26 giugno 2013

Un Terribile Futuro

Discutendo online con Jaime Headden di questioni attinenti la pratica dell'analisi filogenetica, ho - come mio solito - espresso una battuta che - come mio solito - mi ha indotto un pensiero più generale.
La letteratura ed il cinema ci hanno presentato numerose distopie, scenari di un futuro più o meno apocalittico dove la condizione umana, così come la concepiamo ora, è stata annientata o comunque severamente trasformata secondo modalità che, dal nostro punto di vista attuale, sono da considerare molto negative, se non insopportabili.
Molti di questi scenari sono ipotetici, e non abbiamo la certezza che ciò che viene descritto sarà effettivamente realizzato. Altri scenari, invece, hanno una robusta fondazione nei fatti e nelle leggi della Natura, e non possono in alcun modo essere evitati.
Uno scenario, terribile, disumano ed atroce, si è palesato ora ai miei occhi, in tutta la sua orrida evidenza.
Il petrolio è un combustibile fossile. I combustibili fossili, come sappiamo, non sono infiniti, e le loro fonti si riducono progressivamente man mano che le consumiamo per i nostri scopi.
I theropodi mesozoici sono fossili, e come il petrolio, la quantità totale degli esemplari attualmente esistenti sulla Terra (non solo nei musei, ma anche negli strati non ancora esposti o scavati) è un numero finito. Forse molto grande, tale che nessuno di noi ne vedrà mai la fine, ma nondimeno, tale numero è un numero finito.
Il tasso attuale delle scoperte dei theropodi è veramente elevato, e difatti, se tracciamo una curva delle scoperte di dinosauri in funzione dell'anno di scoperta, otteniamo una curva in rapida ascesa. Tuttavia, proprio perché sappiamo che i fossili non sono affatto infiniti (perché infinita non è la loro stessa fonte: i fossili si formarono nel Mesozoico, il quale è finito, sia nel senso filosofico di "non-infinito" sia nel senso concreto che "si è concluso"), allora dobbiamo concludere che l'attuale curva in ascesa è solamente la rampa iniziale di una curva logistica, la quale, ad un certo punto (stante l'attuale trend di scoperte) inizierà rapidamente a rallentare, fino ad attestarsi asintoticamente alla stasi completa. 
Una curva logistica. Probabilmente, il tasso di scoperte dei theropodi nel tempo (incluso il remoto futuro) è descritto fedelmente da questa curva. Attualmente, noi siamo in qualche punto a metà strada, con pendenza elevata nella curva. Ma, prima o poi, che ci piaccia o meno, arriveremo al plateau, alla fase di esaurimento delle scoperte.

Arriverà un giorno, non sappiamo quando, ma siamo certi che tale giorno arriverà, in cui NON ci sarà più alcun nuovo fossile di theropode da scoprire. Ovviamente, sarà un mondo meraviglioso in quanto allora disporremo di tutti i fossili umanamente rinvenibili, e quindi saremo in uno stato di grazia in termini di conoscenza attuale, ma saremo arrivati comunque al limite totale delle scoperte. Oltre quella data: zero, nada, nisba, il serbatoio da cui traiamo la nostra conoscenza empirica sarà stato svuotato, ed il mondo sarà, da quel momento, un po' più grigio e triste, perché non ci sarà più alcun nuovo theropode ad eccitare le nostre menti.
E badate bene: questo scenario non può essere evitato: più scopriamo fossili, meno ne restano da scoprire! L'unico modo per impedire che quel giorno arrivi è interrompendo le ricerche, smettendo di scoprire... ma così facendo otterremmo lo stesso effetto che volevamo evitare, con l'aggravante di non progredire nella conoscenza.
Non abbiamo scampo, qualsiasi cosa decidessimo di fare.

Che terribile futuro ci aspetta!

Egoisticamente, possiamo solo sperare che il plateau sia raggiunto il più tardi possibile, e che la nostra generazione sia risparmiata da tale sciagurata eventualità. 

PS: a parte le battute e l'ironia, temo che l'attuale modo di gestire le risorse naturali - a livello globale - sia guidato dallo stesso egoismo. E ciò è infinitamente più grave del fatto di privare le future generazioni di nuovi fossili.

7 commenti:

  1. Tutto questo è ancora più triste considerando che anche rinvenendo tutti i resti fossili umanamente possibili alcune specie rimarranno comunque parzialmente inconoscibili. Ad esempio potremmo non scoprire mai un cranio di Deinocheirus.

    GN

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Beh, è più probabile rinvenire il cranio di Deinocheirus che lo scheletro di "Nonverròmaiscopertosaurus".

      Elimina
  2. è possibile calcolare approssimativamente QUANDO si verificherà questo repentino rallentamento?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Tutto può essere calcolato, ma non significa che tale risultato abbia un significato o una attendibilità. Noi sappiamo che il numero di fossili è finito, ma non sappiamo quanto valga tale numero, quindi non sapremo quando saremo prossimi al plateau finché non costateremo un significativo rallentamento delle scoperte (al netto di motivi storici contingenti, come, ad esempio, la riduzione del numero dei paleontologi attivi).

      Elimina
  3. Speriamo succeda tra moltissimi anni.
    Non riesco a immaginarmi un mondo senza teropodi.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Tranquillo, che sicuramente ci sono moltissimi teropodi attuali ancora da scoprire ;)
      Simone

      Elimina
  4. Non sarà un mondo senza theropodi, ma un mondo senza nuovi theropodi. Nei fatti, sarebbe pieno zeppo di specie... dato che tutte quelle scopribili sarebbero scoperte.

    RispondiElimina

ATTENZIONE:
- COMMENTI OFFENSIVI, VOLGARI O SPAM SARANNO ELIMINATI. -
- I COMMENTI ANONIMI O PRIVI DI FIRMA SARANNO ELIMINATI. -