(Rough) Translator

28 settembre 2012

The Dead Dragon is not Sleeping

Gao et al. (2012) descrivono un secondo esemplare del paraviano Mei, dal Cretacico Inferiore della Cina. L'esemplare è anche il terzo caso in un paraviano non-aviano, dopo gli olotipi di Mei e Sinornithoides, a preservare una postura di riposo tipicamente "aviana" (mi scuso per i troppi "aviani" nella frase, ma è così che si deve dire...): accovacciato al suolo, la coda che cinge una lato del corpo, con gli arti posteriori flessi, gli arti anteriori raccolti lateroposteriormente, la mano parallela alla colonna dorsale, il collo flesso lateralmente e la testa parzialmente cinta da un arto.
La presenza della medesima postura in tre esemplari di due specie smentisce le (già poco plausibili) interpretazioni di questi fossili come artefatti preservazionali post-mortem. Si tratta quindi di una documentazione fedele della postura assunta dall'animale poco prima (e durante) il decesso. Come sempre in questi casi, la mera osservazione del fossile non ci dà indicazioni dirette della condizione in vita dell'animale, dato che sovente le condizioni al contorno della morte e del seppellimento sono condizioni eccezionali o comunque anomale se rapportate alla norma dei comportamenti manifestati in vita. Ovvero, è possibile che la fedele conservazione di questa postura sia legata a condizioni peri-mortem, intercorse durante il decesso.
La tafonomia, come sempre, viene in nostro aiuto.
Il fossile di un animale di queste piccole dimensioni (lungo mezzo metro e pesante al più qualche chilogrammo) e di questa gracilità, in questo stato di preservazione, indica che il corpo non subì un trasporto, né che fu sottoposto a pressioni intense. Se questa postura ha una origine biologica, si può scartare la deposizione sul fondale di un bacino d'acqua, dato che è improbabile che un cadavere di queste forma e dimensione conservi questa postura sul fondo di un corpo d'acqua, per quanto debole sia la corrente di fondo. In ogni caso, tutti concordano che questi fossero animali terrestri, non acquatici, quindi il problema di una "postura di riposo subacquea" nemmeno si pone. La fine tessitura ed il chimismo dei dedimenti che formano la matrice del fossile sono interpretati come una cenere vulcanica. Ciò suggerisce uno scenario da "Pompei Mesozoica", con un'eruzione vulcanica di tipo pliniano che seppellisce i corpi di questi animali con un sedimento finissimo che ne conserva la postura alla morte. La postura differisce da quella opistotonica, che recentemente è stata interpretata come effetto di contrazioni post-mortem dei muscoli e dei legamenti interspinali indotti della presenza di acqua (ipotesi che avevamo già scartato). Al tempo stesso, l'assenza di evidente traumaticità nella postura porta a scartare gli scenari più "tragici" di certe interpretazioni sovente applicate ai fossili in postura opistotonica. 
Riassumendo, il mix dato dalla postura accovacciata, "naturale", in un animale così gracile, e l'assenza di spasmi (sia reali che "apparenti") implicano che la morte fu rapida e probabilmente indolore (e forse nemmeno percepita come imminente dall'animale). Che esso morì nel sonno, sepolto dalle ceneri, oppure per asfissia da esalazioni vulcaniche dopo che istintivamente si accovacciò per difendersi da qualche evento percepito come pericoloso, quale può essere un'eruzione vulcanica o l'improvviso oscuramento dovuto alle ceneri, sono dettagli che già sfumano nella speculazione gratuita che lascio ad altri.

Bibliografia:
Gao C, Morschhauser EM, Varricchio DJ, Liu J, Zhao B (2012) A Second Soundly Sleeping Dragon: New Anatomical Details of the Chinese Troodontid Mei long with Implications for Phylogeny and Taphonomy. PLoS ONE 7(9): e45203. doi:10.1371/journal.pone.0045203

26 settembre 2012

Battezzare MPM 2594, anche solo per gioco

La carica immaginifica di questo quadro di Troco va ripagata dando un nome, anche solo ufficioso, all'esemplare MPM 2594 che ne è protagonista

Congratulazioni, paleofighter, 
sei stato reclutato dalla Lega Tassonomica per proteggere la Frontiera contro i Nomina nuda e l'Armata dei dubia.
Ovvero, se tu potessi dare un nome scientifico all'esemplare MPM 2594 (le cui possibili affinità e caratteristiche distintive sono state discusse in passati post), quale nome gli daresti?
Vediamo fin dove si spinge la libertà creativa dei lettori di questo blog.

Il (negletto) theropode con il collo più lungo


In un recente articolo pubblicato online da Taylor e Wedel (2012), gli autori elencano i fattori che hanno permesso ai sauropodi di evolvere i colli più lunghi dell'intero Tetrapoda (il clade in cui esiste il collo), e con un ampio margine di vittoria sugli altri potenziali candidati alla gara del "collo più lungo". La loro revisione è molto esaustiva e interessante, e vi raccomando di leggerla.

Nella serie di taxa fossili che hanno sviluppato colli lunghi, anche se di lunghezza misera rispetto ai sauropodi più dotati, ci sono anche i theropodi. Difatti, Taylor e Wedel (2012) menzionano i 3 possibili theropodi con i colli più lunghi: Deinocheirus, Therizinosaurus e Gigantoraptor. Purtroppo, nessuno di questi taxa presenta attualmente evidenze dirette della dimensione del collo, quindi gli autori propongono delle stime estrapolando la dimensione del collo di questi theropodi a partire dai loro parenti prossimi. Le tre stime della dimensione del collo per i maniraptoriformi menzionati si aggirano tutte attorno ai 2.5 metri, che per quanto notevoli sono piuttosto misere rispetto ai possibili 10-15 metri dei colli dei super-sauropodi. Dati i margini di errore di questo tipo di estrapolazioni lineari, non penso si debba andare oltre nel discutere le lunghezze del collo di questi tre taxa.

Il post tuttavia vuole menzionare un quarto candidato nella lista dei theropodi con il collo più lungo, un candidato che è stato ingiustamente dimenticato da Taylor e Wedel (2012).

Partiamo dai quei fattori che favoriscono l'evoluzione di un lungo collo, elencati da Taylor e Wedel (2012), e che sono presenti nei theropodi.

  1. Grandi dimensioni corporee. Usando la lunghezza del femore come parametro classico per stimare “grandi dimensioni”, dato che Taylor e Wedel (2012) includono Gigantoraptor nella lista dei taxa con queste caratteristica, assumiamo che un femore lungo più di 1 metro indichi un theropode di grandi dimensioni. Fate una lista dei theropodi con femore lungo oltre 1 metro.
  2. Testa di dimensioni ridotte rispetto al corpo. Fate una lista dei theropodi (o dei cladi) con testa piccola rispetto al corpo.
  3. Vertebre cervicali allungate. Fate una lista dei theropodi con i centri cervicali più allungati.
  4. Estesa pneumatizzazione e sacchi aerei. Fate una lista dei theropodi con la maggiore pneumatizzazione scheletrica.
  5. Aggiungo un altro carattere, citato da Taylor e Wedel (2012) per i sauropodi: lo sviluppo di epipofisi cervicali ben sviluppate. Fate una lista dei theropodi con le cervicali dotate delle epipofisi più sviluppate.

Esiste un theropode con queste caratteristiche, o che si avvicina maggiormente a questo identikit?

Forse sì: Deltadromeus.

Se, come pare risultare dalle analisi filogenetiche più recenti, Deltadromeus è un abelisauroide (o un ceratosauro basale di grado-abelisauroide) strettamente imparentato con Limusaurus ed Elaphrosaurus, e se assumiamo che la sua morfologia cranica e cervicale sia condivisa con questi due theropodi, allora abbiamo un theropode gigante (femore lungo oltre il metro, basandosi su un femore attribuito a Bahariasaurus e riferito a Deltadromeus), con testa piccola (e forse persino priva di denti), cervicali allungate almeno quanto gli ornithomimidi (con indice di allungamento maggiore di 2 e prossimo o maggiore di 3), estesa pneumatizzazione delle vertebre (tipico carattere abelisauroide) ed epipofisi molto sviluppate (tipico carattere abelisauroide).

Forse, Deltadromeus fu il taxon con il collo più lungo di Theropoda, persino più lungo che in Deinocheirus, Gigantoraptor e Therizinosaurus.

25 settembre 2012

HELP!

Sto cercando informazioni su questo esemplare.
Si tratta chiaramente di un composito, e dal nome nella targa (Carcharodontosaurus saharicus), colorazione e texture generale, appare chiaro che sia un composto da resti di theropodi dal Kem Kem. Ma quanti resti? E quali ossa sono "genuine"? Alcune sono palesemente calchi, e la forma anomala della zona antorbitale fa pensare che sia un mix di individui di differenti dimensioni (se non differenti specie). Le uniche informazioni che ho sono che la foto è stata fatta all'Osaka Museum of Natural History. 
Qualsiasi informazione utile - per stabilire quali parti siano genuine e se esistano altre immagini dell'esemplare - è benvenuta.

24 settembre 2012

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