29 febbraio 2016

Un grande theropode del Kem Kem... a Palermo?

OLPH 025 (da Chiarenza e Cau 2016)


Lo scorso anno, il meeting annuale della Società Paleontologica Italiana (SPI) si è svolto a Palermo. Io non vi ho partecipato direttamente, ma ero comunque co-autore di una presentazione basata sulla tesi di laurea di Alessandro Chiarenza, che fu studente all'Università di Bologna, supervisionato da Federico Fanti e dal sottoscritto. Lo stesso Alessandro si trovava quindi a Palermo per esporre questa presentazione.
Nei giorni del meeting palermitano, ricevetti un'email dallo stesso Alessandro, contenente in allegato alcune foto di un esemplare custodito al Museo “G.G. Gemmellaro” del capoluogo siciliano, e che era stato visitato proprio nell'ambito del meetinge della SPI. L'esemplare in questione era la parte prossimale di un grosso femore fossile. Sebbene parziale, le grandi dimensioni (il diametro della diafisi era stimabile in circa 12 cm), la presenza di un trocantere minore posto anteriormente alla testa e la presenza di una ampia cavità midollare non lasciavano dubbi su quale fosse il clade di appartenenza dell'osso: Theropoda, l'unico gruppo di vertebrati con quella compresenza di caratteristiche. La targetta associata al fossile, inoltre, confermava ulteriormente questa identificazione prelminare: l'esemplare proveniva da Taouz, nel sud-est del Marocco. In breve, era un fossile dal Kem Kem, patria dei più amati e controversi super-theropodi giganti nordafricani.
Le peculiarità del fossile fecero subito intuire sia a me che ad Alessandro che l'esemplare meritasse qualcosa più della semplice constatazione di avere un fossile del Kem Kem nel museo palermitano. Infatti, per quanto incompleto, l'esemplare forniva comunque abbastanza informazioni per poterlo confrontare direttamente con buona parte dei taxa dal Cenomaniano del Nord Africa, e per collocarlo con buona approssimazione in un clade particolare di Theropoda.
Grazie alla disponibilità della Dott.ssa D'Arpa, del Museo Gemmellaro, Alessandro ottenne l'autorizzazione per analizzare più nel dettaglio l'esemplare. Dall'indagine che ne è risultata, abbiamo ricavato un articolo, pubblicato oggi su PeerJ (Chiarenza e Cau, 2016), che è stata anche un'occasione per commentare alcuni aspetti della complessa tassonomia dei theropodi dal Cenomaniano nordafricano, che negli ultimi anni ha generato accesi dibattiti, specialmente attorno a Spinosaurus.
La parte preservata dell'esemplare è lunga circa 33 cm, e comprende la testa, la regione trocanterica e la parte prossimale della diafisi. Usando un ampio dataset di femori di theropodi, abbiamo calcolato la più probabile lunghezza del femore completo partendo dalla ampiezza preservata: la stima indica che se l'osso completo avesse proporzioni “classiche” per un theropode, in totale sarebbe stato lungo 92 cm. Ciò indica un animale con una massa prossima alle due tonnellate. Siamo quindi nel range dei theropodi di grande taglia (come Allosaurus e Albertosaurus), sebbene non dei giganti (come Carcharodontosaurus e Tyrannosaurus). Ma che tipo di theropode?
Il mix di caratteri (testa inclinata distalmente, diretta anteromedialmente, trocantere minore a forma di tozzo cono compresso, posto distalmente alla testa) indica un theropode non-tetanuro. Tra i theropodi non-tetanuri, le dimensioni, la relativa robustezza dell'osso, le marcate rugosità muscolari del trocantere minore, e l'assenza di una mensola trocanterica, suggeriscono che l'esemplare appartenga ad Abelisauridae. La presenza documentata di abelisauridi nel Kem Kem (resti isolati, in particolare alcuni frammenti mascellari) avvalora questa ipotesi. Pertanto, l'osso è riferibile ad un grande abelisauride, di dimensioni comparabili a quelle di Carnotaurus. Ammetto che, per quanto fossi già a conoscenza di abelisauridi nel Kem Kem, l'idea di avere esemplari di quelle dimensioni mi ha sorpreso. Infatti, se non eravate soddisfatti dalla presenza nel Kem Kem di cinque taxa theropodi di grandi (quando non enormi) dimensioni (Carcharodontosaurus, Sauroniops, Spinosaurus, Sigilmassasaurus e Deltadromeus), ora avete anche un sesto clade, Abelisauridae! In effetti, l'esemplare palermitano testimonia uno dei più grandi abelisauridi finora conosciuti.

Possibile dimensione dell'abelisauride marocchino da cui è tratto il femore che abbiamo descritto. (Crediti: Davide Bonadonna 2016)

L'articolo è stata anche un'occasione per discutere alcuni problemi tassonomici tra i theropodi del Cenomaniano del Nord Africa. Di tutto ciò, parlerò in futuro. Dato che l'articolo è pubblicato su PeerJ, è scaricabile gratuitamente (al link qui sotto).
Ringrazio Davide Bonadonna per il sempre eccellente supporto iconografico.

Bibligrafia:
Chiarenza AA and Cau A (2016), A large abelisaurid (Dinosauria, Theropoda) from Morocco and comments on the Cenomanian theropods from North Africa. PeerJ 4:e1754; DOI 10.7717/peerj.1754

12 commenti:

  1. scaricato, grazie. cercherò di capirci qualcosa.
    Emiliano

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  2. Mi chiedevo, basandosi sui resti di pelle di Carnotaurus, che testimoniano la presenza di scaglie e squame su varie parti del corpo, non sarebbe stato più corretto disegnare la stessa pelle su questo abelisauride, invece dei filamenti?

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  3. Da quello che scrivi è chiaro che non sai di cosa parli.
    Ad ogni modo, ero sicuro ch quaocuno avrebbe commentato in merito alla ricostruzione della pelle nell'abelisauride, e prossimamente ne parlerò in un post.

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    1. Per carità, io certamente non so niente.
      Quel che è successo è che ho visto il post, ho visto il disegno, mi son detto "che bello questo abelisauride filamentoso!", mi sono incuriosito, ho cercato "abelisauridae skin" su google, e mi è uscita la voce dedicata a Carnotaurus su wikipedia inglese, che attribuisce a Czerkas (1997) il fatto che sul cranio, sulla cassa toracica, sulla spalla e sulla coda ci siano segni di "scales" e "scutes". Ho cercato l'articolo originale su google scholar ma non è possibile leggerlo. E' il modo sbagliato di procedere? Czerkas dice tutt'altro?

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    2. Wikipedia...

      Non serve dire altro.

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    3. Sarebbe bello se ogni articolo fosse scaricabile gratuitamente! Attendo con ansia il post in cui chiarirai questi dubbi

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    4. Dal mio punto di vista trovo invece interessantissimo che si sia finalmente deciso di rappresentare questo tipo di dinosauro in questo modo. Anzi, dico: finalmente artisti di livello che rappresentano (anche) gli abelisauridi con un minimo di copertura filamentosa (primo caso che vedo, ma almeno lo si è fatto).

      Detto questo, penso sia errato oltre ogni modo rappresentare dinosauri di cui si conoscono calchi di pelle fossilizzata come (solo) squamati nonostante le numerose scoperte di cladi affini che presentano tracce di piumaggio (vedi Psittacosaurus, per dirne una), e dunque ignorando totalmente la filogenesi. Che io sappia, di Deinonychus o Tyrannosaurus non sono stati rinvenuti resti piumati, eppure, anche i più conservatori oggi accettano ricoperti di piume il primo e di protopiumaggio l'altro.

      Insomma, per essere coerenti, se un dinosauro che mostra tracce di pelle squamata va rappresentato squamato, un dinosauro di cui non ci sono ad oggi pervenute tracce di pelle va rappresentato senza? E se non ci pervengono tessuti molli, anche fossilizzati, dobbiamo quindi pensare che non ne avesse? Carnotaurus piace squamato perché "si parla" di tubercoli e scaglie di un certo tipo, ma come la natura oggi ci dimostra, diversi tipi di tegumento, generalmente (ed erroneamente) considerati agli antipodi, possono coesistere. Coesistere eccome. Guarda qui:

      https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/4/4b/Lagopus_lagopus_feet.jpg

      https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/5/50/Lagopus_lagopus_foot.jpg


      Cristian.

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  4. Per altro l'abeliosauride con la sagoma di Hitchcock è una delle cose più belle di Bonadonna che mi capiti di vedere da un po'.

    Complimenti per la ricostruzione.

    Attenderò con curiosità il post.

    Valerio

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    1. Hitchcock è una (strana) idea di Alessandro Chiarenza.

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    2. molto ironica direi :)
      Emiliano

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  5. Sto leggendo l'articolo. E' scritto con la chiarezza che ti contraddistingue non solo sul blog ma anche negli articoli scientifici.
    A un certo punto scrivete (tu e Chiarenza) che la presenza di teropodi giganti appartenenti a gruppi diversi è un qualcosa ancora da chiarire.
    Mi ricordo che qualche tempo fa avevi pubblicato un post su un articolo tuo e di Federico Fanti dove mostravate come i vari gruppi di teropodi si alternassero in base alle condizioni ambientali. Dunque, non tutti insieme, ma in qualche modo divisi dalle condizioni ambientali.
    L'articolo di Fanti e tuo parlava del Kem Kem?

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    1. Parlava della Tunisia... ed è menzionato più avanti in questo nuovo articolo.

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