“Le Cinque Giornate di
Bonaparte” è un film francese del 1976 che racconta alcuni eventi
legati alla battaglia di Varsavia del 1806. Come saprete, nel 1806,
Napoleone Bonaparte, di ritorno dalla Campagna delle Indie e appena
incoronato Imperatore di Tutte le Russie, dovette affrontare una
rivolta polacca fomentata da prussiani e inglesi. Il film è rimasto
negli annali per l'accurata fedeltà negli arredi e nei costumi,
mentre fu aspramente criticato per le numerose imprecisioni storiche,
prima tra tutte che non avvenne mai una battaglia di Varsavia del
1806, che Napolenone non andò mai in India e, sopratutto, non fu mai
incoronato Imperatore di Tutte le Russie. Nella logica interna del
film, tutta incentrata su alcuni personaggi gravitanti attorno alla
cerchia dei più stretti collaboratori di Napoleone, questi dettagli
di fredda storiografia sono comunque marginali, e qualora fossero
stati rispettati, sarebbero stati irrilevanti per il successo del
film. Nondimeno, sono sicuro che molti di voi non considererebbero un
film del genere (che, spero, avrete colto che è del tutto di mia
fantasia) come una rappresentazione di Napoleone Bonaparte. Se molti
di voi sono come me, e hanno storto il naso non appena hanno letto
“Imperatore di Tutte le Russie” (se non direttamente da
“battaglia di Varsavia del 1806”), esistono anche coloro che,
invece, considerano le polemiche verso questi dettagli storici in un
film del tutto pretestuose, se non addirittura ridicole. E non per
motivi di “libertà creativa”, ma per una motivazione più
squisitamente “ontologica”. In base a questa corrente di
pensiero, infatti, non si può escludere del tutto che, forse,
Napoleone abbia effettivamente guidato i russi durante una battaglia
in suolo polacco nel 1806, né che egli sia stato a capo di una
spedizione in India. Chi di noi era presente allora per controllare?
Ed anche basandoci sui dati storici giunti fino ad oggi, dobbiamo
riconoscere che non tutti i giorni della vita del Bonaparte sono
stati trascritti e documentati: quindi, è possibile teoricamente che
nelle lacune della storia ci sia spazio per ammettere quelle cinque
giornate in Polonia. La Storia, difatti, non è conosciuta al 100%,
ed esistono quindi ampi margini di non-conosciuto in cui gli eventi
fittizi del film potrebbero comunque essere considerati realistici,
plausibili, corretti ed accurati. E comunque, anche se i fatti
narrati ne “Le Cinque Giornate di Bonaparte” fossero del tutto
inventati, nessuno può impedirci di considerare Zar Napoleone I un
personaggio molto più cool ed interessante dell'autentico
Bonaparte Imperatore dei Francesi.
Se quello che avete
appena letto vi pare assurdo o ridicolo, avete delle ottime ragioni.
Nondimeno, quando si trasla dalla Storia alla Paleontologia, i
giudizi critici verso questi atteggiamenti sfumano nella
accondiscendenza, e sovente ci limitiamo a sorridere di commenti come
questi qua, che in questi giorni riempiono i vari siti e forum che
parlano di Billy World:
Il primo commento, dopo
tutto, è innocuo. Non ho nulla contro chi pensi veramente che una
dozzina di creature cinematografiche vagamente dinosauromorfe, che si
vedono sì e no dieci minuti, siano preferibili a migliaia di resti
fossili reali frutto di due secoli di ricerca. Dopo tutto, il mondo è
bello perché è vario, e quindi c'è posto per chi beve la così
detta “birra analcolica” al posto della birra, mangia al fast
food invece che in trattoria, e preferisce le bionde finte platino invece delle brune originali. Quindi, c'è anche posto per
chi considera i pupazzi di un film preferibili ai fossili di
Dinosauria.
Contenti loro...
Il secondo commento è,
invece, molto più interessante, ed a tratti problematico. In
effetti, io considero quel genere di commento il più puro concetto
da dinomaniaco. Esso è, difatti, l'essenza del giustificazionismo
dinomaniacale. Se cogliete la sottile “logica” del commento,
noterete che esso sia esattamente opposto a ciò che guida i post che
scrivo su Billy ed il Clonesauro. Nei miei post, uso gli errori
scientifici del film come pretesto per parlare di scienza: la
finzione è una scusa per parlare di scienza reale. Nel commento
sopra, invece, gli errori di fatto presenti in un film, confermati
dai dati scientifici, vengono “giustificati” e quindi negati in
quanto tali, inserendoli nella nebulosa regione del “possibile”.
Di conseguenza, il dato della scienza reale viene degradato ad una
mera alternativa non privilegiata in un insieme di tanti “fanta”-dati
privi di sostegno empirico. Ciò che, semplicemente, dovrebbe essere
riconosciuto come un innocuo errore dei realizzatori del film, quindi
riconosciuto come il frutto di una scarsa consulenza scientifica,
viene invece “reificato” a “possibilità scientifica”, in
base ad una distorta manipolazione del concetto: “assenza di
evidenze non è evidenza di assenza”. Trovo molto interessante che
questo tipo di commento sia molto simile a quelli di chi si ostina a
negare le piume in certi dinosauri pur di mantenere viva
un'iconografia ormai ampiamente falsificata da dozzine di fossili. Il
commento pare affermare che quelle imprecisioni scientifiche presenti
nella finzione del film potrebbero essere possibili, dato che
potrebbero semplicemente rappresentare qualcosa che la scienza non
ha ancora scoperto. E quindi, non si potrebbe negare che forse
gli stegosauri potessero all'occorrenza far strisciare la coda,
mantenendola in una postura altresì negata dai fossili noti. Perché?
Semplice: siccome non abbiamo scoperto tutti gli scheletri di
stegosauro esistiti nel Mesozoico, non possiamo negare che, forse,
qualche stegosauro non ancora scoperto si fosse evoluto in un modo
ancora ignoto, assumendo proprio la forma che vediamo nel film.
Quindi, non si può attaccare le ricostruzioni del film, dato che,
forse, un giorno troveremo proprio i dinosauri come quelli del film!
Spero stiate ridendo per
quello che avete appena letto, eppure è ciò che esattamente
dichiara quel commento. Così come c'è abbastanza spazio vuoto nella
biografia napoleonica per inserire cinque giornate polacche in cui ha
assediato Varsavia, il record fossile noto è così lacunoso che c'è
spazio per includere tutti i dinosauri di fantasia inventati (più o
meno coscientemente) dall'uomo. E la limpida tranquillità con cui si
deforma il concetto di dinosauro (anzi, il concetto di evidenza) è
il segno di una totale mancanza di mentalità scientifica, ancora
dominante in molti.
La scienza (inclusa la
paleontologia) si basa su ciò che conosciamo, non su ciò che non
conosciamo. Pare un'affermazione ovvia e ridicola, eppure molti
sembrano dimenticarla. Nessuna delle nostre affermazioni sui
dinosauri è fondata su “cose che non si conoscono”. Usare il
“non conosciuto” come fondamento per affermazioni scientifiche è
una contraddizione. Attenzione, ciò non significa che la scienza si
basi solamente su fatti diretti. Esistono numerose fonti indirette di
informazione (ad esempio, l'inferenza filogenetica) le quali tuttavia
hanno sempre una base in ciò che conosciamo direttamente. Ma
affermare che una obsoleta ricostruzione di dinosauro – smentita
dai dati attualmente noti – sia “possibile” e quindi “non
rifiutabile” appellandosi a ciò che non è un dato, ma solo una
possibilità (o meglio, una speranza sentimentale legata da un film),
non è scientifico. Pertanto, il secondo commento, inavvertitamente,
si contraddice proprio in ciò che vorrebbe “salvare”: quando
pretende di mantenete dentro l'alveo dello scientifico qualcosa non
basato su un approccio scientifico. Uno stegosauro con la coda che
striscia o un parasaurolofo con una morfologia fasulla hanno
legittimità nel mondo della fantasia e dell'arte, ma non possono
essere considerati “scientifici”, né tanto meno dovrebbero
essere “giustificati” o “salvati”. Quindi, volerli
giustificare “scientificamente” in base a ciò che non ha
fondamento nei dati noti è una contraddizione, se non una
perversione mentale.
Perché perversione?
Perché invece di accettare una semplice verità (ovvero, quelle
ricostruzioni sono scientificamente inaccettabili), si preferisce
giustificare in toto una finzione scientificamente grossolana
abbattendo il confine tra scientifico e non-scientifico.