18 novembre 2013

Piatto come la zoologia

Credo che la più grande fortuna della mia - comunque positiva - vita sia che dalle sue contingenze ho ricevuto in dono una passione intellettiva difficilmente colmabile. Pare improbabile che tutto il record paleontologico e tutti i metodi di indagine paleontologica siano esauriti da qui alla fine del secolo. Quindi, a meno di sciagurati eventi, fintanto che avrò la mente lucida ed attiva potrò godere del piacere intellettuale che dona la mia amata scienza paleontologica. Altre passioni sono più vincolate a precisi momenti della vita, e non godono della longevità tipica delle passioni "cerebrali". Ad esempio, per uno sportivo non è possibile mantenere la stessa attività agonistica superata una certa età. Sì, può ridurla ed adattarla alla vecchiaia, ma non può certo mantenere le prestazioni di quando era giovane. Già uno sportivo mio coetaneo inizia ad intravedere i primi segni del pensionamento. Al contrario, le attività intellettive come la paleontologia hanno un respiro più ampio, e proprio con l'avanzare dell'età acquistano la loro qualità migliore. Per mia fortuna, quindi, sono ancora un paleontologo molto giovane. La tanta bistrattata saggezza, fusione di conoscenza ed esperienza, è infatti una funzione del tempo.
Mi rendo conto di come il procedere del tempo faccia maturare il vinello in quella botte chiamata  cervello, anche solo confrontandomi con il me stesso di un decennio fa. L'allora pischello meso-ventenne aveva una visione della paleontologia differente del vostro blogger attuale. In particolare, avevo una differente stima della stessa paleontologia. Ricordo di aver detto, allora, che se i dinosauri (non-aviani) non fossero estinti probabilmente mi sarei indirizzato a diventare zoologo e non certo paleontologo. Quel pensiero esprimeva una concezione della paleontologia che ritrovo spesso in vari giovani (e non): la paleontologia non sarebbe altro che una zoologia particolare, dedicata alle specie estinte, quindi una sotto-categoria della zoologia. In base a questa concezione, se quelle specie non fossero estinte, pertanto, la loro indagine sarebbe indistinguibile dalla zoologia. Dopo tutto, è il pensiero sottinteso, se uno è appassionato di dinosauri ciò che conta sono i dinosauri: e se fossero viventi, sarebbe anche meglio che averli come fossili! Difatti, non è lo stesso Alan Grant di Jurassic Park che si dichiara "estinto" in senso professionale nel momento in cui i dinosauri sono riportati in vita?
Niente di più stolto ed ingenuo! Con quelle parole, Grant si dimostra un pessimo paleontologo, che non ha capito una cicca della sua disciplina. Egli è niente più che uno zoologo mancato per uno scarto di qualche decina di milioni di anni. Ed ora vi spiego perché sia Grant che il sottoscritto ventenne si sbagliano. E per farvi capire la rivoluzione concettuale che ho maturato in questi anni, farò riferimento ad uno dei miei racconti preferiti, Flatland di E.A. Abbott (1884).
Flatland è ambientato in un universo bidimensionale, simile ad un foglio da disegno, sulla cui superficie si svolge il mondo abitato da forme geometriche, tra gli altri, da un quadrato, il protagonista poligonale del racconto. Un giorno, questo quadrato entra in contatto con una creatura inizialmente inesplicabile, un cerchio che varia di estensione, a volte riducendosi fino a sparire, per poi riapparire come per magia. Dopo un inizio pieno di fraintendimento, questo cerchio si manifesta al quadrato per ciò che è effettivamente: egli è una sfera, abitante del mondo tridimensionale Spaceland, che non potendosi manifestare in Flatland nella sua piena tridimensionalità, appare all'incredulo quadrato sotto forma di proiezione bidimensionale: delle circonferenze, per l'appunto, le proiezioni di una sfera su un piano.
Fonte: Wikipedia.

Riflettendo sulla differenza tra mondo bidimensionale e tridimensionale, come presentato da Abbott, ho colto la superiorità dimensionale della paleontologia rispetto alla zoologia. La zoologia è come Flatland, un mondo biologico privo della dimensione del Tempo Profondo: piatto e schiacciato nell'istante geologico attuale dal quale nessuno di noi può evadere, al pari del mondo 2D del quadrato flatlandiano. Il paleontologo però ha la possibilità di muoversi lungo il Tempo Profondo, dispone di una dimensione supplementare che allo zoologo è negata. La Paleontologia, quindi, è Spaceland.
Pensate a quante discontinuità zoologiche esistono nel mondo attuale, lacune che sono incolmabili sul piano zoologico, ma che sono perfettamente continue e colme nello spazio paleontologico: ad esempio, la mia preferita, il divario tra rettili ed uccelli, che nella miopia bidimensionale della zoologia permette l'istituzione di due classi separate, ma che nella dimensione paleontologia è un unico oggetto disteso nel tempo geologico e colmato da forme oggi assenti (tra cui i dinosauri mesozoici).
Pertanto, la mia ingenua ed immatura riduzione della paleontologia e mera appendice della zoologia era miope esattamente come l'idea, diffusa tra i concittandini del quadrato di Abbott, della superiorità del piano rispetto ad altre dimensioni. La paleontologia è lo Spazio di cui la zoologia è solamente una sottile proiezione bidimensionale, un prodotto della nostra limitatezza temporale, incapace di darci esperienza diretta dell'estensione del Tempo Profondo.
Conseguenza di questa rivoluzione dimensionale personale, nonostante io sia per formazione primaria un anatomista dei vertebrati (quindi, schiacciato sul piano zoologico) negli anni ho acquistato sempre maggiore interesse e consapevolezza per quelle parti della paleontologia non strettamente "zoologiche", come la tafonomia e la stratigrafia, ma senza le quali il paleontologo sarebbe incompleto e appiattito su una singola proiezione del suo spazio di ricerca e di conoscenza.
Per questo, sprono sempre tutti coloro che manifestano una passione per la paleontologia a coltivarla in toto, integrando il proprio "asse" preferito con proiezioni dagli altri ambiti che formano lo spazio paleontologico. Così come non ha senso un paleontologo privo di concetti biologici, allo stesso tempo non concepisco un "paleo-biologo" privo di (o scarsamente portato a) una mentalità geologica, tafonomica e stratigrafica: in entrambi i casi, quello non è un paleontologo completo, ma una brutta copia di una delle due discipline a cui vorrebbe fare riferimento esclusivo.
Pertanto, se mai finissi su un'isola al largo del Costa Rica piena di dinosauri mesozoici viventi, esclamerei beffardo allo zotico matematico di turno, che me ne infischio altamente di quattro bestie clonate, perché la paleontologia non potrà mai essere ridotta alla zoologia!

Bibliografia:
Abbott E.A. (1884). Flatland: A Romance of Many Dimensions.

13 commenti:

  1. pensa che se non fossero animali estinti probabilmente io non me ne sarei mai interessato - adoro gli uccelli, da sempre, l'aver assistito alla loro riclassificazione come dinosauri lo considero come una dei piaceri e delle avventure intellettuali (passive d'accordo :) ) più grandi della mia vita (condita in più dallo speciale piacere di vedere unificati in una sola sovracategoria due grandi gruppi verso i quali ho sempre nutrito un certo trasporto), ma non posso certo dirmi un appassionato di ornitologia...
    da sempre la dimensione dell'assenza e del tempo profondo hanno esercitato su di me un fascino molto più grande dell'attuale e del presente.
    Emiliano

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    1. anche perchè lo illuminano e lo spiegano dandogli, come dici tu in effetti, una profondità diversa.

      Emiliano

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  2. Non ricordo il libro ma mi pare che nel film sia il matematico a dare dell' 'estinto' al paleontologo. Lui si definisce disoccupato... ma la cosa tecnicamente non cambia. La paleontologia è il punto di incontro tra geologia e la zoologia/botanica, non può esistere senza una delle due componenti, risulterebbe 'handicappata'.

    HK

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    1. Leggi il post: l'espressione ' "estinto" in senso professionale ' è una forma retorica per dire "disoccupato". Il post si conclude inoltre con una risposta al matematico, riconosciuto autore della battuta sull'estinzione/disoccupazione.

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    2. Anche discipline come la geobotanica, la fitogeografia, e la zoogeografia sono punti di incontro di zoo/botanica e geologia, non soltanto la paleontologia. La paleontologia è qualcosa di ulteriore, è prettamente estesa nel Tempo Profondo, non è una mera intersezione di geo- e bio-logia.

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    3. Si si hai proprio ragione. Mi scuso per aver mal interpretato quell'espressione. Se geobotanica e zoogeografia si riferiscono allo studio dei viventi più che alla geologia nel senso stretto del termine si legano maggiormente alla geografia fisica.

      HK

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  3. Sono d'accordo nel dire che la paleontologia non sia un'appendice della zoologia (o botanica, o mycologia, eccetera), ma non sono d'accordo col paragone che hai fatto, ovvero che la zoologia sia bidimensionale (e quindi difettosa) rispetto alla paleontologia. Io sono convinto che ogni scienza abbia pari importanza, e soprattutto che nessuna scienza si potrà mai capire fino in fondo. Quello che voglio dire è che, secondo me, ogni scienza è multidimensionale, e potremmo definire "bidimensionali" le sue singole componenti. In tal senso, l'anatomia dei vertebrati è "bidimensionale, ma va a formare lo scheletro "tridimensionale" sia della paleontologia che della zoologia dei vertebrati, insieme ad altre discipline anch'esse "bidimensionali". Non so se ho reso l'idea.
    Simone

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  4. Simone, mi sa che hai molto frainteso il post e l'hai caricato di connotazioni che non ha. Inoltre, mi attribuisci pensieri che non sono nel post. Il post usa la metafora di Flatland per dire che la zoologia manca di una dimensione temporale che invece è l'essenza della paleontologia. Punto. Ciò è un fatto e non è con artifici retorici che puoi negarlo.
    Ma da lì saltare ad attribuirmi delle categorie di merito sulle varie discipline, scusa ma non è affatto il mio pensiero (né il mio modo di ragionare).
    Onestamente, la tua frase "nessuna scienza si potrà mai capire fino in fondo" mi pare solo una brutta contraddizione. Per definizione, la scienza è proprio ciò che capiamo. Se ci fosse qualcosa di una scienza che non si può "capire fino in fondo", quel qualcosa non sarebbe conoscibile, quindi ci sarebbe qualcosa di ciò che capiamo che non possiamo capire... il che è una contraddizione logica.

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  5. Andrea, io non ti ho attribuito pensieri (volontariamente, almeno), e se 'ho fatto è solo perché evidentemente ho frainteso le tue parole, le quali sembravano snobbare la zoologia (per quelle che sono le mie percezioni, ovviamente). In realtà, so che tu non snobberesti mai una scienza, e infatti rimasi sorpreso dalle tue parole (lieto di essermi sbagliato). Mi scuso comunque per il commento inutile. Per quanto riguarda la questione del capire una scienza, ho sbagliato parole, volevo dire che ci sarà sempre qualcosa da scoprire, anche sugli animali viventi, nonostante siano a "nostra disposizione".
    Simone

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  6. Non sono per niente d'accordo sul fatto che la zoologia sia un mondo 2d mentre la paleontologia uno 3d. Ti ricordo che la paleontologia presenta molte più limitazioni della zoologia (l'etologia , la fisiologia, l'embriogenesi, ecc... solo in rarissimi casi si può dedurre dai fossili sotto-forma di ipotesi e cmq MAI in modo esaustivo). Da questo punto di vista, chi ha più limitazioni? Non ho mai considerato la paleontologia una sotto-categoria della zoologia, piuttosto una sorta di collegamento tra la zoologia e la paleontologia, un po come le interfacoltà bio-sanitarie. Tutto questo detto da un laureando biologo con tesi in paleontologia dei vertebrati (questo farebbe di me un paleo-biologo?)

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    1. Anonimo laureando, non hai capito il post... nessuno ha negato l'enorme mole di informazioni disponibile solo dalla zoologia. Ma il post parla di altro.
      Quando, tra qualche milione di anni (ammesso che non sia estinto prima) Homo sapiens avrà accumulato milioni di anni di documentazione diretta della zoologia, allora la zoologia non sarà più un oggetto bidimensionale. Fino ad allora, la zoologia resta schiacciata nel presente, e quindi ha una dimensione tempo pari a zero, quindi è piatta in quell'asse rispetto alla paleontologia.
      Che ti piaccia o meno, non cambia questo fatto.

      PS: se sei "solo biologo" senza basi di geologia, difficilmente puoi essere un paleontologo completo, esattamente come un "solo geologo" senza basi di biologia non può essere un paleontologo completo. In effetti, la tua obiezione fuori tema conferma un qualche limite nel comprendere la dimensione supplementare della paleontologia rispetto alla zoologia.

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    2. Capisco benissimo il suo paragone con le dimensioni spaziali e temporali della fisica relativistica. Ciò che "non mi andato giù" è il fatto di considerare la zoologia una sorta di materia inferiore (per quanto riguarda l'investigazione dell'evoluzione) rispetto alla paleontologia. Se è anche vero che solo la paleontologia ci dà una prova diretta dell'evoluzione passata di un determinato taxon, la biologia comunque ci da prove indirette (non so l'evo-devo ad esempio, meno efficace di un fossile ma comunque molto utile visto che il record fossile è incompleto per sua definizione). Magari ho solo frainteso tutto anzi sicuramente sarà così. Riguardo il pensiero di grant, concordo pienamente con lei.
      P.S. sono consapevole che non sarò mai un paleontologo, in effetti il mio interesse principale è la sistematica in senso ampio, che deve necessariamente contenere anche la paleontologia.

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  7. Mai scritto che la zoologia sia "inferiore": sarebbe un concetto assurdo. Forse che un cerchio è "inferiore" ad una sfera? Ovviamente, non avrebbe senso.

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