08 aprile 2009

Saurophaganax, il genericometro di Holtz e le grazie della filogenesi

Maledetto il giorno in cui Linneo inventò la nomenclatura binomia!

Perché dobbiamo trascinarci ancora questo inutile fardello, dopo più di due secoli? Le colpe dei padri non dovrebbero abbattersi solamente su sette generazioni di discendenti? Se pensate che sono diventato pazzo, vi suggerisco di leggere il resto del post, prima di chiamare la neuro...

Come spero saprete, i nomi scientifici delle specie biologiche sono un binomio di due parole: il nome generico ed il nome specifico. Sebbene lo scopo del binomio sia definire una specie, il nome specifico da solo non ha significato, e ciò per colpa della stravagante decisione di Linneo, fondatore della moderna tassonomia scientifica, di attaccare al nome specifico quello generico. Ora, se ogni nome specifico fosse associato ad un suo particolare nome generico, non ci sarebbero problemi. Purtroppo, non è così: più nomi specifici possono avere lo stesso nome generico. “Ovvio!”, direte voi, “le specie dello stesso genere hanno lo stesso nome generico”. Ciò sarebbe indolore, se non fossimo costretti ad associare alle specie sempre un nome generico. E qui iniziano i guai. La specie è l’unità tassonomica reale universalmente riconosciuta: le specie biologiche hanno limiti naturali dati dalla reciproca incapacità dei membri di due specie diverse di incrociarsi reciprocamente. Le specie quindi sono effettive categorie di individui, e meritano una denominazione che le distingua. Ed il genere, quel dannato nome che è sempre attaccato alla specie? Anche esso è un’entità reale? Sì e no. Ovvero, in quanto clade monofiletico, un genere, ovvero un insieme di specie imparentate tra loro più che con qualsiasi altra specie, è un entità storica reale, il prodotto di una storia evolutiva. Tuttavia, a differenza della specie, un genere non è definito da limiti naturali. Il genere, da questo punto di vista, è un’insieme stabilito arbitrariamente, esattamente come le famiglie, gli ordini e tutte le altre categorie superiori linneane. Un genere non è definibile oggettivamente. Nessuno può dimostrare che la decisione di unire Equus caballus e Equus asinus nello stesso genere è corretta mentre sarebbe sbagliato separare Equus caballus da un ipotetico Asinus asinus: sono scelte arbitrarie, equalmente valide. In effetti, tutto questo problema è un falso problema, nato per colpa della decisione di Linneo di ancorare le specie ad un doppio nome Genere+specie.

In paleontologia, il problema si complica per il fatto che non possiamo dimostrare che due individui appartengano alla stessa specie biologica, in quanto non possiamo dimostrare che i due individui, in vita, erano potenzialmente in grado di incrociarsi generando prole fertile. In paleontologia si segue la prassi di stabilire le specie sulla base delle differenze morfologiche: se due animali sono distinguibili sulla base di tratti anatomici che negli animali attuali sono generalmente dovuti all’appartenenza a specie distinte, allora li attribuiamo a due specie distinte. Ed il genere? Qual’è il confine morfologico tra due generi? La risposta più sensata che mi viene in mente è che questa domanda non ha alcun significato reale. Dato che, come ho detto sopra, un genere è un puro artificio imposto dalle regole linneane, non ha senso dilungarsi nel dimostrare che due specie sono o no membri dello stesso genere. In particolare, nei dinosauri, dato che spesso abbiamo a che fare con specie separate le une dalle altre da molti milioni di anni di vuoto nella documentazione fossile, si potrebbe semplicemente sorvolare il problema e chiamare ciascuna nuova specie con un proprio nome generico. Eppure, a volte, nei dinosauri, spesso in altri tipi di fossili, accade che si rinvengano specie vissute in momenti quasi contemporanei (dal punto di vista geologico) e sufficientemente simili da poter essere incluse nello stesso genere. Quindi, come si risolvono questi casi? Ancora una volta, non ha senso perdere tempo in questi (falsi) problemi, frutti degenerati dell'obsoleta nomenclatura di Linneo. Infatti, la questione non è oggettiva, ma puramente soggettiva. Esiste, nella mente di ogni ricercatore, un criterio, battezzato da T. Holtz “genericometro”, che stabilisce, in maniera soggettiva, il limite oltre il quale due specie vengono incluse nello stesso genere oppure sono distinte in due generi. Alcuni studiosi hanno un genericometro tarato all’ingrosso, e tendono a collocare molte specie nello stesso genere; altri hanno un genericometro tarato sulla grana fine, e tendono a separare quelle stesse specie in generi distinti. Il problema, come ho detto, è fittizio e superfluo: le specie sono importanti, e meritano di essere istituite ogni volta che sia possibile, mentre la questione se più specie siano o no membri dello stesso genere è puramente soggettiva e contingente. Ad esempio, io sono favorevole a eliminare Suchomimus tenerensis per collocarlo in Baryonyx, creando la specie Baryonyx tenerensis, ma ciò probabilmente perché non mi pare di riscontrare una differenza marcata nella morfologia e cronologia delle due specie: al tempo stesso, se la comunità scientifica riterrà valida la separazione tra Baryonyx e Suchomimus, io non avrò alcun problema ad accettarla. L’importante è capirsi usando un linguaggio il meno ambiguo e fuorviante possibile: i nomi dei generi sono strumenti comunicativi, non bandiere da difendere all’ultimo sangue.

Ci sono tuttavia dei casi in cui è possibile stabilire oggettivamente se una specie sia da includere in un genere pre-esistente oppure debba essere istituito un genere nuovo per lei.

Nel precedente post ho parlato di Epanterias. Riassumendo, dato che i pochi resti di Epanterias amplexus non hanno alcun carattere che li distinguano da quelli di Allosaurus fragilis, attualmente non esiste alcuna ragione per istituire il genere Epanterias, il quale è quindi solo un sinonimo di Allosaurus, attribuito ad un esemplare molto maturo di quel genere. Epanterias non è il solo nome di carnosauro "gigante" della Formazione Morrison che è spesso citato come sinonimo di Allosaurus: un altro genere è Saurophaganax.

Al contrario del frammentario Epanterias, i dati sembrano convalidare l’idea che Saurophaganax maximus Chure (1995) sia una specie distinta da Allosaurus fragilis: la presenza nelle vertebre pettorali di Saurophaganax di una coppia di lamine ossee, dette paraspinali, un carattere esistente solo in questo theropode, dimostra che è una specie distinta da tutte le altre, e che non può essere considerata un sinonimo di Allosaurus fragilis (nel quale non sono presenti le lamine paraspinali pettorali). Anche altri caratteri a livello di vertebre e arto posteriore, non riconducibili a variabilità intraspecifica, evidenziano la distinzione da Allosaurus fragilis. Ed il genere? Perché non potrebbe essere chiamato semplicemente Allosaurus maximus? Che bisogno ci sarebbe di istituire anche un nuovo genere, distinto da Allosaurus? In effetti, se risultasse che Saurophaganax maximus è il theropode attualmente noto più strettamente imparentato con Allosaurus fragilis, sarebbe ugualmente valido chiamarlo Allosaurus maximus. Le due opzioni (stesso genere vs. due generi) sarebbero puramente soggettive, dovute alla taratura del vostro genericometro. Ricordate l’esempio di prima con Equus caballus e Equus asinus? Separare caballus e asinus a livello di generi è un atto puramente soggettivo, dato che essi sono comunque strettamente imparentati tra loro più che con qualsiasi altro animale. Ma siamo così sicuri che Saurophaganax sia un parente stretto di Allosaurus? Se invece risultasse che esso è più prossimo filogeneticamente ad altri theropodi, allora non avrebbe più senso collocarlo nel genere Allosaurus. In effetti, Megamatrice avvalora questo secondo scenario: la maggioranza delle mie ultime analisi indica che Saurophaganax è una forma molto basale della linea carcharodontosauridae, e quindi non inseribile nel genere Allosaurus, a meno di non voler includere in quel genere anche tutti gli altri carcharodontosauridi! Pertanto, se le apomorfie presenti dimostrano che la specie è valida e distinta dalla specie Allosaurus fragilis, è l’analisi filogenetica ad indicare che anche il genere è valido, e non è un sinonimo del genere Allosaurus. In questo caso, quindi, c'è un criterio oggettivo per decidere se due specie sono o meno parte dello stesso genere: se un'analisi filogenetica mostra che tra le due specie esiste almeno un'altra specie, di un genere distinto, che le separa filogeneticamente, allora le due specie NON possono appartenere allo stesso genere. Attenzione! Questo criterio è valido in un senso, ma non nel senso opposto: se invece l'analisi filogenetica non mostra alcuna specie che si interpone tra le due specie in questione, allora la decisione se includerle o no nello stesso genere rimane puramente soggettiva, dovuta alla personale tararatura del proprio genericometro.


In generale, molti di questi problemi non si porrebbero se le specie avessero un solo nome, senza il binomio linneano, ed il genere non fosse una zavorra nominale da trascinarsi dietro ogni volta che si deve battezzare una nuova specie.


Bibliografia:

Chure D.J., 1995 - A reassessment of the gigantic theropod Saurophagus maximus from the Morrison Formation (Upper Jurassic) of Oklahoma, USA. Sixth Symposium on Mesozoic Terrestrial Ecosystems and Biota: 103-106.

5 commenti:

  1. Excellent post, thanks for filling in the blanks from the last time you mentioned it. I was inspired to redraw it as a carcharodontosaurid.

    http://1.bp.blogspot.com/_ONkzeDc3sOM/SbsyfgbdG2I/AAAAAAAAArE/9AGC9BtbxuQ/s1600-h/Saurophaganax2009color.jpg

    Love the blog, lots of inspiring information!

    Best,

    Brett

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  2. Hi there!
    Does anyone have this Chure paper on the Saurophaganax?

    Thanks!

    R.

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  3. I got it, but not in .pdf.

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  4. I have the PDF but I don't know how to contact 'R'.


    Paul W.

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