Il “paradosso” di
Spinosaurus
sensu Ibrahim et al. (2014) deriva fondamentalmente da un singolo
fatto: il rapporto tra la lunghezza delle vertebre dorsali e la
lunghezza degli elementi del cinto pelvico e dell'arto posteriore.
Per chiarire questa frase, ho plottato le misure pubblicate da
Ibrahim et al. (2014, informazioni supplementari) relative all'ileo,
femore, tibia rispetto ai medesimi valori in altri theropodi
mesozoici (dati da
Dececchi
e Larsson 2013). Un quarto valore per
Spinosaurus è
impossibile da stabilire con i dati attuali, ed è stato stimato: la
lunghezza del tronco. Dececchi e Larrson (2013) definiscono il tronco
come le vertebre dorsali + le vertebre sacrali. Ibrahim et al. (2014)
pubblicano le misure di 3 dorsali (che riferiscono alla sesta,
settima e ottava dorsale: somma delle lunghezze = 52 cm) e 3 sacrali
(che riferiscono alla terza, quarta e quinta sacrale: somma delle
lunghezze = 42 cm): la somma delle lunghezze di queste vertebre è di
94 cm. Possiamo stimare la lunghezza totale del tronco in vari modi,
partendo da queste misure. Possiamo semplicemente moltiplicare la
lunghezza totale nota (94 cm) per il rapporto tra numero totale di
vertebre del tronco (15 = 10 dorsali + 5 sacrali) e numero di
vertebre preservate (6). Questa stima fornisce un tronco di 235 cm.
Oppure, possiamo raffinare la stima calcolando separatamente
lunghezze della serie dorsale e sacrale: (dorsale: 52 * 10/3 = 173.3
cm) + (42 * 5/3 = 70 cm) = 243.3 cm. Le due stime hanno uno scarto
del 3%, quindi possiamo prendere come valore finale la loro media
aritmetica: 239 cm.
Plottando questi valori rispetto agli
altri theropodi, risulta che il rapporto tibia/femore e ileo/femore
in Spinosaurus è all'interno del trend atteso, e che quindi
le proporzioni reciproche tra questi elementi sono “classiche”.
Al contrario, sia il rapporto femore/tronco che (femore +
tibia)/tronco è al di sotto del trend atteso per i theropodi.
Ovvero, Spinosaurus risulta avere un tronco più lungo di
quanto atteso da un theropode con le stesse dimensioni del bacino e
della gamba (o, in alternativa, che a parità di lunghezza del
tronco, Spinosaurus ha cinto pelvico e arto posteriore più
corti).
Come interpretare questi risultati?
Interpretazione 1: Spinosaurus
ha una morfologia aberrante che richiede qualche spiegazione
ecomorfologica ed adattativa peculiare.
Interpretazione 2: La stima della
lunghezza del tronco di Spinosaurus è scorretta per eccesso,
perché basata su un'ipotesi fallace.
Interpretazione 1 ha molti punti a suo
favore (morfologia dei denti, del rostro, arretramento delle narici,
ispessimento delle ossa lunghe, ipertrofia delle spine neurali
dorsali, ecc...), tuttavia ciò non può essere usato come argomento
a favore di una validità delle stime “aberranti”. Ovvero, il
mero fatto che Spinosaurus sia già molto bizzarro non
costituisce di per sé un motivo per cui dobbiamo ammettere ulteriori
bizzarrie e giustificarle nonostante l'assenza di dato diretto. Con
questo, non sto negando le evidenze note a favore di una
paleoecologia semiacquatica e piscivora, ma evito di usare quegli
argomenti come “prova” che l'eventuale stima della lunghezza del
dorso sia “da prendere come evidenza”. Così facendo genererei un
ragionamento circolare, per cui siccome Spinosaurus è
bizzarro in tante parti del corpo allora è bizzarro anche nella
lunghezza di una parte del corpo.
Nondimeno, prese singolarmente, le
vertebre dorsali di Spinosaurus misurate da Ibrahim et al.
(2014) sono molto lunghe quando confrontate con le ossa
appendicolari. Ciò è il motivo per cui molti gridano alla chimera.
Io assumo che questo esemplare sia genuino, e che quindi non vada
demolito bensì compreso, ed i fenomeni evolutivi che lo hanno
generato risolti. Il mero rapporto tra i due elementi, tuttavia, non
ci dice quale fenomeno noi stiamo osservando: osserviamo un theropode
con un dorso allungato oppure un theropode con arti ridotti? O,
eventualmente, entrambi i fattori?
Interpretazione 2 considera il
risultato dei plot con la lunghezza stimata del tronco come viziati
da una stima errata di quella lunghezza. Ovvero, questa seconda
interpretazione implica che la lunghezza effettiva del tronco di
Spinosaurus sia minore di quella stimata con i due metodi
sopra citati. Proviamo a seguire questo ragionamento, per vedere che
implicazioni ha.
La lunghezza del tronco è data dalla
somma delle lunghezze delle vertebre dorsali e sacrali. Il numero
totale delle vertebre sacrali si assume sia 5, come in tutti i
tetanuri non-maniraptoriformi. Ibrahim et al. (2014) non forniscono
informazioni se il numero delle vertebre sacrali sia stimato oppure
sia effettivamente ricavato dalle cicatrici delle vertebre sacrali
impresse sulla superficie mediale dell'ileo. Pertanto, potremmo
ipotizzare che Spinosaurus abbia un ridotto numero di vertebre
sacrali rispetto alla condizione primitiva di Tetanurae? Dopo tutto,
la riduzione nel numero delle vertebre sacrali è una tendenza di
molti taxa terrestri semiacquatici qualora il cinto pelvico si
riduca: se Spinosaurus avesse un cinto pelvico ridotto
potrebbe anche avere un numero ridotto di vertebre sacrali? Ad
esempio, ammettendo un sacro con 4 vertebre invece che 5, le due
stime della lunghezza del tronco passano a 214 cm e 229.3 cm (media =
221.6 cm), ovvero, un valore che sposta Spinosaurus verso la
tendenza generale dei theropodi.
Inoltre, è ragionevole assumere che la
lunghezza del dorso di Spinosaurus sia una mera estrapolazione
della lunghezza delle 3 dorsali intermedie 6, 7 ed 8? Usando Baryonyx
come riferimento (misure da Charig and Milner 1997), il valore della
lunghezza della parte dorsale del tronco per Spinosaurus usata
in queste stime è conservativa: infatti, assumendo che le 3 vertebre
misurate siano effettivamente dalla parte intermedia della colonna
dorsale, le altre vertebre dorsali hanno lunghezze subequali o
lievemente maggiori di quelle note. Ibrahim et al. (2014) non
forniscono informazioni sul criterio per cui queste tre vertebre
siano la sesta, settima ed ottava (persumo sia confrontandole con le
vertebre dei Baryonychinae per i quali siano note serie più
complete), tuttavia, è da notare che qualora invece le 3 vertebre
siano posizionate nella parte posteriore della colonna dorsale, la
lunghezza della parte dorsale deve essere ridotta anche del 10%, dato
che le ultime vertebre dorsali (usando Baryonyx come
riferimento) sono le più lunghe della serie (e quindi, usare quelle
come “media” della colonna sovrastimerebbe la lunghezza del
dorso). In tal caso, assumendo che effettivamente le vertebre dorsali
note siano della parte più posteriore del dorso, la colonna dorsale
risulta lunga 156 cm e quindi l'intero tronco 226 cm: anche in questo
caso, plottando Spinosaurus rispetto agli altri theropodi la
sua “posizione” risulterebbe meno anomala.
Interessante, infine, che se assumiamo
Spinosaurus con solo 4 sacrali (valore compatibile con
l'ipotesi di una riduzione delle dimensioni dell'ileo in un animale
semi-acquatico) e con una colonna dorsale stimata assumendo che le
dorsali note siano le più posteriori invece che le intermedie, si
ottiene una lunghezza del tronco di 212 cm. Tale valore colloca
Spinosaurus nella parte bassa del range di distribuzione
tipico dei theropodi, e, pertanto, rende la sua morfologia più
“tradizionale”.
Pertanto, è possibile che le anomalie
proporzionali del tronco di Spinosaurus, possano – almeno in
parte – essere state accentuate da una errata valutazione delle sue
vertebre (numero delle sacrali e posizione delle dorsali)?
Come sempre, non offro certezze ma solo
spunti di riflessione.
Bibliografia:
Charig, A.J.; Milner, A.C. (1997).
Baryonyx walkeri, a fish-eating dinosaur from the Wealden of
Surrey. Bulletin of the Natural History Museum, Geology Series 53:
11–70.
Ibrahim, Nizar; Sereno, Paul C.; Dal
Sasso, Cristiano; Maganuco, Simone; Fabbri, Matteo; Martill, David
M.; Zouhri, Samir; Myhrvold, Nathan; Iurino, Dawid A. (2014).
Semiaquatic adaptations in a giant predatory dinosaur. Science 345
(6204). doi:10.1126/science.1258750.