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06 maggio 2012

Capacità predatorie di un insospettabile theropode


Mi viene segnalato questo video amatoriale, girato in un parco di San Francisco, avente come protagonista un airone.
La sequenza può risultare un po' cruda per gli occhi più sensibili. Al tempo stesso, si tratta di un fenomeno naturale, che dobbiamo sforzarci di vedere con relativo distacco emotivo, e con grande interesse scientifico. Il video dimostra che anche un theropode apparentemente privo di adattamenti da "super-killer" è nondimeno un efficace predatore, in virtù della sua anatomia generale.
Spinosaurus viene sovente dipinto come una specie di "theropode-coccodrillo". Tuttavia, nelle varie occasioni in cui io e Simone Maganuco abbiamo discusso assieme sull'ecologia di questo theropode, alla luce dell'esemplare di rostro conservato al Museo di Storia Naturale di Milano, entrambi concordiamo nel vedere quel theropode più come un "airone-gigante" piuttosto che come un coccodrillo bipede. La postura bipede e le proporzioni degli arti, la forma allungata del cranio, le narici arretrate, la probabile forma generale della testa e del collo, tutto porta più ad uno stile di vita più simile a quello dell'airone piuttosto che a quello del coccodrillo. Dato che gli aironi non usano il volo come metodo di caccia, ma la camminata furtiva, ciò è compatibile con l'andatura di un grande theropode basale. Lo stesso comportamento può essere applicato ad Austroraptor.
Il video qui sopra dimostra che l'immagine "da airone" non sminuisce minimamente la capacità predatoria di quel theropode rispetto alla più nota (ma a mio avviso meno valida) concezione coccodrillesca.
Immaginatevi un airone alto 4 metri.

05 maggio 2012

Billy e il Clonesauro - Il personaggio più saggio della Trilogia

Il Prof. Grant nella famosa scena col ragazzino in Montana (da Jurassic Park, 1993)
Questo post è ispirato da una vignetta che ho visto questa mattina. 
Il tema del post parla del personaggio più intelligente e lungimirante dell'intera trilogia billyclonata, colui che prima di tutti ha colto il segno della rivoluzione scientifica che da lì a pochi anni avrebbe travolto il mondo della paleontologia, costringendo non pochi a rivedere i propri paradigmi.
Il ragazzino cicciottello.
"A me non mette mica tanta paura: sembra una specie di TACCHINO GIGANTE".
So che tutti hanno odiato la voce stridula del ragazzino, ed hanno esultato per il modo duro e al limite dello stalking con cui il paleontologo lo ha liquidato.
Eppure, ad essere onesti, tra i due, il ragazzino è stato molto più saggio e lungimirante del paleontologo.
Infatti, come scritto in passato, la storia del Velociraptor che "caccia in branco con tattiche d'assalto ben coordinate", con un individuo che funge da diversivo e altri che attaccano dai lati, è una favoletta poco o per niente supportata da evidenze scienfiche.
Al contrario, il ragazzino ha avuto ragione, ed un Velociraptor è una specie di tacchino gigante, un grosso animale pennuto, che se esistesse ancora oggi sarebbe sicuramente considerato un grosso esemplare di pollame, né più ne meno del tacchino.
Il ragazzino cicciottello aveva ragione, lo spocchioso paleontologo aveva torto. E nonostante Grant sia il mito, l'eroe, forse l'esempio di paleontologia che molti hanno seguito plagiati dal film, è comunque da iconoclasti critici e dissenzienti come il ragazzino cicciotto, per nulla ammaliato dalla retorica grantiana, che noi oggi abbiamo superato una visione ipervitaminica e supereroistica dei dinosauri, vedendoli per quello che sono: animali, come un tacchino, e non certo come una banda di tartarughe ninja killer.
Oggi, quel ragazzino ha circa trenta anni, e potrebbe a tutti gli effetti essere parte della nuova generazione di paleontologi che hanno ridimensionato e corretto i miti sessantottini e mammalocentrici della generazione di Grant.
Un'ultima nota su Grant: come vedete dalla foto, egli ha prelevato un fossile dallo scavo e se lo tiene per sé, in tasca (col rischio di romperlo), ci gioca e lo usa per spaventare un bambino e addirittura alla fine lo getta nel folto di una foresta costaricana: se questo è il modo che Grant ha di considerare un fossile, è molto diseducativo e poco professionale.

Ricordatevelo, la prossima volta che vedrete quella scena.

04 maggio 2012

Disparità disparata per i dinosauri (non-aviani) alla fine del Cretacico

Risultati delle analisi dei vari parametri di disparità per maniraptoriformi non-aviani e tyrannosauroidi alla fine del Cretacico. Non risulta alcun trend generale verso il declino. (Da Brusatte et al. 2012)
Il tema dell'estinzione dei dinosauri non-aviani alla fine del Mesozoico è il tema più famoso e discusso della paleontologia. Il tempo ed il modo di tale fenomeno sono stati studiati da varie ottiche. Sovente, l'estinzione della fine del Cretacico è stata misurata in termini di variazione della diversità nel tempo. Fu graduale, fu improvvisa (per i tempi geologici)? Queste, nella maggioranza dei casi, sono state le domande che hanno guidato i campionamenti e le indagini. L'area di studio più famosa e di indagine più intensa è stata la Formazione Hell Creek, in Nordamerica, assunta a vero e proprio "partito unico" della fine del Mesozoico. Più volte ho criticato questo approccio, sottolineando come, probabilmente, la Formazione Hell Creek non rappresenti la "norma" del mondo alla fine del Maastrichtiano, bensì una situazione locale, blasonata per la presenza di icone come Tyrannosaurus, Triceratops e Ankylosaurus, ma pur sempre una situazione locale, che non necessariamente rappresenterebbe l'intero pianeta a quel tempo.
In un recente studio, Brusatte et al. (2012) analizzano il tema del tempo e modo della fine del Cretacico dinosauriano con un approccio che non si focalizza, come i precedenti, sulla diversità, bensì sulla disparità.
La diversità (la famosa biodiversità) è il numero delle specie. La disparità è invece una misura della varietà di cladi presenti. Semplificando, per farvi comprendere la differenza tra i due parametri, se io ho un'insieme di 10 specie di theropodi ed un'insieme con 2 specie di theropodi, due di ankylosauridi, due di sauropodi, due di ornithopodi e 2 di ceratopsi, anche in questo caso ho una diversità di 10 specie, ma una disparità 5 volte più grande rispetto all'altro insieme, che comprende solo theropodi. Brusatte et al. (2012) hanno quindi misurato con vari strumenti statistici la variazione della disparità nei dinosauri non-aviani negli ultimi 12 milioni di anni del Cretacico.
Il risultato dell'analisi ha mostrato una marcata eterogeneità tassonomica e geografica nell'evoluzione dei dinosauri.
I ceratopsidi e gli hadrosauroidi mostrano un netto declino, sopratutto in Nordamerica. In Asia questo trend (per gli hadrosauroidi, dato che i ceratopsidi sono noti per un solo taxon asiatico Campaniano, quindi non forniscono abbastanza dati per dire alcunché) non si osserva. I sauropodi non mostrano alcun declino, ed anzi, nonostante la non significatività dei risultati, tutti i parametri concordano nel mostrare persino un'aumento della disparità. Ankylosauridi e pachycephalosauridi non mostrano alcun declino della disparità. Infine, i due gruppi di theropodi considerati, tyrannosauroidi e maniraptoriformi non-aviani, persistono senza alcun declino della disparità fino alla fine del Cretacico.
I differenti risultati indicano che ogni gruppo seguiva una propria evoluzione e che, quindi, non esiste un fenomeno unico che possa aver indotto una estinzione graduale di tutti i dinosauri. Il declino di ceratopsidi e hadrosauroidi in Nordamerica suggerisce che le condizioni in questo continente fossero differenti che altrove, e che la fauna dell'Hell Creek sia una condizione locale, non una norma globale, della fine del Cretacico. In generale, tutti i trend osservati possono essere interpretati come parte della fluttuazione generale di Dinosauria nel Mesozoico, e nemmeno i declini di ceratopsidi e ornithopodi devono essere considerati come "declini inarrestabili", ma solo come fasi altanenanti di un processo generale ad ampia scala. Se gli stessi trend fossero stati nell'Aptiano (110 milioni di anni fa) e non nel Maastrichtiano, nessuno si azzarderebbe a usarli come prova di un declino inarrestabile. I risultati nel loro complesso quindi concorrono a favorire l'ipotesi che l'estinzione dei dinosauri non-neorniti fu un evento specifico ed improvviso (probabilmente catastrofico) della fine del Mesozoico, non un trend: coelurosauri, ankylosauridi, pachycephalosauridi e sauropodi, infatti, non mostrano alcuna evidenza di declino, quindi, anche ammettendo (ma non concedendo) una crisi di ceratopsidi e hadrosauroidi, questa non avrebbe inciso sugli altri cladi.

Bibliografia:
Stephen L. Brusatte, Richard J. Butler, Albert Prieto-Márquez & Mark A. Norell. 2012. Dinosaur morphological diversity and the end-Cretaceous extinction. Nature Communications 3, 804: 1-8

02 maggio 2012

Inflazione Italiana

Ieri sera ho avuto una breve conversazione e-epistolare con un collega straniero, col quale sto collaborando per uno studio relativo ai theropodi. Durante la conversazione, abbiamo anche parlato dell'attuale situazione della paleontologia degli amnioti pre-Cenozoici italiani, situazione che egli stesso ha considerato un vero e proprio "Rinascimento".
Indotto da quel dialogo, ho raccolto i dati relativi alle pubblicazioni di taxa di amnioti Permiani e Mesozoici in Italia, per stabilire se, effettivamente, stiamo vivendo una nuova fase di rinascita di questa disciplina in Italia, o si tratta di una mia miope ignoranza della passata produzione scientifica nostrana.
Il grafico qui sotto illustra il risultato dell'indagine (che probabilmente va raffinata, ma che nondimeno ha campionato tutti i taxa noti e descritti di rettili e sinapsidi pre-Cenonozoici italiani descritti ed identificati con sicurezza; non solo quelli a cui è stato dato un nome di genere o specie). In ascissa abbiamo l'anno di pubblicazione, in ordinata il numero totale di taxa noti in quell'anno.

Il grafico è esplicito e inequivocabile.
Si vede chiaramente che fino alla metà degli anni '70 del XX secolo, il progresso di conoscenze fu lento e sporadico. Siamo passati da 0 a 10 taxa in 130 anni. A metà anni '70, si ha una prima fase di crescita rapida, che poi rallenta negli anni '80. Una seconda fase di crescita si ha negli anni '90 e nei primi anni 2000, ed ha portato a taxa come Besanosaurus o Scipionyx. In questa fase siamo passati da 10 a 20 taxa in 28 anni, una vera accelerazione, rispetto ai 130 anni precedenti del +450%! Nella terza fase, quella in cui viviamo ora, abbiamo avuto Tethyshadros, Neptunidraco, i primi sinapsidi ed eusuchi basali italiani. Siamo passati da 20 a 30 taxa in soli 5 anni: un'accelerazione del +560% rispetto ai 28 anni precedenti, e del +2600% rispetto ai primi 130 anni! Se non è una vera e propria inflazione, un Rinascimento ed una fase esplosiva, non so come altro definirla!
Tutto ciò deve renderci ottimisti per il futuro, ma non deve farci rammollire: questo grafico non è un flusso inesorabile spinto da chissà quale tendenza storica generale, ma è la somma del lavoro e dello studio di esseri umani, è qualcosa che va costruito, mantenuto e consolidato con l'agire.
Significativo che circa il 50% delle scoperte provenga dalla Lombardia, segno che il resto dell'Italia deve ancora essere scoperto veramente. Analogamente, metà dei taxa è di età Triassica, segno che abbiamo molto ancora da scoprire nel Permiano, nel Giurassico e nel Cretacico.

01 maggio 2012

Archosauri in Carne e Ossa

Teste e crani di due arcosauri: un dinosauro (Casuarius) e un crocodylomorfo (Crocodylus). Le aree indicate sono spiegate nel testo del post.
Molti saranno i chiamati, pochi gli eletti.
Questa massima evangelica potrebbe essere una buona descrizione dell'esercito dei disegnatori di dinosauri, di tutte le età ed estrazione culturale.
Pare molto facile disegnare dinosauri, nell'Era di Internet.
Cerchi "cranio di dinosauro" con Google, lo ricalchi, lo ricopri in fretta e senza porti troppe domande sul perché della sua forma, e voilà: una testa di dinosauro!
Oppure, se sei pigro: cerchi "dinosauro" con Google e ti appare una serie sconfinata di disegni, dipinti, immagini al computer di ricostruzioni in vivo. Perché partire dal fossile? Che noia, i fossili... Hai queste belle opere di vari paleoartisti più o meno famosi, ne scegli una che ti piace, la ricopii, ed ecco: sei anche tu un disegnatore di dinosauri! La carichi in rete, e forse un giorno qualcuno la copierà a sua volta. Così si propaga la pessima paleoarte, una vera e propria epidemia.
Eppure, basterebbe proprio poco per frenare questa piaga dell'illustrazione naturalistica.
Basterebbe fermarsi un pochino, non troppo, ed osservare la Natura.
I dinosauri sono archosauri, come gli uccelli ed i coccodrilli. Di fatto, la loro posizione filogenetica ci dice che se un carattere è condiviso da coccodrilli e uccelli, è molto probabile che fosse presente anche nei dinosauri. Pertanto, se le teste di coccodrilli e uccelli presentano delle similitudini generali rispetto ai crani, tali similitudini erano probabilmente presenti anche nei dinosauri estinti. (Ad esempio, sappiamo che i dinosauri avevano la membrana nittitante, detta anche "la terza palpebra", perché questa è presente in uccelli e coccodrilli).
Facendo una veloce ricerca di immagini in rete, ho constatato quanto siano diffusi errori, fraintendimenti e cattive ricostruzioni di alcuni dettagli nei disegni della testa nei dinosauri.
Ad esempio, le finestre del cranio sono spesso molto scavate, come se l'animale fosse a digiuno da mesi. L'orecchio è spesso al posto sbagliato (spesso dentro la finestra infratemporale, sede di inserzioni muscolari, non certo del meato acustico), e la bocca è esageraramente approfondita fino quasi alle orecchie.
Guardate l'immagine in alto. Abbiamo, a sinistra, dettagli di teste di coccodrillo e uccello, a destra i crani degli stessi generi. I vari simboli colorati indicano, nelle diverse immagini, la stessa cosa.
Asterisco verde: fossa antorbitale (scomparsa nel coccodrillo, quindi non segnata): notare che nell'uccello è visibile nel cranio, ma indistinguibile in vita. 
Asterisco giallo: finestra infratemporale: notare che in entrambi gli animali, in vita, è indistinguibile dal resto della testa.
Asterisco rosso: meato acustico (apertura dell'orecchio). Nell'uccello è una vera apertura, nel coccodrillo è più simile a un solco per via di una struttura protettiva che lo ricopre. In ogni caso, è posta dietro la zona infratemporale, non dentro quella.
Asterisco viola: finestra mandibilare esterna (ridotta e posta anteriormente nell'uccello, quindi non indicata): notare che nel cranio di coccodrillo è ben evidente, ma in vita è indistinguibile dal resto della mandibola.
"X" arancione: limite posteriore della bocca: notare che in entrambi è posizionata appena dietro l'occhio e anteriormente alla finestra infratemporale (i due solchi che continuano posteriormente nel coccodrillo non sono la bocca, ma pieghe muscolari).

In generale, l'animale in vita ha una testa che non è la copia ricalcata del suo cranio: muscoli, pelle, tessuti connettivi e strutture tegumentarie tendono a dare un aspetto spesso ben diverso all'animale.

Pertanto, cari amici (o meri lettori) con passione per il paleo-disegno, mi auguro che se in passato avete disegnato errori del genere, da oggi non li ripeterete più.
In conclusione: non copiate mai da opere altrui, sopratutto se non avete la conoscenza per sapere se ciò che state copiando sia corretto. Anche i grandi paleoartisti commettono errori e grossolanità anatomiche.