13 maggio 2012

L'osannato surfista che stuprò sua madre

Oggi, è la festa della mamma.
Tutti abbiamo una madre, anche se non tutti abbiamo avuto la fortuna di vivere accanto a lei, e forse l'abbiamo perduta prematuramente. In quanto mammiferi, abbiamo la mamma nel nome stesso (sebbene, l'etimologia di "mammifero" si riconduca a "mammelle", queste ultime sono organi preposti alla funzione primaria di ogni madre umana, la nutrizione del loro figlio). Una Madre, più grande, antica e severa, ci accomuna tutti, ed è la Natura. Non è un caso che Ella abbia l'attributo di Madre. 
La Natura è il seno dal quale l'Umanità ha avuto la sua lunghissima gestazione inorganica, unicellulare, animale. La Natura è ancora il seno nel quale la Civiltà umana, nell'arroganza della propria miopia, continua a succhiare linfa vitale, attaccata ad una placenta che, ormai, ha invaso e pervaso l'intero pianeta.
Nessuno oserebbe violentare la propria madre, perché in lei sentiamo una sacralità, anche quando ella può risultare severa, forse persino feroce matrigna. Eppure, lo stupro perpetuato dalla Civiltà umana nei confronti della Natura non solo non desta che qualche lieve vagito di protesta, ma è sovente osannato come una conquista della post-modernità.
La violenza sopraffazione, la sfida o la sottomissione della Madre Natura, sono oggi feticci di una creatura che si illude di poter vivere senza di Lei. Ciò, paradossalmente, è ancora più ostentato quando si manifesta coi tratti infantili ed egocentrici dell'impresa futile e bizzarra.
Finire nel Guinness dei Primati, la nota raccolta di individui o azioni anormali, spesso grottesche se non patetiche, oggi appare un riconoscimento comparabile ad una medaglia al valore civile.
Finire nel Guinness dei Primati per aver cavalcato un'onda di notevoli dimensioni può risultare poco più che un aneddoto, se non fosse che ho scoperto questo episodio tramite un articolo online della maggiore testata giornalistica italiana, nel quale l'impresa (se possiamo considerarla tale) di un quarantenne surfista è elevata al grado di metafora della sfida tra Uomo e Natura. Qui, la Natura non è più concepita come Madre al cui seno siamo ancora legati da un indissolubile cordone materiale e storico, bensì un Avversario, un Alieno, contrapposto all'Umano. Ed allora, la sfida contro la Natura diviene una affermazione dell'Uomo contro il non-Umano, una presa di consapevolezza della propria forza e valore, come tale tramite la violenza.
Ritorniamo all'immagine corretta della Natura, e rivediamo l'intera sequenza da quella ottica. Un uomo ha stuprato sua Madre. Egli merita quindi di essere annoverato come metafora della superiorità umana? Noterete, ora, in tutta la sua brutalità, il perché io abbia sentito l'esigenza di scrivere questo post, così fuori tema.
Stuprare la propria madre è il più abominevole dei crimini, superato forse solo da quello verso i propri figli. Tale atto di sopraffazione non meriterebbe alcuna gloria, ma solo una durissima punizione.
Ovviamente, il povero surfista coinvolto in questa vicenda è solo un inconsapevole strumento della retorica altrui. Io qui sto criticando (e duramente) il giornalista e la sua concezione della Natura, non il surfista e la sua azione di cavalcare le onde. Non dubito che, probabilmente, quel surfista concepisce l'Oceano e la Natura in maniera più affine alla mia, piuttosto che all'idea ottocentesca, machista e muscolare del giornalista italiano. Non dubito che con il suo gesto, il surfista abbia voluto rendere onore all'Oceano che ama e rispetta, non certo rivendicare la sua superiorità sulla Natura.
Provo molto biasimo per chi ha scritto quell'articolo, così carico di una retorica obsoleta ed ottusa verso la Natura.
Viviamo un'epoca nella quale l'espansione demografica, la cementificazione, il disboscamento, l'alterazione dell'atmosfera ed il conseguente mutamento climatico possono veramente, ad una scala di tempo infinitesimo se visto con gli occhi del paleontologo, portarci al collasso e all'estinzione. Stiamo erodendo il nostro cordone ombelicale, infettando la nostra placenta, divorando nostra madre. Dovremmo diffondere una visione della Natura per quello che essa è, non per quello che essa può rappresentare in un'apologia dell'uomo. La Natura è una madre severa, austera e bellissima, spesso matrigna, ma mai ingiusta. Noi abbiamo solo un'opzione percorribile: imparare ad amarla, amarla e curarla. L'alternativa è la nostra morte definitiva, un oblio di polvere e silenzio, nella quale Nostra Madre sarà ancora lì, più fiera e forte che prima, pronta a generare una nuova progenie, forse più meritevole di noi.

6 commenti:

  1. Spesso quando guardo i documentari e sento notizie sui disastri ambientali mi pervade un senso di angoscia e di inadeguatezza tremendo. Vorrei divincolarmi dai meccanismi della società più grotteschi, cerco di vivere la mia vita come meglio posso e nel rispetto di quello che mi circonda, però a meno di vivere da eremita sulle montagne non si scappa. Accendi la tv e già solo qui, nel mio piccolo, nella Sardegna, si sente di tutto: il poligono di Quirra che ha avvelenato la terra e uccide un quarto della popolazione del paesino accanto, la centrale E-On che l'anno scorso ha riversato 45.000 litri di carburante investendo tutta la costa nord, la stessa dove io l'estate andavo con gli amici a farmi una nuotata, il cimitero fantasma di relitti nello stretto di Sant'Antioco e il Mediterraneo tutto che ha un tasso di idrocarburi fuori parametro. E lì la parte più esasperata di me quasi invoca un'estinzione di massa, rapida e chirurgica, per far smettere tutto ed evitare il collasso di questo splendido pianeta. A pensarci, tolto lo sterminio di alcuni animali portati fino all'estinzione nei secoli precedenti, i danni più tremendi li abbiamo compiuti in appena due secoli di "progresso", se non si cambia mentalità, non oso immaginare dove finiremo.
    Bellissime parole Andrea.

    Francesco

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  2. Intervento toccante.
    Purtroppo la nostra società è ancora troppo legata a un'idea della natura arretrata che la vede da una parte come una nemica da dominare e dall'altra una sola fonte di risorse, a nostro uso e consumo. Forse perché noi (e con noi intendo più che altro i popoli industrializzati, non le società tribali naturali)ormai ce ne siamo "staccati" (o almeno così crediamo) e ci siamo dimenticati cosa sia in realtà, sostituita da immagini distorte e perverse.
    Io da studente di scienze naturali non posso fare a meno di rammaricarmi di come la gente (sensu latu) veda la natura in tutte le sue componenti, sempre come qualcosa di superfluo. I gestori di un centro che si occupa della tutela di una tartaruga endemica della Liguria mi hanno detto che rischiano di chiudere baracca e burattini in favore di attività "più utili", e intanto la tartaruga oggi sopravvive grazie al loro lavoro, smesso quello, smette di esistere. E poi ai TG parlano degli studi naturalistici come di uno spreco di soldi, vorrei proprio vedere loro come li spenderebbero.
    E l'unico programma sulla natura che fa successo? WILD (che, per inteso, io non reputo un programma sulla natura) che non fa altro che promuovere lo stereotipo della lotta tra l'uomo e il suo nemico di sempre, che in realtà non è altro che sua madre alla quale ha preso e dalla quale se ne è staccato e verso cui non prova alcuna considerazione.
    Ma alla fine, come giustamente hai detto tu, sarà Lei ad avere l'ultima parola. Noi non siamo il meglio che sia mai comparso su questo pianeta, non siamo indispensabili. Quando sci saremo estinti la Terra sarà ancora qui, e tutto continuerà.
    Simone

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  3. Bellissimo e totalmente condivisibile post!
    Tanto per sapere, la "perla giornalistica" che ti ha spinto a scrivere è cartacea o televisiva?

    Alessio

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  4. Ingenuo antropocentrismo... la natura si dimenticherà presto di noi.

    Hulk

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  5. non meritiamo altro che l'estinzione per mano nostra. così finalmente libereremo il pianeta da questo parassita chiamato uomo.

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  6. Io non ho scritto questo, né lo penso.
    Voglio essere ottimista e pensare ad un futuro in cui l'uomo troverà un giusto modo di vivere su questa terra. Ne abbiamo i mezzi e le capacità.
    Chi auspica l'estinzione della propria specie è, a mio avviso, e con tutto il rispetto per le idee altrui, un ipocrita.

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