21 aprile 2012

Valori e Doveri

Non me ne vogliano male i lettori che in questo blog cercano prima di tutto informazioni e discussioni su temi prettamente paleontologici. Anche in questo post si parla di paleontologia, ma come attività umana e contingente, non come sistema di teorie e dati a sostegno delle stesse. 
So che una buona fetta dei lettori del blog è formata da persone giovani o giovanissime. Alcune forse non erano nemmeno nate quando io avevo l'età che hanno loro oggi. Anche se 34 anni è considerata un'età relativamente giovane per un paleontologo (o perlomeno, "persona che cerca di fare qualcosa di minimamente decente in paleontologia": l'appellativo di "paleontologo", per quanto onorevole, non riesco ancora del tutto a considerarlo qualcosa che possa meritare del tutto), è un'età relativamente avanzata per altri ambiti. Ciò dipende da molti fattori, come la componente fisica associata all'ambito, ma anche al contesto culturale nel quale si è immersi. Un calciatore della mia età è prossimo alla fine della carriera agonistica, sicuramente ha già passato la fase di massima potenzialità. Al contrario, si presume che un paleontologo di 34 anni sia "giovane" (perlomeno, basandomi sugli aggettivi usati nei vari articoli su Neptunidraco, sono dipinto come una persona piuttosto giovane) e abbia ancora alcuni decenni davanti a sé di carriera. Al tempo stesso, rapportando il contesto italiano con quello in altri paesi a più solida tradizione dinosaurologica, un paleontologo di 34 anni è sì giovane, ma non è nemmeno giovanissimo. In realtà, quella con cui mi sto rapportando è una generalizzazione. Esistono molti modi differenti di sviluppare la propria "carriera" paleontologica, nonostante che esista un numero ristretto di modelli o situazioni ideali(zzate) alle quali ricondurre tutte le casistiche. 
La versione "ufficiale", più o meno edulcorata, ha come canovaccio un "cursus honorum" nel quale il giovane entra nell'università, supera i vari draghi della laurea triennale, della specialistica, poi passa al dottorato, lo abbatte in tre-quattro anni, entra in università con qualifiche bizzarre e sotto l'egida di un professore, tenta la carriera universitaria, salendo di grado grazie e tramite le sue pubblicazioni, fino ad acquisire una posizione di docente e/o ricercatore. Ovviamente, questa storia è una versione generalizzata e banalizzata, ma non si discosta da ciò che, più o meno consciamente, è il programma di azione per chi intenda cimentarsi nella paleontologia accademica tra il 20simo ed il 40simo anno di età. Almeno, in altri paesi questa è la situazione standard. O almeno lo era fino a poco tempo fa. 
Il mio percorso personale è stato diverso. Raggiunta la laurea specialistica, quasi nove anni fa, le contingenze personali e la totale assenza di opportunità paleontologiche nella mia università o in quelle vicine mi hanno suggerito di non tentare immediatamente un "ritorno" all'università, per la "tappa" successiva, quella del dottorato. Non so se ciò sia stato un bene o un male: è andata così, punto. Nel frattempo, ho cercato di "essere paleontologo" in altri modi. Ho iniziato a collaborare con i pochi istituti italiani nei quali fosse possibile fare ricerca su materiale fossile di rettili mesozoici, come il MSNM di Milano o il MGPGC di Bologna. Il fatto che io fossi "esterno", quindi, di fatto "volontario", ha costituito un vantaggio adattativo, in questi anni di crisi economica e mancanza di fondi: ti lasciano studiare il loro materiale con maggiore disponibilità, se non devono pagarti. Consapevole del contesto, non ho mai pensato di pretendere un compenso per le mie poche e disorganizzate ricerche. Ciò ha costituito una garanzia di libertà del mio agire: se non sono pagato, non devo sottostare ad alcun contratto, quindi posso studiare quello che più mi interessa nel modo che preferisco (ovviamente, sempre dopo l'autorizzazione di chi quel materiale lo "possiede" in collezione).
Alla fine, mi considero un "outsider" e un "freelancer" (i termini anglosassoni fanno presa perché non del tutto chiari etimologicamente, quindi esotici): non sono membro di alcuna università, non sono irregimentato in alcun team, non sono riconducibile alla "famiglia" di alcun barone universitario o "guru" della paleontologia (non sono un "hornerino", un "bristoliano", un "serenissimo", un "cocco del Prof. X"). Questo mi garantisce, nel bene e nel male, di essere me stesso, e non la brutta copia sbiadita dell'ombra di chi mi trova i fondi. Ma, proprio come allude la fine dell'ultima frase, non ho fondi, non faccio ricerca grazie a Grant, borse, contratti. Faccio ricerca nel mio tempo libero, che sovente è un ampio tempo libero tra un lavoro ed il successivo. E qui si torna alla realtà attuale e contingente, sopratutto italiana. Questo è un tema a cui tengo molto, perché so che, in passato, persone che nemmeno mi conoscono di persona hanno fatto insinuazione sbagliate e pregiudizievoli verso di me. Sentire, da persone che nemmeno conoscono il tono della tua voce, allusioni sulla mia vita personale, anzi, sulla vita personale che essi si sono inventati in base a meri pregiudizi risentiti, è fastidioso, per non dire doloroso. Mi piacerebbe molto essere il figlio di papà pieno di soldi che certe persone credono che io sia (e lo credono solo perché scrivo sul blog con regolarità, quindi a loro avviso avrei tanto tempo libero, dovuto al fatto che non lavoro perché "sono figlio di papà"). Dovrei ridere di queste cose, se non le ritenessi quasi diffamatorie e sopratutto ingiuste verso la verità dei fatti. Non amo parlare della mia vita privata e personale in questo blog, se non per raccontarvi delle mia vicissitudini con cassetti di musei o con gli amici paleontologi. Tuttavia, siccome so che l'immagine di "Cau viziato figlio di papà" circola o almeno è circolata tra alcune persone, sento il dovere di stroncare queste assurdità in modo netto parlando un attimo della mia vita privata. Non sono un figlio di papà: i miei genitori sono operai, ora in pensione dopo una vita di lavoro, lavoro che fino a quando non ho iniziato a mantenere i miei studi grazie a borse di studio e lavorando, mi ha permesso di andare all'università. Non leggetela come una storiella da "Libro Cuore", non c'è sentimentalismo sdolcinato in quello che scrivo, perché sono sicuro che molti di voi provengono (o stanno vivendo) la stessa situazione. Una situazione dignitosa e spesso nobile, nel tentativo di una famiglia di permettere al proprio figlio di andare ben oltre ciò che a loro è stato permesso. Se sono il primo laureato da quando esiste la mia linea di antenati, è perché ho avuto la fortuna di studiare, cosa impossibile ai mie genitori e a quelli prima di loro. Quello che mi premeva qui era solo rimarcare che alle mie spalle non c'è un patrimonio, non c'è chissà quale famiglia traboccante banconote, che non sono figlio di chissà quali magnati o baroni accademici che mi permettono di passare il tempo a studiare fossili e scrivere post. Studio paleontologia come altri praticano il basket, vanno alle trasferte della squadra del cuore, fanno le rate per il nuovo impinato dolby: ognuno, in modi diversi, ha deciso di spendere il proprio tempo e denaro in qualcosa che lo gratificava. Oggi che internet accelera l'acquisizione di informazioni, accumulare la letteratura necessaria per acquisire una discreta conoscenza nel campo è divenuto ancora più rapido e sopratutto economico, un dettaglio non marginale. La mia situazione economica è modesta ma dignitosa, anche perché sono più una "formica" che una "cicala", e tendo a mettere da parte quello che guadagno nei periodi in cui lavoro, sopratutto in previsione di momenti di crisi come quello che stiamo vivendo. Non amo il lusso, ed a un paio di scarpe griffate preferisco un tomo di 1700 pagine di Gould (che costa come mezza scarpa griffata). Si tratta di una strategia vincente in momenti di scarsa possibilità lavorativa, che rende la crisi meno "critica", almeno per me. In questo, ringrazio la mia famiglia che mi ha educato alla parsimonia (non solo quella cladistica). 
Tutto questo l'ho scritto per permettere a chi legge Theropoda di farsi un'idea più chiara della persona che sta dietro queste parole, per conoscermi meglio e per chi, forse, ha dei pregiudizi o delle false immagini di me, per sfatarli.
Tornando al tema del "cursus honorum", molti amici mi hanno più volte consigliato di (almeno tentare di) riprendere la carriera accademica. Un dottorato di ricerca in paleontologia è un titolo che permette l'accesso a concorsi e alla tanto agognata poltrona. Concordo su ciò, anche se il mio naturale scetticismo e fatalismo mi rende quella poltrona più improbabile del seggio parlamentare. Se il dottorato ha lo scopo di aumentare le (basse) probabilità di trovare un posticino in un'università, dubito che tale probabilità valga il prezzo che richiede. Sopratutto alla luce del fatto che lo studente da dottorato ha un'età media di 25-27 anni, ed io sono fuori tempo standard di quasi un decennio. L'età non è un vincolo, ma sicuramente incide nelle pianificazioni a lungo termine che un progetto di dottorato (almeno 3 anni) richiede. Se partissi il prossimo anno con un dottorato, il risultato effettivo per il quale lo conseguirei (il pezzo di carta che aumenta le probabilità per la poltrona) si realizzarebbe solo a 38 anni. In breve, mi pare alquanto inutile tentare una cosa del genere. Se ho sbagliato a non provare prima, posso giustificarmi dicendo che solo ora, solo avendo intessuto una rete di legami e contatti, solo ora che sono noto tra alcuni colleghi che mi stimano per le mie capacità, ho la possibilità di un dottorato. C'è un paradosso perverso in queste situazioni: in assenza di un professore che lo valuti meritevole di partecipare ad un progetto di dottorato (il mio caso, dato che nonostante il massimo dei voti conseguiti, a nessuno nella mia università interessava la paleontologia dei vertebrati), uno studente può solo "farsi conoscere" da solo per i suoi meriti: ma ciò richiede anni, e quindi si invecchia, e quindi si esce dall'età migliore per un dottorato. In breve, rivalutando tutti i dettagli della mia avventura personale (molti dei quali, personali, non elenco qui e che però sono fondamentali esattamente come quelli che ho scritto), c'è una sorta di paradosso temporale, nel quale la forma ideonea alla serie evolutiva appare nel record fossile molto dopo la sua "fase" prevista.
Qui si torna all'inizio del post: non esiste una "sequenza principale" (adoro le metafore scientifiche) nella quale ognuno di noi interessati alla paleontologia deve collocarsi per realizzare le proprie ambizioni. C'è la "serie standard", molto idealizzata (spesso edulcorata, sopratutto mascherando a chi sta per intreprenderla i lati oscuri di un vero e proprio sistema di carriera molto simile a quella militare, fatto di subordinazioni, nonnismi, nepotismi e gerarchie rigide), c'è la serie "amatoriale", di chi resta interessato ma non agisce attivamente nel sistema, e ci sono le varie "serie outside", di cui io sono un rappresentante. 
I casi variegati sono spesso spiazzanti. Esiste un dottore di ricerca in paleontologia, italiano, che ha conseguito il dottorato con una tesi che, di fatto, come contenuti e impegno è 1/3 della mia tesi di laurea! Dov'è il controllo critico e la revisione? Quali standard minimi di ammissibilità sono stati violati? Perché una tesi che io non accetterei per una tesi di laurea triennale ha basato un titolo che, di fatto, è superiore al mio, nonostante che quest'ultimo sia stato ottenuto con un sforzo ben maggiore? Chiudo qui la polemica. Chi sa i dettagli è pregato di tacere.
Ci sono personaggi ai quali la fortuna ha concesso cose che io nemmeno oso sognare, come grande sostegno economico, e persino accesso a fossili molto più importanti e spettacolari delle quattro ossa a cui ho dedicato le mie ricerche, e che nonostante ciò hanno sprecato l'opportunità e dissolto una promettente carriera. Non menziono nomi, né mi permetto di giudicare: mi limito a constatare i fatti come sono andati. Chi sa i dettagli è pregato di tacere.
Ci sono le inarrivabili situazioni all'estero, che però sarebbe sciocco e ingenuo vedere come una sorta di "paradiso". Per mia indole personale, non amo molto il serrato sistema accademico americano (che comunque apprezzo per i risultati e per le grandissime personalità che ha prodotto e produce), e dubito che resisterei un mese in un'università americana, anche se ne avessi le possibilità economiche: ma questo, lo dico senza problemi, è più un limite della mia natura e del mio carattere, che è scettico, distaccato ed epicureo, ama vivere nascosto, in modo anarchico e senza vincoli e che, sopratutto, ama la paleontologia come modo di vivere ma non vuole una vita che sia solo paleontologia.
L'ultima frase potrebbe infatti essere profetica. Per ora ho bilanciato tutti i miei interessi e priorità in un delicato compromesso nel quale c'è abbastanza spazio per fare un po' di ricerca e avere un minimo di attività paleontologica. 
Non so come sarà il futuro, e se ci sarà sempre questo spazio.
Come ho scritto, amo la paleontologia, ma non credo sia l'unica cosa nella mia vita.


17 commenti:

  1. Scusami se mi permetto di intromettermi in uno dei posto più personali (e meritevoli di rispetto) che tu abbia scritto fino ad oggi.

    Anche io vivo una situazione per certi versi simile (consedimi un mini sfogo personale), ho un anno meno di te e 3 anni fa mi sono iscritto ad un dottorato in storia moderna (che terminerò in ritardo ma vabbè, sono successe molte cose in questi 3 anni). Ho fatto e vinto il concorso leggermente in ritardo sui tempi standard (ma non tantissimo, esistono nella mia scuola dottorandi molto più vecchi di me) ed ho scelto volutamente (per molti motivi) di farlo in un'università differente da quella in cui mi ero laureato.
    Avevo lavorato ad altro dopo l'univerisità (sopratutto supplenze in quel piccolo inferno chiamato scuola pubblica, dove, se la Gelmini me lo consentirà, potrei tornare) e mi piaceva tornare per un po' alla ricerca.

    Per varie vicissitudini non ho mai pubblicato un bel nulla, anche se ho un articolo e un altro lavoro nel cassetto. Qui tu mi batti di molte lunghezze.

    Io l'eseprienza del dottorato te la consiglio caldamente, ho imparato un bel po' di cose facendolo, e, dopo tutto, ho ricevuto una borsa di studio (è sempre meglio di un "lavoro vero") che mi ha garantito 3 anni di reddido modesto ma dignitoso, sono una formichina anche io con qualche sacrificio mi sono trovato benissimo e più indipendente dalla mia famiglia di quando cercavo forsenatamente lavori.
    Infatti oggi come oggi dove lo trovi un contratto di 3 anni?
    (anzi come supplente alle medie gli stipendi arrivavano con ritardi così clamorosi che non potevo più vivere da solo ed ero stato costretto a tronare dai miei)

    Poi nel mio caso dubito fortemente che rimarrò in accademia, ormai questo mondo è pieno di macerie, sono "bravo" ma non così bravo e non ho protettori "forti". Mentre l'insegnamento mi piace tanto quanto (o più) della ricerca.
    Ma mi è piaciuta e mi piace questa esperienza, che mi sento di consigliarti e che, nella migliore delle ipotesi, ti apre altre strade (in Italia o all'estero, magari non nell'università americana -che nei mei settori non è nemmeno d'eccellenza- ma altrove in Europa), nella peggiore non è tempo perso.

    Comunque tu hai pubblicato parecchio ed hai anche numerose pubblicazioni di livello, quindi, almeno apparentemente, hai più possibilità sia qui, che altrove, anche direttamente per il dottorato.
    Ma ovviamente mi sto permettendo di darti un consiglio non richiesto, senza nemmeno conoscerti di persona o averti parlato, quindi non voglio assolutamente sembrarti irrispettoso.
    Finiresti a 37-38 o comunque vicino ai 40, senza avere un lavoro vero in mano, però per la nostra generazione purtroppo è diventato normale non avere un lavoro "vero".
    Ti posso però assicurare che altri dottorandi, tutt'altro che ricchi di famiglia, in quei tre anni sono riusciti a sposarsi o a mettere su casa o a mettere al mondo figli, quindi in qualche modo ci si può arrangiare.

    Per il resto in bocca al lupo (o al ceratosauro se preferisci) e massima stima e rispetto per qualunque scelta di vita deciderai di intraprendere.

    Valerio

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  2. Grazie, ogni opinione e commento è costruttivo comunque.
    Ti dico che ci sono persone non-italiane con cui ho collaborato, famose nel campo, che credevano che io avessi già un PhD. Quindi, per certi versi, anche se non ho il titolo, il livello di preparazione che ho non si è fermato a quello del laureato: qualunque cosa sia, non so quanto servirebbe aggiungergli un dottorato. Non dico che non mi possa dare altro oltre al pezzo di carta, ma in ogni cosa è bene valutare costi e benefici concreti.
    Inoltre, non so il tuo caso "storico", ma il mio campo è molto poco trattato e considerato qui in Italia, ed io non credo di potermi permettere di emigrare per un dottorato.

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  3. Innanzitutto ti ringrazio per il lavoro che svolgi con questo blog (potrà sembrarti sciocco ma ti garantisco che mi ha cambiato la vita!) che immagino ti costi comunque sacrifici. In seconda ti faccio comunque i complimenti per la tua carriera, impegno e passione, soprattutto alla luce delle tue "dichiarazioni".
    Purtroppo qui si rafforza una mia idea, e cioè che da noi (in Italia) chi si occupa di paleontologia (e scienze naturali a fini non sempre "diretti" per la società) è visto come uno scansafatiche, un paraculo che ha la possibilità di collezionare e studiare cose di cui non frega niente a nessuno solo per mero piacere.
    Per quel che concerne il dottorato, forse sbaglio, ma ho sempre pensato che la laurea (di qualsivoglia livello) più che fornire conoscenza fornisce i mezzi per trasformare quella conoscenza in lavoro ufficiale, ma che un non laureato o un laureato di medio livello possa saperne quanto un "professionista" (conosco un erpetologo non laureato ma che parla di rettili e anfibi con i professori a pari livello, e che ha anche pubblicato). Quindi la scelta di farlo o meno dipende da quello che uno vuole fare nella vita.
    Indipendentemente dalle tue scelte sappi che per quel che mi riguarda puoi essere fiero dei tuoi traguardi, e che non dubito che tu valga molto più di tanti professori (e sicuramente delle persone che mettono in giro certe voci sul tuo conto, magari senza conoscerti neanche).
    Mi scuso anche io se mi sono intromesso nel tuo post personale.
    Con stima e rispetto
    Simone

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  4. Ti ho già detto che ti auguro il meglio e che se ti serve una mano per questa perla di progetto che è Theropoda non hai che da chiedere.

    Capisco perfettamente la tua situazione, anche io come te, sono il primo dottore di famiglia, finita la triennale e non trovando una specialistica decente ora mi si è parata davanti un'opportunità bella grande con un Master che costa un'occhio della testa e forse anche un polmone. Anche a me non mi ha mai regalato niente nessuno e vado avanti a borse di studio, tra le quali l'ultima mi compre integralmente le spese che avrei dovuto sostenere vendendo gli organi di cui sopra.

    Vedremo che combinerò a fine giro ma nel mentre, coriacei fino alla morte... :)

    Continua così Andrea, hai tutto il mio sostegno.

    Francesco, dalla Sardegna

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  5. Voglio solo precisare che il post non è una lamentela contro una situazione particolare, ma una risposta articolata a chi può aver insinuato cose su di me prive di fondamento.

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    1. Non è comparsa la mia firma qui sopra.

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    2. Dalle mie parti si dice (te la risparmio in dialetto): Malelingue senza ragione tornano tutte indietro al padrone.

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    3. Mio padre il sardo lo parla, quindi avrei un traduttore a disposizione ;-)

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  6. Simone Conti21/4/12 18:25

    Ciao Andrea,
    sono Simone Conti, sono quasi completamente sicuro che questo nome non ti dica assolutamente niente.
    Non importa, ti ho incontrato ed abbiamo parlato un pò (20min di inferno x te ed altrettanti di paradiso x me) alla mostra che si è svolta a Courmayeur, l'estate scorsa.
    Quello che sto per scrivere non centra per niente con il tuo post, ma non sapevo come contattarti e questo momento mi è sembrato il migliore (non mi pareva il caso di scrivertelo dopo Yutyrannus).
    Adesso sto frequentando la quarta superiore in un liceo scientifico e sono giunto al momento di scegliere l'università, ma mi è sorto un dubbio enorme: la passione o il lavoro.
    La passione la puoi facilmente immaginare, ogni tanto contatto qualche paleontologo che ha avuto la "sfortuna" di incontrarmi (e la sfortuna ben maggiore di sopportarmi), però tutti coloro a cui ho chiesto quale sia la scelta migliore da fare mi hanno risposto in coro "lavoro", poi mi connetto, leggo questo blog fatto da un "homo novus" (dato che a quanto pare il latino va di moda) e mi viene voglia di andare controcorrente e seguire il mio sogno...
    Tu cosa mi consigli?
    Il politecnico e fare la vita di un ingegnere (ovvero non avere la più pallida idea di dove si andrà a finire) o la laurea in geologia o scienze naturali?
    So che sembra una cosa frivola a confronto delle accuse e delle fatiche che hai vissuto, ma viste da uno che le deve ancora compiere...

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    1. Simone,
      premesso che le accuse erano limitate e circoscritte, niente di terribile (ma il post ci stava), ti rispondo in un modo che forse non ti piacerà. In breve, la tua scelta la devi fare tu, da solo, con sicurezza, senza tentennamenti, e la devi fare perché la vuoi tu, non perché io ti dico di fare X o altri ti dicono di fare Y. Anche io avevo come possibile alternative di iscrivermi a ingegneria, e ricordo la mia prof. di matematica che insisteva perché facessi quella scelta. Siccome la stessa professoressa ci aveva raccontato in passato che il suo sogno era stato di iscriversi a lettere ed invece per fare piacere al padre scelse matematica, mi parve paradossale che ora insistesse per ingegneria. Va detto che io la detestavo con tutto il cuore e lei mi ricambiava il sentimento, quindi un motivo in più per non fare come diceva.
      In breve, io ho fatto di testa mia, perché mi pareva la cosa giusta.
      La cosa giusta la devi decidere tu e solo tu.
      Ti dico solo che uno può anche iscriversi a geologia pensando di studiare dinosauri e scopra una passione insospettata per la geomorfologia dell'Appennino.
      In breve, le nostre scelte personali spesso contano poco, le strade poi prendono la loro traiettoria del tutto imprevedibile.

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    2. Simone Conti21/4/12 19:43

      beh, un'accusa è sempre un'accusa piccola o grande che sia...
      Comunque non mi è piaciuta la tua risposta perchè non mi hai risposto...
      So che devo scegliere io, ma di fare tutta la vita l'amatoriale non mi va, te lo ho già detto quel pomeriggio, a me piace scavare, andare e "fiutare " il fossile fino a trovarlo, non mi dispiace neppure star ore ed ore su fossili a stanare la più piccola increspatura... Però non voglio neanche fare una vita da eremita, lavorare 2 settimane in un posto ed aspettare l'estate successiva per lavorare di nuovo per 2 settimane...
      Insomma, non so cosa fare. Anche perchè non esiste una via di mezzo.
      Vabbè ti farò sapere, a presto!

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    3. La tua ultima risposta è stata molto illuminante.
      Ora so cosa consigliarti: iscriviti a ingegneria, è la scelta più saggia e intelligente. La paleontologia non fa per te. Fidati, ne so molto più di te su cosa caratterizza un vero paleontologo: si capisce da poche parole, pochi dettagli. E tu non sei uno di loro.
      Evitati un inutile rimpianto futuro, scegli il politecnico.

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    4. Simone Conti22/4/12 22:20

      allora mi auguro di diventare un "cavatore" o un "preparatore" degno di un paleontologo come te ;-)
      Spero di incontrarti presto, mi ricordo che già quel pomeriggio eri avverso ad avere davanti alla faccia uno disposto a passare ore per terra a grattar roccia :-)

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    5. Io non sono uno per il quale bisogna essere "degni". Mica sono Alice Cooper.
      Guarda che gli scavatori mi sono molti simpatici, sopratutto se poi mi portano qualcosa di interessante da studiare.

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  7. sperando che il post non sia troppo vecchio:
    1) cau non è un figlio di papà, chi lo pensa non può averlo conosciuto veramente.
    2) non solo l'italia, ma il mondo intero funziona per raccomandazioni e protezioni da parte di potenti. chi ha il coraggio per prendere una strada indipendente e autonoma vale già solo per questo 1000 volte di più: non rinuncia dall'inizio alla propria libertà di pensiero e di espressione. e detto in termini culturali: non è inquinato da pensieri altrui legati prettamente alla sfera della gerarchia e del predominio che tolgono gran parte dello spazio dedicabile a pensieri inerenti alla vera professione.
    3) quindi è quasi la SOLA corretta via da intraprendere. io mi sento di compiere una campagna analoga (ma diversissima dato l'ambito diversissimo in cui opero) di independentismo (nel mio caso un disconoscimento totale della figura del curatore artistico). probabilmente questo atteggiamento non paga. ma:
    4) lo zeitgheist morale mondiale cambierà: ne sono sicuro. e allora tutti i fili delle marionette prenderanno fuoco e camminerano solo quelle che si sono costruite le proprie gambe, i propri muscoli.
    5) unico problemino: sopravvivere fino ad allora :))))

    troco

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    1. Dandoci una mano l'un l'altro tra noi, può essere un aiuto per sopravvivere...

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  8. Volevo aggiungere la mia piccola esperienza di quando ho provato a capire se potevo diventare paleontologo.
    Ho chiesto ed ottenuto un colloquio con un paleontologo del Museo di Storia Naturale di Milano. Sono andato speranzoso ed emozionato e mi sono sentito dire: "Lascia perdere se non sei ricco di famiglia. Piuttosto vivila come passione".
    Così ho fatto.
    Saluti a tutti

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