29 giugno 2014

Un esperimento di bioetica che simula Jurassic Park

Tra la fine degli anni '80 e l'inizio dei '90, uno degli uomini più ricchi al mondo creò una riserva biologica privata in Sud America, comprendente alcuni degli animali più grandi e pericolosi esistenti, del peso superiore alla tonnellata, capaci di raggiungere anche i 30 km/h. Le fortune dello spregiudicato multimiliardario cambiarono rapidamente, e tutto il suo impero crollò da lì a pochi anni. Gli animali della sua riserva privata furono confinati in quella area, ora sorvegliata dalle autorità, e ben presto il mondo dimenticò quel bizzarro parco biologico.
Quattordici anni dopo questi eventi, nelle regioni limitrofe ai fatti narrati iniziarono ad essere segnalati sempre più di frequente degli strani animali, di grandi dimensioni. Ed oltre alle segnalazioni, iniziarono anche i danni provocati da queste enormi creature. Evidentemente, alcune degli abitanti di quel “parco” erano riusciti a fuggire, e si stavano riproducendo, divenendo sempre più numerosi e minacciando la sicurezza della popolazione locale.

No, non è la trama condensata dell'imminente seguito di Jurassic Park, ma una storia vera, quella degli ippopotami del signore della droga colombiana, Pablo Escobar, ucciso nel 1993.
La vicenda degli ippopotami di Escobar rappresenta, probabilmente, il caso reale più vicino a ciò che potrebbe avvenire se le vicende fittizie di Jurassic Park fossero avvenute realmente. La coincidenza del periodo storico (anni '80-90) e “location” sudamericana è intrigante, ma molto più interessanti sono le corrispondenze “biologiche”, e la lezione che può darci nel comprendere il senso “bioetico” di attività umane come l'introduzione di grandi animali in ecosistemi dove queste creature non si sono evolute.

Gli ippopotami nello zoo privato di Escobar erano inzialmente quattro. Oggi si stima che da quel ceppo originario siano diventati una sessantina. E sebbene la maggioranza viva confinata all'interno dell'ex ranch di Escobar, ed una percentuale di cuccioli sia trasferita in vari zoo colombiani, si stima che un numero minimo di 12 animali sia riuscito ad evadere e viva allo stato brado lungo le rive di alcuni fiumi colombiani. In realtà, il numero di ippopotami tornati liberi è ignoto. Questo perché questo animale africano pare essere perfettamente adattato all'ambiente ed al clima colombiano, e si sta riproducendo ad un tasso superiore di quello tipico della sua specie. Il motivo è che la Colombia mostra un clima persino più accogliente per questo mammifero. Gli animali mostrano una maggiore fertilità, entrano nell'età riproduttiva più precocemente, e – sopratutto – non hanno predatori naturali. Questa miscela è perfetta per far aumentare rapidamente la dimensione di una popolazione animale. E con la sua crescita numerica aumenta l'areale che essa richiede per sostenersi, areale che, prima o poi, entrerà in contatto e sovrapposizione con l'areale dell'unico altro grande animale dominante, Homo sapiens.
Il pericolo dato dagli ippopotami alla popolazione locale è una combinazione di più fattori. I locali non conoscono questo animale, il suo comportamento e abitudini. A dispetto del suo aspetto “simpatico” che ricorda un grosso maiale, l'ippopotamo è un animale estremamente pericoloso, e difatti è il mammifero selvatico africano che ogni anno provoca il maggior numero di vittime. Anche se l'aspetto “obeso” può ingannare, nei suoi contesti naturali, come gli specchi d'acqua, le rive fangose ed i canneti, un ippopotamo di due tonnellate è ben più veloce di un uomo, e può caricare senza il minimo preavviso, uscendo dall'acqua con relativa rapidità. Sebbene attualmente non si segnalino casi di aggressioni e morti provocati da ippopotami in Colombia, è presumibile che ciò sia dovuto solo al ridotto numero di animali allo stato selvatico. Qualora questi animali aumentino di numero, ed entrino più frequentemente a contatto con le popolazioni locali, è probabile che inizierebbero i casi di aggressione da parte di ippopotami. Ad esacerbare ciò, è il fatto che questo animale, assente nella cultura locale, non sia minimamente conosciuto, e quindi ogni suo comportamento sia del tutto imprevedibile, perché non ha riscontri nell'esperienza collettiva. In Africa, è ben nota la pericolosità dell'ippopotamo, e questo rende la popolazione “consapevole” dei rischi dati dalla vicinanza di questo animale. In Sud America, specialmente tra popolazioni rurali e poco istruite, è improbabile che si sappia come reagire di fronte ad un ippopotamo. E l'ignoranza sul comportamento di un animale è tra i fattori che aumentano la pericolosità di questo ultimo.

Traslando questa lezione indiretta, generata dalla sconsiderata introduzione di un grande mammifero africano in Sud America, possiamo dedurre alcune considerazioni generali sull'effetto dell'introduzione di un grande dinosauro mesozoico in un contesto analogo a quello degli ippopotami di Escobar.

I grandi dinosauri hanno una strategia riproduttiva molto più r-orientata dei grandi mammiferi, ovvero, producono covate numerose ed ad un ritmo annuale, contro il singolo cucciolo ogni 1-3 anni dei pachidermi. Sebbene sia plausibile che in assenza di intense cure parentali di tipo mammaliano il tasso di mortalità dei giovani dinosauri sia ben più alto di quello dei piccoli ippopotami, è comunque plausibile che l'assenza di predatori naturali possa, inzialmente, permettere una discreta sopravvivenza ai nuovi dinosauri, specialmente in ambienti dove l'uomo ha già decimato la fauna locale di predatori medio-grandi. Pertanto, al pari degli ippopotami colombiani, la popolazione di “dinosauri colombiani” potrebbe rapidamente aumentare, e nel giro di una dozzina di anni avere i primi ricambi generazionali. Il numero di dinosauri a quel punto potrebbe diventare molto alto, un numero non quantificabile facilmente qualora questi animali abbiano – come riteniamo – una fase giovanile relativamente piccola e segregata ecologicamente dagli adulti, ad esempio, “nascosta” nel fitto delle foreste, distinta dagli adulti più a loro agio in spazi aperti.
Le conseguenze di questo mix di fattori potrebbero essere drammatiche. Di colpo, dopo una quindicina di anni di scarsa documentazione di nuovi dinosauri, potremmo vedere le regioni meno alberate “invase” da nuovi dinosauri subadulti ed adulti, letteralmente “sbucati fuori” dalle foreste dove avevano trascorso la fase giovanile. A quel punto, a differenza degli ippopotami, il cui comportamento è comunque noto grazie all'esperienza maturata nei secoli in Africa, il comportamento di un rettile mesozoico sarebbe del tutto ignoto. Temo che, al pari della sottovalutazione degli ippopotami, la maggioranza dei locali potrebbe considerare un sauropode come relativamente innocuo. Non escluderei che, per colpa di una “propaganda mediatica” gestita ingenuamente, si tenderebbe a considerare “pericolosi” solo i dinosauri predatori, e a vedere i non-theropodi come enormi pecore intente solo a pascolare. Esattemente come molti considerano l'ippopotamo meno pericoloso del leone, un dinosauro sauropode o ornithischio potrebbe essere percepito come meno pericoloso di un theropode, e questa sottovalutazione potrebbe aumentare significativamente il numero di casi di aggressione da parte di questi animali (esattemente come avviene con l'ippopotamo, che – ripeto – è causa di aggressioni all'uomo ben più frequenti del leone, anche perché si sottovaluta la sua pericolosità).
Le conseguenze di questa serie di sottovalutazioni della biologia dei dinosauri potrebbero, a quel punto, essere ingestibili.

6 commenti:

  1. Considerazioni perfette, a latere aggiungo solo che anche le "pecore intente al pascolo" possono rappresentare un discreto pericolo, soprattutto i maschi, che benché non abbiano corna evidenti hanno il cranio molto duro e non è raro che carichino a testate. E molti erbivori mammiferi sono ugualmente poco innocui, perché utilizzano la loro mole come i pachidermi per difendersi e allontanare minacce.

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  2. Ero sicuro che qualcuno avrebbe commentato in merito alle "pecore al pascolo". :-)

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  3. L'ultima frase avrebbe benissimo potuta dire Malcolm!

    Comunque, splendido post, davvero, ma tornando a quelli che sono i romanzi di Chrichton, in questi giorni sto ultimando di leggere Il Mondo Perduto, e da quel che mi viene in mente dai post che scrivi (e come li scrivi) e da certi tuoi interventi nei commenti, beh, mi viene da pensare che potresti benissimo essere il Levine di Chrichton in carne ed ossa! Spero non ti offenda, visto che non è minimamente nelle mie intenzioni.

    Saluti, Cristian.

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  4. Questo vecchio post esprime la mia reazione alle tue parole: http://theropoda.blogspot.it/2010/04/jurassic-park-billy-e-il-clonesauro.html

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  5. Sto cercando di leggere anche i vecchi post, alcuni vecchi di anni, ma questo proprio non lo avevo ancora trovato. Grazie per la dritta, un grande.

    Cristian.

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  6. http://www.ominodellecazzate.it/anaconda-gigante-divora-un-cucciolo-di-ippopotamo-video

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