(Rough) Translator

29 marzo 2021

Il kompagno Zanetti


 


Il blog Love in the Time of Chasmosaurs ha pubblicato un interessante post sul paleoartista sovietico Konstantin Flyorov. Tra le opere mostrate, c'è un sublime tarbosauro a tinte rosse e blu del 1955.

Non vi ricorda qualcosa? I celebri tarbosauri del paleoartista italiano Renzo Zanetti sono chiaramente un omaggio ispirato dall'opera di Flyorov. Postura, muso, dentatura, gola e zampe posteriori dell'opera italiana sono diretta emanazione dell'opera sovietica.


28 marzo 2021

Cenomaniana Jones e la Maledizione dei Rostri di Kem Kem


Nella migliore tradizione dei film di avventura, l'archeologo eroe della vicenda deve attraversare mezzo mondo, tra sotterranei di musei, cupe biblioteche polverose, vecchie cattedrali sconsacrate e necropoli sepolte nel deserto, per ricomporre un antico monile i cui elementi sono dispersi in giro per il mondo, ed il cui assemblaggio consentirà di risolvere l'enigma prima che i cattivi di turno possano portare a termine i loro piani.
Il rostro di spinosaurino custodito al Museo di Storia Naturale di Milano è celebre tra gli appassionati di dinosauri come uno dei più grandi esemplari di Spinosaurus noti al mondo. Sebbene l'esemplare - scoperto in Marocco - sia riferito a Spinosaurus aegyptiacus, esso non è confrontabile direttamente né con l'olotipo egiziano di Stromer (distrutto nel 1944) né col neotipo marocchino pubblicato nel 2014, dato che questi ultimi due esemplari non conservano il rostro. L'attribuzione a Spinosaurus è quindi basata su una serie di argomenti indiretti, sebbene del tutto legittimi: la presenza di caratteri diagnostici del clade Spinosaurinae e la posizione stratigrafica e geografica. Nondimeno, qualora sia confermato che nel Kem Kem marocchino è presente più di una specie di Spinosaurinae, non sarebbe automatico riferire questo esemplare alla specie egiziana o al genere Spinosaurus. 

Il fossile (MSNM V4047, di seguito menzionato come il "rostro milanese") comprende una coppia di premascellari e mascellari articolati, che formano un rostro lungo un metro. Vari tentativi di stimare le dimensioni complete dell'animale a cui apparteneva questo rostro sono comparsi in letteratura e online. Alcuni dignitosi nelle argomentazioni, altri alquanto ingenui quando non ridicoli. Come ho discusso molte volte in questo blog, cavillare sui centimetri nelle stime di animali noti da resti molto parziali e calcolate a partire da ricostruzioni a loro volta fondate su scheletri ipotetici e parziali, è del tutto vano. Quello che possiamo determinare in questi casi è una stima grossolana di massima, alla scala del metro o poco giù di lì come risoluzione.

Sebbene il rostro milanese sia l'esemplare più noto di "grande spinosauro", esso non è il solo. Nelle collezioni del Museo Britannico a Londra è conservato un dentale di spinosauride proveniente - come il rostro milanese - dai letti cenomaniani del Marocco. L'esemplare (NHMUK VP 16421, di seguito menzionato come il "dentale londinese") è descritto brevemente in Milner (2001) e poi mostrato in una revisione dei fossili dal Kem Kem di Ibrahim et al. (2020). Dalle misure riportate, è chiaramente un esemplare di notevoli dimensioni. La storia di questo fossile non è del tutto chiara, ma è intrigante che esso abbia fatto capolino nel mondo paleontologico ufficiale nel medesimo periodo in cui è apparso il rostro milanese, ovvero a cavallo dell'anno 2000. Come quasi tutti i dinosauri dal Kem Kem, è presumibile che il fossile sia stato scoperto da cercatori locali e poi venduto a commercianti di fossili prima di giungere in un museo.

Siccome i due esemplari sono riconducibili ad animali di grande dimensione, sono riferibili al medesimo taxon, provengono dalla stessa unità stratigrafica e sono "apparsi al pubblico" nel medesimo periodo, non è del tutto peregrino speculare se, di fatto, essi appartengano al medesimo animale. Possibile che i due esemplari siano parte di un singolo ritrovamento, poi "smembrato" e venduto in unità distinte? Ovvero, cosa succederebbe se potessimo riunirli fisicamente? Il dentale articolerebbe decentemente con la regione palatale del rostro? Non potendo farlo realmente, ho provato un (sicuramente grossolano) assemblaggio dei due esemplari in Photoshop, usando le foto note e le misure pubblicate. La corrispondenza dei due elementi è molto buona, e questo è un punto molto a favore per l'ipotesi che siano lo stesso animale.

L'amico e collega Simone Maganuco, che di Spinosaurus se ne intende, mi ha informato che egli ha sviluppato un ragionamento analogo nel 2013, e giunse alla medesima conclusione. Ciò mi incoraggia molto sulla bontà di questa ipotesi.

Quale è il significato di questa ipotesi, e che implicazioni può avere per la diatriba sulla tassonomia degli spinosauridi cenomaniani nordafricani? Se il rostro milanese e il dentale londinese appartenessero al medesimo animale, avremmo finalmente modo di confrontare il rostro milanese con l'olotipo di Stromer, il quale conservava (essendo ormai perduto) il dentale. Ciò non solo ci fornirebbe una misura diretta per le stime dimensionali, ma soprattutto permetterebbe di valutare eventuali differenze anatomiche tra le forme egiziane e quelle marocchine.

Il dentale londinese è molto più robusto del dentale olotipico di Stromer (notate che a differenza del dentale egiziano, quasi completo, il fossile londinese è privo della parte posteriore dell'osso). Questa robustezza è indice di una distinzione tassonomica? Non necessariamente: se confrontiamo la lunghezza del margine alveolare dei due esemplari vediamo che il dentale londinese è lungo il 130% più del dentale olotipico. Pertanto, è ragionevole supporre che la maggiore robustezza dell'esemplare londinese sia una conseguenza allometrica delle sue dimensioni maggiori. A parte alcune caratteristiche nella disposizione degli alveoli, non vedo differenze significative tra i due esemplari. Apparentemente, il dentale londinese ha un alveolo in più rispetto a quello olotipico, ma tale differenza ricade nella variabilità individuale nota nei theropodi. Ovviamente, questa valutazione è parziale e basata solo sulle informazioni pubblicate, ma ad oggi, non vedo elementi che permettano una loro separazione tassonomica. Le differenze visibili sono riconducibili alla diversa taglia degli animali.

Se assumiamo che il dentale londinese appartenga al medesimo esemplare del rostro milanese, allora dobbiamo concludere che anche l'esemplare milanese fosse un animale circa 130% più lungo dell'esemplare olotipico egiziano (per ora, assumo provvisoriamente che le variazioni nelle proporzioni corporee non incidano troppo sulle stime lineari delle dimensione totali: è probabile che la scoperta di resti più completi dimostrerà che questo assunto sia troppo generoso; l'allometria è da ritenersi la norma, ma non avendo elementi a disposizione non possiamo determinarla). 

Quanto era grande l'esemplare olotipico egiziano? Le stime variano a seconda degli autori, e spesso sono basate su estrapolazioni da Baryonyx (a sua volta, basate su stime e ricostruzioni ipotetiche più o meno robuste). Per stimare le dimensioni dell'olotipo egiziano è più saggio determinarle dal confronto con il neotipo marocchino. Questo ultimo è ricostruito da suoi descrittori con una lunghezza intorno ai 10-11 metri (circa 10 metri e mezzo usando l'ultima versione della ricostruzione realizzata da Marco Auditore). Le vertebre dorsali posteriori e le sacrali del neotipo marocchino sono confrontabili con quelle dorsali e sacrali dell'olotipo egiziano, e indicano un animale grande circa il 110% dell'esemplare neotipico. Ciò corrisponde ad un animale lungo circa 11 metri e mezzo - 12 metri. Usando questa seconda stima come base per determinare le dimensioni dell'animale rappresentato dal dentale londinese (e quindi, secondo l'ipotesi elaborata in questo post, la dimensione anche dell'esemplare milanese), si ottiene un animale lungo circa 14 metri e mezzo - 15 metri.

Già che siamo in ballo, stimiamo anche le dimensioni del tanto bistrattato "Spinosaurus B": usando il neotipo marocchino come base di riferimento, esso risulta lungo circa 9 metri - 9 metri e mezzo.


PS: consiglio vivamente ai lettori ossessionati dalle diatribe sulle stime dimensionali di riflettere sul senso di una loro eventuale obiezione, e di non commentare solamente per contestare i numeri delle stime riportate qui sopra. Quelle indicate sono stime da ipotesi su resti parziali, e non ha molto senso star troppo a cavillare sui numeri ottenuti. Quello che conta è l'ordine di grandezza generale. Eviterete di fare la figura dei bimbominkia.

27 marzo 2021

La magia al tempo del covid


 

Qualunque tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia. 

(A.C. Clarke)


Questa vignetta online (l'originale è in francese) mi ha dato lo spunto per una breve riflessione sull'anno appena trascorso e sui mesi a venire. Finora, ho evitato nel blog di parlare della pandemia in corso per la ovvia ragione che non sono un virologo né un epidemiologo, e la rete non ha bisogno dell'ennesimo autoproclamato esperto ed opinionista. 

Non sono un medico ma sono uno "scienziato" (parolone abusatissimo per dire che ho un titolo di studio scientifico di livello superiore che mi certifica come "esperto" in un ramo particolare delle scienze, e che pubblico regolarmente ricerche nella letteratura tecnica soggetta a revisione paritaria: siete liberi di dissentire, ma per me quello è uno scienziato), quindi sono rappresentato dalla parte destra della vignetta. E credo che essa colga un punto nodale per comprendere una serie di errori e fraintendimenti che hanno inciso nella gestione della pandemia. C'è un problema di comunicazione tra mondo scientifico, mondo politico e società civile, e questo problema ha la sua radice nella cronica sottovalutazione della cultura tecnico-scientifica e del suo valore nella società. La grandissima parte della società è formata da persone che non hanno alcuna formazione scientifica o che ne hanno una di livello molto elementare. Matematica, chimica, fisica, biologia e geologia sono viste come noiose questioni astratte, roba da secchioni, tranne nel momento in cui c'è da quantificare il danno provocato da un versamento di liquami nel proprio terreno o una scossa sismica mette in ginocchio una provincia. Al contempo, tutta la società senza eccezione usufruisce e consuma quotidianamente i prodotti della cultura tecnico-scientifica. Ovvero, viviamo in una società in cui la popolazione è in grandissima parte all'oscuro dei motivi e delle logiche che regolano e permettono l'esistenza della società stessa. Praticamente tutti usiamo un cellulare, navighiamo su internet, smanettiamo con il pc, prendiamo dei farmaci, ci affidiamo ai controllori di volo per viaggiare in tutto il mondo, andiamo dal farmacista al primo dolore cervicale, puntiamo sui chirurghi plastici per restare giovani, mangiamo verdura fuori stagione, ci tingiamo i capelli, controlliamo le previsioni del tempo per il weekend, chiediamo al navigatore gps dove c'è un parcheggio libero, ci riforniamo di idrocarburi raffinati estratti da livelli marini mesozoici, ma praticamente nessuno di noi sa quali siano (anche solo a livello basilare) i principi ed i processi che rendono tutte queste azioni reali e funzionanti e non qualcosa di magico. Viviamo in un mondo che altri hanno costruito per noi, come pecore beatamente ignoranti. E se questa ignoranza può ancora essere considerata fisiologica e non pericolosa quando è relativa a concetti particolari della scienza pura "fine a sé stessa" (come, ad esempio, i dinosauri di cui mi occupo nei miei studi), la stessa ignoranza diventa pericolosa e vincolante quando incide sulla percezione e sulla gestione delle emergenze ambientali, climatiche e sanitarie.

In questi mesi, abbiamo visto come la comprensione e percezione degli eventi fosse connessa strettamente con la conoscenza scientifica: mano a mano che le conoscenze sulla malattia progrediscono aumenta la nostra capacità di contrastarla e di concludere la pandemia. Questa regola generale funziona anche a livello individuale e psicologico: il medesimo evento ha un impatto psicologico differente sulle persone a seconda della loro conoscenza e consapevolezza dell'evento. Un malanno invincibile e misterioso ci devasta nell'animo molto più di una patologia nota e controllabile. E nei paesi democratici, la psicologia delle masse ed il modo con cui la consapevolezza degli eventi è condizionabile sono importanti tanto quanto il prodotto interno lordo. 

Molte persone vivono la pandemia con angoscia, e percepiscono le misure sociali e politiche volte a contrastare il contagio e la malattia come misteriose e calate dall'alto. La Legge di Clarke citata ad inizio post si manifesta anche in negativo: una tecnologia medico-scientifica al di sopra del proprio livello culturale può essere percepita come magia nera, come maleficio, come complotto ordito da poteri occulti per incatenarci e opprimerci. Non bisogna assecondare i profeti del negazionismo, ma nemmeno ridurre coloro plagiati dalla disinformazione come un branco di pecore ottuse irrecuperabili: in molti casi, quelle persone sono vittime di un sistema che non le ha coinvolte nella gestione della crisi, vittime che hanno reagito negando e opponendosi al sistema "ufficiale", da loro percepito come occulto e ostile. 

Dobbiamo perseguire la disinformazione senza demonizzarne o ridicolizzarne le vittime. Quanti tra coloro che scendono in piazza contro la "dittatura sanitaria" lo avrebbero fatto se negli anni fosse stato loro fornito un maggiore bagaglio di conoscenza scientifica?

La cultura scientifica e la divulgazione hanno quindi una funzione sociale e politica: esse permettono ad una sempre maggiore fetta della popolazione di comprendere in modo attivo e positivo il progresso scientifico su cui si regge la società. Diffondendo cultura scientifica e combattendo le superstizioni, si prepara la comunità ad affrontare in modo consapevole e quindi realmente democratico le sfide del futuro.


21 marzo 2021

Le Età (della scienza) dei Dinosauri


 

Possiamo suddividere la storia della nostra amata disciplina paleontologica dei dinosauri in epoche? Certo che possiamo. O meglio, nessuno ce lo impedisce, almeno in un blog.

Ho riflettuto su quali momenti possano costituire dei “limiti stratigrafici” con cui suddividere la storia della scienza dinosaurologica, e penso che le seguenti date siano delle buone proposte:


1824, 1891, 1969.


1824: Pubblicazione del primo studio scientifico che descrive un fossile di dinosauro riconoscendolo come resto di grande rettile estinto (Buckland, 1924).

Questa data sancisce l'inizio della scienza dei dinosauri.


1891: Pubblicazione di due lavori di Marsh (1891a, 1891b) che ricostruiscono per la prima volta gli scheletri completi di tre dinosauri divenuti iconici: Brontosaurus, Stegosaurus e Triceratops.

Questa data sancisce l'introduzione dei dinosauri “classici” più popolari e delle loro rappresentazioni più note.


1969: Pubblicazione della monografia di Ostrom (1969) su Deinonychus, data universalmente riconosciuta come avvio del “Rinascimento dei dinosauri”.


L'intervallo precedente il 1824 è detto Presauriano (ovvero, “precedente i [dino]sauri”).


L'intervallo compreso tra il 1824 ed il 1891 è detto Primosauriano ovvero, “età dei primi studi sui dinosauri”. Il nome “dinosauro” fu istituito durante il Primosauriano Inferiore. Il Tardo Primosauriano include l'età “classica” della dinosaurologia, quella in cui lavorarono paleontologi come Huxley, Cope, Marsh e Seeley, e furono coniati i termini Saurischia e Ornithischia, Sauropoda, Theropoda, Stegosauria, Ceratopsia e Ornithopoda. Sono di questo periodo le istituzioni di dinosauri come Iguanodon, Megalosaurus, Compsognathus e Brontosaurus.


L'intervallo compreso tra il 1891 e il 1969 è detto Mesosauriano, ovvero “età intermedia degli studi sui dinosauri”. Durante il Mesosauriano Inferiore sono istituiti dinosauri iconici come Tyrannosaurus, Spinosaurus e Brachiosaurus. La seconda metà del Mesosauriano vede un progressivo declino della disciplina dinosauriana, che attraversa una fase di relativa stagnazione nelle scoperte e nelle interpretazioni. Sono autori tipici di questo periodo Osborn, Stromer, Janensch e Maleev. Durante il Mesosauriano, l'iconografia classica dei dinosauri si consolida a livello popolare.


L'intervallo successivo al 1969 è detto Neosauriano, la “nuova età della scienza dinosaurologica”. Appartiene al Neosauriano tutta la letteratura paleontologica moderna. Durante il Neosauriano sono istituiti dinosauri iconici come Deinonychus, Deinocheirus, Maiasaura, Carnotaurus. Durante il Neosauriano sia ha il dibattito sul metabolismo dei dinosauri, sul legame con gli uccelli e viene introdotta la sistematica filogenetica nello studio delle relazioni evolutive dei dinosauri. Nella seconda metà del Neosauriano, che arriva fino a oggi, abbiamo la scoperta degli eccezionali giacimenti cinesi con dinosauri piumati e si introducono innumerevoli nuove metodologie sia di ricerca sul campo che di analisi quantitativa. Il numero delle specie scoperte cresce a ritmo esponenziale, così come aumenta significativamente il numero e la diversità dei paleontologi.


19 marzo 2021

Quanto sarebbe grande un cunicolo di ankylosauride?

 


Ispirato dal precedente post, ho provato a stimate il diametro di un ipotetico cunicolo di ankylosauride.

White (2005) ha stimato le dimensioni generali dei cunicoli scavati dagli animali usando i dati di 96 specie, sia vertebrate che invertebrate, ed ottenendo tre tendenze: una tarata sugli animali vermiformi, una tarata sugli uccelli e una "generale" tarata su tutti gli altri animali del campione. Le curve corrispondenti correlano la massa dell'animale con l'area della sezione trasversale del cunicolo, che per semplicità assumiamo essere un cerchio.

Usando la massa di circa 2 tonnellate stimata da Paul (2010: The Princeton Field Guide to Dinosaurs) per l'ankylosauride Saichania, le curve danno i seguenti valori:

cunicoli del diametro di circa 80-85 cm usando la curva "generale" e cunicoli del diametro di circa 115-120 cm usando la curva degli uccelli (la curva degli animali vermiformi risulta con valori più piccoli e non la prendo in considerazione).

Se confrontiamo i due diametri stimati con la dimensione di Saichania, risulta che il cunicolo "generale" è in grado di ospitare un ankylosauride, ma questo dovrebbe camminare al suo interno con una postura accovacciata, mentre la curva "da uccello" permetterebbe all'animale di attraversarlo senza particolari problemi. Ritengo plausibile che questi due valori rappresentino gli estremi del range teorico delle dimensioni di un cunicolo ankylosauride.

Quindi, in teoria, se assumiamo che un ankylosauride rispetti la tendenza stimata per gli animali attuali, il suo cunicolo è di dimensioni sufficienti per ospitarlo.

Bibliografia:

White, C. R. 2005 The allometry of burrow geometry. J. Zool. Lond. 265, 395–403.