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11 febbraio 2022

Sulla inevitabile marvelizzazione dei dinosauri crichtoniani

(c) Vanity Fair


"Nessuno di noi va da nessuna parte, dottor Grant" disse Gutierrez sorridendo. Poi si voltò e si avviò verso l'uscita dell'albergo.

Con queste parole, si chiude il romanzo "Jurassic Park", pubblicato da Michael Crichton nel 1990. Come altre opere di questo autore, "Jurassic Park" è un romanzo autoconclusivo di genere fantascientifico "duro" ("hard science-fiction"). Nonostante la vicenda si concluda con un finale aperto (il dialogo finale tra Grant e Gutierrez lascia aperta la possibilità che alcuni dinosauri siano ancora vivi sul continente, dopo la completa distruzione dell'isola Nublar in cui avviene la vicenda principale), l'autore non era intenzionato a realizzare un seguito del libro, né a svilupparlo in forma di serie. Saranno gli effetti del film ispirato dal romanzo a far cambiare idea a Crichton.

L'idea portante del romanzo, la clonazione di dinosauri e la creazione di un parco "zoo" a tema, era tanto accattivante quanto poco estendibile. I dinosauri sono sicuramente un tema di grande fascino, ma dal punto di vista narrativo sono poco versatili: in quanto animali (per giunta, non particolarmente intelligenti rispetto agli esseri umani), non possono svolgere che una manciata di ruoli avvincenti, e questo rende la creazione di una serialità puramente dinosauro-centrica molto poco fertile. Una volta che i dinosauri hanno ucciso i personaggi minori in modi più o meno caricaturali secondo la biologia del dinosauro in questione, ed una volta che i protagonisti si sono salvati in vario modo da situazioni pericolose associate ai dinosauri, l'universo di "Jurassic Park" si è esaurito narrativamente.

Il film ispirato al romanzo di Crichton è, in gran parte, fedele al romanzo. In particolare, il film si sforza (e ci riesce con successo) di restare coerente con l'impianto di fantascienza "dura" che fonda il libro. Crichton riduce al minimo gli elementi "fantastici", e cerca di restare il più possibile dentro l'alveo della plausibilità logico-fisico-matematica, in accordo con la concezione "dura" della narrativa scientifica che ha guidato anche altre produzioni dello stesso scrittore. Sostenere che "Jurassic Park" nasce esplicitamente come romanzo di fantascienza dura è legittimo se lo inquadriamo nei tempi della pubblicazione del libro, la fine degli anni ottanta, in cui la possibilità di clonare animali estinti estraendo materiale genetico conservato in ambre fossili era considerato perlomeno meritevole di dibattito accademico. Oggi, questa possibilità è stata quasi completamente dissolta: nonostante gli enormi progressi nella paleo-genomica abbiano permesso di sequenziare e studiare frammenti genetici vecchi di molte migliaia di anni, l'idea che si possa clonare un dinosauro mesozoico è ormai considerata impossibile prima ancora che irrealizzabile. Ma 30 anni fa, scrivere un romanzo basato su questa suggestione era ancora classificabile, saldamente, nel ramo della fantascienza dura, quindi "realistica" e non fantasy. Difatti, se si esclude il piccolo patto che autore e lettore sottoscrivono nell'accettare la possibilità della clonazione dei dinosauri, il resto del libro è, al netto dei colpi di scena e delle situazioni romanzate, abbastanza realistico. In particolare, sono scientificamente "solidi" i dinosauri presentati e rappresentati. Anche in questo caso, l'idea di dinosauro che viene trasmessa è figlia di una esplicita e consapevole concezione scientifica. Pur con lievi licenze artistiche, Crichton non vuole creare mostri, draghi, chimere o ibridi, ma dinosauri il più possibile plausibili, ovvero, il più possibile aderenti alla interpretazione scientifica a sua disposizione. I dinosauri di "Jurassic Park" sono ispirati alle ipotesi ed alle interpretazioni di paleontologi come Bakker, Horner, Ostrom, ed ai lavori illustrativi di Paul, Henderson, Gurche. Tutti questi nomi sono menzionati nei ringraziamenti alla fine del romanzo. Pertanto, "Jurassic Park" nasce come romanzo di fantascienza dura avente come oggetto i dinosauri così come concepiti dai più noti paleontologi americani della fine degli anni ottanta. La clonazione (ed il patto tra autore e lettore) è solo il pretesto per poter avere dinosauri vivi e reali nell'agosto del 1989 (momento di ambientazione della vicenda principale del romanzo).

Il film omonimo ricalca questa impostazione, spostando la vicenda ad un paio di anni avanti, ma restando sempre coerente con l'intenzione scientifica e "realistica" (al netto, ripeto, della manciata di elementi che occorre accettare per permettere la clonazione dei dinosauri e per far stare in piedi un minimo di avventura) esplicitata dall'autore del romanzo. La conferma che anche nel film i dinosauri sono concepiti come animali (il più possibile) realistici in base alle concezioni dell'epoca è data dalla scena finale in cui i protagonisti sono "inavvertitamente salvati" dal Tyrannosaurus, il quale, entrando in scena per svolgere il suo naturale ruolo di predatore, si avventa sui raptor, permettendo così a Grant, Sattler ed i ragazzi di fuggire.

La differenza più importante tra romanzo e film è che questo ultimo si conclude in modo più sfacciatamente aperto: l'isola non viene distrutta, i dinosauri sono vivi e vegeti, ora padroni di Nublar, che così acquisisce lo status (artificiale) di Mondo Perduto, inteso come "terra isolata dal mondo in cui vivono grandi animali preistorici". Il film, quindi, si chiude introducendo la sua riproduzione, la serialità e, pertanto, il rischio di scadere rapidamente nella ripetitività.

Di fronte alla richiesta del cinema di produrre un secondo romanzo che possa fare da "base" per un secondo film, Crichton si trovò di fronte al paradosso di dover inventare un seguito per una storia che egli aveva esplicitamente creato come autoconclusiva. Per giunta, la sua libertà creativa era vincolata all'esigenza di scrivere un seguito che fosse sì, nelle intenzioni, la continuazione del romanzo, ma, nei fatti, doveva fungere da prosecuzione del film. Da qui si spiega l'invenzione del "sito B", della seconda isola che, nella continuità logica del romanzo, deve prendere il post della distrutta Nublar, ma che nella logica del film è una forzatura del tutto ingiustificata, una palese ridondanza.

Il passaggio dalla ridondanza alla inutile moltiplicazione degli enti è stato breve. Questa schizofrenia insulare è il primo segno che l'elegante fantascienza hard del primo "Jurassic Park" autoconclusivo stava gradualmente decadendo nella serialità autoreferenziale (prima) e super-eroistica (poi) del Franchise.

Fin da subito, l'idea di realizzare un seguito di "Jurassic Park" appare disperata. La prima opzione seguita è stata la moltiplicazione degli elementi del primo film. Due isole. Due tirannosauri. Due squadre di esploratori. Due parchi (uno sull'isola e uno a San Diego). Ma anche in questo caso, è difficile andare oltre il già visto, specialmente per i dinosauri, il cui repertorio comportamentale non può certo essere ampliato molto oltre il "cammina, mangia, uccidi, muori". Unica nota originale, difatti, è l'introduzione di elementi "parentali" tra i dinosauri, ma anche questi si esauriscono rapidamente, dato che persino ammettendo per i nostri dinosauri delle cure parentali intense, queste non consentono di creare una serie di situazioni cinematograficamente interessanti estendibile all'infinito.

Il terzo episodio della serie sancisce la definitiva trasformazione del Franchise da "fantascienza hard, scientificamente ispirata" a "monster movie": viene introdotto il gigantesco e psicologicamente disturbato Spinosaurus, non a caso ribattezzato "Spinozilla". Il nuovo mostro è introdotto per dare un senso ad un ulteriore secondo seguito, dopo l'esaurimento di quanto era stato duplicato nel secondo episodio. Spinozilla uccide Tyrannosaurus, ed il Franchise abbandona ogni pretesa di realismo per approdare nel fantastico mondo dei super-eroi. Spinozilla è palesemente un mostro, dato che si avventa ripetutamente sui protagonisti umani con una ossessione che non avevamo visto nei precedenti episodi. Qui non abbiamo più un animale reale che segue comportamenti naturali, ma una nemesi esplicitamente antagonista degli esseri umani. Un Nemico prima ancora che un pericolo. Anche gli esseri umani subiscono la deriva presa dal Franchise, e iniziano a manifestare i tratti tipici dei super-eroi, in primo luogo, l'indistruttibilità. Super-eroe è il ragazzino che sopravvive per settimane da solo sull'isola. Super-eroe è il giovane paleontologo che sopravvive all'attacco mortale di più pterosauri ed alla caduta dalle rocce. Ma super-eroe è anche l'esercito americano che accorre per soccorrere i protagonisti.

Ora che il Franchise ha preso la direzione della serie a fumetti, della saga di super-eroi, la logica da seguire è semplice: bigger, more teeth. Ciò è esplicito nel quarto episodio, il più ipocrita. Se non esiste un dinosauro carnivoro più grosso di Spinosaurus e Tyrannosaurus, nessun problema: basta inventare "Indominus rex". Con la banale pretesa di aver aperto il vaso di pandora genetico (nonostante che ormai sia chiaro che quel vaso non permette la clonazione dei dinosauri), si sdogana il mostro al posto dell'animale. In realtà, è solo una scusa: già dall'episodio precedente, il Franchise non era più fantascienza dura, ma puro fumetto fantastico. Se il protagonista originario è troppo realistico per svolgere il ruolo di eroe fumettistico, ecco ora introdotto il nuovo protagonista, il super-eroe, domatore di raptor che attraversa la jungla in motocicletta, si cosparge di benzina per sfuggire al nuovo mostro (a sua volta indistruttibile), tamarro palestrato e senza alcuna qualifica scientifica, ma che ammicca sessualmente alla sua bella fino a conquistarla. 

I dinosauri ora sono animali domestici con personalità e nomi propri ("Blue"), ex-nemici diventati una sorta di deux-rex-machina ("Rexy"), super-mostri finali (il mosasauro gigante), oppure mostri-alieni (Indoraptor), persino resistenti al magma bollente (il "Baryonyx"). Non ci sono più animali, solo personaggi di un fumetto.

La continuità logica tra terzo e quarto episodio nel processo di "fumettizzazione" smentisce la pretesa di chi vorrebbe separare una prima trilogia "originaria" da una successiva degenerazione del Franchise. Il Franchise è uno solo, ed il suo processo evolutivo inizia con la scrittura del secondo romanzo. La trasformazione dalla fantascienza dura del primo libro alla macchietta del cine-universo Marvel che ha preso palesemente l'ultimo episodio in arrivo (macchietta esplicitata nel trailer già in circolazione) è stata un processo continuo, graduale e cumulativo. Non esiste Dominion senza episodi precedenti, non esiste seconda trilogia senza Spinozilla, e non esiste Isla Sorna senza il bisogno di correggere l'autoconclusione originaria del primo romanzo.

Chi (come me) ha amato l'idea originaria di una storia di fantascienza dura, con dinosauri realistici (al netto delle conoscenze del tempo) che non fossero mostri da fumetto, deve mettersi il cuore in pace: quell'idea si esaurisce con il primo romanzo/film, e non può - per la sua stessa costituzione - andare oltre. Essa difatti si dissolve gradualmente ed inevitabilmente con il progredire stesso del Franchise, e non potrebbe essere altrimenti.


13 commenti:

  1. Fare un remake del primo aggiornando gli animali alle conoscenze attuali sarebbe una ulteriore ridondanza?

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    1. Abbiamo avuto dozzine di batman e spiderman di tutti i tipi... e se invece provassimo a pensare di fare qualcosa di totalmente nuovo e originale?

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    2. I know that the common trope is that there are too many sequels and remakes, but I think most people would agree that sequels and remakes can be the best movies/series in their franchises. To take your examples, The Dark Knight (2008) and Batman The Animated Series (1992) are considered by most to be the best Batman movie and series respectively, not the 1966 original series or 1989 first movie. Similarly, Into the Spiderverse (2018) and No Way Home (2021) are near universally considered better than the first real American Spider-Man movie from 2002. So I would say that a remake/reboot is a potential way to make a great product, even if some fail terribly at it.

      I think a more interesting way to remake the original movie would be to make a longer film (like the 4 hour Snyder cut Justice League or the two-part new Dune) that was more accurate to the book. With good writing, that could improve the character development and narrative, whereas merely updating the dinosaurs would only change a couple scenes (no standing still in front of the Tyrannosaurus or having a hard time escaping it in a jeep, no raptor knowing how to open doors...).

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    3. Nothing against sequels/reboots... but my hope is that the whole "Jurassic Franchise" ends, not just because all options have been expressed, but because I'd love a new, original and completely different dinosaur-based production to be created. It would be an opportunity for removing all standard iconography and stereotypes fixed 30 years ago, and introducing more updated and innovative concepts.

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  2. La cosa assurda del secondo capitolo è che, dopo aver costretto Crichton a scrivere il romanzo, Spielberg ha fatto un film completamente diverso. Beh, almeno ci ha regalato Roland Tembo.
    Per il resto concordo su tutto. Il franchise poteva già dirsi esaurito con "Il Mondo Perduto" nonostante già in quel film ci fossero parecchie incongruenze e buchi di trama dovuti ala scelta di lasciare campo libero ai dinosauri di Isla Nublar.

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  3. È esattamente il motivo per cui sto dando maggiore attenzione a nuovi progetti al momento.
    Primitive War, Drift, The Lazarus Taxa, Escape from the Cretaceous, sembrano promettenti.

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  4. Pietro Facco13/2/22 12:48

    Il primo film, forte del romanzo di Crichton (genuino, non dettato dalle pressioni del mercato cinematografico), voleva chiaramente legittimarsi nella verosimiglianza dei fatti rappresentati, pur con tutte le licenze del caso.
    Dal secondo capitolo sono partiti per la tangente. Trama e personaggi, umani e non, ridotti a macchiette stereotipate, banalizzate e ridicolizzate.
    Il finale de Il Mondo Perduto, in particolare, è fin troppo esplicito nello sbatterci sui denti la piega presa dalla saga, con il richiamo a Godzilla e co.
    Il terzo rincara la dose con la frase di Grant, che identifica i dinosauri per come rappresentati nei film precedenti come dei mostri fatti e finiti. Esplicito proclama di come il prodotto Jurassic Park abbia abbandonato ogni velleità di affrontare in salsa allegorica tematiche di spessore quali la tracotanza umana e le sue conseguenze, imprevedibili e potenzialmente letali, e si sia ridotto ad una cafonata arraffa quattrini pensata per ed indirizzata ad un pubblico decisamente poco adulto, onde la necessità di riesumare vecchie glorie - anche solo per un cameo di pochi secondi (vedi Jeff Goldblum/Ian Malcolm nel secondo World) - come contentino nostalgico per tutti gli over 10.
    Lo stesso Spielberg, a suo tempo, si rifiutò di dirigere il sequel de Lo Squalo perché convinto di aver già detto tutto ciò che c'era da dire attorno al concetto di "grossa bestia che sbrana la gente" con il primo film. Cosa presto confermata dai fatti: una saga, anche lì iniziata con un film del buon Stephen basato su di un best-seller, mandata avanti per circa un decennio a suon di film mediocri o direttamente pessimi. E anche lì un'immagine scorretta, giustificabile almeno nel primo film in quanto coerente con le esigenze di una trama più complessa dove, spesso, lo stesso squalo non è che un rumore di fondo (letteralmente, grazie alla memorabile colonna sonora di John Williams), ha attecchito nella cultura di massa venendo replicata senza soluzione di continuità in ogni opera successiva.

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  5. Unpopular opinion: Il mondo perduto è un film migliore di Jurassic Park (voto 5 rispetto a voto 4). I personaggi hanno maggiore spessore psicologico, c'è più caratterizzazione nelle loro motivazioni e nei loro ideali, i dialoghi sono più verosimili. Ian Malcolm soprattuto appare come una persona con la testa sulle e spalle e intelligente. Il risultato finale non è comunque memorabile, ma è migliore. Nel primo film invece abbiamo gente a caso che fa domande stupide (Grant al bambino), affermazioni assurde (non ti vede se non ti muovi), dialoghi compressi , viene salvata in extremis da un Tyrannosaurus rex machina comparso dal nulla senza che nessuno se ne accorgesse e che si è infilato nella breccia dell'edificio in tempo per salvarli. Ritengo inoltre che già nel primo film i dinosauri fossero concepiti come mostri, i velociraptor sono versioni lucertolesche degli xenomorfi di Alien, il tirannosauro è una gigantesca bocca che cammina che per poco non raggiunge l'auto, il dilofosauro è stato completamente inventato per avere fauci sparaveleno. Il film di Jurassic Park non è sci fi hard ma sci fi horror. Sorvoliamo su tutte le inesattezze scientifiche anche per l'epoca (era già noto che il DNA si degrada troppo in fretta per avere speranze, e comunque le sequenze genetiche mancanti le copri con DNA di uccello non di rospo). L'unica cosa degna di nota del film secondo me è che Spielberg fa sì che i dinosauri non si mostrino durante l'inizio del tour, contrariamente al libro, a indicare che gli animali non fanno quello che vogliono ma sono entità autonome anziché balocchi da circo, che secondo me è un messaggio significativo.

    Jurassic Park III è solo action thriller spensierato tipo Predator o Commando, senza chissà quali pretese. Preso per quello che è, è pure più godibile per quanto meno "profondo". Jurassic Park World è la versione up-to-11 del primo film alla luce del MCU, degli effetti speciali migliorati e del pubblico più sofisticato, disattento e prono ad annoiarsi. Ed è molto più pretenzioso del III.

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  6. Non capisco perché Crichton non riprese la questione degli animali in libertà sul continente per Il Mondo Perduto. Poteva essere interessante vedere come avrebbe trattato l'impatto di questi animali preistorici sul mondo "esterno", invece di tirar fuori una seconda isola assolutamente forzata.

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  7. Pienamente d'accordo. Un'analisi ottima che mette a nudo e crudo la realtà dei fatti su quello che è ormai un brand fantascientifico a tutti gli effetti senza ritorno.

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  8. Eppure si chiama Fanta-Scienza per un motivo.
    Non me ne voglia l'autore, ma non comprendo quest'acredine/avversione verso la Jurassic-Franchise, saranno i mie occhi da stolto fanciullo innamorato di denti, creste, code lunghe e artigli, ma non vedo l'ora che sia giugno per andarlo a vedere.
    E' molto bella, ma soprattutto divertente, anche la serie animata Camp Cretaceus.

    Poi, come dice mio cognato: "I gusti sono gusti e il gatto si lecca il deretano" :-D

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    1. Non c'è nessuna accredine/avversione.
      Il problema di voi fanciulli innamorati di denti et cetera è che considerate qualsiasi opinione diversa dalla vostra come una accredine/avversione.

      Buona visione del film a Giugno :-)

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