08 aprile 2010

Jurassic Park / Billy e il Clonesauro: Guida Paleontologica ad una visione consapevole- Ultima Parte: In difesa di Levine

A cosa serve l'anatomia comparata quando hai 5 tonnellate di theropode di fronte?

"It can be said that the creatures in this film transcend any visible signs of special effects and seem to walk the earth, but the same realism isn't brought to the human characters, who are bound by plot conventions and action formulas. 
Caro Roger, premessa sbagliata, conclusioni giuste...
In questa ultima parte della serie su Billy e il Clonesauro, ironico alter ego di Jurassic Park, non parlerò della concezione paleontologica dei dinosauri diffusa dalla fortunata creazione del duo Crichton-Spielberg, bensì, di paleontologi. Il post di oggi sarà quindi una divagazione rispetto ai temi classici di questo blog, anche se non del tutto fuori luogo. Ovvero, quale concezione della figura del paleontologo è stata divulgata? Al pari dei dinosauri mostrati nel film, anche i paleontologi protagonisti delle due opere narrative e cinematografiche (escludo il terzo film, che non ha una fondazione su scritti di Crichton) non sono "creati a caso", ma sono, al contrario, una chiara costruzione mediatica, e, se vogliamo essere onesti, una triste caricatura del reale. Come sempre, nessuno qui sta dicendo che le opere cinematografiche debbano essere lette come trattati scientifici o sociologici, ma è anche vero che molte rappresentazioni del cinema trasmettono un modello e distorcono la realtà, diffondendo immagini fittizie e semplicistiche, e quindi devono essere analizzate con occhio critico, se non altro per il piacere di conoscere ed approfondire temi interessanti.  
Se cito "il paleontologo della saga di Jurassic Park", tutti hanno in mente un ben preciso personaggio, quello di Alan Grant. Tuttavia, esso non è l'unico paleontologo presente nelle vicende, ed è interessante confrontare come i paleontologi narrativi di Crichton siano stati modificati nelle versioni cinematografiche di Spielberg. Non parlerò delle caratterizzazioni dei personaggi in sé, ma dell'immagine della paleontologia che essi, più o meno palesemente, esemplificano.
Il personaggio di Grant nel romanzo e nel film è molto semplice: esso è una sorta di "Indiana Jones" ibridato con J. Horner e R. Bakker (guardacaso, due tra i principali consulenti scientifici e ispiratori delle ricostruzioni discusse in questi post). Ciò non è una mia bizzarra invenzione, ma un'interpretazione condivisa e ampiamente citata. Come tutte le caricature, Grant esprime solo una facciata della paleontologia, e, temo, ha anche diffuso una visione distorta dei paleontologi, compresa una visione semplificata e deformata dello stesso Horner da cui la caratterizzazione di Grant è stata tratta in molti dettagli. Il paleontologo "alla Grant" è infatti descritto nella sua prima apparizione nel romanzo di Crichton come "un quarantenne barbuto dal petto poderoso". Notare che, già nell'aspetto, è esaltata più la sua componente fisica ed attiva, più che quella intellettiva (che, a voler essere onesti, dovrebbe essere la base della mente paleontologica). Inoltre, esso è descritto come avente "la cattedra di paleontologia all'università di Denver (dove ha lavorato a lungo Bakker)" ma studia nel Montana (esattamente nelle zone di studio di Horner). Interessante questa affermazione del pensiero del personaggio di Grant: 

"si considerava un "lavoratore sul campo", e sapeva che tutte le ricerche significative nella paleontologia venivano svolte direttamente nei siti. Grant non amava gli accademici, i curatori di musei e quelli che lui definiva "i cacciatori di dinosauri intorno ad un tavolino di tè"". 

Questa immagine di Grant persiste, seppur leggermente modificata in alcuni dettagli, nel suo omonimo del film. Ora, è evidente che Grant è una caricature inesistente nella realtà. Un paleontologo che pensasse veramente che "tutte le ricerche significative nella paleontologia venivano svolte direttamente nei siti" è a dir poco un ignorante in materia. Anche gli scavatori più estremi sanno che buona parte delle scoperte significative su un fossile si effettuano in laboratorio, dopo che il fossile è stato preparato, ricomposto, assemblato e analizzato nel dettaglio, e confrontato con reperti già noti. Anche se io sono tra i più appassionati fan del personaggio burbero e distaccato di Grant che vediamo nel film, è incontestabile che, come paleontologo, appaia piuttosto scarso. In effetti, chi conosce dei paleontologi reali fa un po' fatica a capire cosa ci sia di paleontologico nel personaggio di Grant. Grant appare sopratutto un rude americano del West, amante della vita all'aperto, pratico e taciturno. La sua connotazione "etnica" prevale su quella intellettiva. Inoltre, ed è questo l'aspetto più interessante, egli trasmette un'immagine molto accattivante ma scorretta del paleontologo, visto solamente come uno che ama  la libertà, gli spazi aperti dove scavare ed estrarre ossa fossili, ma poco propenso, poi, a studiare quelle stesse ossa. Se tutti i paleontologi fossero come Grant, verrebbe da chiedere, che fine farebbero tutte quelle ossa una volta scavate? 
Ovviamente, se l'obiettivo di opere letterarie e cinematografiche è quella di attirare più pubblico possibile, è inevitabile creare un personaggio accattivante con cui immedesimarsi. Un paleontologo avventuroso e macho è sicuramente più interessante di un paleontologo reale, che, per dare al pubblico un nuovo dinosauro, deve trascorrere molte settimane chino in laboratorio ad analizzare rocce, per poi tradurre tutto in un noiosissimo articolo scientifico. Questo, ovviamente, non interesserebbe nessuno. Eppure, questo secondo lato della paleontologia è fondamentale esattamente come la stupenda fase dello scavo. Come mi ha recentemente detto un amico, grande scavatore, che ha diretto 3 scavi (più un altro in parte) di dinosauri nel Montana: a cosa serve scavare se poi non c'è nessuno a cui mandare le ossa da studiare?
Nella seconda opera di Crichton è presente l'alter ego paleontologico di Grant, un personaggio che, anch'esso stereotipato e caricaturale, denota comunque una netta distinzione del protagonista del primo romanzo. Penso che la sua omissione dal secondo film sia una precisa scelta e non sia casuale. Inoltre, in questa scelta per il secondo film, si denota una caduta nei contenuti rispetto al primo episodio. Infatti, penso che la scelta di Crichton di creare un nuovo paleontologo nel secondo romanzo, opposto come caratteristiche a Grant, sia stata una mossa intelligente, e lungimirante, se si vuole analizzare i due romanzi in funzione dei tempi in cui sono stati creati. I film, essendo spesso delle banalizzazioni dei contenuti dei romanzi da cui sono tratti, tendono inevitabilmente a perdere queste interessanti sottigliezze. Mentre il protagonista del primo libro (scritto alla fine degli anni '80) risentiva della "rivoluzione bakkeriana" e pretendeva un aspetto vagamente rivoluzionario (rude barbuto che vive all'aperto e si oppone all'establishment), il paleontologo del secondo libro (scritto a metà degli anni '90) rappresenta la nuova generazione paleontologica, quella successiva a Horner e Bakker. Il paleontologo del Il Mondo Perduto, Richard Levine, è chiaramente antitetico a Grant, ed è più giovane di una generazione. Esso è descritto come un uomo sulla trentina, "giovane, bruno e sottile, con modi pignoleschi". Egli "godeva di un'antipatia quasi generale perché aveva fama di essere pomposo ed arrogante". Levine appare come un dettagliato anatomista dei vertebrati, dalla mente fotografica, amante dei dettagli, la lingua tagliente, arrogante e noto per il manifesto piacere a rilevare gli errori altrui. Egli è 

"appassionato ai particolari, un catalogatore della vita animale, e amava sopratutto esaminare le raccolte nei musei, riclassificare le specie, risistemare gli scheletri messi in mostra"

Non nego di provare molta simpatia per il personaggio di Levine, e non solo perché sono anch'io un trentenne bruno e sottile, dai modi arroganti, amante dei dettagli e fissato con l'anatomia dei vertebrati (e mi diverto ad esaminare le raccolte nei musei)...
Effettivamente, il personaggio del giovane paleontologo, è una lungimirante ed azzeccata caricatura della nuova generazione paleontologica, quella che ha, negli ultimi 15 anni riscritto molta della palentologia dei dinosauri, comprese anche determinate concezioni di quelli della "generazione di Grant", grazie anche alle nuove tecnologie di indagine, all'avvento di computer sempre più potenti, in grado di elaborare sistemi di dati sempre più complessi, ma, sopratutto, decisa a trasformare la paleontologia da "scienza di serie B" farcita di opinioni, concetti fumosi e categorie obsolete, in un sistema coerente di elaborazione di dati oggettivi, basato su metodi ripetibili e sulla consapevolezza dei propri limiti e obiettivi, una paleontologia che, se siete lettori fissi di questo blog, avete incontrato molto spesso (e spero abbiate apprezzato). Insomma, Crichton è stato il primo a tradurre la nuova paleontologia dei dinosauri, quella che ha reso possibile le straordinarie scoperte dell'ultimo decennio, fondata su una rigorosa concezione filogenetica, nuove tecniche di analisi ed indagine, e strumenti informatici avanzati, in un personaggio di un romanzo.
Peccato che questo interessante personaggio creato da Crichton, così intelligenetemente dipinto sulla generazione di nuovi paleontologi che allora stava emergendo, sia stato completamente eliminato dal secondo film, per dare spazio a personaggi meno articolati e più banali. Evidentemente, lo stereotipo del paleontologo "solo-scavatore" è duro a morire, almeno per il pubblico, che, volente o nolente,  riceve solo un lato della complessa geometria del paleontologo. 
A sancire questa differenza dal romanzo da cui è tratto, il secondo film ci mostra sì un nuovo paleontologo (dal nome indicativo di Robert Burke), ma paradossalmente, una palese caricatura del Robert Bakker dei tempi d'oro, il quale però, oltre ad essere "uno dei cattivi" fa anche una pessima morte, quasi a rimarcare l'impossibilità che un paleontologo non conforme con l'ortodossia "Grantiana" possa sopravvivere nel mondo fittizio del cinema. Oppure, viene presentata una "versione femminile" dello stesso Grant, quella Sarah Harding, che, in ossequio al "politicamente corretto" in voga a metà anni '90, doveva estendere al gentil sesso lo stereotipo avventuroso e pratico del paleontologo anni '80.
   Fine 

8 commenti:

  1. Geomythologica featuring Theropoda (o viceversa): "Jurassic Park and First Nations Folklore - Ovvero Billy e il clonesauro ultima parte bis...", su "Geomythologica":
    http://geomythology.blogspot.com/2010/04/jurassic-park-and-first-nations.html
    Lo so, è una spregevole pubblicità su un sito altrui, ma sono certo che il mio post (piccolo contributo alla tua serie) risulterà interessante per tanti (o per tutti)...

    P.S.: il post conclusivo è ottimo. A quando un post sull'identificazione della metà posteriore di un _Procompsognathus sp._ come _Basiliscus amoratus_ fatta dal dottor Martin Gutierrez all'inizio del primo romanzo? (se non ricordo male Gutierrez non conosceva Levine?!? Correggetemi se sbaglio!) ;-)

    Leo

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  2. Nel secondo libro è scritto che Gutierrez e Levine si conoscevano dai tempi dell'università.
    Onestamente, scambiare una gamba di coelophysoide (Procomposognathus) per un Basiliscus sarebbe quasi impossibile per un vero zoologo...

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  3. E se invece Grant e Lavine rappresentassero due "archetipi" di paleontologi che, sia pure influenzati da Bakker e co., si rifanno al mito paelontologico americano della "guerra delle ossa".

    Lavine in particolare, egomaniaco, spocchioso e arrogante con i colleghi, persino vagamente benestante (ma Il mondo perduto l'ho letto tanto tempo fa, magari ricordo male) sembrerebbe un pò un un Othniel C. Marsh o un Edward D. Cope.
    Mentre Grant, così "scavatore", selvaggio e vecchio west, più che alla generazione di Horner e Bakker ricorda Brown, la famiglia Sternberg o addirittura un avventuroso R. C. Andrews.
    dopo tutto la guerra delle ossa e il periodo immediatamente successivo (oltre che le spedizioni in Asia centrale degli anni '20) hanno un peso enorme nella divulgazione della storia della paleontologia dei dinosauri, e i loro protagonisti diventano gli archetipi del paleontologo.

    Inoltre i palontologi di JP sono di più, c'è anche Ellie Sattler, una paleobotanica su cui ci sarebbe molto da dire (ora non so, magari aver scelto per lei un ruolo di paleobotanica è un po'maschilista non trovate? noi maschi discutiamo di dinosauri, tu occupati dei fiori...).

    Certamente per un libro o per un film d'azione un pleo-nerd alla Sheldon Cooper, per quanto possa risultare realistico, non funzionerebbe. Bakker con il suo fare da profeta, o oggi Paul Sereno hanno il fisic du role. Ma l'ideale cui ci si ispira è lo scenziato avventuriero (cappello da Indy compreso), il guerriero-saggio.

    Erodoto

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  4. Addirittura GRANDE scavatore!Sono lusingato! :)
    Mica lo intendevi nel senso di grosso?

    Alessandro

    P.S.:per la cronaca,gli scavi diretti son stati 3 e 1/2 (1 rex,1 Trike e due Duck-Bill,di cui in uno son subentrato a metà)!

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  5. "Grande" nel senso che hai la mia massima stima!
    Aggiorno il testo con il numero degli scavi, ero aggiornato solo all'Edmontosaurus. :-)

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  6. Quello è stato il mio primo scavo da caposquadra effettivo,prima (2008),senza avere questo "titolo" ho diretto due scavi in situazione d'emergenza,per così dire (erano stati scoperti tardi e dovevano essere chiusi,ma non c'erano capigruppo liberi).L'altro Edmo l'ho diretto dopo aver chiuso il famoso "Ducky Tail",l'estate scorsa:gli ultimi 15 giorni li ho passati lì (ma Ducky Tail è stato moooolto più complesso!).

    Quest'anno mi mancheranno quelle vecchie ossa...

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  7. Innanzitutto complimenti per questi bellissimi post, io sono l'esempio classico di tutti i suoi dubbi sull'interpretazione paleontologica dei romanzi e poi dei film di Jurassik Park. Insomma non mi era mai venuto nemmeno in mente che un brachiosauro non masticasse..
    Più che altro perché, avendo avuto modo di studiare la teoria del caos, il personaggio di Ian Malcom non fa errori troppo mascroscopici (anche se il personaggio è perlomeno fantasioso rispetto alle attività di un vero matematico) e pensavo che Crichton avesse avuto la stessa premura verso la paleontologia. Mi sbagliavo.

    Un solo appunto su "Il mondo perduto" il personaggio di Levine è sì, come ha ben spiegato, l'alter ego di Grant ma anche e sopratutto, per necessità narrative l'alter ego di Malcom, come Crichton spiega bene:
    -Levine: "Dio è nei particolari", Malcom:"Parla del tuo Dio, il mio è nel procedimento"-
    Per far avere al lettore due differenti percorsi per arrivare a conclusioni concordate.
    Comunque il film "Jurassik Park II, il mondo perduto" Non ha niente a che vedere con il romanzo, non solo nel personaggio di Levine ma nella storia stessa.

    Comunque ancora complimenti e mille grazie per questi post.

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  8. Grazie per i complimenti.
    Una sola nota: non ho parlato di Malcolm (e della sua opposizione a Levine) perché non rientra nel tema specifico del post, che focalizza sui paleontologi del romanzo/film.

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