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04 gennaio 2023

Le più frequenti patologie paleoartistiche dei dinosauri

"Prevenire è meglio che curare"

Questi tre anni sono stati la più esplicita dimostrazione di questa massima. La prevenzione si realizza in primo luogo con l'informazione e la consapevolezza. Perché spesso sono comportamenti inconsapevoli, fatti in buona fede e senza alcuna intenzione di diffondere una epidemia, che purtroppo finiscono per fare il gioco del virus.

Apro il 2023 con un post dedicato ad una serie di luoghi comuni iconografici più o meno ripetuti in modo acritico nelle illustrazioni paleontologiche, in particolare relative ai dinosauri. Lo scopo è di dare al lettore una dose di anticorpi per difenderlo dalla quotidiana esposizione ai virus della iconografia pacchiana.

CELLOFANITE

La prima e più nota patologia paleoartistica è la cellofanite, nota in inglese col termine di "shrink-wrapping". La cellofanite consiste nel ridurre al massimo (letteralmente, all'osso) la parte molle dell'animale, che viene rappresentato in forme che rasentano l'apologia dell'anoressia.

La ricostruzione affetta da cellofanite si riconosce per le forme molto affusolate dell'animale, per l'ostentazione di non-ben-specificati fasci muscolari sottocutanei, spesso più o meno appressati alle sottostanti parti scheletriche. La cellofanite ha una causa storica, dato che è una infiammazione cronica del Rinascimento dei Dinosauri insorto negli anni 70. L'eccessiva ossessione nel riprodurre dinosauri dinamici e energeticamente esuberanti ha prodotto fisionomie ed iconografie grottescamente asciutte e fibrose.


SCHELELATRIA

In parte simile alla cellofanite, è un'altra patologia detta schelelatria. Questa è una forma di ansia da prestazione che porta l'artista a mostrare implicitamente la sottostante base scheletrica dalla quale è partito per la ricostruzione. Il motivo di tale ostentazione, del tutto immotivato, è l'idea che se si palesa lo scheletro di riferimento si dimostra di essere un paleoartista scientificamente accurato. La schelelatria quindi è ossessionata dal mostrare il margine osseo di finestre del cranio, di fosse sulle vertebre, l'angolo di attacco delle inserzioni muscolari, e qualsiasi dettaglio che palesi il rigore scheletrico preso come riferimento. Un tipico dinosauro affetto da schelelatria ha una vistosa ornamentazione della testa che corre proprio lungo il margine delle sottostanti finestre del cranio.


TOYPODISMO

Anche questa patologia è simile alla cellofanite, ma a differenza della schelelatria non è ossessionata dalla sottostante struttura scheletrica. Il toypodismo è la patologia che porta la ricostruzione delle zampe ad essere sostanzialmente un diagramma per la realizzazione di un giocattolo snodabile. La spalle mostrano giunzioni per l'aggancio delle braccia, e le cosce sono bordate completamente dal punto di inserimento al corpo. Gomiti e ginocchia sono nodosi come se dovessero occultare gli snodi di un giocattolo. Il toypodismo è il frutto di una carenza di osservazione zoologica ed è legato ad una dieta eccessivamente ricca di modellismo, che porta l'autore a credere che un animale sia un oggetto rigido e modulare, possibilmente di plastica. 




PUBITANESIMO

Affine al toypodismo, poiché prodotta da una eccessiva dose di modellini e giocattoli per bambini prodotti in un'età bigotta fino al ridicolo, è un'altra patologia, più difficile da cogliere ma non per questo meno diffusa: il pubitanesimo. Il pubitanesimo colpisce prettamente i dinosauri e non altri gruppi fossili (ad eccezione, forse, di alcuni pseudosuchi) poiché è una patologia specifica delle specie con ossa pubiche molto allungate e dotate di espansioni distali. Questa patologia porta l'autore (o i suoi committenti) a "censurare" la regione addominale a ridosso dell'estremità del pube. Questa assurda patologia è tutta figlia di logiche di mercato e da paranoie tipiche di questo secolo. L'assurdità di "censurare" l'addome di un animale è accentuata dal fatto che la regione distale del pube non è la zona genitale: come tutti i rettili, difatti, i dinosauri avevano la cloaca e non portavano genitali esterni (o, anche qualora li avessero, sicuramente non erano a livello della parte terminale dell'osso pubico). Inizialmente, il pubitanesimo era una patologia secondaria indotta dal cellofanismo, per poi evolvere a condizione autonoma.


GEOPENTRISMO

Il geopentrismo è un'altra patologia derivata da una infiammazione cronica del Rinascimento dei Dinosauri. Si ritiene che sia causata da patogeni simili a quelli della schelelatria. Il geopentrismo è una forma di ansia patologia che colpisce l'autore dell'opera. Tale ansia impone di mantenersi rigorosamente fedeli ad una concezione della coda il più possibile allineata con uno dei grandi risultati del Rinascimento Dinosauriano, ovvero la postura semi-orizzontale della base della coda, che non era usata come appoggio nella postura bipede. Il geopentrismo, in quanto infiammazione parossistica di una condizione sana, estremizza all'intera coda questa interpretazione e si manifesta con l'impossibilità di toccare il terreno, pena - evidentemente - la morte professionale dell'autore. Il risultato sono posture alquanto ridicole, in cui persino la parte terminale della frustra di una coda di diplodocide, lunga una dozzina di metri, è incapace di avvicinarsi al suolo, quasi che emani un campo antigravitazionale. 


COELOPALATO

Il coelopalato è una patologia che colpisce la zona orale dei rettili fossili, e si ritiene sia provocata da una scarsa premura di comprendere l'interno della bocca di questi animali. Si tratta quindi di una malattia prodotta da una dieta povera di anatomia, e deriva da una assuefazione alla vista laterale dello scheletro (è quindi, spesso, una conseguenza di forme croniche di schelelatria). Conseguenza del coelopalato sono bocche internamente vuote e cavernose del tutto prive di elementi palatali, enormi grotte cave, spesso buie peste nonostante l'animale sia illustrato in pieno giorno.



ENDOFTALMO

L'endoftalmo, detto anche "Morbo di Rexy", è la tendenza a ricostruire la testa dell'animale in modo da accentuare l'incavo della cavità orbitale. Questo morbo si manifesta inoltre con opportuni accorgimenti di colorazione e di chiaro-scuro, volti ad accentuare la profondità della cavità oculare. Questa patologia deriva da una dismorfofobia scatenata da esigenze cinematografiche, che porta l'autore a temere che bulbi oculari troppo esposti sulla testa non rendano l'animale sufficientemente "figo", pauroso, spaventoso e aggressivo. La patologia è accentuata dal fatto che l'animale in cui questa patologia si è manifestata più esplicitamente, il T-rex di Jurassic Park, è una specie dotata di rilievi e mensole sopraorbitali, che in qualche modo esaltano tale aspetto: ciò ha generato, in modo epidemico, l'illusione che quindi il possedere bulbi oculari incassati dentro al cranio sia "la norma", nonostante che coccodrilli, uccelli, tartarughe e la maggioranza dei vertebrati dimostrino il contrario.


ETEROTOPIA OTOTEMPORALE (detta "ETOTO")

Questa patologia paleoartistica è diffusissima, e non si limita ai dinosauri. Essa si manifesta con una localizzazione eterotopica del meato acustico o, quando presente, del padiglione auricolare. In particolare, queste localizzazioni patologiche colpiscono le finestre temporali. La patologia si manifesta in due forme:

Etoto diapside, tipica dei rettili, in cui il meato acustico sbocca dalla finestra infratemporale diapside.

Etoto sinapside, tipica dei sinapsidi, in cui i meati acustici (e i padiglioni auricolari nel caso di mammaliamorfi) sono posizionati sulla finestra temporale sinapside.







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