22 giugno 2013

Umane, troppo umane

La ragione è un piccolo fortino luminoso in un deserto di nebbie. 
Le nebbie dell'irrazionale sono forti perché apatiche, molli ed antichissime. Difatti, ogni epoca ebbe, ha e avrà la sua dose di irrazionalità. Nel secolo dei Lumi, in cui furono fondate le scienze moderne, intere fortune e grande prestigio sociale erano in mano a ciarlatani, più o meno consapevoli, che sostenevano l'esistenza di fluidi immateriali come causa dei malanni. Un secolo dopo, Wallace, il grande naturalista co-scopritore della selezione naturale, era uno studioso dell'occultismo e un convinto spiritista. Oggi, persone di grande cultura e intelligenza credono nella validità medica dell'omeopatia e dell'agopuntura, e si affidano a guru New Age per ritrovare "l'equilibrio perduto" con Gaia.
Oggi guardiamo le fantastiche discipline dei secoli passati con un misto di saccenza e pietà, e ci stupiamo di come grandissime personalità abbiano poturo "credere" al magnetismo animale, allo spiritismo o ad altre "scienze" oggi considerate, nella migliore delle ipotesi, "pseudoscienze". Ma ciò non significa che la nostra generazione sia immune o qualitativamente migliore delle precedenti. Possiamo negare che, in futuro, discipline oggi considerate "scientifiche" risulteranno invece delle forme di "pseudoscienza"?
Nel nostro tempo, moltissime persone ritengono l'economia una "scienza" al pari della fisica, o considerano gli psicologi dei medici, non molto differenti dagli ortopedici, sebbene questi ultimi siano ingiustamente disprezzati (uno psicologo è più "fico" di un ortopedico, almeno in base ai ruoli classici nelle sit com). Eppure, l'economia è più probabilmente una disciplina storico-filosofica parzialmente formalizzata e matematicizzata, ma non è riconducibile ad una scienza di tipo sperimentale. La storia degli ultimi due secoli, difatti, pullula di teorie economiche elevate al rango di "leggi naturali" ma poi rivelatesi grossolane semplificazioni, o forzature ideologiche o mere descrizioni a posteriori di sequenze storiche. Analogamente, la psicologia è risultata essere più una validazione a posteriori di costruzioni aprioristiche, piuttosto che una disciplina comparabile alla medicina sperimentale. E sebbene si stiano compiendo dei passi notevoli nel campo delle neuroscienze, grazie ai progressi nell'analisi non invasiva dell'attività cerebrale, intere discipline "del pensiero" continuano a discutere partendo da categorie ancora di stampo platonico.
Una delle principali lezioni e valori della Scienza Naturale è la consapevolezza del suo essere plurale.
Leggi, metodi e concetti validi e funzionali in una disciplina tendono a venire meno tanto più ci allontaniamo dall'ambito di pertinenza di tale disciplina. Questo relativismo popperiano è una grande conquista del pensiero, che non tutti riconoscono, comprendono o accettano. La matematica della fisica funziona ancora nella biologia, ma non permette di affrontare tutti i fenomeni della biologia. Concetti fondamentali della biologia, come "sessualità", "morte" e "contingenza" non hanno equivalenti in fisica, e senza di questi non è possibile spiegare moltissimi fenomeni biologici. Le sessualità, la morte e la contingenza sono concetti ancora validi in storia medievale, ma non permettono di spiegare tutti i fenomeni della storia medievale. Concetti come "feudalesimo", "papato" e "denaro" sono fondamentali per spiegare molti fenomeni della storia medievale.
In breve, è ampiamente noto che il riduzionismo è fallimentare, e che ogni disciplina ha le proprie prerogative, limiti e obiettivi. Come non ha senso calcolare un'equazione differenziale che leghi il papato all'impero, così non ha senso stabilire il diritto divino di una speciazione, o la fitness di un collasso stellare.
Nonostante ciò, le discipline scientifiche sperimentali hanno progressivamente esteso il proprio ambito di applicazione in territori prima dominio delle impostazioni filosofiche. Oggi è possibile mappare l'attività del cervello durante una conversazione, e tradurre il fenomeno linguistico in tracciati quantificabili. Tuttavia, in molti casi non è possibile costruire quegli isomorfismi di cui ho parlato qualche post fa. Questo significa che le scienze sperimentali avanzano principalmente nella dimensione della descrizione, ma non in quella della predizione. Siamo in grado di descrivere in modo dettagliato cosa avviene in un cervello mentre parla, ma non siamo in grado di predire il parlato di un cervello date la traccia dell'attività cerebrale. Sappiamo che i due fenomeni sono connessi, e che ciò che induce il tracciato descrittivo a livello cerebrale è legato al fenomeno da cui deriva la parola parlata, ma non sappiamo ancora come avvenga tale legame, né tanto meno siamo capaci di riprodurlo. Questa asimmetria tra descrizione e comprensione è analoga alla condizione della geometria nell'Egitto antico. I geometri egizi avevano una notevole capacità di descrizione delle superfici di terreno, e del calcolo delle caratteristiche geometriche, ma non erano in grado di generare teoremi generali sulle forme geometriche. Tale salto concettuale avvenne nel mondo greco. In molte discipline, oggi, noi siamo più simili agli egizi che ai greci dell'esempio che ho appena citato. "Vediamo" i fenomeni, li sappiamo descrivere, ma non disponiamo della spiegazione generale, della "teoria" da cui è possibile dedurre conseguenze ed applicazioni. 
Nel tentativo di compensare il gap tra potenza descrittiva e deficit conoscitivo, alcune discipline hanno fondato sistemi analoghi a quelli delle scienze "tradizionali". Esistono modelli sociologici in cui concetti biologici vengono inclusi nella speranza che contribuiscano a spiegare i fenomeni, sebbene, spesso, non esista l'equivalente sociologico dell'attore che, nel campo biologico, è la fonte del concetto importato.
Ad esempio, esistono numerosi fenomeni culturali legati al sesso, alla sessualità ed alle differenze di genere tipiche di Homo sapiens. Tuttavia, non è chiaro se tali fenomeni culturali siano stati generati o influenzati da meccanismi analoghi (o omologhi) a quelli che in natura generano le differenze sessuali, i fenomeni etologici ed ecologici legati alla sessualità, né se tali "analoghi" generino effettivamente un prodotto equivalente in ambito culturale. Il riscontrare analogie nei fenomeni non implica una causa comune. L'evoluzione stellare ricorda un'ontogenesi organica: abbiamo una nascita, una crescita ed una morte delle stelle. Ma tale analogia è meramente un effetto del nostro sistema percettivo avido di analogie, non una "omologia" del mondo. Le stelle evolvono per effetto della combinazione di forze nucleari, forze gravitazionali e leggi dei gas. Gli organismi crescono per effetto del programma morfogenetico presente dal concepimento nelle loro cellule.
Le specie divergono sovente per isolamento geografico. Le barriere geografiche inducono la formazioni di entità statali distinte. Ma ciò non implica che qualcosa di equivalente alle leggi della biogeografia nelle isole possano predire la forma statale di una regione isolata.
Asimov creò un'intero ciclo di romanzi su una scienza chiamata psicostoriografia, capace di predire (probabilisticamente) il comportamento futuro dell'Umanità a larga scala. La psicostoriografia asimoviana è palesemente ispirata alle leggi di stato dei gas perfetti: anche se il moto di una singola molecola è indeterminabile, anche se il moto di miliardi di miliardi di miliardi di molecole in un gas è impossibile da determinare, noi possiamo descrivere e predirre in modo molto preciso il comportamento generale di un gas qualora ne conoscessimo poche caratteristiche macroscopiche: pressione, volume e temperatura. Asimov pare consapevole del fatto che questa analogia Umanità-Gas Perfetto sia fallace, ed introduce volutamente un personaggio nella narrazione che fa collassare il sistema e fallire le pretese della psicostoriografia, il Mulo. Quello che, però, Asimov non pare comprendere, è che la stessa ipotesi di partenza, l'analogia tra uomo e molecola, è fallace. Ogni essere umano è, potenzialmente, un Mulo, sebbene meno potente e influente del Primo Cittadino della Galassia. Inoltre, mentre il moto caotico di ogni particella è nondimeno riducibile alle forze fisiche (quindi, ad una forma di riduzionismo), non così avviene per il comportamento umano, in cui le forze emergenti di tipo extra-biologico, lamarkiane e memetiche, sono sovente equivalenti (se non più intense e determinanti) delle spinte biologiche, darwiniane e genetiche.
L'errore asimoviano, che potrebbe essere epidemico in certe discipline, è il ritenere che un'analogia meta-disciplinare (il constatare somiglianze di pattern tra discipline distinte) sottintenda una omologia profonda e quindi una "sinapomorfia" di metodo. Il fatto che io possa applicare un metodo tratto da una disciplina ad un'altra disciplina non implica che il risultato di tale operazione sia significativo nella seconda disciplina. Ad esempio, la cladistica è lo strumento più efficace di investigazione della macroevoluzione negli organismi a riproduzione sessuata. Fuori da questi ambiti è ancora possibile fare analisi cladistica, ma il risultato di tale analisi tende progressivamente a essere mero output, gioco di calcolo, con un lasso legame isomorfico con i fenomeni, tanto più ci allontaniamo dall'ambito originario della cladistica. Ad esempio, un cladogramma di taxa non-sessuati non può essere letto letteralmente come uno realizzato tra specie sessuate: va "tradotto" ed "interpretato" (procedura che spesso molti non sono consapevoli prima ancora che in grado di fare). Un cladogramma realizzato internamente ad una specie, o in cladi dove il passaggio orizzontale di geni è pervasivo, è quasi privo di significato. In ambito di evoluzione culturale, è fattibilissimo realizzare un cladogramma, ma l'interpretazione di tale output è ambigua. Se, come è probabile, il meccanismo dell'evoluzione culturale è più lamarkiano che darwiniano, ha poco senso parlare di barriere riproduttive, di divergenza delle linee, di sinapomorfie e di omoplasie, che sono gli assiomi della cladistica.

In conclusione, una Scienza Naturale è un isomorfismo tra un fenomeno oggettivo (ovvero, un fenomeno la cui esperienza può essere ripetuta da più soggetti distinti) ed un modello matematico tale che sia possibile manipolare il modello per generare (applicazioni su) nuovi fenomeni o prevedere nuove osservazioni (a loro volta oggettive). Non tutte le discipline del pensiero rispecchiano questo criterio: alcune perché vincolate a strumenti di osservazione ancora "giovani" che richiedono una tecnologia avanzata o strumenti di calcolo superiori (e per le quali si può ottimisticamente sperare che in futuro potremo disporre dei mezzi adeguati allo studio), altre perché intrinsecamente al di fuori dell'ambito di applicazione del postulato di oggettività - ad esempio, ambiti dove l'osservazione perturba irrimediabilmente il fenomeno, impedendo una ripetizione dell'esperienza (il mondo pullula di ambiti dove non ha senso essere scientifici). Inoltre, il fallimento del riduzionismo pone dei grossi limiti all'estensione della matematica in ambiti "lontani" dalla fisica: anche quando a modelli deterministici sostituiamo modelli probabilistici, esiste un limite oltre il quale tutti i modelli si riducono a interpretazione a posteriori, ovvero, a Storia.
E dove la Scienza Naturale diventa Storia, e l'Oggetto si ritrova essere anche Soggetto, la Causa si confonde con il Fine, le speranze reificano, ed il confine tra Razionale ed Irrazionale viene meno.
Perché, chiudendo con l'inizio, la ragione è un piccolo fortino luminoso in un deserto di nebbie.


5 commenti:

  1. Incredibile Cau, lei continua imperterrito sul sentiero che la condurrà alla cicuta...
    Al solito la sua analisi è impeccabile e ben congegnata, e alza bandierine di pericolo in molti ambiti dove, ahinoi, altri ci conducono con noncuranza.
    Finirà per rendermi un fanboy... ;)

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  2. Che bello !!!! Mi sembra di leggere Gould, da cui ho tratto la grande lezione che gli scienziati vedono il mondo con i pregiudizi e con le conoscenze dell'epoca in cui vivono. Anche Darwin ha avuto la necessità di ospitare il progresso nella sua teoria dell'evoluzione.
    Riguardo alla cladistica su organismi non sessuati. Tu stesso hai fatto uno studio cladistico sui foraminiferi e ritengo che lo abbia fatto perché lo ritenevi utile. Quale è l'utilità della cladistica nei foraminiferi?

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    1. Utile nella misura in cui si sa usare ed interpretare lo strumento al contesto dei foraminiferi.

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  3. Davvero potente questo post.

    Valerio

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  4. molto interessante anche questo post, molto denso, da rileggere.
    a questo punto si, mi permetto di suggerirti la lettura di Contro il metodo di Feyerabend.
    è un testo molto radicale (ma con competenza), anche irritante (alla prima lettura lo abbandonai dopo poche pagine), sicuramente un po' superato rispetto al dibattito epistemologico attuale, ma anche molto stimolante anche se si dovesse decidere di rifiutarlo in toto o in parte.
    grazie per i contributi e per il bellissimo blog.
    Emiliano

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