17 novembre 2008

Misteriosi Giganti del Sahara - Prima Puntata: Bahariasaurus



Per vari motivi, il Cenomaniano nordafricano (per area nordafricana in senso geologico e paleontologico si comprende anche la penisola arabica) è uno dei piani mesozoici che più mi affascinano. In questo periodo sono impegnato in alcuni studi riguardanti teropodi nordafricani del Cretacico “medio” (il termine è virgolettato perché non è un età formale del Cretacico, il quale è diviso solo in Inferiore e Superiore: nondimeno, il termine “Cretacico medio” è usato ufficiosamente per indicare l’intervallo Albiano-Turoniano, compreso tra circa 110 a 90 milioni di anni fa): si tratta di un’area della paleontologia mesozoica ancora poco nota, ma estremamente affascinante, in quanto funge da ponte sia temporale (tra Cretacico Inferiore e Superiore) sia spaziale (tra Laurasia e Gondwana). Aspetto estrememente interessante, gli indizi in nostro possesso suggeriscono una ricchissima fauna a teropodi, ancora molto poco nota. In particolare, il Cenomaniano sta rivelandosi ricco di teropodi di tutte le taglie. Mi faccio un po’ di pubblicità e ricordo che finora l’unico genere di teropode di piccola taglia dell’area nordafricana risalente a questo intervallo è il “mio” Enantiophoenix. In un secolo di ricerche sono stati scoperti e descritti numerosi resti frammentari appartenenti a teropodi di taglia media e grande, e sebbene finora quasi nessuno sia sufficientemente diagnostico per meritare un nome, è chiaro che la fauna a teropodi nordafricana non doveva sfigurare rispetto alle più famose equivalenze americane ed eurasiatiche. In attesa della descrizione di qualche nuovo taxon (...), in questa serie di post mi dedicherò alla più appariscente caratteristica delle teropodofaune nordafricane: il gigantismo diffuso. Almeno sei teropodi giganti sono stati scoperti nel Cenomaniano nordafricano: Carcharodontosaurus, Spinosaurus, Deltadromeus, Sigilmassasaurus, Bahariasaurus e l’enigmatico “Spinosaurus B”.
A loro, ed agli enigmi che li circondano, dedicherò questa serie di post.
Cominciamo dai meno noti, anzi, da quello più frainteso in assoluto, Bahariasaurus ingens Stromer, 1934.
Bahariasaurus proviene dal Cenomaniano dell’Egitto (il nome allude all’oasi di Baharia, da cui proviene l’olotipo). L’olotipo ed il materiale attribuibile con discreta fiducia a questo taxon consta di dorsali, ossa pubiche, un ischio frammentario e un sacro parziale. La combinazione di caratteri presenti (pube con ampio forame otturatorio e privo di sinfisi distale, grembiule pubico perforato, presenza di processo mediodorsale ischiatico) è unica e sostiene la validità del taxon. La lunghezza del pube, circa 103 cm, indica una taglia paragonabile a quella di Acrocanthosaurus. Purtroppo, Stromer attribuì a questo genere numerosi altri resti frammentari, sebbene le evidenze a sostegno di tale attribuzione sono molto deboli, dato che almeno altri due teropodi giganti a cui è possibile attribuire tali resti sono presenti nella stessa formazione. Ad aggravare la complicazione, i resti di Bahariasaurus andarono distrutti durante la Seconda Guerra Mondiale, precludendo un controllo aldilà di ciò che si ricava da Stromer (1934). Conseguenza di questo mix di frammentarietà e mal-attribuzione è che Bahariasaurus è stato classificato praticamente in ogni grande clade di teropodi: in particolare, Tyrannosauroidea, Allosauroidea e Ceratosauria. Inoltre, è stata sollevata l’eventualità che esso e Deltadromeus siano sinonimi, sebbene, va sottolineato, le parti anatomiche confrontabili siano poche e malintese. Al fine di verificare queste varie ipotesi, ho immesso Bahariasaurus in Megamatrice (per la cronaca, esso è il 300° OTU in Megamatrice!), basandomi unicamente sul materiale originale attribuito a questo taxon (HM 1922 X47-48, Stromer 1934: pl. 2, figs. 1, 4, 8-10, 13, 14). Il risultato preliminare, basato solamente sulla quarantina di codifiche ricavabili da Stromer (1934) quindi ampiamente suscettibile di revisione alla luce di nuovi dati, è che Bahariasaurus è un Torvosauridae Eustreptospondylinae, sister group di Eustreptospondylus. Tale risultato è sostenuto da due caratteri (forame otturatorio aperto e ridotta espansione dorsoventrale dell’articolazione ischio-pubica).
Se tale risultato fosse confermato, Bahariasaurus risulterebbe l’ultimo membro di Torvosauridae noto finora (espandendo il range cronologico del clade fino al Cenomaniano): un clade la cui esistenza in Nordafrica era già stata confermata da Afrovenator, ma che si ritiene estinto al limite Giurassico-Cretacico.

NOTA DEL 19/11/2008: La posizione di Bahariasaurus è etremamente labile, data la sua frammentarietà, e spesso è influenzata più dai taxa inclusi che dalla sue effettive codifiche. Ciò è in linea con quanto accade nelle analisi e rimarca la necessità di includere sempre il maggior numero di taxa possibili. Di fatto, nelle analisi complete, senza taxa esclusi a priori, Bahariasaurus risulta stabile alla base di Coelurosauria in base a caratteri relativamente omoplastici. In definitiva, fintanto che nuovi resti non verrano scoperti, la cautela porta a considerarlo un Tetanurae incertae sedis.

AGGIORNAMENTO DEL 07/01/2010: L'enigma di Baharisaurus pare avere un epilogo molto interessante: le sue caratteristiche da tetanuro sono condivise con alcuni ceratosauri gracili (Elaphrosaurus, Limusaurus e Deltadromeus) con i quali risulta strettamente imparentato. Dato che l'unica differenza tra Deltadromeus e Bahariasaurus è relativa alla proporzione del peduncolo iliaco dell'ischio (carattere sulla cui validità tassonomica ci sono dubbi, essendo variabile in almeno una specie, Tyrannosaurus rex), e dato che i due theropodi condividono dimensioni, posizione filogenetica e collocazione spazio-temporale, è probabile che Deltadromeus (istituito 60 anni dopo Bahariasaurus) sia un sinonimo di Bahariasaurus.

Bibliografia:
Stromer, E. von. 1934. Ergebnisse der Forschungsreisen Prof. E. Stromers in den Wüsten Ägytpens. II. Wirbeltierreste der Baharîje-Stufe (unterstes Cenoman). 13. Dinosauria. [.] Abhandlungen der Bayerischen Akademie der Wissenschaten (neue folge.) 22: 1-79, pls. I-III.



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