(Rough) Translator

09 novembre 2010

HELP!

Cari lettori,

se qualcuno dispone di copie in formato .pdf dei seguenti articoli di Janensch, o perlomeno di scansioni delle figure incluse nel testo, è pregato di inviarmele a cauand@gmail.com. Il benefattore riceverà la mia assoluta gratitudine ed un ringraziamento nel futuro articolo che sto scrivendo (che necessita di alcuni di questi studi come riferimenti bibliografici).


Janensch W., 1920. Uber Elaphrosaurus bambergi und die Megalosaurier aus den Tendaguru- Schichten Deutsch-Ostafrikas. Sonder-Abdruck aus den Sitzungsberichten aus der Gesellschaft Naturforschender Freunde , 8: 225-235 [ Elaphrosaurus bambergi gen. et sp. nov., Megalosaurus ingens sp. nov., Labrosaurus stechowi sp. nov.]Trovato! Grazie, Jerry Harris!

Janensch W., 1925. The coelurosaurs and theropods of the Tendaguru Formation, German East Africa [Translated from Janensch, 1925; Die Coelurosaurier und Theropoden der Tendaguru-Schichten Deutsch-Ostafrikas, by John D. Oldroyd.]. Ibid , Supplement 7 (1): 1-100 [ Ceratosaurus roechlingi , n.sp., Allosaurus tendagurensis , n.sp.]   Trovato! Grazie, Lukas Panzarin e Maciej Erwin!

AGGIORNAMENTO: Uao! Dopo meno di 3 ore dalla pubblicazione del post, ho già risolto il problema! Grazie a Lukas, Maciej e Jerry: questo sì che è il fantastico mondo della comunicazione scientifica del XXI secolo! 

08 novembre 2010

Non dire "dinosauro" finché non l'hai pubblicato

Fabio Marco Dalla Vecchia mi informa della probabile soluzione del fantomatico "dinosauro nella chiesa" riportato recentemente dai media, relativo ad un fossile in sezione esposto su una lastra del Duomo di Vigevano.
L'interpretazione più plausibile del reperto è che sia la sezione del guscio di un ammonoide. Per chi non fosse pratico di sezioni di fossili, lo schema qui sotto dovrebbe chiarire. In breve, il fossile mostra una serie di ellissi concatenate, che sono facilmente interpretabili come sezioni delle camere interne disposte a spirale all'interno del guscio di un ammonoide.
Come scrissi ai commentatori desiderosi di una mia opinione in merito alla notizia, è sempre bene e saggio attendere che una notizia diventi un articolo scientifico vero e proprio pubblicato su riviste scientifiche, invece di diffondere delle possibili bufale più o meno costruite per fare scoop. Non so come sia nata questa notizia, e non mi interessa approfondirlo.
Che questo episodio sia di lezione per tutti, divulgatori (basatevi solo su fonti sicure), giornalisti (non create degli scoop che poi si ritorcono sulla vostra credibilità) e lettori (non siate ingenui).

AGGIORNAMENTO del 15 Novembre 2010: Cristiano Dal Sasso è stato recentemente nel Duomo di Vigevano, ed ha potuto visionate nel dettaglio l'esemplare. Egli conferma che la sezione esposta è un ammonoide. Mi ha inviato una immagine più chiarificatrice della ricostruzione, con indicato schematicamente l'intero profilo dell'ammonoide esposto (che non era visibile nella sola foto che ho usato sopra per ricostruire la sezione del guscio).
Interpretazione schematica del guscio di ammonoide. I cerchi rossi indicano i sifoni del guscio, le frecce blu i setti. Notare che "il cranio" è solamente metà della sezione, e che un "secondo cranio" speculare, a destra, completa la sezione. (Foto e schema di Cristiano Dal Sasso)
Ringrazio Cristiano Dal Sasso per la segnalazione.

A questo punto, il caso del "dinosauro di Vigevano" è chiuso.

03 novembre 2010

Flipper!

Ora sappiamo da chi Lukas Panzarin è ispirato nelle sue ricostruzioni della pelle... (foto di A. Carpana)
Questo post nasce da una conversazione in autostrada con Alessandro "APPI" Carpana.
Non bisogna mai sottovalutare la potenza immaginifica delle iconografie. Lo stesso soggetto può risultare insignificante nozione da memoria breve o tesoro custodito nei più tenaci forzieri della mente, solamente in base alla scelta iconografica con cui tale soggetto ci è stato presentato. La mia infanzia di proto-paleo-appassionato è costellata di libri. Negli anni '80, non esisteva il WEB, né la dinomania. Le uniche fonti di informazione disponibili a quei tempi di beata innocenza mediatica per un ragazzino appassionato di zoologia attuale e fossile erano i libri. Libri posseduti, ma, spesso, libri intravisti e poi desiderati. Un libro, che non ho mai posseduto, ma che riuscii a sfogliare, era l'edizione italiana di un'opera di Lambert. Aldilà della consueta formattazione canonica dei libri divulgativi per dinosauri, questo volume spiccava per le opere "giocattolose" di uno dei paleoartisti coinvolti. Come vedete sopra, questo artista ritraeva la pelle dei dinosauri come una fitta sequenza di tubercoli tutti lucidissimi. Luccicose una ad una, le grosse gocce di pelle squamata rendevano i dinosauri pari a levigati mosaici viventi. Eppure, nonostante l'impatto visivo di una tale rappresentazione, la mia memoria a lungo termine è rimasta fissata su un'altra opera iconografica presente in quel libro. L'autore è differente, e la pelle dell'animale non è una lucida schiera di tubercoli. Nonostante ciò, essa è talmente inusuale, per i "canoni estetici" dei dinosauri (sopratutto nei monotoni anni precedenti Jurassic Park), che non poteva restare dimenticata. Parlo del Compsognathus con le mani a forma di pinna.
A questo punto, i lettori che, come me, avevano in memoria tale immagine esclameranno felici, quasi liberati, nello scoprire qualcuno con cui condividere un piccolo enigma della loro infanzia. Gli altri, probabilmente, avranno riletto la frase arancione un paio di volte, increduli. Un Compsognathus con le mani a forma di pinna? Il post di oggi, vi dirà tutto quello che avreste voluto sapere, o che ora desiderate sicuramente sapere, sul fantomatico "Flipper", il Compsognathus pinnato.

02 novembre 2010

Grandi theropodi dell'Asia, un leggero soffio bakkeriano e la rivalutazione di un taxon enigmatico

Brusatte et al. (2010) revisionano il record fossile dei grandi theropodi predatori asiatici, da Shidaisaurus (Giurassico Medio) a Tarbosaurus (Cretacico finale). L'articolo è molto interessante, e pregevole per la qualità delle immagini (ad esempio, una fotografia a colori del cranio olotipico di Sinraptor). Gli autori impostano l'argomentazione in fasi tassonomiche-cronologiche (tetanuri basali del Giurassico Medio, sinraptoridi del Giurassico Superiore, carcharodontosauri del Cretacico Inferiore-medio, Tyrannosauridi del Cretacico finale). Un dettaglio della didascalia a questa figura è significativo:
Different theropod groups filled the large predator niche over time, and in general progressively more derived theropods achieved large body size in Asia throughout the Jurassic and Cretaceous. (Brusatte et al. 2010)
(Il grassetto è mio).
I lettori fissi di Theropoda riconosceranno in questa interpretazione sequenziale di theropodi di grande taglia che si succedono secondo una serie "progressiva" (grado megalosauroide - grado allosauroide - tyrannosauridi) la teoria dei 5 cicli di Bakker. Non è chiaro se ciò sia intenzionale o casuale, dato che non è menzionato alcun riferimento all'idea di Bakker.
Infine, l'articolo cita brevemente la rivalutazione di un fossile cinese frammentario dal Cretacico Inferiore, Kelmayisaurus petrolicus, che gli autori hanno ristudiato e che sarà oggetto di una probabile futura pubblicazione: qui notano che esso presenta caratteri carcharodontosauri e convergenze megalosauroidi (in questo caso, credo alludano alla morfologia delle lamine paradentali). Ne riparlerò quando lo studio in questione sarà pubblicato.

Bibliografia:
Brusatte SL, Benson RBJ, Xu X. 2010. The evolution of large-bodied theropod dinosaurs during the Mesozoic in Asia.  Journal of Iberian Geology 36 (2): 275-296

01 novembre 2010

Il calco endocranico di _Giganotosaurus_

La morfologia del sistema nervoso centrale (SNC) dei theropodi mesozoici è poco nota. Il tessuto nervoso non fossilizza, e noi dobbiamo dedurre la morfologia cerebrale dalla forma delle ossa che circondano il SNC (cranio e vertebre). Tuttavia, nel caso dei crani, il problema è duplice. Innanzitutto, i crani con scatola cranica completa e non deformata sono rari. Inoltre, l'interno della scatola cranica non esprime sempre e completamente la forma originaria dell'organo cerebrale contenuto un tempo al suo interno. Qui, la nostra bizzarra anatomia di mammiferi con cervelli giganteschi può infatti depistarci.