28 ottobre 2011

I theropodi e il Darwinismo

I theropodi supportano il darwinismo? Secondo Ernst Mayr (1904-2005), il Darwinismo non è una teoria unica, ma un corpus integrato di 5 teorie. Vediamo se esse hanno un sostegno nei theropodi.

1- L'evoluzione è un fatto: il cambiamento nel tempo delle specie.
La distribuzione stratigrafica dei theropodi mostra che essi cambiarono come specie e come faune nel tempo. Non esiste una specie di Theropode che compare nel Triassico e persiste fino al Cretacico. Ciò conferma il concetto darwiniano che le specie non sono immutabili né eterne.

2- La discendenza comune: le forme di vita sono imparentate e condividono antenati comuni.
Non sarebbe possibile una filogenesi dei theropodi se non fosse evidente che essi sono classificabili in gruppi gerarchizzati tra loro basati sulla condivisione di caratteristiche la cui unica spiegazione scientifica è che siano ereditate da antenati comuni preesistenti.

3- La moltiplicazione delle specie: le specie generano altre specie.
Il numero delle specie note di Theropodi aumenta progressivamente dal Triassico Superiore al Cretacico Superiore. Ciò conferma che le specie si moltiplicano nel tempo.

4- Il gradualismo: le transizioni evolutive avvengono in modo graduale e non a balzi.
Sebbene la documentazione fossile dei vertebrati raramente mostri il gradualismo dell'evoluzione, è interessante notare che le forme con morfologie più "estreme" non compaiano nel Triassico, ma solo in seguito. I taxa più "aberranti" (Carnotaurini, Therizinosauridi, Tyrannosauridi, Oviraptoridi, Megaraptori, ecc...) sono noti "tardi", nel Cretacico Superiore: ciò supporta la nozione che l'evoluzione di forme "estreme" sia graduale e non avvenga in modo improvviso.

5- La selezione naturale: il successo differenziale all'interno delle popolazioni è il motore del cambiamento evolutivo.
Qualcuno potrebbe farmi notare che non è possibile osservare in azione la selezione naturale nei theropodi mesozoici. Io gli risponderei che i fringuelli delle Galapagos sono theropodi.

5 commenti:

  1. Direi che la paleontologia in generale supporta il darwinismo, anzi penso sia proprio grazie ai fossili se la teoria dell'evoluzione è stata accettata in pieno dalla maggior parte degli scienziati. E comunque (riguardo al punto 5) io risponderei che le regole naturali in vigore oggi sono sempre valse da quando esiste la vita. Senza contare che in ogni caso gli effetti della selezione naturale si vedono in un arco di tempo tale che noi non li possiamo vedere.
    Simone

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  2. As much as I agree that evolution is true and mostly works through natural selection (and hate religion), I must disagree with most of your points.

    2. Given a sample of different objects, phylogenetic analysis will find some best fit hierarchy in them, and make some cladogram most parsimonious. The only exception would be if all differences were exactly randomly distributed, which would be unlikely given there were any other goals to creation.

    3. There are groups which show a decrease in number of species through time, so if these aren't evidence against evolution (and they aren't), then groups which show increasing diversity can't be evidence for evolution.

    4. Extreme morphologies also happen earlier. Look at Limusaurus, for instance.

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  3. Mickey,

    The pattern of morphological distribution among theropods is far from random, and this was true even before the use of phylogenetic analyses: only common descent explains that.
    The number of known species in the Campanian is greater than in the Norian, so this is evidence that the number of species wan't stabile nor decreased, regardless of subclades story.
    Limusaurus is Oxfordian, at least 60 MYr after the first theropods. For me, 60 Myr is a lot of time. I mentioned the Late Cretaceous forms only because they further support that concept.

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  4. Ho notato che negli ultimi anni il dibattito in ambito evoluzionistico risente della scoperta di nuovi fattori evolutivi in base ai quali, secondo alcuni studiosi, sarebbe necessaria la formulazione di una sintesi estesa della teoria dell' evoluzione, ampliamento dell' attuale sintesi moderna. Non posso però fare a meno di notare, pur nella mia veste di profano e semplice appassionato, come queste novità, prima fra tutte l'epigenetica, vengano spesso strumentalizzate da un giornalismo scientifico di dubbia validità in modo da suggerire che il darwinismo sia in qualche modo malato, che il ruolo delle mutazioni casuali accompagnate da selezione naturale non casuale vada ridimensionato in virtù dell' influenza dei cambiamenti epigenetici. Talvolta questo atteggiamento è correlato alla sostanziale negazione della contingenza che caratterizza il divenire evolutivo, all' opposizione alla visione dell' evoluzione stessa come "orologiaio cieco" per citare la fortunata espressione del biologo inglese Richard Dawkins, fino ad arrivare addirittura all' inferenza di un progetto insito nella storia della vita. Inutile dire che queste strumentalizzazioni mi sembrano degne di quel revival creazionista chiamato Intelligent Design. Quanto alla questione dell' epigenetica, attualmente non mi pare avere una importanza tale da imporre un cambiamento nel paradigma darwiniano, che ha dimostrato a più riprese di avere un potere esplicativo enorme, né tantomeno di innescare la "rivoluzione" che quel giornalismo a mio avviso di bassa lega si propone di pubblicizzare (vedi ad esempio http://whyevolutionistrue.wordpress.com/2011/08/21/is-epigenetics-a-revolution-in-evolution/) e ritengo che, se proprio una nuova teoria sarà formulata nei prossimi anni, essa avrà sempre come suo nucleo il darwinismo. Ma questi sono i pensieri di un semplice profano.

    Tu cosa ne pensi?

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  5. Concordo. Il corpo del darwinismo può subire variazioni nei confini e nelle aree di applicazione e validità, ma non vedo all'orizzonte rivoluzioni sostanziali.

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