27 dicembre 2013

Mani di dinosauri, ossa umane

La mano è uno degli organi più versatili e sottostimati in Dinosauria. Ciò è conseguenza della loro condizione ancestrale bipede, che ha "liberato" la mano dal vincolo della locomozione (vincolo al quale, comunque, almeno 4 cladi di dinosauri sono tornati). Un buon criterio per distinguere un bravo paleoartista dei dinosauri da uno mediocre è nell'accuratezza con cui illustra le mani.
Per dare un'idea molto superficiale della complessità e variabilità delle mani dei dinosauri, ho usato lo scheletro della mano umana per "illustrare" le mani di alcuni dinosauri. Notare che i disegni sono essi stessi una grossa sottostima della variabilità reale, dato che non tengono conto delle differente nelle proporzioni delle ossa, nelle loro orientazioni nei tre piani dello spazio, ma soltanto del numero e posizione delle ossa.  Notare che nella maggioranza dei casi la formula (ovvero, il numero di ossa) nella mano dei dinosauri è molto minore che in quella umana, sebbene in alcuni casi sia stato necessario "aggiungere" ossa alla mano umana per rendere quella dinosauriana.
In giallo, i carpali; in verde, i metacarpali; in blu, le falangi non-ungueali; in rosso, le falangi ungueali.

7 commenti:

  1. molto interessante, come il post precedente del resto.
    per noi profani - almeno per me - resta sempre molto difficile immaginare quali siano le possibilità di movimento di queste strutture: a volte mi piacerebbe avere a disposizione dei modelli tridimensionali per poter toccare con mano ( è proprio il caso di dirlo :) ) il problema...

    Emiliano

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    1. Lo stesso vale per i paleontologi: per stabilire il range di mobilità delle articolazioni occorre avere le ossa tridimensionali ed articolate. Un disegno bidimensionale dice quasi nulla del movimento spaziale delle articolazioni.

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  2. si, immagino che nulla possa sostituire l'esperienza diretta, ma avete sicuramente qualche strumento in più. ho letto alcune tue descrizioni di ossa e c'è un vocabolario tecnico che permette di descrivere piuttosto dettagliatamente un osso. immagino che una buona descrizione che includa misure precise, unita all'esperienza, al possesso del linguaggio etc possa produrre qualche risultato in più di quello che fanno semplici illustrazioni bidimensionali (soprattutto se lette da un profano)

    Emiliano

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  3. L'assenza di carpali è indice di mobilità ridotta?

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    1. L'assenza di carpali è indice di assenza di carpali.

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  4. Ti ringrazio per la risposta. Purtroppo ho formulato male la mia domanda.
    In realtà non riesco bene a capire come fate a valutate la mobilità di un osso rispetto all'altro.
    Le limitazioni di movimento per le articolazioni ginglimoidi o per le articolazioni sferische che si inseriscono
    in una tasca mi sono abbastanza chiare. Non altrettanto chiare sono le articolazioni "piatte". Per es., ho letto
    su alcuni tuoi post che falangi discoidali non permettono mobilità. Mi sembra ragionevole, ma se penso alle mie
    vertebre mi sorgono parecchi dubbi. Anche le mie vertebre sono discoidali, nel senso che poggiano una sull'altra,
    eppure la mia schiena non è rigida.
    Ci sono sicuramente altre "tracce" che tenete in considerazione. Quali sono?

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    1. Non mi è chiaro cosa intendi con "falangi discoidali", comunque, in generale, la mobilità di un'articolazione deriva dalla forma delle faccette che formano quell'articolazione. Falangi con faccette piatte, prive di margini definiti, che a loro volta articolano con faccette piatte e non concave sono meno mobili di falangi con condili emisferici. Considera che spesso non sappiamo quanto fosse ampia la cartilagine, la quale in vita incide molto sulla mobilità di un'articolazione.
      La mobilità delle vertebre umane è piuttosto ridotta, se la confronti con le vertebre caudali di una scimmia ragno o con l'intero corpo di un serpente. Ma nel caso delle vertebre, anche il numero totale delle ossa incide sulla mobilità totale della struttura. Un collo umano, con 7 vertebre, risulta più rigido di quello di un cigno, che ne ha più del doppio. Indipendentemente dalla forma delle singole faccette, nelle vertebre la mobilità generale è la sommatoria degli angoli di mobilità di ogni singola vertebra accumulati nell'intera sequenza.

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