03 maggio 2010

_Majungasaurus_ (anfibio?) e la morte di Platone (filosofo?)

Vi ricordate il mio post sul pensiero tipologico? Sebbene fosse focalizzato sulla tassonomia, esso ha una valenza generale e può essere considerato un monito per tutti i rami della paleontologia, inclusa la paleoecologia e l'anatomia morfofunzionale (branche che vengono erroneamente sbandierate da alcuni poco informati, come parte della "paleobiologia"*).
Ovvero, molti "pensatori platonici" pensano che gli animali siano incasellabili in categorie rigide e cristalline, in compartimenti stagni, all'interno dei quali l'animale occuperebbe una rigida e precisa posizione. Da qui nascono le numerose discussioni senza capo né coda sull'attività predatoria di Tyrannosaurus, sullo stile di caccia dei dromaeosauridi (presi in toto, senza discussione sulla varie specie di Dromaeosauridae, spesso molto differenti tra loro) o altre ottuse speculazioni incapaci di vedere una continuità eco-morfo-filogenetica tra le varie "categorie" in cui tendiamo a collocare gli organismi. 
Tale incapacità è stata discussa e demolita nel dettaglio anche in altri studi che ho citato in passato.
Oggi torno su una mia ipotesi piuttosto nota e molto fraintesa. Sì, parlo di Majungasaurus e della sua probabile natura ibrida di animale terricolo ma anche fornito di incipienti adattamenti anfibi. 
L'obiettivo qui non è di riproporre l'ipotesi (c'è già un post relativo) bensì di mostrare come molte delle opposizioni all'ipotesi siano filosoficamente riconducibili alla persistenza del pensiero tipologico.

Ovvero, chi contesta la mia ipotesi lo fa probabilmente per un'incapacità di riconoscere negli esseri viventi dei sistemi dinamici dal punto di vista evolutivo. In base ai rigidi discorsi dei pensatori tipologici, un animale è terrestre oppure è anfibio oppure è acquatico. Non possono esistere sfumature tra queste tre condizioni ideali, ma solo appartenenze rigide e inflessibili. "Se non sei anfibio, né acquatico, allora sei terrestre. Punto".
Eppure, è chiaro che una tale rigidità non ha senso. Prendete il caso dei cetacei: mammiferi perfettamente adattati alla vita acquatica. Se, come me, condividete l'idea darwiniana che i cetacei discendono da mammiferi terrestri, allora DOVETE ammettere che è esistito un qualche proto-proto cetaceo che aveva un'anatomia fondamentalmente terrestre ma alcune lievi specializzazioni anfibie. Furono quelle lievi variazioni anatomiche, non ancora pienamente anfibie, ma comunque maggiormente adatte per la vita anfibia rispetto agli altri mammiferi, a rendere quel proto-proto cetaceo un animale ibrido, un candidato ideale per una futura specializzazione acquatica. Se i cetacei non si fossero mai evoluti, ma fosse esistito solo quel proto-proto cetaceo, ciò non toglierebbe la validità delle potenzialità anfibie in quel mammifero. Infatti, se l'avessimo confrontato con gli altri mammiferi, avremmo notato che esso mostrava lievi variazioni nella direzione di uno stile di vita anfibio.
Per me, lo stesso discorso può essere fatto con Majungasaurus. Esso non è un rettile marino, non ha pinne, non viveva in mare aperto, né era un cacciatore di pesci. Ciò è ovvio. Tuttavia, esso aveva lievi modifiche nel suo scheletro che lo rendevano ibrido, più spostato verso lo stile anfibio rispetto agli altri theropodi. Ecco due esempi di queste caratteristiche potenziali indizi di una maggiore adattabilità alla vita anfibia.
Vista dorsale di tre crani di neotheropodi. Il rapporto % indica la relazione tra l'ampiezza del rostro (rettangolo rosso) e la lunghezza del cranio.
1- Il cranio. Alcuni miei critici hanno notato, giustamente, che il cranio di Majungasaurus non ha adattamenti per dilatare la bocca, tipici caratteri di un cacciatore subacqueo. Tuttavia, esso mostra alcune potenzialità utili in quel contesto (discusse qui), che lo rendono potenzialmente adatto alla vita anfibia.
Come sempre, la critica che ho ricevuto è stata valida nel contenuto ma sbagliata nelle intenzioni: io non ho mai proposto che Majungasaurus cacciasse sott'acqua. 
Tornando al discorso di questo post, faccio notare che il cranio di Majungasaurus ha delle proporzioni che ricordano un cacciatore acquatico più di altri theropodi. Il cranio di Majungasaurus non era sicuramente in grado di dilatarsi per aspirare acqua, ma era sicuramente più ampio di quello degli altri theropodi, che, nella maggioranza dei casi, sono allungati e stretti, con musi affilati, tipici di predatori terrestri. Guardate la figura qui sopra. Il rostro di Majungasaurus (C) è ampio quasi il 40% della lunghezza della testa, mentre in Ceratosaurus (A) e Allosaurus (B), il rostro è più stretto (non supera il 30% della lunghezza della testa). Questa caratteristica è tipica di Majungasaurus e NON di tutti gli abelisauridi, dato che Carnotaurus ha proporzioni simili ad Allosaurus. Quindi, in un ipotetico trend verso crani più adatti ad aprirsi sott'acqua, quindi con aperture boccali ampie e dilatate, Majungasaurus mostra una maggiore potenzialità rispetto agli altri theropodi. Questo è ciò che mi aspetterei di trovare in un animale che mostra delle (seppur minime) potenzialità acquatiche.
Metatarsi II-III-IV di tre neotheropodi, riprodotti con la stessa ampiezza prossimale (base del rettangolo rosa). Notare come C diverga lateralmente più degli altri due.
2- Il piede. Alcuni miei critici hanno notato che Majungasaurus ha arti posteriori "da theropode terrestre", e non ha pinne. Tuttavia, la loro osservazione è relativamente grossolana. Esistono numerosi adattamenti locomotori tra i theropodi, alcuni più cursori, altri più graviportali. e non esiste un "unico piede theropode". Majungasaurus è inusuale, e mostra una curiosa specializzazione del piede. Nella figura, sopra, ho racchiuso i metatarsi di tre theropodi (A, Ceratosaurus; B, Allosaurus, C, Majungasaurus) dentro un rettangolo ideale (rosa) avente come base superiore l'ampiezza prossimale del metatarso e come altezza l'asse che va dalla base al condilo mediale distale del terzo metatarsale (il metatarso centrale, il più lungo). Questo rettangolo rosa serve a mostrare come, rispetto a Ceratosaurus e Allosaurus, il piede di Majungasaurus sia maggiormente asimmetrico, con il terzo ed il quarto metatarsale che divergono entrambi verso l'esterno (lateralmente). Il valore % indica la posizione del condilo mediale del terzo metatarsale rispetto alla base inferiore del rettangolo. Notate come Majungasaurus non solo abbia il terzo metatarsale più deflesso lateralmente, ma abbia il quarto metatarsale che letteralmente esce dal rettangolo rosa. Tutti questi caratteri indicano che Majungasaurus nuotava? Forse. Indicano sicuramente che il suo piede aveva la potenzialità di essere più efficente nel far presa su substrati molli, e sicuramente era più adatto a sostenere e generare spinte rivolte lateralmente. caratteri molto utili in un animale che nuota ma che ha una schiena relativamente rigida e incapace di ondulare. Questo carattere indica quindi sia una maggiore stabilità (anche se sicuramente non di tipo graviportale, dato che questo theropode ha le stesse dimensioni di Ceratosaurus e Allosaurus e quindi non si capisce perché dovrebbe sostenere più stabilmente il proprio peso) ma anche, a mio avviso, una possibile maggiore capacità di generare spinte natatorie nel modo con cui molti uccelli nuotatori scalciano nell'acqua (e, non a caso, ho mostrato più volte la somiglianza tra la gamba di Majungasaurus e quella di alcuni uccelli nuotatori).

Forse è solamente un inizio accennato di una tendenza che poi non si realizzò mai, ma, nondimeno, non è assurdo considerare queste caratteristiche (insieme ad altre che ho elencato) come un mix di  tratti potenzialmente adattativi verso uno stile di vita anfibio. 
Come sempre: qualcuno ha interpretazioni alternative? Sono interessato a qualsiasi interpretazione, l'importante che sia motivata da dati e non solo un "secondo me".

*Il mio professore di paleontologia all'Università, schietto, pazzo ma molto saggio, una volta mi fece un discorso molto prolisso che si può riassumere così: "Che cavolo è la "paleobiologia"? Non esiste già la "paleontologia" come termine per indicare lo studio della vita del passato? A che scopo inventare un nuovo termine per qualcosa che ha già un nome? Oggigiorno, molti amano inventare nuovi nomi  e credono di aver fondato discipline nuove, ma in realtà  sono solo incapaci di capire le vecchie". 
Opinione che condivido in pieno. Se qualcuno è capace di dirmi in cosa la paleobiologia è distinguibile dalla paleontologia, e perché sia necessario usare un termine ridondante, è benvenuto.

3 commenti:

  1. I think of paleobiology more as a specific subset of paleontology. Whereas paleontology as a whole also concerns itself with the stratigraphic distribution of various fossil life forms, the detailed aspects of the rock record etc., paleobiology comprises the portions of paleontology that more focus on the biological aspects (morphology, behavior, histology, etc.), and less so on the geological aspects (taphonomy, stratigraphy, etc.).

    Just my own opinion!

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  2. A proposito degli aspetti gelogici, mi sembra di capire che il Madaghascar nel tardo cretaceo conoscesse una marcata stagionalità.
    Si alternavano cioè periodi di forte umidità, in cui le pianure costiere si riempivano d'acqua, e periodi asciutti, un po' come oggi il Pantanal in Brasile.
    Se questo fosse effettivamente l'abitat di _Majungasaurus_ il suo essere potenzialmente anfibio sarebbe stato un bel vantaggio, avrebbe infatti potuto timanere nello stesso terriotorio in ambedue le stagioni. Anfibio in questo caso vorrebbe dire anche x mesi l'anno di vita completamente terricola e y mesi l'anno di vita parzialmente a mollo.

    Mi serve però una rinfrescata alla memoria, tra tutte le ipotesi che ai avanzato in questi anni ai mai pensato ad una possibilità di predazione in cui un _Majungasaurus_ si avvicini nuotando ad un dinosauro (o a un crurotarso) all'abbeverata e, dopo averlo morso, lo trascini in acqua per ucciderlo mediante affogamento? é solo un idea campata in aria, ma dovrebbe determinare tutta una serie di adattamenti muscolo-scheletrici a livello di cranio e collo, ed una dentatura particolarmente più robusta della media degli abeliosauridi. _Majungasaurus_ sembra una forma di transizione "purtroppo" non abbiamo un abeliosauride eocenico, suo discendente, più acquatico cui confrontarlo.

    Erodoto

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  3. @Tor,
    I agree with you. That's the right meaning of "paleobiology". At the same time, I know people that consider themselves as "paleobiologists" because that term is "so cool". :-)
    A paleobiologist is always a paleontologist...

    @Erodoto,
    io non faccio alcuna ipotesi su come Majungasaurus vivesse, perché abbiamo troppi pochi dati. Io dico solo che, rispetto agli altri abelisauridi, mostra adattamenti più "anfibi". Ciò potrebbe non significare che fosse più specializzato nel cacciare in acqua, ma solo che vivesse in un ambiente "ibrido" dove era vantaggioso avere anche quelle caratteristiche (che poi è quello che accenni anche tu all'inizio del commento).
    Il resto è fantascienza e lo lascio ad altri.

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