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21 ottobre 2015

Theropoda: il Blog citato negli articoli

Sebbene io non sia molto favorevole alla citazione di pagine di blog negli articoli scientifici, non posso che sentirmi lusingato quando scopro che questo blog è considerato una fonte di informazioni meritevole di essere citata in un articolo scientifico su rivista internazionale.
Ed è ciò che accade leggendo l'articolo di Evers et al. (2015) del quale ho parlato nel precedente post, che cita questo post del 13 Settembre 2014, dalla serie su Spinosaurus Revolution come fonte di informazione meritevole di essere usata in un articolo tecnico.

Sigilmassasaurus Awakens



Ricostruzione della serie cervicale e dorsale anteriore di Sigilmassasaurus (A) e Baryonyx (B), da Evers et al. (2015). Notare che (A) è un composito di vari individui isolati, mentre (B) è basato su un singolo individuo.


Evers et al. (2015) descrivono nel dettaglio vari resti vertebrali isolati dal Cenomaniano del Marocco, riferibili a Sigilmassasaurus. Gli autori dimostrano che le vertebre cervicali riferite a Sigilmassasaurus e quelle riferite a Spinosaurus maroccanus condividono un carattere presente anche (ma in modo meno sviluppato) in alcune vertebre cervicodorsale della serie articolata di Ichthyovenator, e concludono che le vertebre del tipo “Sigilmassasaurus” e quelle del tipo “Spinosaurus maroccanus” siano riferibili a differenti posizioni di una medesima serie cervico-dorsale di un medesimo taxon di spinosauride. Ovvero, Sigilmassasaurus e Spinosaurus maroccanus sarebbero il medesimo taxon. A questo taxon, gli autori attribuiscono il nome di Sigilmassasaurus, sostenendo che esso sia distinto da Spinosaurus.
A sostegno della distinzione tra Sigilmassasaurus e Spinosaurus, gli autori descrivono altre vertebre dal Cenomaniano del Marocco, anche queste riferibili a Spinosauridae, ma prive delle peculiari morfologie di Sigilmassasaurus. In breve, gli autori dimostrano che, in base alle vertebre cervicali, sono presenti due distinti spinosauridi nel Kem Kem marocchino. Sebbene il secondo morfotipo sia privo di caratteri diagnostici per riferirlo ad un qualche genere o specie già nota, gli autori suggeriscono che esso possa essere materiale di Spinosaurus, confermando quindi la distinzione da Sigilmassasaurus.
Questo studio è molto interessante ed importante per la accesa discussione sulla tassonomia degli spinosauridi del Cenomaniano del Nord Africa. Tuttavia, ritengo che questo studio non sia la soluzione definitiva della diatriba innescata dallo studio di Ibrahim et al. (2014).
Prima di spiegare nel dettaglio le mie motivazioni, una precisazione: io sono stato uno dei revisori di una prima versione dell’articolo di Evers et al. (2015), quindi ero al corrente di questi nuovi resti. Parte delle mie considerazioni in questo post sono quindi tratte dalla mia revisione di quella versione preliminare del lavoro di Evers et al. (2015).
Partiamo dai fatti.

  1. ·      Esistono due morfotipi cervicali spinosauridi nel Kem Kem: uno è il morfotipo “Sigilmassasaurus”, l’altro è “indeterminato”.
  2. ·     Le differenze tra i taxa Spinosaurus maroccanus e Sigilmassasaurus sono ora riferite a variazione delle vertebre lungo il collo e la regione dorsale, non a diverse specie.
  3. ·    Non esiste una serie articolata di Sigilmassasaurus: la ricostruzione della serie cervicodorsale di Sigilmassasaurus è un composito dei veri esemplari riferiti a Sigilmassasaurus sulla base di confronti con Baryonyx e Ichthyovenator.

La nuova diagnosi di Sigilmassasaurus proposta da Evers et al. (2015) è la seguente: (1) Spinosauride di grande taglia con le seguenti autapomorfie: (2) cervicali intermedie con una piattaforma posteroventrale rugosa confluente con la carena ventrale, (3) cervicali intermedie anteriori prive di fossa peduncolare, (4) ridotta laminazione nelle cervicali posteriori e nella prima dorsale, (5) piccola fossa allungata in ambo i lati della base della spina neurale delle cervicali posteriori e della prima dorsale.
Notare che il carattere (1) è presente anche in Spinosaurus, e che i caratteri (3) e (4) sono dovuti ad una riduzione della pneumatizzazione scheletrica, un carattere che è stato considetato come diagnostico di Spinosaurus da Ibrahim et al. (2014). Quindi, questi caratteri non distinguono Sigilmassasaurus da Spinosaurus. Ma, e questo è il punto più debole della diagnosi, dobbiamo ricordare che l’olotipo di Spinosaurus aegyptiacus comprende solo due cervicali anteriori (probabilmente, la terza e quarta cervicale), poco illustrate, e una serie di vertebre dorsali la cui posizione è incerta ma molto probabilmente riferibile alla parte intermedia e posteriore del dorso: siccome i caratteri (2), (3), (4) e (5) riguardano vertebre cervicali intermedie, posteriori e le primissime dorsali, essi non possono essere verificati/smentiti nell’olotipo di Spinosaurus. Pertanto, allo stato attuale delle conoscenze, non è possibile dimostrare che Sigilmassasaurus e Spinosaurus siano distinti, dato che i rispettivi olotipi (e le diagnosi relative) non sono controllabili reciprocamente.
Trovo bizzarro che gli autori usino l’argomento della variazione morfologica lungo la serie cervicodorsale per dimostrare la sinonimia tra Spinosaurus maroccanus e Sigilmassasaurus ma poi omettano di valutare questo stesso argomento per l’eventuale sinonimia tra Sigilmassasaurus e l’olotipo di Spinosaurus aegyptiacus.
Pertanto, sebbene questo studio sia estremamente utile per la nostra conoscenza della variabilità morfologica spinosauride, esso non è ancora sufficiente per risolvere la diatriba sullo status reciproco di Spinosaurus e Sigilmassasaurus (e sulla loro ricostruzione).

Tuttavia, un punto molto importante è portato da questo studio: Evers et al. (2015) dimostrano che nel Kem Kem sono preservati (almeno) due distinti Spinosauridae. Questo risultato, di fatto, falsifica l’ipotesi utilizzata da Ibrahim et al. (2014) per ricostruire Spinosaurus a partire da resti isolati da località nordafricane distinte. Infatti, se esiste più di uno spinosauride nel Kem Kem, non è possibile a priori associare resti spinosauridi isolati e non-sovrapponibili per “completare” una ricostruzione.
Attenzione! Questo fatto è distinto dalla discussione se i resti dell’esemplare descritto da Ibrahim et al. (2014), in particolare le vertebre dorsali in associazione al cinto pelvico e agli arti posteriori, appartengano o meno ad un medesimo individuo.  Anche se quell’esemplare fosse effettivamente un singolo esemplare, tutti gli altri resti marocchini non-sovrapponibili e riferiti a Spinosaurus in quello studio potrebbero ugualmente appartenere a “Sigilmassasaurus” (sensu Evers et al) oppure a “secondo morfotipo” (sensu Evers et al.), il quale non necessariamente potrebbe essere Spinosaurus aegyptiacus. Ad esempio, allo stato attuale delle conoscenze, il rostro di spinosauride conservato a Milano potrebbe appartenere ugualmente a Sigilmassasaurus (sensu Evers et al.) oppure all’altro morfotipo cervicale. Perciò, se esistono due distinti spinosauridi nel Kem Kem, non abbiamo alcun criterio per riferire parti isolate di Spinosauridae al medesimo taxon del nuovo esemplare di Ibrahim et al. (2014), qualunque sia la specie di questo ultimo.
Infine, se esistono due spinosauridi nel Kem Kem, lo stesso argomento potrebbe essere valido per l’associazione originaria di Stromer, in Egitto, e questo solleva la domanda se, effettivamente, “Spinosaurus B” sia una specie distinta da Spinosaurus aegyptiacus

Conclusioni
La cautela mi spinge a rigettare la ricostruzione composita di Ibrahim et al. (2014), ovvero l’associazione dei resti del “neotipo” (la cui validità come singolo esemplare può comunque restare valida) assieme a resti isolati che potrebbero appartenere all’altro morfotipo (qualunque esso sia). Ci tengo qui a precisare che io non ho alcuna obiezione a priori verso la associazione dei resti vertebrali e appendicolari di Ibrahim et al. (2014), sebbene sia scettico sulla ricostruzione “quadrupede”.
La distinzione tra Sigilmassasaurus e Spinosaurus non è stata dimostrata in modo univoco. Ciò che sappiamo è che esistono due spinosauridi nel Kem Kem: questi due taxa sono Sigilmassasaurus e Spinosaurus (come implicitamente concludono Evers et al.), oppure Spinosaurus (comprendente Sigilmassasaurus?) ed un nuovo taxon? Da ciò deriva anche questa domanda: Spinosaurus aegyptiacus è presente in Marocco?
La mia proposta attuale è di limitare il nome “Spinosaurus aegyptiacus” all’esemplare originario di Stromer, in attesa di nuovi resti che permettano di confrontare le varie morfologie marocchine con quelle egiziane. Tutti i resti marocchini sono riferibili a Spinosauridae indeterminati, in attesa di ulteriori informazioni. Sigilmassasaurus potrebbe essere una forma distinta, ma soltanto la scoperta di esemplari inequivocabilmente riferibili a Spinosaurus e conservanti le cervicali posteriori e le prime dorsali permetterà di stabilire se questi due taxa siano sinonimi oppure distinti, e se effettivamente il secondo morfotipo marocchino sia la medesima specie egiziana (o un suo parente più stretto rispetto al morfotipo “Sigilmassasaurus”).


Bibliografia:
Ibrahim N. et al. 2014. Semiaquatic adaptations in a giant predatory dinosaur. Science 345: 1613-1616.
Stromer, E. 1934. Ergebnisse der Forschungsreisen Prof. E. Stromers in den Wüsten Ägyptens. II. Wirbeltier-Reste der Baharije-Stufe (unterstes Cenoman). 13. Dinosauria. Abhandlungen der Bayerischen Akademie der Wissenschaften, Mathematisch-naturwissenschaftliche Abteilung n.f., 22: 1–79.

13 ottobre 2015

Velociraptor, depurato da tutte le scemenze sul suo conto

Materiale olotipico di Velociraptor mongoliensis, da Osborn 1924

L'undici di Agosto del 1923, nei letti djadochtiani di Shabarakh Usu, nel sud della Mongolia, P.C. Kaisen, membro della Spedizione Asiatica del Museo Americano di Storia Naturale, rinveniva un cranio quasi completo associato ad alcune falangi, di un theropode di taglia medio-piccola, poco distante da un cranio di Protoceratops. Un anno dopo, il 7 Novembre del 1924, Osborn pubblicava la descrizione preliminare dell'esemplare, il quale era eretto a olotipo di un nuovo genere e specie, Velociraptor mongoliensis. Sebbene fosse di soli due anni prima la descrizione preliminare di Dromaeosaurus (Matthew e Brown 1922), bisognerà attendere la ridescrizione di questo ultimo (Colbert e Russell 1969) e la descrizione di Deinonychus (Ostrom 1970) perché le affinità filogenetiche di Velociraptor siano stabilite in modo pressoché definitivo. Oltre all'olotipo, numerosi esemplari di Velociraptor sono stati estratti dai livelli campaniani della Mongolia meridionale, sebbene non tutti siano stati riferiti a questo taxon sulla base di una analisi dettagliata dei caratteri. Almeno fino a 15 anni fa (Barsbold e Osmolska 1999), una diagnosi rigorosa di Velociraptor non era stata formulata, pertanto è possibile che alcuni esemplari attributi a questo taxon siano in futuro riferiti ad altri dromaeosauridi coevi (ad esempio, a Tsaagan). L'esemplare meglio preservato, quasi completo ed articolato, è il famoso membro della coppia dei “dinosauri combattenti”, il quale fornisce anche rarissime informazioni sul comportamento predatorio di questo animale (Carpenter 2000). Un altro esemplare di Velociraptor è tra i pochissimi dinosauri non-aviani a preservare tracce delle papille ulnari, inserzioni delle penne remiganti secondarie (Turner et al. 2007).
Paul (1988) propose una revisione tassonomica eccessivamente riduzionista, sinonimizzando Deinonychus in Velociraptor, come Velociraptor antirrhopus. Sebbene il genere sia una categoria arbitraria, vari fattori si oppongono ad un tale overlumping: 1) i due taxa sono molto differenti nella morfologia cranica (in particolare, nel mascellare), più di quanto osservato in altri dromaeosauridi; 2) immessi in filogenesi sufficientemente campionate nei dromaeosauridi, essi non formano mai una relazione di sister-taxa; 3) la separazione stratigrafica tra i due taxa (Barremiano/Aptiano vs Campaniano, ovvero circa 35-40 milioni di anni) è ben più ampia di quella tipicamente documentata nei “generi” di theropodi mesozoici. In breve, non ci sono motivi validi per riferire la specie americana al genere asiatico.
Godefroit et al. (2009) descrivono resti cranici molto frammentari da livelli cinesi approssimativamente coevi alla Djadoctha mongolica e li riferiscono ad una nuova specie di Velociraptor, V. osmolskae. Sebbene la morfologia delle pneumatizzazioni antorbitali differisca da quella tipica di V. mongoliensis, avvalorando la distinzione specifica, la morfologia generale di V. osmolskae è comparabile anche con Tsaagan e Linheraptor, due dromaeosauridi campaniani che, perlomeno come grado morfologico, sono molto simili a Velociraptor: nuovi resti sono necessari per confermare che V. osmolskae sia effettivamente prossimo a V. mongoliensis oppure sia più vicino ad altri dromaeosauridi di “grado velociraptorino”.

Bibliografia:
Barsbold, R.; Osmólska, H. (1999). The skull of Velociraptor (Theropoda) from the Late Cretaceous of Mongolia. Acta Palaeontologica Polonica 44(2):189-219.
Carpenter, Kenneth (2000). Evidence of predatory behavior by theropod dinosaurs. Gaia 15: 135–144.
Colbert, E.; Russell, D. A. (1969). The small Cretaceous dinosaur Dromaeosaurus. American Museum Novitates 2380: 1–49.
Godefroit, Pascal; Currie, Philip J.; Li, Hong; Shang, Chang Yong; Dong, Zhi-ming (2008). A new species of Velociraptor (Dinosauria: Dromaeosauridae) from the Upper Cretaceous of northern China. Journal of Vertebrate Paleontology 28 (2): 432–438.
Matthew, William D.; Brown, Barnum (1922). The family Deinodontidae, with notice of a new genus from the Cretaceous of Alberta. Bulletin of the American Museum of Natural History 46: 367–385.
Osborn, Henry F. (1924). Three new Theropoda, Protoceratops zone, central Mongolia. American Museum Novitates 144: 1–12.
Ostrom, John H. (1970). Osteology of Deinonychus antirrhopus, an unusual theropod from the Lower Cretaceous of Montana. Bulletin of the Peabody Museum of Natural History 30: 1–165.
Paul, Gregory S. (1988). Predatory Dinosaurs of the World. New York: Simon and Schuster. p. 464.
Turner, A.H.; Makovicky, P.J.; Norell, M.A. (2007). Feather quill knobs in the dinosaur Velociraptor. Science 317 (5845): 1721.

04 ottobre 2015

La Scienza ed i Draghi

La Scienza è democratica? Non lo è nella misura grossolana con cui la democrazia è spesso ridotta a “potere della maggioranza”, in quanto una affermazione non è scientificamente corretta solo perché la maggioranza la ritiene tale. Ma lo è nel senso ben più profondo e importante di “accessibile e controllabile in modo egualitario ed universale”. In estrema sintesi, la Scienza è il tentativo di spiegare in modo logico e testabile come funziona il mondo. Non basta che una spiegazione sia logica, per essere scientifica: occorre che sia anche testabile. La testabilità significa che chiunque, messo nelle condizioni utilizzate per formulare quella spiegazione scientifica, è in grado di stabilire se tale affermazione sia corretta o meno. Cosa significa che “chiunque” può stabilire la scientificità di una affermazione? Significa che tale affermazione deve essere formulata in modo che sia indipendente da chi la ha affermata. Già in questo, la Scienza rifiuta monarchi e profeti. In conclusione, quindi, la Scienza è una spiegazione logica dalla accessibilità universale: ogni essere umano deve essere in grado di controllare la validità di una spiegazione scientifica, non solo chi la afferma. Per questo, non basta credere in un fenomeno per renderlo scientifico.

Se io affermassi che il sole si muove ogni giorno spinto da un dragone alato che vola in cielo, farei una affermazione non-scientifica. Perché? Innanzitutto, perché probabilmente sarei il solo in grado di vedere questo drago: e ci sono ottimi motivi per dubitare che un fenomeno osservabile da una sola persona sia “oggettivamente” reale. Infatti, nessuno, a parte me che lo affermo, vede questo fantomatico dragone: esiste il ragionevole dubbio che esso esista solo nella mia testa, e non certo in cielo. Pertanto, l'esistenza della draconiana causa del moto solare nel cielo non sarebbe indipendente da (la testa di) chi ne afferma l'esistenza, violando l'accessibilità universale che definisce la scienza. Ed anche se oltre a me ci fosse un miliardo di persone che sostengono che il sole è mosso da un drago, la loro numerosa schiera non renderebbe tale affermazione scientifica. Difatti, non basta affermare di osservare qualcosa per renderla “evidente”. Occorre che essa sia accessibile a chiunque indipendentemente dalla sua “credenza” o meno in tale fenomeno.

E se tale fenomeno non fosse accessibile a tutti, pur essendo reale? Forse, il drago esiste, ma non tutti sono in grado di vederlo. In tal caso, occorre comunque espandere la descrizione del fenomeno, per aggiungere alla spiegazione draconiana anche una ulteriore spiegazione del perché non tutti possono osservare il drago solare. In tal modo, l'ipotesi del “drago solare + motivi per cui non tutti lo vedono” acquisterebbe una valenza scientifica.
Ammettiamo che il sole sia veramente mosso da un drago, ma che questo drago sia visibile solamente ad una parte dell'umanità, mentre il resto del mondo non può/riesce ad osservarlo. Dopo tutto, i sostenitori del drago solare potrebbero usare come argomento a loro favore il fatto che esistono persone incapaci di vedere la luce (i non-vedenti): il fatto che un non-vedente neghi l'esistenza della luce non sarebbe una prova che la luce non esiste. Pertanto, si potrebbe dire che il non-vedere il drago celeste non è una prova della sua assenza. Tuttavia, questa analogia sarebbe errata per due motivi:
1- la luce, in senso scientifico, non è la percezione della luce, ovvero, non corrisponde alla “esperienza soggettiva della luce”, bensì è un concetto fisico definito dalle leggi dell'elettomagnetismo. Ovvero, l'ipotesi della luce è parte di una ben più ampia teoria generale, la fisica. Il concetto di onda elettromagnetica, il fondamento scientifico della “luce”, è indipendente dalla visibilità o meno di tale onda, ed è descrivibile da una serie di leggi fisiche le quali, a loro volta, permettono di fare predizioni osservabili e misurabili. Difatti, esistono onde elettromagnetiche invisibili a tutti (ad esempio, i raggi gamma), le quali sono comunque perfettamente valide sul piano scientifico, dato che la loro testabilità è universale.
Il drago celeste non presenta queste caratteristiche: non solo non è testabile universalmente, ma non è un concetto descrivibile da leggi a loro volta in grado di fare predizioni osservabili. L'ipotesi del drago sarebbe del tutto svincolata dal resto della scienza, sarebbe un misterioso fenomeno la cui anomalia ed unicità richiederebbe, a sua volta, ulteriori spiegazioni, o, in alternativa, una radicale rivoluzione della teoria fisica attuale. Tale alternativa di per sé non è impossibile, ma pretenderebbe una enorme mole di sostegno sia teorico che empirico. E questo ci porta al punto 2.

2- il motivo per cui alcune persone non vedono la luce è spiegato a sua volta con varie disfunzioni verificabili del singolo sistema visivo della persona non-vedente. In alcuni casi, queste disfunzioni, proprio perché verificabili, possono essere risolte e i soggetti in questione acquistano la capacità di vedere. Ovvero, la non-vedenza ha una spiegazione scientifica a sua volta testabile, e ciò rende la luce un fenomeno universalmente testabile. Al contrario, non esiste un motivo generale e verificabile per cui coloro che non vedono il drago celeste siano privati della visione di tale entità.

Pertanto, ci troviamo di fronte a tre possibilità alternative:
Spiegazione A- Il drago celeste esiste ed è visibile a tutti in modo universale. Purtroppo, io non lo vedo, quindi questa ipotesi è già falsificata in partenza.
Spiegazione B- Il drago celeste esiste, ma è visibile solamente ad un insieme limitato di persone. Siccome io non appartengo a tale insieme, occorre una spiegazione ulteriore, che chiamiamo X, che spieghi come mai io non possa in alcun modo osservare il drago nonostante esso esista. Se volete che B sia una ipotesi scientificamente valida, dovete anche includere la ipotesi X. Ma per fare ciò, occorre che anche X sia universalmente testabile, esattamente come qualsiasi altra affermazione scientifica. Se riuscirete a dare una spiegazione universalmente testabile per cui certe persone vedono il drago e altre non lo vedono, avrete reso il drago celeste scientificamente valido.
Nel caso X non spieghi tutti i casi di persone che non vedono il drago, potete includere una ulteriore ipotesi Y che spiega quei casi di persone che non soddisfano la B ma non rientrano nella X. E così via, aggiungete ipotesi accessorie fino ad ottenere una spiegazione totale B+X+Y...+Z che sia universalmente testabile.
Spiegazione C- Il drago celeste non esiste (ovvero, il sole è mosso da altri fenomeni).

Siccome l'ipotesi C è molto più semplice della ipotesi B+X (e, a maggior ragione, è molto più semplice della B+X+...+Z) per spiegare il moto del sole, e siccome C spiega gli altri fenomeni che osserviamo nel mondo con la stessa efficacia di B+X (questo perché B+X è stata creata solo per giustificare l'esistenza del drago, non per spiegare altri fenomeni), il principio di parsimonia (il rasoio di Occam) ci dice che possiamo scartare B (ed X, Y... Z) e usare solamente la C.

Tutto questo contorto gioco con un drago inesistente serve a rimarcare che ciò che definisce la scienza è la sua testabilità universale: siccome il drago celeste non è un fenomeno universalmente osservabile, e siccome le spiegazioni accessorie per giustificare il fatto che io (e non solo io) non veda tale drago non aggiungono conoscenza sul mondo che ci circonda rispetto alla più semplice affermazione che il drago non esiste, la non-esistenza del drago è scientificamente più valida della sua esistenza.
Forse il drago esiste, ma fintanto che non sarà manifesto a tutti in modo universale, è più saggio ritenere che non esista.

Quanti draghi vedete intorno a voi?
Quanti draghi sono “visti” da moltissimi attorno a voi?
Quanti draghi sono stati inventati e continuano ad essere inventati?

Probabilmente, la terza domanda è più politica che scientifica. E questo ci riporta alla domanda iniziale sul perché la Scienza sia democratica, mentre i tanti creatori di draghi che pullulano la storia ed il presente non lo siano affatto.


02 ottobre 2015

Un nuovo troodontide dal Cretacico Inferiore della Mongolia

Piede di troodontidae indeterminato (da Tsuihiji et al., 2016)



Tsuihiji et al. (2016) descrivono i resti associati di un paraviano dal Cretacico Inferiore della Mongolia meridionale. Sebbene l'esemplare sia frammentario (include solamente la serie terminale della coda, parte degli arti anteriori e dei piedi) e quindi non sia stato riferito ad alcun genere o specie (nuovo o noto) particolare, esso è conservato tridimensionalmente, permettendo di osservare dettagli anatomici spesso impossibili da determinare nei blasonati paraviani completi e perfettamente articolati ma conservati bidimensionalmente in condizioni “pollo investito da un tir”. Ad esempio, dalla dettagliata descrizione di Tsuihiji et al. (2016) e dalle foto incluse (che mostrano la maggioranza delle ossa in tutte le norme), ho potuto codificare questo esemplare per ben 161 caratteri di Megamatrice (circa il 9% dei caratteri).
Gli autori dello studio riferiscono l'esemplare a Troodontidae, in una politomia con le forme più derivate di Byronosaurus. In quella stessa politomia è incluso anche l'unico altro troodontidae dal Cretacico Inferiore mongolico, un esemplare che attende di ricevere un nome dal 1987. Personalmente, sono scettivo sulla plausibilità della topologia risultata a Tsuihiji et al. (2016), dato che Talos risulta a livello del grado di Mei, e Anchiornis risulta un troodontide più derivato di Sinovenator. Immesso in Megamatrice, l'esemplare risulta in Troodontidae, più derivato di Byronosaurus: sebbene la topologia particolare del clade sia differente da quella emersa da Tsuihiji et al. (2016), le due analisi concordano nell'interpretare questo nuovo fossile come una nuova specie di troodontidae mongolico relativamente derivato.

Bibliografia:
Takanobu Tsuihiji, Rinchen Barsbold, Mahito Watabe, Khishigjav Tsogtbaatar, Shigeru Suzuki & Soki Hattori ([2015] 2016) New material of a troodontid theropod (Dinosauria: Saurischia) from the Lower Cretaceous of Mongolia, Historical Biology, 28:1-2, 128-138.