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21 aprile 2012

Valori e Doveri

Non me ne vogliano male i lettori che in questo blog cercano prima di tutto informazioni e discussioni su temi prettamente paleontologici. Anche in questo post si parla di paleontologia, ma come attività umana e contingente, non come sistema di teorie e dati a sostegno delle stesse. 
So che una buona fetta dei lettori del blog è formata da persone giovani o giovanissime. Alcune forse non erano nemmeno nate quando io avevo l'età che hanno loro oggi. Anche se 34 anni è considerata un'età relativamente giovane per un paleontologo (o perlomeno, "persona che cerca di fare qualcosa di minimamente decente in paleontologia": l'appellativo di "paleontologo", per quanto onorevole, non riesco ancora del tutto a considerarlo qualcosa che possa meritare del tutto), è un'età relativamente avanzata per altri ambiti. Ciò dipende da molti fattori, come la componente fisica associata all'ambito, ma anche al contesto culturale nel quale si è immersi. Un calciatore della mia età è prossimo alla fine della carriera agonistica, sicuramente ha già passato la fase di massima potenzialità. Al contrario, si presume che un paleontologo di 34 anni sia "giovane" (perlomeno, basandomi sugli aggettivi usati nei vari articoli su Neptunidraco, sono dipinto come una persona piuttosto giovane) e abbia ancora alcuni decenni davanti a sé di carriera. Al tempo stesso, rapportando il contesto italiano con quello in altri paesi a più solida tradizione dinosaurologica, un paleontologo di 34 anni è sì giovane, ma non è nemmeno giovanissimo. In realtà, quella con cui mi sto rapportando è una generalizzazione. Esistono molti modi differenti di sviluppare la propria "carriera" paleontologica, nonostante che esista un numero ristretto di modelli o situazioni ideali(zzate) alle quali ricondurre tutte le casistiche. 
La versione "ufficiale", più o meno edulcorata, ha come canovaccio un "cursus honorum" nel quale il giovane entra nell'università, supera i vari draghi della laurea triennale, della specialistica, poi passa al dottorato, lo abbatte in tre-quattro anni, entra in università con qualifiche bizzarre e sotto l'egida di un professore, tenta la carriera universitaria, salendo di grado grazie e tramite le sue pubblicazioni, fino ad acquisire una posizione di docente e/o ricercatore. Ovviamente, questa storia è una versione generalizzata e banalizzata, ma non si discosta da ciò che, più o meno consciamente, è il programma di azione per chi intenda cimentarsi nella paleontologia accademica tra il 20simo ed il 40simo anno di età. Almeno, in altri paesi questa è la situazione standard. O almeno lo era fino a poco tempo fa. 
Il mio percorso personale è stato diverso. Raggiunta la laurea specialistica, quasi nove anni fa, le contingenze personali e la totale assenza di opportunità paleontologiche nella mia università o in quelle vicine mi hanno suggerito di non tentare immediatamente un "ritorno" all'università, per la "tappa" successiva, quella del dottorato. Non so se ciò sia stato un bene o un male: è andata così, punto. Nel frattempo, ho cercato di "essere paleontologo" in altri modi. Ho iniziato a collaborare con i pochi istituti italiani nei quali fosse possibile fare ricerca su materiale fossile di rettili mesozoici, come il MSNM di Milano o il MGPGC di Bologna. Il fatto che io fossi "esterno", quindi, di fatto "volontario", ha costituito un vantaggio adattativo, in questi anni di crisi economica e mancanza di fondi: ti lasciano studiare il loro materiale con maggiore disponibilità, se non devono pagarti. Consapevole del contesto, non ho mai pensato di pretendere un compenso per le mie poche e disorganizzate ricerche. Ciò ha costituito una garanzia di libertà del mio agire: se non sono pagato, non devo sottostare ad alcun contratto, quindi posso studiare quello che più mi interessa nel modo che preferisco (ovviamente, sempre dopo l'autorizzazione di chi quel materiale lo "possiede" in collezione).
Alla fine, mi considero un "outsider" e un "freelancer" (i termini anglosassoni fanno presa perché non del tutto chiari etimologicamente, quindi esotici): non sono membro di alcuna università, non sono irregimentato in alcun team, non sono riconducibile alla "famiglia" di alcun barone universitario o "guru" della paleontologia (non sono un "hornerino", un "bristoliano", un "serenissimo", un "cocco del Prof. X"). Questo mi garantisce, nel bene e nel male, di essere me stesso, e non la brutta copia sbiadita dell'ombra di chi mi trova i fondi. Ma, proprio come allude la fine dell'ultima frase, non ho fondi, non faccio ricerca grazie a Grant, borse, contratti. Faccio ricerca nel mio tempo libero, che sovente è un ampio tempo libero tra un lavoro ed il successivo. E qui si torna alla realtà attuale e contingente, sopratutto italiana. Questo è un tema a cui tengo molto, perché so che, in passato, persone che nemmeno mi conoscono di persona hanno fatto insinuazione sbagliate e pregiudizievoli verso di me. Sentire, da persone che nemmeno conoscono il tono della tua voce, allusioni sulla mia vita personale, anzi, sulla vita personale che essi si sono inventati in base a meri pregiudizi risentiti, è fastidioso, per non dire doloroso. Mi piacerebbe molto essere il figlio di papà pieno di soldi che certe persone credono che io sia (e lo credono solo perché scrivo sul blog con regolarità, quindi a loro avviso avrei tanto tempo libero, dovuto al fatto che non lavoro perché "sono figlio di papà"). Dovrei ridere di queste cose, se non le ritenessi quasi diffamatorie e sopratutto ingiuste verso la verità dei fatti. Non amo parlare della mia vita privata e personale in questo blog, se non per raccontarvi delle mia vicissitudini con cassetti di musei o con gli amici paleontologi. Tuttavia, siccome so che l'immagine di "Cau viziato figlio di papà" circola o almeno è circolata tra alcune persone, sento il dovere di stroncare queste assurdità in modo netto parlando un attimo della mia vita privata. Non sono un figlio di papà: i miei genitori sono operai, ora in pensione dopo una vita di lavoro, lavoro che fino a quando non ho iniziato a mantenere i miei studi grazie a borse di studio e lavorando, mi ha permesso di andare all'università. Non leggetela come una storiella da "Libro Cuore", non c'è sentimentalismo sdolcinato in quello che scrivo, perché sono sicuro che molti di voi provengono (o stanno vivendo) la stessa situazione. Una situazione dignitosa e spesso nobile, nel tentativo di una famiglia di permettere al proprio figlio di andare ben oltre ciò che a loro è stato permesso. Se sono il primo laureato da quando esiste la mia linea di antenati, è perché ho avuto la fortuna di studiare, cosa impossibile ai mie genitori e a quelli prima di loro. Quello che mi premeva qui era solo rimarcare che alle mie spalle non c'è un patrimonio, non c'è chissà quale famiglia traboccante banconote, che non sono figlio di chissà quali magnati o baroni accademici che mi permettono di passare il tempo a studiare fossili e scrivere post. Studio paleontologia come altri praticano il basket, vanno alle trasferte della squadra del cuore, fanno le rate per il nuovo impinato dolby: ognuno, in modi diversi, ha deciso di spendere il proprio tempo e denaro in qualcosa che lo gratificava. Oggi che internet accelera l'acquisizione di informazioni, accumulare la letteratura necessaria per acquisire una discreta conoscenza nel campo è divenuto ancora più rapido e sopratutto economico, un dettaglio non marginale. La mia situazione economica è modesta ma dignitosa, anche perché sono più una "formica" che una "cicala", e tendo a mettere da parte quello che guadagno nei periodi in cui lavoro, sopratutto in previsione di momenti di crisi come quello che stiamo vivendo. Non amo il lusso, ed a un paio di scarpe griffate preferisco un tomo di 1700 pagine di Gould (che costa come mezza scarpa griffata). Si tratta di una strategia vincente in momenti di scarsa possibilità lavorativa, che rende la crisi meno "critica", almeno per me. In questo, ringrazio la mia famiglia che mi ha educato alla parsimonia (non solo quella cladistica). 
Tutto questo l'ho scritto per permettere a chi legge Theropoda di farsi un'idea più chiara della persona che sta dietro queste parole, per conoscermi meglio e per chi, forse, ha dei pregiudizi o delle false immagini di me, per sfatarli.
Tornando al tema del "cursus honorum", molti amici mi hanno più volte consigliato di (almeno tentare di) riprendere la carriera accademica. Un dottorato di ricerca in paleontologia è un titolo che permette l'accesso a concorsi e alla tanto agognata poltrona. Concordo su ciò, anche se il mio naturale scetticismo e fatalismo mi rende quella poltrona più improbabile del seggio parlamentare. Se il dottorato ha lo scopo di aumentare le (basse) probabilità di trovare un posticino in un'università, dubito che tale probabilità valga il prezzo che richiede. Sopratutto alla luce del fatto che lo studente da dottorato ha un'età media di 25-27 anni, ed io sono fuori tempo standard di quasi un decennio. L'età non è un vincolo, ma sicuramente incide nelle pianificazioni a lungo termine che un progetto di dottorato (almeno 3 anni) richiede. Se partissi il prossimo anno con un dottorato, il risultato effettivo per il quale lo conseguirei (il pezzo di carta che aumenta le probabilità per la poltrona) si realizzarebbe solo a 38 anni. In breve, mi pare alquanto inutile tentare una cosa del genere. Se ho sbagliato a non provare prima, posso giustificarmi dicendo che solo ora, solo avendo intessuto una rete di legami e contatti, solo ora che sono noto tra alcuni colleghi che mi stimano per le mie capacità, ho la possibilità di un dottorato. C'è un paradosso perverso in queste situazioni: in assenza di un professore che lo valuti meritevole di partecipare ad un progetto di dottorato (il mio caso, dato che nonostante il massimo dei voti conseguiti, a nessuno nella mia università interessava la paleontologia dei vertebrati), uno studente può solo "farsi conoscere" da solo per i suoi meriti: ma ciò richiede anni, e quindi si invecchia, e quindi si esce dall'età migliore per un dottorato. In breve, rivalutando tutti i dettagli della mia avventura personale (molti dei quali, personali, non elenco qui e che però sono fondamentali esattamente come quelli che ho scritto), c'è una sorta di paradosso temporale, nel quale la forma ideonea alla serie evolutiva appare nel record fossile molto dopo la sua "fase" prevista.
Qui si torna all'inizio del post: non esiste una "sequenza principale" (adoro le metafore scientifiche) nella quale ognuno di noi interessati alla paleontologia deve collocarsi per realizzare le proprie ambizioni. C'è la "serie standard", molto idealizzata (spesso edulcorata, sopratutto mascherando a chi sta per intreprenderla i lati oscuri di un vero e proprio sistema di carriera molto simile a quella militare, fatto di subordinazioni, nonnismi, nepotismi e gerarchie rigide), c'è la serie "amatoriale", di chi resta interessato ma non agisce attivamente nel sistema, e ci sono le varie "serie outside", di cui io sono un rappresentante. 
I casi variegati sono spesso spiazzanti. Esiste un dottore di ricerca in paleontologia, italiano, che ha conseguito il dottorato con una tesi che, di fatto, come contenuti e impegno è 1/3 della mia tesi di laurea! Dov'è il controllo critico e la revisione? Quali standard minimi di ammissibilità sono stati violati? Perché una tesi che io non accetterei per una tesi di laurea triennale ha basato un titolo che, di fatto, è superiore al mio, nonostante che quest'ultimo sia stato ottenuto con un sforzo ben maggiore? Chiudo qui la polemica. Chi sa i dettagli è pregato di tacere.
Ci sono personaggi ai quali la fortuna ha concesso cose che io nemmeno oso sognare, come grande sostegno economico, e persino accesso a fossili molto più importanti e spettacolari delle quattro ossa a cui ho dedicato le mie ricerche, e che nonostante ciò hanno sprecato l'opportunità e dissolto una promettente carriera. Non menziono nomi, né mi permetto di giudicare: mi limito a constatare i fatti come sono andati. Chi sa i dettagli è pregato di tacere.
Ci sono le inarrivabili situazioni all'estero, che però sarebbe sciocco e ingenuo vedere come una sorta di "paradiso". Per mia indole personale, non amo molto il serrato sistema accademico americano (che comunque apprezzo per i risultati e per le grandissime personalità che ha prodotto e produce), e dubito che resisterei un mese in un'università americana, anche se ne avessi le possibilità economiche: ma questo, lo dico senza problemi, è più un limite della mia natura e del mio carattere, che è scettico, distaccato ed epicureo, ama vivere nascosto, in modo anarchico e senza vincoli e che, sopratutto, ama la paleontologia come modo di vivere ma non vuole una vita che sia solo paleontologia.
L'ultima frase potrebbe infatti essere profetica. Per ora ho bilanciato tutti i miei interessi e priorità in un delicato compromesso nel quale c'è abbastanza spazio per fare un po' di ricerca e avere un minimo di attività paleontologica. 
Non so come sarà il futuro, e se ci sarà sempre questo spazio.
Come ho scritto, amo la paleontologia, ma non credo sia l'unica cosa nella mia vita.


19 aprile 2012

Mordi il titanosauro!

Le pubblicazioni in questa Nuova Era Theropodologica si susseguono a ritmo quasi sincopato. Ciò è un bene per noi appassionati della materia, che non restiamo a bocca asciutta, ma può essere un piccolo motivo di rammarico per chi sta dietro il sipario delle pubblicazioni, i paleontologi. Essendo, nel mio piccolissimo, un attore di questo spettacolo, comprendo le logiche retrostanti una pubblicazione. Il pubblico in buona parte (e, purtroppo, anche molti giornalisti scientifici) non si rende conto che una scoperta scientifica non è come uno scoop giornalistico. Se un meteorite impattasse nel centro di una grande metropoli (un evento cinematograficamente normale), in pochi minuti diverrebbe notizia a scala planetaria, grazie ai giornalisti e alla rete (social network, twitter, Youtube e blog in primis). Il divario temporale tra l'evento e la sua diffusione nel pubblico mondiale è quasi nullo, ed il tempo di diffusione istantaneo. Al contrario, se un paleontologo scoprisse un nuovo theropode, come minimo occorrerebbe un anno (nella migliore delle ipotesi) perché questa scoperta divenga di pubblico dominio (per ora, escludo dalla questione eventuali scoop informali o rumors online, e mi limito alla pubblicazione ufficiale). Il motivo è che alla scoperta del fossile deve seguire la preparazione del fossile, poi lo studio del fossile, poi la stesura di una pubblicazione, poi la revisione editoriale del manoscritto da parte dei suoi pari, ed infine la pubblicazione (nel numero della rivista disponibile per primo). Durata minima del processo: 1 anno. Durata media: 2 anni e mezzo. Capite quindi che pubblico e paleontologi vivono in mondi sfasati. Sovente, quindi, una pubblicazione è già obsoleta o rivedibile quando esce pubblicata. A volte, addirittura, prima ancora che sia pubblicata. In molti casi, nuove scoperte simili a quella in fase di pubblicazione la indeboliscono o ridimensionano come significato, oppure la confermano e rafforzano.
Parte di una costa di sauropode con conficcato un dente di theropode (Cr). Da Xing et al. (in stampa).
In questi giorni, è stato pubblicato in forma "in stampa" (non ancora su carta) un breve articolo che menziona la prima evidenza diretta di consumazione di ossa di sauropode da parte di un theropode (Xing et al. in press). Si tratta di un dente di theropode rinvenuto conficcato in una costa del sauropode cinese Dongbetitan. Esso si spezzò durante un intenso morso contro la costa del sauropode: dato che intensa attività meccanica dei denti sulle ossa avviene nel raschiamento di una carcassa già ampiamente spolpata, questo dente è probabilmente evidenza di un'azione da parte di un saprofago. Il dente proviene dalla ormai famosissima Formazione Yixian, dal Cretacico Inferiore Cinese, e dalle dimensioni indica un theropode di taglia medio-grande. Dato che al tempo della preparazione dell'articolo non si conoscevano theropodi predatori dalla Formazione Yixian più grandi dei 2-3 metri di Sinocalliopteryx, gli autori utilizzano questo singolo dente per ipotizzare la presenza di grandi theropodi da questa formazione. Oggi (da una settimana) sappiamo che ciò è certo, data la pubblicazione di Yutyrannus. Il dente apparteneva a Yutyrannus? Non necessariamente: solo un'indagine di dettaglio della dentatura di questo taxon potrà stabilire eventuali affinità.
Quindi, anche se in ritardo rispetto alla pubblicazione di Yutyrannus, Xing et al. (in press) avevano predetto giustamente che prima o poi grandi theropodi sarebbero stati scoperti in quella formazione.

Bibliografia:
Xing, L, Bell, P.R., Currie, P.J., Shibata, M., Tseng, K. and Dong, Z. 2012: A sauropod rib with an embedded theropod tooth: direct evidence for feeding behaviour in the Jehol group, China. Lethaia. DOI: 10.1111 ⁄ j.1502-3931.2012.00310.x.