.

Disclaimer: questa recensione non ha alcuna pretesa di essere interessante, sensata, oppure originale. Essa è solo ciò che sentireste da me se fossimo seduti in un pub con un paio di birre medie colore rosso ambrato, e tra noi ci fosse quella vecchia cara sintonia che fa sì che tu sia pienamente consapevole delle implicazioni del farmi la domanda "com'è Jurassic World Dominion?".

Se dovessi definire questo film con una sola singola parola, questa sarebbe "truffa". Jurassic World Dominion (di seguito JWD) è una truffa, una poco onesta e spudorata manipolazione delle aspettative del pubblico, in primo luogo i così detti "fan" (categoria a cui non appartengo, ma che mi ha sempre incuriosito, e di cui leggo e ascolto molto le opinioni in questi giorni, non solo nel blog). Il sentore di truffa non è solo nelle mie narici, si respira nei commenti e nelle recensioni online. Una truffa sfacciata, una bieca presa per il sedere costruita a tavolino dalla banda capitana da Colin Trevorrow.

Per due anni, una massiccia campagna promozionale ha pompato nel pubblico l'idea che "Dominion" fosse un certo film. Riguardatevi i trailer e i commenti ai trailer. Il messaggio era quello, e posto nemmeno in modo sottile o sfumato. Già il nome stesso "Dominion" lo esplicita senza ambiguità. Descritto come "epica conclusione" della saga, e come naturale estensione della scena finale dell'episodio precedente, JWP è stato proposto a tutti come un colossale scontro epico tra uomo e dinosauri per il dominio del mondo. Il tema dello scontro a scala planetaria tra umanità e dinosauri, aldilà della sua plausibilità reale o consistenza scientifica, era quindi ciò che tutti quelli che hanno seguito le varie operazioni virali e di campagna promozionale si attendevano. I dinosauri come possibili padroni del mondo, perché, in fondo "Jurassic World" significa proprio questo, quasi un "Nuovo Mesozoico" in cui, si sottintendeva, non era scontata la supremazia dell'uomo rispetto agli antichi dominatori. Qualcosa di veramente epico, sicuramente catastrofico, forse difficile da realizzare, forse ridicolo nel risultato, ma perlomeno era quella l'anima del terzo episodio che tutti i trailer, le promozioni e i commenti dei fan lasciavano intendere. Io stesso sono andato al cinema anche con questa aspettativa, che per quanto pacchiani fossero i dinosauri, per quanto piatti i personaggi, l'impatto visivo sarebbe stato quello di un film epicamente globale, con i dinosauri protagonisti su scala planetaria, forse anche antagonisti, avversari, nemici, ma pur sempre fulcro e nucleo della vicenda.

Invece, il film ruota attorno ad una invasione di locuste OGM ed al rapimento di una ragazzina che è la chiave per sconfiggere gli insetti.

E i dinosauri? Solo contesto, sfondo, accessorio alla trama principale. Ma almeno sono pur sempre dominatori del mondo? Al contrario. Di dominion qui c'è solo quello dell'uomo (cosa abbastanza realistica, ma che comunque non costituisce nulla di epico né originale per cui costruire un "Jurassic Dominion"). I dinosauri sono creature braccate, isolate, in fuga. Sono bestie da prendere al lazo e domare con una mano. Sono animali da allevamento che aspettano tre attivisti maldestri per essere salvati. Sono oggetti da collezione, merce di scambio. Sono attrezzi da lavoro comandati con un puntatore laser. Sono ancora una volta i soliti animali dentro uno zoo hi-tech. Chiusi in un recinto. Come in tutti i film precedenti. Non c'è uno straccio di "Dominion" in questo film.

Non mi credete? Ho travisato il messaggio? Rileggiamo insieme la sinossi ufficiale del film come esposta in tutti i promo (in particolare, il grassetto):

Il film si svolge quattro anni dopo la distruzione di Isla Nublar. I dinosauri ora vivono e cacciano insieme agli umani in tutto il mondo. Questo equilibrio fragile rimodellerà il futuro e determinerà, una volta per tutte, se gli esseri umani rimarranno i predatori dominanti su un pianeta che ora condividono con le creature più temibili della storia.

Il film non sviluppa in alcun modo quanto scritto qui sopra. Nel film, l'uomo domina il pianeta, praticamente indisturbato dai dinosauri, a parte qualche patetica scenetta non tanto diversa da quello che accade nel mondo reale, ai matrimoni o lungo la strada, come un qualunque gabbiano incazzoso che ti frega il panino mentre passeggi in città o un cervo che d'improvviso sbuca dal bosco mentre stiamo viaggiando in auto. Sì, c'è un allosauro che attacca un veicolo, alla pari di un orso in Canada o un elefante in India. Ma gli orsi non minacciano la dominanza dell'uomo sul pianeta, e gli elefanti li stiamo sterminando. La frase citata qui sopra è quindi un inganno, perché ci annuncia qualcosa che non è per niente sviluppato nel film.

"Signor Trevorrow, è previsto che si veda del Dominion nel suo Jurassic Dominion?". Sugli easter egg ci torno dopo.

Questo film è una presa per il sedere. Punto e basta. L'avessero chiamato "Jurassic Conservation" o "Jurassic Freedom" o "Jurassic Paga il biglietto e vedrai" sarebbero stati più sinceri ed onesti. Invece, Trevorrow e company sono stati dei meschini produttori di spam del cavolo con cui abbindolare i fan e milioni di spettatori, per farli andare al cinema e poi sperare che siano abbastanza fanboy da ingoiare tre ore di minestrone con stampato sopra il logo giurassico senza fare una piega (ed uscire gridando "èbellissimooooilmiglioredellaserie!!!").

Vabbè, sì, ci ha mentito adescandoci con chissà quali promesse per farci andare al cinema, ma almeno, direte voi, almeno poi il film funziona? No. Il film è un disastro su più livelli di lettura. Non c'è molto su cui salvarlo. Il peggiore dell'intero Franchise, da più punti di vista, alcuni proprio inattesi, e per questo proprio i più duri a sancire il disastro. Capace di far rivalutare la stupidità del precedente, che aveva già toccato il fondo in quanto a ridicolo. Al cui confronto Jurassic Park 3 è un gioiellino da rispettare. Difatti, il film è un disastro non perché un filmetto rispetto a prodotti di ben più alta fattura autoriale (confronto che nessuno onestamente pensa di fare) ma proprio nel confronto con gli altri episodi della saga. Il fallimento è prima di tutto rispetto ai suoi predecessori.

Perlomeno, il film precedente (Fallen Kingdom), pur nella sua totale scontatezza, aveva una trama coerente incentrata sui dinosauri e quindi perfettamente interna al Franchise (vi ricordo che siamo dentro il Franchise Jurassico, e che il suo unico fulcro sono i dinosauri): i dinosauri da salvare prima dalla furia del vulcano e dopo dalla furia del capitalismo. Trama scemotta, ok, ma dall'inizio alla fine sapevi in che fiume giurassico stavi nuotando, dove fosse la sorgente giurassica e come arrivare alla foce giurassica.

Qui c'è solo un casino ingestibile di generi estranei, temi parziali, trame e sottotrame arbitrarie, personaggi inutili e ridondanti, stravolgimento gratuito di elementi precedenti, e per giunta nel quale i dinosauri sono accessori e puro sfondo, e in cui tutto è buttato dentro molto alla caso, rendendo un film di due ore e mezza (!) una accozzaglia di episodi minori, un pantano di puro situazionismo, senza senso reale, se non quello di inserire qualcuno in una scenetta a volte action, a volte horror, a volte commedia. E, ripeto, la sola trama che lega il tutto sono le locuste da combattere e la ragazzina da salvare.

Ecco quindi la seconda - grave - truffa: è il primo film del Franchise in cui i dinosauri non sono fondamentali, né necessari al cuore del film, ma solo accessori per situazioni, strumenti per sottotrame. Cosa che, in un film della serie Jurassic Park/World è assurdo come fare un film di James Bond in cui 007 compare a caso come personaggio secondario, solo per fornire una scusa per mettere l'episodio dentro il Franchise.

Togli i dinosauri in toto, e questo film resta ancora in piedi... resta il film sulle locuste e sulla ragazzina rapita, perché nessuna delle due parti ha bisogno dei dinosauri per funzionare, e ti accorgi che i dinosauri sono solo accessori. Ma se togli i dinosauri da un Jurassic movie e la sua storia principale funziona ancora, allora capisci che questa è la definitiva morte del Franchise. Non era morto nei precedenti due film, perché si reggevano ancora sui dinosauri (parco con dinosauri, scappa dai dinosauri, salva i dinosauri). Qui abbiamo "combatti le locuste e salva la ragazzina"... roba da far gelare il sangue a Crichton.

Il problema alla base di tutto è una solo: Colin Trevorrow. La persona meno adatta a far funzionare una trilogia di questo tipo. Perché, se davvero Trevorrow è un "fan" del Franchise come ci tiene a ostentare, allora è inevitabile che non sarà in grado di realizzare un prodotto cinematograficamente armonioso, troppo preso dalla sua ansia di essere/fare il fan assoluto, ma, soprattutto, troppo ossessionato dall'ansia da prestazione di voler essere una sorta di emulo di Spielberg. L'ansia da prestazione si manifesta nella esagerata lunghezza del film, che si illude di compensare la piccolezza di idee, obiettivi e tenuta con una bulimia di generi, location e finti colpi di scena. Nell'era degli effetti speciali digitali facili (avendo i soldi per organizzare un team di animatori professionisti, soldi che il Franchise possiede), nessun film si salva più con solo la bulimia di CGI e animatronici, perché è proprio la facilità con cui oggi qualsiasi cosa è riproducibile in un film ad imporre una selezione in base agli altri criteri qualitativi.

In primo luogo, la regia.

Trevorrow è inadeguato al compito non perché non conosca il suo mestiere (non sta a me giudicarlo in quello), ma perché non è stato in alcun modo capace di separare il regista dal fanboy. Come un ottimo chirurgo è pur sempre inadatto a operare al cuore la propria amatissima figlia cardiopatica, così un regista dichiaratamente fanboy è il peggior regista per un Franchise che ormai da troppo tempo è scivolato nel fan-servilismo e richiede una mano ferma che non aggravi la caduta nel citazionismo autoreferenziale. Meglio allora un regista distaccato, che come il chirurgo non imparentato con la paziente, saprà fare lo stesso lavoro del padre senza rischiare di essere annebbiato dal sentimento. Meglio un regista visionario, ma che non ha alcuna conoscenza di cosa sia il Franchise o il mondo dei fan. Perché sarà capace di produrre proprio ciò di cui, al sesto episodio, la serie avrebbe avuto bisogno: la rivoluzione che qui non è avvenuta, ma è stata solo millantata.

Ovvio che la produzione di questi film, interessata solo a far cassa, si affidi - quasi con terrore di rischiare - alla mano del servile esecutore della religione del fan-service, così produttiva nel pompare il merchandising che fonda il Franchise.

Yogurt (Mel Brooks) aveva visto giusto.

Lasciamo da parte per un attimo i dinosauri (cosa abbastanza assurda in questa saga), e proviamo a valutare il film per il suo svolgimento. I due temi principali del film sono chiaramente figli dell'ansia di Trevorrow. Egli pare ossessionato dall'inserire temi "alti, impegnati" nel Franchise, nonostante nessuno a parte lui ne senta il bisogno, ma lo fa in modo grossolano e superficiale, fallendo col suo intento e rovinando il film. Prendiamo le locuste. Vuoi parlare dei pericoli della manipolazione genetica, della creazione di specie invasive che distruggono l'ecosistema? Santiddio, hai già i dinosauri per questo! Siamo dentro il Franchise Jurassico, usa i dinosauri proprio per questo scopo! Perché non dovrebbero essere proprio i dinosauri la specie invasiva? Diavolo, è proprio ciò che il titolo "Dominion" implicherebbe! Sarebbero due, anzi tre, piccioni con una fava (continuity col Franchise, inizio di un nuovo filone globale, aggiunta di temi "alti")... invece il nostro regista introduce un elemento estraneo, a tratti ridicolo, le locuste obese, che non armonizza con la serie, e che non produce alcun risultato.

Lo stesso discorso vale per la ragazzina clonata (e la sotto-storia della madre), un elemento assolutamente gratuito e non necessario introdotto nel precedente episodio, e che per giunta non fa che riproporre uno dei grandi errori storici di questo Franchise, ovvero l'ossessione per i drammi famigliari e adolescenziali. Sì, è un tema classico di una certa Hollywood, ma, ancora una volta, tu non sei Spielberg e questo non è ET o AI.

Se qualcuno crede che mettere dei drammi famigliari e/o adolescenziali in questi film attiri qualcuno in più a vederli, allora è invitato a fare un sondaggio sulla simpatia della figlia di Malcolm (Mondo Perduto), il ragazzino del terzo film, i fratelli di Jurassic World. Sono tutti sistematicamente odiati ed odiosi, e nessuno li ricorda come elementi chiave del Franchise. Si salvano solo Lex e Tim, nel primo film, per l'ovvia ragione che essi sono personaggi integrati con il film, con una presenza nella storia, privi di inutili paranoie non funzionali alla trama, con una simpatia spontanea del tutto assente nei ragazzini successivi, che invece risultano brutte copie inserite male dei primi due iconici Jurassic kids. La ragazzina clonata e la madre virtuale sono l'elemento umano più fuori luogo possibile in un Franchise come questo. L'idea in sé sarebbe anche interessante e anche avvincente sul piano umano, ma non da usare in questi film, dove appare come un orpello del tutto inutile e pretestuoso, che non aggiunge nulla né completa alcunché.

In ambo i casi, idee buttate a caso: in un caso sprecate, nell'altro fuori luogo.

Non c'è alcuna rivoluzione, ma solo conservazione in questo Dominion. Ci sono i soliti temi ipocritamente traslati sulle Dolomiti (il parco, il miliardario, l'evacuazione del sito, gli animali prima contenuti e poi ingestibili, il dino-villain, lo scontro finale tra dinosauri, la morte catartica del villain per mano dei dinosauri) il tutto aggravato da una insopportabile pioggia di fan-service dozzinale (in alcuni casi non solo scontati, ma proprio patetici, come la "svestizione" dei tre protagonisti storici per mostrare che sotto hanno maglie coi colori "storici" indossati nel 1993).

Paradossalmente, il "fan-service" estremo di questo film appare come una forma di fan-servilismo, che limita e vincola la libertà creativa dell'autore, ed una forma di feticismo, in cui l'ostentazione ripetuta di oggetti, situazioni, e frasi iconiche tratte prettamente dal primo episodio non fa che confermare la sudditanza psicologica di Trevorrow, il suo servilismo nei confronti del padre-idolo-dio Spielberg (madonna, Andrè, che psicanalisi da pub... beh, vi avevo avvertito, questo è lo spirito del post).

La domanda è se il fan-servilismo di Trevorrow è una maldestra operazione di marketing oppure un modo ipocrita per celare una oggettiva incapacità di realizzare qualcosa di originale e innovativo. Il lettore (forse fan-boy difensore della ortodossia) replicherà che sia in primo luogo una strategia di marketing, per puntare alla fetta "sicura" di spettatori, amplificandone l'adesione. Ma questa, a ben vedere, è una scelta miope, dato che è proprio il fanboy duro e puro lo spettatore da cui si deve temere meno la disaffezione. Allora, perché non cercare di uscire dal settarismo fan-servile per sperimentare? Per questo motivo, io sospetto che l'eccesso di fan-service in Trevorrow sia in primo luogo un modo per celare la sua oggettiva incapacità di innovare la saga, più che una mera applicazione del manuale di economia hollywoodiana.

Il ritorno dei tre protagonisti del primo episodio è stata una delle novità più pubblicizzate della campagna promozionale. Il ritorno di un personaggio iconico di per sé non è malvagio, ma lo è se è puramente formale, superficiale, e se è spinto dall'ennesimo piegarsi al fan-servilismo. Dato che l'intera saga è del tutto episodica, senza un filone generale pre-determinato, il ritorno dei personaggi "storici" è del tutto arbitrario. Ciò permetterebbe una discreta libertà nel modo con cui tale personaggio ritorna in scena, libertà che però scade facilmente nella incongruenza con la figura espressa da quel personaggio se non si mantiene un senso logico e psicologico con ciò che quel personaggio rappresentava. Il problema di queste scelte è che un personaggio è iconico proprio in quanto espressione di una serie di valori e significati. Se il personaggio iconico ritorna dopo molto tempo, in modo arbitrario e senza portare con sé i valori che incarnava, ecco che la sua apparizione è unicamente nominale. Sì, vediamo che nel film c'è un tizio di nome Alan Grant, che è interpretato dallo stesso attore che interpretava Alan Grant nel 1993, e che scimmiotta alcune azioni del 1993, ma che in sostanza nel nuovo film non si comporta come un Alan Grant maturo che torna per portare i valori ed il carisma del primo film, ma piuttosto che agisce invece come un settantenne qualunque succube della sua irrisolta situazione sentimentale. Roba che Woody Allen ti trasformerebbe in un capolavoro di commedia sofisticata se ambientato a New York, ma che nel Jurassic Franchise di Trevorrow onestamente è del tutto gratuito, maldestro, stonato e triste. Guardavo questo Grant del 2022 e mi chiedevo "e quindi?", "quando comincia a fare il paleontologo pratico e scazzato, e smette di fare il pensionato di Voghera trascinato a fare il ladro alla sede centrale della Apple"? L'evoluzione nella personalità dei personaggi non è un obbligo né una garanzia di qualità, se tale evoluzione è del tutto scombinata con la vicenda in cui il personaggio è stato ricollocato.

Il risultato è che, paradossalmente, il danno si riflette retrospettivamente sui personaggi nel primo film, che ora, rivedendoli, sai che fine faranno.

Jurassic World Dominion è stato un colossale disastro se rapportato con le enormi pretese che ostentava. Non è un finale epico della serie, ma solo l'ennesimo ripetersi delle solite dinamiche del primo film, reiterate in modo meccanico all'interno di una cornice più ampia ma che, nella sostanza generale, non ha alcuna effettiva relazione con l'anima del Franchise. Non ha risolto alcuna lacuna pre-esistente, semmai ha creato ulteriori voragini nella consistenza logica degli eventi. Ha dimostrato che il Franchise può includere un film non-Jurassic dentro di sé, di fatto commettendo suicidio. Ha deragliato totalmente dall'unica tematica veramente innovativa e potenzialmente fertile offerta dalla fine dell'episodio precedente. Ma, soprattutto, è stata gestita da un autodichiarato fanboy, ovvero la persona peggiore per realizzare un prodotto coerente e consistente, interessante e creativo.

Se c'è un futuro per i dinosauri al cinema, non è più nel Franchise Jurassico, ma in chi si libererà completamente da tutta questa zavorra ormai logora e autoreferenziale e oserà andare oltre. C'è un enorme serbatoio di idee ed iconografie ancora inespresse per i dinosauri di celluloide, spesso lasciate ai margini a causa del pensiero unico jurassic-parkiano ormai dominante da tre decenni. Produzioni come Prehistoric Planet hanno mostrato che i mezzi per la rivoluzione iconografica esistono e sono perfettamente compatibili con la paleontologia del nostro tempo. Perché i dinosauri conquistarono il mondo nel 1993 perché non vollero essere (solo) mostri, ma in primo luogo creature naturali e plausibili. Ora occorre che dal fronte cinematografico arrivi una nuova generazione di visionari capaci di tradurre la nuova iconografia in un nuovo universo per conquistare l'affetto del pubblico come fece, almeno all'inizio, il primo parco spielberghiano.