(Rough) Translator

08 maggio 2010

Non di solo Theropoda vive l'uomo - Quinta Parte: Revisioni e Visioni

In questi giorni sono molto preso dalle pubblicazioni che sto preparando, e non ho molto tempo per il blog. Una pubblicazione è stata appena terminata ed è in revisione, un'altra è in fase di conclusione, mentre quella sul "Coccodrillo di Portomaggiore", il Metriorinchide italiano, è già stata visionata dai revisori.
Sempre a proposito di questo studio, ieri sono stato al Museo Capellini di Bologna, proprio per discutere con Federico Fanti, co-autore dello studio, di tutte le questioni relative all'articolo.
Tra una birra, racconti tunisini, orme non-identificate e divisione dei compiti, abbiamo anche girato l'ultimo ciak del documentario su questo fossile, ad opera di Andrea Pirondini
Il finale, forse poco scientifico e molto più leggero del resto, ma speriamo non troppo impressionante date le facce abbioccate dei protagonisti, si è trascinato per l'impossibilità dei due attori di restare seri.
Tutti dovrebbero avere uno scheletro di sauropode in salotto...

05 maggio 2010

Paolo Uccello, il Primo Paleoartista?

In un mondo di paleoartisti che partono dai dinosauri per creare animali fantastici, è piacevole scoprire casi di reali artisti che partendo da animali fantastici hanno creato delle parvenze di dinosauri. Questo post sconfina in ambiti di altri blog. Mi scuso preventivamente per l'eventuale serie di idiozie che probabilmente sto per scrivere data la mia ignoranza in materia.
Tutto nasce da un'opera di un artista del 1400 che ho trovato in rete.

04 maggio 2010

Scale di Tempo Profondo

Una ricostruzione di Iguanodon, come era interpretato tre minuti fa 
(autore sconosciuto: se qualcuno può aiutarmi a identificarlo...)
La vastità del Tempo Geologico è difficile da comprendere. In paleontologia siamo soliti esprimerci in MegaAnni (Ma: Milioni di anni), e raramente scendiamo a scale di tempo più brevi. Ciò produce una dissociazione tra i tempi "normali" della nostra vita, scandita da secondi, minuti, ore, giorni, mesi e anni, e quella del Tempo Profondo, che macina MegaAnni. La dissociazione è così forte che raramente ci soffermiamo veramente sulla differenza abissale tra queste concezioni cronologiche. Si parla tranquillamente di "65 milioni di anni" anche se, a livello profondo, nessuno di noi può concepire realmente una tale vastità di tempo.
Molti divulgatori hanno tentato di colmare questo divario tra tempo vissuto e Tempo Profondo introducendo delle metafore. Ad esempio, si è immaginato di comprimere l'intera storia della Terra in un anno e di vedere in quali mesi si collocavano i vari episodi geologici. Metafore analoghe, ma più spinte, hanno compresso tutto in una sola giornata. In entrambi i casi, tuttavia, io trovo dei limiti all'utilità di queste metafore.
Questi esempi mostrano bene le relazioni tra gli eventi, ma hanno il difetto di non trasmettere ancora la vastità del Tempo Profondo. Cosa voglio dire? Se comprimiamo la storia della Terra (4,7 miliardi di anni) in un anno (365 giorni), dobbiamo collocare quasi 13 milioni di anni al giorno, ovvero, circa mezzo milione di anni ogni ora. Questo significa che anche con questa contrazione, l'intera scala dei nostri normali tempi vissuti si comprime enormemente, dato che ben 150 anni di storia sono ridotti ad un singolo secondo. Dato che nessuno di noi ha mai sperimentato nella sua vita ben 150 anni, risulta che i tempi "normali" vengono compressi ad una scala microscopica, diventando eventi non comprensibili. Se vi dico che 20 anni equivalgono a 13 centesimi di secondo, voi cosa guadagnate? Qualcuno di voi riesce a "concepire" 13 centesimi di secondo? Dubito. Quindi, il tentativo di comprimere tutto in un anno per "capire" il Tempo Profondo produce però la perdita di contatto con il "tempo normale", che viene ridotto a frazioni impercettibili di secondo.
Io propongo quindi la seguente metafora, che ha il pregio di comprimere una dimensione di tempo che tutti abbiamo vissuto, l'anno, in una dimensione di tempo che tutti comprendiamo, il secondo.
Ovvero, un tempo concepibile, l'anno, diventa un altro tempo concepibile, il secondo. Badate che questo non accade nelle classiche "compressioni cronologiche", dove un anno diventa un centesimo di secondo (o anche meno). Così facendo, non solo avete la possibilità di comprimere la vastità del Tempo Profondo in scale "concepibili", ma non rischiate di comprimere i tempi normali in "scale microscopiche".
Ad ogni modo, ecco il risultato:

03 maggio 2010

_Majungasaurus_ (anfibio?) e la morte di Platone (filosofo?)

Vi ricordate il mio post sul pensiero tipologico? Sebbene fosse focalizzato sulla tassonomia, esso ha una valenza generale e può essere considerato un monito per tutti i rami della paleontologia, inclusa la paleoecologia e l'anatomia morfofunzionale (branche che vengono erroneamente sbandierate da alcuni poco informati, come parte della "paleobiologia"*).
Ovvero, molti "pensatori platonici" pensano che gli animali siano incasellabili in categorie rigide e cristalline, in compartimenti stagni, all'interno dei quali l'animale occuperebbe una rigida e precisa posizione. Da qui nascono le numerose discussioni senza capo né coda sull'attività predatoria di Tyrannosaurus, sullo stile di caccia dei dromaeosauridi (presi in toto, senza discussione sulla varie specie di Dromaeosauridae, spesso molto differenti tra loro) o altre ottuse speculazioni incapaci di vedere una continuità eco-morfo-filogenetica tra le varie "categorie" in cui tendiamo a collocare gli organismi. 
Tale incapacità è stata discussa e demolita nel dettaglio anche in altri studi che ho citato in passato.
Oggi torno su una mia ipotesi piuttosto nota e molto fraintesa. Sì, parlo di Majungasaurus e della sua probabile natura ibrida di animale terricolo ma anche fornito di incipienti adattamenti anfibi. 
L'obiettivo qui non è di riproporre l'ipotesi (c'è già un post relativo) bensì di mostrare come molte delle opposizioni all'ipotesi siano filosoficamente riconducibili alla persistenza del pensiero tipologico.

02 maggio 2010

I theropodi sono come la moda e la musica?

L'arto posteriore in Tyrannosauridae e Ornithomimidae è molto simile...

Vi ricordate la Seconda Legge di Holtz?

II-Theropod, thy name's homoplasy!

Tradotta per i non esperti, la II LdH dice che nell'evoluzione dei theropodi la convergenza evolutiva è molto frequente: l'evoluzione indipendente e multipla di strutture simili in differenti linee evolutive, spesso la perdita secondaria in modi simili di stesse strutture, la somiglianza marcata di parti anatomiche di theropodi non direttamente imparentati. 
Viene da paragonare lo scheletro dei theropodi a certi commenti sulla moda o sugli stili musicali degli ultimi decenni, spesso accusati di essere solamente delle semplici riproposizioni di invenzioni di decenni precedenti, cose già viste, prive di reale originalità. L'evoluzione dei theropodi non aveva "originalità"? Aldilà della metaforica "personificazione" dell'evoluzione di un clade (accusato di essere poco creativo), in effetti, chi segue questo blog da tempo saprà che Megamatrice nasce proprio dall'esigenza di dare un minimo di senso alle decine di ipotesi alternative formulate sulle parentele dei theropodi, alternative tutte nate non tanto per un qualche bizzarro anarchismo scientifico, ma perché, effettivamente, le numerose evoluzioni convergenti di morfotipi simili tra loro avvenute in linee differenti permettono le proposizione di ipotesi spesso in conflitto tra loro.
Ecco una veloce carrellata di somiglianze tra theropodi appartenenti a linee distinte, che, in passato, sono state considerate prove di parentela diretta, o che, a mio avviso, richiederebbero dei test (come appunto Megamatrice):