06 agosto 2011

L'Eresia divenne Ortodossia

Ripropongo in forma aggiornata un vecchio post di Ultrazionale.
So che ogni qual volta parlo della paleontologia popolare mediata da e presente in Jurassic Park, ricevo critiche di chi, fraintendendo il post, pensa che sia un attacco alle loro passioni paleo-mediatiche. Spero che almeno questa volta, io non riceva i soliti commenti fuori luogo a difesa di cose che qui non sono minimamente affrontate. Vorrei, e forse è utopico, che il tema di questo post suscitasse una riflessione su ciò che sta al cuore del problema (la diffusione popolare di determinate concezioni paleontologiche a scapito di altre) piuttosto che l'apparenza superficiale (il film e il mondo legato al film).
Almeno per una volta, cari lettori fan di JP, guardate la luna e non il dito...
Un'ultima cosa, banale ma spesso mi pare sia dimenticata: io non scrivo i post per fare piacere o dispiacere a qualcuno. Scrivo temi che, onestamente, reputo importanti, in quanto formano il "substrato concettuale" sul quale ognuno di noi interpreta e valuta i "fatti" paleontologici. Perché, come diceva Medawar, non esiste un osservatore puro privo di preconcetti interpretativi.


Quando ero adolescente, Robert Bakker era il mio mito. Bob era fico, con il barbone, il cappello da cow boy, le sue ardite affermazioni che “vendicavano” i dinosauri da un secolo di errori, le sue accattivanti iconografie, così vive che più vive non si può.
Oggi non sono “bakkeriano”. Rispetto e stimo Robert Bakker, al quale va la mia totale simpatia, ma, fortunatamente, sono cresciuto, ed ho imparato a ragionare con la mia testa. I dinosauri di Robert Bakker non sono scientificamente validi. Non nella versione forte che ha reso Bakker un'icona. Per quanto possano risultare accattivanti e più plausibili dei vecchi lucertoloni del secolo scorso, essi sono insostenibili alla luce delle teorie biologiche e paleontologiche affermate nell’intera comunità scientifica. Non è sostenibile un Tyrannosaurus che corra a 70 km/h; non è plausibile utilizzare acriticamente i rapporti preda/predatore in una tanatocenosi senza valutare la tafonomia; Allosaurus non cacciava in gruppo le prede, né, una volta abbattute, le portava in una nursery; le braccia di Triceratops non articolano come quelle di un rinoceronte; gli stegosauri non sono bipedi. Le "favole" di Bakker, ora, non mi convincono più, esattamente come non mi convincerebbe il brachiosauro sommerso di metà ‘900, che proprio Bakker dimostrò essere scientificamente impossibile. Sia chiaro, negare Bakker non significa tornare indietro, rigettare i dinosauri nella palude, significa semplicemente aprire gli occhi, e constatare che il buon Bob ha saputo vendere molto bene il suo prodotto, ammaliando come solo i migliori pubblicitari sanno fare. Analogo discorso per il più noto "alleato" di Bakker, il mitico (artisticamente), ma sopravvalutato (scientificamente) Gregory Paul.
Ma quanti, tra gli appassionati di paleontologia dei dinosauri, che conoscono le opere di Bakker e Paul, oggi, riescono ad affarmare ciò?
I detti: “nessuno è più sordo di chi non vuol sentire” e “l’occhio vede ciò che vuole vedere” riassumono perfettamente l’impostazione mentale di molti nei confronti della moderna palebiologia dei dinosauri, ed in particolare dei theropodi. A ciò si aggiunge, in un collegamento a tematiche Geomitologiche, l’effetto persuasivo ed ammaliante che le opere paleo-artistiche hanno sulle menti non allenate al pensiero critico ed analitico, che subiscono molto il fascino emotivo delle immagini, ma sono poco influenzate dai mezzi e dai metodi della scienza da cui tali immagini dovrebbero trarre il solo fondamento. Leonardo Ambasciano ha perfettamente ragione nel sottolineare che le opere letterarie più citate dagli appassionati di dinosauri NON sono vere e proprie produzioni scientifiche (ovvero, soggette alla rigorosa scrematura e vaglio critico del peer-review) ma, piuttosto, dei volumi “ispirati”, fondati più sulla forza esplosiva delle immagini proposte e sulla retorica accattivante dei modelli proposti che sulla esposizione critica dei dati. Le opere di Bakker e Paul sono questo: non sono veri testi puramente scientifici, perché non sono stati pubblicati dopo una revisione critica operata sui testi da altri studiosi, loro colleghi; bensì, sono dei “trattati filosofici-ideologici”, emanazione diretta e non controllabile dei due “guru”. I dinosauri del “Dinosaur Heresies” (il nome è esso stesso la prova di ciò) e di “Predatory Dinosaurs of the World”, non sono, che vi piaccia o meno, l’espressione oggettiva della comunità scientifica, la sintesi di un sistema integrato di ricercatori che si controllano e regolano a vicenda, bensì, le espressioni uniche, quindi totalitarie, di due individui, i quali, anche se in buonissima fede e pienamente convinti della bontà “oggettiva” delle loro ipotesi, hanno comunque imposto in maniera autoritaria e anti-scientifica le loro visioni dei dinosauri ad un pubblico incapace di stabilire se e quanto le loro opere fossero “scientifiche”. Il risultato, a mio avviso, è stato deleterio, e solo in questi anni, dopo che le opere dei due “iconoclasti” si sono sedimentate nella cultura popolare, osserviamo l’effetto ideologico della loro azione.
L’azione di propaganda, in parte quasi subdola, con la quale 25 anni fa Bakker e Paul hanno affermato le loro idee, noncuranti dell’attività del resto del mondo scientifico, è evidente nel modo in cui essi, direttamente, hanno influenzato i dinosauri di Jurassic Park, i quali, ormai, sono nell’immaginario collettivo, la nuova immagine canonica dei dinosauri. 
I dinosauri di Jurassic Park sono sempre stati propagandati come “scientifici”, quindi, in un paradossale controsenso che offende il senso della paleontologia come interpretazione ipotetica di resti frammentari, essi sono proposti come “veri”. In realtà, i dinosauri di Jurassic Park non sono “scientifici”, e non lo erano nemmeno nel 1993, ma sono, e lo dico onestamente, senza doppi sensi, “ideologici”. Uso il termine ideologico nella sua accezione neutra, senza connotazioni negative. I dinosauri di Jurassic Park sono la coronazione finale del programma ideologico di Bakker e Paul, i quali, ben consapevoli del potere persuasivo dell’immagine sopra i dati e sopra la (noiose) discussioni accademiche, hanno imposto alla “massa ignorante dei dati (PS: "ignorante" non è un insulto) e delle (noiose) discussioni” le loro VERSIONE dei dinosauri.
ATTENZIONE: Non importa se, ad un esame attento, alcune delle ipotesi di Bakker e Paul si sono rivelate parzialmente corrette (ovvero, confermate anche da studiosi indipendenti), ciò che conta è che essi hanno “violato” l’etica scientifica, abusato dell’autorità che derivava dal successo delle loro (discutibili) opere letterarie, cavalcato il fascino ammaliante delle loro capacità artistiche (dopo tutto, niente è "più vero" di una rappresentazione naturalistica) per imporre ai non-studiosi la LORO visione dei dinosauri, senza possibilità, per il lettore, di valutare se e quanto questa visione fosse corretta.
Ormai, l’opera di persuasione è compiuta.
Esempio topico, affrontato spesso su Theropoda: provate a dire a qualche appassionato di dinosauri che NON esistono prove di caccia di gruppo tra i dinosauri. Egli vi risponderà, con l’innocenza del fedele devoto, che invece le prove esistono! Le prove ci sono! Come negarle? E se chiederete quali siano queste prove, egli (ammesso che risponda) citerà le solite false prove, i soliti esempi privi di evidenza, ma che, ad un occhio plagiato dall’ideologia bakkeriana, sono EVIDENTI esempi di caccia di gruppo, perché l’occhio vede ciò che vuole vedere, ovvero, la caccia di gruppo derivata dall'endotermia. E se proverete a spiegare che non è così, che le evidenze portate non sono inequivocabili, ma ambigue e forzatamente incanalate verso una sola spiegazione, egli si ritrarrà indietro, perché non c’è sordo più sordo di chi non vuole ascoltare.
Purtroppo, come ho constatato dal vivo, Bakker è doventato un'icona "santificata", verso cui è fortemente osteggiata qualunque critica (anche leggera), quasi che il principio forte di autorità sia stato riammesso nelle Scienze.
Per comprendere la portata di queste nuova ortodossia popolare, bisogna avere voglia di mettere in discussione i propri amati dogmi, le più care concezioni, derivate dalla fede bakkeriana, ed essere disposti a vedere i dinosauri per quello che possono essere, non per quello che desidereremmo che fossero. Per amore della Scienza, prima che dei dinosauri: perché la Scienza commette suicidio quando assume dogmi.

17 commenti:

  1. Dipingevano dinosauri troppo 'mammaliani'.

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  2. A me non stupisce il fatto che la massa popolare sia rimasta 20 anni addietro sulla concezione dei dinosauri.. Purtroppo noto che è prassi comune, nel nostro paese soprattutto, manipolare e giocare con la crescita culturale della popolazione.. i governi e tutto l'apparato che gestisce la "cosa pubblica" lo fa spesso con estrema superficialità. La concezione "in differita" dei dinosauri è solo una piccola parte della questione, in realtà oggi la massa popolare è 20 anni addietro sulle nozioni scientifiche, tecnologiche, mediche più moderne che invece dovrebbero essere alla conoscenza di tutti.. Faccio, tra le centinaia possibili, solo un esempio del mio campo di attività.. oggi chiunque dei non addetti ai lavoro pensa che il biodiesel e il fotovoltaico siano ultramoderni mentre invece è tecnologia di 20 anni fa e oggi ci sono ben altri combustibili e progetti energetici. Per agganciarmi poi al discorso su Bakker e Paul, anche ciò è coerente con il mondo massmedializzato (male) in cui vive la massa popolare, dove prevalgono le belle parole ai fatti, viene dato spazio a programmi di cucina e non di scienza, chiunque dotato di parlantina può imporre le sue idee alla massa popolare, la quale con scuola, università ed educazione sempre più buttate giù, non può far altro che attendere il prossimo guru carismatico che le venderà i nuovi dogmi "scientificamente reali" :) ..Credo Andrea che secondo me gli strafamosi Bakker Paul e JP sono sono solo conseguenze e non cause della grande ignoranza in ambito scientifico del 90% delle persone..

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  3. Probabilmente Robert Bakker vedeva i dinosauri come super animali esaltandoli un po troppo, facendo spesso paragoni con quelli viventi.
    La maggior parte delle persone al quale piacciono i dinosauri, non amano molto le ipotesi ma seguono più volentieri le risposte concrete, al di la che siano veritiere o meno.

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  4. “Spero che almeno questa volta, io non riceva i soliti commenti fuori luogo a difesa di cose che qui non sono minimamente affrontate” (temo di non esserci riuscito)

    Infatti vado (quasi) of topic, parlando più della "Dinosaur renaissance" che di Bakker.
    Il mio intervento non vuole affatto essere quella difesa d'ufficio di Bakker da te paventata, né una polemica con il senso del tuo post, che in buona parte condivido.
    Comunque Bakker è un singolo individuo (che pubblicava anche articoli scientifici peer-review), membro di un gruppo, con grandi meriti nell'aver iniziato una rivoluzione di paradigmi paleontologici, anche se attraverso metodologie variamente contestabili (ma quali non lo sono?).

    Ciò che gli viene imputato è la pubblicazione di un libro, ed un paio di articoli, divulgativi, ben scritti, molto polemici, di grandissimo impatto mediatico (voluto). Queste pubblicazioni non sono scientifiche rispetto agli standard odierni della paleontologia, ma, ad esempio, rispettano gli standard di scientificità di molte scienze umane (che solo oggi, e solo in parte, stanno adeguandosi al peer-review).

    Aggiungerò che il mio mito dell'epoca non era neppure Bakker con il cappello da mandriano, ma John Ostrom, con il suo faccione rubicondo e sorridente. Molto più ortodosso metodologicamente.

    Va aggiunto che, come tutti i movimenti culturali che si rispettino, è ben difficile indicare quali ricercatori ne fanno parte e quali invece no (Ricqlés Armand, od Horner sono dentro o fuori dal gruppo?). Bakker fu uno dei mentori del movimento (definendolo direi quasi semioticamente), ed uno degli esponenti più estremisti, ma buona parte della sua generazione, in un modo o nell'altro (e spesso esclusivamente all'interno di "noiosi" dibatti scientifici) sostenne in toto o in parte paradigmi riconducibili al rinascimento.

    A mio avviso i punti cardine della dinosaur renassaince erano: far uscire i dinosauri erbivori dalle paludi in cui erano confinati, dimostrare che gli uccelli sono strettamente imparentati con i dinosauri, o/e ne fanno parte, dimostrare la monofilia di dinosauria, dimostrarne il sangue caldo e il metabolismo attivo, il comportamento gregario e la "superiorità" dei dinosauri rispetto ai mammiferi basali.

    (Valerio, continua)

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  5. Ovviamente non sarebbe vero affermare che tutti gli anni '70-'80 paleontologici sono all'insegna di questo movimento.
    Per esempio fu al di fuori di questo che si svilupparono, più o meno in contemporanea, almeno tre altri importanti dibattiti paleontologici: la rivoluzione apportata dalla riscoperta della cladistica sulla sistematica, la teoria degli equilibri punteggiati (versus il neo-darwinismo ortodosso) e il dibattito (geologico più che paleontologico) innescato dalla scoperta dell'iridio di Gubbio.
    Per non parlare della diffusione di pratiche multidisciplinari ed olistiche all'interno della paleontologia come in altre scienza.

    Ma gli studi istologici, la nuova attenzione all'iconologia, la riscoperta della biomeccanica furono tutte conseguenze (anche di reazione polemica alle tesi estremiste di Bakker) del rinascimento.

    Molte delle intuizioni degli esponenti di spicco di quella generazione sono state falsificate (per esempio la viviparità dei sauropodi, la bipedia di Stegosaurus, la caccia di gruppo, i branchi strutturati, il mito dell'unico super carnosauro gigante per epoca ecc...), ma erano il cuore del discorso?

    Non credo, anzi dei punti che ho indicato come centrali del movimento molti sono oggi ortodossia, oppure sono teorie su cui si dibatte senza più acrimonia. Sulla caccia di gruppo e le cure parentali sappiamo bene cosa pensi (e condivido, perché su quell'ipotesi tu non esprimi un pensiero personale, ma falsifichi delle ipotesi utilizzando i dati a nostra disposizione, aggiungo solo che altri scienziati, con i medesimi dati, giungono a conclusioni differenti e più Bakkeriane).

    Il rinascimento dei dinosauri va inserito non solo nel contesto culturale di fine anni '60 (come Leonardo Ambasciano ha fatto molto meglio di quanto potrei fare io), ma anche paragonato alla paleontologia dei dinosauri precedente. Che era molto speculativa, e talvolta anche meno scientifica e più ideologica di quanto non fosse quella del Bakker divulgatore (per non parlare di quella di Ostrom ricercatore), ed utilizzava metodologie che mi ricordano meno quelle delle scienze biologico-naturali che quelle storiche.

    Né possiamo considerare quella stagione del tutto conclusa, semplicemente evidenziandone gli errori dei "profeti"(talvolta madornali), visto che qualsiasi scienziato, dopo trent'anni di studi, avrà visto falsificare la maggior parte delle sue teorie.
    Sarebbe veramente stupido se di Galileo ricordassimo solo le teorie stampatale per spiegare le maree, forse varrebbe la pena parlare di lui per la definizione di metodo sperimentale.

    Inoltre molti dei punti su cui si concentrò la critica più forte verso il rinascimento sono ancora aperti.
    Per esempio lo studio della fisiologia dei dinosauri (insieme quanto mai vasto e variegato) è tutt'altro che una capitolo chiuso, endotermia, omeotermia, gigantotermia meseotermia, sono tutte ipotesi ancora sul piatto, anzi molte delle ipotesi degli anni '80 potrebbero tornare in auge grazie a nuove prove sperimentali, come dimostrano anche ricerche recenti (si veda ad esempio qui: http://saurian.blogspot.com/2011/08/return-of-warm-bloods.html).

    (Valerio, continua)

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  6. Ciò che forse ci divide di più è proprio il giudizio da dare ad un libro, scritto da un noto accademico (di Paul non parlo), senza peer-review. Non fraintendetemi, sono anche io convinto che il peer review abbia migliorato il livello medio delle pubblicazioni e sia uno strumento utile, per non dire indispensabile.

    Ma la letteratura scientifica non nasce (e non muore) nel peer-review (metodo molto criticato, tra l'altro anche da Thomas Kuhn).
    “Dinosaur Heresies” è un libro (tra l'altro scritto nel 1986, ed assente dalla mia biblioteca, quindi spero di ricordarmelo al meglio) che ben si colloca tra l'alta divulgazione scientifica e la sintesi teorica.Ed è “scientifico” sia paragonato al livello di scientificità che si richiede nelle scienze umane, sia rispetto a criteri in uso nella paleontologia di quella generazione o di quella immediatamente precedente.

    Oltre tutto, proponendo (o meglio riproponendo ciò che in altre pubblicazioni si iniziava a sostenere, e da più parti, dal 1969) una rivoluzione di paradigma, lo fece attraverso il tradizionale metodo del saggio polemico, aperto al grande pubblico. Esattamente lo stesso sistema che la scienza usa per questo scopo da “Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo”.

    Nelle scienze storiche non si procede diversamente, un libro “alla Bakker” rischia ovviamente la stroncatura in recensione e una risposta dello stesso tenore. Anzi questo è il sale del dibattito, e tutte le scienze sono innanzi tutto dibattito.

    L'errore forse non è nello scrivere scienza al di fuori del sistema del peer-review, o anche del sistema scientifico, ma nel lettore che accetta un approccio feticista ad un unico libro, elevandolo a verità. E, peggio ancora, santificando lo scrittore.

    Valerio (fine)

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  7. grande Ivan, è proprio quello il punto.
    i problemi della paleontologia (e quindi anche di ornitischi e saurischi) sono da vedersi fuori da essa, nella società. è la società che poi da la benzina alla paleontologia. quindi un bravo paleontologo fa BENE a occuparsi della cultura popolare, visto che la gente non ha più strumenti di analisi o critica.
    Cau fai benissimo a tirare sempre in ballo JP, perchè per il 99 % della gente i dinosauri sono JP.
    ed è giusto anche battere sul chiodo della comunità scientifica e di quella commerciale.
    comunque Ivan, la colpa è reciproca, perchè se da un lato la gente è ignorante e non ha capacità di critica (questa seconda cosa è più grave, perchè la capacità di critica spesso risolve l'ignoranza)dall'altro la commercialità dei dinosauri contribuisce a mantenerla ignorante. io credo che la maggior parte delle persone non capisca bene la differenza tra drago e dinosauro, forse nel secondo vede solo credenziali maggiori e una sorta di contemporaneità. e di chi è la colpa? della gente o di chi vende i dinosauri come draghi?
    bella questa tua frase:
    "Purtroppo noto che è prassi comune, nel nostro paese soprattutto, manipolare e giocare con la crescita culturale della popolazione."

    Troco

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  8. e con questa finisco di andare fuori tema.

    Troco

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  9. Ciao Troco effettivamente la commercializzazione dei dinosauri produce risultati nefasti.. Ricordo ancora che ad esempio l'anno scorso sbirciando su un sito che vende libri e DVD ho trovato un libro sui dinosauri con anno di pubblicazione 2009 che pero' in una pagina di anteprima sul sito conteneva una raffigurazione di un "brontosauro"! leggendo poi i commenti di gente che aveva comprato il libro ho scoperto che era un libro del 1970 spacciato come nuovo! I veri appassionati anche se non sono paleontologi non si fanno fregare ma la massa sull onda della moda si.. Purtroppo e' la massa che comanda il mercato e la massa o e' ingnorante di suo oppure viene resa ignorante.
    P.S. Complimenti per le tavole sui megaraptor.. Fantastiche

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  10. Ivan, non è colpa della massa, è la seconda che dici. La massa è disponibile a capire ed accettare, ama la novità, l'aggiornamento.
    Non è una questione di moda.
    Sono le case editrici in mano a chi l'editore non lo sa fare (parlo dell'Italia), o pensa solo a vendere anzichè divulgare correttamente.
    Sai che lotte con DeAgostini per fare dei prodotti aggiornati e moderni? Non ci sentono. Ti dicono che i disegni costano troppo e sfruttano i loro agghiaccianti archivi. Non vedono al di là del loro naso (spendi ora e hai un prodotto valido per una decina d'anni, sbaglio?), pensano al profitto immediato calcolato secondo logiche perverse.

    Davide Bonadonna

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  11. In the Lost World (JP II) c'è un personaggio palesemente ispirato a Bakker: Dr. Robert Burke; stesso cappello, barba lunga e modo colloquiale e gigionesco di descrivere i dinosauri in azione. Sia il modo in cui è stato caratterizzato il personaggio nel film, sia la fine che fa (finisce in bocca al t-rex scappando terrorizzato da un serpente) sembrano proprio una presa in giro del personaggio "reale"; l'impressione che mi da è che gli autori (regista? nel libro il personaggio non esiste) non abbiano una gran opinione di Burke/Bakker.

    Marco

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  12. Ciao Davide beh per quanto riguarda gli editori voi ne sapete sicuramente più di me.. quindi prendo atto. Peccato per la DeAgostini che non riesce a fare un piccolo sforzo di modernizzazione.. Comunque è certamente come dici tu: gli editori pensano ai profitti nel breve periodo.. etica zero. E per quanto riguarda l'etica Davide io penso che la massa abbia una sua colpa nel non esercitare il controllo dell'etica, dico in termini generali, sui prodotti che le vengono offerti (che possono essere film oppure libri oppure leggi del parlamento). Se questo controllo viene meno è più facile per i privati dare libero sfogo alla bramosia di denaro a cui segue la vendita di prodotti pessimi per massimizzare i guadagni. La massa non riesce a controllare l'etica perchè è disinformata o informata male.. cio credo che sia stato un macroscopico risultato della televisione e dei media commerciali. Per fortuna che c'è internet.. un vero toccasana. Immaginate se non c'era la rete: la gente avrebbe conosciuto i dinosauri solo tramite i vari JP!!

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  13. Cau ha parlato di Metodo in un suo commento ad un post precedente: non posso che essere d'accordo e qui cercherò di illustrare quello che mi pare di capire egli inteda come tale.

    Quando si fa una citazione, in qualunque contesto essa sia inserita, essa dev'essere il più possibile corretta: ad esempio, se citassi uno dei famosi pensieri di Blaise Pascal in un articolo a tema economico non potrei esimermi dall'essere preciso solo perchè non sto scrivendo di Filosofia del XVII secolo o di Giansenismo, diversamente chiunque potrebbe a ragione tacciarmi di ignoranza, approssimazione o faciloneria.
    In qualunque contesto io inserisca una citazione devo attenermi ad essa, non posso snaturarla per adattarla ad un articolo ironico o modellarla sulle aspettative di un eventuale pubblico di lettori di fumetti magari inserendo in essa un GULP, o un BANG per renderla più appetibile, sarebbe assurdo.

    Ora, allo stesso modo, credo che lo stesso metodo debba essere applicato anche ai dinosauri "citazionali" di Terra Nova; è vero che il contesto della serie televisiva è fantascientifico, ma Carnotaurus compare in essa come una citazione e come tale deve attenersi alla realtà dei fatti, non può essere modificato.
    Se quella citazione di Carnotaurus è corretta, ovvero se è corretta la sua raffigurazione, allora è legittimo chiamare l'essere così rappresentato Carnotaurus, ma se non lo è lo status di citazione viene meno ed anche l'animale rappresentato non deve essere chiamato Carnotaurus.

    Condivido il fastidio di Cau per questo persistente pressapochismo dei media nei confronti della Paleontologia, frutto molto spesso di un'ignoranza abissale di registi, produttori, divulgatori ed "esperti a vario titolo" sull'argomento.

    Spero di leggere altri post come questi ultimi.

    Andrea Ubayy

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  14. concordo in pieno sia con Davide, sia con Ivan,infatti avete tirato in ballo la società esterna.
    ora, una cosa: perchè la popolazine guarda con gran rispetto la matematica, la fisica, l'astrofisica, la genetica, un po meno l'archeologia e men che meno la paleontologia?
    perchè nel senso comune le prime servono a MIGLIORARE la nostra vita(e quasi sempre la peggiorano, per migliorare dovrebbero mutare il nostro dna di conseguenza, in modo da avere comportamenti coerenti con le novità, come se fossimo stati selezionati naturalmente, invece ci mantengono primitivi di 30000 anni).
    l'archeologia credo venga vista in modo medio, legata alla storia dell'arte e alla storia dei popoli, una sorta di disciplina da rispettare ma con moderazione.
    la paleontologia per lo più non è conosciuta come parola, e qualora lo fosse apparirebbe subito chiaro che non serve a niente. nessun utilizzo pratico. un fisico lavora per la nasa, un ingegnere calcolerà la resistenza delle paratie di un batiscafo che esplorerà la fossa delle marianne, un genetista farà in modo che mio figlio sia alto 1,85 biondo e figo!
    il paleontologo non farà nulla di tutto questo.
    al massimo qualche nuova specie di dinosauro per la collezione di mio figlio, che però una volta maturo, alto 1,85 cm, abbandonerà questo interesse e si darà al cinema.

    Troco

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  15. L'ignoranza dei mass media è mediamente abissale riguardo qualsiasi cosa, come è normalmente abissale l'ignoranza del pubblico a cui fa riferimento; se si vuole dell'informazione, anche storico-scientifica o umanistica di un certo livello ci si deve attivare personalmente per cercarne le fonti, che tra l'altro fortunatamente non mancano. Pretendere etica, e soprattutto un'etica paleontologica, da gente unicamente dominata dalla logica del profitto è purtroppo impensabile. Mi accorgo che un discorso del genere porterebbe lontano e comporterebbe una critica strutturale all'intero edificio della comunicazione di massa e delle ragioni ultime del suo esistere, che come già abbiamo intuito, sono il più lontano possibile dalla diffusione di una vera conoscenza e consapevolezza nel pubblico a cui essa si rivolge, il che esula, anche se non del tutto, dall'intento di questo post.
    Comunque, mi ripeto, è molto importante se non fondamentale, anche in Paleontologia, potersi avvalere di un metodo per smascherare ogni sorta di menzogna o manipolazione mediatica spacciata per conoscenza. Per questo motivo apprezzo il dibattito, che su questo tema, ormai caratterizza felicemente questo blog.

    Andrea Ubayy

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  16. io però ci tenevo a sottolineare le difficoltà peculiari che ha la paleontologia a essere considerata "alla pari delle altre".
    se io dico in giro che faccio l'artista, o il pittore, la gente mi guarda con rispetto.
    se dico che faccio il paleoartista (spiegando cos'è) gli vien da sorridere. l'unico modo per non farli sorridere è dire che mi occupo anche di vegetali fossili, di ambienti, che collaboro con musei etc. ma se devo dire la verità, e cioè che per lo più dipingo dinosauri, perdo immediatamente ogni rispetto.
    è assurdo: fare un lavoro che sia artistico e scientifico allo stesso tempo, dovrebbe meritare il doppio della lode e invece ne riceve meno di metà. vai invece a una tipica mostra d'arte contemporanea, vedrai CAGATE IMMANI nè artistiche nè scientifiche eppure nessuno si vergogna nè di produrle nè di guardarle.
    io dico che ne dovrà passare ancora molta di acqua sotto i ponti.

    Troco.

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  17. Penso anche io che dovrà passare molta acqua sotto i ponti prima che paleontologia e paleoarte abbiano il giusto rispetto tra i profani. Il problema è come tutti abbiamo rilevato l'informazione; soprattutto in Italia per tradizione si sono sempre privilegiate le materie umanistiche a quelle scientifiche. Penso però che la rotta si stia invertendo grazie davvero ad internet!! Se dovevamo aspettare la scuola o la tv invece erano guai

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