(Rough) Translator

14 maggio 2015

Malcolm's Prophecy


Billy World è un film del 1985 diretto da Billy Tribolium. Il film narra di una colossale truffa volta ad imbrogliare persone ignoranti in paleontologia, che credono di pagare il biglietto per visitate un parco con dei dinosauri, quando invece si trovano davanti dei brutti mostri di gomma. Nel film, vediamo i mostri gommosi spacciati per dinosauri che sono ricostruiti in base alla vecchia iconografia dei libri per ragazzini di quel periodo. Il film, pur essendo un pessimo remake di un film precedente, ottenne un incasso enorme, cosa abbastanza scontata considerando il livello medio di cultura paleontologica e cinematografica di quei tempi.
Il film fu poi rimosso dalla circolazione dopo che si scoprì che era il plagio di un film sovietico sull'ammutinamento di una corazzata russa avvenuto nel 1905, e da allora è praticamente introvabile. Basandoci sui pochi fotogrammi disponibili online, è possibile comunque fare delle considerazioni sulla concezione paleontologica e paleoartistica che deve aver guidato i realizzatori di quel vecchio B-movie. Si tratta quindi di un interessante documento su come erano visti i dinosauri a livello popolare durante i pacchianissimi anni '80.

In un fotogramma di Billy World, vediamo una serie di dinosauri non-theropodi (apparentemente, 4 specie: un ceratopside, un sauropode, uno stegosauride ed un hadrosauride) che pascolano in una radura. In primo piano, un veicolo a forma di parte-del-mio-corpo-che-si-rompe-quando-leggo-certi-commenti che permette agli ospiti del parco di aggirarsi tra le bestie. L'immagine è molto istruttiva da vari punti di vista.



Pecore-sauri. Dall'immagine, è palese lo stereotipo “ovino” per i dinosauri non-theropodi. L'idea di potersi avvicinare incolumi a pochi metri da un ceratopside adulto è, a mio avviso, demenziale, e rispecchia uno stereotipo molto diffuso in merito ai dinosauri non-theropodi (ne avevo già parlato in passato). Così come – in quei vecchi film – i theropodi sono rappresentati sempre come delle quasi invulnerabili macchine di morte costantemente assetate di sangue, gli altri dinosauri sono invece rappresentati come delle noiose creature indolenti prive di qualsiasi pericolosità: delle pecore castrate e lobotomizzate. Si tratta di una visione manichea e del tutto irrealistica dei dinosauri. Esattamente come gli animali di oggi mostrano un grado di pericolosità e bellicosità del tutto slegato dalla dieta, così doveva valere per i dinosauri mesozoici. Se non siete convinti e pensate che i dinosauri erbivori fossero dei pacifici in virtù della loro natura non-predatoria, provate ad avvicinarvi ad un rinoceronte nero, un bufalo cafro, un ippopotamo, uno cavallo selvatico, o un gorilla: sono tutti animali “erbivori”, non-predatori, eppure sono tutti molto pericolosi se avvicinati oltre una certa distanza.

[Mi immagino una possibile critica dinomaniacale volta a giustificare ogni cosa: “i dinosauri di Billy World sono stati modificati geneticamente per essere docili”. Tralasciando la facile battuta che, piuttosto, pare che quei dinosauri siano stati modificati per essere terribilmente noiosi, ricordo al dinomaniaco di turno che ciò che accade nel mondo fittizio di Billy non mi interessa affatto. Qualunque sia “l'universo narrativo interno” di quel film, non me ne frega una benemerita mazza. Quello che mi interessa qui è analizzare l'iconografia dei dinosauri così come appare, perché fornisce indizi sul retroterra culturale a monte di queste scelte stilistiche e iconografiche]

Grigio-sauri. Non dovremmo biasimare Billy World per il fatto che ci dia tutti i dinosauri in poche tonalità di grigio: è un film del 1985, quindi girato ben prima della attuale rivoluzione iconografica nella paleoarte. Pur detestando gli eccessi cromatici di certa paleoarte attuale di serie B, la monocronia desaturata di Billy World è altrettanto disturbante, perché ci riporta ad una visione pachidermatica dei dinosauri. In effetti, la pelle grigiastra e vistosamente rugosa, è un chiaro indizio della “elefantiasi concettuale” con la quale, in modo semplicistico, paiono caratterizzati questi dinosauri. Ovviamente, se questo film fosse stato girato ai nostri giorni, questa atona epidermide da pachiderma sarebbe stata sostituita da una complessa livrea di squame e piume di varie tonalità. Ma, ripeto, non possiamo biasimare questo film del 1985 per non aver attinto all'enorme ricchezza conoscitiva dei nostri giorni.

Tozzo-sauri. Oltre che ricoperti da una pelle elefantiaca, i dinosauri di Billy sono anche palesemente tozzi e sgraziati. Tutti hanno arti poco realistici per essere dei dinosauri. Caratteristica della grandissima maggioranza dei dinosauri è la presenza di arti allungati ed affusolati, e ciò è costante indipendentemente dalle dimensioni. Qui, invece, vediamo animali dagli arti corti e relativamente tozzi: il ceratopside in primo piano ha delle corte gambette tozze che sporgono ai lati del corpo. Il sauropode a sinistra ha arti veramente obesi per le sue dimensioni. Anche in questo caso, è evidente l'effetto di uno stereotipo che era persino datato nel 1985: i dinosauri come “lucertoloni”, come versioni gigantesche di coccodrilli e tartatughe, quindi con analoghe proporzioni corporee. Basta osservare lo scheletro di un ceratopside o di un sauropode per constatare come invece questi animali abbiano arti molto più allungati ed affusolati rispetto ad un coccodrillo o ad una tartaruga. L'immagine quindi, oltre che non realistica, è uno specchio dello stereotipo concettuale a monte delle ricostruzioni, eseguite più in base a pregiudizi culturali che in base a effettive osservazioni dei fossili.

La coda che striscia! Oggi, illustrare un ceratopside con la coda che striscia a terra è considerato totalmente fuori moda, e comunque intrinsecamente scorretto dato che la coda reale di un ceratopside è troppo corta (rispetto all'altezza al bacino) per poter essere depressa in quel modo e trascinata a terra. Chi ha realizzato quel ceratopside evidentemente non ha mai visto una ricostruzione scheletrica di un ceratopside, o, perlomeno, una realizzata negli ultimi 20 anni. Ad accentuare l'effetto trascinamento è anche la forma tozza e corta delle zampe, come rimarcato prima. Infatti, la scelta iconografica della coda strisciante è perfettamente coerente con lo stereotipo del lucertolone gigante, con il “dinosauro” così come concepito a livello popolare per buona parte del XX secolo, non certo come interpretato oggi da chi di professione studia i dinosauri.
Ancora una volta, non possiamo biasimare un film di serie B del 1985 per queste pacchiane grossolanità. Forse che qualcuno di voi pensava che ci fosse il lavoro dei paleontologi dietro questi vecchi filmacci con “mostri preistorici”? O, citando il personaggio di un altro film, uscito dopo Billy World: è previsto che si vedano dei dinosauri in questo... parco dei dinosauri?

12 maggio 2015

Mad Cau: Feathered Road


Sterminato e sterminatore, il deserto davanti a noi. Arido e scabro, privo di speranza, a noi tocca attraversarlo con occhio rapace, pronti a cogliere la prima minaccia all'orizzonte.
Un deserto di contenuti, argomenti e, sopratutto, intelligenza. Un deserto, questo, su cui serpeggia con spire sibilanti lo spirito del dio senza piume. Un dio geloso, per quanto minore, che non tollera la luce delle evidenze. Come suo cugino, il dio dei gap, il dio senza piume vive nell'ombra. Non lo vedi, non lo tocchi, non gli parli, perché egli non è un dio che si manifesta nelle affermazioni, bensì uno che cova nelle negazioni. Un dio geloso, perché fondamentalmente razzista, ovvero discriminatore in base a secondari connotati esteriori. Al dio senza piume non interessa la sostanza, l'interiorità, la struttura, né tanto meno la consistenza. Al dio senza piume basta che non ci sia l'infame marchio sulla pelle dato dal piumaggio. Perché è così? Perché egli è colui che è: un dio senza piume. Plumofobico e misornite, il dio senza piume fa dell'ignoranza la sua forza.
Perché egli è il signore senza piume, e non avrai altro dio all'infuori di lui.

Ho mostrato in numerosi post perché ogni argomento sollevato contro la presenza del piumaggio nei dinosauri fosse sempre fallace, spesso scientificamente infondato, sovente contradditorio. Ho mostrato come la presenza di tegumento squamato non sia prova di assenza di piumaggio. Ho mostrato come argomenti fisiologici basati sui mammiferi proboscidati siano ridicoli se applicati ai dinosauri. Ho mostrato che argomenti climatici per negare il piumaggio siano infondati, dato che non esiste correlazione tra presenza del piumaggio e clima. Ho mostrato quanto fosse contraddittorio mettere in dubbio la presenza di piumaggio nei dinosauri su basi filogenetiche quando il medesimo criterio è assunto da tutti per ricostruire la pelliccia nei mammiferi fossili. Ho mostrato che il piumaggio espleta una tale gamma di funzioni vitali che ipotizzare una perdita secondaria del piumaggio sia più fonte di ulteriori problemi che una soluzione. Ma sopratutto, ho mostrato come il rifiuto del piumaggio da parte di molti seguaci del dio senza piume abbia basi più psicologiche che scientifiche.
Eppure, tutto questo pare non bastare. Il dio senza piume vive nell'ombra e nega le evidenza logiche ed empiriche. Sinosauropteryx, Protarchaeopteryx, Caudipteryx, Beipiaosaurus, Sinornithosaurus, Microraptor, Jinfengopteryx, Dilong, Anchiornis, Eosinopteryx e tutti gli altri piccoli bastardi simili agli uccelli potranno anche aver mostrato che nei coelurosauri il dannato piumaggio è il tegumento fondamentale. Ma i grandi coelurosauri devono restare squamati. Yutyrannus non scalfisce il T-Rex dell'infanzia. E tutto ciò che non è coelurosauro risulta (quasi per una distorta definizione che considera Coelurosauria ciò che era Aves fino a 20 anni fa): non-piumato. Psittacosaurus, Tianyulong e Kulindadromeus non paiono avere alcun valore agli occhi dei figli del dio senza piume, nonostante che siano tre ornithischi in tre distinte linee, a conferma della ampia diffusione del piumaggio persino nel ramo dinosauriano più lontano dagli uccelli. La logica, il buon senso e l'apertura mentale libera da iconografie obsolete porterebbero la mente a gridare la pervasività delle piume nei dinosauri. Ma ciò non accade. Il dio senza piuma, come il dio dei gap suo cugino, è intrinsecamente destinato a contrarsi, ma non a sparire. Difatti, pur ridotto nel dominio, al pari di un papa in Vaticano, persiste nel pontificare. Perché – rimarcheranno gli ottusi – si sarà pure ritirato da Coelurosauria (tranne il T-Rex!), Psittacosauridae, Heterodontosauridae e da qualche patetico rametto basale dei neornithischi, ma continua a dominare nel resto di Ornithischia, in tutto Sauropodomorpha e nella parte basale di Theropoda. Perché – rimarcheranno gli ottusi – abbiamo squame in ankilosauri, ceratopsidi, hadrosauridi e titanosauri. Come se ciò avesse alcuna rilevanza con il piumaggio. Come se le placche sulla schiena di un armadillo implicassero l'assenza di pelo nei mammiferi.
Ridicolo, non è vero? Eppure, coi dinosauri funziona alla grande...

Ed allora, eccoci ancora a correre all'impazzata, nel deserto di contenuti dominato dal dio senza piume, inseguiti da orde di ignoranti, schiere di ottusi e bande di fanatici.

Coming Soon: Mad Cau: Feathered Road

What a lovely day!

03 maggio 2015

Piumare l'Incredulità, senza sospenderla



Post più ultrazionale che theropodico...
Per mia natura, sono scettico. E lo sono soprattutto verso ciò che conosco meglio. E siccome ciò che conosco meglio nell'intero universo è me stesso, voglio essere – per l'ennesima volta – scettico verso me stesso e domandarmi se parte (quanta?) della bile dinomaniacale che trasuda da certi commenti sia dovuta al fatto che non ho spiegato bene le mie intenzioni ai miei lettori, specialmente a quelli più fanatici e zeloti verso Billy l'Altissimo ed il suo Giardino Giurassico.
Il dubbio nasce dal fatto che troppo spesso i miei post su Billy il Creatore dell'Eden Giurassico generino commenti idio... ehm, bizzarri come “Ma Billy è solo un film! Non si può criticare scientificamente un film di fantasia!”.

Caro il mio dinomaniaco che commenti con l'ovvia constatazione che Billy ed il Clonesauro sia un film, anche io so che Billy ed il Clonesauro è solo un film. Infatti, proprio perché è solo un film penso sia perfetto per fare disquisizioni di qualsiasi tipo, dalla paleontologia, alla paleoarte, alla cultura pop, alla divulgazione scientifica, alla epistemologia. Qui chi non si rende conto che è “solo” un film sembri essere solo tu che commenti con la più ovvia delle constatazioni. Dove sarebbe il problema del “essere solo un film”? Proprio perché è solamente un film si può sviscerare nei modi più vari, ed usarlo come pretesto per discorsi che vanno ben aldilà del mero film.
Siccome è solo un film, ovvero una narrazione fittizia che frulla nei nostri cervelli, possiamo usarla per far frullare ben altri tipi di concetti, a mio avviso ben più interessanti del mero parlare della storia del film in quanto tale.
Caro dinomaniaco, perché non capisci? Perché ti senti il dovere di “difendere” un film ricordandomi che esso è solo un film? Perché pensi che quel film sia da “difendere” dai miei post, ergendo un bastione protettivo con commenti ovvi e banali? Forse temi che i miei post faranno calare gli incassi del film? Probabilmente, no. Non sei così fanatico... Forse temi che disvelando la natura fittizia di un film quel film perda il suo fascino? Spero di no. Non sei così ingenuo. Forse hai paura di diventare adulto e scoprire che non esiste realmente un'isola al largo del Costa Rica presa in concessione dal governo e nel quale hanno passato gli ultimi cinque anni a mettere su una specie di “riserva biologica” (una cosa spettacolare, non hanno badato a spese), e che tale progetto non potrà mai esistere? Spero di no. Non sei così immaturo.

Mi chiedo allora se il bisogno di “difendere” Billy – palese nei commenti di vari lettori – non celi in realtà un voler difendere sé stessi. Difendersi da cosa? Forse, imponendo una riflessione (ult)razionale all'interno di un contesto di finzione, molti si sentono minacciati? Minacciati da cosa e perché?

Provo a riflettere, partendo da come io vedo i miei post su Billy.
Nella mia mente esistono vari “livelli di realtà”.
Esiste una realtà fisica, che è quella che conosciamo tramite i sensi grazie alla mediazione del metodo scientifico. I dinosauri, nella loro accezione più pura, sono parte di quel mondo fisico.
Esiste una realtà simbolica, che è quella elaborata dal nostro cervello per comprendere ed agire nel mondo fisico, ma che è andata anche oltre la mera corrispondenza con la realtà fisica, producendo l'intricata nebulosa dei nostri ideali, passioni, sogni, idoli e mitologie. Un film come Billy ed il Clonesauro esiste in questo secondo mondo, non nel primo. Sì, nel mondo fisico esiste la bobina di celluloide, la videocassetta o il DVD di Billy ed il Clonesauro, ma ciò che suscita la passione e che spinge le persone al cinema sta dentro le loro teste, non nel supporto fisico del film.

Pertanto, convenuto che Billy esiste esclusivamente nel mondo simbolico che frulla dentro le nostre teste, esso è, al pari di qualsiasi altro oggetto della mente, uno strumento per costruire a sua volta nuovi simboli, nuovi concetti, nuovi pensieri. Vediamo cosa genera, a seconda delle diverse teste in cui il film viene “visionato”.
Dentro la mia mente esiste una complessa sovrapposizione di livelli simbolici.
Esiste l'elegante sistema del pensiero scientifico, dentro cui i fossili sono analizzati ed interpretati, ed il concetto di dinosauro è vincolato al paradigma scientifico con cui interpreto i fossili.
Esiste poi il “dinosauro” nella sia accezione popolare, inclusa quella che vediamo in Billy.
Il dinosauro “pop” ed il dinosauro puro (scientifico) sono legati da varie relazioni. Non sempre il flusso delle relazioni parte dal dinosauro scientifico per approdare in quello pop. A volte, avviene il contrario. Ciò non deve scandalizzare, a patto che tale “inversione” delle relazioni sia consapevole e guidata. Io posso prendermi la libertà di coniare Sauroniops perché so perfettamente che quel frontale cenomaniano è un oggetto scientificamente valido, indipendentemente dall'appeal pop del nome del taxon che conio. Ma non tutti, probabilmente, hanno lo stesso grado di consapevolezza quando frullano il concetto di “dinosauro” nelle loro menti.

Nella mia mente esiste anche il concetto di “film”, inteso come “arbitraria sequenza di scene che io interpreto come una storia che simula eventi reali”. Un film è sempre, anche quando proposto come “documentario”, una pura finzione. Finzione è la sequenza, il montaggio, il plot degli eventi. Per “finzione” intendo che quello che vedo scorrere nella storia è stato deciso e assemblato da altre persone, non avviene nel mondo “oggettivo” in modo autonomo. Billy, come ogni altro film, è quindi una pura invenzione, ma che si propone – in modo accattivante – come realistica, generando in noi l'illusione del reale, e, di conseguenza, inducendo in noi emozioni analoghe a quelle che si provano nella vita reale. Il successo dei film sta proprio nel loro stimolarci emotivamente. Da qui, penso, nasce l'attaccamento emotivo di chi non vuole che la sua “storia preferita” sia palesemente sviscerata razionalmente e mostrata per quello che è: ovvero, una sequenza arbitraria di scene filmate piena di contraddizioni scientifiche, contraddizioni che impediscono a questa storia di poter essere reale.

Trovo riduttivo l'approccio di chi non riesce a sviscerare un film nella sua natura paradossale. E trovo ulteriormente limitante l'incapacità di molti di comprendere la differenza tra film-in-quanto-finzione-reale da film-in-quanto-finzione-simbolica. Comprendere tale differenza significa essere capaci di amare un film emotivamente, grazie alla sospensione dell'incredulità, ed al tempo stesso apprezzare l'analisi razionale del perché e del come un film non sia reale.

Cosa mi spinge a “sviscerare” un film, per mostrare la sua impossibilità sia logica che scientifica, la sua non-realtà? Perché trovo interessante mostrare che un Tyrannosaurus adulto nel 1993 deve essere stato clonato nel 1968, contraddicendo quindi il film stesso che dichiara tale animale creato non prima di cinque anni prima? Perché è un modo simpatico ed originale per indurre riflessioni a vari livelli: riflessioni sullo sviluppo ontogenetico dei dinosauri, riflessioni sulla plausibilità scientifica di un allevamento di dinosauri, riflessioni sulla sospensione dell'incredulità che assumiamo quando guardiamo un film di fantascienza, riflessioni sulla potenza mitizzante del cinema, riflessioni sulla natura pseudo-religiosa di molte passioni post-moderne. Tutto questo può essere generato da un post che usi come pretesto l'ontogenesi di un Tyrannosaurus vissuto nel 1993. Peccato che larga parte di queste discussioni sia del tutto aldilà della capacità riflessiva del commentatore medio, il quale si limita solo a lamentarsi dell'ovvia natura fittizia di un film.

E quindi torno al dinomaniaco che deve commentare in quel modo.
Perché non comprende che un film può trascendere la sua natura di finzione narrativa, ed essere un pretesto simpatico ed intelligente per aprire una discussione su temi più complessi ed elevati del mero film sui dinosauri? Perché non si sforza di separare la narrazione fittizia e la storia arbitraria che gli viene confezionata e proposta nel film, da tutto ciò che egli può generare partendo dal film? Perché non riesce a saltare dal piano della mera narrazione fantastica, che riconosce quando afferma che “è solo un film”, per approdare a quella del paradosso, per poi usare quel paradosso come un elegante trampolino per affrontare tematiche più ampie ed interessanti?

Se il dinomaniaco non fosse tale, comprenderebbe i differenti livelli presenti nei post, non si scandalizzarebbe della mia analisi razionale, ma anzi la apprezzerebbe per la sua evidente connotazione paradossale, e stimolato dal paradosse dialogherebbe con me su ciò che mi interessa parlare qui. Che non è il fatto che “ Billy è solo un film”.

Forse, pretendo troppo dalla maggioranza dei dinomaniaci...

02 maggio 2015

Billy World - T.rex Geriatrics

Post con differenti livelli di lettura, non tutti immediati.

Come sicuramente ricorderete, specialmente quelli che allora nemmeno erano nati, nell'estate del 1993 un esemplare adulto di Tyrannosaurus rex salvò la vita a quattro persone. Dato che si trattava di un esemplare adulto di Tyrannosaurus rex, quell'animale doveva avere come minimo 20 anni, ma più plausibilmente 25 anni, dato che quello è l'intervallo di tempo minimo per ottenere un Tyrannosaurus di 6 tonnellate sano e vigoroso partendo da un uovo (clonato). Non si può sgarrare questo fatto, a meno di non dovere ammettere un collasso generale del sistema logico che fonda l'Universo di Billy, nel quale – lo ricordo per chi fingesse di ignorarlo – è ammesso solamente un insieme limitato di modifiche delle Leggi Naturali, quelle leggi che impedirebbero l'esistenza di un'isola con dinosauri mesozoici clonati da sangue di dinosauro mesozoico succhiato da zanzare mesozoiche conservate in ambra fossile mesozoica. Pertanto, favole da dinomaniaco ortodosso che credano di avere un Tyrannosaurus adulto in solo 5-10 anni accelerando artificialmente il naturale tasso di crescita di questi animali (già per loro natura dotati di tassi molto elevati per gli standard animali) implicano una sospensione dell'incredulità tanto grande da uscire totalmente dal sistema logico dell'Universo di Billy, per entrare a testa bassa nel Regno della Magia. Ed a quel punto, potremmo anche avere un Tyrannosaurus che vola, emette fiamme dagli orifizi, parla con accento scozzese e si accoppia con muli parlanti. Perché? Perché nel momento in cui si ammette ed accetta che ogni singolo dettaglio scientifico sui dinosauri può essere piegato alle logiche della “storia”, la “storia” diventa pura favola, che implica a sua volta che possiamo includere qualsiasi cosa, dai folletti, ai puffi, alle famiglie edulcorate del Mulino Bianco, senza più alcun vincolo. Anche se il dinomaniaco medio è incapace di elaborare questa semplice conclusione, nel momento in cui si può ammettere qualsiasi libera violazione delle leggi della Natura al fine di “salvare la storia di Billy”, è ammissibile anche ogni alternativa distorsione della realtà che possa a sua volta “distruggere la storia di Billy”. Se io vi concedessi i tassi di crescita accelerati, voi dovreste concedermi un tasso accelerato di degenerazione cellulare indotto dalla crescita accelerata, che ucciderebbe i vostri animali prima che possano diventare adulti. Perché dovete concedermelo? Perché senza alcun vincolo logico la mia versione è valida come la vostra. Nessuno potrebbe “rivendicare” una maggiore coerenza rispetto alle alternative. Ma se volete che ci sia un qualche “criterio” per discriminare versioni “valide” da “versioni non valide” occorre che tale criterio sia svincolato dalla soggettività di chi propone lo scenario. Ovvero, occorre un vincolo oggettivo. Tale vincolo oggettivo è dato dalla coerenza con la storia originale che funge da “fondamento” del sistema dell'Universo di Billy. Tanto più ci allontaniamo da tale criterio “assiomatico” tanto più soggettiva e anarchica diventa la vostra versione della storia. Ovvero, se vogliamo restare seriamente dentro Billy Universe (e la sua base minima di assiomi) e non in Fantasilandia (isola dove potreste incontrare i dinosauri [n.d.a.]), quell'esemplare deve essere nato nel 1968. Non c'è altro modo per avere un Tyrannosaurus adulto nel 1993 nell'Universo di Billy.
Quindi, nell'Universo di Billy attualmente esistente, anno 2015, detto anche “Billy World”, quanti anni avrebbe oggi un Tyrannosaurus nato nel 1968? Semplice: 47. Un'età del genere pone problemi di qualche tipo, rispetto alla serie ristretta di concessioni alle Leggi Naturali che fonda l'Universo di Billy? Sì, enormemente.

Come ricorderete, gli esemplari fossili più anziani di Tyrannosaurus noti erano morti tutti ad un'età inferiore a 30 anni. Il famoso esemplare “Sue” era morto a 28 anni e mostrava un grado massimo di ossificazione delle suture tra le ossa, numerosi segni di patologie dovute alla tarda età e una morfologia molto massiccia. In breve, “Sue” era un esemplare anziano. Sebbene non sia possibile stimare la longevità massima di questa specie, possiamo comunque fare delle analogie con un altro animale che popola l'isola di Billy, e del quale è molto ben conosciuto il ciclo vitale: Homo sapiens. Siccome si considera “anziano” un essere umano sopra i 65 anni, ipotizzare un Tyrannosaurus di 47 anni è simile all'ipotizzare un essere umano di più di 109 anni. Un'età del genere non è impossibile da raggiungere per gli Homo sapiens attuali, ma è estremamente molto rara e, sopratutto, caratterizzata da una quasi totale mancanza di “prestazioni funzionali”. Seguendo la medesima logica, un Tyrannosaurus di 47 anni sarebbe molto probabilmente un individuo talmente vecchio e malridotto, debole e acciaccato, da essere del tutto incapace di muoversi e nutrirsi autonomamente. Anche se si dimentica che anche i dinosauri erano animali e non super-eroi mitologici, anche i dinosauri, come ogni animale in natura, invecchiavano. E la vecchiaia porta indebolimento, perdita di “prestazioni” e una generale decadenza delle capacità. Un Tyrannosaurus ad uno stadio super-geriatrico, tenuto in piedi più per l'Operazione Nostalgia che per una reale esigenza logica, sarebbe un pessimo soggetto per qualsiasi scena finale.
Ciò che fu possibile nel 1993 in modo epico potrebbe quindi avvenire nel 2015 in modo patetico.

Nota per il dinomaniaco zelota: se il tuo Tyrannosaurus ha un tasso di crescita accelerata per poter essere adulto in soli 5 anni, proprio per effetto del tasso di accelerazione della sua crescita (4 volte quello naturale) invece di diventare anziano a 28 anni lo diventerebbe a 28/4=7 anni. Quindi, un Tyrannosaurus con tasso di crescita accelerata 4x ed adulto nel 1993, se fosse ancora vivo nel 2015 avrebbe le prestazioni comparabili a quelle di un essere umano di 188 anni (o, semplicemente, sarebbe morto di vecchiaia – accelerata – nel 1995).
Dalla padella alla brace.