Oggi, è la festa della mamma.
Tutti abbiamo una madre, anche se non tutti abbiamo avuto la fortuna di vivere accanto a lei, e forse l'abbiamo perduta prematuramente. In quanto mammiferi, abbiamo la mamma nel nome stesso (sebbene, l'etimologia di "mammifero" si riconduca a "mammelle", queste ultime sono organi preposti alla funzione primaria di ogni madre umana, la nutrizione del loro figlio). Una Madre, più grande, antica e severa, ci accomuna tutti, ed è la Natura. Non è un caso che Ella abbia l'attributo di Madre.
La Natura è il seno dal quale l'Umanità ha avuto la sua lunghissima gestazione inorganica, unicellulare, animale. La Natura è ancora il seno nel quale la Civiltà umana, nell'arroganza della propria miopia, continua a succhiare linfa vitale, attaccata ad una placenta che, ormai, ha invaso e pervaso l'intero pianeta.
Nessuno oserebbe violentare la propria madre, perché in lei sentiamo una sacralità, anche quando ella può risultare severa, forse persino feroce matrigna. Eppure, lo stupro perpetuato dalla Civiltà umana nei confronti della Natura non solo non desta che qualche lieve vagito di protesta, ma è sovente osannato come una conquista della post-modernità.
La violenza sopraffazione, la sfida o la sottomissione della Madre Natura, sono oggi feticci di una creatura che si illude di poter vivere senza di Lei. Ciò, paradossalmente, è ancora più ostentato quando si manifesta coi tratti infantili ed egocentrici dell'impresa futile e bizzarra.
Finire nel Guinness dei Primati, la nota raccolta di individui o azioni anormali, spesso grottesche se non patetiche, oggi appare un riconoscimento comparabile ad una medaglia al valore civile.
Finire nel Guinness dei Primati per aver cavalcato un'onda di notevoli dimensioni può risultare poco più che un aneddoto, se non fosse che ho scoperto questo episodio tramite un articolo online della maggiore testata giornalistica italiana, nel quale l'impresa (se possiamo considerarla tale) di un quarantenne surfista è elevata al grado di metafora della sfida tra Uomo e Natura. Qui, la Natura non è più concepita come Madre al cui seno siamo ancora legati da un indissolubile cordone materiale e storico, bensì un Avversario, un Alieno, contrapposto all'Umano. Ed allora, la sfida contro la Natura diviene una affermazione dell'Uomo contro il non-Umano, una presa di consapevolezza della propria forza e valore, come tale tramite la violenza.
Ritorniamo all'immagine corretta della Natura, e rivediamo l'intera sequenza da quella ottica. Un uomo ha stuprato sua Madre. Egli merita quindi di essere annoverato come metafora della superiorità umana? Noterete, ora, in tutta la sua brutalità, il perché io abbia sentito l'esigenza di scrivere questo post, così fuori tema.
Stuprare la propria madre è il più abominevole dei crimini, superato forse solo da quello verso i propri figli. Tale atto di sopraffazione non meriterebbe alcuna gloria, ma solo una durissima punizione.
Ovviamente, il povero surfista coinvolto in questa vicenda è solo un inconsapevole strumento della retorica altrui. Io qui sto criticando (e duramente) il giornalista e la sua concezione della Natura, non il surfista e la sua azione di cavalcare le onde. Non dubito che, probabilmente, quel surfista concepisce l'Oceano e la Natura in maniera più affine alla mia, piuttosto che all'idea ottocentesca, machista e muscolare del giornalista italiano. Non dubito che con il suo gesto, il surfista abbia voluto rendere onore all'Oceano che ama e rispetta, non certo rivendicare la sua superiorità sulla Natura.
Provo molto biasimo per chi ha scritto quell'articolo, così carico di una retorica obsoleta ed ottusa verso la Natura.
Viviamo un'epoca nella quale l'espansione demografica, la cementificazione, il disboscamento, l'alterazione dell'atmosfera ed il conseguente mutamento climatico possono veramente, ad una scala di tempo infinitesimo se visto con gli occhi del paleontologo, portarci al collasso e all'estinzione. Stiamo erodendo il nostro cordone ombelicale, infettando la nostra placenta, divorando nostra madre. Dovremmo diffondere una visione della Natura per quello che essa è, non per quello che essa può rappresentare in un'apologia dell'uomo. La Natura è una madre severa, austera e bellissima, spesso matrigna, ma mai ingiusta. Noi abbiamo solo un'opzione percorribile: imparare ad amarla, amarla e curarla. L'alternativa è la nostra morte definitiva, un oblio di polvere e silenzio, nella quale Nostra Madre sarà ancora lì, più fiera e forte che prima, pronta a generare una nuova progenie, forse più meritevole di noi.