21 dicembre 2012

Cervello di Therizinosauro!

Oggi è la data farlocca che tutti attendevano da tanto tempo per confermare la propria creduloneria. Secondo alcuni, oggi sarebbe dovuta avvenire la (trentesima?) fine del mondo. Altri, più modestamente, si aspettavano una apocalisse di zombie. Gli zombie, si sa, amano mangiare il cervello dei vivi. I paleontologi, si sa, amano studiare i cervelli dei fossili.
E cos'è più gustoso del cervello di un dinosauro? Anzi, il calco endocranico, per essere corretti.
Lautenschlager et al. (2012) hanno analizzato tramite metodi radiometrici non invasivi la struttura interna dei neurocrani meglio conservati appartenenti a Therizinosauria. I taxa analizzati sono Erlikosaurus* (il cui cranio olotipico è attualmente uno dei meglio conservati tra i maniraptori basali), un neurocranio parziale di Nothronychus mckinleyi e due neurocrani parziali di Falcarius.
Ricordo al lettore distratto che le impronte endocraniche non corrispondono necessariamente alla impronta del cervello, dato che all'interno della cavità endocranica alloggiavano anche tessuti connettivi e di protezione del cervello stesso. Qualora sulla superficie interna delle ossa che formano la cavità cranica siano presenti le impronte dei vasi sanguigni e delle anse cerebrali, allora si più ragionevolmente parlare, almeno per quella parte della cavità, di una genuina impronta del cervello.
Le analisi di Lautenschlager et al. (2012) hanno permesso di identificare i principali nervi cranici, la posizione, forma ed inclinazione dell'orecchio interno, e stimare la proporzione delle varie aree cerebrali. Alcuni di questi dettagli sono utili per Megamatrice, e difatti ho potuto aggiornare alcune codifiche per questi tre taxa nella mia analisi.
Il risultato delle analisi mostra una morfologia consistente con ciò che ci aspetteremmo da una cavità endocranica per un maniraptoro basale. Si osserva una discreta espansione del telencefalo, associata alla presenza di un bulbo olfattorio importante, che implica un ruolo significativo dell'olfatto in questi animali. La stuttura dell'orecchio interno è compatibile con la ricezione di frequenze medio-basse. La regione oculare non risulta particolarmente prominente. 
Questo mix di caratteri induce gli autori a considerare Erlikosaurus (l'esemplare più completo) e di conseguenza probabilmente anche gli altri therizinosauri, come animali prettamente diurni, con un olfatto ed udito ben sviluppati. Va detto che queste interpretazioni sono - ovviamente, date le informazioni disponibili - piuttosto generiche e non possono spingersi più in là di mere categorizzazioni qualitative. Aldilà di queste conclusioni, lo studio di Lautenschlager et al. (2012) è pregevole sul piano anatomico-morfologico, che poi è quello che interessa maggiormente gli zombie come me...


*C'è una diatriba sul nome "Erlikosaurus", se sia quello corretto o se invece sia "Erlicosaurus". In questo post uso il termine usato da Lautenschlageret al. (2012).

Bibliografia:
Lautenschlager S, Rayfield EJ, Altangerel P, Zanno LE, Witmer LM (2012) The Endocranial Anatomy of Therizinosauria and Its Implications for Sensory and Cognitive Function. PLoS ONE 7(12): e52289. doi:10.1371/journal.pone.0052289

1 commento:

  1. Davvero molto interessante questo articolo...grazie della segnalazione!
    Jacopo

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