19 aprile 2012

Mordi il titanosauro!

Le pubblicazioni in questa Nuova Era Theropodologica si susseguono a ritmo quasi sincopato. Ciò è un bene per noi appassionati della materia, che non restiamo a bocca asciutta, ma può essere un piccolo motivo di rammarico per chi sta dietro il sipario delle pubblicazioni, i paleontologi. Essendo, nel mio piccolissimo, un attore di questo spettacolo, comprendo le logiche retrostanti una pubblicazione. Il pubblico in buona parte (e, purtroppo, anche molti giornalisti scientifici) non si rende conto che una scoperta scientifica non è come uno scoop giornalistico. Se un meteorite impattasse nel centro di una grande metropoli (un evento cinematograficamente normale), in pochi minuti diverrebbe notizia a scala planetaria, grazie ai giornalisti e alla rete (social network, twitter, Youtube e blog in primis). Il divario temporale tra l'evento e la sua diffusione nel pubblico mondiale è quasi nullo, ed il tempo di diffusione istantaneo. Al contrario, se un paleontologo scoprisse un nuovo theropode, come minimo occorrerebbe un anno (nella migliore delle ipotesi) perché questa scoperta divenga di pubblico dominio (per ora, escludo dalla questione eventuali scoop informali o rumors online, e mi limito alla pubblicazione ufficiale). Il motivo è che alla scoperta del fossile deve seguire la preparazione del fossile, poi lo studio del fossile, poi la stesura di una pubblicazione, poi la revisione editoriale del manoscritto da parte dei suoi pari, ed infine la pubblicazione (nel numero della rivista disponibile per primo). Durata minima del processo: 1 anno. Durata media: 2 anni e mezzo. Capite quindi che pubblico e paleontologi vivono in mondi sfasati. Sovente, quindi, una pubblicazione è già obsoleta o rivedibile quando esce pubblicata. A volte, addirittura, prima ancora che sia pubblicata. In molti casi, nuove scoperte simili a quella in fase di pubblicazione la indeboliscono o ridimensionano come significato, oppure la confermano e rafforzano.