Fece scalpore, circa 10-11 anni fa, la pubblicazione di uno studio preliminare su un esemplare molto ben conservato del neornithischio Theshelosaurus, dal Cretacico terminale degli USA (Fisher et al. 2000). Lo studio, servendosi di tomografia assiale computerizzata (TAC), sostenne che una struttura globulare ricca di minerali ferrosi, presente all'interno della cavità toracica del Theshelosaurus, fosse il cuore fossilizzato, e che fossero riconoscibili al suo interno dettagli morfologici quali le 4 cavità atrioventricolari, come nel cuore degli uccelli. In seguito, Rowe et al. (2001) hanno proposto che il presunto "cuore" fosse in realtà una concrezione di natura puramente geologica, derivante dai processi di sedimentazione che riempirono la carcassa, senza alcuna origine biologica.
Un nuovo studio, pubblicato in questi giorni, ha riaperto la questione, servendosi di tecnologie di indagine non esistenti dieci anni fa.
