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24 maggio 2022

Recensione di "Prehistoric Planet" - Episodio 1

Sir David Attenborough, 96 anni portati meglio dei miei che sono meno della metà

Nessuno della mia generazione ignora l'enorme valore della produzione documentaristica di Sir David Attenborough. Uno dei primissimi documentari che ricordo, risalente alla mia infanzia, a metà degli anni '80, è proprio uno degli episodi de "Il Pianeta Vivente" di Attenborough, trasmessi all'interno del programma "Il Mondo di Quark" di Piero Angela.

Alcuni anni fa, durante la preparazione di un travagliato manoscritto che spero veda la luce nei prossimi mesi, Darren Naish, coautore con me in quello studio, mi accennò che aveva appena iniziato una tanto impegnativa quanto eccitante collaborazione con la BBC e che coinvolgeva proprio Attenborough. Ieri, il primo episodio di questo progetto, "Prehistoric Planet" (di seguito, "PP"), è stato trasmesso.

PP rientra nel filone della "paleo-docufiction digitale", inaugurata un ventennio fa da "Walking with Dinosaurs": si tratta di fiction combinanti filmati in ambienti naturali più o meno editati in digitale in cui sono inclusi "personaggi animali" ricostruiti in digitale, in questo caso, animali estinti. Il tutto per dare una "parvenza" di realismo documentaristico a quella che, comunque, resta sempre una sceneggiatura animata. Questo filone ha prodotto sia risultati dignitosi, come il primo "Walking with Dinosaurs" ma anche le inevitabili degenerazioni, come l'imbarazzante "Jurassic Fight Club". La presenza di David Attenborough, come voce narrante, esplicita le intenzioni della produzione di essere il nobile prosecutore delle istanze del primo "Walking with Dinosaurs". Intenzioni che sono concretizzate dal notevole gruppo di consulenti paleontologici coinvolti nella produzione. Darren Naish stesso è il pilastro principale di questa fondazione scientifica, che ha coinvolto per consulenze particolari autori come Brusatte, Hutchinson, Habib, Witton, Hartman e altri, tutti autori attualmente attivi in vari rami della paleontologia dei rettili mesozoici.

Ho potuto vedere il primo episodio, di cui commento alcuni elementi. Per correttezza verso il lettore, chiarisco subito che io non sono un fan particolarmente appassionato delle "paleo-docufiction digitali", nel senso che credo che esso sia un filone ormai abbastanza canonico e ripetitivo, per quanto spinto al massimo in termini di accuratezza scientifica ed esecuzione visiva. Questo mi rende quindi un osservatore abbastanza distaccato e non partigiano: conosco alcuni dei protagonisti del progetto, ne apprezzo molto il lavoro e l'impegno profuso, ma non nutro alcun attaccamento emotivo o feticcio verso questo tipo di produzioni.

L'unico momento emozionante per me è stato l'introduzione dell'episodio. Vedere la persona di David Attenborough, ormai ultranovantenne, che a fianco di uno scheletro di dinosauro parla allo spettatore, allo stesso modo con cui egli stesso, oltre trenta anni prima, ci aveva parlato di fianco ad altri scheletri di dinosauro nella mitica serie "Vanished Lives" (serie che considero la migliore trasmissione divulgativa di paleontologia mai realizzata), mi ha veramente emozionato. Egli è un grande venerabile a cui va tutta la nostra devozione ed affetto, nel senso più sincero del termine.

La serie si articola in episodi tematici, legati a particolari contesti ambientali. Il primo episodio si concentra sugli ambienti marini. Dalla prima scena intuiamo che l'età rappresentata è l'ultimissima parte del Cretacico, dato che il protagonista, sebbene in un contesto marino inusuale per lui, è il più classico dei personaggi delle "paleo-docufiction digitali", Tyrannosaurus (ovviamente, rex). Per quanto inusuale nelle rappresentazioni, l'idea di un grande theropode capace di nuotare e di raggiungere isole prossime al continente non è per niente eterodossa. Nulla, nella anatomia di questo animale, contraddice una tale capacità. Il video mostra un maschio adulto con la sua nidiata di ormai solo cinque figli sopravvissuti al primo anno di vita. Come ho ripetuto innumerevoli volte sia sul blog che nei miei libri, tutto ciò che abbiamo scoperto finora sui dinosauri mesozoici suggerisce una blanda forma di cure parentali, ed una elevata mortalità infantile: la scena vista in PP segue proprio questo filone di interpretazioni. Da commentare è invece la scelta di mostrare una cura parentale di tipo paternale (ovvero, il maschio, e non la femmina, che si fa carico di proteggere la prole per un tempo più o meno lungo). L'ipotesi segue alcuni studi sulle covate dei maniraptori il cui rapporto tra numero di uova vs massa adulta collima con quello degli uccelli con cure paternali senza coinvolgimento della femmina. Tuttavia, tale ipotesi è stata formulata sulla base delle covate di maniraptori, ma nulla è noto in merito alle covate di Tyrannosaurus, e quindi non è automatico concludere che anche nei tyrannosauroidi ci fosse quel tipo di relazione sociale. In attesa di avere dati diretti da covate tyrannosauridi, quindi, questo dettaglio è, per quanto accattivante, del tutto speculativo per T. rex [speculazione personale: vista la enorme massa adulta di Tyrannosaurus, il mio sospetto è che il modello paternale maniraptoriano non si possa applicare a questo dinosauro]. Tyrannosaurus funge da inevitabile apripista dinosauriano per un episodio che poi si concentra su altri gruppi zoologici: pterosauri, mosasauri, plesiosauri, ammoniti, disseminati su vari continenti (per fortuna, non è tutto e solo "Laramidia Land of the Rex" come spesso accade in questi prodotti).

L'elemento legante i vari sotto-episodi interni alla prima puntata è probabilmente la riproduzione e le strategie riproduttive. Abbiamo le cure paternali di Tyrannosaurus, ma anche le differenze di strategia (e di livello di cure parentali) tra differenti specie di pterosauri contemporanei (con alcune specie che manifestano cure più intense verso la prole confrontate con altre specie invece prive di cure parentali e con i piccoli autonomi e iper-precoci nella capacità di volo), poi le cure parentali spinte al massimo nei plesiosauri (che sappiamo produrre un numero molto piccolo di prole alla volta, e quindi presumibilmente caratterizzati da cure parentali lunghe ed intense), alle competizione tra mosasauri maschi per il territorio, allo spettacolare rituale di corteggiamento delle ammoniti. Bisogna rimarcare che i dettagli fini di questi scenari, pur fondati su evidenze paleontologiche, restano analogie tratte dal mondo vivente ma non sono necessariamente corrette se applicate ai casi mostrati.

Ad esempio, occorre sottolineare che la presenza di indicatori di cure parentali molto forti non implica necessariamente la presenza di comportamenti sociali complessi. Le api e le formiche manifestano cure parentali e difesa della prole estreme, pur non manifestando particolari complessità neuronali. Pertanto, non è così automatico come può apparire nel video che le relazioni tra una madre plesiosauro ed il suo piccolo fossero analoghe a quanto osserviamo nei cetacei di oggi.

Il documentario si chiude con Attenborough che ci invita a visitare la pagina di Prehistoric Planet per visionare i video didattici in cui è spiegata la scienza "dietro" la fiction.

Nel complesso, il prodotto è suberbo, anche per un osservatore abbastanza esigente ed emotivamente arrugginito quale sono io. La cura per il dettaglio anatomico è notevole, anche se non assoluta. I giovani Tyrannosaurus mi sono sembrati un poco artificiosi nelle posture degli arti, così come resto ancora dubbioso sulla presenza di strutture labiali in Tyrannosaurus adulto vista la texture della regione subcutanea delle sue ossa facciali. Ma sono annotazioni minori per un prodotto comunque molto piacevole da seguire.

Ripeto, la mia critica di base non è a questo prodotto o alla sua realizzazione, ma alla intera filosofia della "paleo-docufiction digitale". Pur ammirando l'Attenborough del 2022 che commenta un filmato virtuale, resto ancora dell'idea che l'Attenborough del 1989 che si introduce di persona nella vera miniera di ambra dominicana mentre viene estratta l'ambra sia ancora insuperato ed insuperabile.


2 commenti:

  1. Riguardo le cure parentali di tipo paternarle, come mai sono così poco diffuse nel mondo animale? Esistono dei vantaggi per cui sia il maschio rispetto la femmina a prendersi cura della prole?

    Ed il T. rex poteva essere un eventuale frequentatore di ambienti costieri? Quindi poteva avere uno spettro alimentare più ampio, non limitato solo ad animali terrestri? (un dettaglio che mi è piaciuto è il fatto che il T. rex punti alla tartaruga già morta, in modo simile a quello che fanno i draghi di Komodo)

    -Andrea Pusceddu

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    1. Le cure paternali sono relativamente rare perché ad un maschio non conviene, in termini genetici, sprecare troppe energie a curare la propria prole quando può usare quelle energie per accoppiarsi con altre femmine. Le cure paternali si sviluppano in certi harem dove le femmine sono poche e producono un numero di uova che sommato a quelle delle altre femmine è tale da poter essere protetto da un singolo maschio (padre di tutte le covate).

      Nulla vieta a un tyrannosauride di andare in spiaggia.

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