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21 giugno 2015

The Cenozoic Valley of Gwangi

Locandina del film "The Valley of Gwangi" (1969)

Un aspetto positivo di essere un paleontologo, è che si colgono piccole chicche di scienza anche dove a prima vista non dovrebbero essere. L'osservatore profano, di fronte alla locandina di questo mitico film "paleo-vintage", "The Valley of Gwangi", probabilmente si soffermerà sull'ipertrofico dinosauro old-style sullo sfondo e sulla bizzarra commistione di dinosauri e cow boys. E probabilmente non baderà ai due crani in primo piano. 
Di solito, in locandine come questa, eventuali resti scheletrici illustrati sono tutto tranne che accurati: generiche ossa di "mostro preistorico" prive di coerenza anatomica e bellezza estetica. 
I due crani illustrati in primo piano sono invece molto belli ed accattivanti. E la ragione è semplice: sono veri crani di veri vertebrati fossili. Quello in primo piano è un mammifero cenozoico, probabilmente un giovane Entelodon (ma, non essendo io un esperto in mammiferi, potrei sbagliare: se qualcuno può confermare o correggere la mia identificazione è benvenuto). Il cranio a sinistra è invece quello di Sebecus, crocodyliforme di grado notosuco dall'Eocene della Patagonia. Ovviamente, le dimensioni reali di questi crani non sono quelle mostrate nella locandina... 
Entrambi i taxa era noti nell'anno di uscita del film, quindi è evidente che siano stati usati come ispirazione per questa immagine. Dato che l'olotipo di Sebecus è conservato al Museo di Storia Naturale di New York, è plausibile che l'autore della locandina abbia preso ispirazione direttamente da esemplari conservati in quel museo.

Ringrazio Andrea Pirondini, dalla cui pagina Facebook ho colto questa piccola chicca di paleontologia-vintage.

20 giugno 2015

Nuovi Orizzonti


Piccolo off-topic dalla paleontologia, ma sempre nell'alveo della Scienza.
Possiamo appassionarci per storie di fantasia, per narrazioni immaginarie costruite dalla mente umana, ma la realtà, quale ci viene rivelata grazie al metodo scientifico, sarà sempre la più meravigliosa delle esperienze.
Nell'agosto 1989, ero poco più che un ragazzino, e ricordo ancora la giornata passata attaccato al televisore per seguire la cronaca dell'avvicinamento della sonda Voyager 2 al pianeta Nettuno.
Dopo quel giorno di quasi 26 anni fa, alla lista dei corpi principali del Sistema Solare non ancora raggiunti da sonde costruite dall'uomo, restava solamente l'elusivo sistema di Plutone e delle sue lune (non è mio interesse entrare nella diatriba terminologica se Plutone sia classificabile come pianeta), probabilmente il corpo celeste più enigmatico e misterioso che orbita attorno al Sole.
Pertanto, immaginate la mia emozione per ciò che avverrà il prossimo 14 luglio, quando la sonda New Horizons raggiungerà Plutone, a miliardi di kilometri dalla Terra. Probabilmente, questo è il corpo celeste più lontano che ognuno di noi può sperare di "visitare direttamente" nella propria vita tramite un veicolo lanciato dalla Terra. Si tratta quindi di uno degli eventi più significativi nella storia dell'astronomia e dell'esplorazione spaziale.
Il video qui sopra esprime perfettamente la meraviglia ed emozione che circonda questo evento storico.
Non so voi, ma il 14 Luglio non avrò altri impegni.

18 giugno 2015

Dodoraptor Returns

Un nome, un acronimo. Ricostruzione di Balaur, opera di Emily Willoughby e basata sulla nuova interpretazione di Cau et al. (2015)

Balaur bondoc è probabilmente il paraviano più enigmatico ed inatteso scoperto negli ultimi anni. La sua bizzarra morfologia, grossolanamente ridotta allo slogan “raptor con due paia di artigli nel piede”, mi ha affascinato, incuriosito e indotto riflessioni, fin dalla sua pubblicazione. Ho dedicato in passato vari post a Balaur, nei quali ho proposto un’ipotesi alternativa a quella seguita dai descrittori dell’animale. Invece che considerare Balaur come un aberrante velociraptorino, io proposi che esso fosse un uccello basale, un membro di Avialae. Le motivazioni per la mia ipotesi partivano da una semplice constatazione: la grande maggioranza delle numerose autapomorfie attribuite a Balaur (ovvero, quei caratteri che lo differenziano dagli altri dromaeosauridi) è condivisa dagli aviali, sono caratteri “tipici” degli uccelli mesozoici. Pertanto, mi chiesi: e se tutte queste autapomorfie rispetto ai dromaeosauridi non fossero affatto delle bizzarre originalità di un aberrante velociraptorino convergente con gli uccelli, bensì delle sinapomorfie con gli aviali, in altre parole, caratteri che attestano un legame diretto con gli uccelli? In breve, Balaur è un dromaeosauride molto bizzarro che imita un uccello basale oppure, direttamente, un uccello basale? 
Un nuovo studio, di cui sono autore (Cau et al. 2015), si propone di risolvere questa domanda.

15 giugno 2015

Immaginate

Immaginate...
Un mondo dove la paleontologia del Mesozoico non è un'appendice di Hollywood. Dove i paleontologi non sono delle fighette asservite allo show business che elemosinano briciole di attenzione. Dove non ti capita di essere a cena con una zoologa e doverle spiegare che Dilophosaurus non sputa veleno. Dove non devi rimandare indietro i disegni dell'illustratore del libro che stai revisionando perché ha disegnato Dilophosaurus con le clamidi golari. Dove Dilophosaurus è solo un neotheropode liassico basale ad Averostra. Dove non devi celare il tema delle tue ricerche dietro la formula "uccelli, coccodrilli e loro parenti estinti" per evitare che alla parola "dinosauri" tutti ti guardino come se tu fossi un bambino che colleziona pupazzetti. Dove non deve venirti l'ulcera solo perché hai voluto scrivere un post frivolo che menziona tangenzialmente un film. Dove non ti trovi la casella di posta intasata da troll sgrammaticati che si credono presi in causa dalle tue metafore paleontologiche. Dove i suddetti troll non si autoproclamano depositari di qualche sacralità inviolabile. Dove la paleontologia dei dinosauri è una scienza complessa che richiede decenni di studio, non un tema sensazionalistico solo per bambini. Dove i dinosauri sono prima di tutto concetti scientifici la cui analisi arricchisce la nostra comprensione del passato profondo, e non pretesti per fare sempre e solo intrattenimento e denaro.
Dove un post come questo non avrebbe alcun motivo per essere scritto.

Temo che, come sempre in questi casi, un post di questo tipo sarà ampiamente frainteso. Per cercare di darvi il senso della motivazione che lo genera, in questi giorni di "euforia (pseudo-)giurassica" a scala globale, dovete immaginare quale contrasto provo confrontando ciò che sto facendo qui a Bruxelles (e i cui dettagli, per ora, non posso condividere con voi) e ciò che mi viene trasmesso dal resto del mondo. Da una parte, nuovi fossili di notevole valore scientifico che ho il piacere e l'onore di studiare. Dall'altra, fiumi e fiumi di parole, immagini, video e tweet dentro cui milioni di persone paiono annacquare sempre più la natura scientifica dei dinosauri in un enorme brodo di disiniformazione, luoghi comuni, stereotipi e merchandising. Un contrasto quasi lacerante, tra la bellezza profonda dei veri dinosauri che contemplo in (quasi) solitudine, e la piatta banalità di una finzione massificata in modo demagogico allo scopo di macinare milioni di dollari.
Spero, presto, di condividere con voi questa enorme bellezza.
Nel frattempo, immaginate...